8 Maggio 2026

Leone XIV: «Proprio dove il male imperversa, Gesù ama definitivamente»

Foto Gennari

Inginocchiarsi, lavare i piedi a un altro uomo facendo memoria di quanto ha fatto Gesù oltre duemila anni fa nel cenacolo a Gerusalemme prima dell’Ultima Cena «purifica non solo la nostra immagine di Dio dalle idolatrie e dalle bestemmie che l’hanno sporcata, ma purifica la nostra immagine dell’uomo, che si ritiene potente quando domina, che vuole vincere uccidendo chi gli è uguale, che si ritiene grande quando viene temuto». Un gesto umile che oggi si rinnova in tutte le chiese del mondo all’inizio solenne del triduo pasquale di passione morte e risurrezione di Cristo e con il quale ci si inchina idealmente «davanti a un’umanità in ginocchio per molti esempi di brutalità». Lo ha detto Papa Leone XIV che stasera, giovedì 2 aprile, ha presieduto la sua prima Messa in Coena Domini nella basilica di San Giovanni in Laterano, cattedrale del vescovo di Roma, dove ha lavato i piedi a dodici sacerdoti della diocesi di Roma. Si tratta di don Renzo Chiesa, direttore spirituale del Pontificio Seminario Romano Maggiore, e di undici presbiteri ordinati proprio da Prevost il 31 maggio dell’anno scorso: don Andrea Alessi, don Gabriele Di Menno Di Bucchianico, don Francesco Melone, don Cody Merfalen, don Federico Pelosio, don Marco Petrolo, don Pietro Hong Hieu Ng, don Matteo Renzi, don Giuseppe Terranova, don Simone Troilo, don Enrico Maria Trusiani.

Prima di cingersi i fianchi con il grembiule, chinarsi, lavare e baciare i piedi dei sacerdoti, il Papa nell’omelia, ricordando anche quanto detto da Papa Francesco nel 2013, ha sottolineato che il rito può ripetersi solo per amore del Signore che lo ha fatto per primo. «L’esempio dato da Gesù, infatti, non può essere imitato per convenienza, di malavoglia o con ipocrisia, ma solo per amore», ha affermato. Concelebrata da tutti i capi di dicastero, dal segretario di Stato vaticano il cardinale Pietro Parolin, dal vicario della diocesi di Roma Baldo Reina, da numerosi vescovi e sacerdoti, la Messa ha visto la partecipazione di tantissimi fedeli, religiosi e religiose. Hanno attraversato il portone della basilica «non come spettatori, né per inerzia, ma coinvolti a titolo speciale da Gesù stesso – le parole del pontefice – come invitati alla Cena nella quale il pane e il vino diventano per noi sacramento di salvezza».

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Leone XIV: «Fiorisca la speranza giubilare in ogni angolo della terra»

(foto: diocesi di Roma/Gennari)

La richiesta a Maria di intercedere per l’umanità ferita nella propria dignità, la preghiera affinché la speranza avvolga ogni strada del mondo e la supplica affinché la Chiesa non rimanga ferma, ma trovi la creatività e l’intelligenza spirituale per comprendere le sfide del mondo odierno. C’è anche un richiamo implicito alla costituzione Gaudium et spes nella preghiera che Papa Leone XIV ha recitato oggi, 8 dicembre, solennità dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria, ai piedi della colonna che sorregge la statua in bronzo della Madonna, realizzata nel 1857, tre anni dopo la proclamazione del dogma dell’Immacolata Concezione da parte di Papa IX. Per la prima volta nel suo pontificato, giunto proprio oggi al settimo mese, Prevost ha partecipato alla cerimonia in piazza Mignanelli, prolungamento di piazza di Spagna, davanti all’ambasciata di Spagna presso la Santa Sede. A sorpresa è arrivato in papamobile salutando e benedicendo i fedeli. Alla Vergine ha fatto dono di un cesto di rose bianche.

