10 Maggio 2026

Contrasto alla povertà educativa, incontro del cammino sinodale

Le Scuole della Pace della Comunità di Sant’Egidio. La parrocchia di San Bonaventura da Bagnoregio, dove ai ragazzi si offre anche il pranzo. Quella di San Filippo Neri alla Pineta Sacchetti, con corsi per settanta bambini e adolescenti in maggioranza stranieri. La comunità di San Felice da Cantalice, con le ripetizioni gratuite di matematica e italiano. I contributi del Centro Elis, della Caritas diocesana, delle Suore di Carità dell’Assunzione.

Sono tante le parrocchie e le realtà impegnate nel contrasto alla povertà educativa e nella gestione di attività di doposcuola, nella nostra diocesi. Si ritroveranno tutte insieme sabato prossimo, 6 maggio, a partire dalle 9:30, per l’assemblea sinodale, al Seminario Romano Maggiore. «Si tratterà di un’importante occasione di incontro, di libero ascolto, di conoscenza reciproca – sottolinea il referente, il vescovo Benoni Ambarus – per favorire l’intessersi della rete sul territorio, strumento fondamentale per lo sviluppo di buone prassi e di una testimonianza efficace e concreta».

La mattinata sarà aperta dalla relazione di Evelina Martelli sulla povertà educativa a Roma; seguiranno i lavori in gruppo e poi, attorno alle 11.45, l’intervento di monsignor Ambarus.

30 aprile 2023

Esquilino, la via maestra è il dialogo

Di seguito la nota del direttore della Caritas di Roma Giustino Trincia in merito alla situazione nelle zone della Stazione Termini e del Quartiere Esquilino

Nella zona della Stazione Termini e del Quartiere Esquilino convivono tre grandi questioni: quella della giustizia sociale, quella della sicurezza e quella economica. Problemi complessi che vanno affrontati insieme, e senza contrapposizioni. Occorre dialogare – istituzioni, categorie sociali ed economiche, realtà del volontariato e dell’impegno religioso – per venire a capo di questioni mai affrontate in passato, se non in modo emergenziale.

È indispensabile mettere insieme umanità e sicurezza, con la consapevolezza che il benessere dei cittadini non si garantisce solo con misure di ordine pubblico. Meno aiutiamo e accogliamo le persone che sono ai margini, più le rendiamo invisibili, condannandole a comportamenti illegali e a vivere cioè di espedienti.

La presenza della Caritas di Roma alla Stazione Termini, come di altre realtà del volontariato e dell’associazionismo, è un luogo che garantisce l’accoglienza e si pone come presidio di legalità nel territorio.

Così come lo è l’impegno delle comunità parrocchiali della diocesi di Roma, che insieme ai servizi di ascolto, mensa, docce e vestiario, dal 2015 hanno avviato forme di accoglienza diffusa con l’ospitalità di persone senza casa o in fuga dai propri paesi di origine. Sono più di settanta le parrocchie romane che ospitano una o più persone senza dimora, oltre molte altri Istituti religiosi che hanno accolto i profughi afgani e ucraini.

Certo si può fare di più, ma il problema è troppo grande e il volontariato può essere solo una parte della risposta; ci sono migliaia di persone e famiglie in grandi difficoltà. Nel censimento del 2021 l’Istat parla di 23.420 residenti senza tetto e senza dimora nella Città Metropolitana di Roma (7.647 donne). Di questi, si stima, siano più di 8 mila quelli che ogni notte dormano in strada.

Per questo, quando si parla di riqualificare una città, in termini di decoro e sicurezza, occorre essere inclusivi, avere idee e collaborare. I poveri, i senza dimora, non vanno nascosti, portati lontano perché danno fastidio al decoro e agli interessi economici, ma vanno ascoltati, accolti e messi in grado di uscire dalle loro emergenze, grazie all’aiuto di tutti.

Tutto questo va inoltre inserito in politiche più vaste: è indispensabile intervenire sui problemi più generali del territorio del Quartiere Esquilino, anche per quei servizi che dovrebbero essere scontati per una delle grandi capitali del mondo. Si pensi all’illuminazione pubblica, gravemente deficitaria; la pulizia delle strade; la presenza di forze dell’ordine e della polizia municipale nelle ore notturne.

Vi è poi il grande errore di avere consentito nella zona della Stazione Termini la diffusione di negozi, alberghi e bed and breakfast, svuotandola di famiglie in fuga per gli affitti impossibili; di aver trascurato i luoghi di socializzazione e di incontro, quanto mai necessari in una città come Roma.

