6 Maggio 2026

Il cardinale vicario Angelo De Donatis positivo al coronavirus: «Offro la mia preghiera per tutta la comunità diocesana e per gli abitanti della città»

Oggi, lunedì 30 marzo 2020, il cardinale Angelo De Donatis, vicario generale della diocesi di Roma, dopo la manifestazione di alcuni sintomi, è stato sottoposto al tampone per il Covid-19 ed è risultato positivo. È stato ricoverato al Policlinico Universitario Fondazione Agostino Gemelli IRCCS. Ha la febbre, ma le sue condizioni generali sono buone, ed ha iniziato una terapia antivirale. I suoi più stretti collaboratori sono in autoisolamento in via preventiva.

«Sto vivendo anche io questa prova, sono sereno e fiducioso – dichiara il cardinale De Donatis –! Mi affido al Signore e al sostegno della preghiera di tutti voi, carissimi fedeli della Chiesa di Roma! Vivo questo momento come un’occasione che la Provvidenza mi dona per condividere le sofferenze di tanti fratelli e sorelle. Offro la mia preghiera per loro, per tutta la comunità diocesana e per gli abitanti della città di Roma!».

30 marzo 2020

Il cardinale Reina: il «grido silenzioso» di Roma per la pace

Foto Gennari

«Dov’è oggi la pace?», si chiede il cardinale vicario Baldo Reina. Le sue parole risuonano in tutta la basilica di San Lorenzo fuori le Mura. Raggiungono tutti. Anche chi è rimasto in piedi in fondo alla chiesa. È un fiume in piena il porporato. Le sue domande si susseguono una dopo l’altra. Sono le stesse di tante persone che non riescono a trovare risposte. «Perché si continua a ragionare con la logica della guerra? – aggiunge – Fino a quando durerà questa miopia? Fino a quando l’uomo farà valere la legge del più forte? E in nome delle armi e di tanti miliardi penserà di mettere a tacere il bisogno di pace?».

Interrogativi che lui stesso affida al Santissimo Sacramento. «La nostra preghiera è un’invocazione d’aiuto a Gesù. Vogliamo dire basta alla guerra – rimarca -. A Lui presentiamo questa umanità che sembra smarrita, accecata dall’odio, dalla vendetta e dal desiderio di produrre nuove armi per portare ancora morte, come se non bastasse il grido di dolore di tante vittime innocenti e di persone che ancora oggi piangono i loro cari».

Continua a leggere su Romasette.it

27 giugno 2025

Il cardinale Reina: «Roma è ferita dalle disuguaglianze ma il Giubileo risveglia umanità, la speranza non sia uno slogan»

Foto Gennari

«Roma è una città ferita dalle disuguaglianze, ma ricca di umanità e desiderosa di speranza». Il cardinale vicario Baldo Reina racconta il volto di una Chiesa che, in questo Giubileo, si fa prossima alle persone, alle famiglie, ai giovani, ai poveri. Un percorso che interpella la comunità ecclesiale a uscire, ascoltare, accompagnare. Dalle disuguaglianze urbane alla riscoperta della fede, passando per l’impegno concreto delle parrocchie, illuminando il presente e rilanciando la sfida di essere davvero testimoni credibili del Vangelo.

Eminenza, come sta attraversando la diocesi di Roma questo tempo giubilare? Quali segni sta leggendo nelle comunità che incontra?
Già nel 2023 abbiamo iniziato un cammino in preparazione al Giubileo, riflettendo sul convegno del 1974 e realizzando cinque incontri su altrettante povertà: abitativa, educativa, sanitaria, lavorativa e relazionale. Da lì è emerso un dato chiaro: Roma è attraversata da forti disuguaglianze. Una città che accoglie, ma che ospita “più città” al suo interno. Le periferie nascono già ferite, il centro è diventato un luogo di passaggio. Non è più abitato ma attraversato da turisti, pendolari, lavoratori. Abbiamo voluto arrivare al Giubileo con questa consapevolezza, cercando di essere una Chiesa che lancia segnali di speranza. Penso, ad esempio, al fondo per l’emergenza abitativa dedicato a don Roberto Sardelli, o ai doposcuola gratuiti per i figli degli immigrati: oggi presenti in circa ottanta parrocchie.

