8 Maggio 2026

Mostra di disegni iconografici a Santa Maria del Divino Amore in Campo Marzio

“Luce divina sotto un campanile – disegni iconografici sul Santo Volto” è il titolo della mostra che sarà ospitata dalla chiesa di Santa Maria del Divino Amore in Campo Marzio dal 15 al 22 marzo. L’esposizione sarà inaugurata domenica 15 dopo la Messa delle 11 e sarà visitabile tutti i giorni dalle 9.30 alle 12 e dalle 16 alle 18.

La piccola e secolare chiesa (fu consacrata nel 1131) è situata in vicolo del Divino Amore 12, in uno dei rioni più antichi della città, Campo Marzio. Dal 1802 divenne sede della confraternita della Madonna del Divino Amore e tuttora alcune sorelle dell’ordine vi risiedono, mantenendo vivo il culto della Vergine e promuovendo percorsi spirituali attraverso l’arte. Proprio da questa visione nasce il progetto artistico della mostra: il disegno iconografico diventa uno strumento per avvicinarsi alla spiritualità cristiana, permettendo un approfondimento teologico e contemplativo. Il percorso artistico, allestito nei locali della rettoria, sarà organizzato per tappe tematiche, a partire dallo studio del volto di Cristo e della Vergine Maria, e si svilupperà in itinerari personalizzati pensati per accompagnare i visitatori in una riflessione sulla fede e sul significato dell’arte sacra.

Don Federico Corrubolo, rettore della chiesa, invita caldamente alla visita della mostra, sia per vivere un’esperienza culturale e spirituale attraverso l’arte, sia per riscoprire un luogo sacro e prezioso, poco conosciuto, nel cuore della Roma storica.

12 marzo 2026

Morto l’arcivescovo Nosiglia. Il vicario Reina: «fu pastore sapiente e instancabile»

È morto nella notte tra il 26 e il 27 agosto, all’età di 80 anni, monsignor Cesare Nosiglia, arcivescovo emerito di Torino. Figura di spicco della Chiesa italiana, legò parte importante della sua vita e del suo ministero anche alla Diocesi di Roma, dove fu prima vescovo ausiliare e in seguito vicegerente.

Originario di Rossiglione, in Liguria, dopo aver compiuto gli studi nel Seminario di Acqui Terme, conseguì la Licenza in Teologia alla Pontificia Università Lateranense e quella in Sacra Scrittura al Pontificio Istituto Biblico di Roma. Fu ordinato sacerdote il 29 giugno 1968. Dal 1968 al 1975 fu collaboratore nella parrocchia di San Giovanni Battista De Rossi; dal 1971 al 1983 addetto dell’Ufficio Catechistico nazionale della Cei; dal 1975 al 1991 collaboratore nella parrocchia di San Filippo Neri alla Pineta Sacchetti; dal 1978 al 1980 docente di Teologia al Pontificio Ateneo Sant’Anselmo; dal 1983 al 1986 vicedirettore dell’Ufficio Catechistico nazionale Cei del quale sarà direttore dal 1986 al 1991.

Eletto alla Chiesa titolare di Vittoriana, fu nominato vescovo ausiliare di Roma da san Giovanni Paolo II il 6 luglio 1991, ricevendo l’ordinazione episcopale il 14 settembre dello stesso anno nella basilica di San Giovanni in Laterano. Al suo servizio nella capitale venne affidato in particolare il settore della catechesi e della scuola, ambiti nei quali portò un contributo prezioso alla formazione e alla trasmissione della fede.

Il 19 luglio 1996 fu elevato alla dignità di arcivescovo e chiamato a svolgere il ruolo di vicegerente della Diocesi di Roma, collaborando da vicino con il cardinale vicario Camillo Ruini. In quegli anni ebbe un ruolo centrale nel Sinodo diocesano di Roma, del quale fu relatore generale e poi presidente della commissione post-sinodale, guidando il cammino di attuazione delle linee pastorali emerse dall’assise.

Nel 2003 fu trasferito a Vicenza e successivamente, dal 2010 al 2022, guidò l’arcidiocesi di Torino. Anche in quegli incarichi mantenne sempre un legame profondo con la Chiesa di Roma, che oggi lo ricorda con affetto e riconoscenza.

