18 Giugno 2026

San Leone, «casa comune per crescere nella fraternità»

Quella della parrocchia di San Leone I è una comunità in prima linea sia per la collocazione geografica della chiesa, visibile sulla strada all’inizio di via Prenestina, sia per l’azione sociale. Vive una realtà segnata da «nuovi e insistenti bisogni» come fragilità economica, disagio psicologico, difficoltà a trovare un lavoro e un alloggio dignitosi. Vi è poi la necessità di contrastare la solitudine degli anziani, di «umanizzare le relazioni» in un clima spesso permeato di diffidenza e di paura. Ma la comunità non si fa abbattere dalle difficoltà e vive un profondo rinnovamento grazie alla comparsa di «segni di speranza che incoraggiano e confortano il servizio di evangelizzazione e la stessa vita parrocchiale» afferma il parroco don Michele Caiafa. Martedì sera ha accolto il cardinale vicario Baldo Reina in visita pastorale. Il porporato ha incontrato il presbiterio, presieduto la Messa e dialogato con il Consiglio pastorale.

Ha dedicato la parte centrale dell’omelia all’azione e ai doni dello Spirito Santo che rendono il credente «abile a ragionare alla maniera di Dio. Noi ragioniamo secondo categorie umane – ha aggiunto -, dovremmo attivare il modo di ragionare del Signore». Questo riguarda soprattutto la vita della comunità parrocchiale che «non è chiamata soltanto a organizzare servizi. È lo strumento che Dio ci dona perché possiamo assumere sempre di più il suo stile». La parrocchia diventa quindi «l’eco di Dio in un preciso territorio», ha spiegato il vicario invitando a interrogarsi su quale messaggio essa trasmetta. «Noi comunichiamo sempre – le parole di Reina -: con le parole, con i gesti, con la testimonianza. Possiamo essere interessati a ciò che accade in questo territorio e comunicare l’amore di Dio, oppure possiamo non esserlo e comunicare indifferenza». L’altro suggerimento del cardinale è stato quello di «acquisire l’atteggiamento della lode, che porta ad affidare la propria vita a Dio», a liberarsi dal rischio di concentrarsi solo su se stessi e a «riconoscersi piccoli».

Presentando la comunità, don Caiafa racconta delle «nuove famiglie che si stanno inserendo nella comunità» e della «crescita significativa dei partecipanti alla formazione ai sacramenti negli ultimi due anni». Anche i giovani rispondono all’appello, coinvolgendosi «in iniziative caritative e di catechesi, grazie ad un lavoro attento di pastorale giovanile svolto nella prefettura» dichiara il sacerdote rimarcando che la parrocchia sta così «diventando sempre più la casa comune in cui crescere nelle relazioni e nella fraternità». L’obiettivo ora è superare la logica dei «gruppi chiusi e autoreferenziali» perché la vera comunità, conclude Caiafa, «è l’esperienza di un popolo di Dio che cammina in comunione».

Per quel che riguarda l’iniziazione cristiana, Alessia spiega che l’attenzione è posta sulla cura del rapporto tra catechesi ed evangelizzazione e sul coinvolgimento di giovani e famiglie. Con queste ultime si condividono «esperienze di convivialità e fraternità con colazioni, pranzi e ritiri, che diventano occasioni preziose per coltivare legami autentici e generare comunione. Il nostro percorso – aggiunge – è un viaggio di fede, un cammino condiviso con catechisti, bambini, ragazzi e famiglie, che mantiene sempre la stessa radice: l’incontro personale con Cristo, vissuto nella comunità». (di Roberta Pumpo da Roma Sette)

7 dicembre 2025

Santa Messa nella parrocchia Santi Francesco e Caterina Patroni d’Italia

Santa Messa nella parrocchia Santi Francesco e Caterina Patroni d’Italia

A San Romano la «premura nella carità»

La fede espressa con il sostegno concreto. È la vocazione della comunità parrocchiale di San Romano Martire, a Pietralata, impegnata a includere i disabili, offrire un tetto alle mamme sole, una famiglia ai minori non accompagnati, un pasto caldo ai senza dimora. Una carità espressa in molteplici forme illustrate domenica 30 novembre al cardinale vicario Baldo Reina nella visita pastorale che si è conclusa con la Messa, durante la quale ha amministrato il sacramento della cresima a quattordici ragazzi. Una parrocchia «formata all’ascolto della Parola, dedita alla preghiera ma soprattutto premurosa nella carità», dice il parroco don Julio Lavin de Tezanos Pinto.

