9 Maggio 2026

Assemblea della Vita Consacrata – (Uff. Vita Consacrata)

Assemblea della Vita Consacrata – (Uff. Vita Consacrata)

Una lettura della costituzione apostolica – di Vincenzo Buonomo

1. Con l’emanazione della Cost. Ap. In ecclesiarum communione (IEC), il 6 gennaio 2023, Papa Francesco ha disposto cambiamenti per la struttura e il funzionamento del Vicariato di Roma che si inseriscono nella più ampia opera di riforma avviata fin dall’inizio del pontificato. Si tratta infatti non di una semplice modifica di norme preesistenti, di una loro integrazione o attualizzazione, quanto piuttosto di una nuova prospettiva che dovrà caratterizzare sia le modalità che l’attività di governo.

La lettura del testo evidenzia come fondamento delle disposizioni due primi elementi che costituiscono un segno di continuità nel magistero del Papa e nella sua preoccupazione di garantire che “il popolo di Dio nella Diocesi a lui affidata sia confermato nella fede e nella carità” (IEC, 1). Il primo è il legame diretto della nuova normativa al ministero che del Vescovo di Roma è proprio, così come esplicitato dal richiamo a Lumen Gentium e quindi all’immagine conciliare dell’unico collegio apostolico in cui la comunione con il Vescovo di Roma diventa vincolo di unità, di carità e di pace (cfr LG, 22). Il secondo è la missionarietà a cui è chiamata anche la Chiesa che è in Roma e domanda un effettivo cambiamento, una “conversione missionaria” (IEC, 2) che fa anche del Vicariato un adeguato strumento di evangelizzazione. Ambedue gli elementi convergono verso la prospettiva data da Evangelii Gaudium che nell’idea di riforma e cambiamento, invita la Chiesa a “porre in atto i mezzi necessari per avanzare nel cammino di una conversione pastorale e missionaria, che non può lasciare le cose come stanno” (EG, 25).

In particolare, le nuove norme nell’applicare la caratterizzazione evangelizzatrice e missionaria al Vicariato ne danno una nuova immagine, rendendolo non solo sostanziale strumento dell’esercizio del munus petrino, ma anche esempio e testimonianza. Non è difficile ritrovare qui l’essenza del discorso rivolto da Papa Francesco alla Curia Romana, il 21 dicembre del 2019, che sottolineava come oggi la Chiesa nel proclamare la verità di Cristo deve avere consapevolezza di non operare più “in un regime di cristianità”, ma piuttosto di vivere in quella che “non è semplicemente un’epoca di cambiamenti, ma è un cambiamento di epoca. […] uno di quei momenti nei quali i cambiamenti non sono più lineari, bensì epocali; costituiscono delle scelte che trasformano velocemente il modo di vivere, di relazionarsi, di comunicare ed elaborare il pensiero, di rapportarsi tra le generazioni umane e di comprendere e di vivere la fede”. Questo significa che l’azione della Chiesa “non costituisce più un presupposto ovvio del vivere comune, anzi spesso viene perfino negata, derisa, emarginata e ridicolizzata opposta alla secolarizzazione”. Ma se il ministero ecclesiale e la missionarietà, come pure “il compito di essere testimone credibile dell’amore di Dio” (IEC, 4) sono chiamati a confrontarsi con forme di indifferenza, la Chiesa non può sottrarsi alla necessità di annunciare il Vangelo, autenticamente e con ogni mezzo.

Nell’indicare che è questo lo specifico compito a cui deve rispondere anche il Vicariato di Roma, Papa Francesco ha inteso collocarne la funzione e le attività sulla scia di quella nuova evangelizzazione delineata già all’inizio del pontificato, in particolare quanto al rapporto tra l’annuncio e la trasmissione della fede. Un rapporto che individua la proclamazione del Vangelo effettivamente legata ad una pastorale che si realizza in tre ambiti fondamentali: la pastorale ordinaria, proiettata verso i fedeli che sono membra vive delle comunità ecclesiali e verso coloro che pur conservando la propria fede la esprimono in modi diversi, senza una diretta partecipazione alla vita comunitaria; la pastorale verso coloro che pur avendo ricevuto il battesimo non ne vivono i doni, né manifestano una volontà di appartenenza alla dimensione ecclesiale; e quella pastorale che è essenzialmente evangelizzazione volta a proclamare la Buona Novella a chi non conosce Cristo o lo rifiuta (cfr EG, 14). Una impostazione che è possibile rilevare nel percorrere i compiti che la nuova Costituzione Apostolica affida alla Chiesa di Roma: non soltanto una pastorale articolata nelle diverse forme, ma una sua strutturazione secondo l’idea di nuova evangelizzazione di Papa Francesco (cfr IEC, 14).

