18 Luglio 2026

A Santa Marcella il Centro diocesano di aggregazione giovanile

La parrocchia di Santa Marcella (foto Diocesi di Roma / Gennari)

Dal 1° settembre, la parrocchia di Santa Marcella, nel quartiere Ostiense, ha aperto le porte al Centro diocesano di aggregazione giovanile, divenendo così il cuore pulsante della Pastorale giovanile di Roma. Questo nuovo progetto, «senza intaccare le tradizionali attività parrocchiali, offre un valore aggiunto alla comunità. La vita liturgica e sacramentale continua regolarmente, mentre il centro rappresenta un luogo di incontro e di crescita umana e spirituale per i giovani», spiega don Alfredo Tedesco, nuovo parroco di Santa Marcella e direttore dell’Ufficio per la pastorale giovanile del Vicariato di Roma.

Tra le prime opportunità offerte dalla nuova struttura c’è quella di vivere un’esperienza comunitaria. Sono attualmente tre i giovani, tra i 22 e i 28 anni, romani di adozione, a vivere nel centro, conciliando la quotidianità tra studio, lavoro e momenti di preghiera. «È un’esperienza di condivisione e crescita personale e spirituale – osserva don Tedesco –. Si tratta di un cammino annuale che riflette pienamente l’obiettivo della pastorale giovanile, ossia accompagnare i giovani nella vita e nella fede».

Nel Centro si stanno allestendo nuovi spazi per poter accogliere altri giovani, sia uomini che donne, desiderosi di vivere questa esperienza. L’ambizione è quella di far diventare la struttura un punto di riferimento per tutta la diocesi. La scelta di Santa Marcella come sede del Centro diocesano di aggregazione giovanile non è stata infatti casuale. La sua posizione strategica, ben collegata con i mezzi pubblici, lo rende facilmente raggiungibile. Inoltre, don Alfredo in questi anni ha avuto «la sensazione che mancasse un luogo dedicato alla pastorale giovanile, uno spazio che chiaramente non andasse a sostituire le comunità parrocchiali».

C’è anche un aspetto pratico da considerare. Il Palazzo Lateranense, dove hanno sede gli uffici del Vicariato, resta chiuso la sera e nei giorni festivi, quindi non si presta alle attività pastorali che spesso invece coinvolgono quegli orari. «Serviva una base operativa significativa e distaccata da quella degli uffici diocesani dove si svolgono attività amministrative», specifica don Tedesco. Qui si svolgeranno attività formative, riunioni operative delle équipe di pastorale giovanile e saranno ospitate le parrocchie per momenti di incontro, ritiro e testimonianza.

Al momento, le energie sono concentrate nell’organizzazione della Giornata Mondiale della Gioventù, che a livello diocesano sarà celebrata il 24 novembre, solennità di Cristo Re, a Roma inizierà il 23 sera, e sull’imminente Giubileo. Con l’inizio tra poco più di due mesi, l’attenzione dell’équipe pastorale è focalizzata sugli eventi che riguarderanno strettamente l’Ufficio, cioè il Giubileo degli adolescenti, in programma dal 25 al 27 aprile, e quello dei giovani, che si terrà dal 28 luglio al 3 agosto. Il Centro diocesano a Santa Marcella «svolgerà un ruolo fondamentale nel coordinamento di tutte le attività di accoglienza e volontariato – prosegue don Alfredo -. Saremo in prima linea nella formazione dei volontari, preparandoli ad affrontare al meglio questo importante evento». (R. P.)

24 ottobre 2024

Corso di Liturgia per la Pastorale (anche via web) – dal 24 ottobre al 10 aprile – Pontificio Istituto Liturgico Sant’Anselmo (Uff. form. liturgica)

Corso di Liturgia per la Pastorale (anche via web) – dal 24 ottobre al 10 aprile – Pontificio Istituto Liturgico Sant’Anselmo (Uff. form. liturgica)

Assemblea diocesana: la diretta per seguirla

Foto Diocesi di Roma / Gennari

Per quanti non potranno partecipare all’assemblea diocesana del 25 ottobre sarà possibile seguire la diretta sul canale YouTube di Vatican News e sulla pagina Facebook della diocesi di Roma e sul canale televisivo 555.

