2 Maggio 2026

Relaziona all’Assemblea Nazionale di Pax Christi

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Relaziona al Convegno internazionale dei Gruppi di Studi Orionini 2025

Relaziona al Convegno internazionale dei Gruppi di Studi Orionini 2025

Reina: la risurrezione, «la parola più importante del nostro bagaglio spirituale»

Foto Diocesi di Roma / Gennari

Il cielo è ancora azzurro quando dal fondo della basilica si intravede la croce della processione. L’ultima luce del giorno entra dalla porta principale di San Giovanni in Laterano. Il cardinale vicario Baldo Reina percorre lentamente la navata centrale, sale sull’altare e prende la parola non appena la musica del Coro della diocesi di Roma si interrompe dolcemente. «Fratelli e sorelle – esordisce -, nel silenzio adorante di questa sera, eleviamo il nostro rendimento di grazie al Signore per il dono grande della vita di Papa Francesco». Poi si inginocchia mentre viene esposto il Santissimo, lo incensa con il turibolo, e rimane in contemplazione per qualche minuto.

È iniziata così, il 24 aprile, l’adorazione eucaristica guidata dal cardinale vicario nella cattedrale di Roma. Hanno accompagnato la meditazione alcuni frammenti tratti dai discorsi di Papa Francesco e i canti eseguiti dal Coro della diocesi. Con il cardinale Reina, tra gli altri, presenti anche il vescovo vicegerente Renato Tarantelli Baccari, il vescovo Guerino Di Tora, vicario capitolare della basilica lateranense, e il vescovo Luca Brandolini, già ausiliare di Roma. Tante le persone che si sono riunite per pregare. In molti rimangono inginocchiati per tutta la durata dell’adorazione, con i gomiti appoggiati alla sedia di fronte e gli occhi fissi sull’Eucaristia, illuminata dai candelabri accesi sull’altare.

«In questo momento di adorazione davanti a Gesù, sentiamo l’assenza del nostro pastore – ha aggiunto il cardinale vicario prima della conclusione -. Sperimentiamo tanto dolore e tanta sofferenza. Penso che tutti noi – ha continuato – abbiamo negli occhi e nel cuore tanti ricordi». In questi momenti, ha esortato, «lasciamoci rafforzare da Gesù, sperimentando quello che Lui stesso ha detto nella casa di Lazzaro: “Chi crede in me non morirà in eterno”». Secondo Reina, «la risurrezione è la parola più importante del nostro bagaglio spirituale». Ed è per questo motivo, ha concluso, «che chiedo a me stesso e a tutti voi di continuare a pregare perché il Signore accolga in cielo Papa Francesco e sostenga tutta la Chiesa e in particolare la diocesi di Roma, che il pontefice ha amato con tanta cura».

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Reina: la comunità cristiana e «l’attitudine al Cielo»

Foto Diocesi di Roma / Gennari

Quando Gesù ascese al Cielo, gli apostoli continuarono a fissare verso l’alto. «Perché oggi non volgiamo più il nostro sguardo verso il cielo?». In un momento storico così delicato segnato da «guerre, disuguaglianze, povertà, ingiustizie, barbarie nei confronti dei piccoli e degli innocenti», la comunità cristiana deve recuperare l’attitudine al Cielo «attraverso la preghiera, la testimonianza luminosa, l’amicizia, la comunione». Così come insiste nell’invocare la pace nel mondo e persevera nel «chiedere un mondo più giusto», la comunità cristiana deve anche continuare «a volgere lo sguardo verso l’alto perché non sia solo l’ascensione di Gesù ma anche la propria». Lo ha affermato il cardinale vicario Baldo Reina nella predica pronunciata durante il tradizionale culto ecumenico in occasione dell’Ascensione celebrato ieri sera, 29 maggio, nella Chiesa evangelica luterana di via Sicilia, alla presenza di rappresentanti di varie confessioni cristiane.