Il suo sguardo viene da un’altra terra. Che cosa l’ha colpita di Roma nei primi mesi del suo ministero?
Vengo da una realtà molto più piccola, Agrigento. L’impatto con Roma non è stato semplice, ma mi sono messo subito in gioco con la visita pastorale. Ogni sera, tornando a casa, porto nel cuore i volti di tanti volontari, famiglie, religiosi, sacerdoti che si spendono ogni giorno nei quartieri più difficili. È questo che mi incoraggia.

A livello pastorale e culturale, quali risposte sta generando il cammino giubilare?
Le comunità si stanno interrogando. I dati del Censis, con cui abbiamo collaborato, mostrano che il 95% dei battezzati non frequenta più le parrocchie. C’è stato un forte scollamento, soprattutto dopo la pandemia. Ma sento riemergere una domanda di fede più sostanziale, meno formale. Le periferie nascono già ferite, il centro è diventato un luogo di passaggio. Non è più abitato ma attraversato da turisti, pendolari, lavoratori.

C’è davvero spazio per un annuncio credibile tra le nuove generazioni?
Assolutamente. I ragazzi oggi soffrono, spesso in silenzio. Chiedono di essere ascoltati, non giudicati. Quando abbiamo accolto il corpo di Pier Giorgio Frassati a Santa Maria sopra Minerva, la basilica si è riempita in pochi minuti. I giovani si sono avvicinati in preghiera, con rispetto. Cercano testimoni credibili. Lo vedo anche nei percorsi esigenti guidati da sacerdoti come don Fabio Rosini o don Alessandro Di Medio. Più si alza l’asticella, più i giovani rispondono. Chiedono senso, profondità, autenticità.

Frassati e Acutis sono modelli ancora validi per i ragazzi?
Sì, lo sono. Acutis è vicino al mondo digitale, Frassati rappresenta un modello di vita concreta, sportiva, impegnata. Sono esempi capaci di parlare al cuore dei ragazzi. L’importante è proporli in modo non retorico, ma come compagni di strada. E le nostre comunità giovanili, nonostante le difficoltà, stanno offrendo esperienze significative.

Dalla carità quotidiana ai problemi strutturali, come sta rispondendo la Chiesa di Roma ai bisogni della città?
La generosità delle nostre comunità è straordinaria. La quasi totalità delle parrocchie ha un centro d’ascolto e una Caritas. L’Emporio della Carità, che promuoviamo da alcuni anni, restituisce dignità: chi ha bisogno entra e sceglie ciò che serve, senza ricevere pacchi preconfezionati. Stessa cosa per i doposcuola: quando li abbiamo proposti, la risposta è stata immediata. Ma ci sono problemi strutturali enormi, soprattutto sul fronte dell’abitare. Gli affitti sono insostenibili. Ci sono studenti costretti a rinunciare all’università perché non trovano una stanza. Continuo a fare appello alla politica, alle istituzioni: servono scelte coraggiose.

Il Giubileo dei giovani ha portato entusiasmo in città. Cosa si aspetta da questo incontro?
Abbiamo accolto circa 150mila giovani nelle parrocchie e negli istituti religiosi. È stato bellissimo vedere la città animata da gruppi, canti, volti pieni di entusiasmo. Il mio desiderio è che questo non resti un evento, ma diventi l’inizio di un accompagnamento stabile. Vorrei che i ragazzi scoprissero che la Chiesa è una casa accogliente, dove sperimentare la pienezza della vita.

Famiglia e giovani sono spesso i due volti della fragilità. Come li state sostenendo?
Nei consigli pastorali emergono sempre due categorie: i giovani e le famiglie. Come diocesi stiamo lavorando molto sulla pastorale familiare, con una rete di referenti nelle prefetture per essere presenti là dove le famiglie vivono. Sappiamo che non esiste la famiglia perfetta: accompagnare è la parola chiave. Papa Francesco, e ora anche Papa Leone, ci chiedono di camminare con le famiglie, in tutte le loro forme.