I funerali saranno celebrati dall’arcivescovo metropolita di Torino e vescovo di Susa, cardinale Roberto Repole, venerdì 29 agosto alle 15.30 nel duomo di Torino. La veglia funebre, presieduta sempre dal cardinale Repole, si terrà giovedì 28 agosto alle 21 all Santuario della Consolata, dove sarà allestita la camera ardente a partire da mercoledì 27 agosto alle 15.30.

Il cardinale vicario Baldo Reina, affidandolo «all’abbraccio misericordioso di Dio e alla preghiera di suffragio dei tanti fedeli che lo hanno conosciuto e apprezzato», ha ricordato monsignor Nosiglia come «pastore sapiente e instancabile». La Diocesi di Roma celebrerà la Messa di suffragio nella chiesa di Santa Bernadette a Lourdes, durante il pellegrinaggio diocesano.

 

27 agosto 2025

Morto don Mayer, il prete del cinema

Aveva 99 anni don Emilio Mayer, il “prete del cinema” di Bergamo morto ieri, martedì 2 gennaio. Storico direttore del Servizio assistenza sale del capoluogo lombardo dal 1965 al 2008, nonché presidente Acec dal 1981 al 1999, è stato «un “prete di frontiera” sul versante della comunicazione», dichiara il presidente dell’Associazione cattolica esercenti cinema (Acec) don Adriano Bianchi. «Don Emilio – ricorda – ci teneva molto che anche i giovani preti fossero introdotti all’arte cinematografica, che riteneva fondamentale per il loro cammino di formazione».

Fin dall’inizio del suo ministero sacerdotale, don Mayer aveva scoperto il cinema come spazio di incontro e dialogo. «Se in chiesa parla solo il sacerdote – era solito sottolineare – nelle sale dei nostri oratori parla anche la gente. C’è dialogo e questa è un’occasione preziosa per pre-evangelizzare. Molto spesso ho visto partecipare ai cineforum, anche attivamente, persone che non avevano mai messo piede in chiesa». Proprio per questo era stato promotore dei cineforum nella Sale della comunità lombarde, organizzando numerosi incontri alla settimana sul territorio. E parlando della sua storia personale, raccontava: «Come prete sono partito da un cinema considerato ricreazione e divertimento per scoprirne poi la componente culturale e pastorale. A Gandino, dove ero curato nel ’45, ho cominciato con il cineforum in una sala senza vetri per via di uno scontro tra partigiani e repubblichini e la gente veniva al cinema portandosi un mattone riscaldato per non gelare».

Il segretario generale dell’Acec Francesco Giraldo ricorda la sua «umanità sensibile» e la sua «fede inquieta, di chi è sempre alla ricerca di risposte mai consolatorie, come era del resto per i film che don Emilio prediligeva». Anche per don Ivan Maffeis, direttore dell’Ufficio Cei per le comunicazioni sociali oltre che sottosegretario della Conferenza dei vescovi, «la Chiesa cattolica italiana non può che ricordare con attenzione e partecipazione la scomparsa di questo pastore, che ha usato il cinema per stare accanto al suo gregge, per sfiorare l’animo delle persone attraverso l’arte cinematografica».

Un «grazie» al sacerdote scomparso arriva anche da Masismo Giraldi, presidente della Commissione nazionale valutazione film della Cei. «Se il cinema è riuscito ad animare la vita del territorio prima lombardo poi italiano – dichiara Giraldi – lo si deve anche a don Emilio Mayer, che ha saputo comprendere la portata socioculturale, pastorale ed educativa della settima arte, del grande schermo. Don Emilio si è messo in gioco per il territorio – continua -, rendendo accessibile a tutti lo sguardo di tanti importanti autori del cinema. La Commissione nazionale valutazione film ha lavorato in piena sinergia con lui nei molti anni di attività».

Morti sul lavoro, momento di preghiera e riflessione a Santa Maria ai Monti

Bologna, Napoli, Salerno, Casalbordino, Brandizzo… Non si ferma la strage dei morti sul lavoro. Per questo la diocesi di Roma organizza sul tema un momento di preghiera e riflessione nella parrocchia di Santa Maria ai Monti, mercoledì 20 alle 18.

