30 Aprile 2026

San Damaso Papa, al Cav di Monteverde il “Festival per la vita”

Si è svolto sabato 25 ottobre nel Teatro della Parrocchia di San Damaso Papa il “Festival per la Vita” organizzato dal Centro Aiuto alla Vita “Cav Monteverde ODV”. L’evento è stato organizzato e presentato dai volontari del Cav, coordinati dalla presidente Franca Tonini con la partecipazione di personalità che hanno raccontato le loro esperienze di ricercatori, professionisti e artisti impegnati per la vita e di gruppi che hanno animato il festival con coreografie e canti. Ad accogliere i presenti nel Teatro San Damaso Papa è stato il parroco, don Humberto Gomez che, dopo aver ricordato i dati allarmanti sulla denatalità in Italia, ha messo in evidenza il valore inestimabile di ogni vita umana sin dal momento del concepimento, ed ha elogiato il prezioso lavoro dei volontari del Cav.

Franca Tonini e Marina Casini

Franca Tonini ha ricordato che la finalità del Cav è di promuovere e difendere la vita umana fin dal concepimento, aiutando le donne che si trovano a vivere una gravidanza difficile, indesiderata o vissuta in solitudine. «La mamma nel Cav – ha chiarito Tonini – deve essere accolta con empatia, con un atteggiamento privo di giudizio, con calore umano, in questo modo da uno stato di angoscia e preoccupazione passerà alla fiducia, che le permetterà di accogliere il bambino».

La prima accoglienza è molto delicata, «deve essere saggia, prudente, attenta, disponibile e tenera. Alla mamma si offre anche una consulenza interdisciplinare (psicologica, ginecologica, giuridica, etica) ed un aiuto materiale perché possa accogliere serenamente il figlio che porta in grembo, e viene accompagnata fino ai primi due-tre anni del bambino». Al Cav Monteverde, dal mese di febbraio sono state accolte sessantadue mamme, con diciotto nascite ed altri diciannove bambini sono in arrivo; «il numero elevato di mamme è la prova che è un servizio necessario nel quartiere Monteverde-Gianicolense».

Il primo intervento è stato quello di Beatrice Fazi, attrice teatrale e “madrina di tutti i Cav” di Roma, la quale ha portato una testimonianza di vita con parole di una giovane mamma che ha vissuto in prima persona il dramma dell’aborto volontario e le conseguenze devastanti che questo ha causato nella sua vita, ma anche il successivo percorso di rinascita.

L’intervento di Beatrice Fazi

Sono intervenuti, in seguito, Marina Casini, presidente del Movimento per la Vita italiano (MpV) di cui nel presente anno si celebra il 50°. La professoressa Casini ha ricordato la «missione preziosa» dei 400 Cav che sono in Italia, e «che hanno salvato la vita di circa 280.000 bambini». Il Movimento per la Vita «è come lievito che fermenta la società, motore di avviamento di una nuova progettualità: la civiltà della verità e dell’amore che vuole porre al centro l’uomo e che quindi privilegia il povero, l’emarginato, lo scartato. Lo sguardo su colui che non è ancora nato e la protezione di quella primordiale solidarietà che unisce la mamma al figlio che culla in grembo è la leva che muove questa nuova progettualità».

Il professor Giuseppe Noia, direttore dell’Hospice perinatale e presidente della Fondazione “Il Cuore in una goccia”, ha illustrato il fondamento scientifico che sostiene gli sforzi della ricerca e della pratica clinica nel portare avanti la vita dell’embrione sin dalle prime fasi del suo sviluppo nel grembo materno. In particolare, ha ricordato «il valore della relazione e il rapporto di reciproca cura che si sviluppa tra il corpo della madre e l’embrione, nelle diverse fasi dello sviluppo prenatale, senza nascondere la meraviglia che suscita tale fenomeno». Inoltre ha anche fatto cenno alle terapie fetali e alle nuove frontiere della ricerca soprattutto a beneficio dei bambini con sindrome di down.

Toccante la testimonianza di Sara e Stefano, una coppia che ha scelto di portare avanti la gravidanza delle ultime due bambine, pur sapendo che le loro vite sarebbero state brevi; una lezione di amore e di pace che ha commosso tutti. Il messaggio che questa coppia ha voluto trasmettere, è che «un figlio è un figlio, quali che siano le sue condizioni cliniche prenatali e tale resterà per sempre nel cuore dei suoi genitori».

