13 Giugno 2026

Alle 18.30 celebra la Messa al Villaggio per la Terra a Villa Borghese.

Organizzato dal Movimento dei Focolari e Earth Day Italia.

Omelia di S.E. Mons. Angelo De Donatis presso Università Campus Biomedico nel XXV° Anniversario della Fondazione – Roma, 24 aprile 2018

Università Campus Biomedico
XXV Anniversario della Fondazione
Omelia di S.E. Mons. Angelo De Donatis
Roma, 24 aprile 2018

Se avete qualche parola di esortazione per il popolo, parlate!
Questo invito fatto dai capi della sinagoga di Antiochia, dopo l’ascolto della Legge e dei Profeti, è raccolto dall’apostolo Paolo che, alzando la mano, chiede di parlare. E nel suo breve discorso fa una sintesi della storia della salvezza, nei suoi fatti principali, storia che trova poi il compimento nell’annuncio di Giovanni Battista che indica il Cristo.
Paolo, che ha visto la sua vita trasformarsi dall’incontro con il risorto sulla via di Damasco, ora è capace di rileggere l’intera storia di Israele, dandogli un senso pieno in relazione a Cristo.
Anche noi, questa mattina, siamo chiamati a “fare memoria” di un cammino di 25 anni, un tratto relativamente breve, ma significativo, considerando come e quanto questo luogo è cresciuto, diventando, nella nostra città – in particolare dal 2008 in questa sede nella zona sud – un polo ospedaliero e universitario di riferimento. L’intuizione che nel 1988 Monsignor Álvaro del Portillo aveva avuto suggerendo ad alcuni professionisti e docenti la promozione di una clinica universitaria a Roma, è stato un sogno divenuto presto realtà. Se ora dovessi chiedere io a voi se avete qualche parola di esortazione per gli altri, alla luce di questo cammino, credo che sarebbero tante le mani che si alzerebbero per intervenire. E penso che ognuno di voi potrebbe raccontare non solo grandi eventi, ma semplici storie di vita vissuta, di incontri, di vicinanza all’umanità che soffre. E potremmo, ad ogni storia raccontata, ripetere con gioia profonda le parole del salmo: “Canterò in eterno l’amore del Signore”, consapevoli ancora una volta che la sua Fedeltà si manifesta di generazione in generazione, con nostro grande stupore.
L’occasione del 25° sia quindi un richiamo a ritrovare il senso pieno di ogni storia in Cristo. Queste erano le motivazioni di don Àlvaro: offrire soluzioni alla realtà del dolore e della malattia, attingendo allo spirito cristiano di servizio.
Il vangelo di oggi ci aiuta a fissare lo sguardo su Cristo servo. Dopo aver lavato i piedi ai dodici, Gesù ci ricorda che noi siamo inviati di Qualcuno più grande di noi. Saremo beati se metteremo in pratica questo: riconoscere che ogni servizio, ogni annuncio, ogni atto d’amore è riferimento ad un Incontro con Lui. Nella misura in cui attingiamo al suo amore, potremo amare. Nella misura in cui rifiutiamo questo amore, come è successo a Giuda, allora perdiamo il senso della vita stessa, perdiamo noi stessi.
Solo guardando a Lui, il Maestro e Signore, che di lì a poco sarà innalzato sulla croce, i discepoli capiranno che è donandosi totalmente che si contribuisce a rendere la vita degli altri una vita piena. È dando la propria vita che si rende più bella la vita altrui.
Jose Maria Escrivà aveva ben capito tutto questo. In un giorno di agosto del 1931 durante la messa risuonarono in lui le parole di Gesù: “Io, quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me” (Gv 12,32), e comprese più chiaramente che la missione dei battezzati consiste nell’elevare la Croce di Cristo su ogni realtà sentendo nascere interiormente l’appassionante chiamata a far vivere il vangelo in tutti gli ambiti. Accolse allora senza vacillare l’invito fatto da Gesù all’apostolo Pietro: “Prendi il largo” e lo trasmise a tutta la sua Famiglia spirituale, affinché offrisse alla Chiesa un contributo valido di comunione e di servizio apostolico. Anche questo Campus, che trova radici nella testimonianza evangelica del vostro fondatore, è un “campo” dove prendere il largo, dove spargere il seme del Vangelo, di cui l’umanità di oggi ha un’intensa fame, soprattutto quando è colpita dalla fragilità fisica e spirituale.
Il contesto della Cena e del servizio è un contesto familiare: era la stanza superiore di una casa, probabilmente della famiglia di san Marco, di cui abbiamo celebrato ieri la festa. In questo contesto familiare, quotidiano, Gesù invita i suoi a ripartire, lavandosi i piedi gli uni gli altri.
In 25 anni questo Campus è stato – e continuerà ad essere – un luogo di assistenza e di cura della persona; entrando in questo ambiente non sembra di essere in un ospedale, ma anche qui c’è una dimensione familiare. Qui tanti professionisti, coadiuvati da molti che lavorano a loro fianco, si prendono cura della vita e della salute, con uno stile di accoglienza, di umanità, in cui la relazione è la prima medicina per avviare una terapia adeguata alle diverse malattie del corpo. E, in un luogo in cui il vostro ospedale eccelle per la presenza di macchinari “dell’ultima generazione” – per la diagnosi e la cura delle malattie – ricordatevi sempre che al di là di ogni macchina ci sono due persone: un uomo malato e un uomo che lo cura. Possiamo pure fare una risonanza perfetta del corpo, ma occorre puntare anche alla “risonanza” che può esserci in un’anima che si senta amata.
È così che, come ci ha ricordato Papa Francesco nell’ultima esortazione “Gaudete et exsultate”, possiamo rispondere in pienezza, anche nel contesto lavorativo, alla vocazione di tutti alla santità – tema così caro al vostro fondatore – una santità fatta di piccoli particolari dell’amore. Una santità “della porta accanto”, anche quando si tratta della porta di una camera di degenza o quella di uno studio medico o di una sala operatoria.
Per portare a compimento una missione tanto impegnativa, occorre però un’incessante crescita interiore alimentata dalla preghiera. San Josemaría fu un maestro di preghiera, che egli considerava come straordinaria “arma” per redimere il mondo. Raccomandava sempre: “In primo luogo, orazione; poi, espiazione; in terzo luogo, molto «in terzo luogo», azione” (Cammino, n. 82). Non è un paradosso, ma una ve¬rità perenne: la fecondità dell’apostolato sta innanzitutto nella preghiera e in una vita sacramentale intensa e costante. Questo è, in fondo, il segreto della santità e del vero successo dei santi.
Infine vorrei rivolgermi ai giovani che qui studiano e si esercitano in vista della futura professione accanto ai malati. In un mondo sempre più privo di punti di riferimento, sappiate essere, per i vostri coetanei, testimonianza credibile e gioiosa di come la vita può avere un senso pieno mettendosi a servizio dell’altro, del prossimo più debole. E anche se studiate in vista di un lavoro, non dimenticate mai che essere medici ed infermieri è prima di tutto una vocazione e una missione. Imparate qui, a contatto con l’umanità, in particolare nel servizio agli anziani, a farvi domande profonde e a trovare risposte attingendo alla testimonianza di quei santi della porta accanto, di tante persone che quotidianamente offrono tempo, energie, competenze, e amore per gli altri.
Jose Maria Escriva diceva: “A Gesù si va e si “ritorna” sempre per Maria”. Affidandovi al Signore, chiediamo l’intercessione di Maria, perché ci aiuti, vi aiuti, a rinnovare ogni giorno l’Eccomi, anche presso la croce dell’umanità sofferente.