Quello a piazza di Spagna è un atto di devozione che si ripete ogni anno dall’8 dicembre 1953, giorno di apertura dell’anno mariano, quando Pio XII fu il primo pontefice a recarsi personalmente in piazza. «Ave, o Maria! Rallegrati, piena di grazia, di quella grazia che, come luce gentile, rende radiosi coloro su cui riverbera la presenza di Dio» le prime parole del Papa arrivato alle 16 e accolto dal cardinale vicario Baldo Reina, dal sindaco di Roma Roberto Gualtieri – che ha omaggiato la Vergine con una corona di fiori raffigurante lo stemma di Roma Capitale – e da un bagno di folla. I fedeli, accalcati dietro alle transenne messe lungo un vasto perimetro di via dei Due Macelli e di piazza di Spagna, hanno atteso l’arrivo del pontefice recitando il Rosario. Prima di raggiungere piazza di Spagna, Leone ha fatto una breve sosta davanti alla chiesa della Santissima Trinità dei Pellegrini, dove ha ricevuto l’omaggio dell’associazione Commercianti Via Condotti.

Tra i primi a essere affidati all’intercessione della Madre di Gesù, la cui «trasparenza illumina Roma di luce eterna», sono stati i pellegrini che, giunti da tutto il mondo, «hanno percorso le strade di questa città nel corso della storia e in questo anno giubilare». Quindi l’intercessione per «un’umanità provata, talvolta schiacciata, umile come la terra da cui Dio l’ha plasmata e in cui non cessa di soffiare il suo Spirito di vita».

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8 dicembre 2025

Leone XIV ricostituisce il settore Centro della diocesi di Roma

(foto: Romasette.it/Imagoeconomica)

Papa Leone XIV ricostituisce il settore centro della diocesi di Roma. Nella giornata odierna, 26 novembre, il Santo Padre ha promulgato la Lettera Apostolica “Immota Manet” in forma di Motu proprio nella quale stabilisce che “le cinque Prefetture, dalla I alla V, ritornino a far parte di un unico settore Centro”

“Restando immutata la motivazione, le premesse e le considerazioni fatte nel Motu Proprio La vera bellezza, emanato il 4 ottobre 2024 dal mio venerato Predecessore, – scrive il Papa – e ritenendo che alcune riflessioni avevano ad oggetto proprio l’Anno Giubilare che sta per concludersi, nel quale, tuttavia, è ancor di più emersa non solo una specificità ma anche una omogeneità e unitarietà del Settore Centro della Diocesi di Roma, con la presente Lettera Apostolica in forma di Motu Proprio stabilisco e dispongo che le cinque Prefetture, dalla I alla V, ritornino a far parte di un unico Settore Centro, che dunque si aggiunge nuovamente agli altri quattro Settori della Diocesi di Roma”.

Qui il testo integrale della Lettera Apostolica

26 novembre 2025

Leone XIV inaugura l’Anno accademico della Lateranense

Venerdì 14 novembre, alle 11, nell’Aula Magna della Pontificia Università Lateranense, il Santo Padre Leone XIV presenzierà il Dies Academicus, la cerimonia che segna l’apertura ufficiale dell’Anno Accademico 2025-2026.

La presenza del pontefice nella “sua Università” – la Lateranense è infatti riconosciuta come l’“Università del Papa” – rappresenta un segno di particolare attenzione verso la comunità accademica e il suo impegno nella formazione integrale delle nuove generazioni, nella ricerca teologica, filosofica e giuridica, e nel dialogo tra fede e cultura.

Il Dies Academicus è tradizionalmente un momento di confronto e di crescita comune, che riunisce docenti, studenti e rappresentanti delle istituzioni ecclesiastiche e civili per riflettere insieme sui valori e sulle sfide della missione universitaria.

All’evento prenderanno parte il Gran cancelliere, il cardinale Baldassare Reina, e il Rettore magnifico, l’arcivescovo Alfonso Amarante, insieme alle autorità accademiche e a numerosi ospiti provenienti dal mondo ecclesiale e culturale.