Il Festival ha visto alternarsi alle relazioni e alle testimonianze alcuni momenti musicali come quelli animati dal Gruppo Holy Dance che ha creato alcune coreografie sulle note di brani della Sacra Scrittura e delle parole di Papa Francesco. L’incontro si è concluso con un saluto di Maria Luisa Ubaldo, presidente di Federvita Lazio che ha definito ogni Centro di Aiuto alla Vita (10 a Roma) una «stella polare che illumina, guida e custodisce la vita ed insieme fanno brillare una splendida costellazione di accoglienza e speranza». Le “diciotto margherite” con il nome di ciascun bambino nato nell’ultimo anno, accolto al Cav, poste come decorazione del Teatro San Damaso hanno simboleggiato un grande prato fiorito in cui germoglia la vita e fiorisce la speranza.

 

29 ottobre 2025

San Clemente, gioiello incastonato nel cuore di Roma

Una delle Basiliche più visitate a Roma, oltre ovviamente le quattro Basiliche Maggiori, è la Basilica di San Clemente, un prezioso gioiello incastonato nel cuore della città eterna.

Questa meravigliosa Basilica tra l’Esquilino e il Celio vanta una storia plurisecolare. Infatti, si può dividere la struttura della Chiesa in tre livelli. Il livello più inferiore vanta un’area archeologica con edifici del I secolo d. C., quella intermedia è invece la Basilica paleocristiana del IV secolo e, l’attuale, è la Basilica realizzata all’incirca nel 1100.

Per il pellegrino che giunge a Roma, ieri come oggi, la Basilica di San Clemente è sicuramente una tappa imprescindibile. L’attuale Basilica, risalente appunto al XII secolo, si adatta in larga misura a quella sottostante del IV secolo, seppur con qualche differenza dovuta alle necessità edilizie del tempo. Difatti, l’attuale struttura nella zona Nord, sulla destra, è più piccola rispetto a quella sottostante e, come immediata conseguenza, l’abside e la navata centrale sono più piccoli rispetto a quelli del IV secolo. Tuttavia, il pellegrino che arriva oggi a San Clemente respira ancora tutta la bellezza di un ambiente paleocristiano che, seppur con delle aggiunte medievali, mantiene a pieno titolo la sua struttura originaria.

Entrando nella Basilica, la decorazione cosmatesca del pavimento subito allude alla sua antichità e richiama quella delle chiese coeve. Tipica struttura paleocristiana, presente tuttora in San Clemente è la Schola Cantorum centrale. Quest’ultima era già presente nella Basilica inferiore e, in epoca medievale, fu traferita al livello superiore. Infatti, nell’attuale navata centrale dell’edificio si può ammirare la splendida Schola Cantorum originale. Tuttavia, per i sopra citati motivi di spazio, la Schola non poté essere trasferita nella sua interezza, alcuni riquadri non furono rimontati. In ogni modo, lungo la sua decorazione si notano i simboli paleocristiani per eccellenza: il pesce, la colomba e il tralcio di vite. Spicca all’interno della Schola Cantorum la presenza di due amboni. Uno, quello di sinistra (guardando l’altare) è più alto, con scale su entrambi i lati per permettere la proclamazione del Vangelo e la predicazione del Vescovo. In epoca medievale venne anche aggiunto il candelabro tortile per il cero pasquale. Dalla parte dell’ambone del Vangelo un tempo sedevano le donne per ricordare l’apparizione dell’angelo alle donne al sepolcro e l’annuncio della Risurrezione. L’altro ambone, quello di destra, più basso del precedente, è diviso in due livelli: quello inferiore per il cantore e quello superiore per il lettore delle epistole.

Procedendo verso il presbiterio, separato dal resto della Chiesa da una transenna in marmo, si staglia l’altare maggiore, costruito sulla confessio, contenente le reliquie di San Clemente e sant’Ignazio di Antiochia. Spostando lo sguardo sul catino absidale, si individua subito la presenza della cattedra e sopra di essa di un affresco datato nel tardo 1200, raffigurante Gesù, con la Vergine Maria e gli Apostoli. Ciò che ci attrae maggiormente e, da subito cattura lo sguardo, è la decorazione musiva dell’abside che esplode in tutta la sua magnificenza e che, a ragione, ci fa pensare ad una sua riproduzione dalla basilica inferiore del IV secolo a quella medievale soprastante. Spicca in esso il rigoglioso albero della vita che prende inizio dalla croce di Cristo, affiancata dalle figure di Maria e di Giovanni. Il rigoglio della nuova creazione, inaugurata da Cristo esplode in un tripudio di magnificenza. La morte è stata sconfitta da Cristo e la vita, per coloro che sono innestati in Lui, sboccia in una nuova speranza: la Resurrezione. Le anime, dunque, simboleggiate dalle cerve che si abbeverano ai quattro fiumi scaturiti dalla croce, ritrovano la vita in Cristo e tutta la creazione, raffigurata nel mosaico anche nella sua quotidianità, sboccia con un significato nuovo: la Salvezza ottenuta da Cristo per le anime. Difatti le colombe, rappresentate nella croce, oltre ad avere il numero simbolico di dodici, che allude sia agli Apostoli che alle Tribù d’Israele, sono anche simbolo delle anime salvate dalla morte di Cristo. Sull’arco trionfale i patroni della città di Roma, Pietro e Paolo, accompagnati rispettivamente da San Lorenzo e San Clemente, si uniscono al tripudio di gloria che culmina con il Pantocrator circondato dai simboli degli evangelisti.