«Viviamo tempi difficilissimi», ha affermato Reina all’omelia e, volgendo lo sguardo verso i giovani, si è chiesto cosa incontrano nelle scuole e nei nostri quartieri. «Come facciamo a non essere preoccupati per quello che accade in questo nostro tempo? Abbiamo il dovere, per questi ragazzi, di dire qualche no, di orientarli in maniera sana, di dire in maniera chiara che ci sono delle cose che non li aiutano, che non fanno bene alla loro crescita».

Don Julio, parlando delle attività che si svolgono in ambito caritativo, ricorda che due sere a settimana i volontari portano un centinaio di pasti caldi ai senza dimora che gravitano nei pressi della stazione Tiburtina. Ogni sabato i locali parrocchiali ospitano la mensa dove «senza dimora, anziani soli, persone in difficoltà siedono a tavola e vengono serviti dai volontari – afferma il sacerdote -. Un servizio che a turno coinvolge tutti i gruppi parrocchiali». Attraverso il Centro di ascolto, la Caritas supporta settanta famiglie con pacchi alimentari e, in alcuni casi, con il pagamento delle utenze. «Inoltre – aggiunge il parroco – durante la pandemia le Misericordie di San Romano hanno coordinato il progetto “Spesa SOSpesa”, mobilitando decine di volontari per distribuire oltre mille pacchi alimentari a domicilio». Avviata a San Romano Martire anche la pastorale dei sordi. «Un interprete Lis è presente alle celebrazioni e agli incontri di catechismo».

Prima tappa della visita pastorale è stata la casa famiglia Ain Karim, una delle cinque gestite dall’omonima associazione. In tre risiedono mamme con diciotto bambini; due sono dedicate ai minori, con sei bambini fino agli 11 anni nella Casa Silo e sei adolescenti nella Casa Nazareth, oltre a due ragazzi che frequentano il diurno. «Il cardinale ha incontrato alcuni membri di questa grande “famiglia diffusa”», racconta la presidente Paola Lamartina.

L’opera di Ain Karim si estende alla semi-autonomia, una seconda fase dell’accoglienza che «rende bella la parrocchia». Sei appartamenti accolgono venti ospiti, tra neomaggiorenni e mamme con bambini che hanno lasciato le case famiglia, ma che non hanno la stabilità economica per un affitto. Nel tempo sono state ospitate donne agli arresti domiciliari e non di rado genitori di figli ricoverati negli ospedali della Capitale. «Ci si aiuta vicendevolmente e si resta legati per sempre – le parole di Lamartina -. Da poco abbiamo festeggiato una giovane laureata in ingegneria. È stata tra le prime a nascere ad Ain Karim».

Presentata al cardinale anche l’Arvad (Associazione romana volontari assistenza diversabili), che tutti i pomeriggi lavora con 28 disabili attraverso laboratori di teatro, musica e pet therapy. Attese dalla comunità le loro recite di Natale e la Via Crucis preparate con cura. (di Roberta Pumpo da Roma Sette)

7 dicembre 2025

Santa Messa a San Francesco d’Assisi a Ripa Grande

Santa Messa a San Francesco d’Assisi a Ripa Grande

Festa di San Nicola della Comunità Ucraina presso la Basilica Minore di Santa Sofia (Uff. Migrantes per la pastorale della mobilità umana)

Festa di San Nicola della Comunità Ucraina presso la Basilica Minore di Santa Sofia (Uff. Migrantes per la pastorale della mobilità umana)

In Aula Paolo VI per il Concerto con i poveri

In Aula Paolo VI per il Concerto con i poveri

“1.700 anni dalla celebrazione del primo concilio di Nicea”: convegno a Palazzo Lateranense

