7 Maggio 2026

Il vescovo Ricciardi: Un di più di misericordia

L’invito all’evento di formazione che inizierà il 19 novembre al Pontificio seminario romano maggiore

Il vescovo Reina: dono e gratuità per un cuore libero

“Bisogna allontanare la logica perversa in cui tutto si deve fare in funzione del denaro e abbracciare la logica della gratuità, facendo nostra la dimensione del dono per avere un cuore libero”. È stato questo il passaggio chiave dell’omelia pronunciata questa mattina (mercoledì 5 aprile) dal vescovo Baldo Reina, vicegerente della diocesi di Roma, che ha presieduto il tradizionale Precetto Pasquale, promosso dal Nucleo Acli Dipendenti Comunali di Roma, in collaborazione con le Acli di Roma, che si è tenuto nella chiesa di Santa Maria in Portico in Campitelli. Pace, speranza e bene comune sono stati al centro della celebrazione di preparazione alla Pasqua, concelebrata da padre Davide Carbonaro, parroco di Santa Maria in Campitelli e accompagnatore spirituale delle Acli di Roma.

Il vescovo Reina ha invitato i fedeli – moltissimi i dipendenti di Roma Capitale – che hanno gremito le navate della storica chiesa del rione Sant’Angelo, a “rinsaldare i vincoli di amicizia e a custodire e valorizzare il desiderio di camminare insieme”. Ha messo poi in luce come la Pasqua sia un tempo in cui “dobbiamo chiedere a Dio di liberarci dall’idolo del denaro e dell’egoismo per coltivare relazioni sane e solide, tenendo sempre a mente come il servizio deve essere rivolto alle persone in difficoltà che sono rimaste senza voce”.

Nel rivolgere il loro saluto e gli auguri di una serena Pasqua ai presenti, la presidente delle Acli di Roma Lidia Borzì e il presidente del Nucleo Acli Dipendenti Comunali Arnaldo di Stefano hanno sottolineato come “la passione di Cristo che stiamo vivendo in questa Settimana Santa si incarna nella quotidianità in tanti volti”, sono quelli di “chi ha perso il lavoro, di chi fatica ad arrivare a fine mese, delle persone che soffrono la solitudine, di chi sta scappando dalla guerra in Ucraina, che sta prendendo derive sempre più violente, e di chi perde la vita nel Mare Mediterraneo”.

La parrocchia di Santa Maria in Campitelli è un luogo significativo per le Acli di Roma. Sotto l’abside è attivo, infatti, dalla prima ondata pandemica un presidio solidale, dove volontari giovani e senior dell’associazione preparano dei pacchi alimentari sartoriali, contenenti generi di prima necessità, che vengono distribuiti alle persone e alle famiglie più fragili della Capitale. Locali che prima della celebrazione sono stati visitati dal vescovo Reina.

Ha partecipato alla celebrazione in rappresentanza della giunta capitolina Barbara Funari, assessore delle politiche sociali e della salute di Roma Capitale, e in rappresentanza della Regione Lazio l’assessore ai Servizi sociali Massimiliano Maselli, insieme a una delegazione del Comune e della Regione. Presente anche Emiliano Manfredonia, presidente delle Acli nazionali.

5 aprile 2023

Il vescovo Reina nuovo vescovo responsabile del Servizio diocesano per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili

Il vescovo Baldo Reina (foto DiocesiDiRoma/Gennari)

Il Santo Padre Francesco, in base alla Costituzione Apostolica In Ecclesiarum Communione, ha nominato monsignor Baldo Reina, vescovo ausiliare del settore Ovest e vicegerente della diocesi di Roma, nuovo Vescovo Responsabile del Servizio Diocesano per la Tutela dei Minori e delle Persone vulnerabili. Monsignor Reina succede a monsignor Riccardo Lamba, che il 23 febbraio scorso è stato nominato arcivescovo di Udine.

Il Servizio è stato istituito nella diocesi di Roma nel 2019, a seguito del Motu Proprio “Vos Estis Lux Mundi” di Papa Francesco del 2019 (aggiornato al 25 marzo 2023), e delle Linee guida della Conferenza Episcopale Italiana del 2019 (aggiornate al novembre 2023).