Di particolare importante per questa Basilica è inoltre la vita di due fratelli, i Santi Cirillo e Metodio che, nell’863, furono inviati dall’imperatore bizantino Michele III ad evangelizzare la Moravia. Furono proprio essi che, durante la loro missione, ritrovarono e riportarono a Roma nell’867 le reliquie di San Clemente. Proprio a Roma l’anno successivo, Cirillo morì e, dinanzi alla richiesta del papa di lasciare a Roma le spoglie del fratello, Metodio acconsentì a patto che esse venissero sepolte nella stessa chiesa dove si trovavano quelle di Clemente. Così avvenne. I santi Cirillo e Metodio per la loro missione tra gli slavi, sono stati proclamati dal Santo Padre Giovanni Paolo II, patroni d’Europa e vengono ricordati solennemente dalla Chiesa Universale e con grandi celebrazioni nella Basilica di San Clemente il 14 febbraio.

 

A cura delle Missionarie della Divina Rivelazione

San Clemente, cresce l’attenzione agli adolescenti

Foto Diocesi di Roma / Gennari

Per don Salvatore Lucchesi, parroco dallo scorso ottobre della comunità di 20mila fedeli di San Clemente Papa, a Conca d’Oro, la visita pastorale del cardinale vicario Baldo Reina di ieri e oggi «è un tempo di grazia, specie in questo anno del Giubileo» perché «porta quella speranza che la gente purtroppo ha perso e di cui c’è tanto bisogno, anche e soprattutto per i giovani che spesso sono presi da speranze effimere». Stamattina il porporato presiede la Messa delle 10, «quella dei bambini e dei ragazzi, e vivrà a seguire un momento di incontro e di festa con loro portando anche un messaggio per tutti gli ammalati, i bisognosi e gli indigenti della parrocchia», spiega il sacerdote. Ieri pomeriggio, invece, Reina «ha incontrato il Consiglio pastorale con i catechisti e i diversi operatori e animatori e pure alcuni responsabili delle 9 Comunità neocatecumenali, celebrando poi la Messa delle 18.30, Messa vespertina della festa della Presentazione di Gesù al Tempio e con la benedizione delle candele per la festa della “Candelora”», sono ancora le parole di don Lucchesi.

Proprio per offrire ai giovani un’occasione formativa che li orienti c’è grande cura nella proposta del dopoCresima, rivolta ai ragazzi che «vivono l’età delicata dell’adolescenza», dice Andrea, da 30 anni educatore dei giovani e catechista istituito. «A loro è dedicata la Messa delle 12 ogni domenica, di cui si occupano per il servizio e l’animazione – dice –, mentre poi la sera, alle 18.30, c’è l’incontro dedicato che sviluppa nelle settimane via via un tema. Al termine di ogni tema, nei tempi forti di Avvento e Quaresima proponiamo un’uscita, fuori o dentro Roma, oppure viviamo la cosiddetta “domenica Talita kum”, riprendendo le parole di Gesù, stando insieme tutto il giorno in parrocchia con attività e giochi condivisi dopo la Messa e il pranzo». D’estate, «con una tradizione trentennale, andiamo in Trentino, in Val di Brenta, per un campo e un’esperienza di autogestione che è aggregativa oltre che formativa», sono sempre le parole di Andrea. Ancora, l’educatore sottolinea come «non è facile fare formazione, è una sfida, così come non è facile elaborare dei format che coinvolgano i ragazzi ma speriamo che la discussione e il confronto con loro su alcune tematiche possano aiutarli nella loro crescita». Inoltre Andrea mette in luce l’importanza di «provare a costruire un’alleanza educativa con le famiglie dei ragazzi, con le quali ci incontriamo una volta al mese, mettendoci in ascolto»; la buona adesione e partecipazione a questa proposta è per lui «il segno di un desiderio e un bisogno di uno scambio».

