È una “missione di pace” quella affidata nel pomeriggio di ieri, 26 e 27 maggio, ai docenti di religione cattolica della diocesi, riuniti nella Sala Tiberiade del Seminario Maggiore per le assemblee di fine anno scolastico promosse dall’Ufficio per la pastorale scolastica e IrC del Vicariato.
A guidare la riflessione sul tema “Missione come prossimità” è stato padre Giulio Albanese, direttore degli Uffici diocesani missionario e per le comunicazioni sociali. Il missionario comboniano ha esortato i numerosi insegnanti della scuola dell’infanzia e primaria presenti a essere «testimoni e annunciatori del Regno, di cui la Chiesa è germe, segno e strumento», ricordando come esso si fondi su valori quali pace, solidarietà, sussidiarietà e bene comune.
Albanese ha definito provocatoriamente la pace il «core business della Chiesa», osservando che «ne parliamo ancora troppo poco». Da qui il richiamo alla responsabilità degli insegnanti di religione, chiamati a essere «annunciatori del Regno, e quindi missionari, tanto nelle periferie del mondo quanto in quelle della nostra città di Roma».
Richiamando le parole di don Tonino Bello sulla pace intesa come shalom, il relatore ha sottolineato la necessità di costruire «la convivialità e l’armonia tra le differenze», che non vanno considerate una minaccia, ma «un valore e un dono». Dono è la pace stessa, «quella che Gesù offre agli apostoli riuniti nel cenacolo dopo la sua morte e risurrezione», ha aggiunto Albanese: un dono da condividere, di cui «inadeguatamente siamo stati resi partecipi».
Condividere la pace significa allora farsene portatori presso gli altri. «Puoi testimoniarla solo nella misura in cui sei prossimo all’altro», ha evidenziato il comboniano, indicando nella parabola del buon samaritano il cuore dell’evangelizzazione: «Essere prossimo all’altro e per gli altri è il vero fulcro dell’annuncio cristiano».
Nella seconda parte dell’incontro, la commissione di insegnanti di religione che ha lavorato sul tema della continuità didattica tra i diversi ordini di scuola ha presentato i risultati di un sondaggio somministrato nei mesi scorsi ai docenti della diocesi. «È emersa la volontà di incontrarsi e collaborare per costruire una verticalità nel percorso», ha spiegato uno dei referenti. «L’idea è quella di costituire un tavolo di lavoro per la condivisione e la costruzione di buone prassi».
Le conclusioni sono state affidate a Rosario Chiarazzo, direttore dell’Ufficio scuola del Vicariato. Dopo aver illustrato alcuni dati, dai quali emerge che «il numero degli avvalentesi nei diversi ordini e gradi si assesta su una media dell’80%», Chiarazzo ha proposto una riflessione a partire dall’enciclica Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV, promulgata il 25 maggio. Del documento, dedicato al tema dell’intelligenza artificiale, il direttore ha richiamato in particolare i passaggi che «interessano la scuola come luogo di verità e l’educazione come generatrice di cultura». In questo orizzonte si colloca anche il monito contenuto nel testo pontificio: «Se non siamo attenti, può prendere forma un sistema educativo senza amore per la verità, in cui il flusso incessante di informazioni sostituisce l’esercizio della ricerca, della riflessione e del discernimento. Si moltiplicano conoscenze frammentarie, ma diventa più difficile cogliere la realtà nel suo insieme, porre domande di senso, sviluppare un autentico pensiero critico e creativo…». Al centro, ha concluso Chiarazzo, restano dunque «l’alleanza educativa, in cui tutti gli attori coinvolti facciano la loro parte: famiglie, scuole, comunità cristiane e istituzioni pubbliche. Insieme ad un rinnovata alleanza educativa restano coordinate indispensabili «l’importanza della relazione e la dignità della persona», perché la scuola continui a essere luogo di formazione integrale e non semplice spazio di trasmissione di informazioni.
