5 Maggio 2026

Papa in Perù: un “emoji” su Twitter in occasione della visita

Aumenta l’attesa per l’imminente viaggio di Papa Francesco in Perù (che si terrà dal 18 al 21 gennaio e sarà preceduta dalla visita in Cile). Tenendo conto che sempre più le visite papali vengono seguite e commentate nei social network, e in particolare su Twitter, la Conferenza episcopale peruviana ha creato un cosiddetto “emoji” (una delle tanto popolari “faccine”) collegato agli hashtag #FranciscoenPerú e #UnidosporlaEsperanza (quest’ultimo è lo slogan della visita papale).

L’emoji creato dalla Chiesa peruviana mostra il volto animato e sorridente di Papa Francesco, che apparirà automaticamente ogni volta che saranno digitati i citati hashtag. Nel dare la notizia sul sito ufficiale della visita del Papa in Perù, la Conferenza episcopale fa presente che l’intento è di «ampliare l’informazione riguardante papa Francesco prima, durante e dopo la sua visita». Il sito ha anche una sezione in lingua italiana.

Papa Francesco: preghiera universale contro la pandemia

«In questi giorni di prova, mentre l’umanità trema per la minaccia della pandemia, vorrei proporre a tutti i cristiani di unire le loro voci verso il Cielo. Invito tutti i Capi delle Chiese e i leader di tutte le Comunità cristiane, insieme a tutti i cristiani delle varie confessioni, a invocare l’Altissimo, Dio onnipotente, recitando contemporaneamente la preghiera che Gesù Nostro Signore ci ha insegnato. Invito dunque tutti a farlo parecchie volte al giorno, ma, tutti insieme, a recitare il Padre Nostro mercoledì prossimo 25 marzo a mezzogiorno, tutti insieme. Nel giorno in cui molti cristiani ricordano l’annuncio alla Vergine Maria dell’Incarnazione del Verbo, possa il Signore ascoltare la preghiera unanime di tutti i suoi discepoli che si preparano a celebrare la vittoria di Cristo Risorto». Domenica 22 Papa Francesco ha appena terminato l’Angelus, nella Biblioteca del Palazzo Apostolico. E lancia un appello a unire le voci di tutti i cristiani contro la pandemia di coronavirus, alla quale si può rispondere solo «con l’universalità della preghiera, della compassione, della tenerezza». Con questa la stessa intenzione, prosegue il Santo Padre, «venerdì prossimo 27 marzo, alle ore 18, presiederò un momento di preghiera sul sagrato della basilica di San Pietro, con la piazza vuota. Fin d’ora invito tutti a partecipare spiritualmente attraverso i mezzi di comunicazione. Ascolteremo la Parola di Dio, eleveremo la nostra supplica, adoreremo il Santissimo Sacramento, con il quale al termine darò la benedizione Urbi et Orbi, a cui sarà annessa la possibilità di ricevere l’indulgenza plenaria».

La preghiera guidata da Papa Francesco potrà essere seguita, sia mercoledì che venerdì, in diretta su Tv2000 e in streaming sulla pagina Facebook della diocesi di Roma.

23 marzo 2020

Papa Francesco: non dimenticare chi è rimasto indietro

«La misericordia non abbandona chi rimane indietro. Ora, mentre pensiamo a una lenta e faticosa ripresa dalla pandemia, si insinua proprio questo pericolo: dimenticare chi è rimasto indietro». Papa Francesco celebra la Messa nella Domenica della Divina Misericordia nella chiesa di Santo Spirito in Sassia, che ne ospita il santuario – come voluto da san Giovanni Paolo II – nel ventesimo anniversario della canonizzazione di suor Faustina Kowalska. Come di consueto in queste ultime settimane, la celebrazione avviene senza la presenza di fedeli, che hanno potuto seguirla in streaming e in diretta televisiva.