Abbiamo più volte, anche in questi giorni, sollecitato le istituzioni pubbliche offrendo la piena disponibilità al confronto: ci sono esigenze legittime a cui dare risposta, ma senza divisioni e contrapposizioni.

La via maestra è il dialogo, l’ascolto reciproco, la ricerca delle soluzioni possibili in una logica di fraternità universale.

30 aprile 2023

“Contro la tratta, far fiorire la vita”

Foto DiocesiDiRoma/Gennari

Dal 4 maggio il Coordinamento anti-tratta della diocesi di Roma promuove il percorso di formazione “Contro la tratta, far fiorire la vita”. Quattro incontri, fino al 15 giugno, utili a fornire strumenti teorici e pratici per comprendere il fenomeno della tratta, a livello internazionale, europeo e nazionale, con un focus sul quadro legislativo e sugli sviluppi più recenti, ad esempio legati alla crescita dello “sfruttamento indoor” a seguito della pandemia. La proposta formativa, realizzata online su piattaforma Zoom (alle ore 19), sintetizza i principali approcci teorici per saper riconoscere e accogliere quanti continuano a vivere una forma di moderna schiavitù sul territorio.

«Il percorso intrapreso dal Coordinamento diocesano antitratta in questi ultimi anni – spiega il referente diocesano, il vescovo Benoni Ambarus – si muove lungo varie direzioni: la presenza sulla strada; l’accompagnamento delle persone che riescono a fuggire dalla strada; la sensibilizzazione e l’informazione, di cui fanno parte sia un lavoro portato avanti in diverse scuole superiori della città, sia il corso di formazione».

Quanti frequentano l’itinerario formativo potranno poi rafforzare le unità di strada oppure occuparsi della presa in carico di quanti riusciranno a sfuggire alla tratta. Come detto, il primo incontro si terrà il 4 maggio e sarà aperto dall’introduzione di monsignor Ambarus; interverranno poi suor Abby Avelino, coordinatrice internazionale di Talitha Kum, e Manuela De Marco, dell’Ufficio Politiche migratorie e Protezione internazionale di Caritas italiana. Il 18 maggio parleranno gli avvocati Ada Marsegaglia e Antonio Carlini, mentre il terzo incontro, il primo giugno, vedrà protagonista suor Carla Venditti, impegnata nelle unità di strada e nel supporto delle vittime con la Missione Oasi Madre Clelia. Ultimo appuntamento il 15 giugno, con un approfondimento a cura di Massimiliano Aragona, etnopisichiatra della Società Italiana di Medicina delle Migrazioni.

Del Coordinamento diocesano fanno parte: Caritas diocesana, Comunità Papa Giovanni XXIII, Associazione Slaves No More, Casa del Magnificat, Comunità di Sant’Egidio, Sul cammino di Agar, Congregazione delle Suore adoratrici ancelle del SS. Sacramento e della Carità, Fondazione Arché, Gruppo Raab, Istituto delle Apostole del Sacro Cuore di Gesù-Oasi Madre Clelia, Usmi Roma, parrocchia di San Frumenzio, oltre alle unità di strada che svolgono il loro servizio in diversi luoghi della città.

28 aprile 2023

Il cammino di Pietro: Pietro ospite del senatore Pudenzio- Basilica di Santa Pudenziana al Viminale

Il cammino di Pietro: Pietro ospite del senatore Pudenzio- Basilica di Santa Pudenziana al Viminale

Nella basilica di San Giovanni in Laterano presiede le ordinazioni presbiterali

Nella basilica di San Giovanni in Laterano presiede le ordinazioni presbiterali

Omelia in occasione delle ordinazioni presbiterali 2023

Nella basilica di San Giovanni in Laterano presiede la veglia di preghiera per le vocazioni

Nella basilica di San Giovanni in Laterano presiede la veglia di preghiera per le vocazioni

La veglia diocesana per le vocazioni

Venerdì 28 aprile i diaconi che il giorno seguente saranno ordinati sacerdoti per la diocesi di Roma si ritroveranno insieme nella basilica di San Giovanni in Laterano, alle 20.30, per partecipare alla veglia di preghiera per le vocazioni organizzata dall’Ufficio diocesano per le vocazioni, che sarà presieduta dal cardinale De Donatis.

