4 Maggio 2026

L’incontro del Papa con il clero: il discorso integrale

Questa mattina, nell’Aula Paolo VI, Papa Leone XIV ha incontrato il clero della diocesi di Roma. Pubblichiamo di seguito il discorso integrale, diffuso dalla Sala Stampa della Santa Sede

Cari fratelli,
vi saluto con grande gioia
e vi ringrazio di essere qui stamattina. Saluto e ringrazio il cardinale vicario per le parole che mi ha rivolto, e saluto cordialmente tutti voi: i membri del Consiglio episcopale, i parroci, tutti i presbiteri presenti.

All’inizio dell’anno pastorale ci siamo lasciati ispirare da ciò che Gesù dice alla donna samaritana presso il pozzo di Giacobbe: «Se tu conoscessi il dono di Dio» (Gv 4,10).
Il dono, come sappiamo, è anche un invito a vivere una responsabilità creativa. Non siamo soltanto inseriti dentro il fiume della tradizione come esecutori passivi di una pastorale già definita ma, al contrario, con la nostra creatività e i nostri carismi, siamo chiamati a collaborare con l’opera di Dio.

A questo proposito, sono illuminanti le parole che l’Apostolo Paolo rivolge a Timoteo: «Ti ricordo di ravvivare il dono di Dio che è in te» (2 Tm 1,6). Queste parole sono rivolte, oltre che al singolo, anche alla comunità, e oggi possiamo sentirle rivolte a noi: Chiesa di Roma, ricordati di ravvivare il dono di Dio! Che cosa significa ravvivare? Paolo rivolge questa esortazione a una comunità che in qualche modo ha perso la freschezza delle origini e lo slancio pastorale; con il contesto che cambia e il tempo che passa, si ravvisa una certa stanchezza, qualche delusione o frustrazione, un certo decadimento spirituale e morale. E allora l’Apostolo dice a Timoteo e a quella comunità: ricordati di ravvivare il dono che hai ricevuto. Questo verbo usato da Paolo – ravvivare – evoca l’immagine della brace sotto la cenere e, come disse Papa Francesco, «suggerisce l’immagine di chi soffia sul fuoco per ravvivarne la fiamma» (Catechesi, 30 ottobre 2024).

Anche per il cammino pastorale della nostra Diocesi possiamo dire: il fuoco è acceso, ma sempre di nuovo bisogna ravvivarlo.

Il fuoco acceso è il dono irrevocabile che il Signore ci ha fatto, è lo Spirito che ha tracciato il cammino della nostra Chiesa, la storia e la tradizione che abbiamo ricevuto e quanto, in modo ordinario, portiamo avanti nelle nostre comunità. Allo stesso tempo, dobbiamo ammettere con umiltà che la fiamma di questo fuoco non conserva sempre la stessa vitalità e ha bisogno di essere riattizzata. Incalzati dai repentini cambiamenti culturali e dagli scenari in cui si svolge la nostra missione, talvolta assaliti dalla stanchezza e dal peso della routine, oppure scoraggiati per la crescente disaffezione nei confronti della fede e della pratica religiosa, avvertiamo il bisogno che questo fuoco sia alimentato e ravvivato.
Ciò vale in particolare per alcuni ambiti della vita pastorale, cui vorrei brevemente accennare.