Istanbul

Si rifletterà sull’esperienza del pellegrinaggio in Türkiye, “Terra Santa della Chiesa”, il prossimo giovedì 11 dicembre, alle ore 10, nella Sala degli Imperatori del Palazzo Apostolico Lateranense (ingresso da piazza San Giovanni Paolo II, 1), nel corso del convegno “1.700 anni dalla celebrazione del primo concilio di Nicea”. Organizzato al termine del viaggio apostolico di Papa Leone XIV in Türkiye e in Libano, l’appuntamento vedrà la partecipazione, tra gli altri, del cardinale vicario Baldo Reina; di Zeynep Selvi, consigliere dell’Ambasciata di Türkiye – Ufficio Cultura e Informazioni; di suor Rebecca Nazzaro, direttrice dell’Ufficio per la pastorale del Pellegrinaggio – Opera Romana Pellegrinaggi; Cristoforo Gorno, conduttore e autore Rai di “Cronache dal mito”. L’iniziativa è promossa dall’Ufficio diocesano per la pastorale del pellegrinaggio – Opera Romana Pellegrinaggi e l’Ufficio Cultura e Informazioni dell’Ambasciata di Türkiye.

Focus dell’incontro sarà il Primo Concilio Ecumenico di Nicea, che il Santo Padre ha definito «un evento provvidenziale per l’umanità». Tenutosi nel 325 d.C., è stato il primo concilio ecumenico della Chiesa cristiana, ed ha avuto, tra i suoi risultati, la condanna dell’arianesimo e l’elaborazione del “Simbolo di Nicea” (o Credo niceno), che, come afferma Papa Leone XIV, «è la professione di fede che unisce tutti i cristiani. Essa ci dà speranza nei tempi difficili che viviamo, in mezzo a molte preoccupazioni e paure, minacce di guerra e di violenza, disastri naturali, gravi ingiustizie e squilibri, fame e miseria patita da milioni di nostri fratelli e sorelle» (Lettera Apostolica In unitate fidei). La commemorazione non è solo un momento per ricordare la storia, ma vuole spronare all’apertura verso lo «stesso Spirito Santo che parlò attraverso Nicea, mentre affrontiamo le numerose sfide del nostro tempo» (Dichiarazione Congiunta di Papa Leone XIV e S.S. Bartolomeo I del 29 novembre 2025).

Il convegno mira inoltre a valorizzare la Türkiye come vera e propria “Terra Santa della Chiesa”, terra che ha visto la nascita delle prime comunità cristiane, grazie alla predicazione degli apostoli e che è stata culla dei primi concili. «Nel nostro servizio di promozione del pellegrinaggio – afferma suor Rebecca Nazzaro –, l’esperienza in Türkiye è fondamentale per portare i pellegrini alle radici della nostra fede e per vivere la comunione con le comunità locali, che Papa Leone XIV durante il suo viaggio ha così descritto: “La Chiesa che vive in Türkiye è una piccola Comunità che, però, resta feconda come seme e lievito del Regno”. La radicalità di vita, e il loro profondo attaccamento al Vangelo è sempre per i nostri pellegrini motivo di grande riflessione e di sprone a tornare a vivere sempre più fermamente la loro e nostra identità cristiana».

Offrirà l’occasione per presentare i nuovi itinerari dell’Opera Romana Pellegrinaggi nel Paese, in particolare quelli che toccheranno Iznik, l’antica Nicea, dove Papa Leone XIV si è recato nel suo recente viaggio, nonché i luoghi legati alla memoria di don Andrea Santoro, sacerdote fidei donum della diocesi di Roma, nel ventennale della sua scomparsa.

A conclusione dell’incontro, ai partecipanti sarà data l’opportunità di prendere parte a una visita guidata del Palazzo Lateranense.

6 dicembre 2025

Immacolata Concezione a Lourdes e Fatima (ORP)

Immacolata Concezione a Lourdes e Fatima (ORP)

Santa Messa e a seguire assemblea parrocchiale presso la parrocchia Santa Maria della Presentazione

Santa Messa e a seguire assemblea parrocchiale presso la parrocchia Santa Maria della Presentazione

La Caritas di Roma presenta il Rapporto “Accogliere è già curare”

In vent’anni di attività 531 persone provenienti da 61 Paesi hanno varcato la soglia di Ferite Invisibili, il servizio della Caritas di Roma dedicato alla cura dei migranti sopravvissuti a tortura, violenze intenzionali e traumi estremi. Sono giovani – l’età media è di 26 anni – spesso senza famiglia, arrivati dopo percorsi segnati da persecuzioni, guerre, detenzione, sfruttamento. Tra loro ci sono anche 157 minori, molti dei quali non accompagnati, che portano ferite profonde e silenziose.

