5 Maggio 2026

Santa Messa presso la parrocchia Santa Maria Consolatrice 

Santa Messa presso la parrocchia Santa Maria Consolatrice 

Santa Messa presso la Casa Circondariale Regina Coeli

Santa Messa presso la Casa Circondariale Regina Coeli

NATALE DEL SIGNORE

NATALE DEL SIGNORE

Chiusura Porta Santa della Basilica di Santa Maria Maggiore e Santa Messa

Chiusura Porta Santa della Basilica di Santa Maria Maggiore e Santa Messa

 

Concelebra con il Santo Padre alla Santa Messa presso la basilica di San Pietro

Concelebra con il Santo Padre alla Santa Messa presso la basilica di San Pietro

Santa Messa nella basilica di San Giovanni in Laterano

Santa Messa nella basilica di San Giovanni in Laterano

In mattinata si ferma in una parrocchia della diocesi e ascolta le confessioni dei fedeli

In mattinata si ferma in una parrocchia della diocesi e ascolta le confessioni dei fedeli

Santa Messa con i sacerdoti ospiti presso la Casa San Gaetano al Divino Amore e si ferma con loro per un momento di fraternità

Santa Messa con i sacerdoti ospiti presso la Casa San Gaetano al Divino Amore e si ferma con loro per un momento di fraternità

L’augurio di un Natale all’insegna dell’amicizia

Questa mattina, martedì 23 dicembre, il cardinale vicario Baldo Reina ha rivolto i suoi auguri ai dipendenti del Vicariato di Roma e, con l’occasione, ha lasciato il suo messaggio di auguri per il Santo Natale alla diocesi e alla città di Roma, diffuso attraverso i canali social della diocesi.

«Manca davvero poco alla celebrazione del Santo Natale», ha esordito il porporato, il quale ha poi richiamato le parole del Santo Padre pronunciate durante gli auguri alla Curia Romana. «Siamo partiti da una domanda molto forte, che il nostro vescovo Papa Leone ha posto ieri, facendo gli auguri alla Curia Romana – ha detto infatti il cardinale Reina – : è possibile vivere l’amicizia all’interno dei nostri ambienti? E’ una domanda che ha nel Natale una sponda di assoluto privilegio, perché il Natale ci ricorda che Dio si è fatto vicino a tutti noi, si è fatto uno di noi. Utilizzando il gergo dei nostri ragazzi, potremmo dire che si è fatto nostro amico. Allora, se Lui si è fatto nostro amico, noi abbiamo un motivo in più per diventare amici tra di noi. E il tema dell’amicizia oggi è di fondamentale importanza».

«Le guerre, la solitudine, l’autoreferenzialità rischiano di allontanarci gli uni dagli altri – ha proseguito il vicario del Papa per la diocesi di Roma –. Allora è necessario più che mai ristabilire rapporti di amicizia autentica, dove ci si senta davvero fratelli, ci si senta solidali gli uni con gli altri, si condividano le stesse fatiche… Tutto sentendoci sostenuti da un Dio che è sempre in mezzo a noi, in mezzo a coloro che lo seguono, che lo amano, che cadono e che con la sua misericordia si rialzano».

Ecco, allora, «l’augurio di un Natale che ci rende più amici», da «estendere a tutta la nostra diocesi e la nostra città. Proviamo a riscoprire e a rafforzare i rapporti di amicizia, perché non sono mai scontati. Bisogna nutrirli, alimentarli con il dialogo, con la comprensione, con l’ascolto l’uno dell’altro. In una città che ci vede tutti più amici – ha concluso –, penso che potremmo stare meglio. Un augurio che al più presto diventi concretezza».

