È lo Stato costiero di La Guaira la zona più colpita dal terremoto di magnitudo 7,5 che ha colpito il Venezuela la notte del 24 giugno scorso. Gravi danni, oltre che nel nord-ovest del paese, sono stati segnalati anche nella capitale Caracas e in numerose comunità della zona centrale del Paese, tanto da indurre la presidente ad interim, Delcy Rodriguez, a dichiarare lo stato di emergenza nazionale.
A distanza di una settimana e con il susseguirsi di ulteriori scosse sismiche, il numero delle vittime accertate si avvicina a duemila, mentre decine di migliaia sono i dispersi. Le stime del Servizio Geologico degli Stati Uniti indicano una probabilità del 40% che il numero delle vittime superi le 10.000 unità e perdite economiche stimate in circa 10 miliardi di dollari: una catastrofe che colpisce un paese già investito da una crisi umanitaria prolungata, aggravando condizioni di vulnerabilità diffuse tra la popolazione.
La Chiesa venezuelana è stata immediatamente in prima linea tra le macerie. L’arcivescovo di Caracas, monsignor Raúl Biord Castillo, ha riferito che moltissime chiese e parrocchie, oltre alla cattedrale, hanno subito gravi lesioni strutturali, aprendo tuttavia le loro porte per offrire assistenza alle famiglie sfollate. La rete di solidarietà e primo aiuto è stata attivata immediatamente attraverso le Caritas parrocchiali locali. Nella diocesi di La Guaira la situazione è particolarmente grave: il vescovo, monsignor Pablo Modesto González Pérez, ha testimoniato il black out totale e crolli che hanno interessato anche il seminario.
Immediata la solidarietà e la vicinanza espressa della Conferenza Episcopale Italiana, con un messaggio che il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei, ha inviato a monsignor Jesús Andoni González de Zárate Salas, Arcivescovo di Valencia e Presidente della Conferenza Episcopale Venezuelana. Zuppi ha ricordato che «ogni sofferenza, soprattutto quella dei più poveri e i più fragili, riguarda tutti e chiede a tutti responsabilità, solidarietà, cura», assicurando la preghiera per «tutti coloro che, anche in mezzo alle macerie, custodiscono la vita».
Per far fronte concretamente all’emergenza, la presidenza della Cei ha disposto un primo stanziamento di 500mila euro dai fondi dell’8xmille che i cittadini destinano alla Chiesa cattolica: le risorse saranno utilizzate per gli interventi di soccorso immediati, coordinati da Caritas Italiana che, fin dal primo momento, è in contatto diretto con Caritas Venezuela. L’intervento si inserisce in una collaborazione già attiva nel Paese e si sviluppa in base ai bisogni espressi a livello locale. Parallelamente, anche Caritas Internationalis ha annunciato uno stanziamento di 100mila euro.
Particolare attenzione, fa sapere Caritas, è rivolta alle famiglie più fragili, ai quartieri meno visibili e alle persone accolte nelle piazze e in rifugi temporanei, offrendo assistenza, distribuzione di beni di prima necessità, nonché accompagnamento psicologico e spirituale. Presso la sede della Conferenza Episcopale Venezuelana è stato istituito un centro nazionale di raccolta per acqua, alimenti non deperibili, medicinali e kit igienici, mentre la Caritas Venezuela ha attivato il “Piano 24×24”, che prevede servizi garantiti nelle 24 ore giornaliere per la distribuzione degli aiuti nelle aree colpite e la ricezione, classificazione e organizzazione delle donazioni.
Caritas Italiana, rilanciando l’appello di Caritas Venezuela, sottolinea l’importanza di convogliare la solidarietà attraverso canali coordinati e sicuri, sconsigliando la raccolta di beni materiali in Italia ed evitando iniziative isolate che potrebbero risultare inefficaci o rischiose. Per chi volesse contribuire, tutte le informazioni sul sito di Caritas Italiana.
1 luglio 2026