«Il rischio – prosegue il Santo Padre – è che ci colpisca un virus ancora peggiore, quello dell’egoismo indifferente. Si trasmette a partire dall’idea che la vita migliora se va meglio a me, che tutto andrà bene se andrà bene per me. Si parte da qui e si arriva a selezionare le persone, a scartare i poveri, a immolare chi sta indietro sull’altare del progresso. Questa pandemia ci ricorda però che non ci sono differenze e confini tra chi soffre. Siamo tutti fragili, tutti uguali, tutti preziosi. Quel che sta accadendo ci scuota dentro: è tempo di rimuovere le disuguaglianze, di risanare l’ingiustizia che mina alla radice la salute dell’intera umanità!»

Prendendo spunto dal Vangelo del giorno, Papa Francesco si sofferma sulla figura dell’apostolo Tommaso, che ha bisogno di toccare il corpo di Gesù per credere alle sue parole. «Nella prova che stiamo attraversando – osserva il Pontefice –, anche noi, come Tommaso, con i nostri timori e i nostri dubbi, ci siamo ritrovati fragili. Abbiamo bisogno del Signore, che vede in noi, al di là delle nostre fragilità, una bellezza insopprimibile. Con Lui ci riscopriamo preziosi nelle nostre fragilità. Scopriamo di essere come dei bellissimi cristalli, fragili e preziosi al tempo stesso. E se, come il cristallo, siamo trasparenti di fronte a Lui, la sua luce, la luce della misericordia, brilla in noi e, attraverso di noi, nel mondo».

Leggi l’omelia di Papa Francesco

19 aprile 2020

Papa Francesco: no alla «diffusa retorica» sui migranti

Il quinto discorso del Papa al Corpo diplomatico, durato quasi un’ora e lungamente applaudito, ieri, lunedì 8 gennaio, è cominciato con una citazione del presidente americano Wilson sul «clima di parità» tra le nazioni necessario per scongiurare qualsiasi conflitto – a cent’anni dalla fine della Grande Guerra – e si è concluso con un appello all’Europa affinché si renda protagonista del processo di pace urgente e necessario, nello scenario attuale della «terza guerra mondiale a pezzi». Al cuore delle parole di Francesco – come negli analoghi discorsi degli anni precedenti – la questione dei migranti, di cui il nostro continente deve essere fiero, ha detto ringraziando in particolare l’Italia ed esortando ad andare oltre la «diffusa retorica» meditando più a fondo uno dei quattro verbi dell’ultimo messaggio per la Giornata mondiale della pace: integrare. A settant’anni dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, l’invito finale è all’insegna della lungimiranza: la stessa dei costruttori delle cattedrali medievali disseminate nel nostro Continente. Sapevano che non avrebbero visto i frutti del loro lavoro ma hanno lavorato comunque al loro progetto per consegnarlo ai loro figli, e ai figli dei loro figli, affinché lo arricchissero a loro volta con il proprio contributo.

Multilateralismo. Dalla fine della Grande Guerra, esattamente un secolo fa, esordisce il Papa, si possono ricavare due moniti: il primo è che «vincere non significa mai umiliare l’avversario sconfitto», il secondo è che «la pace si consolida quando le nazioni possono confrontarsi in un clima di parità», come ha intuito proprio cent’anni fa il presidente statunitense Wilson.

I diritti violati. Dal Sessantotto in poi, si sono moltiplicati i «nuovi diritti», non di rado in contrapposizione tra loro. Il rischio, per Francesco, è che «si vengano a instaurare moderne forme di colonizzazione ideologica dei più forti e dei più ricchi a danno dei più poveri e dei più deboli». A 70 anni dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, molti diritti fondamentali sono ancora oggi violati, come quelli dei bambini, degli anziani, delle donne, delle famiglie in fuga dalle guerre o vittime della tratta. Da tutelare, inoltre, il diritto alla salute, garantendo a tutti l’accesso alle cure e ai trattamenti sanitari.

La «logica aberrante della guerra» oggi sembra prevalere sull’azione umanitaria delle organizzazioni internazionali. Il disarmo integrale e il negoziato, per la Santa Sede, restano le vie da percorrere per raggiungere la pace. Il Papa cita la Pacem in terris, per sottolineare la gravità del momento presente: «Non è escluso che un fatto imprevedibile e incontrollabile possa far scoccare la scintilla che metta in moto l’apparato bellico». Il fronte più caldo, per Francesco, è la penisola coreana.