23 dicembre 2025

Auguri al personale del Vicariato di Roma

Auguri al personale del Vicariato di Roma

«Attraversare la notte con la certezza di ritrovare la luce»

Attraversare la notte con la certezza di ritrovare la luce. È il messaggio che padre Gaetano Piccolo, decano della facoltà di Filosofia all’Università Gregoriana, ha lasciato in dono come spunto di riflessione agli insegnanti di religione cattolica della diocesi di Roma che sabato pomeriggio, 20 dicembre, si sono riuniti per il consueto ritiro di Natale nella cappella del Seminario Romano di piazza di San Giovanni in Laterano.

Meditando su “Della notte e di come attraversarla”, il religioso ha spiegato come «in sintonia con il tempo liturgico che stiamo vivendo» è importante considerare come «la notte non è solo un topos letterario ma un archetipo che ci rimanda alle nostre paure di bambini, da un lato, ma che ci richiama anche la dimensione della meraviglia». Questa ambivalenza è stata presentata da padre Piccolo a partire dall’analisi di alcuni testi letterari, da un brano de “La notte” di Wisel al noto estratto dei Promessi sposi relativo alla notte dell’Innominato, a dire che «non esiste solo la nostra notte ma c’è la notte anche per l’umanità», come una dimensione universale, dunque, che «sembra divorare tutto». Eppure nella notte di Natale, in una mangiatoia, «il mistero dell’Incarnazione» mostra che «Dio non esita a stare là dove tu sei, là dove ti sei perso». Ciò che conta, per padre Piccolo, è saper riconoscere questa situazione e «da un nome al nostro buio, alla notte che stai sperimentando», avendo a mente che «Dio ci indica delle vie per attraversarla»; in primo luogo il religioso ha guardato al brano della Genesi che al capitolo 28 racconta di «una delle notti di Giacobbe, quella del sogno», mediante il quale «Dio lo raggiunge esattamente dove si sente perso e nel sogno c’è un dialogo profondo tra Dio e l’uomo» laddove «la scala rappresenta proprio il simbolo e lo strumento della comunicazione».

Centrale, nel brano biblico, il monito “Io sono con te” che aiuta a riconoscere come «in questo viaggio che è la tua vita – sono ancora le parole di padre Gaetano -, Dio ti accompagna» e dunque «nei tempi della vita in cui ti senti perso, guarda meglio: non sei solo». Ancora, il rimando al Cantico dei cantici, e in particolare ai capitoli 3 e 5 in cui «si parla della notte e della notte anche nella vita spirituale per cui più vai avanti e più devi avanzare anche nella notte», a dire che «Dio vuole essere cercato, probabilmente per farci uscire dall’egoismo del nostro io». Dunque, ha concluso padre Piccolo, «la Parola di Dio non cancella la notte, anzi, ci invita a riconoscerla, a darle un nome e ci indica però delle vie per attraversarla e a cogliere qualche piccola luce che è già accesa», come per Nicodemo «che va da Gesù di notte e nelle notte del suo cuore e che si lascia mettere in discussione perché dal buio alla luce ci vuole e c’è una progressione». Quindi anche se «la luce fatica ad entrare nella notte di Nicodemo», e di ognuno, per «nascere di nuovo e ricominciare serve trovare un modo nuovo di amare», ha detto infine padre Piccolo, come è stato per Nicodemo che «nel Vangelo di Giovanni, al capitolo 19, è tra coloro che vanno a chiedere il corpo di Gesù». La luce si trova, quindi, a patto di essere disposti a cambiare il cuore e il modo di amare.

