28 Aprile 2026

A Siracusa per la Solennità di Santa Lucia

A Siracusa per la Solennità di Santa Lucia

A settembre la tre giorni associativa dell’Azione cattolica

Appartenenza, cura, relazioni. Tre parole chiave per la tre giorni associativa dell’Azione cattolica diocesana, in programma dal 22 al 24 settembre al Monastero di San Vincenzo di Bassano Romano. Nelle giornate si svolgeranno due campi diversi, quello per i giovani e quello per gli adulti, che avranno in comune alcuni momenti di preghiera e le riflessioni conclusive con il vescovo Baldo Reina, vicegerente della diocesi di Roma.

“A sky full of stars” è il tema del campo per giovani, giovanissimi, educatori Acr ed educatori giovani. «“A Sky full of stars” siamo tutti noi, giovanissimi e giovani di Ac – spiegano dall’associazione –. Un cielo pieno di stelle e di sogni. Di passioni, di capacità, di competenze. Di vita vissuta e posti impressi nella mente. Siamo noi. Siamo i tanti desideri che ci portiamo dentro e il grande desiderio che siamo noi stessi. Un cielo pieno di stelle sono anche i bambini, i ragazzi, e i giovani che sono nei gruppi Acr e del Settore Giovani che molti di noi curano e seguono come educatori e responsabili. Ma il cielo non esiste solo per chi, come noi, riesce a vedere le stelle. Il cielo esiste anche per chi fa fatica, e a volte a fare fatica siamo proprio noi. Ma la nostra parrocchia, la Chiesa, l’Ac tutta, il nostro quartiere, la città che viviamo, il Paese intero ha più che mai bisogno di giovani che accendano luci, di giovani che accendano stelle».

Il campo prenderà il via alle 18 di venerdì con l’accoglienza e prevede una prima serata di attività a partire dalle 21, subito dopo la cena insieme. Il sabato, poi, meditazione sul brano dell’anno, “Chi ha toccato le mie vesti?” (Mc 5, 21-43); quindi un momento di deserto personale e ancora laboratori di approfondimento per giovani ed educatori. Domenica 24, alle 12, è in programma la Messa presieduta dal vescovo Reina, il pranzo comunitario e poi il confronto con il vicegerente sul tema: “L’Ac nella Chiesa e nella città di Roma”.

Al dialogo parteciperanno anche gli adulti di Ac, che come detto saranno negli stessi giorni a Bassano Romano per il loro campo. “I care 100%” è il tema scelto per l’iniziativa, dove il verbo inglese che vuol dire “occuparsi, prendersi cura”, viene utilizzato come acronimo di cura, appartenenza, relazioni, ecclesialità. Molti gli ospiti che porteranno la propria testimonianza durante la tre giorni: dall’agronomo Anna Vagnozzi all’imprenditore Bruno Cucinelli, dal teologo don Sergio Massironi (del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale) al direttore della Caritas di Roma Giustino Trincia. Nella mattinata di domenica, per il gruppo degli adulti, è prevista anche un’uscita nella vicina Sutri, con visita e preghiera sulla tomba di David Sassoli e visita al parco archeologico, con il mitreo e l’anfiteatro.

Per ulteriori informazioni e iscrizioni: https://www.acroma.it/eventi/

A Santa Teresa di Calcutta, catechesi giubilare con la XVIII prefettura

A Santa Teresa di Calcutta, catechesi giubilare con la XVIII prefettura

A Santa Silvia tra carità e preghiera

Le luci del campetto sono ancora accese. Sono le 20 passate e nella parrocchia di Santa Silvia, nel quartiere Portuense, c’è ancora vita. Dieci bambini si stanno divertendo a giocare a calcetto. È un vero e proprio allenamento. A guidarli dalla panchina, i loro papà. «Fanno parte del gruppo sportivo parrocchiale – spiega don Alfio Tirrò, il parroco, mentre saluta le persone che stanno assistendo da fuori –. Abbiamo 70 tesserati. Ci sono ragazzi dagli 8 ai 14 anni. La domenica partecipano a piccole competizioni».

