7 Maggio 2026

L’adorazione eucaristica a Ostia, l’ascolto e la condivisione

Foto Gennari

Ostia: il sole tramonta. Un piccolo altare viene allestito di fronte al mare. Sulla spiaggia ferrosa si accende una strada di fiaccole. La luna disegna sull’acqua una scia d’argento. Il suono della risacca e centinaia di braccialetti luminosi si accendono. La musica si spegne. Non è un rave. «È un’opportunità per aprire la porta del cuore».

Viene esposto il Santissimo. Inizia l’adorazione, proposta dalla XXVI prefettura. Oltre 800 i presenti: pellegrini provenienti da Ucraina, Portogallo, Brasile, Polonia, Belgio, da Avellino e dalla diocesi di Cesena, guidati dal vescovo Antonio Giuseppe Caiazzo. Poi i giovani di Ostia, tanti, insieme ai volontari che si sono adoperati in questi giorni per l’accoglienza. Sono seduti sui lettini, inginocchiati a terra. Diversi i sacerdoti disponibili per le confessioni. Viene letto il Vangelo di Giovanni.

«Pietro torna a pescare, dopo aver incontrato e vissuto con Gesù. Torna a fare quello che sapeva fare. Sono giorni intensi questi» sottolinea monsignor Renato Tarantelli, vescovo per il settore Sud e vicegerente della diocesi, che presiede la preghiera, nella serata di venerdì 1 agosto. «Giorni ricchi di emozioni, cercando di incontrarsi, di entrare nel mistero della vita di tutti noi. Così dopo questi momenti voi tornerete alle vostre case, facendo quello che avrete sempre fatto. È lì che incontreremo il Signore. Lì tornerà a parlare a rinnovare la domanda “Avete qualcosa da mangiare?”. La risposta che dovremmo dare è: “No Signore, non ho nulla. Sei tu a darmi tutto!” Tutto parte dal riconoscimento della propria debolezza. In questi giorni siamo nutriti dalla Parola. Lasciamole sempre uno spazio. Con Lui nulla è impossibile. Che questo giubileo sia un trampolino per tuffarvi nelle vostre vite e scoprire il dono di Dio che è in voi». Segue un silenzio denso e prolungato, poi alcuni canti. La preghiera è in italiano e in inglese. Quindi le testimonianze.

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Il Circo Massimo, confessionale a cielo aperto per il Giubileo dei giovani

Foto Gennari

Cinque lunghe file con 200 piccole tende bianche a cupola all’interno delle quali ci sono un tavolino, due sedie, un ventilatore. Il Circo Massimo, venerdì 1° agosto, è un confessionale a cielo aperto dove mille sacerdoti di varie lingue si alternano ogni due ore per amministrare il sacramento della riconciliazione, nella giornata penitenziale organizzata nell’ambito del Giubileo dei giovani. Alle due estremità e nel centro, tre tendoni. Il primo e l’ultimo regolano accesso e deflusso all’area dove è un continuo via vai di giovani. Al centro vengono distribuite bottigliette d’acqua e libricini dell’edizione Youcat dedicati alla confessione. Montate in più punti anche delle tende con nebulizzatori dove è possibile rinfrescarsi. Davanti ai confessionali lunghe code ordinate.

«È un’emozione grandissima», esordisce il sindaco Roberto Gualtieri, arrivato nell’area intorno a mezzogiorno con il pro prefetto del dicastero dell’Evangelizzazione l’arcivescovo Rino Fisichella. Intorno a lui si radunano decine di ragazzi, soprattutto romani, che gli chiedono un selfie. «Tutti questi giovani – afferma il primo cittadino della Capitale – esprimono veramente la speranza, sono la luce della speranza e i loro valori, la loro allegria, la loro fraternità danno fiducia nel mondo. Il Circo Massimo visto dall’alto è bellissimo. In questi giorni i ragazzi attraversano Roma e i romani li accolgono con grande gioia».

Radunati dalle 10 della mattina ci sono i ragazzi «delle nostre parrocchie e delle nostre realtà associative – aggiunge Fisichella -. Sono espressione della vitalità delle nostre comunità e ci dicono che è possibile guardare al futuro con speranza. Sono disponibili e presenti tanto nei momenti di gioia quanto in quelli di spiritualità. È bellissimo vedere come Roma li sta accogliendo».

