Santa Messa a Santa Cecilia in Trastevere
Quattro nuovi parroci nelle comunità dei vescovi ausiliari
Quattro nuovi parroci sono arrivati nei giorni scorsi alla guida di altrettante parrocchie romane, dopo le recenti nomine dei vescovi ausiliari e la Messa con le ordinazioni episcopali, presieduta da Papa Leone XIV lo scorso 2 maggio nella basilica di San Giovanni in Laterano. A San Basilio, nel quartiere omonimo, dove era parroco monsignor Stefano Sparapani (ora ausiliare per il settore Ovest), è giunto don Paolo Maria Vittorio Iacovelli. Monsignor Alessandro Zenobbi (ora ausiliare per il settore Est) era invece a Santa Lucia, al quartiere Della Vittoria, il nuovo parroco è don Simone Carosi. All’Appio Latino, nella parrocchia di San Giovanni Battista de Rossi, il precedente parroco era monsignor Andrea Carlevale (nuovo ausiliare per il settore Sud), del quale ha preso il posto don Emilio Cenani. Infine, nella parrocchia della Trasfigurazione di Nostro Signore Gesù Cristo, a Monteverde, c’era monsignor Marco Valenti (attuale ausiliare per il settore Nord), mentre ora il parroco è don Paolo Salvini.
8 maggio 2026
Cristiani e musulmani sulla strada «dell’amicizia e della fraternità»
Sulla strada, quella «dell’amicizia e della fraternità», ognuno procede al suo passo, portando il proprio vissuto, le proprie convinzioni ed esperienze. Ha parlato di «cammino da percorrere insieme» il vescovo Marco Valenti, neoeletto ausiliare del settore Nord, intervenendo ieri sera, 7 maggio, all’Incontro islamo-cristiano “Cristiani e musulmani in dialogo alla Grande Moschea”, organizzato dall’Ufficio diocesano per l’Ecumenismo, il dialogo interreligioso e i nuovi culti in sinergia con il Centro islamico culturale d’Italia Grande moschea di Roma. «Siamo chiamati a sentirci fratelli e uniti tra noi, consolidando i nostri rapporti che di anno in anno sono maturati», ha detto il presule rivolgendosi ai tanti presenti che gremivano la sala conferenze del Centro islamico e ricordando la visita alla moschea romana dello scorso giugno del cardinale vicario Baldo Reina.
Ancora, Valenti ha auspicato di «essere sostengo gli uni per gli altri», consapevoli di «trovare ciascuno degli amici e alleati nell’offrire a tutti il bene comune, ognuno con la propria specificità», testimoniando «la fraternità e la comunione». Infine, osservando come «in questa città c’è la presenza di tutti i figli di Abramo: ebrei, cristiani e musulmani», il vescovo ha riconosciuto che «talvolta ci possono essere delle difficoltà» e tuttavia «non possiamo sprecare l’opportunità che ci è stata offerta di dialogare, tenendo aperto il canale dell’amicizia», ha affermato con convinzione.
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8 maggio 2026
Un anno di pontificato, parla il cardinale vicario: “Si pone come Gesù davanti al potere”
Di seguito l’intervista rilasciata dal cardinale vicario a Giacomo Galeazzi e pubblicata su La Stampa
La pace è il programma di governo di Leone. «La pace, come la carità, non urla e non attacca, non invade e non uccide», dice il cardinale vicario di Roma Baldo Reina a cui Robert Prevost ha affidato il Pontificio Istituto Teologico per la Famiglia. «Il Papa invoca la necessità di disarmare il linguaggio e i cuori. Oggi assistiamo a un’escalation di violenza e di aggressività a tutti i livelli», aggiunge il porporato che ha tra i suoi incarichi anche la Commissione per la Città del Vaticano e il Dicastero del Clero: «Leone XIV testimonia ovunque in ogni crisi che non esisterà mai una guerra santa perché solo la pace è santa».