All’attività di questo servizio – un progetto promosso dalla Caritas di Roma nel 2005 e riconosciuto dall’Ufficio delle Nazioni Unite dell’Alto Commissario per i Diritti Umani all’interno della rete sovranazionale di sostegno e cura alle vittime di tortura – è dedicato il nuovo numero di Sguardi, il Quaderno di approfondimento che porta il titolo “Accogliere è già curare”. Il Rapporto è stato presentato oggi, 5 dicembre, nel corso della giornata di studi “Quando le ferite sono invisibili. Corso base sul riconoscimento dei segnali di vulnerabilità delle vittime di violenza”, ospitata dal Polo della carità “Don Pino Pugliesi” al Tiburtino III, che ha visto la partecipazione di 70 operatori sociali.

La pubblicazione nasce come percorso di formazione condivisa dell’équipe multidisciplinare di Ferite Invisibili – psicologi, psicoterapeuti, psichiatri, mediatori linguistico-culturali, operatori sociali – e riflette sulla complessità del prendersi cura di persone la cui sofferenza non è sempre visibile ma incide in profondità sulla vita presente e sul futuro. Il Quaderno affronta temi centrali come il valore terapeutico dell’accoglienza, la qualità della relazione con le vittime di traumi, il ruolo delle somatizzazioni come linguaggio del dolore, il trauma transgenerazionale che coinvolge minori e famiglie immigrate e l’importanza del “progetto di vita” come parte integrante del percorso di guarigione.

La maggior parte dei pazienti giunti a Ferite invisibili sono richiedenti protezione internazionale (44,3%), mentre il 26,8% si è rivolto al Servizio dopo averla ottenuta (tra cui 11,7% di pazienti rifugiati e 6,3% con protezione sussidiaria). Il 16,3% dei pazienti non aveva alcuna scolarizzazione e, al momento della prima visita, il 17,1% non parlava italiano, il 56,8% lo parlava in modo insufficiente, il 23,0% in modo sufficiente e il 3,3% molto bene. Al netto di un 26,8% di casi in cui una diagnosi formale non era registrata in cartella clinica, quella di gran lunga prevalente è stata il disturbo da stress post-traumatico (79,7%), seguita da quella di depressione (10,4%).

Complessivamente sono stati effettuati 6.877 colloqui psicoterapeutici con una media di quasi 13 sedute a paziente, a sottolineare la complessità e la delicatezza dell’approccio terapeutico. Nel 28,3% dei casi è stato anche ritenuto utile affiancare lo psichiatra per una terapia farmacologica. Nel 71,8% dei casi si è fatto ricorso alla mediazione linguistico-culturale. Infine, sono state rilasciate 234 certificazioni dello stato di salute psicofisica attestanti le violenze subite, nella maggior parte dei casi utilizzate dai richiedenti protezione internazionale a sostegno e dimostrazione del loro diritto alla protezione.

Il Quaderno racconta la storia del Servizio e la sua evoluzione, a partire dalla conferenza internazionale “One Billion” promossa dalla Caritas di Roma nel 2024 con i Ministri della Salute dei paesi in guerra, fino al riconoscimento nella rete Onu per il sostegno alle vittime di tortura. Ripercorre l’intuizione clinica, culturale e pastorale che ha portato a creare un luogo dove la cura che va oltre la psicoterapia, ma passa attraverso un ambiente capace di far sentire al sicuro: una porta sempre aperta, un campanello con il disegno di una foglia, simbolo del servizio, un tè caldo offerto con semplicità, il tempo necessario per costruire fiducia.