Della ricerca della strada del bene ha parlato anche il vescovo Michele Di Tolve, responsabile dell’Ambito educativo, guardando al Vangelo della quarta domenica di Avvento e alla figura di Giuseppe perso «con la testa piena di pensieri di notte e, non vedendo una soluzione, la tentazione è quella di chiudere la porta del cuore». Ma proprio «quando il cuore è stanco e la testa è piena – sono ancora le parole del presule – Dio entra e dice “Non temere”» e questo «ci dice che anche noi dentro le nostre mediazioni della nostra vita, anche a scuola dove voi siete inviati a nome della Chiesa, se permettiamo a Cristo di giungere, con tutto quello che porta, noi accogliamo il mistero di Dio, come Giuseppe». Allora nel Natale, «Dio non ci dà una formula né un’idea ma ci dona Suo figlio, ci fa compagnia nella nostra vita e ci mostra un’altra strada per tenere il cuore aperto, rendendoci non arrendevoli ma pieni di speranza», ha sottolineato Di Tolve. Infine, incoraggiando i docenti di religione cattolica ad essere veri testimoni «sul fronte della scuola come Chiesa che ha il cuore aperto», il vescovo ha ricordato a tutti come «siete chiamati ad essere una porta aperta perché non evitate le domande più profonde», consapevoli che «la fede cattolica è una sorgente che ha fatto fiorire arte e cultura e se si dimenticano le radici della cultura nella fede cristiana, sempre più ci si allontana dalla dignità umana» mentre «chiediamo al Signore che nella vita di ognuno entri il Re della gloria e così entrerà anche quella speranza che non delude».

Al termine della celebrazione, la consegna da parte del vescovo Di Tolve del decreto di idoneità a più di 40 docenti: non un «privilegio», come ha spiegato il direttore dell’Ufficio scuola Rosario Chiarazzo, ma «una responsabilità ecclesiale» laddove i docenti di religione cattolica nella scuola «non sono solo trasmettitori di sapere ma testimoni di quella speranza che non delude mai», ha sottolineato il responsabile dell’Ufficio diocesano.

23 dicembre 2025

L’oratorio che fa squadra: mini rugby e mini calcio per crescere insieme

Dove il gioco diventa incontro e il campo un terreno di amicizia: così, nel quartiere Aurelio a Roma, lo sport si trasforma in una palestra di fraternità. Guidata da don Alessandro Pagliari, la comunità dei Santi Protomartiri Romani apre ogni giorno i suoi spazi a bambini, ragazzi e famiglie, offrendo loro un luogo dove crescere insieme, tra sorrisi, fatica condivisa e rispetto reciproco.

“Il Grest estivo ha coinvolto più di 200 bambini – spiega il parroco, don Alessandro – accompagnati da 70 animatori, mentre in occasione del Giubileo dei giovani la comunità ha ospitato 400 ragazzi, molti provenienti dalla Francia e da altre diocesi italiane. Nella vita di tutti i giorni, il mini calcio e il mini rugby rappresentano per i più piccoli un’occasione concreta per imparare a vivere insieme”.
A dare forma a questo progetto è l’Associazione sportiva dilettantistica Kekambas, che da quattro anni opera all’interno della parrocchia, in sintonia con il cammino avviato da don Alessandro. Due le discipline proposte: mini rugby e mini calcio, ma chissà che in futuro non si riesca ad ampliare l’offerta. Ai piccoli atleti, dai tre anni in su, non vengono trasmessi soltanto i fondamentali del rugby e del calcio, ma soprattutto l’attenzione all’altro, il gusto dell’incontro e la capacità di includere chi è più fragile.

“Siamo nella parrocchia dei Protomartiri da quattro anni, cioè da quando è arrivato don Alessandro – racconta il responsabile Davide Frezza –; siamo partiti subito con gli allenamenti di rugby per i bambini e poi abbiamo introdotto anche il calcio. Con i più piccoli lavoriamo soprattutto sulla psicomotricità, cioè proponiamo attività finalizzate innanzitutto alla crescita motoria, con esercizi pensati per aiutare i bambini a crescere nell’equilibrio e nella coordinazione, contrastando la vita troppo sedentaria che spesso li accompagna”.

Poi, a mano a mano che i piccoli sportivi crescono, si inizia a proporre “un’attività più strutturata, partecipiamo anche a partite o competizioni con altre squadre, ma sempre nell’ottica della crescita personale e sociale, inclusiva. Si crea un ambiente familiare, c’è un contatto diretto con i genitori, anche grazie al fatto che si fidano molto del parroco don Alessandro Pagliari”.

