Cardinale Reina: «Trasformare la domanda di aiuto in una proposta di fede»

«Dobbiamo sempre di più rafforzare i vincoli di comunione tra di noi». È questo uno dei messaggi che il cardinale vicario Baldo Reina ha consegnato agli oltre 120 animatori delle équipe di Prefettura e di Settore della Caritas diocesana di Roma, riuniti lo scorso 9 giugno nella Sala Conferenze del Seminario Romano Maggiore per l’incontro di fine anno pastorale.

Presenti i rappresentanti delle Caritas parrocchiali e dei 247 Centri di Ascolto in rete sul territorio della diocesi. L’incontro si è aperto con un momento di preghiera guidato da don Aldo Buonaiuto, vicedirettore della Caritas di Roma, ed è stato introdotto dal direttore Giustino Trincia. Successivamente i coordinatori dei cinque Settori pastorali hanno illustrato attività, progetti e sfide affrontate nell’ultimo anno, offrendo una fotografia dell’impegno quotidiano delle comunità parrocchiali accanto alle persone più fragili.

Nel suo intervento conclusivo il cardinale Reina ha voluto anzitutto esprimere gratitudine per il lavoro svolto: «Dietro quel racconto di pochi minuti c’era un mondo, il vostro mondo, la vostra vita. C’era la fatica, il sudore, qualche lacrima, qualche incomprensione. Tantissima gratitudine, proprio immensa, infinita».

Partendo dal dialogo evangelico tra Gesù e la Samaritana, proposto agli animatori Caritas all’inizio dell’anno pastorale, il cardinale ha richiamato una delle riflessioni maturate nel Cammino sinodale della Chiesa italiana. «Quanto è importante passare da un bisogno naturale, da un bisogno materiale, quello dell’acqua, a qualcosa di più, al bisogno di Dio», ha affermato. Una prospettiva che interpella direttamente anche l’azione caritativa della Chiesa. Reina ha ricordato come il documento conclusivo del percorso sinodale evidenzi una «frattura molto netta tra la fede professa, la fede celebrata e la vita concreta» e ha indicato una delle piste su cui lavorare nei prossimi anni: «Coniugare l’aspetto caritativo delle nostre Chiese con la proposta di fede».

Secondo il cardinale, la rete della Caritas rappresenta una forza straordinaria capace di offrire risposte concrete ai bisogni delle persone. Tuttavia, ha osservato, «tutto questo ben di Dio che noi riusciamo a produrre nelle nostre Caritas parrocchiali e diocesane non sempre riesce ad avere un effetto positivo nella vita di fede».

Da qui la domanda centrale: «Come fare a trasformare questa domanda di cose legittime, che qualche volta diventano grida di dolore, in una proposta di fede?». «Non siamo degli assistenti sociali, non siamo degli operatori in orizzontale – ha spiegato – ma siamo qui perché animati da una profonda fede». Per questo, ha aggiunto, l’obiettivo non può essere soltanto quello di moltiplicare servizi e progetti, ma interrogarsi continuamente su «quale proposta di fede arriva alle persone che incontro».

Richiamando alcune esperienze già avviate dalla Caritas romana, il cardinale ha indicato come modello il passaggio «da una mensa per i poveri a una mensa con i poveri», dove la relazione personale diventa parte integrante dell’aiuto. «Abbiamo il dovere, attraverso le nostre azioni, di far trasparire qualcosa di altro che è Cristo», ha affermato, sottolineando che la testimonianza cristiana non consiste nell’imporre la fede, ma nel renderla visibile attraverso la prossimità e l’incontro.

Particolarmente significativo anche il riferimento ai giovani. «Gli stessi ragazzi che non hanno più interesse a continuare dopo la Cresima, se gli chiedete di fare una raccolta alimentare davanti ai supermercati corrono a flotte», ha osservato. La sfida, allora, è mostrare che il servizio ai poveri e l’annuncio del Vangelo conducono allo stesso incontro con Cristo: «Questo è il collegamento che dobbiamo creare».

In conclusione il vicario ha invitato tutti gli animatori ad accogliere questa prospettiva come una nuova tappa di crescita per la Chiesa di Roma: «Facciamo tutte queste cose perché abbiamo un tale amore per il Signore, anzi ci sentiamo amati dal Signore a tal punto che non possiamo stare con le mani in mano».

Al termine dell’incontro, insieme a Giustino Trincia e a don Aldo Buonaiuto, il cardinale Reina ha consegnato a ciascun partecipante una copia dell’enciclica Magnifica humanitas di Papa Leone XIV, affidando agli animatori Caritas il compito di continuare a costruire comunità capaci di coniugare accoglienza, servizio e annuncio del Vangelo.

10 giugno 2026