Anche loro ha incontrato venerdì scorso il cardinale vicario Baldo Reina, che è tornato oggi nella chiesa di Santa Silvia per la visita pastorale. Il porporato è andato a trovare a casa una signora malata di Sla da 16 anni, poi ha incontrato i collaboratori della chiesa, ha celebrato la Messa, e alle 20 ha guidato la Via Crucis nella “parrocchietta” di Santa Maria del Carmine e San Giuseppe al Casaletto. Mentre questa mattina, alle 9 si dedicherà alle confessioni, alle 10 presiederà la Messa dei bambini e alle 11 incontrerà le famiglie del catechismo, il gruppo scout e a seguire il Consiglio pastorale.

«A Santa Silvia è molto forte il carisma della carità, che è declinata in tutte le sue forme – racconta il parroco –, insieme a una grande tradizione di pastorale familiare. Fiore all’occhiello sono i gruppi di Fede e Luce. Poi c’è un gruppo Caritas e un piccolo consultorio, con uno psicologo che svolge il suo servizio come volontario una volta a settimana. Con la parrocchia – aggiunge il sacerdote –, collabora anche la comunità delle suore della Divina Volontà, con la loro associazione “Iniziativa Amica”, che sostiene una casa-famiglia per ragazze madri». Nel territorio sono presenti anche le Figlie di San Giuseppe, che si trovano a Villa Giuseppina, una Rsa, e le suore del Boccone del Povero, che hanno una struttura per anziani. «Con Villa Giuseppina – sottolinea don Tirrò – partirà dopo Pasqua un servizio di animazione della Messa domenicale per gli ospiti e gli operatori della struttura. Da settembre, il progetto prevede di estendere l’iniziativa anche ai ragazzi delle cresima e del post-cresima».

Tra i laici che portano avanti la pastorale della famiglia, c’è Sara. Lei e suo marito, insieme al parroco e altre due coppie, si occupano del corso prematrimoniale. Seguono il filo conduttore che consegnò alla comunità il vescovo Paolo Ricciardi, negli anni in cui era parroco a Santa Silvia. Il presule, già ausiliare di Roma, ha iniziato ieri il suo ministero episcopale a Jesi ed è stato travolto dall’affetto anche di molti suoi ex parrocchiani che sono andati a trovarlo. «È un corso che inizialmente dà molto spazio alla parola di Dio – spiega Sara –, con riflessioni sulle coppie nell’Antico Testamento, per poi approfondire l’importanza del Sacramento per aiutare le persone a inserirsi insieme in una dinamica di preghiera e di rapporto con Dio. Come sposi – aggiunge –, è un’esperienza che aiuta anche noi a interrogarci sull’origine della scelta che abbiamo fatto».

Qual è il motore che muove tutto? «È la preghiera – conclude il parroco –. Ogni giovedì organizziamo l’adorazione eucaristica dalle 6 del mattino a mezzanotte. A turno, più di cento persone custodiscono il Santissimo durante tutta la giornata». (di Giuseppe Muolo da Roma Sette)