Cosa desidera che resti, davvero, da questo Giubileo della Speranza?
Mi auguro che il tema scelto da Papa Francesco – la speranza – non sia uno slogan. Se sarà vissuto come responsabilità, può diventare un’eredità preziosa. Testimoni di speranza significa esserlo nei gesti quotidiani, nelle relazioni, nel modo in cui trattiamo le persone. Se ci riusciamo, sarà davvero un’eredità viva. E condivisibile.

di Riccardo Benotti – Agenzia Sir

31 luglio 2025

Il cardinale Reina: «La vita eterna passa attraverso i piccoli»

Foto Gennari

Uno sguardo teologico arricchito dalla testimonianza di chi, quotidianamente, si dedica ai più fragili per comprendere e far propria l’esortazione apostolica “Dilexi te” di Papa Leone XIV, con l’obiettivo di servire sempre al meglio la «carne di Cristo». È lo spirito che ieri sera, venerdì 14 novembre, ha accompagnato il pomeriggio di preghiera e di riflessione promosso per il Giubileo diocesano degli animatori della carità, organizzato nell’ambito della Giornata mondiale dei poveri che si celebra domenica 16 novembre.

Un testo «da approfondire e condividere come tutto il magistero della Chiesa – ha osservato il cardinale vicario Baldo Reina tirando le fila della serata –. È importante farlo diventare mentalità diffusa, perché la qualità delle azioni dipendono direttamente da chi siamo. Se non ci formiamo attraverso la Parola di Dio e i documenti che nel tempo ci vengono offerti, rischiamo che anche l’agire risulti fragile». Citando Sant’Ignazio di Antiochia, ha rimarcato che la Chiesa di Roma, «che presiede nella carità tutte le Chiese», ha una «responsabilità enorme» e per questo bisogna essere «ben attrezzati. La vita eterna passa attraverso i piccoli. Dobbiamo aprire gli occhi e il cuore e vivere questa testimonianza di carità come il Signore ci ha esplicitamente insegnato».

Continua a leggere su Romasette.it

15 novembre 2025

Il cardinale Reina: «Il riarmo dell’Europa porterà altro sangue. Basta violenze contro i migranti in Libia»

Il vescovo Baldo Reina (foto DiocesiDiRoma/Gennari)

Riportiamo di seguito l’intervista al cardinale vicario Baldo Reina pubblicata oggi, 9 giugno, sul quotidiano “La Stampa”. L’autore è Giacomo Galeazzi.

«Dopo gli orrori delle guerre mondiali, dei campi di sterminio, delle deportazioni di massa pensavamo di aver appreso abbastanza dalla storia per poter dire di “no” alle guerre o, in ogni caso, saperle arginare con la diplomazia e i negoziati. E invece abbiamo superato la regola del “occhio per occhio, dente per dente” che quanto meno imponeva una proporzione al male legandola a quello subito», dice il cardinale vicario di Roma Baldo Reina a cui il Papa ha affidato anche il Pontificio Istituto Teologico per la Famiglia.

Cosa provoca l’escalation?

«Oggi è tutto moltiplicato all’ennesima potenza; la difesa la si fa coincidere col riarmo pensando che dalla produzione di armi possa nascere la pace. La guerra è sempre una sconfitta. La corsa alle armi è una sconfitta che si macchia di altro sangue. All’Europa è mancata un’operazione culturale e antropologica su ampia scala in grado di recuperare le radici cristiane e umanistiche e farle diventare punto di crescita. Il grande progetto delle “famiglie di nazioni” alimentato dal pensiero politico di De Gasperi, Schumann e Adenauer non è riuscito a strutturarsi in maniera compiuta e i capisaldi valoriali che lo sostenevano non sono stati assimilati fino al punto da diventare cultura condivisa. L’unità, allora, è stata prettamente economico-finanziaria con diverse velocità di crescita e di sviluppo non accompagnate da un progetto comune».

Qual è il ruolo dell’Italia?

«Da decenni l’Italia avrebbe dovuto capire che il Mediterraneo era (ed è) un vero e proprio ponte che collega il nord e il sud del mondo, l’oriente e l’occidente. Questa posizione strategica, se interpretata bene poteva (e potrebbe) consentire all’Italia di giocare un ruolo strategico da un punto di vista geopolitico. Invece tutto è stato letto con la lente del fenomeno immigratorio, ancora una volta con la logica del braccio di ferro per stabilire se accogliere o respingere quanti arrivavano dal continente africano o dal Medio Oriente. Certe miopie, a volte, si pagano a caro prezzo».