Serve «un tempo di preghiera e riflessione sul problema della sicurezza nei luoghi di lavoro» ed è necessario «collaborare alla promozione di una vera e propria cultura della sicurezza, la cui urgenza sperimentiamo tragicamente anche nella nostra città». A dichiararlo è monsignor Francesco Pesce, responsabile dell’Ufficio diocesano per la pastorale sociale, il lavoro e la cura del creato. «Accogliamo con gratitudine – riflette monsignor Pesce – la mozione unitaria discussa il 13 settembre scorso in Senato, sottoscritta da tutti i gruppi parlamentari che chiede al Governo di assumere impegni concreti contro “la serie sanguinosa di decessi e infortuni che si verificano con cadenza giornaliera in danno dei lavoratori sul territorio nazionale”. Prima dell’efficienza produttiva, c’è la necessità non negoziabile di tutelare la condizione sociale della persona, che non è solo mezzo, ma prima di tutto fine; non può esistere una civiltà dei consumi se prima non viene garantita la civiltà dell’uomo. Ripensare ad esempio il rapporto tra il lavoro e il tempo libero, tra l’uomo e la tecnologia deve essere uno sforzo comune, nel quale i cristiani posso avere un compito importante attingendo a quel tesoro prezioso che è la Dottrina sociale della Chiesa».

Davanti «ad una vera e propria profanazione del Diritto Umano alla sicurezza – prosegue l’incaricato dell’Ufficio diocesano –, esprimiamo indignazione e compassione. Questi morti sono come una macchia di sangue che disonora il nostro paese e tutti dobbiamo sentire la responsabilità sociale, di questo dramma, per trasformarla in una chiamata collettiva, quasi una vocazione. La nostra coscienza cristiana ci obbliga ad entrare nelle contraddizioni di questo tempo con chiarezza di scelta. Dalla parte dell’uomo sempre».

Secondo i dati dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega Engineering, nei primi sette mesi del 2023 i morti sul lavoro sono stati 559, circa 80 al mese. «Sembra di sentire un bollettino di guerra», ha detto Papa Francesco nei giorni scorsi, ricevendo in udienza l’Associazione Nazionale fra Lavoratori Mutilati e Invalidi del Lavoro (Anmil) in occasione dell’80esimo anniversario della fondazione. «Le morti e gli infortuni sono un tragico impoverimento sociale che riguarda tutti, non solo le imprese o le famiglie coinvolte», ha aggiunto il Pontefice.

18 settembre 2023

Morte della mamma del cardinale De Donatis: il ringraziamento del porporato

Il Cardinale Angelo De Donatis non potendo raggiungere tutti personalmente ringrazia la Diocesi di Roma per le preghiere e la vicinanza spirituale in occasione della nascita al cielo di mamma Giuseppina e assicura il ricordo nella preghiera.

Morta la mamma del sindaco Gualtieri: le condoglianze del cardinale Reina

Il Cardinale Vicario esprime vicinanza al Sindaco, dott. Roberto Gualtieri, per la morte della mamma Nicoletta. Il Risorto la accolga nella Sua luce e doni al dott. Gualtieri e ai suoi familiari la consolazione e la pace.

7 settembre 2025

Montisci al clero: religione “fai da te”, in calo le confessioni

Le parrocchie sono sempre più vuote, orfane soprattutto delle famiglie. Un’evidenza alla quale ha fatto riferimento anche Papa Leone XIV lo scorso 19 febbraio, incontrando il clero di Roma nell’Aula Paolo VI e indicando l’evangelizzazione come priorità. Tema sul quale aveva già invitato a riflettere durante l’assemblea diocesana del settembre scorso, proponendo una formazione sull’iniziazione cristiana, la centralità di Cristo e il coinvolgimento di giovani e famiglie.

Questi input hanno stimolato «il Consiglio episcopale a valutare l’opportunità di una riflessione comune sul legame tra evangelizzazione e iniziazione cristiana e sulla trasmissione della fede all’interno delle famiglie nel contesto attuale». Lo ha spiegato il cardinale vicario Baldo Reina aprendo questa mattina, 5 marzo, il terzo e ultimo incontro di settore, dedicato a “La famiglia e la trasmissione della fede oggi”, svoltosi in modo unitario nell’aula magna della Pontificia Università Lateranense. Per il porporato, «se si vuole davvero incidere nella pastorale» il clero romano deve chiedersi «quanto e in cosa è disposto a cambiare».