Tra i volontari che si occupano della carità c’è Lina, che è pure nel gruppo che gestisce la segreteria parrocchiale, aperta ogni giorno, mattina e pomeriggio. Sottolinea «l’importanza di accogliere tutte le persone con un sorriso, cercando di dare un po’ di sollievo a chi si rivolge alla parrocchia per un aiuto di vario genere». In particolare, racconta, «assistiamo circa una ventina di famiglie grazie alle donazioni di viveri che i parrocchiani fanno spontaneamente e tramite la raccolta nel supermercato del quartiere», mentre «nei tempi forti organizziamo delle vendite di torte o di piantine per raccogliere fondi». (di Michela Altoviti da Roma Sette)

2 febbraio 2025

San Bonaventura, il nuovo campo da basket tra arte e sport

Sarà inaugurato domani, sabato 24 maggio, il nuovo campo da basket della parrocchia di San Bonaventura da Bagnoregio. Ma chiamarlo solo “campo sportivo” è riduttivo: si tratta di una vera opera d’arte a cielo aperto, dove i colori incontrano la passione per lo sport, creando uno spazio di incontro fra generazioni e culture. Dietro questo progetto c’è la maestria di Tristan Baraduc, artista e scenografo francese che ha ridato vita allo spazio parrocchiale con il suo stile unico.

L’iniziativa nasce da un’idea di don Stefano Cascio, parroco di San Bonaventura da Bagnoregio, e si è concretizzata grazie al sostegno dei parrocchiani, dei Pii Stabilimenti della Francia a Roma e del VII Municipio di Roma Capitale, con la collaborazione dell’Ambasciata di Francia presso la Santa Sede, del Comitato Regionale Lazio FIP e della VS Academy. L’evento gode anche del patrocinio del Dicastero per l’Evangelizzazione, del Dicastero per la Cultura e l’Educazione e dell’Athletica Vaticana.

“Questo progetto, che è allo stesso tempo artistico e sociale, mi ha subito affascinato – dice Baraduc –. Rinnovando questo campo, vogliamo non solo stimolare la passione per il basket tra i giovani, ma anche rendere il quartiere più attraente, organizzando eventi e competizioni. Un modo per mettere in luce tutta l’energia che scaturisce da queste periferie. Immerso tra i palazzi, il campo, una volta ridipinto, si mostrerà a centinaia di abitanti dalle loro finestre, regalando al quartiere una nuova vita e un’identità tutta da scoprire”.

Il nuovo campo, infatti, si propone di integrare sport e arte, persone normodotate e persone con disabilità. Già nel 2024 era stata realizzata una rampa di accesso per persone con mobilità ridotta, testimoniando l’attenzione concreta verso l’accessibilità. Ora, con il nuovo intervento artistico e all’alba del Giubileo dello Sport, il campo si trasforma in uno spazio accogliente, diventando un punto di riferimento dinamico e vitale per l’intera comunità del quartiere.

“L’arte e lo sport – osserva il parroco don Stefano Cascio – hanno un ruolo essenziale a Torre Spaccata, come in tutte le periferie, favorendo la coesione sociale, l’inclusione e l’espressione delle identità locali. Il nostro campo da basket è aperto a tutti e contribuirà, spero, a creare una nuova dinamica nel nostro territorio”.

In occasione dell’inaugurazione, domani, Baraduc sarà a Torre Spaccata dalle 16. Seguirà un pomeriggio di festa con giochi e sport per tutti.

23 maggio 2025

San Bernardo e la visione della Scala del Cielo

Il giorno 20 di questo mese di agosto facciamo memoria di uno dei santi mariani per eccellenza, colui che viene conosciuto per essere il cantore della Vergine per antonomasia, San Bernardo di Chiaravalle (1090-1153).

Oltre ad essere il membro più famoso dei Cistercensi, fondati da Roberto di Molesmes a Cîteaux, è anche conosciuto per il suo carattere fermo e deciso nel vivere pienamente la regola di vita del suo ordine e per essere instancabile nell’esortare tutti alla santità.

Come spesso è accaduto nella gloriosa storia della nostra città di Roma, anche San Bernardo ha toccato il suolo romano. Era infatti l’anno 1138 quando il papa Innocenzo II decise di affidare la custodia dell’Abbazia dei Santi Vincenzo e Anastasio alle Tre Fontane all’ordine dei Cistercensi.

Allora come oggi, il complesso abbaziale delle Tre Fontane, anche se con le dovute differenze, vanta tre chiese molto importanti: la chiesa del martirio di San Paolo, dov’è custodita la colonna sulla quale, secondo la tradizione, è avvenuta la decapitazione dell’Apostolo delle Genti; la chiesa di Santa Maria in Scala Cœli, che nella cripta custodisce la prigione dove San Paolo trascorse le ultime ore prima del martirio, e la chiesa abbaziale vera e propria.

Al tempo di San Bernardo la Chiesa di Santa Maria in Scala Cœli, che già sorgeva sui resti di un antico tempio pagano, era un oratorio dedicato ai Santi Zenone e compagni martiri, soldati romani cristiani condannati a morire alle Tre Fontane dopo essere stati sfruttati dall’imperatore Diocleziano per la costruzione delle sue terme.

