18 Giugno 2026

Una giornata per la pace alla Serpentara

Foto DiocesiDiRoma/Gennari

«Bisogna parlare di pace non solo a livello “alto”, sperando che arrivi laddove ce n’è bisogno, ma costruirla dalle realtà del nostro quartiere, nelle scuole, parrocchie, comunità, nei luoghi di socialità». Don Diego Conforzi è il parroco di Sant’Ugo, una delle parrocchie che parteciperanno all’iniziativa promossa dal III Municipio “Dai quartieri al mondo”, in programma per sabato 13 maggio dalle 12 alle 18 presso il Parco delle Magnolie (via Maldacea Nicola). Una giornata di festa dedicata al dialogo, alla pace, all’incontro tra le culture di tutto il mondo; per l’occasione verrà infatti proposto anche un pranzo multietnico, preparato da alcune delle comunità straniere della zona.

Parteciperanno, oltre alle parrocchie della prefettura con il vescovo del settore Nord monsignor Daniele Salera, la Caritas diocesana, la Comunità di Sant’Egidio, il Centro Astalli, Religion for Peace, il Movimento Internazionale Uniti per Unire, le Comunità del mondo arabo in Italia (Co-mai), la Protezione Civile… e ancora diversi istituiti scolastici e associazioni che operano sul territorio.

«Verranno organizzate molte attività per i bambini e le famiglie – anticipa don Conforzi –; ad esempio è stato preparato un grande cartellone sul quale ciascuno potrà scrivere o rappresentare il suo contributo per la pace. Questo evento vuole far prendere consapevolezza che non siamo soli a lavorare per la pace, ma siamo in tanti, c’è una rete di persone che lavora per raggiungere questo obiettivo».

8 maggio 2023

Una giornata di formazione con la Pastorale giovanile

Il Servizio diocesano per la pastorale giovanile propone una giornata di formazione per il prossimo sabato 22 ottobre, al Pontificio Seminario Romano Minore (ingresso da via Aurelia 208) dalle 9 alle 17. “Cammino sinodale della Chiesa e rinnovamento della Pastorale giovanile – Provocazioni per un nuovo inizio” è il tema dell’appuntamento, che vedrà la partecipazione di don Rossano Sala, salesiano, docente alla Pontificia Università Salesiana, direttore della rivista “Note di Pastorale giovanile” ed è stato segretario del Sinodo sui giovani.

L’intervento di don Sala è previsto per le 9.30; seguirà il dibattito e poi dei laboratori in base ai cantieri sinodali della Cei. Quindi in pranzo e gli interventi del Servizio per la tutela dei minori della diocesi di Roma e dell’Ufficio Privacy diocesano. Quindi verrò illustrato il calendario delle attività di Pastorale giovanile diocesana e fornite informazioni sulla Giornata mondiale delle gioventù di Lisbona.

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14 ottobre 2022

Una fiaccolata a trent’anni dalla notte delle bombe di San Giovanni e San Giorgio in Velabro

La notte del 28 luglio 1993 la mafia colpì nel cuore di Roma con due attentati che causarono 23 feriti e danni ingenti a San Giovanni in Laterano e a San Giorgio in Velabro. Per non dimenticare quei drammatici momenti Libera, Comune di Roma e Diocesi di Roma, promuovono Venerdì 28 luglio ore 00:04 (notte tra il giovedì e venerdì) una fiaccolata di memoria e impegno con partenza San Giovanni in Laterano e arrivo a Piazza San Giorgio in Velabro.

Un attacco allo Stato, un attacco alla Chiesa. Un progetto mafioso di destabilizzazione del funzionamento delle Istituzioni democratiche e della vita civile del Paese. Una risposta all’invettiva contro i mafiosi pronunciata di Giovanni Paolo II nella Valle dei Templi ad Agrigento il 9 maggio del 1993 che anticipava le parole “definitive” di “scomunica” dei mafiosi da parte di Papa Francesco nella Piana di Sibari nel giugno 2104.

