6 Maggio 2026

Il cardinale Reina con i malati del San Camillo Forlanini

«Prepararsi al Natale significa chiedersi se il nostro cuore è indurito o è capace di amare». Sono parole del cardinale vicario Baldo Reina, che ieri (lunedì 15 dicembre), attorno all’ora di pranzo, ha visitato l’ospedale San Camillo Forlanini, soffermandosi con gli ammalati e con il personale sanitario.

Il porporato, come raccontano i cappellani della struttura ospedaliera, ha girato «sorridendo, ascoltando, incoraggiando». Indossato il camice bianco, si è soffermato a parlare con la signora Teresa, un’anziana ricoverata, e le ha detto: «Sono da te perché sei preziosa!». A Filippo, invece, ha stretto forte la mano e dato una benedizione. (I nomi sono di fantasia, ndr).

«Un pastore deve puzzare delle pecore, diceva Papa Francesco. Oggi il cardinale è tornato in Vicariato con la puzza dei malati e di chi li assiste», hanno commentato i cappellani.

16 dicembre 2025

Il cardinale Reina alla Sapienza per l’apertura dell’anno accademico

Foto di Cristian Gennari

Si è riempita la Cappella della Sapienza. Nella mattina del 1° ottobre, studenti e docenti si sono riuniti per la Messa che il cardinale vicario Baldo Reina ha presieduto in occasione dell’apertura del nuovo anno accademico. Tra gli altri, ha concelebrato don Gabriele Vecchione, il nuovo cappellano, che guiderà pastoralmente la chiesa dell’ateneo in rappresentanza del clero romano, che da settembre è subentrato alla comunità dei Gesuiti.

Rivolgendosi ai ragazzi e ai docenti, il cardinale ha indicato loro due strade. In primis, «ricercare l’Assoluto per superare la tristezza», che «è una delle note dominanti di questo tempo». C’è una tristezza diffusa, ha sottolineato «che non riguarda soltanto i giovani». Per il porporato, «ci è stato tolto il gusto del trascendente e la dimensione della vita interiore. Non riusciamo più ad andare in profondità ed è questo che ci rende tristi. Abbiamo tante opportunità, tante occasioni di stare insieme, di divertirci, che però non soddisfano pienamente la nostra sede di eternità, di pienezza, di Dio». Da qui la sua esortazione: «Non vogliamo rassegnarci alla tristezza. Se questo luogo è stato ancora una volta riconsegnato agli studenti, ai docenti, a questo mondo molto bello della Sapienza, è perché vorremmo eliminare la tristezza e dire che c’è una possibilità di bene attraverso la ricerca di Dio».

In secondo luogo, il cardinale Reina ha invitato a fissare bene le priorità della nostra vita. «Se per caso dovessimo accorgerci – ha detto – che tra i primi posti in questo elenco ci sono delle cose per le quali forse non vale la pena spendere troppe energie, è da persone intelligenti rivedere questa lista». Ha invitato quindi a «continuare questa riflessione, aiutati dalla Parola di Dio e dalle domande che vi portate dentro, che sono domande sacre, sono domande importanti». Poi ha concluso: «Auguri di buon anno accademico, e auguri anche per questa nuova esperienza di pastorale universitaria. Mi sento di incoraggiare don Gabriele e gli altri sacerdoti. La mia presenza vuole essere un segno esplicito di quanto la Chiesa di Roma creda in questo progetto pastorale, affinché vivendo qui, e un giorno, uscendo da questa università, possiamo sentirci persone pienamente realizzate, vere, che cercano la verità e hanno un progetto di vita per cui intendono spendere tutte le loro energie».