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L’invito del cardinale Zuppi ai giovani: «Essere discepoli di Gesù e operatori di pace»

Foto Gennari

«Al centro non c’è il nostro io. Al centro c’è sempre e solo Cristo, nostra speranza e pace». Si è propagata in tutta la piazza e ha raggiunto i cuori dei 40mila pellegrini italiani la voce del cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei e arcivescovo di Bologna. «Cristo che rende l’altro, qualunque esso sia, il mio e nostro prossimo e non un estraneo o un nemico». È questo lo snodo imprescindibile da cui partono le strade della pace. Il porporato lo ha indicato senza mezzi termini. E la risposta dei giovani, che si sono riuniti, la sera del 31 luglio, per la Confessio fidei “Tu sei Pietro”, si è percepita nei loro sguardi e nello scambio di pace che si sono dati alla fine, su invito dello stesso cardinale. Gli stessi sguardi che hanno accompagnato le parole del cardinale Pierbattista Pizzaballa, che parlando della situazione in Terra Santa ha sottolineato in un videomessaggio che «anche in mezzo alla sofferenza, non mancano mai segni di vita e di speranza. Lo vedo ogni giorno. Dio non ci lascia mai soli». In questo mare incredibile di sfiducia e di odio- ha aggiunto – sono tante le persone che sono ancora capaci di mettersi in gioco per fare qualcosa per l’altro, perché non si arrendono a questa situazione di “io e nessun altro”, ma puntano sul “noi insieme”».

Sulla stessa scia l’omelia di Zuppi. «Siamo qui e questa nostra Madre – ha detto riferendosi alla Chiesa -, la mia e nostra casa dove tutti, tutti, tutti, siamo accolti come le braccia del colonnato ci stringono e ci definiscono, la vediamo addolorata sotto una croce ingiusta e terribile sulla quale è inchiodato suo figlio e i suoi figli. Sono croci costruite follemente dagli uomini che fabbricano armi per uccidere e distruggono quello che fa vivere». Oggi «si combattono tante inutili stragi, tante guerre. – ha aggiunto il cardinale -. Chi uccide un uomo, uccide il mondo intero! Come uccidere un bambino? Non possiamo mai abituarci a una sofferenza infinita. È un mondo che accetta di nuovo come normale pensarsi l’uno contro l’altro o l’uno senza l’altro, che in modo dissennato non ha paura della forza inimmaginabile degli ordigni nucleari». Nel nostro mondo, secondo Zuppi, «diventa normale l’uno sopra l’altro, gli uni contro gli altri, gli uni senza gli altri, e non crediamo più che siamo sulla stessa barca e che l’umanità deve porre fine alla guerra o la guerra porrà fine all’umanità».

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E’ entrato nella luce della Resurrezione il diacono Emilio Giombini

Il Cardinale Vicario Baldassare Reina,
il Consiglio Episcopale e il Presbiterio della Diocesi di Roma
annunciano che è entrato nella luce della Resurrezione

il Diacono Emilio Giombini
di anni 79

e, assicurando preghiere di suffragio, invocano Dio Padre,
ricco di misericordia, perché conceda a Emilio il premio
della vita eterna e dia conforto ai suoi familiari.

I funerali saranno celebrati sabato 2 agosto 2025, alle ore 10.00,
presso la Parrocchia Santa Maria Ausiliatrice
(Piazza S. Maria Ausiliatrice, 54)

Il cardinale Reina: «Roma è ferita dalle disuguaglianze ma il Giubileo risveglia umanità, la speranza non sia uno slogan»

Foto Gennari

«Roma è una città ferita dalle disuguaglianze, ma ricca di umanità e desiderosa di speranza». Il cardinale vicario Baldo Reina racconta il volto di una Chiesa che, in questo Giubileo, si fa prossima alle persone, alle famiglie, ai giovani, ai poveri. Un percorso che interpella la comunità ecclesiale a uscire, ascoltare, accompagnare. Dalle disuguaglianze urbane alla riscoperta della fede, passando per l’impegno concreto delle parrocchie, illuminando il presente e rilanciando la sfida di essere davvero testimoni credibili del Vangelo.