Alla mattinata di formazione hanno partecipato sacerdoti da tutti i settori della diocesi, il vicegerente di Roma Renato Tarantelli Baccari, i vescovi ausiliari eletti Stefano Sparapani, Alessandro Zenobbi, Andrea Carlevale. Il vicario non ha nascosto che i temi da approfondire «sono ampi ed è impossibile pretendere di esaurirli in un solo giorno». Tuttavia, rivolgendosi ai sacerdoti, ha auspicato che tutti fossero «consapevoli della rilevanza degli argomenti affrontati, una realtà che d’altronde già si sperimenta quotidianamente nelle parrocchie romane».

Continua a leggere su Romasette.it

Scarica le slides di Montisci

6 marzo 2026

Monsignor Ruzza è il nuovo vescovo di Civitavecchia – Tarquinia

Il Santo Padre Francesco ha nominato monsignor Gianrico Ruzza, dal 2019 ausiliare del settore Sud della diocesi di Roma, vescovo della diocesi di Civitavecchia – Tarquinia. Il cardinale vicario Angelo De Donatis ha dato l’annuncio della nomina del Pontefice alle 12 di oggi (giovedì 18 giugno 2020) nell’Aula della Conciliazione del Palazzo Apostolico del Laterano, sede del Vicariato di Roma, in contemporanea con la Sala Stampa della Santa Sede.

Monsignor Ruzza è vescovo titolare di Subaugusta e ausiliare del settore Sud della diocesi di Roma, nonché delegato diocesano per la Pastorale di ambiente e delegato per la Pastorale familiare con incarico specifico per lo sviluppo del catecumenato matrimoniale e la preparazione dell’Incontro internazionale delle famiglie del 2021. In precedenza ha ricoperto i ruoli di prelato segretario del Vicariato di Roma da settembre 2017 a maggio 2019, ed è stato ausiliare per il settore Centro da giugno 2016 a maggio 2019.

«Tutti quelli che hanno avuto modo di conoscere don Gianrico certamente hanno potuto apprezzare due caratteristiche – ha detto il cardinale De Donatis –: la straordinaria generosità nel donarsi e la piena disponibilità a servire i fratelli, a servire la Chiesa, questa nostra Chiesa di Roma. Nelle diverse tappe del suo cammino sacerdotale in diocesi, don Gianrico ha sempre posto il Signore al centro della sua vita sacerdotale, testimoniando l’amore di Cristo a tutti coloro che, negli anni, sono stati affidati alla sua cura pastorale, con attenzione e vicinanza alle persone, proprio nello stile che PAPA Francesco raccomanda nella Evangelii Gaudium». Il vicario ne ha evidenziato inoltre «l’entusiasmo e l’energia», che «nascono non soltanto dal suo carattere e dalle sue doti naturali ma anche e soprattutto dall’amore per Cristo e per la Chiesa, che è diventato di volta in volta amore e dedizione per le tante persone incontrate in diversi contesti e situazioni».

«Sono grato al Signore per la chiamata che mi rivolge, che vivo con emozione e trepidazione», ha commentato monsignor Ruzza, che ha ricordato con affetto e gratitudine gli anni del suo ministero a Roma. «So che nulla si cancella, e tutti gli incontri resteranno sempre nel mio cuore. Ogni istante è fissato nella mia memoria in modo indelebile». Un pensiero anche per i fedeli della diocesi di Civitavecchia – Tarquinia che si preparano ad accoglierlo: «Con questo desiderio vengo tra voi: per provare umilmente ad essere messaggero, apostolo e maestro. La chiamata a pormi al vostro servizio mi giunge in un momento della storia particolarmente delicato. Rivolgo il mio ringraziamento più sincero a Papa Francesco per la responsabilità che mi affida in questa nuova fase della mia vita».

Nato a Roma il 14 febbraio 1963, è stato ordinato sacerdote il 16 maggio 1987 dal cardinale Ugo Poletti, allora vicario del Papa per la diocesi di Roma, nella basilica di San Giovanni in Laterano; nominato cappellano di Sua Santità il 17 luglio 1997, è stato eletto vescovo l’8 aprile 2016 e consacrato l’11 giugno 2016 dal cardinale emerito Agostino Vallini. Ha compiuto gli studi al Pontificio Seminario Romano Maggiore, di cui è diventato poi assistente dal luglio 1987 al marzo 1990 e quindi vicerettore fino al settembre 1997. Ha conseguito la licenza di Diritto canonico alla Pontificia Università Gregoriana, si è iscritto al corso di dottorato alla Pontificia Università Lateranense e ha frequentato lo Studio rotale sostenendo tutti gli esami.