Gli obiettivi del Servizio sono: promuovere la sempre più capillare diffusione di una cultura della cura dei minori e delle persone vulnerabili; suggerire delle buone prassi per favorire la prevenzione di ogni genere di abuso (di coscienza, di potere e sessuale); indicare le procedure da seguire nei casi in cui questi delitti fossero segnalati in ambito ecclesiale; proporre interventi che abbiano come obiettivo la cura pastorale delle vittime di abusi e dei loro familiari, della comunità ecclesiale in cui l’abuso è stato commesso, come anche la cura pastorale dell’abusante in vista della prevenzione di ulteriori delitti e della sua conversione. A questo scopo è stato preparato il Vademecum “A noi state a cuore”, in corso di stampa e che sarà disponibile anche sul sito della diocesi di Roma.

Il Servizio Diocesano per la Tutela dei Minori e delle Persone Vulnerabili ha un suo Centro di Ascolto che, per garantire una maggiore riservatezza di quanti intendano chiedere informazioni o segnalare abusi avvenuti in ambito ecclesiale, è ospitato fuori dagli ambienti del Vicariato di Roma. Si può prendere appuntamento con la Responsabile del Centro di Ascolto, la Dott.ssa Avv. Cinzia Anna Giordano, scrivendo all’indirizzo di posta elettronica: tutelaminori@diocesidiroma.it oppure lasciando un messaggio nella Segreteria telefonica del tel 06.69886100 .

Il Servizio opera grazie all’impegno di un’Équipe di Consulenti che, coordinata dalla Referente Diocesana, la Dott.ssa Paola Pellicanò, ed in stretta collaborazione con il Vescovo ausiliare responsabile del Servizio, è formata da un gruppo di esperti nel campo del diritto civile, penale e canonico, della medicina, della psicopedagogia, delle scienze sociali e della comunicazione, della pastorale giovanile e familiare.

L’ Équipe di Consulenti si riunisce periodicamente per promuovere, d’intesa con gli altri organismi pastorali diocesani, incontri di informazione e corsi di formazione per quanti svolgono un servizio educativo in ambito ecclesiale: seminaristi, sacerdoti, consacrati e consacrate, insegnanti di religione, catechisti, animatori di oratori, responsabili di associazioni culturali, sportive e ricreative.

2 aprile 2024

Il vescovo Reina a Santa Maria in Portico

Celebrata nel santuario parrocchiale di Santa Maria in Portico in Campitelli la memoria del 1499° anniversario dell’apparizione della Madre di Dio al Papa Giovanni I e a santa Galla. L’Eucarestia è stata presieduta dal vescovo Baldo Reina, vicegerente della diocesi, che, durante l’omelia, ha ricordato uno dei titoli che la devozione di Roma riserva alla Madonna: “Porto di sicurezza”. Come hanno fatto i nostri Padri nel passato, continuiamo a rivolgerci a Maria perché ci liberi dal male anche in questo nostro tempo, segnato da tante prove. Tuttavia, afferma don Baldo, occorre che siamo liberi, da una «visione miracolistica» degli eventi, che chiede di eliminare «la prova» dalla nostra storia. Anche la Chiesa delle origini, come ricorda il libro dell’Apocalisse, ha vissuto un tempo di persecuzioni e di prove. Giovanni propone nel testo ascoltato durante la liturgia, la «visone della Gerusalemme celeste». Ora questo: «Popolo immerso nella difficoltà, riesce a tirare fuori una visione di Chiesa».