Se nel Vangelo l’Ascensione è il momento in cui Gesù «torna al Padre portando con sé la nostra umanità redenta», oggi viviamo come se il Cielo non ci appartenesse più. Questa festa, ha sottolineato il porporato, è «l’occasione sempre propizia per far riflettere su questa capacità che abbiamo assunto di non riuscire più a guardare il Cielo». Gesù, ha spiegato, è stato pienamente immerso nella realtà umana, tra lavoro, sorrisi, pianti, annuncio del Regno di Dio, momenti conviviali con i suoi amici, «ma sempre con lo sguardo verso il Cielo – le parole del vicario -. Le sue giornate iniziavano prestissimo con la preghiera. Perché noi oggi non riusciamo più a guardare il Cielo? Anche noi siamo chiamati a vivere l’ascensione già sulla terra, in modo particolare in questo frangente di storia che sembra aver dimenticato l’infinito. Questo è il tratto distintivo dei cristiani, invece, come tutti gli altri, facciamo fatica a tenere desta la nostra attenzione, siamo altalenanti, incostanti. Se ci riveliamo come tutti gli altri, come chi non è cristiano, abbiamo perso tutto perché quella meta verso la quale Gesù ci invita a volgere lo sguardo è il nostro tutto».

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30 maggio 2025

Reina: la Chiesa di Roma abbonda di figure di santità

Uno a fianco all’altro. In piedi di fronte al cardinale vicario Baldo Reina e abbracciati spiritualmente dai tanti fedeli che hanno riempito la basilica di San Giovanni in Laterano. Sono i nuovi parroci e viceparroci della diocesi di Roma. Sono stati presentati ieri sera, 24 giugno, durante la Messa celebrata in occasione della solennità della Natività di San Giovanni Battista. Dopo la recita del Credo, hanno rinnovato le promesse sacerdotali davanti al porporato.

«Il Signore non vi vuole come servi, ma come portatori di luce», ha detto Reina, che ha indicato questa strada a tutto il popolo di Dio. «C’è una differenza sostanziale – ha spiegato -. Il servo guarda in basso, mentre il portatore di luce in alto. Il servo pensa al lavoro, mentre il portatore di luce alla vita, perché attraverso la luce arriva la vita. Pensate a questa grande responsabilità all’interno del mondo – ha aggiunto -. Il portatore di luce non risponde alla logica del dovere, ma a quella della gioia, come quando qualcuno ha ricevuto una bella notizia e gli brillano gli occhi, portando la luce ancor prima di fare qualcosa».

Una missione, secondo Reina, che proprio san Giovanni Battista, insieme a tanti santi e tante sante, ha realizzato nella sua vita. La solennità della Natività, ha detto, «è un momento di festa per tutta la Chiesa». Commentando le letture, il cardinale si è soffermato in particolare su tre passaggi. Il primo, ha detto, è quello della novità del suo nome, scelto da Elisabetta. Una novità, ha spiegato, che attendiamo per ognuno di noi, per la nostra vita spirituale, per la Chiesa e per il mondo. «Ci piacerebbe – ha sottolineato – che tacessero finalmente le armi e siamo molto preoccupati per quello che sta succedendo in diverse regioni del pianeta, in modo particolare per quest’ultimo focolaio che vede coinvolto l’Iran, Israele e non solo».

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25 giugno 2025

Reina: l’Ecclesia Mater e la missione del dialogo

(foto: diocesi di Roma/Gennari)

Luogo di studio e di approfondimento teologico ma prima ancora luogo di scambio, di incontro e di relazione. Ha tratteggiato così il ruolo e la missione dell’Istituto superiore di scienze religiose Ecclesia Mater il cardinale vicario Baldo Reina che ieri sera, 24 novembre, ha portato il suo saluto in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico dell’ente di formazione diocesano di piazza di San Giovanni in Laterano, che afferisce alla Pontificia Università Lateranense. «Questo istituto risponde alla missione che gli è stata affidata in riferimento alla categoria del dialogo che 60 anni fa il Concilio ci ha consegnato – ha spiegato il porporato -. Infatti nella società odierna servono persone preparate e capaci di porsi in dialogo con e nella complessità di questo tempo e ciò richiede una altissima preparazione».

Ricordando come lo studio delle discipline teologiche «ha a che fare non con la realtà di questo mondo ma con la realtà del Cielo», Reina ha dunque augurato un proficuo anno accademico a studenti e docenti, guardando al momento dell’inaugurazione come all’occasione «in cui ci si guarda insieme gli uni con gli altri negli occhi» per riconoscersi parte di un cammino da condividere. Anche il decano della facoltà di Teologia della Pontificia Università Angelo Lameri nel suo saluto iniziale ha considerato l’impegno e «la fatica dello studio dello studente e del docente per essere davvero immerso con la mente e con il cuore in questo percorso» mentre la preside Claudia Caneva ha sottolineato la finalità dell’Istituto di «mettere in relazione la teologia con le scienze umane» per pervenire a «quella sintesi culturale» necessaria «per affrontare la sfida del tempo presente» e dunque per «rilanciare l’importanza della teologia, aprendo un dialogo fecondo con le altre discipline».