Oltre a essere vescovo del settore Sud, monsignor Ruzza ricopriva i ruoli di assistente spirituale della comunità eucaristiche dal maggio 1997; membro della Conferenza episcopale laziale e cappellano di Sua Santità dal 1997. Ancora, è rettore della chiesa di San Gregorio Nazianzieno dall’8 gennaio 2018.

Negli anni passati, è stato presidente dell’Istituto dei Santi Spirituali Esercizi per Uomini presso Ponte Rotto (1997 – 2006); rettore della chiesa di Santa Cecilia in Trastevere (1197 – 1998); cappellano del Nobile Collegio Chimico Farmaceutico nonché rettore della chiesa annessa di San Lorenzo de’ Speziali in Miranda (2000 – 2006). Ha ricoperto quindi il ruolo di direttore dell’Ufficio clero della diocesi di Roma dal 2001 al 2006; mentre nel 2002 era a San Pio X come amministratore parrocchiale. Dal 2003 al 2006 è stato inoltre assistente ecclesiastico dell’Apostolato Accademico Salvatoriano; poi, dal 2006 al 2016, parroco a San Roberto Bellarmino, ai Parioli (nonché prefetto della VI prefettura dal 2001 al 2016).

Nello stesso periodo, precisamente dal 2008 al 2012, monsignor Ruzza è stato anche segretario del Consiglio Pastorale diocesano. Tra i servizi svolti, anche quello di delegato diocesano del Centro per il diaconato permanente, di presidente dell’Istituto interdiocesano per il Sostentamento del Clero delle diocesi di Roma ed Ostia (2011 – 2017), di membro del Collegio dei consultori (2012 – 2017), di consigliere del Fondo Speciale di Solidarietà Fraterna (2014 – 2017). Negli ultimi due anni, monsignor Ruzza è stato infine consigliere dell’Opera romana pellegrinaggi (febbraio 2018 – maggio 2019), di membro della Commissione diocesana per l’Arte Sacra ed i Beni Culturali (giugno 2018 – maggio 2019) e di membro del Consiglio diocesano degli Affari Economici del Vicariato (febbraio 2018 – gennaio 2020).

Leggi il saluto del cardinale vicario

18 giugno 2020

Monsignor Riccardo Lamba è il nuovo arcivescovo di Udine

Monsignor Riccardo Lamba, attuale vescovo ausiliare per il settore Est della diocesi di Roma, è il nuovo arcivescovo metropolita di Udine. Il cardinale Angelo De Donatis, vicario generale di Sua Santità per la diocesi di Roma, ha dato l’annuncio della nomina del Pontefice alle 12 di oggi (venerdì 23 febbraio 2024), nell’Aula della Conciliazione del Palazzo Apostolico del Laterano, sede del Vicariato di Roma, in contemporanea con la Sala Stampa della Santa Sede. Erano presenti i vescovi ausiliari della diocesi, i parroci prefetti con molti sacerdoti e il personale del Vicariato di Roma. Un annuncio in contemporanea con quello dato dall’arcivescovo uscente Andrea Bruno Mazzocato.

Monsignor Lamba è nato a Caracas, in Venezuela, il 30 novembre 1956, e poi rientrato con la famiglia in Italia nel 1965. È stato ordinato presbitero per la diocesi di Roma il 6 maggio 1986. Entrato in Seminario nel 1984, dopo la laurea in Medicina, ha conseguito il baccalaureato e la licenza in Psicologia presso la Pontificia Università Gregoriana. Dal 1989 al 1991 è stato assistente del Pontificio Seminario Romano Maggiore. Dal 1991 al 2000 è stato assistente della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Dal 2000 al 2002 è stato parroco di Sant’Anselmo alla Cecchignola; ancora, dal 2002 al 2018 della comunità di Gesù Divino Lavoratore; mentre dal 2018 al maggio del 2022 di San Ponziano a Roma. Il 27 maggio 2022 Papa Francesco lo ha nominato vescovo ausiliare di Roma per poi affidargli, il 6 gennaio 2023, l’ambito della Chiesa ospitale e in uscita e il Servizio per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili.