“Sono trascorsi trent’anni dagli attentati terroristici a sfondo mafioso avvenuti in contemporaneità all’ingresso del nostro Vicariato e nella chiesa di San Giorgio in Velabro. Come Diocesi di Roma riteniamo sia fondamentale non dimenticare quanto accaduto. Infatti- ha dichiarato Cardinale Angelo De Donatis. Vicario Generale di Sua Santità per la Diocesi di Roma- il fenomeno mafioso, quale espressione di una cultura di morte, deve essere decisamente contrastato affermando il rispetto per la Res Publica attraverso i principi della legalità. Esso è in aperto contrasto con il Vangelo della Vita di cui i discepoli di Cristo devono essere per vocazione testimoni. Come scrive l’apostolo Paolo, urgono comportamenti all’insegna dell’amore, della gioia, della pace, della magnanimità, della benevolenza, della bontà, della fedeltà, della mitezza, del dominio di sé (Cfr. Gal 5,22). La nostra società, a distanza di trent’anni dai fatti di cui intendiamo fare memoria con il Comune di Roma e l’Associazione Libera, ha ancora oggi bisogno di essere risanata dalla violenza, dalla corruzione, dalle estorsioni, dal traffico illecito di stupefacenti e di armi, dalla tratta di esseri umani. A tale riguardo, è necessario incrementare le attività di tutela delle vittime, prevedendo assistenza legale e sociale di questi nostri fratelli e sorelle in cerca di pace e di futuro. In questo senso intendiamo ribadire la prossimità delle nostre comunità parrocchiali e del Vicariato di Roma a quanti patiscono situazioni di ingiustizia e invocano speranza per un mondo migliore. Il Signore giusto e misericordioso tocchi il cuore di ciascuno di noi perché abbiamo insieme a promuovere il diritto di cittadinanza, servendo il bene comune.”

“Quegli attentati- ha commentato Luigi Ciotti, presidente nazionale di Libera– furono la risposta di Cosa Nostra a una Chiesa che non taceva di fronte alle ingiustizie e alle violenze mafiose. Una Chiesa che in molte sue espressioni ha risposto positivamente in questi anni alle minacce e intimidazioni, mettendosi in gioco. E tuttavia permangono certi eccessi di prudenza, certe rigidità. Ecco allora la necessità di continuare a saldare Cielo e Terra, dimensione spirituale e impegno sociale, denunciando con parole e fatti conseguenti non solo le mafie ma tutte le forme di “mafiosità” che spianano la strada al potere mafioso. È l’impegno a cui richiama Papa Francesco. Un Papa che di fronte ai famigliari delle vittime ha chiesto “in ginocchio” ai mafiosi di convertirsi, poi ha denunciato la mafia come “adorazione del male” e scomunicato i suoi membri e complici. Ma che non manca di sottolineare le ingiustizie “legalizzate”, l’evidente commistione tra le logiche criminali e quelle di un sistema economico che in nome del profitto riduce in povertà milioni di persone. I gesti e le parole del Papa, il suo sottolineare l’incompatibilità fra mafia e Vangelo sono di grande incoraggiamento per quelle realtà di Chiesa che vivono il Vangelo con la necessaria radicalità e s’impegnano, anche in contesti difficili, per affermare la dignità e la libertà delle persone. Segni di un fermento che spero si moltiplichi e metta radici, lasciando definitivamente alle spalle le ombre, le sottovalutazioni, i silenzi e anche le complicità che hanno caratterizzato a volte l’atteggiamento della Chiesa nei riguardi delle mafie.”

 

A trent’anni dai vili attentati mafiosi a San Giovanni in Laterano e San Giorgio al Velabro, l’amministrazione di Roma- ha dichiarato Roberto Gualtieri, sindaco di Roma è qui a mantenere vivo il ricordo di quegli eventi. L’esercizio della memoria è sempre necessario, è un dovere morale e civile per impedire che il passato si ripeta, per tramandare alle giovani generazioni i valori sani della democrazia e per creare basi sempre più solide per il futuro.