Medio Oriente. Francesco dedica «un pensiero particolare» a israeliani e palestinesi, rinnovando l’appello a rispettare lo “status quo” di Gerusalemme e a consentire «la presenza nella Regione di due Stati indipendenti entro confini internazionalmente riconosciuti». Anche il «caro Venezuela» ha bisogno di soluzioni pacifiche per guardare con rinnovata serenità al futuro.

Poi un pensiero alla famiglia, ritenuta in Occidente un «istituto superato»: le si preferiscono «legami fugaci» ma è dalle politiche di reale sostegno alla famiglia che bisogna ripartire per rifondare la società e superare l’«inverno demografico» in cui è piombata. Senza dimenticare il dramma di «famiglie spezzate a causa della povertà, delle guerre e delle migrazioni».

Accogliere. E proprio in materia di migrazioni, l’invito è a «uscire da una diffusa retorica e partire dalla considerazione essenziale che davanti a noi ci sono innanzitutto persone». Oggi si parla molto di migranti e migrazioni per suscitare paure ancestrali ma le migrazioni sono sempre esistite. «La maggior parte dei migranti preferirebbe stare nella propria terra – l’analisi del Papa – mentre si trova costretta a lasciarla a causa di discriminazioni, persecuzioni, povertà e degrado ambientale». Accogliere esercitando la virtù della prudenza, suggerisce Francesco ringraziando in particolare l’Italia ed esortando l’Europa ad essere fiera dei migranti, il cui arrivo «deve spronarla a riscoprire il proprio patrimonio culturale e religioso».

Integrare. «Chi accoglie è chiamato a promuovere lo sviluppo umano integrale, mentre a chi è accolto si chiede l’indispensabile conformazione alle norme del Paese che lo ospita, nonché il rispetto dei principi identitari dello stesso». Nel ribadirlo, il Papa rimanda al quarto verbo del messaggio per la Giornata mondiale della pace: integrare. «L’integrazione è un processo bidirezionale, con diritti e doveri reciproci. Nell’attuale contesto internazionale non mancano le possibilità e i mezzi per assicurare a ogni uomo e ogni donna che vive sulla Terra condizioni di vita degne della persona umana».

Lavorare. Il discorso al Corpo diplomatico si conclude con un forte appello per il lavoro, che in molte parti del mondo manca o è scarsamente disponibile, soprattutto per i giovani. «Spesso è facile perderlo non solo a causa delle conseguenze dell’alternarsi dei cicli economici, ma anche per il progressivo ricorso a tecnologie e macchinari sempre più perfetti e precisi in grado di sostituire l’uomo», il grido d’allarme di Francesco, che si affianca alla denuncia di «un’iniqua distribuzione delle opportunità di lavoro» e della tendenza «a pretendere da chi lavora ritmi sempre più pressanti», a scapito del sacrosanto diritto al riposo. Senza contare i bambini, vittime di quella nuova schiavitù che è il lavoro minorile. Infine, l’appello alla responsabilità verso il creato, per «lasciare alle generazioni che seguiranno una Terra più bella e vivibile».

Papa Francesco: condizioni cliniche in miglioramento

«Le condizioni cliniche del Santo Padre si confermano in miglioramento. Il Santo Padre ha sospeso la ventilazione meccanica non invasiva e ridotto anche la necessità dell’ossigenoterapia ad alti flussi. Continuano i progressi della fisioterapia motoria e respiratoria. Questa mattina nella solennità di San Giuseppe il Santo Padre ha concelebrato la Santa Messa».

Sono queste le informazioni contenute nel bollettino della Sala Stampa della Santa Sede diffuso nella serata di ieri, martedì 19 marzo, sullo stato di salute di Papa Francesco, ricoverato dal 14 febbraio al Policlinico Gemelli di Roma. Informazioni positive, dunque; rispetto ai riti pasquali, la Sala Stampa informa che nulla è stato ancora deciso.