Eminenza, come sta attraversando la diocesi di Roma questo tempo giubilare? Quali segni sta leggendo nelle comunità che incontra?
Già nel 2023 abbiamo iniziato un cammino in preparazione al Giubileo, riflettendo sul convegno del 1974 e realizzando cinque incontri su altrettante povertà: abitativa, educativa, sanitaria, lavorativa e relazionale. Da lì è emerso un dato chiaro: Roma è attraversata da forti disuguaglianze. Una città che accoglie, ma che ospita “più città” al suo interno. Le periferie nascono già ferite, il centro è diventato un luogo di passaggio. Non è più abitato ma attraversato da turisti, pendolari, lavoratori. Abbiamo voluto arrivare al Giubileo con questa consapevolezza, cercando di essere una Chiesa che lancia segnali di speranza. Penso, ad esempio, al fondo per l’emergenza abitativa dedicato a don Roberto Sardelli, o ai doposcuola gratuiti per i figli degli immigrati: oggi presenti in circa ottanta parrocchie.

Il suo sguardo viene da un’altra terra. Che cosa l’ha colpita di Roma nei primi mesi del suo ministero?
Vengo da una realtà molto più piccola, Agrigento. L’impatto con Roma non è stato semplice, ma mi sono messo subito in gioco con la visita pastorale. Ogni sera, tornando a casa, porto nel cuore i volti di tanti volontari, famiglie, religiosi, sacerdoti che si spendono ogni giorno nei quartieri più difficili. È questo che mi incoraggia.

A livello pastorale e culturale, quali risposte sta generando il cammino giubilare?
Le comunità si stanno interrogando. I dati del Censis, con cui abbiamo collaborato, mostrano che il 95% dei battezzati non frequenta più le parrocchie. C’è stato un forte scollamento, soprattutto dopo la pandemia. Ma sento riemergere una domanda di fede più sostanziale, meno formale. Le periferie nascono già ferite, il centro è diventato un luogo di passaggio. Non è più abitato ma attraversato da turisti, pendolari, lavoratori.

C’è davvero spazio per un annuncio credibile tra le nuove generazioni?
Assolutamente. I ragazzi oggi soffrono, spesso in silenzio. Chiedono di essere ascoltati, non giudicati. Quando abbiamo accolto il corpo di Pier Giorgio Frassati a Santa Maria sopra Minerva, la basilica si è riempita in pochi minuti. I giovani si sono avvicinati in preghiera, con rispetto. Cercano testimoni credibili. Lo vedo anche nei percorsi esigenti guidati da sacerdoti come don Fabio Rosini o don Alessandro Di Medio. Più si alza l’asticella, più i giovani rispondono. Chiedono senso, profondità, autenticità.

Frassati e Acutis sono modelli ancora validi per i ragazzi?
Sì, lo sono. Acutis è vicino al mondo digitale, Frassati rappresenta un modello di vita concreta, sportiva, impegnata. Sono esempi capaci di parlare al cuore dei ragazzi. L’importante è proporli in modo non retorico, ma come compagni di strada. E le nostre comunità giovanili, nonostante le difficoltà, stanno offrendo esperienze significative.

Dalla carità quotidiana ai problemi strutturali, come sta rispondendo la Chiesa di Roma ai bisogni della città?
La generosità delle nostre comunità è straordinaria. La quasi totalità delle parrocchie ha un centro d’ascolto e una Caritas. L’Emporio della Carità, che promuoviamo da alcuni anni, restituisce dignità: chi ha bisogno entra e sceglie ciò che serve, senza ricevere pacchi preconfezionati. Stessa cosa per i doposcuola: quando li abbiamo proposti, la risposta è stata immediata. Ma ci sono problemi strutturali enormi, soprattutto sul fronte dell’abitare. Gli affitti sono insostenibili. Ci sono studenti costretti a rinunciare all’università perché non trovano una stanza. Continuo a fare appello alla politica, alle istituzioni: servono scelte coraggiose.

Il Giubileo dei giovani ha portato entusiasmo in città. Cosa si aspetta da questo incontro?
Abbiamo accolto circa 150mila giovani nelle parrocchie e negli istituti religiosi. È stato bellissimo vedere la città animata da gruppi, canti, volti pieni di entusiasmo. Il mio desiderio è che questo non resti un evento, ma diventi l’inizio di un accompagnamento stabile. Vorrei che i ragazzi scoprissero che la Chiesa è una casa accogliente, dove sperimentare la pienezza della vita.

