Il nuovo accesso alla cripta di Santa Prisca

Fino a pochi giorni fa, per visitare la cripta della basilica di Santa Prisca si poteva accedere soltanto dal lato destro del giardino, attraversando il mitreo. Adesso, invece, le scale di ingresso sono davanti all’altare, nell’aula liturgica. Proprio dove erano state fino al 1961, quando fu installato il pavimento in marmo che c’è ancora oggi. Sono infatti conclusi gli interventi di restauro che hanno permesso di restituire ai fedeli e ai visitatori l’accesso originario alla storica cripta sottostante. Per iniziativa della diocesi di Roma e grazie al finanziamento del professor Valter Mainetti si è proceduto ai lavori; il progetto è stato sviluppato dall’architetto Anelinda di Muzio, che ha ricoperto anche il ruolo di direttore dei lavori, con la consulenza dell’ingegnere Matteo Novembri per gli aspetti strutturali, sotto l’Alta Sorveglianza della Soprintendenza Speciale Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Roma nella persona dell’architetto Ilaria Delsere, dell’Ufficio Edilizia di Culto del Vicariato e sempre alla presenza del parroco padre Otalakie Abel Kavunu.

«Anticamente si accedeva alla cripta da una scala centrale davanti all’altare e da due scale laterali – spiega l’architetto di Muzio –, protette da balaustre in marmo. Le scale di accesso alla cripta, delimitate da murature con dipinti murali e costituite da gradini in travertino, erano rimaste visibili soltanto dal piano della cripta, risultando interrotte dalla costruzione del nuovo solaio in ferro e tavelloni». I lavori hanno dunque consentito di recuperare le strutture esistenti, come i gradini e i dipinti murali, e hanno riportato alla luce la storica fenestella confessionis, attraverso la quale i fedeli potevano osservare l’interno della cripta. Proprio il ritrovamento della fenestella «ha comportato una variante nella definizione del solaio, rispetto a quanto progettato – precisa di Muzio –, che è stato realizzato su una struttura in ferro sopraelevata con appoggi puntiformi, per non interferire con il ritrovamento archeologico e completato con la pavimentazione costituita da lastre di marmo removibili».

Per i lavori è stato utilizzato anche materiale recuperato dalla demolizione ed è stato introdotto un parapetto in ferro per proteggere la parte anteriore delle scale verso l’aula liturgica. «Sostenere il recupero di un luogo come Santa Prisca significa contribuire alla tutela di una parte importante della storia di Roma e della sua tradizione religiosa», commenta Mainetti. Grazie al restauro è nuovamente possibile accedere alla cripta affrescata nel Seicento da Anastasio Fontebuoni, dove sono raffigurati episodi della vita di san Pietro e di santa Prisca e dove si trova l’altare policromo che custodiva le reliquie della santa. Il percorso conduce inoltre all’area archeologica sotterranea, che conserva testimonianze di straordinario valore storico. Tra queste, i resti della probabile domus ecclesiae di santa Prisca, luogo di riunione delle prime comunità cristiane, e il Mitreo del III secolo d.C., con le raffigurazioni di Mitra e del dio Saturno realizzate attraverso una raffinata tecnica decorativa basata su frammenti di anfore rivestiti di stucco dorato. «Un patrimonio unico che, grazie agli interventi appena conclusi, torna a essere pienamente accessibile e valorizzato», conclude Mainetti.

29 giugno 2026