Un anno fa è stato eletto Leone XIV, quale fu la sua prima impressione in conclave?
«È difficile raccontare l’emozione provata per l’elezione di Papa Leone. Il primo conclave, la percezione di trovarsi nel cuore della Chiesa e protagonista di un vero appuntamento con la storia. L’esperienza della presenza dello Spirito Santo dentro un collegio cardinalizio chiamato con il suo discernimento ad indicare il successore di Pietro. L’incontro con l’attesa e la preghiera dell’intera Chiesa al momento dell’annuncio dalla loggia vaticana. Stupore, meraviglia, gratitudine con un fortissimo senso di responsabilità sostenuto da una reale umiltà e piccolezza. Leone è uomo di Dio e del Vangelo, la sua storia, le sue origini, la sua vocazione agostiniana, la sua esperienza missionaria, il servizio al Dicastero vaticano dei Vescovi ora sono risorsa e ricchezza per il suo servizio nella Chiesa di Roma e, a partire da essa, in quella universale».
Da subito è stato definito “Papa mite” ma sulle critiche di Trump tiene il punto.
«La mitezza è una beatitudine, non tanto un fatto caratteriale. Lo sguardo e il modo di farsi vicino di Papa Leone è espressione di una profonda ospitalità di coscienza e di una grande capacità di ascolto. La sua storia agostiniana emerge in tutta la sua forza interiore perché percepisci chiaramente che Leone XIV vive veramente la dimensione spirituale dell’habitare secum.
L’interiorità è il luogo spirituale di coscienza dove il discernimento dei segni dei tempi diventa sorgente del suo magistero. In ascolto di Dio e della storia. Lezione universale».
Serviva alla Chiesa un Papa “direttore d’orchestra”?
«La Chiesa ha un solo Papa ma mai un Papa solo. Il concistoro non è semplicemente uno strumento ecclesiale di governo politico, è una struttura di comunione. Cioè si tratta di una realtà dove davvero le relazioni tra i cardinali, il confronto e il discernimento sono rese dall’azione della grazia capaci di assumersi la responsabilità del bene comune e universale, della famiglia umana e della vita della Chiesa».
Qual è lo stile di Prevost?
«La pace, come la carità, non urla e non attacca, non invade e non uccide. Lo stile mite di Leone XIV si lega certamente a Leone XIII, da cui prende il nome, ma ancor di più, nelle sue radici interiori attinge al modo di essere stato di Gesù davanti al potere del mondo, basti pensare alla farsa processuale di Pilato. Il legame di Leone XIV con la verità del Vangelo, con il Vangelo della dignità umana e della pace, della giustizia e della solidarietà, lo rende testimone credibile e coraggioso della ragionevolezza e della mitezza del regno di Dio qui ed ora fra di noi. Il suo “non ho paura di annunciare il Vangelo” è eco profetico del mandato di Gesù “non abbiate paura sono io, andate e portate a tutti il Vangelo”. Sentirci custoditi da Dio, custodire il fratello e prenderci cura del creato con la responsabilità di chi sa che nulla gli appartiene se non l’amore ricevuto e donato. Siamo dentro un contesto sociale in continuo e rapido cambiamento, con lo sfaldarsi costante di solidi punti di riferimento e in una cornice internazionale di conflitti e di tensioni».
In che modo incide il Papa? «Il suo è un magistero di riconciliazione. Basta ripensare al suo ultimo viaggio in Africa o alla sua scelta di recarsi a Lampedusa il prossimo 4 luglio. La grammatica geopolitica parla di multilateralismo e di scacchiera internazionale, tutto ciò nella Chiesa è vissuto come dimensione universale, oltre che locale, della propria identità e della propria missione. A Gaza, in Ucraina come in tutte gli altri scenari di guerra la Chiesa continua a sperare che prevalga la logica dell’incontro e del rispetto di ogni vita umana. La missione universale della Chiesa necessita del discernimento dei segni dei tempi. Si regge sul senso del mondo e della storia.