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Il cardinale Reina al convegno sui 60 anni di Apostolicam actuositatem

(foto: Facebook/Azione cattolica Roma)

Guardare ai documenti del Concilio Vaticano II e in particolare al decreto Apostolicam Actuositatem, sull’apostolato dei laici, «non è solo fare memoria del passato» ma anche e soprattutto riferirsi a una fonte «importante per illuminare il ruolo dei laici nel mondo, oggi». Così il cardinale vicario Baldo Reina ha illustrato il valore del testo conciliare a cui questa mattina, 22 novembre, è stato dedicato il convegno “L’apostolato dei laici a 60 anni da Apostolicam actuositatem”, organizzato dall’Azione cattolica diocesana e dalla Caritas di Roma, in collaborazione con la Comunità di Sant’Egidio e l’Agesci Lazio, che ha avuto luogo nel Polo Caritas di Villa Glori, nel quartiere Parioli.

Guidando il momento di preghiera iniziale, Reina ha ripreso il brano evangelico della Pentecoste scelto per la meditazione osservando come «coloro che ascoltavano gli apostoli li sentono parlare le loro lingue» e ciò non riguarda tanto, o soltanto, «il lessico ma la modalità di comunicazione» in funzione della quale «si sentono capiti perché c’è qualcuno che parla davvero il loro linguaggio». Allora, come i protagonisti del brano del Vangelo «ricevono la Parola e il modo di parlare di Dio che subito diventano comprensibili», così anche oggi i laici sono chiamati «a parlare la lingua di Dio, che ricevono come dono dello Spirito Santo insieme alla capacità di sintonizzarsi con il mondo degli uomini senza perdere la loro identità», ha spiegato ancora il porporato. Per Reina, si tratta di agire «non come eroi ma da cittadini del Regno», realizzando la «vocazione come impegno e non come rivendicazione di spazi», in funzione di «una corresponsabilità partecipata».

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22 novembre 2025

Il cardinale Reina ai nuovi diaconi: vivere «la logica capovolta di Gesù»

Vivere «la logica capovolta di Gesù» che prevede «la disponibilità a essere l’ultimo, colui che sta ai margini, che dona la vita senza che ciò faccia rumore». Questo quanto il cardinale vicario Baldo Reina ha auspicato per «ogni cristiano» e per ciascuno dei 7 nuovi diaconi permanenti della diocesi, da lui ordinati questa mattina, 18 aprile, nella basilica di San Giovanni in Laterano. Tra in concelebranti, il vescovo ausiliare Michele Di Tolve, che ha presentato al porporato la richiesta di ordinazione per Attilio Marco Altamura, Alfredo Arolchi, Roberto Carletti, Mauro Chialastri, Salvatore Cottu, Giuliano Ferraro, Igino Travaglini.

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18 aprile 2026

Il cardinale Reina a Tv2000: “Seminari non siano campane di vetro”

“I punti di debolezza che io riscontro in un seminario è che rischia, anche oggi, di essere una sorta di campana di vetro, un luogo dove tutto all’interno si realizza in maniera piuttosto perfetta, precisa, quando poi il mondo che c’è all’esterno è un’altra cosa”. Lo afferma a Tv2000 il Vicario Generale del Papa per la Diocesi di Roma, il cardinale Baldassare Reina ospite del programma ‘Soul’, condotto da Monica Mondo, in onda domenica 21 dicembre ore 21.05 e lunedì 22 dicembre ore 21 su Radio InBlu2000.

“La vera sfida, almeno quello che ho provato da formatore, – sottolinea il card. Reina – è provare a inserire i ragazzi nel concreto della vita delle parrocchie, delle famiglie, dei giovani, delle fragilità, delle povertà. Ecco, io credo molto che l’esperienza concreta, cioè lo sporcarsi le mani, aiuti tanto”.

Nella lunga intervista a Tv2000 il cardinale Reina racconta anche della sua famiglia e dell’origine del nome Baldassare: “Il nome è complicato, quindi mamma, in maniera saggia, siccome siamo tre cugini che abbiamo lo stesso nome, perché il nonno paterno si chiamava Baldassare, l’ha accorciato, con il permesso di papà, da Baldassare a Baldo. E quindi Baldo, Balduccio in paese per tanti anni, fino a quando ero piccolo, poi semplicemente Baldo”.