Famiglia e giovani sono spesso i due volti della fragilità. Come li state sostenendo?
Nei consigli pastorali emergono sempre due categorie: i giovani e le famiglie. Come diocesi stiamo lavorando molto sulla pastorale familiare, con una rete di referenti nelle prefetture per essere presenti là dove le famiglie vivono. Sappiamo che non esiste la famiglia perfetta: accompagnare è la parola chiave. Papa Francesco, e ora anche Papa Leone, ci chiedono di camminare con le famiglie, in tutte le loro forme.

Cosa desidera che resti, davvero, da questo Giubileo della Speranza?
Mi auguro che il tema scelto da Papa Francesco – la speranza – non sia uno slogan. Se sarà vissuto come responsabilità, può diventare un’eredità preziosa. Testimoni di speranza significa esserlo nei gesti quotidiani, nelle relazioni, nel modo in cui trattiamo le persone. Se ci riusciamo, sarà davvero un’eredità viva. E condivisibile.

di Riccardo Benotti – Agenzia Sir

31 luglio 2025

Giubileo dei giovani: la fiaccolata illumina l’Eur

Foto Gennari

«È bello vedere così tanti giovani che pregano, che adorano Cristo, che hanno camminato. Nella vita di ogni cristiano non è importante solo l’arrivo, ma soprattutto la ripartenza, giorno dopo giorno, e vi invito a vivere questi giorni quindi come un trampolino di lancio per le vostre vite». Con queste parole il vescovo Renato Tarantelli Baccari, vicegerente di Roma e ausiliare per il settore Sud, ha salutato i circa 250 giovani che hanno partecipato nella serata di ieri, 30 luglio, al pellegrinaggio “Io me ne vado a pescare. Riaccendere la speranza al laghetto dell’Eur”, organizzato per le strade del quartiere in occasione del Giubileo dei giovani dalla XXIV prefettura, partito dalla basilica dei Santi Pietro e Paolo e arrivato fino al santuario della Vergine della Rivelazione, in zona Tre Fontane, dove i ragazzi sono stati accolti dal vescovo.

Molti i giovani provenienti da diverse località italiane, tra i quali un pellegrino d’eccezione, il vescovo di Massa-Carrara-Pontremoli Mario Vaccari, che con la sua presenza discreta ha accompagnato un gruppo della sua diocesi. Insieme a loro anche 13 scout Agesci del gruppo Gibellina 1, presenti a Roma con la diocesi di Trapani. «Stiamo vivendo momenti fantastici di gioia ma anche di preghiera, come questa sera – racconta uno di loro, Nicola Manfré, 20 anni -. Mi è venuto spontaneo pregare per la pace tra i popoli, perché siamo tutti persone, tutti fratelli e lo stiamo toccando con mano. Non ha senso odiare nessuno».

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Giubileo dei giovani: la festa della Pastorale giovanile a Santa Marcella

Foto Gennari

Anche la Pastorale giovanile di Roma è entrata a gamba tesa nel clima travolgente del Giubileo dei giovani. Per qualche ora, ieri sera, 29 luglio, la piazza della parrocchia di Santa Marcella si è trasformata in una mini Tor Vergata. Quasi un assaggio di quello che sta bollendo in pentola per i prossimi giorni. L’entusiasmo di tantissimi ragazzi e ragazze si è propagato in ogni angolo. Musica, balli di gruppo, canzoni intonate a squarciagola, partite a ping pong e abbracci a più non posso hanno accompagnato la festa organizzata nella nuova sede della Pastorale giovanile. C’era anche la possibilità di confessarsi, di lasciare una preghiera in una cassetta della posta, di scrivere un proprio pensiero su uno specchio e di parlare con alcuni volontari. Molti giovani sono arrivati di corsa da san Pietro, dopo aver partecipato alla Messa di benvenuto. Avevano ancora stampata negli occhi l’incredulità mista alla gioia per la sorpresa del Papa.