2. La riorganizzazione del Vicariato non esprime, dunque, scelte orientate verso le strutture, ma risponde alla dimensione del mistero della Chiesa come comunione e di una Chiesa locale chiamata a manifestare il volto della sinodalità nel suo operare e il senso della collegialità episcopale nel suo governo (cfr IEC, 2). Infatti, se la sinodalità è dimensione propria di tutti i battezzati e del popolo di Dio del quale garantisce le forme di partecipazione e il contributo alla vita delle realtà ecclesiali, la collegialità è forma dell’esercizio del ministero episcopale ed appartiene quindi direttamente ai Vescovi. Del loro aiuto il Vescovo di Roma si avvale nell’esercizio del “ministero episcopale di governo, santificazione e governo pastorale della Diocesi” (IEC, Art. 10).

La sinodalità mostra capacità di distinguere il servizio dall’incarico, ma anche il coraggio di passare dalla presenza alla partecipazione del popolo dei battezzati, dal semplice ascolto ad una reciprocità di ascolto, dal confronto alla condivisione, dall’astrattezza alla capacità di manifestare la natura missionaria ed evangelizzatrice della Chiesa di oggi. La sinodalità, infatti, non è un modo di governare, quanto piuttosto uno stile di governo che richiede continuo esercizio attraverso il quale il mutare delle persone e delle strutture scaturisce da un cambiamento di metodo. Lo esprimono molto bene i Principi Orientativi quando nel delineare i presupposti della struttura del Vicariato domandano un effettivo impegno e una piena collaborazione dei battezzati nei loro differenti status, un’integrazione vicendevole tra le diverse strutture e uno spirito di servizio che si manifesta nell’avvicendamento dei compiti e delle responsabilità (cfr IEC, Art. 5); o quando gli stessi Principi dispongono che ascolto e corresponsabilità sono il fine di ogni attività diretta a sostenere l’annuncio del Vangelo, il servizio a tutti i soggetti e a tutte le realtà ecclesiali, la partecipazione, le responsabilità, la comunione e l’unità pastorale come unica strada per garantire l’impegno missionario verso Roma e verso il mondo a cui la Diocesi è chiamata (cfr IEC, Artt. 2-4).

Integrazione vicendevole, avvicendamento, diaconia, partecipazione, comunione, unità nella pastorale sono i primi segni di un’effettiva sinodalità che trova completamento nell’atteggiamento a cui sono chiamati quanti partecipano, nei differenti ruoli e responsabilità, al governo della Diocesi: così va letta la richiesta di una “personale assiduità nello svolgimento dei propri compiti e di un progressivo aggiornamento, nonché un concreto inserimento nella vita e nell’azione pastorale diocesana; e da parte dei presbiteri anche un’attiva partecipazione alla cura d’anima” (IEC, Art. 6).

In questo senso la partecipazione di quanti “lavorano a qualsiasi titolo negli Uffici del Vicariato dell’Urbe” alle decisioni, all’organizzazione e alle funzioni che sono parte dell’esercizio sia della potestà amministrativa che di quella giudiziaria, trova sbocco negli incontri periodici, nella sinergia di azione attraverso punti di convergenza che sono il risultato di una convinzione: l’unità di missione verso l’unico fine che è “quello di sostenere l’annuncio del Vangelo, seguendo gli indirizzi del programma pastorale diocesano” (IEC, Art. 2).

3. Tutta l’impostazione data al nuovo assetto del governo della Diocesi di Roma è sintetizzata da Papa Francesco con alcuni termini che costituiscono altrettante chiavi di lettura non solo del testo della Costituzione Apostolica, ma del modo di procedere, operare e agire da Lui prefigurato per il Vicariato.

Missione, credibilità, annuncio, testimonianza, ascolto sono i presupposti di un’effettiva capacità della Chiesa di porsi con disponibilità e condivisione di fronte alle realtà dell’oggi, ma allo stesso tempo sono anche il modo per evitare e fronteggiare le tentazioni che non permettono di ascoltare la voce dello Spirito, che bloccano lo slancio evangelizzatore e sinodale, che si chiudono nella rigidità delle formule e delle strutture (cfr IEC, 5). A farsi strada è invece la necessità di scrutare i segni dei tempi, di operare un effettivo discernimento per riconoscere le esigenze nuove e poter rispondere anche attraverso istituzioni strutture e organismi rinnovati (cfr IEC, 6).
Si tratta di un approccio che contestualizza la riorganizzazione del Vicariato nella duplice dimensione di Chiesa come mistero di comunione e come realtà missionaria. Ciò significa dare spazio alle esigenze che sono proprie delle realtà ecclesiali (prospettiva ad intra), ma ponendosi in ascolto e pronta a contribuire a quanto manifestano la situazione sociale e le particolari necessità di chi dimora a Roma (prospettiva ad extra). Infatti, se è vero che la Diocesi si ritrova in un contesto nel quale sono presenti ed operano realtà istituzionali molteplici, assetti territoriali diversi, proposte culturali e di formazione, esperienze pastorali di natura interreligiosa e dialogo ecumenico, parimenti essa è chiamata ad individuare quali sono gli spazi e le esigenze in cui dover operare “in uscita”