Precisamente in quest’oratorio, alla presenza dello stesso papa Innocenzo II, San Bernardo, mentre celebrava la Santa Messa, ebbe la visione delle anime del Purgatorio che su una scala venivano portate dagli angeli in Cielo, dove erano accolte da Maria. È stata proprio questa visione che ha dato il nome attuale alla chiesa: Santa Maria in Scala Cœli.

La chiesa, a pianta ottagonale in laterizio e travertino, risale al XVI secolo e i lavori furono iniziati nel 1582 da Giacomo della Porta su commissione di Alessandro Farnese. L’edificio presenta lungo i suoi lati tre absidi e la tela che rappresenta la visione di San Bernardo, di Desiderio de Angelis, è ospitata nell’abside alla sinistra dell’ingresso ed è incorniciata da due colonne con capitelli corinzi.

Nella tela vediamo il Santo intento a celebrare la santa Messa di suffragio per le anime del Purgatorio e sulla sinistra in basso possiamo vedere le anime sante, immerse nel fuoco purificatore del Purgatorio che, grazie al Santo Sacrificio della Messa, salgono al Cielo accompagnate dagli angeli e accolte alle porte del Paradiso da Colei che è la Ianua Cœli, la Porta del Cielo, Maria Santissima.

Quando si parla di San Bernardo, infatti, non si può trascurare il suo amore alla Vergine Maria alla quale soleva rivolgersi con affetto incondizionato e con fiducia senza pari. Facciamo nostra, in questo mese di agosto, una delle più belle preghiere scritte da Bernardo, che mostra la sua totale fiducia in Maria Santissima, e rinnoviamo ogni giorno il nostro amore a Lei, Aiuto dei cristiani e Porta del Cielo:

Ricordati, o piissima Vergine Maria,

non essersi mai udito al mondo

che alcuno abbia ricorso al tuo patrocinio,

implorato il tuo aiuto,

chiesto la tua protezione e sia stato abbandonato.

Animato da tale confidenza,

a te ricorro, o Madre, Vergine delle Vergini,

a te vengo e, peccatore contrito, innanzi a te mi prostro.

Non volere, o Madre del Verbo,

disprezzare le mie preghiere,

ma ascoltami propizia ed esaudiscimi. Amen.

Articolo a cura delle Missionarie della Divina Rivelazione

 

Saluto per l’inizio della carovana della pace presso la Chiesa Nuova

Saluto per l’inizio della carovana della pace presso la Chiesa Nuova

Saluto del cardinale Vallini al clero della diocesi di Roma

Dal Vicariato, 24 giugno 2017

Ai Reverendi Sacerdoti
della Diocesi di Roma

Cari Confratelli,

al termine del mio mandato di Vicario del Santo Padre per la Diocesi di Roma mi è caro rivolgere a tutti Voi un fraterno saluto ed un sentito ringraziamento per l’affetto fraterno che mi avete concesso e la generosa cooperazione nell’esercizio del mio ministero episcopale. Ho potuto ringraziare personalmente molti di Voi, che ho incontrato nelle scorse settimane in Vicariato o in altri luoghi, ma desidero esprimere la mia gratitudine anche con questo piccolo messaggio che confido possa giungere a tutti.

Considero una grazia ed un onore aver servito in questi anni la Chiesa di Roma e la Città, chiamato dalla fiducia di Papa Benedetto e poi di Papa Francesco, ai quali rinnovo il mio devoto ringraziamento. Ho avvertito che la grande responsabilità che mi è stata affidata ho potuto esercitarla grazie al fatto di averla condivisa quotidianamente con i fratelli Vescovi, Mons. Vicegerente, gli Ausiliari, e tutti Voi sacerdoti. A ciascuno e a tutti il mio profondo e fraterno grazie.

Nel corso di questi anni sono rimasto ammirato per la testimonianza di vita e di fedeltà al Signore e per la generosa dedizione del Clero romano. Certo, il tempo complesso che viviamo chiede a noi pastori uno sguardo lungimirante di fede ed un rinnovato coraggio di creatività pastorale per affrontare le sfide che abbiamo davanti e per rispondere ai bisogni spirituali delle famiglie e delle persone, vicine e lontane, che guardano alla Chiesa con speranza.

Il progetto pastorale che abbiamo costruito insieme, in obbedienza agli orientamenti e alle determinazioni del Sinodo Diocesano degli anni ’90, ha messo al primo posto l’urgenza di individuare vie nuove per riproporre il Vangelo e suscitare la fede, fondamento della vita cristiana, e per costruire comunità ecclesiali coscienti e testimonianti. Sono convinto che le scelte pastorali che abbiamo fatto nei convegni annuali, portate avanti con pazienza e tenacia, daranno i frutti desiderati. Andiamo avanti dunque con fiducia e letizia, certi dell’azione potente dello Spirito Santo che anima e vivifica la Chiesa.