20 marzo 2025

Papa Francesco, condizioni «stazionarie»

Si presentano «stazionarie» le condizioni cliniche di Papa Francesco: lo dichiara una nota della Sala Stampa della Santa Sede, diffusa nella serata di oggi, 19 febbraio 2025, sesta giornata di degenza al Policlinico Universitario Agostino Gemelli – dove è ricoverato dal 14 febbraio scorso per una polmonite bilaterale – per il Santo Padre.

«Gli esami del sangue, valutati dallo staff medico – si legge nella nota – dimostrano un lieve miglioramento, in particolare degli indici infiammatori». Poi si passa a un breve resoconto di oggi: «Dopo aver fatto colazione – informano – ha letto alcuni quotidiani, quindi si è dedicato alle attività lavorative con i suoi più stretti collaboratori. Prima di pranzo ha ricevuto l’Eucarestia».

Nel pomeriggio ha ricevuto anche la visita del presidente del Consiglio Giorgia Meloni «con la quale si è intrattenuto in forma privata per venti minuti». Meloni ha espresso a Papa Francesco gli auguri di pronta guarigione, a nome del Governo e dell’intera nazione. «Sono molto contenta di averlo trovato vigile e reattivo – ha dichiarato il presidente del Consiglio –. Abbiamo scherzato come sempre. Non ha perso il suo proverbiale senso dell’umorismo».

E intanto da tutte le parrocchie romane si sono innalzate preghiere per la salute del Santo Padre e parole di affetto nei suoi confronti: il cardinale vicario Baldo Reina, infatti, aveva chiesto di fare un’ora di adorazione eucaristica prima della Messa vespertina di oggi, proprio in segno di vicinanza a Papa Francesco.

19 febbraio 2025

Papa Francesco sarà dimesso domani e tornerà a Santa Marta

foto diocesi di Roma / Gennari

Papa Francesco sarà dimesso domani, domenica 23 marzo, dal Policlinico Gemelli: la notizia è stata diffusa oggi pomeriggio durante una breve conferenza stampa organizzata nella hall del Policlinico universitario Agostino Gemelli.

«La buona notizia che aspetta tutto il mondo è che domani il Santo Padre è in dimissione, tornerà a Santa Marta», ha detto Sergio Alfieri, direttore del Dipartimento di scienze mediche e chirurgiche del Policlinico Gemelli e direttore dell’équipe medica che ha seguito il Papa. Con lui Luigi Carbone, vicedirettore della Direzione di Sanità e Igiene dello Stato della Città del Vaticano e medico referente del Santo Padre, e Matteo Bruni, direttore della Sala Stampa della Santa Sede.

«Il Santo Padre è «in condizioni cliniche stabili da almeno due settimane – ha spiegato Alfieri –. La prescrizione è continuare parzialmente le terapie farmacologiche, che dovrà effettuare per molto tempo per via orale, e – molto importante – la raccomandazione di un periodo di riposo, in convalescenza, per almeno due mesi».

Si tratta, insomma, di una «dimissione protetta», ha sottolineato Carbone, che ha aggiunto: «Tornerà a Santa Marta per la convalescenza. Abbiamo valutato il fabbisogno e, come tutti i pazienti dimessi di 88 anni che hanno avuto una polmonite bilaterale, abbiamo valutato le necessità del Santo Padre, che sono il fabbisogno di ossigeno finché ne avrà bisogno e l’assistenza 24 ore su 24, che la Direzione Igiene e Sanità del Vaticano può offrire tranquillamente, anche in situazioni di emergenza. Ci siamo preparati per accoglierlo a casa».

Alfieri ha quindi fatto un breve resoconto della degenza di Francesco, iniziata il 14 febbraio scorso. «Al momento del ricovero al Policlinico Gemelli il Santo Padre presentava un’insufficienza respiratoria acuta dovuta a un’infezione polimicrobica – ha detto Alfieri –: c’erano virus, batteri e miceti che hanno determinato una polmonite bilaterale severa che ha richiesto un trattamento farmacologico combinato». Durante il ricovero, ha proseguito, «le condizioni cliniche del Santo Padre hanno presentato due episodi molto critici, e il Santo Padre è stato in pericolo di vita. Le terapie farmacologiche, la somministrazione di ossigeno ad alti flussi e la ventilazione meccanica non assistita hanno procurato un lento miglioramento, facendolo uscire dagli episodi più critici. Il Papa non è mai stato intubato, è sempre rimasto vigile, orientato e presente».