A volte, prosegue il presule, è «proprio questa visione che spesso manca». Infatti: «Il tempo della prova, è il tempo che mortifica le visioni e penalizza un orizzonte più ampio». Mentre i nostri occhi sono presi da ciò che si vive: «non riescono più ad alzare lo sguardo, e sognare quello che Dio già vede per noi». La Madre del Signore aiuta a comprendere che anche noi, con lei in questa visione di Chiesa: «Ascoltiamo la Parola di Dio e la mettiamo in pratica» e siamo invitati a essere «cristiani di ascolto e coerenza, facendo del Vangelo la regola di vita». La saggezza materna di Maria «ci spinge ad andare avanti verso la vita». Lei è «Porto di salvezza non solo perché ci custodisce, ma anche perché ci spinge ad abbracciare le sfide di questo tempo». Con lei e come lei, stando in mezzo alle situazioni più assurde, «non perdiamo l’orizzonte dell’eternità, pienezza del nostro cuore».

20 luglio 2023

Il vescovo Marcuzzo: «Gaza è distrutta. Non c’è niente»

Alle 6 del mattino al Santo Sepolcro regna il silenzio. Si celebra all’interno dell’edicola: un piccolo gruppo, in piedi e in fretta. «Tutto quello che si fa al Sepolcro si fa in fretta», dice nell’omelia don Filippo Morlacchi, sacerdote fidei donum della diocesi di Roma, da diversi anni ormai a Gerusalemme, che accompagna il gruppo di operatori dei media e sacerdoti romani in pellegrinaggio con l’Opera romana pellegrinaggi. Il primo, dopo il 7 ottobre 2023.

Nella sede del Patriarcato latino di Gerusalemme il vescovo emerito Giacinto Marcuzzo, già vescovo di Nazareth, saluta «uno dei primi gruppi dopo la ripresa. Speriamo che ci sia la pace – aggiunge -. Non ne siamo ancora sicuri». Qui intanto «noi conserviamo la presenza di Gesù. È quello che fanno i cristiani di Terra Santa, che sono qui dai tempi di Gesù». Lo testimonia il villaggio di Thaibe, rimasto così da allora.

In Palestina si contano oggi circa 50mila cristiani. In Israele circa 150mila. Il muro di separazione impedisce ai palestinesi di entrare per lavorare, quindi ci sono molti stranieri. «I francescani qui, in Giordania, in Libano, in Siria custodiscono la presenza cristiana – sono ancora le parole del presule –. Insieme ai cristiani locali – aggiunge –. In questa diocesi si contano 4 Paesi: Giordania, Palestina, Israele e Cipro. Poi ci sono due vescovi vicari per gli stranieri e uno per gli ebrei cristiani cattolici. Qui facciamo tanto per la pace e l’educazione, con tante scuole. È importante perché nelle scuole pubbliche tutto è musulmano. Ma molti musulmani sono nelle nostre scuole – circa metà e metà – e crescere insieme aiuta a vivere insieme in pace da adulti. Siamo più importanti per le nostre scuole che per le parrocchie. Dove c’è una comunità cristiana c’è sempre un po’ più di pace che altrove».

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8 gennaio 2026

Il vescovo Di Tora membro della Congregazione delle Cause dei Santi

Il Papa ha annoverato tra i membri della Congregazione delle Cause dei Santi monsignor Guerino Di Tora, vescovo ausiliare per il settore Nord della nostra diocesi. A darne notizia, ieri 4 novembre 2019, è stata la Sala stampa della Santa Sede, insieme ad altre due nomine pontificie. Padre Paolo Benanti, docente alla Pontificia Università Gregoriana, e don Marco Panero, docente presso l’Università Pontificia Salesiana a Roma, diventano per volere del Papa consiglieri della Penitenzieria apostolica.

5 novembre 2019

Il vescovo Di Tora a Campitelli per la memoria del voto

Ancora in tempo di pandemia si svolgerà l’annuale memoria del Voto che la città di Roma espresse alla Madonna venerata con il titolo di Porto della Romana Sicurezza e particolare protettrice della Città. Durante la pestilenza del 1656 e lo sciame sismico del 1703 più volte i Pontefici insieme al Senato romano si rivolsero a Santa Maria in Portico perché la città fosse liberata. La risposta fu pronta e materna e da allora per tenere vivo il ricordo e la gratitudine, che ogni anno il 2 febbraio, nella Festa della Presentazione di Gesù al Tempio si rinnova la preghiera grata della Città. Il prossimo 2 febbraio alle ore 18.30 il vescovo ausiliare monsignor Guerino Di Tora presiederà la solenne eucarestia ed il canto del Te Deum di ringraziamento. Si unirà alla celebrazione l’amministrazione comunale di Roma con il tradizionale omaggio floreale alla Madre di Dio. Le celebrazioni saranno animate dalla Cappella musicale di Santa Maria in Campitelli.