Messaggio conciliare della costituzione Gaudium et spes».
È un pontificato sociale?
«Il Magistero di Leone, soprattutto quello di dottrina sociale, è interamente (e interiormente) attraversato da questo senso della storia e senso del mondo, e pone nel loro dirsi globale la parola libera e liberante del Vangelo. Le religioni possono svolgere un ruolo fondamentale nella promozione di una pace disarmata e disarmante. Senza un confronto su come impariamo a stare insieme si consumano, anche in nome di Dio, guerre che generano morte. Serve fraternità, non aggressività, arroganza».
Cosa significa per Leone essere vescovo di Roma?
«La Chiesa di Roma ha il compito e la responsabilità di presiedere le altre Chiese nella carità e nell’esemplarità della comunione. La Chiesa di Roma è dunque il confine di Vangelo che segna per tutta la Chiesa e l’umanità la differenza tra il potere e il servizio, tra le logiche imperiali e quelle di prossimità, tra il primato della ricchezza e quello della solidarietà, tra i gesti di prepotenza e quelli di mitezza. Nella concretezza pastorale della quotidianità, il nostro vescovo Leone con il suo magistero di riconciliazione e con i suoi gesti di paternità, pone la carità dentro le piaghe e le pieghe della vita di Roma, facendole sperimentare tenerezza, facendola sentire amata. Il Papa ama profondamente Roma».
Perché il Papa si è offerto di ospitare negoziati di pace?
«La Chiesa ha sempre sostenuto che la pace non è soltanto assenza di guerra ma è rispetto della dignità della vita umana, è presenza di giustizia e di vera fraternità. Questi valori si possono affermare pienamente nella misura in cui sono sostenuti da una cultura che, come linfa, continuamente li sostiene e li nutre. Il disarmo è un indirizzo culturale prima ancora che pratico. Oggi invece si preferisce fare ricorso alle armi per giustificare la necessaria sicurezza dei popoli; in questo modo si innesca un meccanismo vizioso che passa velocemente dalle armi possedute alla violenza alimentata e alla morte procurata. Vediamo tutte le ferite inflitte all’ambiente da uno sviluppo cieco e predatorio. A pagarne le conseguenze sono sempre i più poveri. Nel sud del mondo , nelle periferie ».
8 maggio 2026
La presentazione della ricerca sui nuovi italiani
Sono i giovani per i quali «l’esperienza migratoria è mediata» i protagonisti della ricerca “I nuovi italiani nelle diocesi del Lazio”, i cui risultati verranno presentati venerdì 8 maggio, in un incontro nella parrocchia del Santissimo Redentore a Val Melaina (via Monte Ruggero, 63): alle ore 19 ci sarà la celebrazione eucaristica presieduta dal cardinale vicario Baldo Reina; quindi la presentazione del lavoro, a cura di Fabrizio Battistelli e Francesca Farruggia dell’Istituto di Ricerche Internazionali Archivio Disarmo – Iriad, che hanno condotto la ricerca. Sono previsti inoltre gli interventi di Massimiliano Maselli, assessore all’Inclusione sociale e Servizi alla persona della Regione Lazio; di Barbara Funari, assessore alle Politiche Sociali e alla Salute del Comune di Roma; del vescovo Stefano Sparapani, presidente della Commissione regionale per le migrazioni della Conferenza episcopale laziale; le conclusioni saranno affidate al cardinale Reina.
La ricerca rappresenta la seconda fase di un lavoro partito già nel 2024, promosso dalla diocesi di Roma, nel quale ci si era concentrati sui giovani con background migratorio residenti nel territorio diocesano, con l’obiettivo di analizzare le loro opinioni, le esperienze di vita e i percorsi biografici, così da contribuire a interventi efficaci per favorire il processo di inclusione nella società ospitante. Questa prima fase aveva assunto «un carattere esplorativo e di tipo qualitativo, conoscitivo – sottolinea don Pietro Guerini, direttore dell’Ufficio Migrantes della diocesi di Roma –, mentre adesso si è privilegiato un approccio quantitativo e la ricerca si è allargata a tutto il territorio regionale».