22 marzo 2025

Papa Francesco rende omaggio all’Immacolata e indice l’Anno Santo di san Giuseppe

Alle ore 7 di martedì 8 dicembre, solennità dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria, Papa Francesco si è recato a piazza Mignanelli, a ridosso di piazza di Spagna, per un atto di venerazione in forma privata a Maria. Ha deposto un mazzo di rose bianche alla base della colonna di marmo cipollino su cui svetta la statua mariana, opera di Giuseppe Obici. Il Santo Padre, ha spiegato il direttore della Sala Stampa Matteo Bruni, «si è rivolto a Lei in preghiera, perché vegli con amore su Roma e sui suoi abitanti, affidando a Lei tutti coloro che in questa città e nel mondo sono afflitti dalla malattia e dallo scoraggiamento».

Poco prima delle 7.15, il Papa ha lasciato Piazza di Spagna e ha raggiunto Santa Maria Maggiore dove ha pregato davanti all’icona di Maria Salus Popoli Romani e celebrato la Messa nella Cappella del Presepe. Ha poi fatto ritorno in Vaticano.

Nella giornata di ieri, inoltre, con un apposito decreto, Papa Francesco ha indetto uno speciale Anno Santo dedicato a san Giuseppe. Al padre di Gesù dedica anche una lettera apostolica, Patris Corde, nel giorno in cui ricorrono i 150 anni del Decreto Quemadmodum Deus, con il quale il Beato Pio IX dichiarò san Giuseppe Patrono della Chiesa Cattolica. «Tutti possono trovare in san Giuseppe l’uomo che passa inosservato, l’uomo della presenza quotidiana, discreta e nascosta, un intercessore, un sostegno e una guida nei momenti di difficoltà», scrive il Pontefice, secondo il quale «san Giuseppe ci ricorda che tutti coloro che stanno apparentemente nascosti o in ‘seconda linea’ hanno un protagonismo senza pari nella storia della salvezza».

9 dicembre 2020

Papa Francesco ordina nove nuovi sacerdoti per la diocesi di Roma

Papa Francesco, da vescovo di Roma, torna a ordinare i sacerdoti per la sua diocesi. Lo scorso anno le ordinazioni presbiterali furono posticipate e celebrate dal cardinale vicario Angelo De Donatis a San Giovanni in Laterano per via della pandemia; ma domenica 25 aprile, alle ore 9, sarà nuovamente il Santo Padre a presiedere il rito nella basilica di San Pietro e nella domenica del Buon Pastore. Sono nove i giovani che saranno consacrati – al momento sono in ritiro spirituale di preparazione in un monastero – e che si sono formati nei diversi seminari diocesani. In sei hanno studiato al Pontificio Seminario Romano Maggiore: si tratta di George Marius Bogdan, Salvatore Marco Montone, Manuel Secci, Diego Armando Barrera Parra, Salvatore Lucchesi e Giorgio De Iuri. Due si sono invece formati al Collegio diocesano Redemptoris Mater – Riccardo Cendamo e Samuel Piermarini – e uno al Seminario della Madonna del Divino Amore, Mateus Henrique Ataide da Cruz. La celebrazione sarà trasmessa in diretta su Vatican Media, Telepace, Tv2000 e sulla pagina Facebook della diocesi di Roma.