La dimensione ad extra, infatti, richiede ai cristiani di Roma la consapevolezza di dover svolgere la loro missione in contesti difficili, problematici, in cui fattori come la mobilità umana o piuttosto le diverse crisi e le incertezze del tempo sono realtà stratificate che esprimono non solo esigenze, ma anche richieste che non possono fermarsi a declinare solo emergenze. E allora, se Roma è meta di pellegrinaggi o luogo propizio per realizzare il dialogo interreligioso, l’incontro ecumenico, l’attenzione verso le diverse tradizioni e culture presenti, Roma è anche lo spazio in cui la missio ad gentes diventa un modo per rendere testimonianza della carità universale che il Vescovo di Roma incarna (cfr IEC, 13). Ed a questo il Vicariato è chiamato a unirsi, nella sua strutturazione e nelle sue attività.

4. Analizzandone i dispositivi, dalla Costituzione Apostolica è possibile cogliere due distinte, seppur non diverse, definizioni di Vicariato, ambedue convergenti sul carattere ministeriale di questa struttura e sull’azione missionaria che è chiamata a svolgere, in spirito di diaconia e nel porsi come esempio. Il Vicariato infatti è descritto quale: “luogo esemplare di comunione, dialogo e prossimità, accogliente e trasparente a servizio del rinnovamento e della crescita pastorale della Diocesi di Roma, comunità evangelizzatrice, Chiesa sinodale, popolo testimone credibile della misericordia di Dio” (IEC,15); allo stesso tempo è anche “Organo della Santa Sede dotato di personalità giuridica ed amministrazione propria [che] svolge la funzione di Curia diocesana caratterizzata dalla peculiare natura della Diocesi di Roma” (IEC, Art. 8). Ed è proprio l’unità tra ministerialità e missionarietà a fare della struttura uno strumento per rispondere al cambiamento epocale per la Chiesa e il Mondo.

Questo comporta un diverso modo di agire nel porre attenzione sia alle vocazioni, ai ministeri ordinati e non, alle parrocchie, ai sacramenti, ai diversi ambiti della pastorale, alla mobilità umana, all’integrazione, alla formazione, all’incontro e al dialogo, come pure ai profili operativi collegati ai luoghi di culto, alla loro collocazione e strutturazione o alla gestione economica rispetto alla quale la vigilanza deve operare perché ogni azione sia prudente e responsabile ponendo sempre l’uso dei beni a sostegno della pastorale e della carità (cfr IEC,14). Non si tratta solo di una limitazione temporale di incarichi e di uffici – eccetto quelli afferenti l’attività giudiziaria (cfr IEC, Art. 39) – quanto piuttosto di un diverso modo di interpretarne la funzione, riassunta nella capacità di favorire “una più efficace mediazione con le comunità ecclesiali” (IEC, Art. 5). Qui si intravede una maggiore sinergia nel rapporto tra il Vicariato come centro, e la periferia costituita dalle parrocchie e dalle multiformi istituzioni ecclesiali presenti nel territorio della Diocesi.

In questa linea può leggersi anche la decisione del Vescovo di Roma di conferire ad ognuno dei Vescovi ausiliari la potestà ordinaria vicaria (IEC, Art.10), sostenuta da una sostanziale collegialità nella forma di governo e da una sinodalità nelle modalità del governare. Su questi due pilastri infatti, è chiamato ad operare il Consiglio Episcopale, “organo primo della Sinodalità” che nella sua forma collegiale pone in risalto la ministerialità quale “luogo apicale del discernimento e delle decisioni pastorali e amministrative”, e la comunione quando “esprime pareri o dà il consenso nei casi stabiliti dalla […] Costituzione Apostolica” e vede operare il Cardinale Vicario “nella sua funzione di coordinamento della pastorale diocesana in comunione con il Consiglio Episcopale” (IEC, Art. 21).
Collegialità e sinodalità caratterizzano, dunque, l’agire del Consiglio Episcopale nella pastorale diocesana, nelle nomine e in tutte le sue decisioni (cfr IEC, Art. 21, §§ 3 e 4), nel coordinare la potestà ordinaria vicaria dei singoli Vescovi ausiliari anche quando questa può essere concomitante e concorrente (cfr IEC, Art. 17), e quindi nel favorire le modalità con le quali gli Ausiliari, “dopo aver sentito gli altri membri del Consiglio Episcopale e in accordo con il Cardinale Vicario”, possono compiere gli atti amministrativi di competenza – nella forma ordinaria (cfr IEC, Art. 11) – nella propria porzione di territorio o nelle funzioni ad essi attribuite (cfr IEC, Art. 19).