La società civile, con tutto il mondo dell’associazionismo cattolico e laico, si ribellò in modo compatto a quelle intimidazioni così efferate nei confronti della Repubblica e della Chiesa, facendo muro di fronte a quella violenza inconsulta, rafforzando quel movimento dal basso che ancora oggi dà i suoi frutti nella lotta alle mafie.

Libera ne è l’espressione più evidente. Il movimento di Don Ciotti non solo tiene vivo di generazione in generazione il sentimento di rifiuto verso qualsiasi forma di mafia, ma dimostra anche come, la legalità, porti benefici importanti ai territori e ai cittadini che li abitano. Una società sana genera economia sana, lavoro pulito e benessere collettivo anche attraverso la restituzione dei beni confiscati alla collettività.

La presenza compatta delle istituzioni, delle forze dell’ordine, di un’intera comunità alla fiaccolata è un segno tangibile del sostegno a tutte quelle realtà associative, donne e uomini, ragazze e ragazzi, che ogni giorno lottano contro il malaffare.

Con Libera, Comune di Roma e Diocesi di Roma, hanno aderito alla fiaccolata Acli, Agesci, Comunità di Sant’Egidio, Azione Cattolica, Arci, Cngei, Legambiente, Cgil e Uil. Tante piccole luci attraverseranno le strade di Roma per ricordare tutte le vittime delle mafie e per dire Roma non dimentica e rilanciare la lotta alla mafia che uccide la speranza, semina terrore e ruba il nostro futuro e valorizzare l’opera di tante realtà, laiche e cattoliche, istituzionali e associative, impegnate per il bene comune, per la dignità e la libertà delle persone.

Una famiglia siriana e il vescovo Gervasi nel secondo film per la Quaresima

Una famiglia siriana è protagonista del nuovo film doc live dedicato all’ascolto dei nuclei familiari, da oggi on line sui canali social della diocesi e su questo sito internet. A dialogare con genitori e figli è, come di consueto, monsignor Dario Gervasi, vescovo ausiliare delegato per la Pastorale familiare; dietro la macchina da presa Giuseppe Aquino, celebre regista di cinema, teatro, televisione. I docu-film accompagnano il sussidio per la Quaresima preparato dalla diocesi, dedicato proprio all’ascolto. Come la scorsa settimana – e lo stesso avverrà ogni venerdì fino a Pasqua – non si tratta di un filmato di finzione, ma della ripresa reale, “live”, di ciò che avviene a casa della famiglia che, di volta in volta, monsignor Gervasi va a trovare.

«Questi brevi film nascono dal desiderio di ascoltare la vita delle famiglie direttamente dalle loro parole, in particolare in questo tempo di Covid, e capire come la Parola di Dio ascoltata in famiglia illumini il percorso – spiega il vescovo –. Si comincia con la storia della famiglia, di volta in volta abbinata a ciascuno dei cinque Vangeli che scandiscono l’itinerario della Quaresima. È un modo per valorizzare il fatto che la Parola di Dio può essere letta insieme in famiglia e che la famiglia ha una capacità particolare di ascolto, in quanto piccola comunità e Chiesa domestica».

L’idea ha conquistato subito Aquino, che di recente ha girato “Quarantena live”, realizzato tra marzo e maggio dello scorso anno dirigendo a distanza. In ogni casa, Aquino arriva direttamente con il vescovo, accompagnato solo da un operatore e aiuto regista. «In questi brevi film nessuno recita, filmiamo semplicemente la realtà – chiarisce –, in modo veritiero, e questo è possibile perché si è creato un bell’equilibrio tra di noi». Molto utilizzata, per questo tipo di lavoro, la tecnica del piano sequenza: «Giriamo senza mai staccare, giriamo il vero e poi montiamo – sottolinea Aquino –. Abbiamo tutte scene lunghe, e la luce che c’è dentro gli appartamenti non viene compensata da quella artificiale. Questo ci dà la possibilità di diventare piccoli e quasi invisibili per le persone che si trovano lì, in presenza, in modo da non disturbare il vescovo e la famiglia. In tal modo riescono davvero ad aprirsi, a essere veramente loro stessi».