Originario della Romania George Marius Bogdan, che ha frequentato prima il Pontificio Seminario Minore e poi il Maggiore. «Il mio desiderio di diventare sacerdote – racconta – è nato fin da bambino, da quando avevo 9 anni e stavo leggendo un libro intitolato “Vita di san Giovanni Bosco”. Sognavo di diventare come lui». Importante l’esempio di Don Bosco anche per Salvatore Marco Montone, trentaduenne calabrese, trasferitosi nella Città Eterna per gli studi universitari. «Sono nato nel giorno del Venerdì Santo del 1989 – dice – e il giorno del mio battesimo, qualche mese dopo, erano finite le vestine bianche per i bambini, così il sacerdote mi coprì con una stola. Non ho ricordi, naturalmente, ma i miei genitori me lo raccontano sempre….». Salvatore Marco passa la sua infanzia all’oratorio dei salesiani a Spezzano Albanese, e quando arriva a Roma trova alloggio nella residenza universitaria salesiana della parrocchia di San Giovanni Bosco. «Qui, una notte – rievoca –, durante l’adorazione eucaristica in chiesa, si è palesata la chiamata del Signore». Per il futuro sacerdote sono stati particolarmente importanti, durante gli anni trascorsi all’istituto formativo di piazza San Giovanni, le esperienze di servizio con la Caritas diocesana: «Ho sperimentato davvero quella “chiesa ospedale da campo” di cui ci parla Papa Francesco – riflette – e in qualche modo sono stato le mani della Chiesa di Roma che si sono allungate verso i più poveri. Non ho mai vissuto tutto questo come un sacrificio, ma come parte integrante del mio essere sacerdote».

Parole simili a quelle che usa Diego Armando Barrera Parra, ventisettenne colombiano: «Una volta finito il liceo, in Colombia – racconta –, facevo volontariato nel carcere minorile e in una fondazione per tossicodipendenti. Lì è nato il mio desiderio di poter aiutare e servire il prossimo per sempre». Il più giovane dei nove diaconi è Manuel Secci, ventiseienne romano, cresciuto a Torre Angela nella parrocchia dei Santi Simone e Giuda Taddeo, «dove il senso di comunità e le belle esperienze – dichiara – hanno nutrito la mia vocazione». Al Seminario Maggiore ha studiato anche Salvatore Lucchesi, siciliano di 43 anni. Una vocazione matura, la sua: «Rendo grazie a Dio con la mia vita per tutta la misericordia che ha avuto per me». Arrivato da Brindisi a Roma per studiare medicina, 29 anni, Giorgio De Iuri racconta: «Il desiderio della vocazione è nato in me quando avevo circa 15 anni, ma lo avevo un po’ accantonato. Si è poi riacceso nei primi anni che ho vissuto qui a Roma da studente fuori sede, grazie all’accoglienza che ho ricevuto nella parrocchia di Santa Galla». Nella preghiera, prosegue, «ho fatto esperienza diretta del fatto che il Signore c’era e non mi chiedeva nulla. Questa è la grazia, l’amore gratuito del Signore».

Mateus Enrique Ataide da Cruz, 29 anni, è nato in Brasile, a Afogados da Ingazeiras, e si è trasferito a Roma sette anni fa, per frequentare il Seminario della Madonna del Divino Amore. «Quando avevo 15 iniziai a lavorare per un uomo anziano, lo aiutavo con il computer – racconta –. Nel contratto di lavoro era scritto chiaramente che ogni giorno avrei anche dovuto pregare insieme a lui e recitare il Rosario. Quella che i primi tempi ho vissuto come un’imposizione, è diventata poi per me una necessità». Riccardo Cendamo, del Redemptoris Mater, quarantenne, sognava invece di diventare regista, e per qualche anno lo ha anche fatto. Ma poi ha capito che non era quella la sua strada. «Se adesso mi guardo indietro mi rendo conto che la chiamata alla vocazione sacerdotale c’era da sempre, quell’amore doveva maturare». È l’ultimo di quattro fratelli Samuel Piermarini, 28 anni e una grande passione per il pallone. «Giocavo ad alti livelli, la Roma mi chiamò per fare un provino – ricorda con un sorriso –. Alla fine dell’allenamento mi chiamò Stramaccioni e mi disse: “Allora Piermarini, puoi firmare con noi!”. Ma io risposi che non me la sentivo». Quindi l’ingresso al Redemptoris Mater e, domenica, l’ordinazione presbiterale: «Non vedo l’ora!»