Questo metodo, applicato ad ogni ambito della vita diocesana, evidenzia non una eccessiva presenza dell’Autorità, quanto piuttosto un suo esercizio di responsabilità nei confronti del popolo di Dio presente nella Diocesi. Una responsabilità assegnata e ripartita nei diversi livelli di governo e di funzioni, nelle quali la potestà esercitata non è legata al livello gerarchico o allo status del battezzato, ma alla potestà vicaria conferita a ciascuno.

Al coordinamento dell’intera struttura del Vicariato nelle sue ripartizioni e uffici è chiamato il Vicegerente che, nel coadiuvare il Cardinale Vicario, modera il lavoro e opera attraverso il principio dell’interlocuzione unica quale risultato di quella integrazione vicendevole tra le diverse autorità personali, gli organi e le strutture, sia nelle attività ad intra, sia nel rapporto con autorità esterne, ecclesiali e non (cfr IEC, Art. 14).

Sinodalità e missionarietà danno poi la loro impronta alla realtà degli “organi sinodali”, evidente non soltanto nel Consiglio Pastorale Diocesano, nel Collegio dei Consultori, nel Consiglio dei Prefetti e nel Consiglio Presbiterale (cfr IEC, Art. 22), ma anche nella diversa composizione di organi quali il Consiglio Diocesano per gli Affari Economici che oltre a coadiuvare il Vescovo di Roma “nell’ambito dell’amministrazione economica della Diocesi” è chiamato anche a svolgere funzioni di supporto alle attività di amministrazione che la nuova normativa pone in capo direttamente ai Vescovi ausiliari per la loro porzione di territorio o funzione (cfr IEC, Art. 23 § 1); come pure nella distinzione tra la figura dell’Economo diocesano e quella del Direttore dell’Ufficio amministrativo (cfr IEC, Art. 29) dalla quale si evince la diversificazione tra il controllo e la vigilanza rispetto all’azione e all’attività di un ufficio. Una linea ben precisa, che consente di inquadrare la presenza e le finalità del nuovo organo di controllo interno, istituito quale Commissione Indipendente di Vigilanza (cfr IEC, Art. 31), che collegialmente assume il controllo e la vigilanza in ogni ambito dell’operatività del Vicariato e più ampiamente della Diocesi.

Infine, l’ordinamento giudiziario del Vicariato conferma la riforma di fatto già operante che vede la presenza del Tribunale Ordinario diocesano e del Tribunale Interdiocesano di Prima Istanza (cfr IEC, Artt. 36 ess) alla cui costituzione sovrintende il Consiglio Episcopale (cfr IEC, Artt. 40 e 41).
***

Di solito si afferma che il funzionamento delle strutture e la loro regolazione se dipendono dalla disponibilità e dalla capacità delle persone che le animano, hanno anche bisogno della verifica sul terreno e della quotidiana capacità di applicarsi alle situazioni concrete. Solo coniugando questi diversi aspetti le strutture sono in grado di dare risposte, fornire indirizzi necessari e raggiungere il fine a cui sono chiamate.

Nel caso specifico del Vicariato, tutto questo significa garantire il ministero del Vescovo di Roma nel desiderio che la Chiesa a Lui affidata “possa risplendere come esempio della comunione di fede e di carità, pienamente coinvolta nella missione dell’annuncio del Regno di Dio, custode della speranza divina di accogliere tutti nella sua salvezza” (IEC, 2).

Scarica il contributo del professor Buonomo

27 gennaio 2023

Domenica 29 la Carovana della Pace all’Angelus con Papa Francesco

Domenica 29 gennaio 2023 i ragazzi dell’Azione Cattolica (Acr) di Roma, con i loro educatori e genitori e con i coetanei delle scuole e delle parrocchie della città, daranno vita alla Carovana della Pace: un corteo festoso e colorato che attraverserà le strade del centro della capitale, accompagnato dallo slogan: “Allenati alla Pace!” Le attività della giornata cominceranno alle ore 10 presso i Giardini di Castel Sant’Angelo. Dopo il momento iniziale, i partecipanti si trasferiranno in festoso e colorato corteo fino a San Pietro, passando per via della Conciliazione fra giochi e scenografie che richiamano l’ambientazione degli sport di squadra. Pregheranno insieme al cardinale vicario Angelo De Donatis e parteciperanno all’Angelus di Papa Francesco. Per festeggiare il ritorno della Carovana della Pace per le vie della città, dopo due anni in cui a causa della pandemia questo evento si è svolto in modalità telematica, la proposta di quest’anno prevede anche una parte più festosa e conviviale: dopo l’Angelus, i partecipanti si sposteranno presso la vicina parrocchia di San Gregorio VII per il pranzo, dei giochi a tema e la conclusione della giornata con la Santa Messa presieduta da don Alfredo Tedesco, direttore dell’Ufficio diocesano per la Pastorale giovanile e assistente ecclesiastico dell’Acr diocesana.