30 marzo 2025

A Santa Maria Stella Matutina il mandato per gli operatori Caritas

Sono due le giornate che il cardinale vicario Baldo Reina dedicherà alla visita pastorale nella parrocchia di Santa Maria Stella Mattutina, in zona Monte Mario. Oggi (domenica 12 gennaio) e domani pomeriggio (lunedì 13 gennaio), infatti, la comunità «formata da circa 6mila parrocchiani e caratterizzata da un bel clima di familiarità» accoglierà «con gioia» il porporato, come riferisce il parroco don Simone Carosi. Il sacerdote, che guida la parrocchia da 10 anni, spiega che nello specifico «durante la Messa che presiederà questa sera consegnerà il mandato ai 15 nuovi operatori della Caritas che hanno completato il corso di formazione per operare nel nostro centro di ascolto» mentre domani sera, sempre dopo la celebrazione eucaristica, «ci sarà l’incontro con i membri del consiglio pastorale e con tutta la comunità» oltre alla visita alla scuola che sorge sul territorio ed è gestita dalle Suore Piccole Ancelle del Sacro Cuore. Favorire il clima di familiarità cui fa riferimento il parroco «è quello che cerchiamo di fare con diverse iniziative – dice Cristina, parrocchiana storica –, perché la relazione è fondamentale e sentirsi amati e accolti è la cosa più importante». A questo fine mira «il pranzo sociale che organizziamo l’ultima domenica di ogni mese – continua –: è aperto a tutti, in particolar modo alle persone bisognose e a quelle anziane». Ancora, la proposta, attiva da 10 anni, del «momento snack e caffè dopo la Messa della domenica – dice Giorgio, uno dei referenti di questa iniziativa oltre che responsabile dell’oratorio parrocchiale –. Offriamo il caffè e le torte fatte in casa dalle mamme e dalle nonne mentre i bambini giocano nel campo da calcio e da pallavolo». Sul fronte dell’oratorio, «aperto il sabato e la domenica», continua, «coinvolgiamo nelle attività una quindicina di ragazzi del post-Cresima che da due anni seguono un cammino di formazione specifica tutti i sabati e che affiancano i catechisti sacrali come catechisti oratoriali». (di Michela Altoviti da Roma Sette del 12 gennaio 2025) _______________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________ Domenica 12 gennaio, nel corso della visita pastorale alla parrocchia Santa Maria Stella Matutina, il cardinale Baldo Reina, vicario della diocesi di Roma, insieme al direttore della Caritas, il diacono Giustino Trincia, ha consegnato gli attestati a 110 animatori della carità delle Prefetture 33 e 35 che hanno concluso il corso di formazione promosso dalla Caritas di Roma. Durante la celebrazione eucaristica, nell’omelia, il cardinale ha richiamato la centralità della carità nella vita cristiana, indicando in Gesù il modello di servizio e prossimità. Il cardinale ha meditato sul battesimo di Gesù al Giordano, definendolo come un gesto di immersione nel «punto più basso della terra», simbolo della scelta di Dio di condividere la condizione umana, con le sue fragilità e sofferenze. «Anche noi – ha esortato – siamo chiamati a stare in basso, vicino agli ultimi, perché solo lì possiamo incontrare il volto di Dio». La carità, ha sottolineato, non è un compito delegabile, ma una vocazione personale e comunitaria. Non basta affidarsi a strutture o progetti: «Ogni cristiano – ha detto – deve essere una presenza concreta accanto a chi soffre, una mano tesa a chi vive momenti di solitudine e precarietà». Nell’era delle tante povertà, da quella materiale a quella relazionale, l’invito del cardinale è stato quello di essere strumenti di comunione e seminatori di speranza. «Dobbiamo riscoprire la gioia di essere figli amati di Dio e vivere la carità come servizio concreto, capace di riportare dignità e luce nelle vite ferite». (da Caritasroma.it)

A Santa Maria Sopra Minerva il corpo di Pier Giorgio Frassati

Il beato Pier Giorgio Frassati

Per la prima volta, il corpo del beato Pier Giorgio Frassati sarà venerato a Roma. In occasione del Giubileo dei Giovani 2025, la reliquia del giovane torinese, che dal 1990 riposa incorrotto nella cappella del Duomo di Torino, arriverà nella Capitale nella serata del 25 luglio. Ad accoglierla sarà la comunità dei frati domenicani della basilica di Santa Maria sopra Minerva, a pochi passi dal Pantheon, dove resterà esposta alla venerazione fino al 4 agosto.

L’evento, promosso dalla Diocesi di Roma attraverso l’Ufficio per la pastorale giovanile, si configura come un pellegrinaggio straordinario, profondamente legato all’imminente canonizzazione del beato, che Papa Leone XIV celebrerà il 7 settembre insieme a quella del beato Carlo Acutis.

L’apertura ufficiale della venerazione avverrà sabato 26 luglio, con la Messa presieduta dal cardinale vicario Baldo Reina, che impartirà anche la benedizione ai numerosi volontari impegnati nell’organizzazione del Giubileo. «È un po’ il lancio più romano del Giubileo dei giovani – spiega don Alfredo Tedesco, direttore dell’Ufficio diocesano per la pastorale giovanile –. I volontari riceveranno il mandato per il servizio che svolgeranno dal 28 luglio al 3 agosto nelle parrocchie e nelle realtà coinvolte nell’accoglienza dei pellegrini. Per noi è importante offrire loro una testimonianza concreta di vicinanza: doneranno tempo, energie e cuore, diventando un motore vitale della nostra Chiesa diocesana».

