24 Giugno 2026

Arnaldo Canepa è venerabile

Grande gioia fra i catechisti e i soci del Centro Oratori Romani per l’autorizzazione concessa dal Santo Padre Francesco alla promulgazione del Decreto, ad opera del Dicastero per le Cause dei Santi, sull’eroicità delle virtù del Servo di Dio di Arnaldo Canepa; Il fondatore del Cor diviene così Venerabile. La notizia giunge a conclusione di un lungo iter, prima nella Diocesi di Roma e successivamente in Vaticano, cominciato esattamente 30 anni fa con l’editto del cardinale vicario Camillo Ruini che avviò la causa di canonizzazione. Tale passaggio riconosce come questo catechista, laico, romano abbia esercitato in modo “eroico” le virtù cristiane.

«La Chiesa indica l’esistenza terrena di Arnaldo Canepa come un passaggio luminoso della storia – ha commentato il presidente del Cor David Lo Bascio –. Non a caso la sua vita ancora risplende come esempio per chi si spende “eroicamente” nel servizio dei più piccoli. Noi catechisti di Oratorio siamo grati al Signore per essere stati raggiunti – chissà per quale disegno della Provvidenza – da questa testimonianza di fede, di annuncio, di carità e rendiamo omaggio al laico Arnaldo Canepa e alle sue virtù, consapevoli di come il nostro presente necessiti con urgenza di figure laicali capaci di coraggio, di costanza e di un cuore buono che le renda credibili. La figura di Arnaldo Canepa, finora forse troppo circoscritta all’esperienza del Cor, diviene oggi dono per l’intera comunità diocesana come modello originale di laico e catechista e proposta alla città di Roma, affinché il mondo veda ancora come Dio lo ha amato tramite se stesso e i suoi testimoni».

Canepa dedicò oltre quaranta anni della sua esistenza alla fondazione e direzione di oratori per bambini e ragazzi, individuando profeticamente nei giovani e negli adolescenti i catechisti più adatti a questa missione. Per loro rinunziò alle sue attività professionali privandosi gradualmente di tutti i suoi averi e scegliendo di vivere in francescana povertà fino alla morte in una clinica romana. Dopo la sua conversione nel maggio del 1921 e con l’apertura del suo primo oratorio festivo presso la parrocchia di Santa Maria del Buon Consiglio, a Roma nel 1931, Canepa diede avvio ad un’opera che lo porterà nel 1945 a fondare l’associazione “Centro Oratori Romani” che dopo quasi 80 anni ne porta ancora avanti il carisma e il metodo educativo.

22 maggio 2023

Aria di famiglia a Santa Maria della Perseveranza

Già dall’ingresso si respira aria di famiglia. I biglietti da visita sono due: uno striscione con il logo dell’Anno Santo e un altro con una scritta in rosso a caratteri cubitali: «Volemose bene». È la frase che i ragazzi e le ragazze dell’oratorio hanno deciso di lasciare come benvenuto sulla rampa della parrocchia di Santa Maria della Perseveranza, in via della Pisana. Le parole di san Giovanni Paolo II sono un monito silenzioso. Strappano un sorriso a tutti. Anche il cardinale vicario Baldo Reina, che venerdì si è recato nella chiesa per la visita pastorale, ha potuto ammirare il lavoro realizzato dai giovani. Proprio loro lo hanno accolto al suo arrivo. Una sorpresa preparata ad hoc. Nel pomeriggio, il porporato ha incontrato anche i bambini con disabilità ricoverati al San Raffaele, ospedale a due passi dalla parrocchia.

«È un gruppo molto vivo, che si è maggiormente rafforzato dopo il Giubileo degli adolescenti – racconta don Ivan Dario Rivera Cuadrado, il parroco, bocconista, riferendosi ai ragazzi e alle ragazze dell’oratorio –. Alcuni di loro, in quell’occasione, hanno raccontato la propria esperienza ad altri coetanei e li hanno convinti a partecipare ai nostri incontri». Ma la pastorale giovanile è solo uno dei tanti punti di forza della parrocchia. Una comunità che è immersa in un contesto particolarmente multietnico. «Ci sono molte persone che vengono dalle Filippine, dall’India e dall’Est Europa – sottolinea il sacerdote –. C’è un bel clima di condivisione. Partecipano tutti alle stesse Messe».