23 ottobre 2024

La Festa dei Popoli nelle prefetture

Foto Diocesi di Roma / Gennari

Da Centocelle al Nuovo Salario, da Monteverde al Tuscolano. Ogni quartiere della città, con le diverse prefetture nelle quali sono raggruppate le parrocchie della diocesi di Roma, avrà la sua Festa dei Popoli, nel prossimo fine settimana. Prosegue dunque la tradizione che va avanti da un paio d’anni, con la quale la Festa dei Popoli non è più un appuntamento unico per tutta la diocesi, ma è suddiviso in tante occasioni di preghiera e convivialità, da vivere appunto a livello di prefettura. Ciascuna comunità etnica fa festa con la propria comunità parrocchiale.

Lo spiega bene il vescovo Paolo Ricciardi, responsabile dell’Ambito della Chiesa ospitale e in uscita: «Questa proposta di prefettura vuole essere contraddistinta da uno spirito sinodale. È un’occasione per i credenti che abitano in quel territorio per riconoscersi reciprocamente membri a pieno titolo della comunità ecclesiale e protagonisti senza discriminazioni di un cammino comune. Il popolo di Dio che vive in Roma – prosegue – infatti è composto dai popoli di tutto il mondo. Questa è una grande ricchezza di cui divenire sempre più consapevoli, anche attraverso esperienze come la Festa dei Popoli».

In concreto, nei giorni 26 e 27 ottobre, una parrocchia per ogni prefettura ospiterà l’iniziativa. «Nell’organizzazione pratica sono state seguite e supportate dall’équipe pastorale Migrantes – spiega don Pietro Guerini, direttore dell’Ufficio Migrantes della diocesi –. Ciascuna presenterà dinamiche diverse, ma tutte saranno accomunate dalla presenza di una celebrazione eucaristica multiculturale, quindi con l’apporto di diverse lingue nelle letture o nei canti. In quasi tutte le Feste dei Popoli sono inoltre previsti dei momenti di condivisione e convivialità, come un aperitivo o una cena multietnica».

Se lo schema da seguire sarà più o meno lo stesso, le Feste saranno in realtà differenti da una prefettura all’altra, perché «le comunità presenti in un territorio non sono le stesse di un altro», spiega ancora don Guerini. Lo spirito di fondo, però, sarà il medesimo. «Con la Festa dei Popoli vogliamo rendere grazie e lodare il Signore per la varietà e l’accoglienza delle persone e delle culture che arricchiscono la nostra Chiesa – riflette ancora il vescovo Ricciardi –. Un atto di accoglienza, nella preghiera, dell’azione dello Spirito Santo».

22 ottobre 2024

Incontro online su “Guida alla pratica matrimoniale” – (Uff. matrimoni)

Incontro online su “Guida alla pratica matrimoniale” – ore 10.00-13.00 (Uff. matrimoni)

E’ entrato nella luce della Resurrezione padre Riccardo Belleri

Il Vicario Baldassare Reina,
Il Consiglio Episcopale
e il Presbiterio della Diocesi di Roma

annunciano che il 20 ottobre u.s.
è entrato nella luce della Resurrezione

il Rev.do
Padre Riccardo Belleri, C.R.I.C.
di anni 76

Collaboratore parrocchiale della Parrocchia Santa Maria Regina Pacis a Monteverde
dal 2022 e prima dal 2018 al 2020,
Amministratore parrocchiale della Parrocchia di San Giulio
dal 2020 al 2022 e Parroco della stessa Parrocchia dal 1992 al 2012

e, ricordandone il generoso e fecondo servizio pastorale,
lo affidano all’abbraccio misericordioso di Dio
e alla preghiera di suffragio dei fedeli,
invocando la pace e la gioia del Signore.