Cosa propone Leone XIV?

«Serve una riflessione sui macro-fenomeni. A  farsene carico dovrebbe essere l’intero occidente e coloro che lo governano.  Leone XIV di fronte agli scenari di guerra continua a chiedere che i nemici si incontrino; che si realizzino i negoziati, le mediazioni e tutto ciò che può attenuare le tensioni per trovare vie concrete di conciliazione. Dall’incontro e dal dialogo può nascere e crescere una società veramente umana perché l’uomo è per sua natura essere-in-relazione. Senza la relazione o muore o uccide. L’autoreferenzialità, l’egoismo, l’orgoglio sono tutte facce della medesima malattia che impoverisce l’uomo perché non gli permette di vedere l’altro  con la conseguenza che mentre uccide si uccide».

È   la guerra “globale”?

« Ciò a cui oggi stiamo assistendo non è “semplicemente” una guerra tra popoli rivali circoscritti dentro territori ben delimitati ma è il massacro di un’umanità che ha fatto l’abitudine alla guerra, il cui cuore rischia di lasciarsi “anestetizzare” dall’apatia e dalla rassegnazione alla banalità del male. L’impegno etico non lo si può improvvisare, non può essere uno slogan: è frutto di formazione, di condivisione di valori, di visione del mondo e della vita. I sentieri affascinanti e ripidi del “sapere” hanno ceduto il passo agli algoritmi pensati per annebbiare il “ben dell’intelletto”. Senza pensiero critico non c’è ricerca della pace».

È pure una crisi educativa?

«Sì. Tutto sembra esserci sfuggito di mano. Basta stare qualche ora tra i corridoi di una scuola o ascoltare qualche genitore per rendersi conto della fatica che tutti fanno e facciamo ad educare e anche del respingimento dei giovani nei confronti degli adulti. Il nostro tempo è stato definito “senza padri” eppure di padri e di madri si ha bisogno non solo per venire al mondo ma anche per saperci stare. Si ha voglia di un patto tra le generazioni? La mia sensazione è che camminiamo tutti su rette parallele pensando di avere ognuno ragione o, quanto meno, ognuno le proprie ragioni. Prima che del patto forse serve ascoltarsi. Dobbiamo uscire dalla strettoia che da ragione ad alcuni e torto ad altri per entrare in un sentiero fatto di ascolto sincero, di compartecipazione senza giudizio, di comprensione senza etichette. Ho conosciuto tanti giovani straordinari con forme di ribellione e di disagio da fare paura ma che chiedevano semplicemente di essere ascoltati e accolti con le loro ferite e fatiche e ho ascoltato genitori ed educatori altrettanto frustrati nei loro fallimenti che aspettavano che qualcuno desse loro un’altra possibilità».

C’è pace senza giustizia?

«La giustizia è il pilastro fondamentale per ogni convivenza sociale. Riconoscere all’altro ciò che gli è proprio e ancor prima riconoscerlo soggetto con una propria dignità, indipendentemente da ciò che possiede o che opera è il punto di partenza di ogni intento di autentico sviluppo umano. Le disuguaglianze sono sotto gli occhi di tutti; ormai sono diventate la normalità. Senza giustizia non potrà esserci pace perché le disuguaglianze provocano rabbia sociale e generano conflitti difficilmente sanabili. Tutto questo ragionamento non può prescindere dall’urgenza di evangelizzare l’economica finanziaria il cui strapotere è palese. Nella visione cristiana l’altro è sempre mio fratello. Se accogliamo questo principio allora è possibile costruire legami autentici fra popoli diversi e con quanti arrivano da altri continenti (per lo più impoveriti da paesi più ricchi). Guardare l’altro con la giusta empatia permette di riconoscere che ha i miei stessi bisogni di pace, di giustizia, di benessere, di sviluppo, di serenità; così come prima ancora di guardare il colore della pelle bisognerebbe fermarsi a conoscere la sua storia, se ha vissuto dei drammi, se è dovuto scappare da guerre o dalla fame, se ha dovuto subire umiliazioni indicibili, se ha sofferto. Solo allora posso esprimere un giudizio e orientare le mie scelte».