Durante la permanenza della reliquia, la comunità domenicana ha previsto un ricco calendario di incontri, catechesi e conferenze multilingue per far conoscere la figura di Frassati, “uomo delle Beatitudini” e testimone di fede concreta, carità e giustizia sociale.

Il 4 agosto, al termine della Messa presieduta alle ore 11 dall’arcivescovo di Sydney Anthony Fisher – promotore della presenza del corpo di Frassati alla Gmg di Sydney nel 2008 – la reliquia farà ritorno a Torino.

22 luglio 2025

A Santa Maria Maggiore torna la Madonna della Neve

In occasione della solennità della Madonna della Neve e dell’anniversario della dedicazione, la basilica di Santa Maria Maggiore si prepara ad accogliere pellegrini e fedeli da ogni angolo del mondo per commemorare uno degli eventi più significativi della Chiesa Cattolica: la nevicata miracolosa del 358.

La storia di questo straordinario evento ha inizio molti secoli fa quando la Beata Vergine apparve in sogno sia a Papa Liberio sia al patrizio romano Giovanni, chiedendo loro di costruire una chiesa nel luogo in cui sarebbe accaduto un evento miracoloso. Il 5 agosto di quell’anno, una nevicata imbiancò il colle Esquilino. Grazie a questo segno celeste, Papa Liberio tracciò il perimetro della chiesa che venne edificata per omaggiare la Madre di Dio e per questo chiamata anche Basilica Liberiana – dal nome del Papa – o ad Nives.

In preparazione della festa si tiene (2-3-4 agosto), presieduto da monsignor Luigi Veturi, canonico della basilica. Sabato 5 agosto, solennità della Madonna della Neve e anniversario della dedicazione, la giornata sarà caratterizzata dalle celebrazioni e dalle due rievocazioni della nevicata miracolosa con una pioggia di migliaia di petali bianchi. Alle ore 10 il cardinale Stanisław Ryłko, arciprete della basilica, presiederà la celebrazione eucaristica capitolare. Alle ore 17 canto dei II Vespri con rievocazione della nevicata presieduti da monsignor Guido Marini, custode della Sacra Culla cui seguirà alle ore 18 la Messa presieduta dal cardinale Luis Francisco Ladaria, prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede. Il servizio liturgico sarà curato dai Frati Francescani dell’Immacolata, mentre l’animazione liturgica sarà guidata dalla Venerabile Cappella Musicale Liberiana.

«Ricordando il miracolo della nevicata che ha segnato il luogo di edificazione di questa Basilica, rinnoviamo il nostro impegno di fede e speranza nella protezione e intercessione della Vergine Maria e a lei affidiamo in particolare i nostri giovani riuniti in questi giorni a Lisbona con Papa Francesco in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù», ha ricordato monsignor Rolandas Makrikas, commissario straordinario della basilica.

A 1665 anni dall’evento prodigioso, la Madonna della Neve richiama ogni anno fedeli desiderosi di unirsi a questa festa di fede e spiritualità. Per don Ivan Ricupero, cerimoniere della basilica, «la celebrazione della Festa della Madonna della Neve rappresenta un’occasione speciale per rafforzare la connessione tra il divino e l’umano, e per pregare affinché la Madonna – in questa basilica invocata come Salus Populi Romani – possa guidare e proteggere il popolo di Dio lungo il cammino della vita».

3 agosto 2023

A Santa Maria Maggiore la reliquia della Sacra Culla

Fino al 6 gennaio sarà esposta alla venerazione dei fedeli la reliquia della Sacra Culla, normalmente custodita nella cripta dell’Altare della Confessione nella basilica di Santa Maria Maggiore.

La reliquia è custodita in una teca di cristallo sorretta da quattro putti dorati e chiusa da un coperchio, riproducente un giaciglio di paglia, sul quale è adagiato il piccolo Gesù con la mano destra alzata e benedicente. Il reliquiario fu realizzato da Giuseppe Valadier nei primi anni del 1802 in sostituzione del precedente del 1600 trafugato dalle truppe napoleoniche. Si possono ammirare cinque assicelle in legno di acero rosso, tipico della zona di Betlemme risalenti proprio al tempo in cui nacque Gesù.