Preghiera per le vocazioni, la veglia al Maggiore con il vicario De Donatis

Monsignor Angelo De Donatis, vicario del Papa per la diocesi di Roma, ha presieduto venerdì 20 aprile al Seminario Romano Maggiore la veglia diocesana in preparazione alla 55ª Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni. Ai diaconi che sono poi stati ordinati sacerdoti domenica 22 dal Papa, ha rivolto un invito alla «sequela totale e autentica».

Prima dell’esposizione eucaristica per il momento di adorazione, due degli ordinandi hanno portato la loro testimonianza, raccontando la propria vocazione. Juraj Bašković, 37 anni, croato, che l’ha maturata in seno al Cammino neocatecumenale, ed Emilio Cenani, 32 anni, formatosi al Maggiore, originario di San Frumenzio ma cresciuto nella fede nella parrocchia di Sant’Ippolito.

Ordinati undici sacerdoti per la Diocesi

«Per favore non stancatevi di essere misericordiosi». È l’appello rivolto dal Papa ai nuovi sacerdoti ordinati domenica 22 aprile, Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni, nella basilica di San Pietro. Cinque hanno studiato al Pontificio Seminario Romano Maggiore: il ventiseienne Michele Ferrari; Massimo Cunsolo, di 28 anni; Gabriele Nasca, 29 anni; Emilio Cenani, 32 anni; Renato Tarantelli Baccari, 41 anni. Altri sei si sono formati nel Collegio Diocesano Redemptoris Mater: Thierry Randrianantenaina, 27 anni;M oises Pineda Zacarias, nato 28 anni fa; Fabio Alejandro Perdomo Lizcano, 36 anni; Juraj Bašković e Phaolo Van Tan Do, entrambi di 37 anni; il 38enne Peter Dass Thein Lwin.