Il primo riguarda certamente la pastorale ordinaria delle parrocchie. E qui, anzitutto vorrei condividervi un pensiero di gratitudine, richiamando le parole che Papa Francesco vi aveva rivolto in una delle ultime Messe Crismali: «Grazie per il vostro servizio; grazie per tanto bene nascosto che fate […]; grazie per il vostro ministero, che spesso si svolge tra tante fatiche, incomprensioni e pochi riconoscimenti» (Omelia nella Messa del Crisma, 6 aprile 2023). Le fatiche e le incomprensioni, però, possono anche essere occasione di riflessione sulle sfide pastorali da affrontare. In particolare, circa la relazione tra iniziazione cristiana ed evangelizzazione, abbiamo bisogno di una chiara inversione di marcia; infatti, la pastorale ordinaria è strutturata secondo un modello classico che si preoccupa anzitutto di garantire l’amministrazione dei Sacramenti, ma un tale modello presuppone che la fede venga in qualche modo trasmessa anche dall’ambiente circostante, dalla società come dall’ambiente familiare. In realtà, i cambiamenti culturali e antropologici che sono avvenuti negli ultimi decenni ci dicono che non è più così, anzi, assistiamo a una crescente erosione della pratica religiosa.

È urgente perciò ritornare ad annunciare il Vangelo: questa è la priorità. Con umiltà, ma anche senza lasciarci scoraggiare, dobbiamo riconoscere che «parte della nostra gente battezzata non sperimenta la propria appartenenza alla Chiesa», e ciò invita a vigilare anche su una «sacramentalizzazione senza altre forme di evangelizzazione» (Evangelii gaudium, 63). Ricordiamo le domande dell’Apostolo Paolo: «Come crederanno in colui del quale non hanno sentito parlare? Come ne sentiranno parlare senza qualcuno che lo annunci?» (Rm 10,14). Come tutti i grandi agglomerati urbani, la città di Roma è segnata dalla permanente mobilità, da un nuovo modo di abitare il territorio e di vivere il tempo, da tessuti relazionali e familiari sempre più plurali e talvolta sfilacciati. Perciò, è necessario che la pastorale parrocchiale rimetta al centro l’annuncio, per cercare vie e modi che aiutino le persone a entrare nuovamente in contatto con la promessa di Gesù. In questo contesto, l’iniziazione cristiana, spesso modulata su ritmi scolastici, ha bisogno di essere rivista: occorre sperimentare altre modalità di trasmissione della fede anche al di fuori dei cammini classici, per cercare di coinvolgere in modo nuovo i ragazzi, i giovani e le famiglie.

Un secondo aspetto è questo: imparare a lavorare insieme, in comunione. Per dare il primato all’evangelizzazione in tutte le sue molteplici forme non possiamo pensare e agire in modo solitario. In passato, la parrocchia era legata più stabilmente al territorio e ad essa appartenevano tutti coloro che vi abitavano; oggi, però, i modelli e gli stili di vita sono passati dalla stabilità alla mobilità e tante persone, oltre che per motivi lavorativi, si muovono per esperienze di vario genere, vivendo anche le relazioni al di là dei confini territoriali e culturali di appartenenza. La sola parrocchia non è sufficiente per avviare qualche percorso di evangelizzazione capace di intercettare chi non può vivere un’adeguata partecipazione. In un territorio di grandi dimensioni come quello romano, occorre vincere la tentazione dell’autoreferenzialità, che genera sovraffaticamento e dispersione, per lavorare sempre più insieme, specialmente tra parrocchie limitrofe, mettendo in comune i carismi e le potenzialità, programmando insieme ed evitando di sovrapporre le iniziative. Serve un coordinamento maggiore che, lungi dall’essere un espediente pastorale, intende esprimere la nostra comunione presbiterale.

