19 Giugno 2026

La festa di Santa Caterina da Siena a Santa Maria Sopra Minerva.

Santa Caterina da Siena

“Patrona d’Italia, Compatrona di Roma, Dottore della Chiesa, laica domenicana, patrona delle infermiere italiane e delle donne cattoliche italiane”. È santa Caterina da Siena, il cui corpo riposa nella basilica di Santa Maria Sopra Minerva a Roma. A lei sono dedicati i festeggiamenti in programma il prossimo 29 aprile presso la basilica stessa. Dopo il triduo di preparazione con le Messe alle 18 del 26, 27 e 28 aprile, fulcro delle celebrazioni liturgiche sarà la solenne Eucaristia di mercoledì 29, sempre alle 18, presieduta dal cardinale vicario Baldo Reina.

Santa Caterina nacque nella città toscana nel 1347 e ricevette nel 1363, a soli sedici anni, l’abito del Terz’ordine domenicano. Mistica e teologa, dedita alla preghiera e all’assistenza dei poveri e degli ammalati, ebbe anche un ruolo di grande rilievo nella storia della Chiesa e dell’Europa, grazie alle doti del carisma e della diplomazia che la portarono a Roma al seguito di Papa Urbano VI durante le travagliate vicende del quattordicesimo secolo, che diedero inizio allo scisma d’occidente.

Per questo morì proprio a Roma, dove la giornata di festeggiamenti del 29 prevede anche degli appuntamenti mattutini: già alle 9.30 con l’omaggio floreale al monumento cateriniano a Castel Sant’Angelo e, a seguire, alle 11.30, con la Santa Messa nella Cappella del transito, in piazza Santa Chiara 14.

23 aprile 2026

Incontro formativo dei Cappellani

Incontro formativo dei Cappellani presso Sala Card. Poletti del Vicariato (Uff. per la Pastorale della salute)

Incontro del Cardinale con i Referenti di Prefettura per la Pastorale Giovanile a Casa di Spiritualità “Sacro Cuore” a Rocca di Papa

Incontro del Cardinale con i Referenti di Prefettura per la Pastorale Giovanile a Casa di Spiritualità “Sacro Cuore” a Rocca di Papa

Rocca di Papa – Incontro di studio con i Referenti di Prefettura di Pastorale Giovanile in vista dell’anno pastorale 2026/27

Rocca di Papa – Incontro di studio con i Referenti di Prefettura di Pastorale Giovanile in vista dell’anno pastorale 2026/27

Partecipa alla preghiera della Comunità Sant’Egidio presso la parrocchia Santa Maria in Trastevere

Partecipa alla preghiera della Comunità Sant’Egidio presso la parrocchia Santa Maria in Trastevere

Partecipa al cda dell’Istituto interdiocesano per il sostentamento del clero

Partecipa al cda dell’Istituto interdiocesano per il sostentamento del clero

Con “Re-Fusi” una serata a sostegno della Caritas

Una serata di teatro che diventa anche un gesto concreto di solidarietà. Martedì 28 aprile, alle ore 21, il Teatro 7 ospiterà lo spettacolo “Re-Fusi”, un appuntamento speciale pensato per sostenere i progetti di Caritas Roma a favore delle persone che vivono condizioni di vulnerabilità.

Per assistere allo spettacolo è possibile riservare il proprio posto attraverso una donazione. Il ricavato della serata, al netto dei costi organizzativi, sarà destinato alle attività di Caritas Roma, impegnata ogni giorno accanto a chi affronta povertà, solitudine e precarietà. Partecipare significa quindi vivere una serata di teatro e, allo stesso tempo, contribuire a un aiuto concreto.

In scena una commedia brillante e sorprendente, capace di far ridere e pensare. I “refusi”, quegli errori di stampa che sfuggono all’occhio distratto, diventano l’ossessione di Rodolfo Marra, correttore di bozze tormentato dagli strafalcioni che legge sui libri e ascolta nei telegiornali. Ma quando la sua inquietudine si trasforma in un disagio più profondo verso le incoerenze del mondo, l’arrivo di due ignari tecnici dei citofoni scatena un’escalation tragicomica tutta da vivere.

Sul palco Alessandro Salvatori e Andrea Perrozzi, diretti da Vanessa Gasbarri, danno vita a una commedia inedita e divertente che, tra momenti spassosi e lampi di introspezione, ricorda una verità semplice: davanti agli errori, agli abbagli e alle piccole aberrazioni quotidiane, a volte non resta che sorridere.

Per informazioni e prenotazioni: 06 88815120 (dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 16); donazioni@caritasroma.it

22 aprile 2026

Udienze

Udienze

Incontro Equipe Diocesana Tutela Minori (Pontificio Seminario Romano Maggiore)

Incontro Equipe Diocesana Tutela Minori (Pontificio Seminario Romano Maggiore)

Rosario e Santa Messa presso Santa Maria Maggiore in occasione del I anniversario della morte del Santo Padre Francesco

Rosario e Santa Messa presso Santa Maria Maggiore in occasione del I anniversario della morte del Santo Padre Francesco

«In Papa Francesco le Beatitudini profezia contro ogni prepotenza»

Foto Gennari

Di seguito l’intervista al cardinale vicario Baldo Reina firmata da Agnese Palmucci, pubblicata oggi su Avvenire

L’allegria dei pellegrini del Giubileo, che inondavano via della Conciliazione, si è spenta in poche ore in quella mattina di un anno fa. Le dita strette attorno ai rosari, gli sguardi persi verso la facciata della Basilica di San Pietro. L’incredulità e il silenzio, rotto solo dai rintocchi tristi delle campane di Roma. «Le strade erano diventate il luogo dello sgomento, rappresentando il dolore di tutti, come un cratere di lacrime», racconta il cardinale vicario della diocesi di Roma, Baldo Reina, ricordando il giorno della morte di papa Francesco, «dandomi l’evidenza di cosa significasse sentirsi come pecore senza pastore». In quell’atmosfera di profonda tristezza, aggiunge Reina, nominato prima vescovo e poi cardinale dallo stesso Jorge Mario Bergoglio, «ho visto la manifestazione del carattere universale della città di Roma che ha il Papa come suo vescovo».