Il card. Reina rammenta poi un evento che lo ha profondamente colpito: lo storico discorso contro la mafia pronunciato a braccio da S. Giovanni Paolo II ad Agrigento il 9 maggio 1993. “Quel grido forte, il grido del cuore di Giovanni Paolo II nella Valle dei Templi mi scosse. Io ero quasi alle porte dell’ordinazione, ero quasi diacono e quel grido di Giovanni Paolo II fece maturare in me l’idea che soltanto una dimensione profetica poteva dare un senso alla scelta che stavo per abbracciare. Quindi quel dire ‘Mafiosi convertitevi’, chiamare le cose per nome che dalle nostre parti non è una cosa comune”.

“Quella di Giovanni Paolo II è, a mio avviso, – aggiunge il card. Reina a Tv2000 – una linea di demarcazione tra un prima e un dopo, perché ho visto che in quel momento la Chiesa siciliana, ma la Chiesa in genere, ha assunto una postura diversa di fronte a certe forme di criminalità denunciandole in maniera forte”.

Il cardinale ricorda infine il giorno in cui è stato chiamato ad accettare la proposta di Papa Francesco come suo Vicario alla Diocesi di Roma: “Quando sono stato dal Nunzio, ero talmente incredulo da dire al Nunzio ‘forse avete sbagliato nome’ e il Nunzio ha detto no, no, qui non ci sbagliamo. Sono rimasto basito, non me l’aspettavo assolutamente, ho chiesto la possibilità di pensarci un attimo, mi sono venute in mente tante cose, soprattutto la mia indegnità, e quindi mi sono sentito mettere sulle spalle un peso che pensavo essere troppo grande. Il Nunzio prima, il Santo Padre dopo, mi hanno invitato a fidarmi di Dio, che è la regola fondamentale per ogni credente, e devo dire che questa apertura mi ha dato molta serenità”.

19 dicembre 2025

Il cardinale Reina a Santi Mario e Compagni Martiri

Nel cuore della Romanina, tra condomini storici e palazzi di nuova costruzione, c’è un luogo immerso nel verde che unisce. È la parrocchia dei Santi Mario e Compagni Martiri che ieri sera, lunedì 19 gennaio, in occasione della festa del patrono ha ricevuto la visita del cardinale vicario Baldo Reina, culminata nella celebrazione della Messa. «Una comunità viva, bella, fatta di impegno – ha detto il porporato, che nell’ottobre 2024 era già stato in via del Ponte delle Sette miglia per l’apertura dell’anno catechistico -. Una famiglia di famiglie che sull’esempio dei martiri Mario, della moglie Marta e dei figli Audiface e Abaco, deve chiedere la grazia di essere sempre più missionaria con il pensiero rivolto alle pecore smarrite. Sono fratelli che non hanno ancora conosciuto lo Sposo che le ama follemente». Dal vicario l’esortazione a fare «tesoro dell’insegnamento dei martiri» per essere testimoni di «una vita nuova animata dal desiderio di santità».

Durante la preghiera dei fedeli, il pensiero del cardinale è andato ai giovani, in particolare alle vittime di Crans-Montana e a Youssef Abanoud, lo studente ucciso a La Spezia da un compagno di scuola. «Ogni giorno le cronache riportano episodi di violenza con protagonisti giovanissimi – ha detto -. Dietro c’è sofferenza, disagio. Preghiamo affinché i giovani di Roma si sentano amati. Bisogna rilanciare il patto educativo». Al termine della Messa ha incontrato quindi il consiglio pastorale. Il parroco, don Guelcé Barthelemy, per tutti don Bart, gli ha presentato una parrocchia che è «punto di ristoro, luogo di incontro e di dialogo».