26 febbraio 2021

Una cultura per e nella città: la nuova équipe diocesana per la pastorale culturale

Il 10 novembre, presso la sala incontri Gildea, del pontificio Santuario Scala Santa, si è tenuto il primo incontro dell’équipe per la cultura di Roma. All’incontro sono intervenuti monsignor Baldo Reina, vicegerente della diocesi di Roma e monsignor Riccardo Lamba, vescovo per l’Ambito della Chiesa in uscita ed accogliente. Il vicegerente ha inquadrato le attività dell’Ufficio Cultura e dell’équipe ad esso associata, all’interno di un “perimetro sinodale” che ci porta ad essere chiesa “sempre in ascolto”, dei credenti, dei non credenti, del territorio, della città. Si tratta di un doppio ascolto, verticale ed orizzontale, attento a ciò che lo Spirito dice alla Chiesa, ma anche a ciò che la Chiesa è chiamata ad ascoltare nella sua collocazione all’interno del mondo.

Questo ascolto per l’équipe si traduce in un dialogare con tutti, raccogliere “come una spugna” le varie istanze che provengono dal mondo in cui viviamo, e cercare di aiutare le comunità cristiane della diocesi ad avere un respiro un più grande, andando oltre il già lodevole impegno che in esse si realizza di celebrazioni, catechesi, aiuto caritatevole ecc. Essa è chiamata “favorire un innesto”, cioè far diventare il Vangelo fonte di cultura nel mondo, per tutti, credenti e non.

Il vicegerente ha invitato a guardare all’Équipe, ma anche all’Ufficio Cultura e al Vicariato, come ad una “sponda amica”, non solo come luoghi per vidimare pratiche o l’approvazione di progetti, ma luoghi in cui si vive la promozione umana, e in cui l’Ufficio Cultura ha il compito specifico di “aprire finestre”, di modo che “entri aria da fuori”, da un mondo in costante fermento che non possiamo ignorare.

Monsignor Lamba ha esordito ricordando l’Enciclica di Paolo VI, Ecclesiam suam, in cui viene proposta una “fede incarnata”, consapevole che i cristiani abitano e lavorano in questo mondo insieme a tutti gli altri. Essi dialogano con le problematiche che il mondo vive, e si accorgono che in mezzo a queste ci sono desideri e aneliti di bellezza e giustizia che possono (e devono) essere condivisi con chi è cristiano. Il cristiano a sua volta ha un tesoro prezioso da condividere: la fede! Essa è una realtà che sa “entrare in ogni cultura”: basti pensare al cristianesimo che parte dal lago di Tiberiade per arrivare fino a Roma e poi diffondersi ancora in Cina e in Giappone.

C’è una tentazione che il vescovo esorta a fuggire, tipica del mondo che vuole rimanere “in superficie”, di vivere il “tocca e fuggi”, delle notizie brevi, dei piccoli video. Occorre invece “andare in profondità”, con interventi importanti che superino la paura di non essere più numericamente significativi: l’invito è non preoccuparsi della quantità, il Nazareno cominciò con appena 12 apostoli! E ancora, non avere paura del dialogo: le sfide della tecnologia, della intelligenza artificiale, ecc., sono contesti nuovi da affrontare ma per i quali rimane valido il fatto di uscire da noi stessi, di rimanere “curiosi”, in quanto ciò che è frutto dell’umanità è ancora dono di Dio, nella misura in cui esso è compreso come mezzo per un fine.

Il vescovo ricorda poi il suo ambito di competenza, di Chiesa “in uscita”: essa non può considerarsi “una roccaforte” indipendente e già compiuta, ma deve sottoporsi al “processo del pane”, per il quale occorre mescolare ingredienti differenti e aspettare la levitazione. O con un altro paragone, la chiesa è il luogo ove si lavora e si “scala insieme”: tutti gli ambienti hanno persone generose ma il loro lavoro sarebbe sprecato se avessimo soltanto “arrampicate solitarie”, è preferibile andare “in cordata”.