Stasera alle 18 la Messa nel primo anniversario della morte di Francesco, nella Basilica di Santa Maria Maggiore dove è sepolto, preceduta dalla preghiera del Rosario e aperta a tutti i fedeli. Proprio nella Basilica romana il Papa argentino si era fermato 126 volte in orazione durante il suo Pontificato.

Se dovesse pensare al segno che Francesco ha lasciato nella sua vita, cosa direbbe?
«Direi la paternità. Mi colpiva come fosse capace di farsi trovare, sempre e da tutti. Sia nel contatto diretto, sia attraverso parole e gesti che captavano il bisogno di uno sguardo come quello del Padre misericordioso, del Pastore buono, che sorprendentemente ti raggiunge anche dove ti sei nascosto, quando provi vergogna e ti senti indegno di Dio».

Quindi anche la sua passione per le periferie esistenziali e geografiche?

«Non era retorica la sua insistenza per una Chiesa in uscita, perché la praticava nelle relazioni, nella ricerca di raggiungere i cosiddetti lontani, che diceva, sono i più vicini a Dio. Ed è il mistero dell’incarnazione, così come la spiegava sant’Ireneo, commentando la parabola della pecorella smarrita, in cui trovava manifesto il mistero della redenzione. Il Figlio di Dio scende a cercare l’umanità perduta nel punto più basso in cui è caduta, nella voragine del peccato, e se la carica sulle spalle, così che possa ritrovare il cammino della salvezza sui suoi passi che lasciano impronte profonde per il peso di cui si è caricato. La Chiesa, secondo papa Francesco, sarebbe risultata fedele al Vangelo soltanto mettendo i suoi piedi in quelle impronte, non avendo paura di sporcarsi».

Qual è l’eredità che ha affidato alla Chiesa di Roma?
«Nell’indicare le linee pastorali, papa Francesco ha voluto affidare alla sua diocesi la missione di essere “esemplare”, una riproposizione di quanto la Lumen gentium al numero 1 indicava con le categorie di “segno e strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano”. Roma deve essere esempio di unità e di unificazione, capace di stabilire relazioni di intima prossimità con Dio, come popolo in sé stesso, e come popolo tra i popoli, nel primato della carità. A partire dai poveri che ha indicato come sacramento di Cristo. Che si tratti di povertà materiale o di povertà esistenziale ».

Come ha voluto far capire sin da subito pubblicando pochi mesi dopo la sua elezione Evangelii gaudium…
«Nell’incredibile vertigine che si prova ancora riguardando Evangelii gaudium, il suo programma pastorale, che Leone XIV ha chiesto ai cardinali di rileggere attentamente in vista del prossimo Concistoro, si deve ancora provare salutare smarrimento quando ci viene chiesto di essere disponibili a farci complicare la vita. Nella sua prima esortazione apostolica il Papa scrive che “a volte sentiamo la tentazione di essere cristiani mantenendo una prudente distanza dalle piaghe del Signore”. Ma Gesù, si legge ancora, “vuole che tocchiamo la miseria umana, che tocchiamo la carne sofferente degli altri. Aspetta che rinunciamo a cercare quei ripari personali o comunitari che ci permettono di mantenerci a distanza dal nodo del dramma umano, affinché accettiamo veramente di entrare in contatto con l’esistenza concreta degli altri e conosciamo la forza della tenerezza. Quando lo facciamo, la vita ci si complica sempre meravigliosamente e viviamo l’intensa esperienza di essere popolo, l’esperienza di appartenere a un popolo”».

In questo tempo di guerre si scopre un’evidente continuità tra papa Francesco e papa Leone XIV. Avverte la domanda di pace come esigenza ecclesiale?
«Non so quanti ricordano ancora il discorso tenuto da papa Francesco a Firenze per il Convegno nazionale ecclesiale a novembre del 2015: io ritrovo lì il magistero di un umanesimo che trasfigura la storia, secondo il Vangelo delle beatitudini. Un umanesimo radicato nella fede in Gesù che disarma il cuore, che muore perdonando chi ha fatto di tutto per ucciderlo o non ha fatto niente per impedirlo. Un umanesimo umile che è profezia contro ogni prepotenza. Un umanesimo che contesta la “globalizzazione dell’indifferenza”. E se n’è accorta la gente, ascoltando Leone XIV, che c’è un passaggio di staffetta, non di solo di temi e parole, ma di convinzione profonda nella speranza che non ci si rassegni al male che incorpora la volontà di potenza. Ed appare ciò che è più disarmante, la libertà che non si incatena alla paura. Questi giorni ci stanno facendo capire quanto siano necessari i profeti».

21 aprile 2026

Convegno Regionale

Convegno Regionale (Uff. per l’ecumenismo, il dialogo interreligioso e i nuovi culti)

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