È iniziata nel cortile dell’oratorio la visita pastorale di Papa Leone XIV alla parrocchia dell’Ascensione di Nostro Signore Gesù Cristo al Quarticciolo, periferia est di Roma, questo pomeriggio, domenica 1° marzo. Al suo arrivo, intorno alle 16, l’auto del pontefice è stata accolta da un’esplosione di gioia; in tanti hanno urlato: “Eccolo” un grido quasi liberatorio da parte di fedeli e residenti, che vedono in questa visita un segnale di speranza per un territorio ritenuto dagli inquirenti tra le più attive piazze dello spaccio della Capitale.
ROMA 24-10-2009SUPERMERCATO - FARE LA SPESA TRA CRISI E ANTI CRISI PH: CRISTIAN GENNARI
Pregare il Rosario, da soli o in famiglia, per sconfiggere la pandemia. Ecco l’invito di Papa Francesco, che scrive ai fedeli e invita appunto a sgranare la corona nel mese tradizionalmente dedicato alla Madre di Dio. «È ormai vicino il mese di maggio – scrive il Santo Padre –, nel quale il popolo di Dio esprime con particolare intensità il suo amore e la sua devozione alla Vergine Maria. È tradizione, in questo mese, pregare il Rosario a casa, in famiglia. Una dimensione, quella domestica, che le restrizioni della pandemia ci hanno “costretto” a valorizzare, anche dal punto di vista spirituale».
Unico consiglio: pregare con «semplicità», seguendo schemi che possono essere trovati anche su internet, come suggerisce lo stesso Papa Francesco che offre, comunque, due testi di preghiere alla Madonna da recitare al termine del Rosario, «che io stesso reciterò nel mese di maggio – aggiunge –, spiritualmente unito a voi. Le allego a questa lettera così che vengano messe a disposizione di tutti».
«Contemplare insieme il volto di Cristo con il cuore di Maria, nostra Madre – è la conclusione della lettera –, ci renderà ancora più uniti come famiglia spirituale e ci aiuterà a superare questa prova. Io pregherò per voi, specialmente per i più sofferenti, e voi, per favore, pregate per me».
Questo pomeriggio, 14 maggio, Papa Francesco è arrivato poco prima delle 16 nella parrocchia di San Giuseppe al Trionfale per incontrare i circa 70 preti della diocesi di Roma con oltre quarant’anni di ordinazione. Al suo arrivo ha salutato quanti lo attendevano all’ingresso della chiesa, ha percorso la navata e raggiunto la sala dove si è svolto l’incontro.
Dopo la preghiera recitata insieme e il saluto del vescovo Di Tolve, Papa Francesco ha rivolto alcune parole ai presenti, ringraziandoli per l’accoglienza ed esortandoli a essere «testimoni della memoria», che si deve unire al coraggio giovanile e andare avanti insieme.
Nel corso della conversazione tra i preti e il Papa si è parlato di temi pastorali, dell’impegno nella diocesi e nelle parrocchie di Roma, e il Papa ha sottolineato il valore del lavoro del parroco e del prete sulla strada, l’importanza di usare dolcezza per condurre il gregge: «La gente quando vede la dolcezza del pastore si avvicina».
Il dialogo ha toccato i temi dell’accoglienza, del sacramento della confessione, dell’ascolto e del perdono, come quello dell’impegno nei santuari della diocesi. E sono emerse anche alcune delle difficoltà dei preti più anziani: la solitudine dopo anni di vita nel gregge, la fatica ad affrontare il cambiamento, l’amarezza talvolta, da vincere con la preghiera, il ricordo dell’amore del Signore e il senso di figliolanza con la Madonna.
Papa Francesco ha sottolineato in più occasioni il valore del rapporto tra sacerdoti vecchi e giovani: «Che discutano, è vita, e vadano avanti insieme», perché, ha aggiunto il Papa, «i nonni devono rimanere in famiglia».