I bambini e i ragazzi dai 3 ai 14 anni dell’associazione invitano i loro coetanei a testimoniare insieme la speranza di Pace per le strade di Roma. «Da oltre 40 anni – spiega la responsabile diocesana Marilena Pintagro – nel Mese della Pace i ragazzi si impegnano in prima persona per essere testimoni contro ogni tipo di violenza e sopraffazione, dalle liti fra i singoli ai conflitti fra le nazioni, gridando letteralmente alla città il loro desiderio di Pace: un desiderio che è diventato particolarmente urgente e attuale nell’ultimo anno».

Quest’anno, accompagnati a riflettere sul Vangelo di Matteo (28, 16-20) gli “accierrini” scoprono la chiamata a essere una Chiesa in uscita, a “essere il fermento di Dio in mezzo all’umanità” (cfr. EG 114), a essere discepoli-missionari nella Chiesa e nei propri ambienti di vita ciascuno con i propri talenti e la propria unicità. Da qui quindi l’ambientazione in cui si colloca tutto il cammino dell’anno associativo e di conseguenza anche la Carovana della Pace: gli sport di squadra, che sono – in un certo senso – una “palestra” di vita cristiana in cui si impara a collaborare insieme per un obiettivo comune e in cui si fa esperienza che “l’altro” non è un nemico, un avversario da battere, ma è qualcuno in cammino con noi.

La Carovana della Pace, inoltre, permetterà ai ragazzi di scoprirsi missionari, prendendo a cuore sin dalle loro attività parrocchiali l’adesione a due progetti di solidarietà. Il primo è quello proposto dall’Azione Cattolica Italiana che, tramite la vendita di palloni fatti di materiali ecologici, andrà a sostenere il progetto CSI per il mondo, promosso dal Centro Sportivo Italiano. La seconda iniziativa è invece sul territorio di Roma; le parrocchie raccoglieranno delle offerte che verranno devolute alle attività della Caritas diocesana a sostegno delle realtà che operano con ragazzi e giovani in difficoltà. Ogni parrocchia è chiamata anche a donare un pallone che sarà regalato a queste realtà, come segno concreto della bellezza del gioco di squadra.

Ulteriori informazioni sull’evento: https://www.acroma.it/carovanadellapace

A San Giuliano il corpo con le reliquie del santo martire provenienti da Sora

Quest’anno, in occasione della festa liturgica di san Giuliano, titolare della chiesa e della parrocchia omonima su via Cassia (quartiere Tomba di Nerone), la comunità parrocchiale accoglierà il corpo con le reliquie del santo martire provenienti da Sora (provincia di Frosinone) dove sono custodite nella chiesa cattedrale. Inizialmente previsto per il 2020, anno in cui ricorreva il 40° anniversario della fondazione della parrocchia (1980) e il 25° anniversario della dedicazione della chiesa, è stato differito a causa della pandemia.

È la seconda volta nella storia che san Giuliano lascia la città dove, secondo la tradizione, da giovane soldato originario della Dalmazia, durante la persecuzione di Antonino Pio, fu arrestato in quanto cristiano, subì un processo e fu ucciso il 27 gennaio del 161. Il precedente è nel 2017 quando le reliquie sono state accolte ad Accettura, paese in provincia di Matera in Basilicata, dove è patrono.

Il corpo del santo verrà accolto giovedì 2 febbraio, accompagnato dal canonico della Cattedrale di Sora don Francesco Cancelli e rimarrà in parrocchia per la venerazione dei fedeli fino a domenica 5 febbraio. Diversi gli appuntamenti tra cui la veglia per i martiri presieduta dal vescovo di Sora Gerardo Antonazzo sabato 4 febbraio, e la celebrazione eucaristica presieduta dal cardinale diacono di San Giuliano Kevin Joseph Farrell domenica 5 febbraio.