A cosa si riferisce?

«Ho visto un video sui centri di detenzione in Libia. Quelle immagini mi tornano costantemente alla mente. E se a subire quelle torture fosse stata mia sorella o mia nipote? Fino a quando l’altro è lo straniero non potremo mai farci portatori di istanze etiche. Faremo solo discussioni da salotto. È importante ricordare che la cultura cristiana è incentrata sul riconoscimento dell’alterità. Siamo tutti sulla stessa barca, nessuno si salva da solo. Sulle migrazioni devono  misurarsi le organizzazioni sovranazionali. Se un tempo c’era la necessità di difendersi da un blocco territoriale oggi c’è l’urgenza di trovare strade nuove per non rimanere schiacciati dentro blocchi che non dialogano più o che ragionano solo per occupare o adottano strategie finanziarie per imporsi sull’altro».

 

9 giugno 2025

Il cardinale Reina: «Digiuno e preghiera per trovare una via di pace»

Riflessione del cardinale vicario Baldo Reina pubblicata sull’edizione odierna de “La Stampa”.

“Allora i discepoli, accostatisi a Gesù in disparte, gli chiesero: «Perché noi non abbiamo potuto scacciarlo?». Ed egli rispose: «Per la vostra poca fede. In verità vi dico: se avrete fede pari a un granellino di senapa, potrete dire a questo monte: spostati da qui a là, ed esso si sposterà, e niente vi sarà impossibile. Questa razza di demòni non si scaccia se non con la preghiera e il digiuno» (Mt 17,19-21)”.

I discepoli non erano riusciti a liberare dal maligno una persona portata davanti a loro dal padre. Raccontano al Maestro il loro fallimento e chiedono come mai non erano stati in grado di compiere quel miracolo. Gesù risponde riportando il tutto alla mancanza di fede e alla necessità di mettere in campo “armi” inusuali ma efficaci: digiuno e preghiera. Qualche giorno fa Papa Leone XIV ha chiesto ai cristiani di tutto il mondo di vivere una giornata di digiuno e di preghiera in occasione della memoria liturgica della Beata Maria Vergine Regina, invocata anche come la “Regina della pace”, perché si arrivi presto alla pace “disarmata e disarmante” in tutto il pianeta. Ci si potrebbe interrogare sul senso del digiuno e della preghiera e sull’incidenza che possono avere rispetto ai conflitti bellici. Serve digiunare e/o pregare?

L’episodio raccontato dal Vangelo di Matteo mi permette di cogliere l’essenza di queste due vie, espressioni di una relazione profonda con Dio. Insieme all’elemosina fanno parte di alcune pie pratiche suggerite già nel mondo ebraico e riprese da Gesù all’inizio del suo ministero (Mt 6). L’idea di fondo è riscoprire le tre grandi coordinate della vita di ogni credente: il rapporto con Dio (la preghiera); il rapporto con gli altri (l’elemosina) e il rapporto con se stessi (il digiuno).

E in questo perimetro la capacità di ritornare all’essenziale, a ciò che davvero conta e a ciò che è utile per una vita pienamente umana e autenticamente cristiana. La sensazione che si ha oggi è che sia saltato proprio quest’impianto. Di fatto, in tanti, pensano di fare a meno di Dio organizzando il vivere umano attorno alla ricerca del profitto e del piacere. La perdita del fascino della Trascendenza ha determinato un triste livellamento verso le cose terrene, svuotate di senso e di bellezza. Assecondando l’adagio secondo cui “Dio è morto!” è veloce il passaggio alla morte e all’uccisione del fratello. Siamo tanti, viviamo l’uno accanto all’altro ma siamo tristemente soli. E tutto questo ci ha fatto perdere il rapporto con noi stessi. Non sappiamo più cosa è davvero importante “in sé”; al massimo riusciamo a stabilire cosa è importante “per me”.

