Perchè scegliere l’IRC

 

«Ora di religione, scelta educativa significativa» ( M.Altoviti)

Il direttore dell’Ufficio scuola diocesano Chiarazzo: «Un luogo dove riscoprire l’integralità dell’umano». Il messaggio della presidenza Cei

Così i vescovi italiani guardano all’insegnamento della religione cattolica (irc), definendolo «un laboratorio di cultura e di umanità», nel Messaggio della presidenza della Conferenza episcopale italiana diffuso in vista della scelta di avvalersi di tale insegnamento nel prossimo anno scolastico. Con le iscrizioni alle prime classi di ogni ciclo del prossimo febbraio, infatti, le famiglie e gli alunni avranno la possibilità di esercitare la loro scelta che tuttavia non consiste in «una casella da spuntare per abitudine, come prassi», ma è invece «una scelta educativa significativa, che può incidere sul modo in cui i giovani imparano a leggere sé stessi e il mondo», risultando dunque «un’occasione di formazione culturale e umana, oltre che spirituale». A dirlo è Rosario Chiarazzo, direttore dell’Ufficio per la pastorale scolastica del Vicariato, osservando come «in un tempo in cui la persona rischia di essere ridotta a prestazione e consumo, l’irc viene presentato come un luogo dove riscoprire l’integralità dell’umano», anche in riferimento «all’immagine forte attribuita nel messaggio a Papa Leone XIV per cui l’essere umano non è un sistema di algoritmi ma è creatura, relazione, mistero». In questa prospettiva, quindi, «l’ora di religione diventa un “laboratorio” per comprendere il codice culturale che ha plasmato la storia italiana ed europea – continua Chiarazzo –, allenando uno sguardo critico e costruttivo e sostenendo la crescita personale e culturale della persona e, insieme, sviluppando quella che i vescovi definiscono “intelligenza spirituale” ossia capace di muoversi nel pluralismo contemporaneo, di riconoscere i valori comuni e di dialogare con le diverse tradizioni religiose senza perdere profondità». I numeri, fa sapere il responsabile dell’Ufficio diocesano, «confermano la disciplina come presenza stabile nel panorama scolastico e raccontano una continuità: da anni più dell’80% degli studenti italiani decide di avvalersi dell’irc, con una media che sale fino a sfiorare nella nostra diocesi quasi il 90% tra primaria e secondaria di primo grado, mentre scende nella secondaria di secondo grado». Da qui, il direttore esprime «una nota di merito ai nostri insegnanti che, oltre ad una preparazione universitaria solida raggiunta nei luoghi ad essa deputata, non sono docenti isolati o autosufficienti ma espressione viva della comunità ecclesiale» laddove, come si legge nel Messaggio della Cei, «l’insegnante di religione cattolica non è un funzionario ma un testimone, chiamato a vivere la scuola come luogo di dialogo e presenza evangelica di profonda umanità». In conclusione, Chiarazzo constata come «sullo sfondo del Giubileo della speranza appena concluso bisogna vivere nella consapevolezza che educare, oggi, è ancora un atto di fiducia nel futuro» e,richiamando ancora una volta le parole dei vescovi e il loro Messaggio, auspica che i genitori sappiano riconoscere nell’irc «una bussola per orientarsi nel mare agitato della vita senza paura delle tempeste». ( Pubblicato su Romasette 18.01.2026)

Perché è importante scegliere l’ora di religione a scuola. (N.Incampo)

Lettera inviata a Orizzonte Scuola (Il testo pubblicato)

Ogni anno, quando arriva il momento dell’iscrizione, molti studenti si trovano di fronte alla stessa domanda: “Vuoi avvalerti dell’insegnamento della religione cattolica?” Alcuni rispondono d’istinto, altri ci pensano su, altri ancora non sanno bene cosa comporti questa scelta. Eppure, l’ora di religione – spesso sottovalutata o vista come una pausa dalle materie più “pesanti” – rappresenta un’occasione formativa unica, capace di unire cultura, riflessione e dialogo.

In un mondo dominato dalla fretta, dai social e dalle informazioni che scorrono a velocità impressionante, fermarsi a riflettere diventa un lusso raro. L’ora di religione offre proprio questo: un tempo per pensare.

Durante le lezioni si affrontano temi profondi come la vita, la morte, la libertà, l’amore, la giustizia e la speranza. Argomenti che toccano tutti, credenti e non credenti. Non si tratta solo di “parlare di Dio”, ma di confrontarsi su ciò  che rende la vita umana degna di essere vissuta.

Spesso l’insegnante non dà risposte pronte, ma invita gli studenti a riflettere, discutere e ascoltare punti di vista diversi.

In questo senso, l’ora di religione diventa una palestra di pensiero critico e di dialogo autentico, un’occasione per scoprire se stessi e gli altri.

La religione cattolica fa parte in modo profondo della storia e della cultura italiana ed europea. Le opere d’arte, la letteratura, la musica e perfino molte leggi e istituzioni sono nate in un contesto culturale segnato dal cristianesimo.

Senza un minimo di conoscenza religiosa, è difficile comprendere appieno capolavori come la Divina Commedia, gli affreschi di Giotto o la Cappella Sistina.

Frequentare l’ora di religione significa quindi conoscere meglio il nostro patrimonio culturale, capire il significato delle festività, dei simboli e dei valori che hanno costruito la nostra civiltà. È un modo per leggere con maggiore consapevolezza la realtà che ci circonda.

Viviamo in una società sempre più multiculturale, dove convivono persone di religioni e culture diverse. L’ora di religione cattolica, lungi dall’essere chiusa o “solo per i credenti”, è invece un luogo di dialogo e confronto.

Gli studenti imparano a conoscere non solo il cristianesimo, ma anche le altre religioni del mondo, comprendendo le loro somiglianze e differenze.

Questo percorso favorisce la tolleranza e il rispetto reciproco, due valori fondamentali in una società democratica. Capire le fedi altrui significa imparare a convivere pacificamente, a superare pregiudizi e a costruire ponti invece che muri.

A differenza di molte discipline più “tecniche”, l’ora di religione lascia spazio al dialogo e alla dimensione personale. Gli studenti possono esprimere le proprie opinioni, condividere esperienze, raccontare le loro domande interiori.

Non ci sono voti “per fede” o risposte obbligatorie, ma solo la voglia di capire e ascoltare. È una lezione che parla alla mente, ma anche al cuore.

È importante ricordare che l’insegnamento della religione cattolica è obbligatorio per lo Stato, ma facoltativo per gli alunni: nessuno è obbligato a seguirlo. Tuttavia, proprio perché è una scelta, frequentarlo diventa un gesto di libertà e consapevolezza.

Chi sceglie di partecipare non fa un atto di fede, ma sceglie di approfondire un aspetto fondamentale della vita umana e della cultura.

In definitiva, l’ora di religione a scuola non è un semplice insegnamento religioso, ma un percorso di crescita personale, culturale e spirituale. È un momento per conoscere il passato, capire il presente e interrogarsi sul futuro.

In una società che spesso si concentra solo sull’utile e sull’immediato, ritagliarsi un’ora per riflettere sui grandi interrogativi della vita pu  fare la differenza.

Forse è proprio questa la ragione più importante per sceglierla: perché in quell’ora impariamo non solo a sapere di più, ma anche a essere di più.