“Talita kum! Fanciulla, io ti dico: alzati” è il tema che farà da filo conduttore alla preghiera «Vuole essere un richiamo ai giovani in particolare ad alzarsi dall’immobilismo, da una certa sonnolenza spirituale ed esistenziale», spiega il vescovo Paolo Ricciardi, responsabile diocesano della cura del diaconato, del clero e della vita religiosa.

27 aprile 2023

Undici nuovi sacerdoti per la diocesi di Roma

Giordano Flavio Maria Barani, Francesco Barberio, Roberto Buattini, Simone Catana, Ciro Dell’Ova, Mario Losito, Antonio Panico, Vincenzo Perrone, Andrea Silvestri, Tumohiro Ugawa. Sono i dieci diaconi che, sabato pomeriggio, saranno ordinati sacerdoti per la diocesi di Roma. Mentre un diacono permanente, Paolo Verderame, riceverà l’ordinazione presbiterale nella mattinata di sabato, alle 10.30 al Santuario della Madonna del Divino Amore, e sarà presieduta dal vescovo Dario Gervasi.

La celebrazione delle ore 18, nella basilica di San Giovanni in Laterano, sarà presieduta dal cardinale vicario Angelo De Donatis e trasmessa in diretta su Telepace e in streaming sul canale Youtube della diocesi di Roma. Tra i concelebranti ci saranno i rettori dei seminari nei quali si sono formati gli ordinandi, cioè il Pontificio Seminario Romano Maggiore e il Collegio diocesano Redemptoris Mater, e i parroci delle comunità nelle quali stanno prestando servizio. L’animazione sarà affidata al Coro della diocesi di Roma, diretto da monsignor Marco Frisina.

Storie diverse dietro le loro vocazioni, ma la stessa voglia di impegnarsi e di mettersi al servizio degli altri. Francesco Barberio ha 27 anni, ha studiato al Maggiore ed è originario di Lamezia Terme. Nel suo passato il dolore legato alla morte della madre, ma anche la gioia dell’esperienza con gli scout dell’Agesci. «La mia è una famiglia numerosa – racconta –, sono il quinto di sette fratelli. Ho conosciuto la fede a casa, grazie all’esempio di mia madre, di mia nonna e di tutti gli altri. Ho vissuto un momento molto difficile a 13 anni, quando ho perso mia madre. Allo stesso tempo ho toccato con mano la sua grande fede, con la quale ha affrontato tutto il periodo della malattia. Dopo la sua morte, mio padre e sua sorella hanno fondato l’Acmo, Associazione calabrese malati oncologici, per assistere chi è colpito da questo tipo di malattia nella nostra regione».

Un passato da scout, ma nell’Fse (Federazione Scout d’Europa) anche per Vincenzo Perrone, trentacinquenne nato a Scafati, in provincia di Napoli, e trasferitosi a Ostia con la famiglia all’età di 14 anni. «Ero un ragazzo come tanti, ho frequentato il liceo, poi la facoltà di economia all’università, ero impegnato con gli scout – ricorda –. Poi, su suggerimento di una mia amica, ho frequentato un campo vocazionale delle Suore Apostoline dell’Acero, a Velletri. Durante questo campo ho iniziato a interrogarmi ed è nata lì l’intuizione del sacerdozio. Ho avuto anche la fortuna di avere tanti esempi di preti che mi hanno dato belle testimonianze».

Una vocazione matura quella di Mario Losito, 41 anni, ricercatore in economia e management alla Luiss prima di entrare nella struttura formativa di piazza San Giovanni in Laterano. «Ero contento del mio lavoro ma sentivo sempre la mancanza di qualcosa, non ero pienamente soddisfatto – ammette –. Adesso ho tutto un altro pensiero su quella che è la mia gioia, la mia felicità, la pienezza della mia vita. Sono arrivato al sacerdozio grazie a un collega, che mi ha portato al percorso dei Dieci Comandamenti di don Fabio Rosini».

È originario del Giappone Tumohiro Ugawa, che ha studiato al Redemptoris Mater. «Sono nato a Oita, vicino Nagasaki, in una famiglia non cattolica – racconta –. Mia madre, prima di sposarsi, era membro dei Testimoni di Geova, ma poi decise di mandarci alla scuola materna cattolica, dove ho imparato le preghiere e a fare il segno della croce. Vicino casa mia c’era una parrocchia guidata da un sacerdote salesiano slovacco e c’era anche una comunità neocatecumenale che proponeva incontri di catechesi. Quando ero stanco dalla scuola e dallo sport andavo in chiesa, dove trovavo ristoro». Gli anni di seminario a Roma «non sono stati facili all’inizio – confessa –, non capivo la lingua e avevo nostalgia di casa. Adesso sono molto più sereno. Vorrei tornare in Giappone, in futuro, da missionario».