Un ultimo aspetto vorrei sottolineare: la vicinanza ai giovani. Molti di loro – lo sappiamo – «vivono senza più alcun riferimento a Dio e alla Chiesa» (Discorso ai partecipanti della sessione Plenaria del Dicastero per la Dottrina della fede, 29 gennaio 2026). Si tratta perciò di cogliere e leggere il profondo disagio esistenziale che li abita, il loro smarrimento, le loro molteplici difficoltà, come pure i fenomeni che li coinvolgono nel mondo virtuale e i sintomi di una preoccupante aggressività, che sfocia a volte nella violenza. So che conoscete questa realtà e vi impegnate per affrontarla. Non abbiamo soluzioni facili che ci assicurino risultati immediati ma, per quanto possibile, possiamo restare in ascolto dei giovani, renderci presenti, accoglierli, condividere un po’ della loro vita. Allo stesso tempo, poiché le problematiche interessano varie dimensioni della vita, cerchiamo anche, come parrocchie, di dialogare e interagire con le istituzioni presenti sul territorio, con la scuola, con gli specialisti nel campo educativo e delle scienze umane e con quanti hanno a cuore il destino e il futuro dei nostri ragazzi.
A proposito di età giovanile, vorrei rivolgere una parola di incoraggiamento ai preti più giovani, che spesso sperimentano sulla loro pelle le potenzialità e le fatiche della loro generazione e di questa epoca. In un contesto sociale ed ecclesiale più difficile e meno gratificante, si può correre il rischio di esaurire in fretta le proprie energie, di accumulare frustrazione e di cadere nella solitudine. Vi esorto alla fedeltà quotidiana nella relazione col Signore e a lavorare con entusiasmo anche se ora non vedete i frutti dell’apostolato. Soprattutto vi invito a non chiudervi mai in voi stessi: non abbiate paura di confrontarvi, anche sulle vostre stanchezze e sulle vostre crisi, specialmente con i confratelli che ritenete possano aiutarvi. A tutti noi, ovviamente, è richiesto un atteggiamento di ascolto e di attenzione, attraverso cui vivere concretamente la fraternità presbiterale. Accompagniamoci e sosteniamoci a vicenda.

Carissimi, sono contento di aver vissuto con voi questo momento di condivisione. Come ho ricordato di recente, il nostro primo impegno è quello di «custodire e far crescere la vocazione in un costante cammino di conversione e di rinnovata fedeltà, che non è mai un percorso solo individuale ma ci impegna a prenderci cura gli uni degli altri» (Lett. ap. Una fedeltà che genera futuro, 13). In questo modo, saremo pastori secondo il cuore di Dio e potremo servire al meglio la nostra diocesi di Roma. Grazie!

19 febbraio 2026

Incontro dei presbiteri e diaconi della diocesi di Roma con il Santo Padre Leone XIV

Incontro dei presbiteri e diaconi della diocesi di Roma con il Santo Padre Leone XIV

L’itinerario quaresimale al Divino Amore

“Ascoltare e digiunare”. Sono in perfetta continuità con il messaggio di Papa Leone XIV per la Quaresima 2026 le iniziative proposte dal Santuario della Madonna del Divino Amore in occasione del percorso spirituale di preparazione alla Pasqua.

Ogni venerdì, i fedeli e i pellegrini potranno prender parte a due diverse celebrazioni. Alle 16 i viali del Divino Amore, partendo dal sagrato dell’Antico Santuario, faranno da cornice al passaggio della Via Crucis, che si terrà nella Cripta in caso di maltempo. Sarà poi nel segno dei tre pilastri quaresimali della spiritualità cristiana – Preghiera, Digiuno, Elemosina – la “Messa-cena” delle 20, durante la quale i partecipanti saranno invitati a dare in offerta l’importo simbolico corrispondente al costo della cena, da destinare ai cristiani di Terra Santa.

Tutti i sabati alle 16, presso l’Antico Santuario, il vescovo Romano Rossi terrà la preghiera dei Vespri con meditazione, dedicata “alla riscoperta del nostro Battesimo”. Per tutto il periodo quaresimale sarà possibile confessarsi tutti i giorni dalle 6.45 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 19.30.

19 febbraio 2026

Preghiera per la Pace a Santa Croce in Gerusalemme

È previsto per il 23 febbraio, ultimo lunedì del mese, alle 19.30, il secondo appuntamento con il cammino mensile diocesano di preghiera per la pace nella basilica di Santa Croce in Gerusalemme, dal titolo “Missione di Pace – Viaggio nello Spirito”, organizzato dal Centro Missionario della diocesi di Roma, dall’Ufficio diocesano per la pastorale sociale in collaborazione con la Comunità di Sant’Egidio. Dopo la prima veglia il 26 gennaio scorso, che ha visto la partecipazione del cardinale vicario Baldo Reina e dell’arcivescovo Giovanni Ricchiuti, lunedì prossimo ci sarà a presiedere don Marco Gnavi.