Al termine di quasi due ore di colloquio, il pontefice ha ringraziato del dialogo, esortando i presenti a non stancarsi, a pregare e ad accompagnare le chiese. Quindi, dopo aver salutato individualmente i sacerdoti, si è fermato in chiesa con i circa 70 bambini della prima comunione, 100 bambini della vicina scuola San Giuseppe e un gruppo di un centinaio di fedeli. Al termine, il rientro in auto in Vaticano.
«La ringraziamo con tutto il cuore per aver voluto questo incontro tra Lei, Vescovo di Roma, e i suoi diaconi. Il legame tra il Papa e i diaconi della sua Diocesi è profondo ed è il fondamento sacramentale del loro ministero». Così il cardinale vicario Angelo De Donatis ha introdotto l’incontro di ieri mattina (sabato 19 giugno) in Vaticano.
Papa Francesco ha esortato a «superare la piaga del clericalismo, che pone una casta di sacerdoti “sopra” il Popolo di Dio». Il che significa non «“mezzi preti” o preti di seconda categoria, né “chierichetti di lusso”» ma «servi premurosi». E in proposito ha riassunto «la spiritualità diaconale» nella «spiritualità del servizio» fatta di «disponibilità dentro e apertura fuori», con tre caratteristiche: umiltà, essere «bravi sposi e bravi padri. E bravi nonni» e essere sentinelle, capaci di aiutare «la comunità cristiana ad avvistare Gesù nei poveri».
All’inizio dell’udienza Papa Francesco ha salutato in modo particolare Giustino Trincia, nominato appena il giorno prima, nuovo direttore della Caritas di Roma. E ha scherzato sul fatto che il diacono sia piuttosto alto di statura, al contrario del suo predecessore monsignor Benoni Ambarus, vescovo delegato alla Carità per la diocesi di Roma. «Mi rallegro – ha commentato il Santo Padre – che tu, Giustino, sia stato nominato direttore della Caritas: guardando te penso che crescerà, tu hai il doppio di statura di don Ben, vai avanti!». Ancora, un saluto speciale il Pontefice lo ha riservato ad Andrea Sartori, a cui è affidata la parrocchia di San Stanislao: l’unica, all’interno della diocesi di Roma, guidata da un diacono e non da un sacerdote. «Nei primi secoli – ha ricordato il Papa – i diaconi si occupavano a nome e per conto del vescovo delle necessità dei fedeli, in particolare dei poveri e degli ammalati», e «a Roma si è cercato di recuperare questa antica tradizione con la diaconia nella chiesa di San Stanislao».
Papa Francesco visiterà domenica 6 maggio la parrocchia del Santissimo Sacramento a Tor de’ Schiavi. Un nuovo segno di attenzione per le periferie, fisiche ed esistenziali. Inaugurerà infatti la “Casa della gioia”, una casa famiglia per persone con disabilità realizzata nei locali del sottotetto, fino a qualche tempo fa adibiti a magazzino. Un progetto sostenuto e condiviso dal Vicariato di Roma. Momento culminante della visita sarà la Messa, durante la quale Francesco impartirà il sacramento della Cresima a una bambina della parrocchia affetta da malattia mitocondriale e a sua madre.
Ad accoglierlo, alle ore 16 circa, ci saranno il vicario di Roma Angelo De Donatis, il cardinale titolare José Gregorio Rosa Chàvez, il parroco don Maurizio Mirilli, il vice parroco don Vasile Alexandru Muresan, i collaboratori parrocchiali don Dieudonné Kambale Kasika, don Juan Pablo Castillo e don Mauro Riccardi. Con loro, anche l’arcivescovo di Manila e presidente di Caritas Internationalis, il cardinale Luis Antonio Tagle, legato alla nascita della “Casa della gioia”. Da una predicazione di Tagle agli esercizi spirituali scaturì infatti nel parroco l’impulso a mettere in piedi l’iniziativa.