Provengono dalla congregazione religiosa Famiglia dei Discepoli tre sacerdoti originari dell’India, Sathiyaraj Amalraj, Pradeep Antony Babu Edwin Amalraj, Joseph Mariaraj, e il peruviano William Humberto Mezones Shelton. Francisc Lăcătuş, nato 31 anni fa, ha intrapreso il suo cammino di formazione presso il seminario “Don Orione”. Con il Papa hanno concelebrato monsignor Angelo De Donatis, vicario di Roma, i vescovi ausiliari, i superiori dei seminari interessati e i parroci degli ordinandi. Quattro dei nuovi sacerdoti hanno affiancato il Papa per la recita del Regina Coeli dalla finestra dello studio nel Palazzo Apostolico Vaticano.

 

 

 

Omelia di S.E. Mons. Angelo De Donatis in occasione del Natale di Roma – Campidoglio, 21 aprile 2018

Omelia di S.E. Mons. Angelo De Donatis
in occasione del Natale di Roma
Campidoglio, 21 aprile 2018
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“Tu hai parole di vita eterna”.
Questa espressione così ricca e provocante ci rimanda a questo giorno, in cui celebriamo la memoria del Natale di Roma, chiamata la città eterna, ovviamente per analogia. Mi sento di dirvi che la parola eternità dovremmo riservarla a ciò che veramente è eterno. Ma è proprio qui che la provocazione diviene più insistente: perché non proporre a tutti gli abitanti di questa città (ed in particolare ai giovani) di vivere nella speranza, di avere speranza, di camminare nella speranza? E la speranza ha sempre un occhio rivolto verso l’eternità, perché altrimenti è una speranza già limitata e riduttiva.
Nella città, allora, vediamo quanto sia necessario, oggi più che mai, aprire sentieri di speranza e ciascuno potrà farlo secondo le sue competenze e secondo il proprio compito. Agli amministratori compete di permettere che i giovani non perdano la speranza, così come ci chiede fortemente il nostro Vescovo Papa Francesco; e compete anche la responsabilità di operare affinché per gli anziani non ci sia la disperazione della solitudine; così come che tutti i bambini possano vedere un futuro gioioso ed ogni adulto senta la responsabilità e la gioia di impegnarsi per edificare una città serena ed accogliente, inserita in un mondo migliore che – insieme- è possibile costruire. Possiamo negare un’accoglienza carica di speranza ai tanti fratelli e sorelle che bussano alle nostre porte, venendo da paesi lontani e chiedendo uno sguardo di tenerezza ed un conforto umano? Non si esaurisce facilmente l’elenco delle attese di speranza….
Evidentemente alla comunità cristiana compete il compito gioioso – direi il ministero – di annunciare la speranza della vita risorta che Gesù ci ha donato. A noi viene chiesto di proclamare con forza che la vita ha sempre una forza gioiosa, anche nelle difficoltà e che la presenza di Dio nella nostra quotidianità (in cui possiamo realizzare la nostra aspirazione alla felicità e alla santità, come ci ricorda il Papa nella lettera Gaudete et exultate, appena donata alla Chiesa) è un conforto che consente di camminare e di andare oltre, superando le difficoltà.
Lavoriamo insieme nella città, affinché le persone sentano la gioia di vivere insieme e non si fermino alle fatiche di una quotidianità impegnativa, alle delusioni, alle preoccupazioni, alla tristezza che spesso affiorano nelle loro giornate. Lavoriamo affinché questa città riscopra la sua vocazione di essere casa comune ed accogliente, senta forte la responsabilità di essere un centro che irradia valori umani ed evangelici, proprio perché è stata scelta per essere il “cuore” della fede cristiana grazie alla memoria della fede semplice e sincera che i Martiri hanno testimoniato nella storia, offrendo la loro vita nella certezza della Resurrezione e della vittoria di Cristo sulla morte.
Lavoriamo assieme per permettere a questa bella ed amata città di avere sempre lo spirito dell’apertura e del dialogo, di essere segno di accoglienza e di fraternità, di proporre gesti concreti di prossimità e di profezia. Se viviamo in questo spirito e con questo desiderio di collaborazione, certamente potremo dire ad ogni donna e ad ogni uomo della nostra comunità, come avvenne per Tabità: “Ti dico, alzati!” Ritrova la speranza e gioisci della tua vita!

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