 

11 novembre 2025

Leone XIV ai cardinali: «Sparire perché rimanga Cristo»

La Chiesa ha il compito «inscindibile» di custodire il dono della salvezza e di annunciarlo in un mondo dove la fede è marginalizzata e Cristo è spesso «ridotto solamente a una specie di leader carismatico o di superuomo, e ciò non solo tra i non credenti, ma anche tra molti battezzati, che finiscono così col vivere, a questo livello, in un ateismo di fatto». La centralità di Gesù nella vita della Chiesa e l’impegno dei ministri a «sparire perché rimanga Cristo, farsi piccolo perché Lui sia conosciuto e glorificato, spendersi fino in fondo perché a nessuno manchi l’opportunità di conoscerlo e amarlo», i punti cardine della prima omelia di Papa Leone XIV. «Dio mi dia questa grazia, oggi e sempre – ha affermato nella Cappella Sistina, dove ha presieduto oggi, 9 maggio, la Messa pro ecclesia con i 132 cardinali elettori e con quelli presenti a Roma -, con l’aiuto della tenerissima intercessione di Maria Madre della Chiesa».

Prima di pronunciare l’omelia, il pontefice si è rivolto ai porporati a braccio e in inglese, sua lingua madre. Si è detto certo di poter contare su ognuno di loro per camminare insieme come Chiesa per annunciare la Buona Novella. Sotto le volte affrescate da Michelangelo, Papa Prevost ha ricordato il predecessore, Francesco, il quale ha insegnato che «siamo chiamati a testimoniare la fede gioiosa in Gesù Salvatore». Il Vangelo proclamato durante la celebrazione è stato quello della professione di fede e del primato di Pietro tratto da Matteo. Citando le parole della pericope, Leone XIV ha osservato che «anche per noi, è essenziale ripetere: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”. È essenziale farlo prima di tutto nel nostro rapporto personale con Lui, nell’impegno di un quotidiano cammino di conversione. Ma poi anche, come Chiesa, vivendo insieme la nostra appartenenza al Signore e portandone a tutti la Buona Notizia. Dico questo prima di tutto per me, come Successore di Pietro, mentre inizio questa mia missione di Vescovo della Chiesa che è in Roma, chiamata a presiedere nella carità la Chiesa universale».

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Leone al popolo dei giovani: «Quanto ha bisogno il mondo di testimoni di giustizia e di pace!»

Foto Gennari

Pellegrino tra i pellegrini. È scomparso per qualche secondo, Papa Leone. Il suo volto nascosto dietro la croce. E quello di Cristo mostrato ai giovani di tutto il mondo. Si è fatto piccolo per mostrare loro la grandezza dell’unica «stella polare» da seguire «per costruire il futuro». L’ha alzata al cielo quando è arrivato sul palco. Quasi si confondeva con i ragazzi che lo hanno seguito. Il bianco della talare si è mischiato all’arcobaleno di colori delle magliette. Il sole stava tramontando proprio in quel momento. L’ultima luce del giorno, che però è sembrata l’alba di un nuovo giorno.

C’erano un milione di giovani ad aspettarlo. Un milione di anime di 146 Paesi diversi assetati di dubbi, domande, insicurezze. Alla ricerca di una speranza da toccare finalmente con mano. Le risposte, il Papa, gliel’ha donate già dall’inizio. Da quando, sceso dalla Papamobile, ha percorso l’ultimo tratto a piedi, portando in mano la croce dei pellegrinaggi giubilari. Un gesto poi sigillato nell’eternità dalla strada che ha indicato loro: «Ascoltate la sua Parola, che è Vangelo di salvezza! – ha detto il Papa rispondendo alla domanda di un ragazzo statunitense -. Cercate la giustizia, rinnovando il modo di vivere, per costruire un mondo più umano! Servite il povero, testimoniando il bene che vorremmo sempre ricevere dal prossimo! Adorate l’Eucarestia, fonte della vita eterna! Studiate, lavorate, amate secondo lo stile di Gesù, il Maestro buono che cammina sempre al nostro fianco». Da qui, il suo mandato: «Quanto ha bisogno il mondo di missionari del Vangelo che siano testimoni di giustizia e di pace! Quanto ha bisogno il futuro di uomini e donne che siano testimoni di speranza! Ecco, carissimi giovani, il compito che il Signore Risorto ci consegna». E ha ribadito: «L’amicizia è una strada per la pace».