In oratorio il Santo Padre risponderà a quattro domande, poste da un genitore, da un giovane, da un adolescente e da un bambino. Poi si sposterà nel salone parrocchiale, dove abbraccerà gli anziani e gli ammalati. Salirà quindi nei locali della “Casa della gioia”. Negli spazi adibiti a centro diurno, incontrerà alcune realtà parrocchiali legate alla carità. Quindi si fermerà con i disabili del centro diurno e con le loro famiglie. Passerà, subito dopo, a visitare la casa famiglia vera e propria e ne benedirà gli ambienti.
«L’insulto è capace di distruggere, così iniziano guerre domestiche, nel quartiere, nel posto di lavoro, nella scuola, nella parrocchia. Se avete delle critiche ditele in faccia, non alle spalle. Il chiacchiericcio non risolve nulla, anzi peggiora le cose». Lo ha detto Papa Francesco nell’omelia della Messa celebrata nella parrocchia di San Crispino da Viterbo, a Labaro, ieri pomeriggio (domenica 3 marzo).
Il Santo Padre è arrivato nella comunità del settore Nord della diocesi con un quarto d’ora di anticipo rispetto al programma annunciato. Ad attenderlo tanti fedeli, in fila dietro le transenne già dalle 13.30. Un grande striscione con la scritta “Benvenuto Papa Francesco” campeggia sul portale della Chiesa.
Anche questa visita pastorale, nell’estrema periferia nord di Roma, «vuole porre l’accento sul concetto di Chiesa in uscita, una Chiesa che si deve sentire unico corpo e non separato», ha detto il cardinale vicario Angelo De Donatis. Palpabile la trepidazione della comunità parrocchiale che accoglie Francesco «con gioia ed entusiasmo e particolare emozione perché non se lo aspettavano, è stata una sorpresa», ha fatto sapere De Donatis.
Mentre il Papa si intratteneva con i bambini, gli anziani e gli ammalati, in chiesa si recitava il Santo Rosario. Le famiglie, i catechisti, i bambini sono stati i primi ad incontrare Papa Francesco. La piccola Mia, 5 anni, gli ha donato un disegno: «Mi ha detto che sono molto brava a disegnare mi ha fatto una carezza». Commossi i genitori Ivan e Arianna, in braccio il secondogenito Mattia, un anno. «Ci ha ringraziato per il nostro essere genitori», hanno raccontato al termine dell’incontro.
Sono stati circa 80 i bambini e gli adolescenti che hanno incontrato Papa Francesco. I ragazzi hanno letto un lettera attraverso la quale hanno chiesto a Bergoglio di insegnare loro il modo per essere più vicini agli ultimi e a capire come crescere nella fede.
Oggi, 27 marzo 2020, alle ore 18, Papa Francesco presiederà un momento di preghiera sul sagrato della basilica di San Pietro, con la piazza vuota, come ha annunciato lui stesso il 22 marzo scorso, al termine della preghiera dell’Angelus trasmessa in diretta streaming dalla biblioteca privata del Palazzo apostolico. Il Santo Padre ha invitato tutti a partecipare spiritualmente, attraverso i mezzi di comunicazione, per ascoltare la Parola di Dio, elevare una supplica in questo tempo di prova e adorare il Santissimo Sacramento. Al termine della Celebrazione il Santo Padre impartirà la Benedizione “Urbi et Orbi”, a cui sarà annessa la possibilità di ricevere l’indulgenza plenaria.
Il momento di preghiera sarà trasmesso, tra gli altri, in diretta da Tv2000 e in streaming sulla pagina Facebook della diocesi di Roma.
Il Papa sarà martedì 1° maggio al Santuario della Madonna del Divino Amore. Pregherà per la pace nel mondo, e in particolare per la Siria, all’inizio del mese mariano. Il Pontefice reciterà il Rosario nel Santuario antico, davanti all’immagine della Madonna del Miracolo.
Ad accoglierlo ci saranno l’arcivescovo vicario Angelo De Donatis, il vescovo ausiliare per il settore Sud monsignor Paolo Lojudice, il presidente degli Oblati Figli del Divino Amore monsignor Enrico Feroci, il rettore del Santuario don Luciano Chagas Costa, il parroco don John Harry Bermeo Sanchez, il rettore del Seminario della Madonna del Divino Amore don Vincent Pallippadan, le congregazioni religiose degli Oblati Figli e delle Figlie della Madonna del Divino Amore. Al suo arrivo, il coro polifonico Mater Divini Amoris, diretto da don Domenico Parrotta, intonerà il canto “Tu es Petrus”.