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25 novembre 2025

Reina: «Invochiamo per il Papa salute e forza»

La sera del 27 marzo 2020 Papa Francesco, con una preghiera solitaria in una piazza San Pietro deserta, volle presentare a Dio la supplica per il mondo che stava attraversando il momento buio della tempesta causata dalla pandemia. Lo fece ai piedi del Crocifisso miracoloso di San Marcello, trasportato appositamente davanti alla basilica, dopo che il 15 marzo il pontefice si era già recato a piedi a pregare nella chiesa di via del Corso che custodisce l’icona, a cui i romani si rivolgono da secoli per chiedere la fine di epidemie e implorare la grazia della salute.

Oggi, 27 febbraio, davanti a quello stesso Crocifisso, è toccato a fedeli e pellegrini radunarsi per chiedere la guarigione del Papa, ricoverato da due settimane al Policlinico Gemelli. Un gesto molto significativo e partecipato, voluto dal cardinale vicario Baldo Reina, che ha presieduto la celebrazione eucaristica e che successivamente, alle 21, ha guidato la recita del Rosario in piazza San Pietro, proseguendo quella maratona di preghiera che coinvolge idealmente il mondo intero.

Il cardinale ha invitato particolarmente i sacerdoti «che operano in quel quadrante della città» a unirsi alla preghiera per «invocare l’aiuto del Crocifisso, tanto caro al Santo Padre, per il dono della salute per il nostro amato vescovo». «Nel ricordo di quando il Santo Padre venne a farci visita in quel periodo difficile della pandemia, con profonda gratitudine la nostra comunità è compatta e unita nella preghiera per lui», ha commentato padre Enrico Maria Casini, rettore della chiesa di San Marcello. «Speriamo davvero che il Signore ci faccia dono della sua pronta guarigione», ha concluso il religioso, che ha concelebrato insieme ad altri frati della comunità dei Servi di Maria e a una ventina di sacerdoti della zona.

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Reina: «Di Liegro, profeta del Vangelo tra i poveri. La diocesi valuta iter di canonizzazione»

Nel cuore di Roma, nella Sala Immacolata della basilica dei Santi Apostoli, la voce di don Luigi Di Liegro è tornata a farsi ascoltare con una forza sorprendentemente attuale. Ieri pomeriggio, 24 novembre, la presentazione del volume La città giusta. Scritti su esclusione e comunità – raccolta di testi inediti provenienti dall’Archivio storico della Fondazione Di Liegro – non è stata soltanto un appuntamento culturale, ma il riaffiorare di una visione che continua a interrogare la città sul suo modo di guardare gli ultimi.

Gli scritti costituiscono un materiale vasto e prezioso – appunti, conferenze, rassegne stampa, corrispondenza – che documenta l’attenzione appassionata del sacerdote per le grandi questioni sociali del Novecento: dalle migrazioni al disagio mentale, dalla povertà urbana alla tossicodipendenza, dall’emergenza abitativa ai nuovi fenomeni di marginalità. Il volume, edito da Edizioni Lavoro, restituisce «il pensiero vivo» di don Luigi: una visione di comunità che si oppone alla cultura dello scarto e richiama alla responsabilità di costruire una città dove nessuno venga lasciato indietro. Nel solco di questo pensiero si colloca anche l’intervento del vicepresidente della Fondazione, Pierciro Galeone: «Nei testi di don Luigi non c’è pessimismo, ma un costante riferimento alla speranza», virtù teologale che Papa Francesco ha scelto per illuminare il Giubileo. «Si è occupato dei margini con l’idea del centro – ha aggiunto – convinto che l’ingiustizia sfiguri l’anima della città e che la cura dei più fragili sia la via per guarirla».