Il Pontefice è arrivato a Tor Vergata intorno alle 19.20. Alla comparsa dell’elicottero bianco, si è sentito il primo boato dei ragazzi. Le mani di tutti indicavano in alto. Dopo pochi minuti, è atterrato sulla pista. Qualche momento di attesa e poi ha iniziato il giro tra i giovani con la papamobile. Il sole basso gli illuminava il volto, coperto da qualche ombra. Sorrideva raggiante mentre salutava i ragazzi che lo acclamavano. In tre di loro hanno condensato le domande che attraversano la loro vita. E le hanno rivolte al pontefice all’inizio della veglia, accompagnata dalla musica del coro diocesano diretto da monsignor Marco Frisina e dalle voci del trio “Il Volo”.

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Leonardo Becchetti al quarto incontro sulla Laudato si’

“Un’ecologia integrale” è il tema del quarto appuntamento di “Insieme per la nostra casa comune”, l’itinerario di approfondimento e riflessione sull’enciclica Laudato si’ di Papa Francesco promosso dalla diocesi di Roma per l’anno pastorale 2019-2020. L’incontro è in programma per lunedì 10 febbraio alle ore 19 nella basilica di San Giovanni in Laterano; vedrà la partecipazione del cardinale vicario Angelo De Donatis e dell’economista Leonardo Becchetti. Professore ordinario di Economia politica all’Università di Roma Tor Vergata e direttore del corso di specializzazione in European Economics and Business Law e del Master MESCI di Development and International Cooperation, Becchetti presidente del comitato scientifico di Next – Nuova Economia per Tutti -, membro del Comitato preparatorio delle Settimane Sociali dei Cattolici Italiani e direttore del sito www.benecomune.net. Il 5 giugno dello scorso anno, insieme a Enrico Giovannini, ha lanciato l’idea dei “Saturdays for future”: obiettivo dell’iniziativa è trasformare il sabato nella giornata per la produzione e il consumo responsabili a favore dello sviluppo sostenibile.

La serata sarà aperta da un brano musicale eseguito all’organo dal maestro Daniel Matrone, organista titolare della chiesa di San Luigi dei Francesi; seguirà un’introduzione di don Walter Insero, direttore dell’Ufficio comunicazioni sociali del Vicariato. Quindi verranno letti due brani di riferimento tratti dalla Laudato si’ da Mara Sabia, attrice e docente, ed Emilio Fabio Torsello, giornalista; i due curano il progetto letterario nato sui social – ispirato al film “L’Attimo fuggente” – chiamato “La setta dei poeti estinti”, la versione italiana della “Dead Poets Society”. Seguirà l’intervento di Becchetti; ancora un brano musicale, la lettura di un brano biblico e le riflessioni del cardinale De Donatis. In conclusione, Mara Sabia leggerà la “Preghiera cristiana per il creato” di Papa Francesco.

“Insieme per la nostra casa comune” è iniziato lo scorso 11 novembre con il presidente del Parlamento Europeo David Sassoli, e proseguirà con altri tre incontri, fino a giugno, sempre alle ore 19 nella basilica di San Giovanni in Laterano; ogni volta sarà presente il cardinale De Donatis affiancato da rappresentanti delle istituzioni, dell’economia, dell’associazionismo, della comunicazione, della cultura. L’appuntamento seguente è in programma il 9 marzo, con Licia Colò, autrice e conduttrice televisiva, tra i primi a parlare di natura in televisione, e l’esploratore e motivatore Alex Bellini – attualmente impegnato nel progetto “10 rivers 1 ocean”, che lo vede percorrere i dieci fiumi più inquinati del pianeta su zattere realizzate con materiali di recupero –; i due rifletteranno su “Preservare la biodiversità: una sfida globale”.