Tra l’Associazione sportiva e la parrocchia c’è una vera comunione di intenti: attraverso il gioco, si costruiscono relazioni, si imparano regole condivise, si scopre che nessuno deve sentirsi escluso.
“L’idea di fondo è valorizzare gli spazi che abbiamo – aggiunge don Alessandro –, sia tramite attività organizzate e strutturate, come quelle proposte da Kekambas, sia lasciando momenti liberi, durante i quali può partecipare chiunque, per favorire la socialità. Purtroppo nel quartiere mancano i punti di aggregazione, come un parco o una piazza e quello che trovano qui è uno spazio dove crescere con certi valori”.

La parrocchia ha scelto di utilizzare ogni spazio: accanto al campo da calcio, il grande terreno dell’oratorio si riempie ogni pomeriggio di bambini e ragazzi, anche provenienti da zone vicine. “La sfida è integrare tutti, anche chi ha difficoltà – conclude il parroco – Bisogna stare accanto ai giovani, dedicare loro tempo”.

Questa è solo una delle tantissime storie di salvezza e aiuto portate avanti sul territorio da sacerdoti, impegnati in prima linea, e dalle loro comunità.

Lo spiega chiaramente la nuova campagna istituzionale della Conferenza Episcopale Italiana dal claim incisivo “Chiesa cattolica italiana. Nelle nostre vite, ogni giorno”, che si articola attorno ad alcune domande – Che importanza dai a chi fa sentire gli anziani meno soli? A chi aiuta i ragazzi a prepararsi al futuro? A chi ti aiuta a pregare? – un racconto corale che mostra come la Chiesa abiti le storie di ogni giorno, con gesti di vicinanza, mani che si tendono, parole che consolano, segni che trasformano la fatica in speranza.

La campagna intende mostrare i mille volti della “Chiesa in uscita”, una comunità che si fa prossima ai più fragili e accompagna famiglie, giovani e anziani con azioni concrete. Dai percorsi formativi rivolti ai ragazzi, per imparare a usare intelligenza artificiale e nuove tecnologie, alle attività ricreative per gli anziani che spesso devono affrontare una vita in solitudine, dal sostegno alle persone lasciate sole, restituendo loro dignità e speranza, ai cammini di fede per aiutare ogni individuo a incontrare Dio nella vita quotidiana.

“Nell’Italia di oggi, senza la presenza viva della Chiesa, con la sua rete di solidarietà, – spiega il responsabile del Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica, Massimo Monzio Compagnoni – grazie all’impegno instancabile di migliaia di sacerdoti e volontari, mancherebbe un punto di riferimento essenziale. Attraverso questa campagna desideriamo rendere visibile quanto questa presenza sia concreta e incisiva nella quotidianità di tante persone”.

Ideata e prodotta da Casta Diva Group la campagna della Conferenza Episcopale Italiana è on air dal 30 novembre fino al 31 dicembre 2025. Gli spot, da 15” e da 30”, raccontano una Chiesa vicina, ogni giorno, attraverso cinque esempi concreti: l’attenzione agli anziani, che diventa cura per chi affronta la solitudine; l’impegno verso le nuove generazioni, che si traduce in percorsi formativi per l’utilizzo delle nuove tecnologie; il dono delle seconde possibilità, che si concretizza in una mano tesa a chi si sente escluso o emarginato; la forza della preghiera, che illumina il cammino di chi è in ricerca; la salvaguardia del creato, che passa anche dall’esplorazione scientifica per scoprire la bellezza nascosta nel mondo. Un invito a riconoscere nella vita di tutti i giorni il volto di una Chiesa che c’è, serve e ascolta, testimoniando la concretezza del Vangelo vissuto. Non solo tv, ma anche radio, digital e carta stampata, con uscite pianificate su testate cattoliche e generaliste, pensate per invitare a riflettere sui valori dell’ascolto, della vicinanza e della fraternità. Perché “la Chiesa cattolica è casa, è famiglia, è comunità di fede. Per te, con te”.

23 dicembre 2025

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