Cuore dell’incontro è stato l’intervento del cardinale vicario Baldo Reina, che ha restituito una lettura spirituale e pastorale della figura di don Di Liegro. Il cardinale ha raccontato di averlo conosciuto da giovane e di essere rimasto colpito dal suo modo di “sporcarsi le mani” e di lasciarsi raggiungere dalla realtà: non un’intuizione teorica, ma «un modo di vivere il Vangelo come storia, come incontro quotidiano con la carne di Cristo» nei poveri, nei baraccati, nei malati di Aids. Per Reina, don Luigi fu «mistico e profeta», capace di attingere da Dio la forza per sostenere gli ultimi senza arrendersi alla sfiducia.

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25 novembre 2025

Reina alla Caritas: non limitarsi a rimettere in piedi le persone ma «farle sognare»

Foto di Cristian Gennari

I poveri al posto della Samaritana. E noi nei panni di Gesù. È il mandato che sabato mattina, 4 ottobre, il cardinale vicario Baldo Reina ha consegnato agli operatori delle Caritas parrocchiali, dei Centri di ascolto e dei servizi diocesani. La sua meditazione del capitolo 4 del Vangelo di Giovanni è stata al centro dell’assemblea di apertura dell’anno pastorale per gli animatori della carità, dal titolo “Dammi da bere. L’incontro che cambia la vita”. Il porporato ha indicato loro quattro coordinate, sulla scia delle linee pastorali consegnate da Papa Leone XIV all’assemblea diocesana dello scorso 19 settembre. In primis, «fare nostri i bisogni degli altri», poi «mostrare loro qualcosa di più grande, Dio», quindi «mettersi in ascolto delle loro domande più profonde», e infine invitarli a «diventare loro stessi missionari».

Il cardinale ha esortato a «non a farci carico dei bisogni degli altri, perché se partiamo da questo presupposto creiamo da subito una distanza». Gesù, ha spiegato, «ha fatto suo il bisogno della Samaritana e ha colmato questa distanza». Fino a quando non sentiremo nostri i bisogni degli altri, ha aggiunto, «riterremo sempre quei bisogni come degli aspetti estranei alla nostra vita». Ma il Signore, ha continuato Reina, è andato ancora oltre. «Non solo si è immedesimato nei bisogni della donna», ma chiedendole da bere, «l’ha fatta sentire superiore a lui». Immaginate, ha detto il cardinale, «che grande miracolo se nei nostri incontri provassimo qualche volta a far sentire il povero, il senzatetto, il disperato e l’ammalato superiore a noi». È da qui che è possibile aprire le porte al dialogo, ha sottolineato il porporato, che poi si è soffermato sulla seconda coordinata da seguire: «La grande missione che Dio ci affida come Chiesa è quella di scoprire che c’è in noi una potenzialità di bene che davvero potrebbe aiutare tanti altri a raggiungere lo stesso obiettivo».

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Reina agli universitari: il Giubileo, occasione per «camminare insieme»

Il Giubileo, «tempo di passaggio e di desiderio di cambiare la nostra vita, rimettendoci in cammino», è appunto l’occasione per ricordare «l’importanza del camminare insieme e di recuperare e nutrire le relazioni». Così il cardinale vicario Baldo Reina si è rivolto ieri mattina, 18 ottobre, agli studenti universitari convenuti nella basilica di San Giovanni in Laterano per la celebrazione dell’Eucaristia in occasione della XXII Giornata del mondo accademico, promossa dall’Ufficio per la pastorale universitaria della diocesi di Roma. Tra i concelebranti, don Maurizio Mirilli, direttore dell’Ufficio del Vicariato, e don Gabriele Vecchione, cappellano della Sapienza e vicedirettore dell’Ufficio diocesano. Presenti nella cattedrale anche i cittadini del VII municipio per celebrare il proprio Giubileo, dopo un pellegrinaggio da piazza Re di Roma e il passaggio della Porta Santa.

«L’Università e il municipio – ha detto Reina – ci ricordano l’importanza di costruire e di vivere la relazione, specie in un momento storico come quello attuale in cui siamo tutti preoccupati per la violenza che colpisce tanti uomini e donne». Fondamentale in questo senso, allora, avere «come punto fermo il Regno di Dio, sapendo che è vicino e che la sua presenza salvifica accompagna sempre le nostre vite, passo dopo passo», sono ancora le parole del porporato, che ha invitato ciascuno, alla luce «del famoso discorso missionario ascoltato nel Vangelo di oggi e trasmesso da san Luca alla sua Chiesa», a uscire «da questa celebrazione con degli impegni concreti che diano ulteriore qualità e bellezza alla nostra vita». In questo senso, Reina ha sottolineato come «abbiamo tutti una missione da svolgere nella vita» ed è fondamentale «capire quale sia, così come per gli apostoli» che nel Vangelo «il Signore invia sì per annunciare il Suo messaggio, ma prima essi devono avere compreso e scoperto la loro missione, e questo vale per tutti noi».