Diversa dalle altre la storia di Paolo Verderame, che sarò ordinato la mattina al Divino Amore. È il suo secondo “sì” al Signore: il primo lo ha pronunciato nel 2015, quando è stato ordinato diacono permanente. Un cammino che aveva percorso accanto alla sua famiglia, alla moglie venuta a mancare due anni fa. «Ho 55 anni – racconta – e sono stato sposato per trent’anni; ho anche una figlia, ventottenne, psicologa. Finora ho lavorato come infermiere al Policlinico Gemelli. L’imput alla vocazione presbiterale è venuto da mia moglie, dalle chiacchierate fatte negli ultimi cinque mesi trascorsi insieme, quando mi invitava ad alzare lo sguardo verso questo ministero». Una scelta sostenuta dalla figlia, dai parenti, dagli amici. Tra cui «don Dario – come il futuro sacerdote chiama il vescovo che lo ordinerà –, con cui ci conosciamo da anni. Il mio ministero diaconale l’ho svolto soprattutto nella parrocchia della Resurrezione, a Giardinetti, dove lui era parroco. Adesso, invece, sono stato assegnato alla parrocchia di San Gabriele dell’Addolorata». Nel percorso di Verderame fondamentale anche l’esperienza negli scout dell’Agesci, «dove ho ricoperto diversi incarichi sia a livello zonale che regionale».

22 aprile 2023

OrEs Day al Seminario Maggiore

Foto DiocesiDiRoma/Gennari

Torna l’appuntamento con l’OrEs Day, evento pensato per animatori e coordinatori degli oratori estivi che presto si attiveranno in tantissime parrocchie della diocesi. Quest’anno l’incontro si svolgerà il prossimo 6 maggio dalle ore 15 alle ore 19 presso il Pontificio Seminario Romano Maggiore.

I partecipanti potranno scoprire ed approfondire i temi del nuovo sussidio per le attività estive dal titolo “Camelot Il cantiere della pace”, vivendo momenti di animazione e condivisione con gli altri animatori e arricchendo il proprio bagaglio formativo per organizzare al meglio le diverse attività che caratterizzano una giornata all’oratorio estivo, dall’animazione alle attività formative, dal gioco alle attività pratiche.

Per partecipare, è necessario iscrivere il proprio oratorio, indicando il numero di animatori che saranno presenti, sul sito dedicato: https://www.oresroma.org/

26 aprile 2023

La chiusura della fase diocesana della causa di beatificazione di suor Maria Bernardetta dell’Immacolata

La sessione di chiusura dell’inchiesta diocesana sulla vita, le virtù eroiche, la fama di santità e di segni della Serva di Dio Maria Bernardetta dell’Immacolata, al secolo Adele Sesso, religiosa professa dell’Istituto delle Suore Povere Bonaerensi di San Giuseppe, si svolgerà venerdì 28 aprile 2023 alle ore 12 presso l’Aula della Conciliazione, costituita per il Tribunale nel Palazzo Apostolico Lateranense. La sessione di chiusura dell’inchiesta diocesana sarà presieduta dal vescovo Baldo Reina, vicegerente della diocesi di Roma. Il Tribunale sarà così costituito: monsignor Francesco Maria Tasciotti, delegato episcopale; don Giorgio Ciucci, promotore di giustizia; dottor Marcello Terramani, notaio attuario. Il rito sarà trasmesso in diretta sul canale YouTube della diocesi di Roma.