Il Quaderno Sguardi n. 6/2025 è disponibile sul sito caritasroma.it/

5 dicembre 2025

La solennità dell’Immacolata: l’omaggio del Papa

Tradizione e devozione si fondono nell’omaggio all’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria, in occasione della solennità che si celebra l’8 dicembre. Per tutta la giornata di lunedì 8, come di consueto, gruppi e singoli fedeli porteranno il proprio omaggio al monumento dedicato all’Immacolata, in piazza Mignanelli, a ridosso di piazza di Spagna. Come da tradizione, i primi saranno i Vigili del fuoco, in onore dei 220 colleghi che l’8 dicembre del 1857 inaugurarono l’opera: alle 7 saliranno fino in cima per deporre la propria ghirlanda di fiori sul braccio della Vergine. Quest’anno, per la prima volta, ci sarà anche Papa Leone XIV. Arriverà a piazza di Spagna attorno alle 16 e sarà accolto dal vicario generale di Sua Santità, il cardinale Baldo Reina, e dal sindaco Roberto Gualtieri; sosterà in preghiera davanti al monumento e lascerà una ghirlanda di fiori.

Prima del Santo Padre, saranno numerosi i gruppi e le personalità che lasceranno serti floreali ai piedi della colonna alta 12 metri, progettata dall’architetto Luigi Poletti, sulla cui sommità svetta la statua in bronzo realizzata dallo scultore Giuseppe Obici. Alle 8.30 interverrà il Corpo della Gendarmeria Vaticana, con la banda che eseguirà un inno alla Madonna; poi la parrocchia di Sant’Andrea delle Fratte, il Sovrano Ordine di Malta, la Legio Mariae, il Circolo S. Pietro, la Fondazione Don Gnocchi, l’Unitlasi, diversi istituti scolastici… Alle ore 9, nella chiesa di Trinità dei Monti, ci sarà la Messa, presieduta da monsignor Francesco Pesce, incaricato diocesano per la Pastorale sociale e del lavoro, con i lavoratori delle aziende romane più importanti, comprese le comunali e municipalizzate, che si recheranno poi a portare il proprio omaggio alla statua mariana.

Ad animare la giornata ci saranno i Frati Minori Conventuali della vicina parrocchia dei Santi XII Apostoli. Nella basilica, tra l’altro, si tiene la più antica novena all’Immacolata di Roma: dal 29 novembre fino al 7 dicembre, ogni giorno, è prevista alle 17.45 la recita del Rosario e il canto delle litanie; poi, alle 18.30, la Messa presieduta da un cardinale con il canto del “Tota Pulchra”, composto proprio da un frate minore conventuale, padre Alessandro Borroni (Senigallia 1820 – Assisi 1896).

«Ogni anno, nella nostra basilica dei Santi XII Apostoli, celebriamo la novena e la solennità dell’Immacolata Concezione: un tempo di grazia che illumina il cammino dell’Avvento, nella dolce attesa dell’incontro con Gesù, Salvatore del mondo», ricorda padre Francesco Celestino, parroco della basilica. «I francescani nutrono un affetto particolare verso l’Immacolata – sottolinea il sacerdote –. Basti pensare ai tanti santi che hanno amato profondamente Maria: san Francesco, sant’Antonio di Padova, beato Giovanni Duns Scoto, san Bonaventura, san Francesco Antonio Fasani, san Massimiliano Kolbe. Fu proprio un francescano, Papa Sisto IV, nel 1477, a concedere la licenza di celebrare solennemente la festa dell’8 dicembre, gettando i primi semi dell’attuale novena. Egli diffuse ampiamente la devozione all’Immacolata ben prima della proclamazione del dogma da parte di Pio IX nel 1854».

Oggi la Messa ai Santi XII Apostoli sarà celebrata dal cardinale Angel Fernandez Artime, pro-prefetto del Dicastero per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica, nonché legato pontificio per le basiliche papali di Assisi. Giovedì 4 è atteso il cardinale Claudio Gugerotti, prefetto del Dicastero per le Chiese orientali; venerdì 5 dicembre presiederà la liturgia il cardinale Rolandas Makrickas, arciprete della basilica papale di Santa Maria Maggiore. Infine, sabato 6, presiederà il cardinale Marcello Semeraro, prefetto del Dicastero delle cause dei santi; domenica 7 il cardinale Mauro Gambetti, vicario generale di Sua Santità per la Città del Vaticano. Lunedì 8 la solenne celebrazione eucaristica sarà guidata dal cardinale Leonardo Sandri, prefetto emerito del Dicastero per le Chiese orientali.

3 dicembre 2025

Impegni istituzionali in Vaticano

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