27 gennaio 2022

Il cammino di Pietro fa tappa a San Giovanni in Laterano

Entrando nella basilica di San Giovanni in Laterano lo sguardo è subito attratto dall’altare papale, sovrastato dal ciborio in stile gotico di Giovanni Di Stefano. Al suo interno sono conservate reliquie del cranio dei due patroni di Roma, Pietro e Paolo, nei due busti dorati che sembrano benedire i fedeli. In pochi, però, sanno che anche all’interno dell’altare è custodita una preziosa reliquia: la mensa di legno sulla quale celebrò l’Eucaristia san Pietro in persona. A volerla lì, nella cattedrale di Roma, fu Papa Silvestro. A questa straordinaria storia è dedicata la seconda tappa de “Il cammino di Pietro”, domenica 29 alle 19.30 a San Giovanni in Laterano.

Si tratta di un percorso promosso dal Vicariato di Roma e dal Vicariato della Città del Vaticano alla riscoperta dei luoghi abitati dell’apostolo nella Città Eterna, inaugurato lo scorso 29 dicembre nella basilica di Santa Cecilia, a ricordare l’approdo di Pietro al porticciolo dell’Urbe e l’ospitalità che ricevette presso la comunità ebraica. Domenica il vescovo Guerino Di Tora presiederà la Messa e offrirà una catechesi; al termine la teca dell’altare papale sarà aperta e ai presenti sarà possibile accostarsi alla reliquia della mensa petrina.

«Continuando il cammino di Pietro a Roma – osserva il vescovo Di Tora –, dopo l’incontro con la prima comunità di giudeo-cristiani, che si trovava nella zona del Porto, il secondo momento è a San Giovanni in Laterano, dove si conserva la mensa su cui l’apostolo e i suoi primi successori hanno, con la comunità cristiana di Roma, celebrato la fractio panis. Questo cammino ci deve far fare memoria dell’itinerario di Pietro a Roma per vivere e continuare il nostro cammino con il Pietro di oggi; la sinodalità deve essere per noi questo momento di profonda comunione con Papa Francesco e tutta la Chiesa».

«La tradizione vuole che Pietro sia vissuto a Roma per molti anni, da ospite e pellegrino – sottolinea padre Agnello Stoia, parroco della basilica di San Pietro in Vaticano e tra i promotori dell’iniziativa –. Un lunghissimo arco di vita e una densità di luoghi che hanno disegnato una geografia petrina della città, in cui ogni luogo è una “pietra tematica”: da Trastevere a San Giovanni in Laterano, dalla Via Sacra alla Suburra e all’Appia antica, fino al Colle Vaticano, Pietro ci parla di accoglienza, di giustizia, della forza verità sulle mistificazioni. Di testimonianza, fino a dare la vita. Vorremmo far sì che questo percorso, che in questi giorni nasce come un piccolo solco nelle vie e nei luoghi di Roma che hanno ospitato san Pietro fino al martirio e poi alla sepoltura, diventi un cammino per tutti. Che, una tappa dopo l’altra, i pellegrini, i visitatori, le parrocchie, i gruppi, le associazioni, possano seguire il cammino di Pietro e immergersi nella sua vicenda umana e spirituale, così attuale e autentica nei suoi aneliti e nelle sue cadute, e, attraverso la vita dell’apostolo, confrontarsi con i grandi temi che ci sfidano ogni giorno, proprio nei luoghi in cui egli ha vissuto e in cui noi oggi viviamo».

«I Romani – aggiunge il sacerdote – avevano grande sensibilità per le antiquitates: il senso, cioè, del conservare le memorie degli antichi. Per questo, è un gesto fortissimo quello di Papa Silvestro, che si lega alla tradizione e agli altri vescovi di Roma, di cui è successore, e afferma che è quello il luogo dove tutta la comunità si raduna attorno al suo vescovo, a partire da Pietro».

“Il Cammino di Pietro” proseguirà martedì 28 febbraio nella basilica di Santa Francesca Romana, al Foro, dove si conservano le due pietre su cui l’Apostolo Pietro si è inginocchiato nella disputa pubblica con Simon Mago.

26 gennaio 2023

Nell’Aula Magna del Palazzo di Giustizia partecipa all’Assemblea Generale della Corte Suprema di Cassazione per l’inaugurazione dell’Anno Giudiziario e per la relazione sull’amministrazione della giustizia

Nell’Aula Magna del Palazzo di Giustizia partecipa all’Assemblea Generale della Corte Suprema di Cassazione per l’inaugurazione dell’Anno Giudiziario e per la relazione sull’amministrazione della giustizia.