L’analisi è stata dunque estesa dal Comune di Roma all’intero territorio regionale, seconda area italiana per presenza di cittadini stranieri dopo la Lombardia. «L’ampliamento territoriale – si legge nella ricerca – ha consentito di includere contesti socio-demografici più eterogenei e di superare una lettura esclusivamente metropolitana dei processi di integrazione: da un lato, una grande area urbana come Roma, caratterizzata da un’elevata complessità sociale, istituzionale e culturale; dall’altro, i Comuni di medie dimensioni corrispondenti ai quattro capoluoghi di provincia della regione – Latina, Frosinone, Viterbo e Rieti – contraddistinti da assetti socio-economici, opportunità di integrazione e configurazioni dei servizi differenti».
L’indagine ha coinvolto 1.083 giovani residenti in questi territori, di età compresa tra i 12 e i 19 anni. Il campione è composto da 730 rispondenti italiani e 353 nuovi italiani, che hanno risposto a un questionario anonimo.
4 maggio 2026
“Tradizione o innovazione?”: ultimo incontro sulla dialettica tra gli opposti alla Chiesa dei Cappuccini
È arrivato alla conclusione il ciclo di incontri intitolato “Fondamenti – Dialettica tra gli opposti”, con l’ultimo appuntamento in programma lunedì 11 maggio presso la chiesa di Santa Maria della Concezione dei Cappuccini, in via Veneto 27, dalle 19.45 alle 21.30, come sempre con l’organizzazione dell’Ufficio per la Cultura del Vicariato di Roma. La serie di eventi, che volge quindi al termine, ha avuto come ispirazione l’opera di Romano Guardini, per il quale l’”opposizione polare” è la chiave per comprendere l’esistenza umana e i contesti sociali.
Stavolta si parlerà di “Tradizione o Innovazione?”, in un dialogo volto a esplorare le tensioni tra il “classico”, che spesso viene considerato obsoleto, e le domande nuove del presente. A confrontarsi sul tema saranno Andrea Lonardo, direttore dell’Ufficio diocesano organizzatore; Iolanda Plescia, docente in Lingua e Traduzione inglese alla Sapienza, esperta delle opere di Shakespeare; Lucia Marchegiani, professoressa di Gestione Aziendale a Roma Tre.
Il contributo di Plescia verterà sul rapporto tra le opere letterarie classiche e la modernità, nel tentativo di rispondere, come ricorda monsignor Lonardo, alla domanda «per essere uomini di cultura sono fondamentali i classici?». L’intervento di Marchegiani si concentrerà invece sulle nuove tecnologie e sui sistemi informatici intelligenti, in una società in cui, continua Lonardo «la cultura di base della persona è fondamentale per l’utilizzo delle tecnologie attuali, per discernere la verità nelle risposte fornite dall’intelligenza artificiale».
Per tutte le informazioni, contattare l’e-mail ufficiocultura@diocesidiroma.it
8 maggio 2026
RIVISTA DIOCESANA
La Rivista diocesana di Roma è il bollettino ufficiale per gli atti del Vicariato di Roma.
Curata dall’Ufficio per le comunicazioni sociali, dal 2025 è diffusa online con 4 uscite all’anno. Oltre a omelie e discorsi del Santo Padre per la diocesi e la città, comprende scritti e omelie del Cardinale Vicario, comunicati stampa, nomine e decreti, il ricordo dei sacerdoti defunti.
RIVISTA DIOCESANA ANNO 2025
RIVISTA DIOCESANA ANNO 2026
Primo anniversario dell’elezione di Papa Leone XIV: la dichiarazione del cardinale Reina
L’8 maggio 2026 ricorre il primo anniversario dell’elezione di Leone XIV come successore di Pietro. Di seguito la dichiarazione del cardinale Baldo Reina, vicario del Papa per la diocesi di Roma.