Ricordiamo le parole con cui il vicario Reina, «in un tempo segnato da conflitti e violenze» ha invitato tutta la comunità a partecipare a questo percorso di preghiera condivisa: «Il Principe della pace, ci renda costruttori di concordia e di speranza tra i popoli. È ormai davvero il tempo di far seguire alle parole i fatti. Lavorando con dedizione e con tenerezza si possono far germogliare molti semi di giustizia, contribuendo così alla pace e alla speranza».

Le successive due date saranno il 30 marzo e il 27 aprile, stesso orario e stesso luogo.

19 febbraio 2026

Incontro formativo dei Cappellani

Incontro formativo dei Cappellani presso Sala Card. Poletti del Vicariato (Uff. per la Pastorale della salute)

“I Santi nella catechesi”, itinerario tra arte e fede

Sabato 28 febbraio, dalle 9.45 alle 12, sarà la parrocchia dei Santi Fabiano e Venanzio, in via Terni 92, a ospitare l’incontro intitolato “I Santi nella Catechesi”. Si tratta del nuovo appuntamento del percorso “I fondamenti della fede nell’arte delle chiese di Roma”, frutto della collaborazione tra gli Uffici per la Cultura e per la Catechesi del Vicariato di Roma, pensato per fornire strumenti utili ad approfondire la fede attraverso la comprensione delle immagini sacre e delle manifestazioni artistiche.

Sono previsti gli interventi di monsignor Andrea Lonardo e don Manrico Accoto, direttori dei due uffici diocesani organizzatori, che guideranno, attraverso l’iconografia offerta dall’arte sacra, la riflessione sul ruolo dei santi come strumenti educativi utili all’iniziazione cristiana. Questi i contatti per tutte le informazioni: ufficiocultura@diocesidiroma.it; ufficiocatechistico@diocesidiroma.it; 06/69886301.

18 febbraio 2026

“Ritratti di Santi” a Santa Teresa d’Avila

Torna “Ritratti di Santi”, il ciclo di cinque incontri che si svolgeranno nella basilica parrocchiale di Santa Teresa d’Avila (corso d’Italia 37) tutti i venerdì alle 20.30, dal 27 febbraio al 27 marzo, proposti anche quest’anno dal Movimento Ecclesiale Carmelitano come spunti di meditazione in attesa della Pasqua.

Gli appuntamenti dell’itinerario quaresimale, le cui precedenti edizioni hanno suscitato interesse ed entusiasmo, si baseranno come di consueto sugli scritti di padre Antonio Maria Sicari, teologo carmelitano, fondatore del Mec e autore di più di cento biografie dedicate alle figure di santi.

La rassegna prenderà il via venerdì 27 febbraio, con san Francesco d’Assisi; protagonista della lettura di padre Paolo de Carli. La memoria del poverello d’Assisi, patrono d’Italia e fondatore dell’Ordine dei Frati Minori, che rivoluzionò la Chiesa del suo tempo con un messaggio di umiltà, pace e fratellanza universale, vedrà come eccezionale contorno un concerto del Coro della Diocesi di Roma, sotto la direzione di monsignor Marco Frisina.

Sarà la voce dell’attrice Carolina Zaccarini, il 6 marzo, a dare vita alle pagine dedicate a santa Chiara d’Assisi che, spinta dalle parole di Francesco, abbandonò il lusso della famiglia nobile per consacrarsi a Dio e vivere nel “privilegio dell’altissima povertà”, fondando l’ordine delle Clarisse e diventando la prima donna nella storia della Chiesa a scrivere un ordinamento di vita religiosa per le proprie sorelle.