Giorno della memoria: a San Bonaventura il “Processo a Dio”

Nei giorni di sabato 28 (alle ore 21) e domenica 29 gennaio (alle ore 18), in occasione del Giorno della memoria, nella parrocchia di San Bonaventura da Bagnoregio, a Torre Spaccata, va in scena il “Processo a Dio” di Stefano Massini. Organizzato dall’Associazione di promozione sociale “È tutta scena”, lo spettacolo prevede un costo di 8 euro a biglietto, che saranno devoluti ai ragazzi dell’oratorio di San Bonaventura per finanziare il viaggio a Lisbona per la Giornata mondiale della gioventù. Per acquistare i biglietti, http://www.etuttascena.org/

“Processo a Dio” è un dramma del 2005 scritto da Stefano Massini. Se Dio esiste, perché la Shoah? Come si può conciliare il Bene assoluto con il male estremo? Ha ancora un senso invocare l’Onnipotente che ha permesso lo sterminio di milioni di innocenti? La Shoah non è un episodio fra tanti, bensì l’Evento che discrimina tra un prima e un dopo e che costringe a ripensare radicalmente lo stesso concetto di Dio: Giobbe leva nuovamente la sua domanda, ma il cielo resta muto. Domande che fanno nascere altre domande a cui è difficile dare risposte. Domande che si pone il giovane drammaturgo Stefano Massini nel suo “Processo a Dio”, dove immagina che alla liberazione del campo di Maidanek un’internata, l’ex attrice Elga Firsch fieramente adirata con Dio, decida di fargli un processo davanti a due saggi, a un rabbino, al giovane figlio del rabbino e a un SS carnefice e testimone. Un testo che è anche un entrare nella lucida determinazione dello sterminio, in un’orrenda macchina messa in moto per razzismo, odio dell’uomo per l’uomo, tra silenzio di massa e indifferenza di massa. È un processo emotivamente squassante nel quale tra le cinque accuse lanciate da Elga contro l’Onnipotente che ha sconfessato anche i sacri testi, tra le deboli repliche del rabbino e la sprezzante volgarità dell’ufficiale delle SS fino a ieri un dio col potere di vita e di morte, si fa strada la verità storica, cifra su cifra, prova su prova, di una vergogna senza pari. Alla fine, l’unica sentenza possibile è quella dell’uomo sull’uomo.

Claudia Zarini è alla prova con un personaggio, quello di Elga, di grande tensione: il suo mondo è andato in frantumi, le resta l’urgenza di conoscere fino in fondo la verità, la sua «rabbia», il suo sgomento. Con lei Christian Licameli nei panni del nazista, Berto Barbieri in quelli del giovane e “dritto” Adek Biederman, Giorgio Pompei in quelli del rabbino, Francesco Zannoni e Mario Parisini in quelli di due anziani saggi. Uno spettacolo di forte tensione etica che costringe a chiedersi: dov’ era l’uomo mentre venivano con scientificità e metodo uccisi milioni di innocenti, dov’ è l’uomo oggi quando si nega la Shoah? “Processo a Dio” è un modo per essere «messaggero dei morti fra i vivi», come ha definito se stesso Elie Wiesel, perché con l’oblio e le negazioni non si aggiungano altre vittime. Regia di Giorgio Pompei.

26 gennaio 2023

Giorno della memoria: l’omaggio del settore Centro al Portico d’Ottavia

Il prossimo 27 gennaio alle ore 10 i parroci e una rappresentanza delle parrocchie del Centro Storico di Roma si ritroveranno presso il Portico d’Ottavia per compiere un gesto di omaggio nel Giorno della Memoria.

Un’iniziativa analoga era stata organizzata anche lo scorso anno, come ha raccontato monsignor Marco Gnavi, parroco di Santa Maria in Trastevere e responsabile dell’Ufficio diocesano per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso. «Ricordo come, il 27 gennaio, memoria della Shoah e liberazione del campo di Auschwitz, ci recammo al Ghetto insieme al vescovo Libanori e al vescovo Selvadagi – eravamo una quarantina di preti del centro e numerosi laici – per sostare in silenzio davanti alla lapide che ricorda la deportazione del 16 ottobre 1943, mentre il rabbino capo leggeva in ebraico il salmo 130».

26 gennaio 2023

Corso per l’elaborazione del lutto: Dalla colpa al perdono (Centro Past. Familiare)

Corso per l’elaborazione del lutto: Dalla colpa al perdono (Centro Past. Familiare)

Nella basilica di San Paolo fuori le Mura partecipa alla celebrazione dei Secondi Vespri in occasione della Solennità della Conversione di San Paolo Apostolo presieduti da Papa Francesco

Nella basilica di San Paolo fuori le Mura partecipa alla celebrazione dei Secondi Vespri in occasione della Solennità della Conversione di San Paolo Apostolo presieduti da Papa Francesco.