A dare il via ufficiale alla serata ci ha pensato don Alfredo Tedesco, direttore dell’Ufficio diocesano per la pastorale giovanile e parroco di Santa Marcella. Dal palco montato in piazza, ha guidato una preghiera e ha invitato tutti a essere una benedizione per gli altri. «È una tappa semplice e festosa nello spirito del Giubileo – ha spiegato il sacerdote -. Spesso tendiamo a creare una separazione, mettendo la preghiera da una parte e le cose festose dall’altra. In realtà, il cristiano, almeno dalle nozze di Cana in poi, sa che non esiste una preghiera che non sia festosa e una festa che sia una preghiera».

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Giubileo dei giovani: la Messa di accoglienza e il saluto a sorpresa del Papa

Foto Gennari

Con la Messa presieduta dal pro prefetto del dicastero per l’Evangelizzazione Rino Fisichella, responsabile dell’organizzazione del Giubileo, è entrato nel vivo l’evento più atteso dell’Anno Santo, quello dedicato ai giovani. Una celebrazione iniziata mentre volgeva al termine un altro appuntamento che ha richiamato tantissimi giovani tra lunedì 28 e martedì 29 luglio, quello degli influencer cattolici e dei missionari digitali. Una sorta di passaggio di testimone che vede Roma protagonista di un’invasione allegra e colorata che culminerà nella veglia di sabato 2 agosto e nella Messa conclusiva celebrata dal pontefice domenica 3 nella spianata di Tor Vergata.

Piazza San Pietro si è presentata gremita di circa 120mila giovani che arrivavano fino a via della Conciliazione e fino a pochi istanti prima della celebrazione eucaristica hanno gridato la loro gioia e sventolato bandiere di tutto il mondo. Fisichella, che ha concelebrato con centinaia di cardinali, tra cui il vicario Baldo Reina, vescovi e sacerdoti di ogni parte del mondo, ha dato loro il benvenuto «a nome di Papa Leone XIV. Vi abbiamo atteso da tanto tempo e ora siete qui. Grazie per avere accolto l’invito del Papa di partecipare a questo Giubileo dedicato a voi e alla speranza che ognuno porta dentro di sé».

L’arcivescovo, nel suo saluto iniziale, ripetuto in inglese, spagnolo, francese, portoghese e tedesco, ha sottolineato la provenienza universale dei ragazzi: «Siete venuti da tutto il mondo. Ci sono amici che provengono anche da molte zone di guerra: dall’Ucraina, dalla Palestina. Giunga a tutti l’abbraccio di fraternità che ci rende uniti e un corpo solo; non fate mancare loro i segni della vostra amicizia. Molti tra di voi hanno fatto tanti sacrifici per essere qui a Roma. Il Signore non vi deluderà. Vi viene incontro e voi siate vigili per cogliere la sua presenza».

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Nuove sedi per il corso “Teologia di popolo”

San Saturnino nel settore Nord; Santa Silvia nel settore Ovest; San Giustino nel settore Est: San Tommaso Apostolo nel settore Sud. Sono le quattro nuove parrocchie che, per il 2025 – 2026, ospiteranno gli incontri del percorso formativo di teologia per i laici “Teologia di popolo”, promosso dall’Istituto superiore di Scienze Religiose Ecclesia Mater. Inoltre, a Santa Maria Regina Pacis, a Ostia, dove già si svolge il corso, inizierà una nuova serie di incontri.

Cresce, dunque, il numero di parrocchie dove si potranno seguire le lezioni dedicate alla Sacra Scrittura, alla morale, all’ecclesiologia, alla liturgia e alla spiritualità. «Sono otre 20 le sedi diffuse sul territorio di Roma dove poter frequentare il corso “Teologia di popolo” – sottolinea il responsabile del Centro di teologia per laici dell’Issr Ecclesia Mater don Paolo Scarafoni –. L’esperienza dei tanti partecipanti è un arricchimento per la vita della Chiesa».

Per informazioni e iscrizioni: centro.teologia@diocesidiroma.it; 0669895537

Giubileo dei giovani, con la Caritas per le “Esperienze di prossimità”

Saranno più di 700 i ragazzi che, in questi giorni, saranno coinvolti dalle “Esperienze di prossimità”: pellegrini di tutto il mondo, arrivati a Roma in occasione del Giubileo dei giovani, che potranno prestare servizio e conoscere più da vicino le opere-segno della Caritas diocesana.