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20 gennaio 2026

Il cardinale Mathieu: «Signore della pace e della vita, ferma la logica della ritorsione e della vendetta»

Le intense parole di supplica per il dono della pace pronunciate da Giovanni Paolo II nel gennaio del 1991, durante la guerra del Golfo, sono risuonate con forza ieri sera, 30 marzo, nella basilica di Santa Croce in Gerusalemme. A ripetere il monito «Mai più la guerra», 35 anni dopo, il cardinale Dominique Joseph Mathieu, arcivescovo di Teheran-Ispahan dei Latini, che ha partecipato alla veglia di preghiera presieduta dal cardinale vicario Baldo Reina. Un appuntamento che rientra nel cammino mensile “Missione di pace. Viaggio nello spirito”, promosso da Centro missionario diocesano (Cmd) e Ufficio per la pastorale sociale e del lavoro della diocesi di Roma, in collaborazione con il Movimento per la pace Pax Christi, Italia Solidale-Mondo Solidale, Azione cattolica e Comunità di Sant’Egidio.

«Dio dei nostri Padri, grande e misericordioso, Signore della pace e della vita, ascolta il grido unanime dei tuoi figli, parla ai cuori dei responsabili delle sorti dei popoli, ferma la logica della ritorsione e della vendetta, suggerisci con il tuo Spirito soluzioni nuove». Così ha pregato il porporato, che guidava la piccola comunità latina in Iran, nella sua prima uscita pubblica dopo l’arrivo a Roma, qualche giorno fa, in seguito all’escalation militare che ha interessato la Capitale iraniana e alla conseguente chiusura dell’ambasciata, all’interno della quale si trovano la cattedrale della Consolata e la residenza arcivescovile.

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31 marzo 2026

Il Cardinale Grech e l’arcivescovo Lazzaro You Heung sik scrivono ai sacerdoti di tutto il mondo

In occasione della festa di San Giuseppe, il cardinale Mario GrechSegretario Generale del Sinodo dei Vescovi, e l’arcivescovo Lazzaro You Heung sik, Prefetto della Congregazione per il Clero, scrivono ai sacerdoti di tutto il mondo circa il loro contributo come pastori in mezzo al Popolo di Dio al processo sinodale.

Con questa lettera, i due capi dicasteri vogliono incoraggiare i sacerdoti ad accogliere l’invito di Papa Francesco a “metterci in cammino, insieme, nell’ascolto reciproco, nella condivisione di idee e progetti, per far vedere il vero volto della Chiesa: una “casa” ospitale, dalle porte aperte, abitata dal Signore e animata da rapporti fraterni”.

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19 marzo 2022

Il cardinale Fitzgerald prende possesso di Santa Maria in Portico

Il cardinale Michael Louis Fitzgerald prenderà possesso della diaconia di Santa Maria in Portico, concessa da Papa Francesco durante il Concistoro dello scorso 5 novembre. La cerimonia si svolgerà durante i primi vespri di sabato primo febbraio, alle 18.30. Il rito della presa di possesso del cardinale titolare è l’incontro dei fedeli romani con il neo porporato che a pieno titolo è membro del clero romano. Il cardinale titolare sarà accolto sulla soglia d’ingresso dal parroco, padre Davide Carbonaro, che gli presenterà il crocifisso per il bacio.

In chiesa sarà letta la Bolla pontificia nella quale Papa Francesco affida al cardinale Fitzgerald la diaconia di Santa Maria De Porticu, eretta intorno al 590 da Papa Gregorio Magno, nei pressi del carcere Decemvirale. Il titolo fu trasferito a Santa Maria in Campitelli da Papa Alessandro VII il 26 giugno 1662. Papa Chigi fece erigere il santuario di Campitelli come compimento del voto rivolto alla Madonna dalla città di Roma, per la liberazione dalla peste del 1656. Traslò l’icona di Santa Maria in Portico nella nuova abside di Campitelli, invocandola con il titolo di Romanae Portus Securitatis e particolare protettrice della città di Roma. Ancora oggi il 1° febbraio la Chiesa di Roma assieme all’amministrazione capitolina rinnovano questa memoria della predilezione mariana per l’Urbe, compiendo l’omaggio floreale alla Madre di Dio.