I funerali saranno celebrati mercoledì 23 ottobre 2024, alle ore 16.00,
presso la Parrocchia Madonna della Neve a Gombio di Polaveno (BS)

Giornata Mondiale Missionaria (colletta)

Giornata Mondiale Missionaria (colletta)

Incontro per i medici in occasione della Festa di San Luca Evangelista – (Uff. past. sanitaria)

Incontro per i medici in occasione della Festa di San Luca Evangelista – ore 18.00 (Uff. past. sanitaria)

«Osate! Questi tempi nuovi e difficili richiedono ministri coraggiosi». L’omelia del vicario Reina per le ordinazioni diaconali

Di seguito il testo integrale dell’omelia pronunciata da monsignor Baldassare Reina, vicario generale della diocesi di Roma, nella Messa con le ordinazioni diaconali che si è celebrata questa mattina, sabato 19 ottobre.

“Non hanno vino!” La Madre si accorge che alla festa di nozze manca la bevanda che serve per creare il clima di festa e si rivolge al Figlio, all’Agnello del nostro riscatto, alla fonte della Vita. “Non hanno vino”; è il grido di dolore che oggi si innalza al Padre da tante parti del mondo. Manca la pace, manca la serenità, manca l’armonia tra i popoli, manca la gioia. L’episodio delle nozze di Cana va ben oltre il racconto di un fatto avvenuto durante la vita terrena di Gesù.

Con la sua carica simbolica esso permette di entrare già nel banchetto definitivo, in quella festa che non ha fine perché lo Sposo, donando la vita si unisce per sempre alla Sposa, a noi sua Chiesa. Nell’episodio hanno un ruolo fondamentale i servi; essi dapprima obbediscono alla Madre che chiede loro di fare qualsiasi cosa il Figlio avesse chiesto e poi stanno a tutte le indicazioni che Gesù dà.

Con il cuore colmo di gioia oggi accogliamo i dodici fratelli che sono stati appena presentati e con l’imposizione delle mani e il dono dello Spirito li renderemo partecipi del sacramento dell’ordine in quella prima e fondamentale dimensione che è il diaconato.

I servi che abbiamo incontrato nel Vangelo ci aiutano a capire chi sono realmente i diaconi e qual è la loro missione nella Chiesa. Prendo in prestito i due movimenti attribuiti ai servi nel brano di Giovanni per dire qualcosa di questo straordinario regalo che il Signore oggi sta facendo a tutta la Chiesa.

Il primo movimento è quello che li rende partecipi della preoccupazione della Madre. I servi non si sono accorti che è venuto a mancare il vino ma appena Maria nota il fatto essi sono immediatamente coinvolti. Il servo innanzitutto non è colui che obbedisce ma è colui che si lascia coinvolgere dalla cura della Madre. Prima che a servire è chiamato ad avere compassione, ad entrare in sintonia con il cuore di chi osserva per amore. Il servizio è efficace nella misura in cui non solo si sa cosa fare ma si capisce perché farlo. Maria si accorge. Alza lo sguardo. Mentre tutti schiamazzano capisce che la festa si sta spegnendo e da lì a poco nessuno più gioirà. Maria, la serva del Signore, è preoccupata perché i figli vivano in profondità la gioia. La prima spinta che anima il servizio diaconale è quella che va da Dio all’uomo. Il racconto della vocazione di Geremia nella prima lettura ci aiuta ad entrare meglio in questa fondamentale dimensione. Il giovane profeta si sente raggiunto da Dio e avverte un senso di paura; si ritiene inadeguato. Il Signore lo rassicura: “Tu andrai da tutti coloro a cui ti manderò e dirai tutto quello che io ti ordinerò; non aver paura di fronte a loro, perché io sono con te per proteggerti”. È Dio che sceglie, è Dio che manda, è Dio che mette in bocca la parola che il profeta dovrà pronunciare. L’unica azione che deve compiere il servo è quella di stare in Dio, di sentirsi totalmente preso da Lui e inviato per la missione pensata dal Padre e realizzata per mezzo del Figlio: fare in modo che tutti gli uomini siano salvati. La Chiesa è il luogo del servizio al quale sentiamo di essere stati chiamati e la coerenza anche faticosa e difficile che ci impegna è la possibilità di amore che riserviamo a Dio attraverso la sua Chiesa. Amiamo la Chiesa perché amiamo Dio; amiamo la Chiesa perché amiamo il suo popolo che tentiamo di guidare sempre a Lui. Solo in questa logica d’amore si comprendono gli impegni di povertà, castità e obbedienza che oggi assumente solennemente e che esprimono la vostra piena appartenenza allo Sposo.