Spazio all’associazionismo l’11 maggio con i presidenti di Wwf Italia e di Legambiente Donatella Bianchi e Stefano Ciafani, che inviteranno a “Puntare su un altro stile di vita”. L’ultimo incontro si terrà invece l’8 giugno 2020, sarà dedicato a “Incoraggiare una cultura della cura” e punterà sui giovani: la green influencer Federica Gasbarro – unica italiana ad essere stata scelta per presenziare allo Youth Summit Onu dello scorso settembre a New York – e Ruggero Rollini, chimico, youtuber e divulgatore scientifico.

Durante le serate, il cardinale e gli ospiti siederanno su poltrone realizzate in carta riciclata da Sekkei Design Sostenibile; anche i manifesti e i volantini di “Insieme per la nostra casa comune” sono in carta riciclata. Il leggio che viene utilizzato in tutti gli incontri è stato realizzato da Giovanni Angelozzi di Radiceinmovimento, che da sempre abbraccia la filosofia del riciclo in tutte le sue opere. «Da questo concetto – spiega l’artista – è nata l’idea di realizzare un leggio usando un ulivo secolare trovato già abbattuto nelle campagne laziali. Storicamente l’ulivo è simbolo di pace, fecondità, benessere e benedizione. L’albero è stato quindi pazientemente lavorato a mano con l’intento di mettere in luce il cuore del legno e di riportare in superficie le venature e la sua antica storia».

Gli incontri verranno trasmessi in diretta su Telepace (canale 73 e 214 in hd, 515 su Sky) e in streaming sulla pagina Facebook della diocesi di Roma.

6 febbraio 2020

Leonardo a Roma, incontro del Servizio per la cultura e l’università

“Leonardo da Vinci a Roma”: il titolo spiega già gli intenti della serata promossa dal Servizio per la cultura e l’università della diocesi di Roma, organizzata per venerdì 8 novembre a Santo Spirito in Sassia. Interverranno monsignor Andrea Lonardo, direttore del Servizio diocesano, e Guido Cornini, responsabile Dipartimento delle Arti dei Musei Vaticani; modererà Francesco d’Alfonso, addetto del Servizio diocesano.

«Con l’incontro dell’8 novembre anche noi cercheremo di dare il nostro contributo alle celebrazioni per il V centenario della morte di Leonardo da Vinci – spiega d’Alfonso –. L’incontro verterà essenzialmente sugli “anni romani” di Leonardo, che visse appunto a Roma, ospite del Papa, dal 1514 al 1517. Non rimangono molte tracce della sua presenza a Roma, né artistiche né scientifiche: tra le varie cose, sicuramente compì i suoi studi anatomici presso l’ospedale Santo Spirito, ed è per questo che l’incontro si terrà a Santo spirito in Sassia. Nel 1517 Leonardo andò via da Roma e accettò l’invito del re Francesco I ad andare in Francia, dove morirà due anni dopo».

L’incontro è a ingresso libero e gratuito.

30 ottobre 2019

Lectio divina per i diaconi al Pontificio Seminario Romano Maggiore

Lectio divina per i diaconi al Pontificio Seminario Romano Maggiore, a cura del Centro per il diaconato permanente.

Lectio Divina per i diaconi al Pontificio Seminario Romano Maggiore

Lectio Divina per i diaconi al Pontificio Seminario Romano Maggiore a cura del Centro per il diaconato permanente.

Lectio Divina per i diaconi al Pontificio Seminario Romano Maggiore

Lectio Divina per i diaconi al Pontificio Seminario Romano Maggiore, a cura del Centro per il diaconato permanente.

Lectio divina per i diaconi

Lectio divina per i diaconi al Pontificio Seminario Romano Maggiore, a cura del Centro diocesano per il diaconato permanente.

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