31 gennaio 2022

Il vescovo Di Tolve nuovo rettore del Maggiore

Monsignor Michele Di Tolve, nominato vescovo ausiliare per la diocesi di Roma lo scorso 26 maggio, avrà «il compito di rafforzare i rapporti tra le realtà di formazione al sacerdozio presenti nel territorio della Diocesi di Roma e di coordinarne le attività, in accordo con S.E. Mons. Baldassarre Reina, Vicegerente». A dichiararlo è Papa Francesco, come si legge nel bollettino diffuso dalla Sala Stampa della Santa Sede mercoledì scorso.

«In tale contesto – prosegue il Santo Padre nel decreto del 5 luglio sulle realtà di formazione al sacerdozio –, nomino S.E. Mons. Michele Di Tolve Rettore del Pontificio Seminario Romano Maggiore. Egli eserciterà il suo mandato in accordo con il Consiglio Episcopale. Per le questioni di maggiore rilevanza riferirà direttamente a me». Di Tolve, milanese di nascita, negli ultimi anni è stato parroco di San Giovanni Battista e di Sant’Ambrogio ad Nemus in Rho. Tra gli incarichi ricoperti in precedenza, quelli di responsabile del Servizio per l’insegnamento della religione cattolica e del Servizio per la Pastorale scolastica; delegato del supremo moderatore dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Milano; rettore del Seminario arcivescovile di Milano e rettore del Quadriennio teologico; Canonico maggiore onorario della Basilica metropolitana.

Il vescovo Baldo Reina nominato Vicegerente

Il Santo Padre ha nominato Vicegerente della Diocesi di Roma Sua Eccellenza Reverendissima Monsignore Baldassare Reina, Vescovo Ausiliare di Roma. È stato consacrato vescovo il 29 giugno 2022 a San Giovanni in Laterano dal cardinale vicario Angelo De Donatis. Gli è stata poi assegnata la delega per i seminari e le vocazioni.

Monsignor Reina è nato il 26 novembre 1970 a San Giovanni Gemini, in provincia ed Arcidiocesi di Agrigento. È entrato nel Seminario Arcivescovile nel 1981. Nel 1995 ha conseguito il Baccalaureato in Sacra Teologia e nel 1998 la Licenza in Teologia Biblica presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma.

È stato ordinato presbitero l’8 settembre 1995. Dal 1998 al 2001 è stato Assistente Diocesano di Azione Cattolica e Vicerettore del Seminario Arcivescovile di Agrigento. Dal 2001 al 2003 è stato Parroco della Beata Maria Vergine dell’Itria di Favara. Dal 2003 al 2009 è stato Prefetto degli studi dello Studio Teologico San Gregorio Agrigentino e dal 2009 al 2013 Parroco di S. Leone ad Agrigento. Dal 2013 al 2022 è stato Rettore del Seminario Maggiore di Agrigento.

Il ventennale della morte di san Giovanni Paolo II

Alle ore 21.37 del 2 aprile 2005, Giovanni Paolo II moriva, nel Palazzo Apostolico della Città del Vaticano. A vent’anni esatti dalla sua scomparsa, una celebrazione eucaristica ricorda il compianto pontefice, poi canonizzato il 27 aprile 2014, Domenica della Divina Misericordia, insieme a Papa Giovanni XXIII. Per l’occasione, il prossimo mercoledì 2 aprile, alle ore 15, il cardinale Segretario di Stato vaticano Pietro Parolin presiederà la Messa, nella basilica di San Pietro.