Al carissimo fratello S.E. Mons. Angelo De Donatis, nuovo Vicario, formulo gli auguri più cordiali di un buon servizio e gli assicuro la vicinanza, la stima e la preghiera. Ricordatemi al Signore nella Vostra preghiera, come anche io mi impegno a fare ogni giorno per ciascuno di Voi e per le Vostre Comunità.
Con affetto fraterno.

Agostino Card. Vallini

Salute: compie 20 anni l’Ambulatorio Caritas per la cura di vittime di violenza e tortura. Presentazione del Rapporto “Accogliere è già curare”

Venerdì 5 dicembre, alle ore 11.30, nella sala conferenze del Polo della carità “Don Pino Puglisi” (via Venafro, 28 – Tiburtino III) la Caritas diocesana di Roma presenta il Rapporto “Accogliere è già curare” sui venti anni di attività del progetto Ferite Invisibili per la cura delle vittime di tortura.

Interverranno alla presentazione: Giustino Trincia, direttore della Caritas diocesana di Roma; Marco Mazzetti, psichiatra, coordinatore scientifico del progetto “Ferite Invisibili”; Salvatore Geraci e Simona Meloni, dell’Area Sanitaria della Caritas di Roma.

Il rapporto, edito nella collana “Sguardi” della Caritas di Roma, partendo dall’esperienza diretta di medici psichiatri, psicologi e psicoterapeute, mediatori culturali e volontari, fornisce strumenti di base per capire e riconoscere, in particolare tra coloro che sono accolti nelle strutture d’accoglienza, chi è stato traumatizzato ed ha subito violenza nel proprio percorso migratorio ed indica strategie relazionali utili per sia l’identificazione precoce e, soprattutto, per una presa in cura efficace. Un’attività clinica affiancata da iniziative di formazione, ricerca e screening della popolazione a rischio. Saranno anche presentati i dati significativi di questi 20 anni di attività.

Dal febbraio 2012, l’Ufficio delle Nazioni Unite dell’Alto Commissario per i Diritti Umani ha riconosciuto il servizio all’interno della rete sovranazionale di sostegno e cura alle vittime di tortura.

L’iniziativa si inserisce nell’ambito della giornata di studi “Quando le ferite sono invisibili. Corso base sul riconoscimento dei segnali di vulnerabilità delle vittime di violenza” rivolta ad operatori sociali.

2 dicembre 2025

Salute, quel divario che esclude

«Un servizio sanitario gratuito, che assicuri un buon servizio accessibile a tutti. Non bisogna perdere questo bene prezioso. Bisogna mantenerlo! E per questo occorre impegnarsi tutti, perché serve a tutti e chiede il contributo di tutti». Le parole pronunciate da Papa Francesco nell’Angelus di domenica scorsa dal Policlinico Gemelli introducono il rapporto “Salute e fragilità sociale in tempo di pandemia: un punto di vista”, curato dall’Area sanitaria e dall’Area studi e comunicazione della Caritas di Roma. Sintetizzano bene l’analisi offerta nel volume sulla sanità nazionale e regionale durante la pandemia, nell’ottica di coloro che sono ai margini dal Servizio sanitario nazionale.

Presentato venerdì pomeriggio, 16 luglio, nel salone della Cittadella della carità, il rapporto nella prima parte descrive il lavoro fatto nei 206 centri di ascolto coordinati dalla diocesi, che durante la pandemia hanno promosso 137 punti di distribuzione, 13 centri di stoccaggio per alimenti e potenziato il servizio dei 5 Empori della solidarietà, sostenendo 48.083 persone. La seconda parte invece mette in luce le disuguaglianze amplificate dal Covid-19. Migliaia di persone a Roma vivono in condizioni di grave marginalità e precarietà assoluta. I senza dimora, il cui censimento è fermo al 2015, sono 8mila e in pieno lockdown sono “scomparsi” dai decreti nazionali e regionali. Per i tanti privi di tessera sanitaria, di medico di base, di domicilio, è stato impossibile fare il tampone, il che ha reso più difficile l’accoglienza in sicurezza.

«Non da tutti gli attori pubblici e del privato sociale è stata compresa o accolta la proposta di istituire strutture ponte – si legge nel volume -. L’obiezione più frequentemente esplicitata si riferiva al fatto che, non essendo i centri di accoglienza a bassa soglia delle strutture chiuse, non avrebbe avuto senso isolare chi, a termine del periodo, sarebbe potuto uscire durante il giorno dal centro senza problemi. Tale obiezione non teneva conto né della grande fragilità degli ospiti già presenti nelle strutture né della portata, in termini di sanità pubblica, dell’innesco di possibili focolai all’interno di tali contesti». Il 60% delle strutture si è visto costretto a trovare soluzioni “fai da te” per la gestione dei contagiati. A maggio 2020, solo il 21% delle strutture aveva potuto beneficiare di una “soluzione istituzionale” mentre il 72% aveva dovuto risolvere il problema in autonomia.