Su commissione di Papa Pio IX (1846–78), l’architetto romano Virginio Vespignani realizzò la Confessio (1861–64) collocata davanti all’Altare Papale. Vespignani utilizzò circa settanta tipi diversi di marmo, estratti per la maggior parte dai coevi scavi svolti a Roma e Ostia. La Confessio rinvia all’importanza di Santa Maria Maggiore quale Betlemme dell’Occidente e basilica natalizia di Roma. A partire dal pontificato di Teodoro (642–649), oriundo di Gerusalemme, essa fu anche denominata Sancta Maria “ad Praesepem”. Il titolo si riferisce alle cinque asticelle in legno di sicomoro (ficus sycomorus), parte della mangiatoia in cui è stato adagiato il bambinello Gesù.

In Basilica è custodita anche un’altra reliquia, il panniculum, un piccolo pezzo di stoffa – custodito in una teca donata da Pio IX – che secondo la tradizione costituisce un lembo delle fasce con cui fu avvolto il Bambino Gesù.

3 gennaio 2024

A Santa Maria in Trastevere la Messa per i tanti morti in strada

Jan, Mohammed, Davide, Stanislaw, Adrian, Laurentiu, Nereo, Cronel, Nicu, Alexander. E due persone che non sono state identificate. Grande commozione per la lista di nomi, risuonati ieri mattina (domenica 3 febbraio 2019) in una basilica di Santa Maria in Trastevere stracolma di gente: «Nomi luminosi che oggi non sono dimenticati, in questa liturgia, ma che ci invitano a costruire una città più umana, che non sia matrigna nei confronti di chi è più fragile», ha detto il parroco don Marco Gnavi durante l’omelia, mentre per ogni nome veniva accesa un candela, in un clima di grande ascolto. Tanti i senza dimora presenti insieme agli altrettanto numerosi volontari loro amici, accorsi per la celebrazione che ogni anno viene promossa dalla Comunità di Sant’Egidio per ricordare Modesta Valenti, morta alla stazione Termini perché non venne soccorsa da chi la riteneva sporca. Da allora, 36 anni fa, fino ad oggi la lista di chi è morto sulla strada è diventata molto lunga: sono stati ricordati tutti, uno per uno, perché dietro ad ognuno c’è una storia e la conoscenza di chi li ha aiutati fino all’ultimo.

La celebrazione di Santa Maria in Trastevere è stata solo la prima fra le tante previste nelle prossime settimane in altri quartieri della Capitale e in diverse città italiane. Maggiori informazioni su www.santegidio.org

4 febbraio 2019

A Santa Maria in Trastevere il ricordo di Modesta Valenti

Foto Sant'Egidio

Ieri, domenica 30 gennaio, nella basilica di Santa Maria in Trastevere, volontari della Comunità di Sant’Egidio e senza fissa dimora, insieme, si sono raccolti attorno alla memoria di Modesta Valenti, la donna che morì 39 anni fa alla stazione Termini perché, essendo sporca, l’ambulanza si rifiutò di portarla in ospedale. Insieme al suo, sono stati letti i nomi di alcune fra le tante persone che da allora sono morte in strada a Roma, fino a quelle di questo ultimo inverno. In ricordo di ognuno di loro sono state accese candele davanti all’icona dipinta in onore di Modesta.

«Gesù, respinto a Nazareth dai suoi concittadini – ha detto don Vittorio Ianari nell’omelia – si ritrovò per strada provando lo stesso rifiuto e la stessa emarginazione vissuta da Modesta, ma lottò perché quella esclusione non fosse l’ultima parola». La strada che non può essere una condanna. Lo dimostrano i tanti ex senza fissa dimora aiutati ad uscirne, circa 300, solo a Roma, coloro che hanno trovato un tetto nelle convivenze e nei rifugi notturni aperti da Sant’Egidio negli ultimi anni.

In questo inverno, segnato ancora dai gravi effetti della pandemia, dalla celebrazione di Trastevere parte un nuovo appello contro l’indifferenza – rivolto a tutti i cittadini e alle istituzioni – e per trovare soluzioni alloggiative. Una mobilitazione che continuerà nelle prossime settimane, non solo a Roma ma anche in diverse città italiane, dove verranno celebrate altre liturgie in memoria di Modesta.

