Leone: la Chiesa «deve moltissimo» al cardinale Ruini

Una vita intera spesa al servizio della Chiesa, che «moltissimo gli deve». Il cardinale Camillo Ruini, morto il 16 giugno all’età di 95 anni, tra lo studio teologico, i 16 anni alla guida della Conferenza episcopale italiana e i 17 come vicario di Roma, è stato un «pastore saggio e sollecito del gregge di Cristo». È il ritratto tratteggiato da Papa Leone XIV che questo pomeriggio, 18 giugno, nella basilica di San Pietro ha presieduto la Messa con il rito delle esequie del porporato il quale, durante i suoi 71 anni di sacerdozio, ha svolto «con la stessa dedizione sia gli incarichi più umili sia quelli più gravidi di responsabilità che il Signore ha voluto affidargli».

Il feretro del porporato ha fatto ingresso in basilica intorno alle 16. Decine i concelebranti, tra i quali l’attuale cardinale vicario Baldo Reina e il predecessore Angelo De Donatis, il presidente della Cei Matteo Zuppi, il segretario di Stato vaticano Pietro Parolin e il decano del Collegio cardinalizio Giovanni Battista Re. Presenti anche tanti sacerdoti della diocesi di Roma e dipendenti del Vicariato. Nelle prime file, il sottosegretario Alfredo Mantovano, il senatore Maurizio Gasparri e l’ex presidente del Consiglio Romano Prodi.

Nell’omelia, Prevost ha sottolineato che quello di Ruini è stato un ministero a tutto campo che ha toccato «l’insegnamento, lo studio e l’approfondimento teologico, il servizio pastorale, l’animazione giovanile, l’ambito culturale, la cura del laicato e delle vocazioni, nell’esercizio dell’autorità». Con la sua proverbiale lungimiranza, il cardinale è stato in grado di «guidare il Popolo di Dio e i fratelli nell’episcopato in momenti importanti e delicati, affrontando con entusiasmo, discernimento e coraggio molteplici sfide». Da qui il riconoscimento delle sue «intuizioni» e il ricordo delle sue «iniziative che hanno lasciato un segno profondo nel cammino della Comunità ecclesiale e anche di quella civile».

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