«Disparità enormi» si sono verificate anche per accedere alla campagna vaccinale. «In una situazione complessa come quella della pandemia – prosegue il rapporto – chi si è impegnato, per lavoro o volontariato, nell’ambito sanitario in contesti già di per sé complessi, come quelli della marginalità sociale, ha potuto toccare con mano come, per tutelare i diritti di ogni persona, non siano sufficienti le iniziative di singole persone o singole associazioni e neanche del terzo settore in rete senza il supporto pubblico istituzionale. Si devono promuovere politiche a tutela di diritti già riconosciuti, mettendo in atto quella forma di carità che non è semplicemente rivolta a singole persone ma che si trasforma in carità sociale e politica, a tutela del bene comune». Per non lasciare solo nessuno, il Poliambulatorio della Caritas diocesana, anche in pieno lockdown (10 marzo-17 maggio 2020), ha seguito 436 persone ed effettuato 1.500 interventi di triage a beneficio di senza dimora.

Riconoscendo le potenzialità di un sistema capace di «mettersi in gioco rapidamente», l’organismo diocesano auspica maggiore disponibilità, qualità, servizi fruibili per tutti in egual modo. «Il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) – si legge ancora -, con i provvedimenti che ne seguiranno, può essere una straordinaria occasione di cambiamento proprio alla luce di quanto abbiamo vissuto con la pandemia, che ha svelato gli errori fatti in termini di programmazione sanitaria, di priorità organizzative, di allocazione delle risorse e, in definitiva, di carenza di governance territoriale e nazionale».

di Roberta Pumpo da Roma Sette

19 luglio 2021

Salute orale, sportello della Caritas al Mercato Esquilino

La Caritas di Roma aderisce alla giornata mondiale della Salute Orale, promossa dalla Federazione Dentale Internazionale (FDI), con il supporto dell’AIO (Associazione italiana odontoiatri) – Sezione Roma, un appuntamento giunto alla quarta edizione.

Verrà organizzata una giornata di promozione della salute orale all’interno dello sportello InformaSaluteSuStrada – Banco della Salute presso il Nuovo Mercato Esquilino, ingresso via Principe Amedeo angolo via Ricasoli (piazzetta interna alla struttura del mercato), venerdì 15 marzo 2019 ore 10 -13.

I volontari del progetto, assieme a dentisti ed operatori dell’Area Sanitaria Caritas – Centro Odontoiatrico, forniranno indicazioni e dimostrazioni pratiche sulla corretta igiene orale. Saranno distribuiti gratuitamente spazzolini per adulti e bambini donati dalla cittadinanza nell’ambito della campagna “Felici e con…denti”, nonché dentifrici e materiale informativo, grazie al supporto dell’AIO Roma.

L’iniziativa si conferma anche come occasione per rafforzare l’azione di prossimità verso la popolazione più fragile e ampliare l’offerta attiva di orientamento socio-sanitario.

11 marzo 2019

Salute orale protagonista all’Ostello Caritas

Foto Pexels

Informare gli ospiti e i loro caregivers sulle abitudini sfavorevoli, che facilitano l’insorgenza delle malattie della bocca e dei denti, fornendo le conoscenze per mantenere una accurata igiene orale e far adottare stili di vita corretti. Questo l’obiettivo dell’iniziativa di promozione della salute orale che si terrà martedì 28 febbraio, alle ore 20:30, nell’Ostello “Don Luigi Di Liegro” della Caritas di Roma, in via Marsala 109.

Un appuntamento che si inserisce tra i temi prioritari dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), che considera la salute orale come parte integrante non solo dello stato di salute generale, ma anche della qualità della vita di ciascun individuo: “La promozione della salute, ivi compresa quella orale, rappresenta un fattore di crescita socio-culturale e deve essere basata su interventi multidisciplinari con il coinvolgimento di diversi attori (pediatri, neonatologi, odontoiatri, igienisti dentali, insegnanti, genitori, caregivers). Corretti atteggiamenti e comportamenti adottati sin dall’età pediatrica permetteranno al bambino di maturare le decisioni più idonee per migliorare il proprio stile di vita, tutelando così la salute.” (Linee guida nazionali per la promozione della salute orale e la prevenzione delle patologie orali in età evolutiva, Ministero della Salute 2013)

Per quanto riguarda la popolazione adulta, i dati della letteratura e di OMS e FDI (Federazione dentale internazionale) confermano che l’incidenza di patologie di interesse odontoiatrico, nonostante gli indubbi miglioramenti ottenuti in termini di salute generale, permane elevata, soprattutto all’interno della popolazione fragile. Carie, malattia parodontale e, purtroppo, neoplasie sono situazioni con alta prevalenza tra i nostri pazienti. Prevenire vuol dire anche evitare l’insorgenza di situazioni cliniche quali l’edentulismo, che comporta invalidanti menomazioni psico-fisiche con conseguente impegno di cospicue risorse finanziarie, personali e collettive, per la terapia riabilitativa.