31 gennaio 2022

A Santa Maria in Trastevere il pranzo di Natale di Sant’Egidio

Il mondo, così come dovrebbe essere: seduti a tavola, felici di stare insieme anche se di diversa origine e con diverse, e spesso difficili, storie alle spalle. È il Natale di Sant’Egidio nella basilica di Santa Maria in Trastevere, immagine di ciò che si è vissuto non solo a Roma, ma con la partecipazione di 80mila persone in un centinaio di città in Italia e con 250mila in una settantina di Paesi del mondo. Tavole addobbate a festa, sorrisi, abbracci, regali personalizzati e la serenità di chi si sente in famiglia.

Senza dimora, anziani, famiglie in difficoltà, rifugiati venuti con i corridoi umanitari, alcuni salvati dal dramma umanitario di Gaza, si sono seduti a tavola con chi ogni giorno dell’anno li aiuta ed è loro amico. Per quasi due ore hanno parlato e fatto festa con il menù della tradizione: lasagne, polpettone, lenticchie e panettone. «In questo Natale nessuno è anonimo ma tutti sono conosciuti, in una famiglia che non dimentica nessuno. Per chi non ha voce, per chi non ha casa, ritrovarsi qui insieme rafforza la speranza ed è il messaggio di pace di cui oggi il mondo ha bisogno», ha detto Andrea Riccardi partecipando al pranzo. Perché, come ha commentato il presidente della Comunità, Marco Impagliazzo, «questa giornata si unisce a tutti i giorni dell’anno in cui Sant’Egidio è accanto a chi è in difficoltà, a chi vive per strada, ma anche a chi viene da lontano e ha bisogno di accoglienza e di integrazione».

Alla fine del pranzo il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, ha portato il saluto della città: «Vi ringrazio per quello che fate non solo oggi ma durante tutto l’anno per una città accogliente, in cui nessuno sia lasciato solo o escluso. Che questo Natale porti la speranza e la pace per i tanti paesi segnati dal flagello della guerra». E il parroco di Santa Maria in Trastevere, don Marco Gnavi, ha presentato alcuni ospiti. Come Sofia, 92 anni: «Partecipo da 30 anni a questo pranzo e posso testimoniare l’amore di questa comunità trasmettendolo a tutti voi». O come il piccolo Nidal, che viene da Gaza e ha imparato a memoria una filastrocca di Gianni Rodari che ripete a tutti con grande convinzione: «Ci sono cose da non fare mai, né di giorno né di notte, né per mare né per terra, ad esempio la guerra». Presenti anche altre persone che vengono da paesi dominati da conflitti, come il Sudan, la Somalia e l’Afghanistan, ex senza fissa dimora che ora hanno trovato una casa in cui vivere e Anoir, originario del Marocco, che da poco ha ottenuto la cittadinanza italiana, «Insieme – ha concluso don Gnavi – abbiamo festeggiato il Natale ma anche un futuro più felice per tutti, per una città più umana e una vita piena di sogni».

27 dicembre 2025

A Santa Maria in Portico la veglia per la pace di Ac

Gennaio è il mese dedicato alla pace e l’Azione cattolica diocesana torna a proporre la tradizione veglia di preghiera per la pace. “Mattone su mattone” è il titolo dell’appuntamento, che si terrà nella parrocchia di Santa Maria in Portico in Campitelli, sabato 22 gennaio alle 20.45.

«Abbiamo pensato di chiamarla così – spiegano dall’Ac – perché il Papa, nel suo Messaggio per giornata mondiale della Pace, individua tre strade per la costruzione di una Pace duratura: il dialogo tra le generazioni, il lavoro e l’istruzione».

Al momento di preghiera interverranno Aboubakar Soumahoro, sindacalista dei braccianti contro il caporalato e fondatore del Movimento degli Invisibili, che porterà la sua testimonianza di vita e di impegno per gli ultimi nel lavoro; e Fatema Qasim, giovane attivista afgana per i diritti delle donne, che racconterà cosa significa aver perso all’improvviso il diritto allo studio per colpa dei talebani.

Il giorno prima, venerdì 21, l’Ac nazionale propone invece un Seminario dell’Istituto di Diritto internazionale della pace “Giuseppe Toniolo”, che avrà luogo dalle 16 alla Pontificia Università Lateranense, e che sarà possibile seguire in diretta sul canale YouTube dell’Azione Cattolica Italiana.

14 gennaio 2022

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