L’invito a partecipare arriva anche dal cardinale vicario Baldo Reina: «Sarà questo un momento di gratitudine al Signore – scrive il porporato – per il grande dono della vita di san Giovanni Paolo II e del suo ministero pastorale al servizio della nostra Diocesi».

27 marzo 2025

Il valore della cultura religiosa e il patrimonio storico italiano

Di seguito una riflessione del vescovo Michele Di Tolve, pubblicata su “Vita pastorale”, sull’insegnamento della religione cattolica a scuola

Credo sia il caso di fare un discorso chiaro sull’“ora di religione” a scuola. Ma anche sui contenuti, la metodologia, la preparazione degli insegnanti e il rapporto con le altre discipline. E, non ultimo, sull’inserimento in ruolo degli insegnanti di religione. L’insegnamento della religione (IRC) dipende dal Concordato del 1929, che così recita all’articolo 36: «L’Italia considera fondamento e coronamento dell’istruzione pubblica l’insegnamento della dottrina cristiana secondo la forma ricevuta dalla tradizione cattolica. E perciò consente che l’insegnamento religioso ora impartito nelle scuole pubbliche elementari abbia un ulteriore sviluppo nelle scuole medie, secondo programmi da stabilirsi d’accordo tra la Santa Sede e lo Stato». L’Accordo di revisione del Concordato del 1985 stabilisce, a mio avviso, una continuità e un orientamento nuovo, quando dice: «La Repubblica italiana, riconoscendo il valore della cultura religiosa e tenendo conto che i princìpi del cattolicesimo fanno parte del patrimonio storico del popolo italiano, continuerà ad assicurare nel quadro delle finalità della scuola, l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche non universitarie di ogni ordine e grado». Più che evidente la continuità con il passato, ma è anche da evidenziare il nuovo assetto dell’IRC, che viene messo in relazione non con l’istruzione pubblica, ma con il patrimonio culturale del popolo italiano e sempre in rapporto con le finalità della scuola. Sono due le sottolineature da evidenziare: da una parte per chiarire le caratteristiche di un insegnamento che si inserisce nella formazione culturale dell’alunno affinché possa “decodificare” tutto il patrimonio culturale ed europeo, che per il 95% è composto da contenuti che si riferiscono al cristianesimo e alle religioni; dall’altra per distinguere l’IRC dalla catechesi. Ma valore culturale del cattolicesimo non significa insegnamento dimezzato, ma conoscenza precisa nella sua interezza, che comprende contenuti della fede, aspetti di vita, espressioni di culto e quant’altro è necessario per apprenderlo. Il tutto orientato alle finalità scolastiche che sono di conoscenza della cultura italiana, che non si può spiegare e conoscere in tutte le sue forme (letteratura, arte, musica…) senza il cattolicesimo.

«Tale insegnamento», diceva già il Concordato del ’29, «sarà dato a mezzo di maestri e professori, sacerdoti o religiosi, approvati dall’autorità ecclesiastica e sussidiariamente a mezzo di maestri e professori laici, che siano a questo fine muniti di un certificato di idoneità da rilasciarsi dall’Ordinario diocesano». Nel protocollo addizionale alla revisione del Concordato viene ribadito che «l’insegnamento della religione cattolica è impartito da insegnanti riconosciuti idonei dall’autorità ecclesiastica, nominati, d’intesa con essa, dall’autorità scolastica». E lo stesso si dice degli insegnanti delle scuole materne ed elementari. In una contestazione studentesca, qualche anno fa, si invitava a boicottare l’ora di religione perché i docenti «non soltanto saranno scelti dalla Curia e pagati dallo Stato, ma saranno assunti per legge». E sempre in quel pianeta così variegato del mondo giovanile è facile cogliere una certa ereditarietà e debito verso una cultura laicista e anticlericale, che fa dire ai giovani: «Si faccia la Chiesa le sue scuole e lì dia i suoi insegnamenti religiosi».