Abbiamo bisogno di diaconi che facciano molte cose? No. Piuttosto abbiamo bisogno di diaconi che, come Maria, si accorgano del vino che manca. Per questo motivo sui diaconi invocheremo il dono dello Spirito. Cioè chiederemo che siano resi pienamente partecipi del dono d’amore del Padre e del Figlio. Siano impastati d’amore; anzi, dello stesso amore divino. Consacrati con il dono dello Spirito saranno capaci di sedersi alla mensa della storia con occhi nuovi; guarderanno gli eventi del nostro tempo con sapienza e intelligenza per cogliere ciò che oggi mortifica la vita. Serve che il grido della Madre diventi oggi il grido dei servi: “Non hanno vino!” Gridiamolo nella preghiera che i nostri giovani, le nostre famiglie, la nostra società non ha più il vino della vera gioia. Si continua a pensare che senza Dio e in nome di una libertà senza confini si possa costruire il vero benessere. E invece constatiamo ogni giorno il fallimento, la morte, uno smarrimento che genera confusione e una perdita di senso che davvero ci preoccupano. La diaconia che oggi il Signore vi chiama a vivere è la diaconia della verità annunciata e testimoniata.

Il secondo movimento è quello che realizzano i servi volgendosi verso Gesù il quale li invita prima a riempire d’acqua le giare e poi a portarne il contenuto a colui che dirige il banchetto. I servi che prima erano stati coinvolti dalla Madre adesso si lasciano pienamente plasmare dal Figlio. Chissà quante volte si erano trovati a maneggiare quei contenitori, mettendo dell’acqua e versandola ai commensali. Adesso è tutto nuovo. Hanno occhi nuovi, hanno un cuore nuovo. La loro vita è stata cambiata dall’interno. Hanno mantenuto la loro identità ma è stata trasformata la loro storia. Non più semplici esecutori ma collaboratori della gioia (2 Cor 1,24), complici della felicità, coprotagonisti della festa. Il Vangelo non racconta come avvenga il segno dell’acqua che si trasforma in vino; il tutto accade mentre i servi hanno in mano le anfore. Mi piace pensare che mentre la loro vita si trasforma quell’acqua si muta in vino. Se ci pensate – e lo dico in particolare a noi persone consacrate – è quando abbiamo permesso a Dio di cambiare la nostra vita che qualcosa attorno a noi è cambiato davvero. È sempre vero che è Dio che realizza l’opera ma è anche vero che se noi non collaboriamo lasciandoci rinnovare da Dio nulla è davvero nuovo. Riempiono le anfore, le portano a tavola, iniziano a servire e mentre fanno tutto ciò accade il segno. O forse sarebbe meglio dire che tutto ciò è il segno. Vite trasformate, vite riempite di Dio, vite che si fanno occasione di gioia per tutti.

Comprendiamo così il messaggio di San Paolo nella II lettura: “Noi però abbiamo questo tesoro in vasi di creta, affinché appaia che questa straordinaria potenza appartiene a Dio e non viene da noi”. Ancora altri vasi. Ancora un riferimento alla nostra vita. Vasi vuoti quelli del Vangelo e riempiti da un Amore che non smetteremo mai di contemplare. Vasi fragili, quelli di cui parla l’apostolo, perché si veda chiaramente che non ci sono meriti per cui vantarsi ma solo una grazia da accogliere e che, paradossalmente, è ancor più evidente quanto maggiore è la nostra fragilità.

