Parolin: «La pace è l’identità propria del Risorto»

Più di 600 persone di provenienza, lingua e cultura diverse, accomunate da un unico gesto e una sola intenzione: sgranare lentamente i grani del Rosario per implorare il dono della pace nel mondo. Domenica 17 maggio, solennità dell’Ascensione, nella basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, a piazza della Repubblica, la preghiera, promossa dall’equipe pastorale Migrantes della diocesi di Roma e presieduta dal cardinale segretario di Stato vaticano Pietro Parolin, ha riunito quasi tutte le 118 comunità etniche cattoliche della Capitale. Cinquanta i sacerdoti presenti, molti dei quali cappellani delle comunità che vivono nella Città Eterna. Le navate della chiesa barocca si sono colorate di bandiere di decine di nazioni, dall’Ucraina al Guatemala, dal Brasile alla Bolivia. Tra i banchi, molti fedeli con gli abiti tipici dei loro Paesi. La liturgia è stata introdotta dal coro dei bambini ucraini, mentre i cinque misteri della Gloria sono stati recitati in dieci lingue diverse. Dopo ogni decina è stato intonato un canto da fedeli filippini, nigeriani, congolesi, malgasci e latinoamericani.

«La pace – ha affermato Parolin – si realizza quando consegniamo integralmente pensiero e azione, segnati dal trauma del nostro limite, nelle mani del Risorto perché Lui imprima in noi una visione nuova e un rinnovato percorso di vita. Drammi, fatiche, angosce e contraddizioni deposte innanzi al Signore della vita, affinché Egli liberi in noi uno stile nuovo, segnato dalla consapevolezza del nostro destino eterno. La pace si realizza quando incontriamo Gesù, il vivente, e scopriamo di essere eterni, per dono suo: tesori preziosi e unici custoditi per sempre da Lui».

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19 maggio 2026