«Il sacerdote e il vescovo sono di per sé in cammino, pellegrini», ha osservato il cardinale De Donatis. «La Chiesa di Roma – ha proseguito ringraziando il vescovo Lamba – continua a essere generosa, in questa fase è chiamata a donare. Ci dispiace perché il tempo insieme non è stato lungo, però contenti perché prenderai la responsabilità di una diocesi così grande e così bella». Monsignor Lamba ha espresso «gratitudine al Signore e a voi tutti». «Tutto quello che ho fatto – ha proseguito – è stato sempre quello che mi è stato chiesto. La storia la porta avanti il Signore e noi siamo suoi strumenti. Vado in una terra che non conosco, ma dove ho carissimi amici. Mi immagino questa terra, che ha molto sofferto e ha avuto grandi fenomeni di migrazioni, ricca di umanità, dove la fede si è incarnata in tanti santi e resa visibile attraverso l’arte».

23 febbraio 2024

Monsignor Reina: «L’eredità educativa del beato Puglisi a 31 anni dalla morte»

Foto Diocesi di Roma / Gennari

Il beato don Pino Puglisi rappresenta un faro di speranza e di lotta contro le mafie, un testimone di coraggio e fede che continua a ispirare le nuove generazioni, a 31 anni dall’assassinio per mano mafiosa. Attraverso il suo impegno educativo e la sua incrollabile dedizione ai giovani, padre Puglisi ha cercato di trasformare la società, opponendosi con forza alla mentalità di Cosa Nostra che avvelenava la vita degli abitanti del suo quartiere, il Brancaccio di Palermo, una delle tante “periferie” d’Italia. A 31 anni dalla sua morte, Interris.it approfondisce la sua eredità attraverso l’intervista esclusiva a monsignor Baldassare Reina, vescovo ausiliare di Roma, che con grande saggezza e conoscenza ci guida nella comprensione dell’impatto duraturo che la vita e il sacrificio di padre Puglisi ha ancora oggi, approfondendo le sfide che il beato ha affrontato, la sua innata capacità di coniugare il Vangelo con l’azione concreta e l’importanza del suo esempio per le nuove generazioni. L’intervento di mons. Reina offre una riflessione profonda su come l’educazione, la fede e il coraggio possano cambiare il corso della storia, ispirando oggi e sempre il nostro impegno per un mondo più giusto e libero dalla mafia.

L’intervista a monsignore Baldo Reina

Qual è la sfida educativa che padre Puglisi affrontava per contrastare la mentalità mafiosa?
“Padre Puglisi ha intuito che se si vuole sconfiggere la mentalità mafiosa bisogna partire dai bambini e offrire loro la possibilità di una adeguata formazione scolastica perché acquisiscano gli strumenti necessari per una crescita integrale, robusta culturalmente e moralmente, in modo da metterli nelle condizioni di saper riconoscere il bene dal male e di prendere le distanze da tutto ciò che danneggia la vita umana”.

Perché i poteri criminali temevano così tanto l’approccio educativo di padre Puglisi da decidere di farlo assassinare?
“I poteri criminali capirono che l’azione di padre Puglisi non era a breve termine, non era una semplice denuncia dall’altare o il grido estemporaneo davanti a un omicidio. No. Era azione a lungo raggio che avrebbe prodotto risultati nell’arco di qualche decennio, scardinando la mentalità mafiosa prima ancora che i singoli gesti mafiosi. I boss ebbero chiaro che se Padre Puglisi avesse continuato la sua azione educativa con i ragazzi sarebbe venuto meno il terreno ‘fertile’ in cui loro ogni giorno gettavano semi di morte per raccogliere altrettanta morte nel presente e nel futuro”.

In che modo padre Puglisi utilizzava il Vangelo per contrastare la mentalità mafiosa?
“Il Vangelo è sempre dalla parte dell’uomo, è per la promozione della dignità della persona umana, per il suo sviluppo integrale, per il bene comune, per la giustizia, per la pace. P. Puglisi accostava in modo mirabile Vangelo e Vita. Mostrava come quelle pagine scritte duemila anni fa hanno ancora tanto da dire all’uomo di oggi; mostrava che non si può essere cristiani e uccidere o operare a danno degli altri. La sua predicazione, inoltre, era accompagnata dalla vita, dalla testimonianza della sua vita. Ciò che predicava lo viveva e lo ha vissuto fino alla fine regalando ai suoi uccisori un sorriso disarmante”.