Carissimi figli, per il fatto che Dio vi ha scelti chiamandovi al sacramento dell’ordine, non siete migliori di altri e non avete più meriti di altri. Siete, siamo tutti vasi di argilla. Si vedono tutte le lesioni causate dalla nostra natura umana e dal limite che ci accompagna. E si continueranno a vedere quando sperimenterete i primi fallimenti, quando vi sentire frustrati perché i giovani di cui vi siete presi cura non accetteranno più le vostre proposte, quando vi ritroverete a fare i conti con una solitudine che morde o quando penserete di non essere valorizzati pienamente. Il ministero che oggi accogliete non è sinonimo di successo ma porta il marchio del vaso d’argilla. Ricordatevene. Il vostro nome è “vaso d’argilla”. Ma la buona notizia è che questo piccolo e fragile vaso da oggi e per sempre è riempito dell’amore di Dio. Non concentratevi mai sul vaso, Pensate solo a ciò che c’è dentro. Tuffatevi in quel contenuto di grazia, l’unico che davvero potrà rendervi felici. Immergete nella preghiera ogni vostra azione affiché si capisca che tutto proviene da Dio e tutto è fatto per Dio. E poi lasciatevi sospingere da Dio, non mettete confini alla Sua fantasia d’amore; lasciatevi trasportare da Lui, dove Lui desidera e non dove voi avevate pensato. Aprite strade nuove, osate. Anche con la pastorale. Osate! Questi tempi nuovi e difficili richiedono ministri coraggiosi, diaconi intraprendenti che anche nel deserto aprono strade che nessuno vede.

Questa Chiesa nella quale oggi ufficialmente vi incardinate – cioè ci buttate il cuore dentro – amatela, amatela profondamente, servitela con gioia, animatela con intelligenza.

Vi aiuti e vi accompagni la Vergine Santissima, la serva fedele, Colei che dopo aver pronunciato l’eccomi non si è mai scoraggiata davanti a nessuna difficoltà perché ha compreso che Colui che l’ha chiamata era fedele e attraverso la sua umile esistenza voleva scrivere pagine di eternità. Lo stesso vuole fare Dio con ognuno di voi. Auguri e buon ministero.

19 ottobre 2024

Ufficio per la pastorale del pellegrinaggio: suor Rebecca Nazzaro è la nuova direttrice

Madre Rebecca Nazzaro

Suor Rebecca Nazzaro, superiora generale delle Missionarie della Divina Rivelazione, è la nuova direttrice dell’Ufficio per la pastorale del pellegrinaggio del Vicariato di Roma – Opera romana pellegrinaggi. La religiosa, al secolo Antonia Romana Nazzaro, è nata a Roma 68 anni fa. Voce bianca nel coro della Rai, lo studio al Conservatorio di Santa Cecilia a Roma e il diploma in canto lirico, un contratto da cantante lirica nel coro della televisione di Stato. Prima della consacrazione totale della propria vita a Dio, nel noviziato dell’ordine fondato da madre Prisca Mormina.

Suor Rebecca è ideatrice e responsabile del progetto “Catechesi con arte” nelle chiese romane, uno strumento di evangelizzazione che coniuga la bellezza dell’arte cristiana con i contenuti del Vangelo; da vent’anni con le consorelle dell’Istituto nato nella diocesi di Roma nel 2001, si adopera per far conoscere ai romani la bellezza e la storia della città (il nuovo ciclo è partito il 12 ottobre). Dal maggio 2021 fa parte della Commissione d’indirizzo per la valorizzazione del Palazzo Lateranense. Lunedì, proprio nel Palazzo Lateranense, alle 10, la presentazione della programmazione dell’Opera romana pellegrinaggi e delle novità 2025 con il vicario generale Reina.

19 ottobre 2024

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