Dopo la preghiera, incontrerà le comunità degli Oblati Figli della Madonna del Divino Amore e delle Figlie della Madonna del Divino Amore, e gli ospiti delle due strutture di accoglienza del Santuario: la casa di riposo del Divino Amore e la casa famiglia Mater Divini Amoris.
Sarà l’udienza di Papa Francesco nella basilica di San Giovanni in Laterano a concludere domani, giovedì 27 settembre, il corso di formazione su “Matrimonio e famiglia” organizzato dal Vicariato di Roma e dal Tribunale della Rota Romana.
«Il Papa nel suo intervento ci parlerà del catecumenato in vista del matrimonio, come ha già auspicato nell’Esortazione Apostolica “Amoris laetitia”», scrive ai sacerdoti della diocesi il cardinale vicario Angelo De Donatis. Quindi l’invito, a tutti, di partecipare. «Considerando l’importanza del tema e la sua urgenza per il nostro impegno pastorale, ritengo che sarebbe opportuno che in tanti poteste intervenire».
«Per coloro che sono già iscritti al corso – spiega ancora il vicario del Papa per la diocesi di Roma, sarà sufficiente esibire il tesserino consegnato il primo giorno; per gli altri occorre avere il celebret per poter accedere alla basilica. Si potrà entrare dal portone del Vicariato dalle ore 15.30 alle 16.15 considerando che il Papa arriverà alle 16.45, secondo quanto previsto».
Festa del Battesimo del Signore, festa anche per 34 bimbi, 16 maschi e 18 femmine che nella Cappella Sistina sono stati battezzati dalle mani del Papa. Nell’omelia a braccio, tra i pianti dei piccoli, Francesco ha ricordato ai genitori il compito imprescindibile di trasmettere la fede ai propri figli, sostenuti dalla forza dello Spirito Santo. Fatelo nel dialetto della famiglia, nella lingua dell’amore ha detto il Pontefice. Se in casa non si parla quella lingua ha ribadito il Pontefice, la fede non raggiungerà i cuori dei figli. “Gesù ci consiglia di essere come loro, di parlare come loro. Noi non dobbiamo dimenticare questa lingua dei bambini, che parlano come possono, ma è la lingua che piace tanto a Gesù… Il dialetto dei genitori che è l’amore per trasmettere la fede e il dialetto dei bambini che va ricevuto dai genitori per crescere nella fede”.
Papa Francesco, nel corso dell’Angelus di ieri, domenica 25 ottobre, ha annunciato un Concistoro il 28 novembre per la creazione di 13 nuovi cardinali. Sei gli italiani, tra i quali monsignor Paolo Lojudice e monsignor Enrico Feroci.
Monsignor Augusto Paolo Lojudice, arcivescovo di Siena-Colle di Val d’Elsa-Montalcino, è stato parroco a Santa Maria Madre del Redentore, San Luca Evangelista, direttore spirituale del Pontificio Seminario Romano Maggiore, vescovo ausiliare di Roma e incaricato per il Centro diocesano per la Cooperazione Missionaria tra le Chiese.
Monsignor Enrico Feroci è parroco di Santa Maria del Divino Amore a Castel di Leva e rettore del Seminario della Madonna del Divino Amore, ed è stato direttore della Caritas diocesana di Roma dal 2009 al 2018.