Come la vita e la bontà del beato hanno cambiato il cuore del suo assassino?
“Quel sorriso di cui parlavo prima ha ferito il cuore del suo assassino. Il sorriso del Vangelo che padre Puglisi ha incarnato è stato più efficace della pistola. È vero quello che scrive S. Paolo nella lettera ai Romani: ‘imparate a vincere il male con il bene’. Padre Puglisi ci è riuscito e quella reazione inaspettata alla fine dei suoi giorni è stato un germoglio per una vita nuova”.

Pensa che la figura di don Puglisi, a 31 anni dal martirio, sia ancora attuale per le nuove generazioni e perché?

“La Diocesi di Palermo e la Chiesa tutta si è impegnata in questi anni a rendere vivo il ricordo di Padre Puglisi perché si ritiene che il suo esempio luminoso abbia ancora molto da dire. La mentalità mafiosa purtroppo non è stata ancora debellata. Rimane molto da fare e su tanti fronti. La Sicilia soffre tanto per la mancanza di lavoro e ancora oggi la malavita si presenta come occasione per fare soldi subito e in modo facile. Serve un’azione congiunta dello Stato, della Scuola e della Chiesa perché sulla scia di Padre Puglisi si dia la giusta attenzione ai ragazzi e ai giovani. Dobbiamo ripartire da lì e da loro, dando loro gli strumenti culturali e le opportunità sociali che serviranno a tirarli fuori dalla mafia”.

Padre Puglisi è una figura importante anche per i consacrati?
“Certamente: padre Puglisi è un esempio luminoso anche per noi sacerdoti. Abbiamo bisogno di uomini che vivano il loro ministero alla maniera di P. Puglisi, impegnandosi ogni giorno ‘pane spezzato’ per le persone loro affidate”.

Come celebrare al meglio questo anniversario?
“Celebrare gli anniversari è sempre ‘rischioso’. La tentazione è quella di ricordare una persona o un evento solo per il giorno stabilito. Vale per padre Puglisi e vale per tutti i testimoni di giustizia e di Vangelo: non abbiamo bisogno di anniversari ma di ricordi nel quotidiano; mi piacerebbe tanto se tutti gli uomini e le donne di buona volontà ogni giorno, nell’adempimento del loro dovere, nel contatto con i ragazzi, nel contrastare le logiche del male…ricordassimo padre Puglisi e la sua grande testimonianza. Lui ha fatto la sua parte e l’ha fatta fino in fondo. Adesso tocca a noi!”.

In che modo concretamente?
“Ci attende l’impegno nel quotidiano, nelle piccole cose di ogni giorno. Forse non ci raggiungerà mai la pistola di un sicario ma avremo mille occasioni in cui saremo tentati di scegliere scorciatoie, favoritismi, compromessi. In quegli istanti proviamo a ricordare padre Puglisi e con il suo sorriso rispondiamo in modo determinato: ‘No. Grazie! Io sto dalla parte del Vangelo!’”.

Copyright In Terris (Milena Castigli)

15 settembre 2024

Monsignor Reina nuovo arciprete di San Giovanni in Laterano

Foto Diocesi di Roma / Gennari

Come informa il bollettino della Sala Stampa della Santa Sede, diramato alle ore 12 di oggi, 25 ottobre 2024, il Santo Padre ha nominato «Arciprete della Basilica Papale di San Giovanni in Laterano l’Eccellentissimo Monsignore Baldassare Reina, Vicario Generale di Sua Santità per la Diocesi di Roma, conferendogli il titolo personale di Arcivescovo».

25 ottobre 2024

Monsignor Paolo Ricciardi nominato vescovo di Jesi

Foto Diocesi di Roma / Gennari

Il Santo Padre ha nominato vescovo di Jesi monsignor Paolo Ricciardi, finora vescovo ausiliare per il settore Est, responsabile dell’ambito della Chiesa ospitale e “in uscita” nonché presidente della Commissione regionale per il servizio della Salute della Conferenza episcopale laziale. L’annuncio è stato dato dal cardinale vicario Baldassare Reina, nella Sala della Conciliazione del Palazzo Lateranense alle ore 12 di oggi, martedì 28 gennaio 2025.