Vorrei dire che non la Chiesa ma lo stesso Stato deve nelle scuole pubbliche avere il coraggio di trasmettere la genuina cultura del popolo italiano che respira cristianesimo e cattolicesimo in specie da tutti i suoi pori. Anche espressioni di dissenso con il cattolicesimo non si possono comprendere senza il confronto con quella matrice culturale che viene contestata. Ma ancor di più coloro che vorrebbero un insegnamento di storia delle religioni, ignorano che gli studenti non chiedono di sapere la storia, ma cercano il senso, il significato dentro ogni percorso storico, e questo non è possibile se non a partire da un’identità. A ognuno il suo compito: alla Chiesa quello di far crescere nella fede una comunità nazionale che oggi stenta a riconoscere nel cattolicesimo la sua identità; alla Scuola pubblica (statale e paritaria) l’impegno di non far perdere traccia di quelle radici. Nel concorso si richiede, come condizione, il decreto di idoneità dell’autorità ecclesiastica. Se lo facesse lo Stato allora non sarebbe più uno Stato laico, ma confessionale. È qui che l’atipicità di tale insegnamento ha la sua radice ed espressione. A molti è sembrata un’ingerenza nelle cose della “res-pubblica”. Concludo col dire che è obbligo di giustizia dare un assetto giuridico all’IRC e ai relativi docenti, ma è certo un dovere ineludibile guardare a tale insegnamento con fiducia, affinché un allievo sappia rendere ragione della sua cultura e confrontarsi con altre culture e religioni, nel pieno rispetto di tutti. Il fatto che ci sia l’ora del “nulla” piuttosto che l’ora di attività alternativa, fa paura perché ancor più ragazzi sceglierebbero di partecipare all’IRC. Siamo in un momento in cui proprio la mancanza di senso della vita, porta i ragazzi a togliersi la vita non sopportandone il peso e la fatica. E ci sono persone che fanno ancora polemica sull’esistenza dell’IRC che, nonostante gli attacchi ripetuti, continua a essere scelta, anche se taluni dirigenti scolastici fanno di tutto per far sì che i ragazzi non la frequentino. Una scuola che preferisce avere i ragazzi per strada e non nelle aule a cercare il senso della vita, attraverso la bellezza di tutta la cultura, anche quella nata dal cristianesimo e da altre religioni, non è a rischio di fallimento totale, sia culturale che educativo?

11 gennaio 2025

Il triduo in onore di santa Rita

Nella chiesa di Santa Rita da Cascia alle Vergini, a Roma, dal 19 al 21 maggio si tiene il triduo in onore della “santa delle rose” con meditazioni guidate da padre David Conejo, sacerdote agostiniano. “Santa Rita: un cuore che ama e ascolta” è il tema che farà da filo conduttore ai diversi momenti di preghiera”.

Giovedì 19 maggio alle ore 18 è prevista l’esposizione del Santissimo Sacramento con adorazione comunitaria e benedizione eucaristica; alle 18.30 la Messa con la meditazione. Il giorno seguente la celebrazione eucaristica delle 18.30 sarà invece preceduta dalla recita del Santo Rosario; mentre il sabato dal Canto dei Vespri.

Domenica 22 maggio, VI di Pasqua, festa di santa Rita, numerose saranno le Messe celebrate nella chiesa del centro storico. Alle 7 presiede il rettore don Lorenzo Pelati; alle 8 monsignor Renzo Giuliano, parroco di San Marco al Campidoglio; alle 9 padre Massimo Marelli, rettore della Chiesa del Gesù; alle 10 don Franco Amatori, rettore di Santa Maria in Via Lata; alle 11 padre Francesco Celestino, parroco dei Santi XII Apostoli. A mezzogiorno si terrà la supplica a santa Rita, e le celebrazioni riprenderanno alle 15. A quell’ora presiederà padre Simone Raponi, dell’Oratorio di San Filippo Neri; alle 16 don Serafino Ciardi, vicario parrocchiale a Santa Maria Regina Pacis a Monteverde; alle 17 monsignor Massimo Cautero, vice rettore di San Giuseppe dei Falegnami. Alle 18.30 previsto il solenne pontificale con monsignor Vittorio Lanzani. Alle 20 l’ultima liturgia eucaristica, con il rettore don Pelati.

18 maggio 2022

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