Proprio in considerazione del quadro attuale e delle patologie rilevate in tanti anni di assistenza odontoiatrica ai pazienti del Centro Odontoiatrico Caritas, è emersa l’importanza di un intervento di Prevenzione Primaria. Tale situazione è stata confermata da una indagine svolta sugli adulti afferenti agli ambulatori di Caritas a Roma e del Sermig a Torino in collaborazione di COIong Cooperazione Odontoiatrica Internazionale. L’indagine epidemiologica, misurando lo stato della salute orale, tramite l’indice DMFT (Decayed, Missing, Filled Teeth), in relazione a fattori socioeconomici rilevati tramite questionario, su un campione rappresentativo della popolazione, evidenzia una forte correlazione fra la malattia cariosa e i principali determinanti di salute come anche la correlazione fra la presenza di patologie sistemiche associate ad una cattiva salute orale, alle condizioni abitative (senza dimora o tenda roulotte), alla condizione di solitudine, allo stato di celibe/nubile divorziato come se la mancanza di reti di protezione prossime sia un fattore determinante

L’obiettivo a lungo termine dell’iniziativa è quello di responsabilizzare i destinatari, rendendoli promotori attivi, nell’attuazione di una strategia di prevenzione dai fattori di rischio, nei confronti della propria salute e di quella degli altri (fasce dell’età evolutiva e della vecchiaia).

L’incontro durerà circa 2 ore e sarà svolto in modo del tutto gratuito, sia in termini di risorse umane (odontoiatri, igienisti, mediatori volontari), sia in termini di materiali forniti.

Il progetto sarà realizzato grazie alla collaborazione di un’équipe formata dai Volontari del Centro Odontoiatrico Caritas, da Odontoiatri dell’A.I.O. (Associazione Italiana Odontoiatri), sezione di Roma e da Studenti e Tutor del corso di laurea in Igiene Dentale della Università Cattolica del Sacro Cuore Agostino Gemelli.

La professionalità e l’esperienza dei volontari nell’ambito dell’Odontoiatria Sociale, consentirà di svolgere l’iniziativa anche secondo un’ottica transculturale. Si utilizzeranno tutorial in powerpoint. Ai partecipanti verranno donati dei gadget (spazzolini, dentifrici e collutori) gentilmente offerti da Colgate-Palmolive Company.

6 febbraio 2022

Salute mentale, il concerto di Natale alla Fondazione Di Liegro

Foto Fondazione Di Liegro

La musica come linguaggio universale che promuove l’accoglienza e il dialogo, aiutando ad abbattere le barriere culturali ed emotive. “Natale in canto”, il concerto promosso dalla Fondazione Don Luigi Di Liegro, ha aperto lo scambio di auguri che precede le festività natalizie. Nel corso dell’evento è stato anche presentato il laboratorio creativo, pensato per offrire sostegno alle persone con difficoltà legate alla salute mentale e ai loro familiari.

Il concerto ha visto, tra gli altri, anche la partecipazione del cardinale Baldo Reina, dell’assessore regionale all’Inclusione sociale e Servizi alla persona Massimiliano Maselli, dell’assessore comunale al Patrimonio e alle Politiche abitative Tobia Zevi. La Fondazione Di Liegro da oltre 20 anni si occupa di salute mentale e contribuisce ad accompagnare le persone con disagio psichico, con grande attenzione ai giovani, verso un percorso di partecipazione attiva nella società e nel mondo del lavoro.

«La salute mentale è un ambito fondamentale ma troppo spesso trascurato. Lavorare con persone che affrontano disagi psichici ci ha insegnato il valore della resilienza, della solidarietà e del sostegno reciproco. I nostri laboratori non sono solo spazi di espressione creativa, ma luoghi dove ricostruire fiducia, coltivare relazioni e riscoprire le proprie potenzialità. È importante che ogni persona abbia il diritto a una vita piena e dignitosa, e il nostro obiettivo è offrire strumenti e opportunità per raggiungere questo traguardo insieme», spiega Luigina Di Liegro, segretaria generale della Fondazione.

18 dicembre 2024

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