27 gennaio 2020

Il cardinale De Donatis scrive ai fidei donum per la Pentecoste

Il cardinale De Donatis e Papa Francesco all'assemblea diocesana del 9 maggio 2019 (foto Cristian Gennari)

«Carissimo, la grande Solennità della Pentecoste mi fa pensare a tanti sacerdoti come te con maggiore intensità e affetto: voi siete i nostri preti che incarnano la missione “fino agli estremi confini della terra” (Mt 28,19), portate nel vostro cuore il fuoco dello Spirito che fece uscire gli Apostoli dal Cenacolo. Siete la nostra Chiesa che impara a “parlare lingue nuove” (cfr. Mc 16,17), rendendo comprensibile in culture diverse dalle nostre – per la medesima effusione dello Spirito – il Vangelo di Gesù e la comunione offerta in Lui». Così il cardinale vicario Angelo De Donatis scrive ai sacerdoti fidei donum, in occasione della Pentecoste.

«Non abbiamo molte occasioni per sentirci e raccontarci come vadano le cose – si legge ancora – ma devi sapere che se anche la comunicazione scritta tra noi ha ampi margini di miglioramento, non cessa mai la mia intercessione per il tuo ministero». Una lettera affettuosa e partecipa, nella quale il porporato coglie anche l’occasione per «aggiornarti di come le cose vanno qui in diocesi», ricordando il cammino pastorale compiuto finora sulle malattie spirituali, il fare memoria, la riconciliazione e il perdono.

«Lo scorso 9 maggio – scrive il cardinale De Donatis – il Papa è tornato a San Giovanni per incontrare la sua diocesi e indicare le linee del prossimo anno, in continuità con il processo di rinnovamento avviato. Ci ha indicata come nuova tappa quella dell’“ascolto con il cuore” (così si è espresso) della città: come Mosè fu inviato al popolo di Dio tribolato in Egitto, così la Chiesa di Roma vorrebbe reimparare ad ascoltare e a capire – grazie a questo ascolto – a che cosa il Signore la chiama e la invia. Si tratterà di mettere al centro delle nostre attività non tanto quello che siamo abituati a organizzare da tempo, ma la creazione di rapporti di amicizia, presenza, fraternità, grazie i quali discernere la presenza di Dio tra noi, qui e ora».

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6 giugno 2019

Il cardinale De Donatis scrive ai fidei donum in occasione del Natale

«Con il Vostro ministero siete testimoni della luce di Dio che viene nel mondo per illuminare quelle periferie geografiche ed esistenziali che più hanno bisogno di essere raggiunte». Così il cardinale vicario Angelo De Donatis definisce i sacerdoti fidei donum, in una lettera indirizzata a loro in occasione del Natale ormai prossimo. Si tratta di una trentina di preti che operano all’estero grazie a una convezione stipulata tra la Cei e le Chiese locali; ai quali si aggiungono almeno un centinaio di presbiteri che comunque svolgono la loro missione all’estero (i cosiddetti “canone 271” e itineranti). Africa, America Latina e Asia i Paesi in cui sono maggiormente presenti.

Nella missiva, datata sabato 8 dicembre 2018, richiama la figura di san Giuseppe, la cui fede «si appoggia a qualcosa di solido», e il percorso che sta compiendo la Chiesa di Roma nel «fare memoria» per vivere una «conversione pastorale missionaria». «Certamente fa parte di questa memoria diocesana – sottolinea il cardinale De Donatis – il cammino percorso da tanti sacerdoti che, come Te, sparsi per il mondo, sono espressione della Chiesa di Roma che preside nella carità».