Al Divino Amore l’assemblea dei catechisti

Don Andrea Cavallini (foto Gennari)

Sabato prossimo, 28 gennaio, dalle 9.30 alle 13, nell’auditorium del Santuario del Divino Amore, a Castel di Leva, si svolgerà l’annuale assemblea diocesana dei catechisti, organizzata dall’Ufficio catechistico della diocesi. L’icona biblica scelta per accompagnare i lavori assembleari è quella dei discepoli di Emmaus. Tema dell’incontro diocesano è, infatti, “Camminava con loro”, perché l’obiettivo è quello di iniziare un cammino sinodale che porti ad approfondire il dialogo tra le famiglie e i catechisti. «Il focus sarà il rapporto con i genitori dei bambini e dei ragazzi della catechesi e come questi siano integrati nel percorso di iniziazione cristiana dei loro figli», spiega don Andrea Cavallini, direttore dell’Ufficio catechistico diocesano.

Per avere un quadro dettagliato sull’integrazione delle famiglie e arrivare all’assemblea con materiale utile ad aprire la discussione, è stato realizzato un questionario che nei mesi scorsi è stato inviato a tutte le parrocchie di Roma le quali, a loro volta, lo hanno trasmesso ai genitori dei ragazzi iscritti al catechismo. Tre le domande rivolte alle famiglie: se il percorso di catechesi dei loro figli le stesse coinvolgendo o meno, se la parrocchia fosse o meno un punto di riferimento per la propria vita e se fossero credenti e praticanti. Tre quesiti di “esplorazione” li definisce don Andrea. Dalle risposte è possibile «avere un quadro attuale della situazione anche se si tratta di un quadro parziale, dato che non è semplice raggiungere tutti». Dagli esiti del questionario, che l’Ufficio catechistico sta visionando in questi giorni, è emerso che un ruolo determinante lo gioca lo stato d’animo con il quale i bambini e gli adolescenti rincasano dopo l’ora di catechismo. «Se raccontano con entusiasmo quello che hanno fatto – dice il sacerdote – i genitori sono incuriositi e spinti dalla voglia di conoscere i catechisti. Ci sono poi gradi più alti di coinvolgimento come persone che grazie al catechismo dei figli cominciano una seria riflessione su quei temi della fede studiati quando loro erano bambini».

Durante i lavori dell’assemblea diocesana saranno quindi presentati i risultati dell’inchiesta per approfondire il tema del coinvolgimento delle famiglie. «L’intento è quello di elaborare una proposta strutturalmente integrata nel percorso catechetico dei bambini – afferma don Cavallini –. Vale a dire un cammino che si rivolga sia ai genitori sia ai figli ma senza forzature e senza esigere nulla. Un’integrazione che si può realizzare con diversi strumenti pratici, da quello più classico, cioè gli incontri con e per le famiglie, all’adozione di altre formule».

Un’idea potrebbe essere quella di promuovere momenti di catechesi tra le pareti domestiche, ossia proporre alle famiglie di fare con i propri figli l’esperienza della preghiera e dell’ascolto della Parola di Dio. «Ci sono anche parrocchie che organizzano “La domenica delle famiglie” – continua il direttore dell’Ufficio catechistico diocesano – o quelle che celebrano la liturgia solo per i genitori e i bambini durante il percorso di catechesi. Gli strumenti concreti con cui fare proposte per coinvolgere i genitori sono tanti, dalle parrocchie arrivano suggerimenti molto variegati, non esiste un unico schema o un unico stile di catechesi, ognuno lo declina in base alla realtà parrocchiale. A noi interessa soprattutto concentrarci sul rapporto che c’è con le «L’intento è quello di elaborare una proposta strutturalmente integrata nel percorso catechetico dei bambini, un rapporto fondamentale ma non sempre semplice».

Di Roberta Pumpo da Roma Sette

23 gennaio 2023

Cor, servizio civile a Columella City

Grazie ad una speciale convenzione fra il Centro Oratori Romani e le Acli aps torna la possibilità di svolgere il Servizio civile universale all’interno del progetto “Il domani è già qui”, presso una struttura nel quartiere Quadraro. Il progetto verrà infatti realizzato a Columella City dove l’associazione, già da qualche anno, svolge con i suoi animatori attività di animazione e doposcuola per bambini e ragazzi in situazione di bisogno e fragilità. Possono presentare domanda per aderire al bando di quest’anno i giovani fra i 18 e i 28 anni entro il prossimo 10 febbraio. I volontari, dopo una apposita selezione, saranno impiegati all’interno di Columella City con progetti di accoglienza e animazione, ma anche di doposcuola e laboratori per 25 ore a settimana.

È previsto un contributo erogato dal Consiglio dei Ministri direttamente ai volontari. All’interno del progetto sono previste 114 ore di formazione (oltre a 21 di tutoraggio) e di sostegno all’inserimento nel mondo del lavoro. Le domande potranno essere presentate, tramite SPID, sul sito del Servizio civile universale: https://domandaonline.serviziocivile.it

25 gennaio 2023

Articoli recenti