Emporio della solidarietà, Poliambulatorio, Ostello Don Luigi di Liegro, Mensa diurna Giovanni Paolo II, Casa di accoglienza Santa Giacinta, Casa di Cristian, Casa Immacolata, le case alloggio Villa Glori e il centro diurno Alzheimer Casa Wanda sono alcuni dei centri dove, da ieri e fino al 3 agosto, i ragazzi potranno vivere momenti di incontro, servizio e ascolto.

L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra il Servizio Nazionale per la Pastorale Giovanile e Caritas Italiana, con l’obiettivo di offrire ai giovani un’occasione concreta per incontrare realtà che ogni giorno si prendono cura delle persone più fragili. Durante il loro cammino, i pellegrini parteciperanno ad attività semplici ma significative: preparazione e distribuzione dei pasti, laboratori inclusivi, dialogo con persone senza dimora, esperienze in comunità con minori, anziani e persone con disabilità.

“Esperienze di prossimità”, sottolineano dalla Caritas, è «parte integrante del cammino giubilare. È uno spazio in cui il servizio diventa linguaggio di fede e occasione per costruire legami autentici. Questi gesti quotidiani diventano segni visibili di speranza, che si costruisce attraverso la prossimità, la relazione, l’ascolto e il dono di sé».

29 luglio 2025

Veglia in memoria delle vittime innocenti della mafia presieduta dal vescovo Tarantelli

(Foto: Diocesi/Gennari)

«Dobbiamo lottare per la vita, non per il quieto vivere». Lo ha ripetuto più di una volta don Luigi Ciotti, fondatore e presidente di Libera. Alle sue parole si è aggiunto l’invito del vescovo vicegerente Renato Tarantelli Baccari, che ha ricordato incessantemente che «il male si vince con il bene, non con il male». Le loro voci sono risuonate ieri sera, 27 luglio, nella chiesa di Santa Maria ai Monti, dove presule ha presieduto la veglia di preghiera in memoria delle vittime innocenti della mafia. “Pellegrini di speranza. Per non dimenticare”, il tema del momento di raccoglimento, che è stato promosso dall’Ufficio diocesano per la pastorale sociale, del lavoro e la cura del Creato, dal Servizio Cei per la pastorale giovanile e da Libera, in occasione del 32° anniversario degli attentati mafiosi alla basilica di San Giovanni in Laterano e alla chiesa di San Giorgio al Velabro. Furono compiuti nella notte tra il 27 e il 28 luglio del 1993, quando un’autobomba esplose anche in via Palestro, a Milano, provocando la morte di 5 persone. I loro nomi sono stati ricordati durante la veglia.

«Dobbiamo essere coraggiosi contro il male, perché si sconfigge con il bene – ha detto il vicegerente -. Ce lo ricordano il Signore con la sua vita, san Paolo e tutta la Scrittura». In che misura? «In una maniera semplicissima – ha spiegato -. Lo spazio è limitato. Più bene ci mettiamo, meno spazio c’è per il male. Se in una stanza totalmente buia accendiamo una piccola luce, quella luce si vedrà da ogni luogo e farà scomparire a poco a poco le tenebre». Allo stesso modo, ha continuato Tarantelli, «le nostre azioni anche piccole, le luci che abbiamo il coraggio e la forza di accendere e il bene che riusciamo a iniettare nel mondo, in modo molto naturale, con il nostro servizio, porteranno a compimento l’opera di Dio e il suo Regno».

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28 luglio 2025

E’ entrato nella luce della Resurrezione Cosmo, padre di don Fabio Vellucci

Il Cardinale Vicario Baldassare Reina,
il Consiglio Episcopale e il Presbiterio della Diocesi di Roma

sono vicini al dolore di Don Fabio Vellucci,
Parroco della Parrocchia Santa Melania Juniore,
per la morte del suo caro papà

Cosmo
di anni 92

e, assicurando preghiere di suffragio, invocano Dio Padre,
ricco di misericordia, perché conceda a Cosmo
il premio della vita eterna e dia conforto ai suoi familiari.

Oggi, lunedì 28 luglio, dalle ore 9.00 alle ore 11.00, sarà aperta la camera ardente presso l’Ospedale Sant’Eugenio.
I funerali saranno celebrati alle ore 14.00 presso la Parrocchia Sant’Antonio da Padova a Campomaggiore (Santi Cosma e Damiano)

 

28 luglio 2025

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