Leggi il testo completo della lettera

10 dicembre 2018

Il cardinale De Donatis ordina sette nuovi diaconi permanenti

Il cardinale vicario Angelo De Donatis presiederà, sabato 23 novembre alle ore 17 nella basilica di San Giovanni in Laterano, la Messa durante la quale saranno ordinati sette nuovi diaconi permanenti per la diocesi di Roma. Tra i concelebranti, il vescovo ausiliare monsignor Gianpiero Palmieri, delegato per il diaconato permanente; don Pierangelo Pedretti, prelato segretario del Vicariato di Roma; e don Walter Insero, direttore dell’Ufficio comunicazioni sociali della diocesi e vice-delegato del Centro diocesano per il diaconato permanente. Animerà la celebrazione il Coro della diocesi di Roma. I nuovi diaconi si aggiungeranno agli altri 124 che già esercitano il ministero nelle parrocchie e nelle varie strutture della diocesi. Si tratta di sette uomini, sei dei quali sono sposati, ritenuti idonei dopo un percorso formativo durato cinque anni che ha coinvolto anche le loro famiglie: Ivo Candiolo, Massimo Di Marco, Angelo Riccobene, Alessandro Sciolari, Generoso Simeone, Massimo Tuninetti, Marcellus Okenwa Udugbor.

Il più giovane è Generoso Simeone, classe 1980, sposato da dieci anni con Valentina, padre di due bambine e con un terzo figlio in arrivo. «Questi anni di formazione al diaconato sono stati una grazia enorme per me e per il nostro matrimonio – commenta –; capire davvero cosa volesse dire diacono, e quindi servo, mi ha permesso di esserlo innanzitutto a casa, con mia moglie, le mie figlie e i miei genitori, e questo ha portato delle benedizioni incredibili». Da sempre impegnato in oratorio e nella pastorale giovanile nella parrocchia di Sant’Aurea a Ostia Antica, Generoso ha scoperto la sua vocazione «grazie al percorso sulle Dieci Parole di don Fabio Rosini», racconta.

Il decano del gruppo è invece Marcellus Udugbor, nato in Nigeria, docente di Diritto civile alla Pontificia Università Lateranense, sposato con Maria Chiara, della parrocchia di Sant’Ambrogio. Gli altri candidati al diaconato sono romani, tranne Angelo Riccobene, arrivato nella Città Eterna diciannove anni fa da Enna. «Sarei dovuto restare solo per tre mesi per un corso di preparazione all’esame di avvocato – ricorda –, ma poi ho trovato lavoro come agente immobiliare e sono rimasto qui». Celibe, frequenta la parrocchia di Santa Maria Ausiliatrice, dove è impegnato con il progetto della Caritas di Roma “Quartieri Solidali”; «presto anche servizio – aggiunge – nel carcere di Regina Coeli, dove seguo in particolare i detenuti che hanno condizioni di salute precaria».

Impegnato nella pastorale sanitaria anche Alessandro Sciolari, sposato con Laura da quasi quarant’anni e padre di una figlia: «Presto servizio in un hospice dell’Università Cattolica e faccio accompagnamento al fine vita – spiega –; ho trovato all’interno di questo impegno pastorale la mia risposta vocazionale, e la mia famiglia mi è molto vicina in questo percorso». Sul fronte della pastorale sanitaria, con la vicinanza ai degenti dell’ospedale Sandro Pertini, anche Massimo Tuninetti, informatico, insieme alla moglie Daniela. «Nella parrocchia di Santa Maria del Soccorso ci occupiamo di pastorale familiare – sottolinea inoltre il futuro diacono –; seguiamo le coppie di fidanzati che si preparano al matrimonio e le giovani coppie di sposi».

Ivo Candiolo, marito di Gloria dal 1996, è attivo invece a San Tommaso Apostolo, mentre Massimo Di Marco, elettricista, e la moglie Patrizia, frequentano la comunità del Sacro Cuore di Gesù a Ponte Mammolo: «Organizziamo pranzi per gli anziani soli, li andiamo a trovare a casa e curiamo la preparazione al sacramento del Battesimo. La mia vocazione è nata gradualmente – confessa –; ho intrapreso questo viaggio bellissima in cui si impara a spogliarsi di tutte le cose superflue».

21 novembre 2019

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