Nato a Roma il 14 marzo 1968, monsignor Ricciardi ha compiuto gli studi presso il Pontificio Seminario Romano Maggiore e ha poi conseguito la Licenza in Teologia biblica presso la Pontificia Università Gregoriana. È stato ordinato presbitero il 2 maggio 1993 per la diocesi di Roma. Nominato ausiliare della diocesi di Roma il 23 novembre 2017, è stato ordinato vescovo il 13 gennaio 2018. Tra i vari incarichi ricoperti, ricordiamo quelli di assistente al Pontificio Seminario Maggiore (1993 – 1998), di vicario parrocchiale a Nostra Signora di Guadalupe a Monte Mario (1998 – 2003), di addetto dell’Ufficio Catechistico e Servizio per il Catecumenato del Vicariato (2001 – 2003). Ancora, è stato parroco a Santa Silvia dal 2003 al 2015 e parroco a San Carlo da Sezze dal 2015 al 2018; ha prestato il suo servizio come membro del Collegio dei Consultori, segretario del Consiglio Presbiterale, commissario straordinario dell’Arciconfraternita di San Gregorio Magno dei Muratori, delegato diocesano pro tempore dell’Ordo Virginum, direttore dell’Ufficio diocesano per il clero e referente dell’Ambito per la cura del diaconato, del clero e della vita religiosa.

Il cardinale Reina, nell’annunciare la nomina, ha ringraziato il vescovo Ricciardi «a nome di tutta la Chiesa di Roma» e ne ha sottolineato «la bontà, la mitezza, la pacatezza nel tratto». Il presule, dal canto suo, ha ripercorso i suoi «2623 giorni» da ausiliare della diocesi di Roma, «un tempo pieno, bellissimo e faticoso insieme, ricco soprattutto di tanta grazia da parte di Dio e di tante mancanze da parte mia». Dopo soli «ventiquattro anni di sacerdozio, con bellissime esperienze parrocchiali – ha proseguito –, la chiamata all’episcopato mi ha aperto da subito alla conoscenza della realtà dei luoghi di cura, dei malati e di quanti si adoperano per loro. Mi sono arricchito, riscoprendo l’essenziale, relativizzando tanti problemi che io credevo importanti. Quando si incontrano persone allettate, genitori di bambini malati, operatori che dedicano la vita a chi soffre, si capisce quanto siamo noi malati nel cuore. Si capisce che basterebbe così poco per essere più cristiani, più umani, più fratelli. Basterebbe così poco, anche tra noi, per essere più accoglienti, più aperti, più semplici, per recuperare la gentilezza. Quel “poco” è nel tesoro del cuore: alcune stanze di ospedale, dove ho amministrato la cresima a malati terminali; incontri in casa di persone disabili; momenti di fraternità con i cappellani; incontri sulla Parola nelle case dei diaconi permanenti che ringrazio e a cui voglio un gran bene; i sette presbiteri e i venti diaconi che ho avuto la gioia di ordinare in questi anni; i momenti di formazione permanente che ho proposto ai preti intorno ad un camino per chiederci solamente “come stai?”; l’accompagnamento dell’Ordo Virginum nel cammino di discernimento e di vita; l’esperienza di momenti belli con le religiose».

Il vescovo ha voluto esprimere a tutti il suo grazie, senza dimenticare parole di affetto per la diocesi che si prepara ad accoglierlo. «Forse proprio perché Dio sa che amo la familiarità delle relazioni – ha detto –, mi concede ora di essere pastore di una diocesi con dimensioni umane, ricca di storia e di fede, dove vado prima di tutto ad imparare. Grazie al vescovo Gerardo per la sua testimonianza di fedeltà e di amore; grazie ai sacerdoti di Jesi, ai religiosi e alle religiose, ai diaconi; a tutti coloro che ancora non conosco, ma che già amo. Non so quasi nulla di questa Chiesa che mi attende, ma so che mi attende e soprattutto che Cristo mi precede a Jesi. Questa è un’ulteriore occasione che Dio mi dà per santificarmi e santificare. Mi affido anche a san Settimio che, consacrato vescovo da Papa Marcello, dopo il 308 partì da Roma per andare a Jesi. Possa anch’io, come lui, perdere la testa per Dio e per la Chiesa che mi è affidata».

28 gennaio 2025

Articoli recenti