«In comunione con tutto il popolo santo di Dio che vive in Roma oggi ci stringiamo attorno al nostro Vescovo, Papa Leone XIV, per dirgli il nostro affetto e assicurargli la nostra preghiera a distanza di un anno dalla sua elezione a Pontefice. Egli è tra noi immagine del Buon Pastore che si fa carico delle gioie e delle speranze del gregge a lui affidato, che annuncia la pace e la misericordia, che rende presente il Vangelo dell’amore e che semina a piene mani la speranza. Questo primo anniversario cade in un tempo segnato da pericolosi conflitti e lacerazioni. Il desiderio di pace che il nostro Vescovo ha invocato sin dalle prime battute del suo Pontificato diventa sempre più necessaria profezia per il mondo. Per questo motivo, mentre diciamo “grazie” a Papa Leone per tutto quello che ha condiviso con noi in questo primo anno, per le sue innumerevoli attenzioni, per le sue svariate visite, per il suo Magistero fecondo, per la sua vicinanza manifestata in tante occasioni e per l’amore con il quale ci segue, gli diciamo il nostro impegno a farci carico del desiderio di bene e di pace che porta nel cuore per Roma e per il mondo intero. La Vergine Maria, Salus Populi Romani, lo custodisca e accompagni sempre i suoi passi».
7 maggio 2026
Incontro di formazione dei responsabili laici dei centri filippini
Incontro di formazione dei responsabili laici dei centri filippini (Uff. Migrantes per la pastorale della mobilità umana)
A Santa Maria delle Grazie due incontri per promuovere il bene comune nell’era digitale
“Custodire i dati, orientare l’intelligenza” è il titolo del ciclo di due incontri, i prossimi 7 e 24 maggio, che sarà ospitato dalla parrocchia di Santa Maria delle Grazie, a Casal Boccone, promosso dalla parrocchia stessa, insieme al comitato di quartiere Antamoro, e co-organizzato dalla Domus Communis Foundation e dall’Aurora International Study Center.
Si tratta di un percorso di dialogo e formazione, dedicato ai temi dell’intelligenza artificiale, della sovranità dei dati e dell’IA sovrana, della programmazione IA basata sui valori, e della centralità della Persona nell’era digitale.
Un’esperienza nata dal territorio e da una comunità parrocchiale che avrà però un respiro internazionale, grazie alla presenza di esponenti della Santa Sede, scienziati, imprenditori internazionali, leader comunitari ed esperti nei campi dell’intelligenza artificiale, dell’etica, della finanza e della pace, che arriveranno a Roma da diverse parti del mondo.
Giovedì 7 maggio l’appuntamento sarà dalle 18 alle 20, sul tema “Formare la persona, custodire i dati”. Tra gli interventi, previsti quelli del cardinale Ángel Fernández Artime, Pro-Prefetto del Dicastero per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica; del vescovo Renzo Pegoraro, presidente della Pontificia Accademia per la Vita; di Antonino Arrigo, segretario generale del Borgo Laudato Si’. Modererà Alessio Pecorario, fondatore e Ceo di Domus Communis Foundation.
Il secondo incontro, domenica 24 maggio, avrà luogo dalle 16 alle 18 e sarà incentrato in particolare su “Orientare l’intelligenza, costruire il bene comune”. Moderato da Enzo Cursio, ambasciatore della Fondazione Pontificia Fratelli Tutti, vedrà gli interventi, tra gli altri, del cardinale Silvano Maria Tomasi, nunzio apostolico già osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite, e di James E. Muller, premio Nobel per la Pace nel 1985 quale membro dell’organizzazione Ippnw.
Gli incontri sono a ingresso libero e gratuito
7 maggio 2026
