Il collante è la grande attenzione all’aspetto spirituale. «Ogni giovedì organizziamo l’adorazione eucaristica – aggiunge il parroco –. Per quanto riguarda invece il catechismo, dall’anno scorso è emersa l’esigenza di trasmettere la fede in maniera più attiva, in particolare attraverso il gioco e le uscite alle quali possono partecipare pure i genitori». Al centro dell’impegno parrocchiale c’è però soprattutto la carità, attraverso l’associazione “Boccone del povero”, che si prende cura delle famiglie in difficoltà del territorio. «Due o tre volte all’anno – racconta don Ivan – chiediamo alla comunità di partecipare a una raccolta di generi alimentari». Tra i problemi più diffusi, la mancanza di lavoro, i contratti a nero, la solitudine degli anziani e anche qualche caso di tossicodipendenza. Senza dimenticare, aggiunge il sacerdote, «la povertà evangelica».

«Come parrocchia – sottolinea – siamo chiamati ad andare incontro a queste fragilità, affidandoci a Maria, che ci aiuta a perseverare nella quotidianità della nostra vita». Un servizio che Paolo porta avanti da sette anni come ministro straordinario della Comunione e come catechista dei catecumeni. Tante le storie di dolore e di speranza che si porta nel cuore. Tra tutte, quella di una signora malata di Sla che assiste attualmente. «L’ho conosciuta quando ancora riusciva a camminare – racconta – . Adesso purtroppo è allettata e a malapena riesce a parlare. La sua fede però è incrollabile. Da casa sua non si esce con la tristezza, ma con la gioia nel cuore. Per me è un punto di riferimento spirituale. È una parte viva della parrocchia». (di Giuseppe Muolo da Roma Sette)

25 maggio 2025

Apre una struttura per ex detenute

Cinque appartamenti per sedici posti letto, in una palazzina completamente ristrutturata, dotata di pannelli fotovoltaici, nel quartiere Gianicolense. Si presenta così il Villino La Palma, voluto dalla diocesi di Roma tramite l’Opera Ronconi – Pennesi, dove vengono accolte donne in misure alternative al carcere o che hanno già scontato la pena. L’inaugurazione ufficiale ci sarà martedì 9 dicembre, con il cardinale vicario Baldo Reina che benedirà i locali rinnovati dopo la ristrutturazione. La struttura è già operativa, seguita da operatori e volontari appositamente formati, che hanno frequentato, lo scorso anno, il corso proposto dal Servizio diocesano per la pastorale carceraria.

La casa, per le donne che qui vengono accolte, rappresenta un tassello fondamentale nel cammino di rinascita personale e sociale, ma non basta. «Il senso della pastorale carceraria è proprio questo – spiega Chiara D’Onofrio, del Servizio diocesano –, cioè occuparsi non solo di chi è in carcere, ma anche di chi è fuori. Non abbiamo a che fare con detenuti, ma con persone, per le quali la detenzione è soltanto una tappa. Affinché possano intraprendere un vero percorso di rinascita personale, è fondamentale garantire loro un accompagnamento all’esterno».

Il Villino La Palma, allora, non sono soltanto quattro mura, un rifugio sicuro senza sbarre alle finestre, ma un punto da cui ripartire. «Noi cerchiamo di affiancare e sostenere queste donne a reinserirsi nella società – prosegue D’Onofrio – e nello stesso tempo di sensibilizzare e supportare la società, e in particolare la comunità ecclesiale, ad avere uno stile di accoglienza e cura verso questi fratelli e sorelle. In questo senso è importante il radicamento nel territorio, e collaborare in rete, ci si fa del bene reciproco». Importante dunque anche la dimensione ecclesiale: «La cosa bella di quest’Opera per cui rendere grazie è che è frutto di una sinergia fra molti. E ora che siamo alle porte di questo inizio, fra gli altri, credo importante ringraziare ancora una volta “don Ben” (il vescovo Ambarus, ndr) che, come responsabile della Pastorale carceraria, si era adoperato perché tutto potesse avviarsi per il bene di tanti».

5 dicembre 2025

Apre l’incontro “Mater et Caput” nella basilica di San Giovanni in Laterano per il ciclo “Ascoltando i maestri”

Apre l’incontro “Mater et Caput” nella basilica di San Giovanni in Laterano per il ciclo “Ascoltando i maestri”

Apre il Corso di Formazione su Matrimonio e Famiglia

Nella Basilica Lateranense apre il Corso di Formazione su Matrimonio e Famiglia per parroci, diaconi permanenti, sposi e operatori della pastorale familiare promosso dalla Diocesi di Roma e dalla Rota Romana.