Gli oltre 50 conflitti che ogni giorno insanguinano il nostro pianeta sono figli di questa logica distruttiva in cui qualcuno pensa di potersi affermare perché si ritiene più forte dell’altro e perché vuole accaparrare beni, territori, risorse che ritiene propri. Per farlo si uccide con disprezzo assoluto per la vita. Si distruggono ospedali, scuole, case. Si uccidono bambini, ammalati, giovani e anziani. Il forte appello di Papa Leone serve a scuotere l’intera umanità (o almeno quanti si professano cristiani) rispetto al torpore che rischia di diventare abitudine e che ci porta a ragionare su logiche di puro calcolo umano, di incontri ad alto impatto mediatico che poi nulla o poco risolvono o di previsioni che vengono puntualmente smentite.

Digiuno e preghiera sono pratiche i cui effetti non si misurano nell’immediato. Hanno la funzione di imporci una sosta. Di metterci innanzi a Dio per ricordare che solo Lui è il Signore di tutto. Sua è la terra, ogni terra. Sua è la vita, ogni vita. Di fermarci di fronte all’ingordigia del cibo e di tutto ciò che divoriamo ogni giorno senza chiederci se davvero serva alla nostra vita. Di piegare le ginocchia e di stare a stomaco vuoto per scoprire che è un Altro che ci riempie. Solo così potremo dire al monte di spostarsi e questo si sposterà; potremo dire a un esercito di fermarsi e questo si fermerà. Solo se avremo fede in Dio e nel fratello.

23 agosto 2025

Il cardinale Reina nominato membro della Commissione per lo Stato Città del Vaticano

Il cardinale Baldo Reina, vicario generale di Sua Santità per la diocesi di Roma, e il cardinale Blase Joseph Cupich, arcivescovo di Chicago, diventano membri della Pontificia Commissione per lo Stato della Città del Vaticano. La nomina è stata fatta dal Santo Padre e comunicata (ieri, 15 ottobre 2025) con una nota della Sala Stampa della Santa Sede.

Inoltre, Papa Leone XIV ha confermato per il mandato in corso membri della stessa commissione i cardinali: Kevin Josep Farrell, prefetto del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita; Arthur Roche, prefetto del Dicastero per il culto divino e la disciplina dei sacramenti; Lazzaro You Heung-sik, prefetto del Dicastero per il clero; Claudio Gugerotti, prefetto del Dicastero per le Chiese orientali.

16 ottobre 2025

Il cardinale Reina nominato Gran Cancelliere dell’Istituto GPII Matrimonio e Famiglia

Il Santo Padre ha nominato Gran Cancelliere del Pontificio Istituto Teologico «Giovanni Paolo II» per le Scienze del Matrimonio e della Famiglia il Cardinale Baldassare Reina, Vicario Generale di Sua Santità per la Diocesi di Roma e Gran Cancelliere della Pontificia Università Lateranense. Lo ha comunicato, oggi 19 maggio, la Sala Stampa della Santa Sede.

L’Istituto è stato fondato con la Lettera Apostolica in forma di Motu Proprio del Papa Francesco “Summa familiae cura” dell’8 sett. 2017. Tale Istituto succede, sostituendolo, al Pontificio Istituto “Giovanni Paolo II” per Studi su Matrimonio e Famiglia, stabilito dalla Costituzione Apostolica “Magnum Matrimonii Sacramentum” del 7 ott. 1982.

Si articola in una sede centrale a Roma, in sette sezioni estere negli Stati Uniti (Washington D.C.), in Messico (México D.F., Guadalajara e Monterrey), in Spagna (con due sedi distinte, una a Valencia e altra a Madrid), in Brasile (Salvador de Bahia), in Benin (Cotonou), in India (Changanacherry, Kerala) e Centri associati in Libano (Beirut), nelle Filippine (Bacolod) e nella Repubblica Dominicana (Santo Domingo).

Il cardinale Reina incontra i giovani in una “Notte in Cattedrale”

(foto: Diocesi/Gennari)

Fuori, l’atmosfera ricorda la notte della veglia del Giubileo dei Giovani, quando un acquazzone sorprese oltre un milione di ragazzi che riempirono la spianata di Tor Vergata. Nel pomeriggio di venerdì Roma è stata travolta da una bomba d’acqua e dalla grandine. Ma neanche stavolta il meteo è riuscito a mettersi di traverso.