Suor Maria Bernardetta nasce il 15 ottobre 1918 a Montella (Avellino). All’età di 17 anni inizia il periodo di postulante a Roma nell’istituto delle Suore Povere Bonaerensi di San Giuseppe, fondato dalla Serva di Dio Camilla Rolon in Argentina nel 1880. Il 19 marzo 1943 professa i voti perpetui. Nel 1944 si trasferisce in Argentina, dove forma parte della Comunità Casa Josefina a Buenos Aires. Poi, nel 1965, suor Maria Bernardetta arriva negli Stati Uniti: prima in Pennsylvania e poi a Richmond, in Virginia, presso il seminario di San Giovanni Maria Vianney. Qui si fa apprezzare «per i consigli che dava ai seminaristi afflitti, indecisi e dubbiosi nella loro vocazione – ricorda la postulatrice Silvia Correale –, incoraggiandoli e consigliando loro la preghiera e la devozione eucaristica». Per lo stesso motivo sarà amata e stimata alla Casa di esercizi Villa Sant’Ignazio della Compagnia di Gesù, a San Miguel, dove la sua strada – siamo al 1979 – si incrocia con quella di Jorge Mario Bergoglio, all’epoca provinciale dei gesuiti. «Madre Maria Bernardetta era una figura materna per i novizi – spiega ancora la postulatrice –; quando qualcuno di loro aveva un problema, Bergoglio li mandava da lei a chiedere consiglio. Aveva un tocco profondamente evangelico, una grande devozione».

Nel 1986 madre Maria Bernardetta torna in Italia. Per salutarla, Bergoglio le scrive una lettera: «Vedemmo Lei e in Lei vedemmo ciò che significava una Congregazione religiosa senza limiti. Vedemmo generosità, spirito di obbedienza, di abnegazione, di servizio…, vedemmo pietà, allegria, senso comune e fortezza. Vedemmo pazienza e rassegnazione. Lei, con la sua attitudine, mise calore di madre in noi, e nello stesso tempo, andò insegnando a quei giovani come si tratta una donna, perché questo si impara da una madre o non si impara mai…. E Lei fu Madre».

Nella Casa di Roma si manifestano i primi segni del tumore che si manifestano i primi segni del tumore che porterà la religiosa alla morte. Nonostante la distanza e le difficoltà, l’amicizia con Bergoglio prosegue. «Ogni volta che veniva nella Città Eterna, da vescovo, da arcivescovo e da cardinale, passava a salutarla, e così anche facevano gli altri gesuiti che l’avevano conosciuta negli anni della loro formazione – racconta Correale –. Durante una delle sue ultime visite, la Serva di Dio gli chiese l’unzione degli infermi, perché sentiva che le rimaneva poco da vivere. Il cardinale Bergoglio le impartì il sacramento il primo novembre del 2001; il 12 dicembre madre Maria Bernardetta morì. Visse tutta la malattia esemplarmente, così come aveva vissuto: in un abbraccio d’amore e totale serenità con il Crocifisso».

«Dalle testimonianze che abbiamo di diversi padri gesuiti – evidenzia la postulatrice – ci dicono che “padre Jorge” sempre parlava di lei, la ricordava nei suoi discorsi come adesso fa ancora da Papa. Ne lodava la vita vissuta con autenticità e coerenza e la citava sempre come un esempio». Lo ha fatto il 2 febbraio 2019, nell’omelia della Messa per la Giornata mondiale della vita consacrata: «In questo momento mi viene alla memoria una suora, umile, che aveva proprio il carisma di essere vicina ai sacerdoti e ai seminaristi – le parole di Papa Francesco –. Una suora semplice: non aveva grandi luci, ma aveva la saggezza dell’obbedienza, della fedeltà e di non avere paura delle novità. Chiediamo che il Signore, tramite suor Bernardetta, dia a tutti noi la grazia di andare per questa strada».

26 aprile 2023

Un corso sulla fibromialgia

È rivolto ai medici di base il corso di formazione organizzato e curato dall’Area medica dell’Ufficio diocesano per la pastorale sanitaria, dedicata alle malattie reumatiche, in sinergia con l’Ordine provinciale di Roma dei medici-chirurghi e degli odontoiatri. La proposta – in programma per il 28 e 29 aprile nel Palazzo del Vicariato – nasce dalla «volontà di sensibilizzare i medici sugli aspetti clinici della fibromialgia, una patologia cronica e invalidante la cui diagnosi è purtroppo spesso tardiva – spiega Edith Aldama, malata fibromialgica e referente dell’Area –. Ma soprattutto il corso, che aprirà le iniziative dedicate in vista della Giornata della fibromialgia del 12 maggio, si contraddistingue perché accanto alla dimensione scientifica introduce il tema dell’ascolto come terapia sanante, guardando alle parole di Papa Francesco, che richiama ad ascoltare l’altro con il cuore». L’approccio sarà multidisciplinare con la presentazione e l’analisi di 4 casi clinici.

26 aprile 2023

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