19 aprile 2021

Papa Francesco ordina diciannove nuovi sacerdoti

Chi arriva dal Giappone e chi dalla provincia di Viterbo, chi da Haiti e chi dalla Croazia, ma la maggior parte sono originari della Capitale. Sono gli diciannove nuovi sacerdoti che saranno ordinati domenica 12 maggio da Papa Francesco, nella Messa che presiederà alle 9.30 nella basilica di San Pietro. Tra i concelebranti il cardinale vicario Angelo De Donatis e i rettori dei seminari dei candidati. Il Coro della Cappella Musicale Pontificia Sistina e il Coro della diocesi di Roma diretto da monsignor Marco Frisina animeranno la liturgia.

Otto diaconi fanno parte della Fraternità sacerdotale Figli della Croce. Si tratta di Michele Reschini, nato nel 1990 a Busto Arsizio (Varese), come il compagno di studi Francesco Maria Sametti, di due anni più giovane; Goran Kühner, originario di Zagabria, con i suoi 46 anni è il più maturo del gruppo; ancora Andrea Vignati di Legnano (Milano); Giovanni Maggioni, che sta terminando la tesi di Licenza in Teologia Biblica e viene da Segrate (Milano); Tommaso Fontana, classe 1991 di Gravedona (Como); Massimiliano Maria Spezia, ventisettenne pure lui della provincia di Varese; Matteo Mussi, di Rho (Milano).

Tra gli ordinandi, fa parte della Famiglia dei Discepoli John Larry Flores Panaifo, nato a Iquitos, nella regione di Loreto, in Perú.

Al Pontificio Seminario Romano Maggiore, invece, si sono formati Alessandro Caserio, nato nel 1980 a Roma, e Johnny Joseph, proveniente da Hinche, ad Haiti, che sarà destinato alla sua diocesi di origine. «Ho 38 anni e sono nato e cresciuto nel quartiere di Centocelle – racconta Alessandro –. La mia è sempre stata una vita normalissima; frequentavo la parrocchia di San Felice da Cantalice, uscivo con gli amici, avevo delle storie sentimentali, di cui una anche molto lunga; studiavo e mi sono laureato in architettura; lavoravo… Ma nonostante apparentemente avessi tutto, sentivo che mi mancava qualcosa». Alessandro inizialmente riversa il suo amore per Dio nel «servizio ai poveri, con la Comunità di Sant’Egidio e con la Caritas diocesana». Poi partecipa ad alcuni ritiri vocazionali ad Assisi, guidati dai Frati Minori della Porziuncola e capisce qual è la sua strada.

Ha potuto contare sul forte appoggio della famiglia Giuseppe Vattimo, classe 1989, uno degli otto ordinandi del Collegio diocesano Redemptoris Mater. «La mia vocazione nasce dalla chiamata al cristianesimo dei miei genitori – dice –, che si avvicinarono alla fede grazie a don Gino Teodoldi, all’epoca parroco di Santa Maria a Setteville, la nostra parrocchia di riferimento. La mia famiglia ha fatto l’esperienza del pastore che va in cerca della pecorella perduta; così siamo entrati nel gregge della Chiesa, e in particolare del Cammino neocatecumenale. A quel tempo ero piccolo, avevo circa sette anni, ma si può dire che fin da allora il Signore mi chiamava».

Colleghi di studio al Redemptoris Mater, che saranno ordinati con lui domenica prossima da Papa Francesco, sono Calogero Amato, 41 anni, nato a Roma; Giovanni Cristofaro, romano anche lui ma di dieci anni più giovane; Aldo Donelli, classe 1987, originario di Castel San Giovanni (Piacenza); Giancarlo Maria Honorati, trentanovenne romano; Claudio Piangiani, 45 anni; Makoto Ota, giapponese di Aomori, e Simone Montori, nato nel 1983 a Civita Castellana, in provincia di Viterbo.