Arrivano alla spicciolata i giovani di Roma che hanno riempito la basilica di San Giovanni in Laterano per la “Notte in cattedrale” con il cardinale vicario Baldo Reina. E che il prossimo 10 gennaio saranno ricevuti da Papa Leone XIV nell’Aula Paolo VI. Una notizia inaspettata che don Alfredo Tedesco, direttore della Pastorale giovanile della diocesi di Roma, consegna loro, nell’entusiasmo generale, alla fine della serata.

Un momento di preghiera e dialogo che è stato organizzato alla vigilia della Gmg diocesana, che si celebrerà oggi, nella solennità di Cristo Re, per continuare insieme il cammino dopo il Giubileo di inizio agosto. Ogni gruppo, prima di passare la Porta Santa, si ferma in preghiera per qualche minuto. C’è il buio ad accoglierli all’interno della chiesa. La basilica è illuminata solo da alcuni faretti che proiettano una luce soffusa. Il leggero brusio che accompagna l’attesa dell’inizio della veglia si interrompe del tutto quando dalla sacrestia parte la processione.

Sono tutti in piedi, mentre il cardinale percorre la navata centrale. Il Coro della diocesi di Roma, diretto da monsignor Marco Frisina, intona “Iubilate Deo”. «Un grande saluto e un grande abbraccio a tutti», sono le prime parole che il porporato rivolge ai ragazzi dopo il Vangelo. E ricordando il Giubileo dei giovani, sottolinea: «Abbiamo bisogno di rivivere quel momento di grazia». Quindi annuncia la possibilità di riorganizzare la “Notte in cattedrale” in futuro.

(Giuseppe Muolo)

Continua a leggere su Romasette.it

 

22 novembre 2025

Il cardinale Reina inaugura la Biblioteca Inclusiva

È stata inaugurata ieri mattina (lunedì 23 giugno 2025), presso la Sala Teatro di DiSCoLazio a Roma, la Biblioteca Inclusiva dedicata a Luciana Pennarossa, studentessa dell’Università La Sapienza affetta da una patologia rara. È stata poi scoperta la targa dedicata al professor Antonio Ruberti, già rettore della Sapienza e Ministro dell’Università a cui è dedicato lo studentato, alla presenza del figlio Albino Ruberti. Alla cerimonia hanno preso parte il cardinale vicario Baldo Reina, la rettrice della Sapienza Antonella Polimeni, l’assessore regionale al Personale, alla Sicurezza urbana, alla Polizia locale, agli Enti locali e all’Università, Luisa Regimenti, e il presidente di DiSCo Lazio, Simone Foglio.

Il cardinale Reina ha portato il saluto e la vicinanza del Vicariato alla comunità universitaria: «Ringrazio il presidente Foglio per l’invito. Ho accettato volentieri perché mai come in questo momento abbiamo bisogno di fare squadra tutti insieme tra le istituzioni. Oggi con questa iniziativa abbiamo messo al centro delle nostre azioni i ragazzi e il loro futuro, ed è questa la giusta impostazione che purtroppo non sempre viene applicata».

Anche il presidente di DiSCo Lazio, Simone Foglio, ha evidenziato il valore sociale e culturale dell’iniziativa: «Sono particolarmente felice di questa bellissima mattinata, soprattutto per la presenza nutrita di rappresentanze studentesche e dei delegati delle varie Università che hanno partecipato all’ evento. Ovviamente la giornata è stata impreziosita dalla presenza del Cardinale Vicario che ringrazio per aver accettato il nostro invito e per le parole di pace e speranza rivolte ai dipendenti DiSCo e gli studenti e le studentesse presenti»

24 giugno 2025

Il cardinale Reina in visita alla chiesa di Gesù e Maria

Questa mattina, prima di prendere parte al Consiglio permanente della Cei, il cardinale vicario Baldo Reina si è recato nella chiesa di Gesù e Maria, al civico 45 di via del Corso, colpita da un atto vandalico nei giorni scorsi. Una visita per esprimere la vicinanza sua e di tutta la diocesi alla comunità, affidata alle cure degli agostiniani scalzi.