Papa Francesco con Roberto e Maria Anselma Corbella (foto Cristian Gennari/diocesidiroma)
«Dobbiamo vivere con gli occhi puntati verso il Cielo». Papa Francesco ha esortato così le migliaia di famiglie riunite, ieri sera (mercoledì 22 giugno) nell’Aula Paolo VI per il Festival delle famiglie “The beauty of family”, che ha aperto ufficialmente il X Incontro mondiale delle famiglie. «Qual è la parola che il Signore vuole dire con la nostra vita alle persone che incontriamo? Quale passo in più chiede oggi alla nostra famiglia?», la domanda consegnata ai presenti. Poi la risposta: «Mettetevi in ascolto. Lasciatevi trasformare da lui, perché anche voi possiate trasformare il mondo e renderlo ‘casa’ per chi ha bisogno di essere accolto, per chi ha bisogno d’incontrare Cristo e di sentirsi amato». E ancora: «Ogni vostra famiglia ha una missione da compiere nel mondo, una testimonianza da dare».
Testimonianze come quelle che si sono succedute prima che prendesse la parola il Santo Padre. Introdotti dai conduttori Amadeus e Giovanna Civitillo, hanno raccontato la propria storia Serena Zangla e Luigi Franco, genitori di tre figli, conviventi da tanti anni e con il desiderio di potersi sposare cristianamente. Poi Roberto e Maria Anselma Corbella, che con le lacrime agli occhi hanno ricordato la figlia Chiara, morta dieci anni fa a causa di un tumore, per il quale aveva ritardato le cure poiché era incinta del figlio Francesco. Oggi Chiara è Serva di Dio. «Noi ci siamo ritrovati come Maria ai piedi della croce – hanno raccontato i suoi genitori –, abbiamo accettato senza capire, ma la serenità di Chiara ci ha aperto una finestra sulla eternità e continua ancora oggi a farci luce. È stato difficile per noi accompagnarla alle soglie del Paradiso e lasciarla andare, ma da quel momento è scaturita una tale grazia che ci ha fatto intravvedere il piano di Dio e ci ha impedito di cadere nella disperazione».
Poi un canto dei tre tenori de Il Volo – che avevano aperto la serata sulle note di “Grande amore” e, come tutti gli altri artisti presenti, dai conduttori alla Form-Orchestra Filarmonica Marchigiana al Coro della diocesi di Roma diretto da monsignor Marco Frisina, sono intervenuti gratuitamente – e poi spazio alla testimonianza di Paul e Germaine Balenza, congolesi, sposati da ventisette anni, durante i quali hanno affrontato un periodo di separazione e poi di riconciliazione. Ancora, la famiglia di Pietro ed Erika Chiriaco, sei figli e le braccia ancora aperte per accogliere nella propria casa anche mamma Iryna con la sua Sofia, fuggite dall’Ucraina. «La decisione di partire non è stata facile, mi ha provocato tanta sofferenza – racconta Iryna, mentre in platea si sollevano alcune bandiere gialle e blu del suo Paese –. Da un lato desideravo stare in un luogo sicuro con mia figlia e riuscire a dormire senza la paura e i rumori che sentivamo a causa degli scontri, senza le sirene… Dall’altro lato non sapevamo che situazione avremmo trovato in Italia. Ero insicura, triste e piena di dubbi. Oggi ringrazio Dio perché ha mandato sul nostro cammino tante persone buone che ci hanno aiutato e hanno mostrato un grande cuore dandoci aiuto e speranza».
Per ultima ha parlato Zakia Seddiki, vedova dell’ambasciatore Luca Attanasio, ucciso in un attentato in Congo. Con lei le tre figlie e la mamma, che sempre le è stata vicino in questi mesi difficili. «È un onore per me condividere e raccontare questa grande storia d’amore alla presenza di Papa Francesco – ha esordito –: le nostre tre bimbe che non conoscevano la figura del Papa, la prima volta che lo hanno incontrato, vedendolo vestito di bianco, hanno pensato che fosse un dottore. E non avevano tutti i torti: perché il Papa è un dottore che cura le anime di tutti i cristiani, che cura sempre chi ha bisogno di conforto. Grazie!».
Oggi il X Incontro mondiale delle famiglie entra nel vivo con i lavori del Congresso teologico pastorale. Sarà aperto dalla celebrazione nella basilica di San Pietro del cardinale Kevin Joseph Farrell e si concluderà con un concerto offerto ai delegati dalla diocesi di Roma, nel cortile del Palazzo Lateranense.
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