Apre il corso di formazione missionaria 2026 organizzato del centro missionario Diocesano di Roma

Apre il corso di formazione missionaria 2026 organizzato del centro missionario Diocesano di Roma

Apre il convegno “Custodire la Speranza” organizzato da Azione Cattolica Italiana

Apre il convegno “Custodire la Speranza” organizzato da Azione Cattolica Italiana

Apre Giocamondo, uno spazio per i bimbi a via delle Zoccolette

Dal prossimo 21 ottobre, la Scuola di Italiano per stranieri della Caritas di Roma apre “Giocamondo”, un nuovo servizio che si rivolge alle mamme e ai papà stranieri che vorrebbero apprendere l’italiano ma che non riescono a frequentare la scuola perché sono impegnati nella cura di bambini piccoli.

Allestito grazie al progetto “Be.Bi Benessere per i Bimbi”, finanziato dall’Impresa Sociale Con i Bambini, Giocamondo è uno spazio a misura di bambino che permette ai genitori che si iscrivono a scuola di italiano di portare con sé i figli per affidarli a personale dedicato.

Mentre i genitori saranno impegnati nelle lezioni, i bambini potranno divertirsi con attività ludico educative che mirano a stimolare la fantasia e le abilità, come l’uso dei colori, il gioco libero, laboratori psico-motori, etc. in un contesto allegro, colorato e sicuro.

Lo spazio Giocamondo sarà aperto la mattina dal lunedì al venerdì dalle 9:30 alle 12:30 presso la Scuola di italiano della Caritas di Roma, in via delle Zoccolette 17, e accoglierà bambini di età compresa tra 0 e 6 anni, figli di studenti iscritti alla scuola.

Per informazioni: area.immigrati@caritasroma.it; 06.88815324; 06.88815300.

16 ottobre 2019

Appuntamento per le famiglie a Santa Maria Maggiore

Appuntamento domenica 29 maggio, alle ore 17.30, nella basilica di Santa Maria Maggiore, per tutte le famiglie di Roma, per un pomeriggio dal tema “In cammino verso il X Incontro mondiale delle famiglie”. Previsti benvenuto e animazione dell’Azione cattolica di Roma; quindi, alle 18, la Messa presieduta dal vescovo Dario Gervasi, delegato per la pastorale familiare nella diocesi. In conclusione la preghiera di affidamento a Maria Salus Populi Romani.

 

24 maggio 2022

Appello per la pace e per i vaccini nel messaggio Urbi et Orbi di Papa Francesco

Foto di Cristian Gennari

L’appello affinché cessino i conflitti armati e quello a un’equa distribuzione dei vaccini. E il pensiero per tutte le zone del pianeta segnate da guerra e miseria, come Haiti, Yemen, Siria, Myanmar. C’è questo e altro nel messaggio pronunciato da Papa Francesco dall’Altare della Cattedra nella basilica di San Pietro, prima di impartire la benedizione Urbi et Orbi con l’indulgenza plenaria.

«L’annuncio di Pasqua non mostra un miraggio, non rivela una formula magica, non indica una via di fuga di fronte alla difficile situazione che stiamo attraversando. La pandemia è ancora in pieno corso; la crisi sociale ed economica è molto pesante, specialmente per i più poveri; malgrado questo – ed è scandaloso – non cessano i conflitti armati e si rafforzano gli arsenali militari. E questo è lo scandalo di oggi». Tuttavia, ha proseguito il Santo Padre, «Di fronte, o meglio, in mezzo a questa realtà complessa, l’annuncio di Pasqua racchiude in poche parole un avvenimento che dona la speranza che non delude: ‘Gesù, il crocifisso, è risorto’. Non ci parla di angeli o di fantasmi – ha spiegato –, ma di un uomo, un uomo in carne e ossa, con un volto e un nome: Gesù. Il Vangelo attesta che questo Gesù, crocifisso sotto Ponzio Pilato per aver detto di essere il Cristo, il Figlio di Dio, il terzo giorno è risorto».

Papa Francesco si è soffermato poi sulla difficile situazione sanitaria globale. «Tutti, soprattutto le persone più fragili, hanno bisogno di assistenza e hanno diritto di avere accesso alle cure necessarie – ha rimarcato –. Ciò è ancora più evidente in questo tempo in cui tutti siamo chiamati a combattere la pandemia e i vaccini costituiscono uno strumento essenziale per questa lotta. Nello spirito di un ‘internazionalismo dei vaccini’, esorto pertanto l’intera Comunità internazionale a un impegno condiviso per superare i ritardi nella loro distribuzione e favorirne la condivisione, specialmente con i Paesi più poveri».

Nel suo discorso anche parole per i migranti nei cui volti, ha detto, «riconosciamo il volto sfigurato e sofferente del Signore che sale al Calvario». Ha quindi ringraziato, in proposito, i Paesi che accolgono con generosità i sofferenti che cercano rifugio, specialmente il Libano e la Giordania.