27 gennaio 2026

Il cardinale Reina ha inaugurato Casa “Beata Anuarite”

Un’oasi di speranza dedicata alle donne vittime di violenza e protette internazionali che consenta loro di rafforzare l’autonomia abitativa, economica e relazionale, completare percorsi formativi o lavorativi, costruire una rete sociale e territoriale, superare i traumi legati a violenza. È questo lo scopo di Casa “Beata Anuarite”, promossa dalla Caritas diocesana di Roma in collaborazione con le suore Francescane ausiliarie laiche missionarie dell’Immacolata e l’Associazione Laicale Missionaria.

È stato ieri il cardinale Baldo Reina, vicario del Papa per la diocesi di Roma, durante la visita alle donne residenti e alle religiose, a dedicare la struttura alla Beata Clementina Anuarite, una giovane suora dell’attuale Repubblica Democratica del Congo, un’insegnante appartenente alla comunità di Jamaa Takatifu della congregazione delle Suore della Sacra Famiglia. Nel 1964, insieme ad alcune consorelle, fu rapita da un gruppo di soldati appartenenti alle milizie ribelli e assassinata per aver resistito a un tentativo di stupro. A lei, uccisa perché donna e perché ha difeso la sua identità e la sua fede in un clima politico complesso e violento, è stata dedicata una struttura che ospita donne rifugiate, vittime di tratta e sfruttamento, costrette a lasciare i loro Paesi perché in pericolo di vita per motivi di genere, religione, nazionalità, appartenenza a un determinato gruppo sociale o opinione politica.

Ad accompagnare il porporato c’erano il direttore della Caritas diocesana di Roma Giustino Trincia, suor Michela Russo, presidente delle Francescane ausiliarie laiche missionarie dell’Immacolata, e suor Clementina Iezzi, già presidente dell’Associazione Laicale Missionaria.

L’appartamento di semiautonomia si inserisce nell’ambito di un percorso di promozione sociale pensato per donne che, dopo una fase di accoglienza protetta in comunità o centri antiviolenza, iniziano a vivere in modo più indipendente ma con un supporto ancora attivo, per consolidare la loro posizione lavorativa, economica e familiare al fine di divenire pienamente autonome e autosufficienti nella soddisfazione delle proprie necessità e bisogni. Attiva dal 2020 nella zona del Trullo, la casa ha 6 posti di accoglienza ed ha accolto 23 donne, 11 delle quali nel 2024, con una permanenza media di circa dieci mesi. Le donne nigeriane sono state le ospiti più numerose (10) seguite da altre nazionalità: Repubblica Democratica del Congo, Senegal, Costa d’Avorio, Somalia, Etiopia, Burkina Faso, Iraq, Tunisia, Siria.

«In questa casa – ha detto il cardinale Reina – sperimentiamo quella che Papa Francesco chiamava la fantasia dell’amore. Un sentimento che nasce dalla compassione e che poi si mette in movimento, come è successo al Buon samaritano, generando tutta una serie di azioni e di gesti che vanno dall’occhio che guarda, alle ferite da sanare, al corpo da mettersi sulle spalle. Le due aggregazioni missionarie e la nostra Caritas diocesana hanno aperto il cuore, hanno aperto l’orecchio e hanno dato vita a questa realtà: un luogo in cui c’è spazio per tutti e c’è spazio per l’impegno di tutti».

Casa “Beata Anuarite” è parte di un sistema più vasto di semiautonomia promosso dalla Caritas diocesana di Roma nella Capitale, con la disponibilità di 13 appartamenti che, nel corso del 2024, hanno accolto 84 persone, 35 delle quali minorenni, con 6 nuclei familiari. Queste strutture di accoglienza fanno parte di programmi sociali diversi promossi dall’organismo diocesano: 9 appartamenti sono per l’housing sociale rivolto a persone senza dimora; due – una maschile e una femminile – per protetti internazionali e vittime di violenza; una casa è dedicata a minori stranieri non accompagnati e a neomaggiorenni che completano il loro percorso nelle Case di accoglienza; un appartamento è pensato per persone malate di Aids al termine del loro periodo di degenza nelle Case famiglia.

4 giugno 2025

Articoli recenti