Nel terzo incontro, il 13 marzo, padre Roberto Marini leggerà la vita di fra Lorenzo della Resurrezione, ex soldato del diciassettesimo secolo che trascorse larga parte della sua vita religiosa svolgendo le mansioni più umili tra la cucina e la calzoleria del convento dei Carmelitani Scalzi di rue de Vaugirard a Parigi, in comunione costante con Dio.

Venerdì 20 marzo sarà di nuovo Carolina Zaccarini a leggere la vita della Serva di Dio Dorothy Day, che, dopo una giovinezza inquieta da giornalista radicale seguita dalla conversione al cattolicesimo, nel 1933 fondò il movimento “Catholic Worker” grazie al quale si aprirono le “case di ospitalità” per i poveri durante la Grande Depressione.

L’ultimo appuntamento, venerdì 27 marzo, è con padre Angelo Lanfranchi e la sua lettura della vita di san Giovanni della Croce, considerato uno dei più grandi poeti della storia grazie anche ad alcuni dei suoi più noti poemi mistici, che descrivono il viaggio dell’anima verso l’unione con Dio, composti durante la sua prigionia in cella a Toledo tra il 1577 e il 1578.

Per tutte le informazioni sugli incontri, contattare teresagentiloni@gmail.com oppure roma@mec-carmel.org

19 febbraio 2026

Liturgia penitenziale a San Giovanni in Laterano

Liturgia penitenziale a San Giovanni in Laterano

Partecipa alla liturgia “stazionale” nella basilica di Santa Sabina all’Aventino presieduta dal Santo Padre Leone XIV

Partecipa alla liturgia “stazionale” nella basilica di Santa Sabina all’Aventino presieduta dal Santo Padre Leone XIV

Visita l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù

Visita l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù

La memoria di Salvo d’Acquisto all’auditorium di San Pio X

«Se muoio per altri cento, rinasco altre cento volte: Dio è con me e non ho paura!». Queste le ultime parole di Salvo d’Acquisto, vicebrigadiere dell’Arma dei Carabinieri che il 23 settembre del 1943, presso la Torre di Palidoro (nella foto), offrì la sua vita in cambio di quella di altre ventidue persone vittime di rappresaglia nazista.

Alla figura del venerabile Salvo d’Acquisto sarà dedicato un evento culturale in programma giovedì 26 febbraio, alle ore 16.30, presso l’auditorium della parrocchia di San Pio X, in piazza della Balduina 67. L’incontro si aprirà con l’esecuzione del silenzio d’ordinanza in memoria dei carabinieri vittime del dovere, seguito dai saluti del parroco monsignor Andrea Celli.

La lectio magistralis sarà curata da Pierluigi Guiducci, storico specializzato in Storia della Chiesa e professore presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, tramite una presentazione di slide sul tema “Salvo d’Acquisto. Una morte per la vita”, ispirata al libro dello stesso Guiducci, intitolato “Salvo D’Acquisto. Una morte per la vita. Il contesto storico. Il sacrificio. La memoria”. Una copia dell’opera verrà donata a tutti i partecipanti. Dopo la consegna del premio “Estote parati” a persone impegnate da anni della Chiesa, sarà di nuovo monsignor Celli a concludere l’evento.

Il valore della memoria di Salvo d’Acquisto, fulgido esempio di responsabilità, sacrificio e amore cristiano per il prossimo, sarà sottolineato dalla presenza di un nutrito comitato d’onore composto da personalità del mondo ecclesiale, accademico e istituzionale, nonché da rappresentanti di associazioni culturali e di comunità territoriali.

Per tutte le informazioni, contattare Giulia Ciapparoni all’e-mail auditoriumspx@gmail.com.

18 febbraio 2026

Santa Messa con i dipendenti del Vicariato

Santa Messa con i dipendenti del Vicariato

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