6 maggio 2019

Papa Francesco ordina 16 sacerdoti; 11 sono per la diocesi di Roma

Sono 16 i diaconi che domenica 22 aprile saranno ordinati sacerdoti nella Messa solenne presieduta da Papa Francesco, con inizio alle 9.15, nella basilica di San Pietro. I nuovi presbiteri – undici per la diocesi di Roma – pronunceranno il loro “sì” nella IV domenica di Pasqua, detta del Buon Pastore, in cui la Chiesa celebra la 55ª Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni. Sei di loro si sono formati al Collegio diocesano Redemptoris Mater, cinque hanno studiato presso il Seminario Romano Maggiore, quattro appartengono alla Famiglia dei Discepoli e uno alla Piccola Opera della Divina Provvidenza (Don Orione) e ha compiuto il suo percorso presso la parrocchia di Ognissanti a via Appia.Concelebreranno, tra gli altri, l’arcivescovo vicario Angelo De Donatis, che venerdì 20 alle 19.30 presiederà nel Pontificio Seminario Romano Maggiore la veglia diocesana per le vocazioni, i vescovi ausiliari, i superiori dei seminari interessati e diversi sacerdoti della diocesi di Roma.

Hanno origini, esperienze di vita e carismi diversi ma per tutti la “chiamata” è stata fonte di gratitudine e speranza. «È per dire il mio “grazie” a Dio che ho scelto la strada del sacerdozio – racconta al settimanale diocesano Roma Sette in edicola domenica scorsa con Avvenire Thierry Randrianantenaina, 27 anni, originario del Madagascar e studente del Redemptoris Mater -. Il matrimonio dei miei genitori infatti si è salvato per pura grazia: è stato un segno di fedeltà che il Padre mi ha fatto sperimentare nella mia vocazione e che tuttora è seme di speranza nel mio futuro ministero». Il padre ha avuto un problema di alcolismo che ha pesato sull’equilibrio familiare ma «l’accompagnamento della Chiesa, in particolare con l’esperienza del Cammino neocatecumenale – spiega – ci ha fatto sperimentare la misericordia di Dio». Anche la vocazione di Juraj Bašković, 37 anni, croato, è maturata in seno al Cammino neocatecumenale insieme a quella di altri quattro ordinandi: il trentasettenne Phaolo Do Van Tan, originario del Vietnam, il coetaneo Thein Lwin, del Myanmar, il colombiano FABIO Alejandro Perdomo Lizcano, del 1982, e Moises Pineda Zacarias, nato a San Salvador nel 1990.

Renato Tarantelli Baccari, della parrocchia San Giuseppe al Trionfale, 41 anni, è il più grande dei cinque ordinandi del Seminario Romano Maggiore: «La mia vocazione tardiva – racconta – è giunta dopo che già avevo improntato la mia vita affettiva e professionale come docente di Diritto tributario»; nove anni fa «un’esperienza dirompente», quale il cammino da Lourdes a Santiago, «mi fece capire che volevo, ed ero, qualcosa di diverso. Mi sono sentito amato di una dolcezza e una tenerezza mai sperimentate: il Signore mi ha sorpreso e io ho sorpreso me stesso trovando il coraggio, senza riserve, di dire “sì” alla Sua chiamata». Anche Gabriele Nasca, della parrocchia Santa Maria Addolorata, 29 anni, ha sentito «cadere le difese e crollare le paure di fronte alla chiamata del Signore»; così come Emilio Cenani, 32 anni, e i diaconi Massimo Cunsolo, 28 anni, e Michele Ferrari, 26 anni.

Papa Francesco incontra il clero di Roma il 6 marzo

Foto Diocesi di Roma / Gennari

Dopo aver incontrato i sacerdoti della diocesi di Roma tra la fine del 2023 e i primi mesi del 2024, grazie ad alcuni appuntamenti organizzati nelle prefetture dei diversi settori della città, Papa Francesco torna ad incontrare tutto il suo clero giovedì 6 marzo 2025 nella basilica di San Giovanni in Laterano, rinnovando la tradizione del primo giovedì del periodo di Quaresima.

L’ultimo incontro con i sacerdoti diocesani e religiosi in servizio pastorale nella diocesi di Roma e i diaconi permanenti si è svolto il 13 gennaio 2024.

31 gennaio 2025

Articoli recenti