La Resurrezione, ha continuato il Pontefice, fa pensare naturalmente alla città di Gerusalemme, che possa «rispondere alla chiamata ad essere luogo di incontro dove tutti possano sentirsi fratelli, e dove Israeliani e Palestinesi ritrovino la forza del dialogo per raggiungere una soluzione stabile». Ha quindi ricordato il recente viaggio in Iraq, e da lì ha rivolto il suo pensiero alle «popolazioni africane, che vedono il proprio avvenire compromesso da violenze interne e dal terrorismo internazionale, specialmente nel Sahel e in Nigeria, come pure nella regione del Tigray e di Cabo Delgado». E a tutti i Paesi dove imperversano guerre e violenza. «Troppe guerre e troppa violenza ci sono ancora nel mondo! Il Signore, che è la nostra pace, ci aiuti a vincere la mentalità della guerra. Conceda a quanti sono prigionieri nei conflitti, specialmente nell’Ucraina orientale e nel Nagorno-Karabakh, di ritornare sani e salvi alle proprie famiglie, e ispiri i governanti di tutto il mondo a frenare la corsa a nuovi armamenti. Oggi, 4 aprile, ricorre la Giornata mondiale contro le mine antiuomo, subdoli e orribili ordigni che uccidono o mutilano ogni anno molte persone innocenti e impediscono all’umanità di ‘camminare assieme sui sentieri della vita, senza temere le insidie di distruzione e di morte’. Come sarebbe meglio un mondo senza questi strumenti di morte!».

5 aprile 2021

Apostolicam actuositatem, un convegno nel 60° anniversario

Compie sessant’anni il decreto Apostolicam actuositatem, dedicato alla vocazione e alla missione laicale, che fu consegnato alla Chiesa dai padri conciliari il 18 novembre 1965. Per l’occasione, la diocesi di Roma promuove il convegno “L’apostolato dei laici a 60 anni da Apostolicam actuositatem”, organizzato dall’Azione cattolica di Roma e dalla Caritas diocesana di Roma, in collaborazione con la Comunità di Sant’Egidio e l’Agesci Lazio. L’appuntamento è per sabato 22 novembre alle 9 presso il Polo Caritas di Villa Glori (ingresso da via Venezuela, 27), luogo simbolo nella città di Roma per la solidarietà, la cura, l’inclusione, il supporto dei più fragili.

I lavori prenderanno il via con i saluti di Marco Di Tommasi, presidente dell’Azione cattolica di Roma. Seguirà, alle ore 9.30, un momento di preghiera guidato dal cardinale vicario Baldo Reina. Ci sarà spazio per una tavola rotonda a cui interverranno Valeria Facciolo, responsabile regionale Agesci; Giovanni Ribuoli, della Comunità di Sant’Egidio; e Giustino Trincia, direttore della Caritas di Roma. Modera Paolo Stabile, consigliere giovani dell’Ac di Roma. Alle ore 11, dopo la pausa caffè, la teologa Stella Morra terrà una relazione su “L’oggi dell’apostolato dei laici a 60 anni dall’Apostolicam actuosistatem”.

Durante l’incontro sarà distribuito un libretto a cura dell’Ac di Roma, stampato in proprio, con contributi inediti dall’archivio storico della presidenza diocesana di Roma, di don Luigi Di Liegro, allora assistente della Giac di Roma (Gioventù italiana di Azione cattolica) e di don Aldo Zega, allora assistente della Gf di Roma (Gioventù femminile di Azione cattolica). In tali documenti del 1966 – una lettera in occasione dell’Epifania, una sintesi sui punti salienti del decreto conciliare e un articolo sulla rivista Presenza – Di Liegro presenta un accorato invito ad assumere le novità e la conversione a cui chiama il Concilio: essere persone di dialogo, di vita comunitaria, capaci di esprimere e valorizzare la bellezza e la responsabilità dell’uguaglianza di tutti membri del Popolo di Dio caratterizzati da specifici contributi e vocazioni sia a livello individuale che associativo.

Il decreto Apostolicam actuostitatem, nelle prime battute, recita che «l’apostolato dei laici (…) non può mai venir meno nella Chiesa». È desiderio dei promotori del convegno non solo fare memoria dell’insegnamento conciliare, ma soprattutto rileggerne il significato nel contesto attuale, nella certezza che la missione dei fedeli laici nella Chiesa e nel mondo è parte essenziale della missione evangelizzatrice della Chiesa.

18 novembre 2025

Apostolato biblico. Corso di formazione biblica “L’utilizzo dell’Antico Testamento nella catechesi” IV incontro online

Apostolato biblico. Corso di formazione biblica “L’utilizzo dell’Antico Testamento nella catechesi” IV incontro online (Uff. per la Catechesi)

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