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20 ottobre 2025

Reina a S. Maria Ausiliatrice: «La comunità è comunione»

La parrocchia di Santa Maria Ausiliatrice, affidata ai salesiani, declina il carisma di Don Bosco attraverso una liturgia viva, una catechesi esperienziale che abbraccia tutti e una carità che «non vuole dimenticare nessuno». Sorta nel cuore del Tuscolano, il 17 maggio celebrerà il 90° anniversario di consacrazione. Venerdì 23 e sabato 24 gennaio ha ricevuto la visita del cardinale vicario Baldo Reina, inserita nelle celebrazioni per san Francesco di Sales e san Giovanni Bosco. Una reliquia di quest’ultimo è stata esposta per tutta la settimana accanto all’altare.

Il porporato ha incontrato le realtà parrocchiali e sabato sera, nella Messa vespertina, ha invitato a riconoscersi come «una comunità che porta luce, unita, che segue le orme e l’esempio del Maestro». L’incontro con Cristo deve trasparire nei volti e nelle relazioni, deve essere testimoniato da «una comunità che sa accogliere, amare, tendere la mano, incoraggiare – ha detto –. Non volti spenti, ma persone che si fanno illuminare da Gesù». Ha poi osservato che «la comunità non è la somma di tanti gruppi, ma è comunione, la quale non può esserci senza amicizia e condivisione dei cammini di vita». L’esortazione è stata quella di «valorizzare» le occasioni di incontro e di fraternità perché «dove c’è divisione c’è il nemico». Infine, l’invito a vivere questo «tempo di crisi a qualsiasi livello» come occasione di rilancio missionario.

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26 gennaio 2026

Reina a Primavalle per la presa di possesso del titolo cardinalizio

Accolto sulla soglia della chiesa dalla e nella “sua” comunità con calore dall’abbraccio del parroco. Questo il gesto iniziale, unitamente al bacio del Crocifisso, con cui questa sera, 16 novembre, il cardinale vicario Baldo Reina ha preso possesso del proprio titolo cardinalizio a Primavalle. Percorrendo la navata per raggiungere l’altare, il porporato ha benedetto la comunità di Santa Maria Assunta e San Giuseppe, che Papa Francesco gli aveva appunto assegnato nel Concistoro del 7 dicembre del 2024. Proprio dalle mani di alcuni parrocchiani ha ricevuto prima dell’inizio della solenne celebrazione 3 doni «semplici ma che dicono il nostro affetto, la nostra gratitudine e il desiderio di camminare con te», ha detto il parroco don Luciano Squizzato.

Il primo è stato la casula, «la veste sacerdotale il cui nome indica una “piccola casa” – ha spiegato ancora il parroco -, segno dunque che avvolge il celebrante della carità di Cristo, che è la vera casa in cui deve abitare chi celebra». Ancora, la mitria, «segno della custodia del gregge e della missione apostolica che tu, don Baldo, sei chiamato a esercitare», sono ancora le parole di don Squizzato; infine, il dono del pastorale, «il bastone del pastore, il segno più antico del ministero episcopale», a dire che «ci affidiamo alla tua guida con fiducia e riconoscenza».

Altrettanta riconoscenza ha espresso il cardinale nella sua omelia, manifestando la gioia di «sapere che c’è una comunità, la mia, non in senso possessivo ma di appartenenza, che prega per me», certo che «dobbiamo camminare insieme nella comunione e per dare testimonianza». Richiamando infatti il Vangelo di Luca, Reina ha dapprima notato come «il Maestro, interrogato su questioni che hanno a che fare con l’orizzonte escatologico, fa una fotografia della realtà di ieri che è identica a quella di oggi con guerre ed eventi terribili», laddove «la violenza profonda è un problema del mondo intero, non solo di questa città o di questo quartiere».

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