Dopo i vescovi è stato monsignor Giuseppe Lorizio, direttore dell’Ufficio Cultura, a esortare i membri della neo équipe a lasciarsi guidare da due movimenti: “fare squadra” cioè conoscersi e dialogare fra loro, e “fare rete” con le realtà culturali, religiose e laiche, presenti sul territorio di appartenenza. Anche se tra le persone convocate ci sono differenti scuole di pensiero (insegnanti di religione, movimento culturali, alcuni impegnati nell’accademia, altri sul territorio, alcuni giovani, altri meno) ciò che deve ri-unire tutti è la passione (pathos) per la cultura, che porta sia a coltivarla personalmente ma anche a desiderare per gli altri lo stesso “accesso” al vero e al bello oltre che al bene.

Il luogo della cultura, come per la teologia, non è solo l’università, ma principalmente la chiesa e la città. Attraverso la dimensione sinodale, l’équipe è chiamata non a costruire eventi a tavolino, ma a portare la presenza di tutto il gruppo nelle istanze culturali percepite sul territorio. Mettere insieme singoli differenti non significa farne un’élite accademica, ma esprime la dimensione diffusa della cultura, che si dice e si fa in tanti modi, non solo attraverso la teologia, o la filosofia, ma anche attraverso la musica, il cinema, e tante nuove forme “non classiche”. Si tratta di diffondere una forma mentis, che va ben oltre corsi e sistemi accademici. Nella seconda fase dell’incontro si sono presentati i singoli partecipanti (circa 30) che hanno condiviso le loro competenze e motivazioni, nonché le loro attese nel cammino che sta iniziando.

13 novembre 2023

Una comunità in cammino: le linee di programmazione pastorale 2024-2025

Una comunità in cammino che vive la missione e testimonia la speranza. È con questa vocazione che le comunità parrocchiali di Roma sono chiamate ad essere protagoniste attive per l’anno pastorale 2024-2025 le cui linee programmatiche sono state presentate ieri, 24 giugno, dal vicegerente Baldo Reina durante l’assemblea diocesana svolatasi nella Basilica di San Giovanni in Laterano al termine della Messa per la solennità della Natività di San Giovanni Battista.

Cinque i punti chiave del programma pastorale elaborato da vescovi, parroci, diaconi, operatori pastorali, laici e che verrà presentato alle parrocchie, nella sua versione definitiva, a metà settembre e poi il 1° ottobre nei vari settori:

  • corresponsabilità
  • formazione
  • missione e profezia
  • attenzione ai giovani
  • segni di speranza

Di seguito il testo da scaricare: Linee di programmazione pastorale 2024-25

Scarica l’omelia di S.E. Mons. Baldassare Reina

 

Una “Notte in cattedrale” tra preghiera, dialogo e musica

«Cari giovani! All’inizio di questo mio primo messaggio rivolto a voi, desidero anzitutto dirvi grazie! Grazie per la gioia che avete trasmesso quando siete venuti a Roma per il vostro Giubileo e grazie anche a tutti i giovani che si sono uniti a noi nella preghiera da ogni parte del mondo. È stato un evento prezioso per rinnovare l’entusiasmo della fede e condividere la speranza che arde nei nostri cuori! Perciò facciamo in modo che l’incontro giubilare non rimanga un momento isolato, ma segni, per ognuno di voi, un passo avanti nella vita cristiana e un forte incoraggiamento a perseverare nella testimonianza della fede. Proprio questa dinamica sta al centro della prossima Giornata Mondiale della Gioventù, che celebreremo nella domenica di Cristo Re, il 23 novembre, e che avrà come tema “Anche voi date testimonianza, perché siete con me” (Gv 15,27). Con la forza dello Spirito Santo, da pellegrini di speranza ci prepariamo a diventare testimoni coraggiosi di Cristo». Parte dal messaggio di Papa Leone XIV per la Giornata mondiale della gioventù diocesana, che si celebra nella domenica di Cristo Re, l’idea di “Notte in cattedrale”: un momento di preghiera e dialogo per i giovani di Roma, per ritrovarsi e continuare insieme il cammino dopo il Giubileo di inizio agosto.

Al centro ci saranno ascolto, confronto, adorazione, musica. Venerdì 21 novembre, a partire dalle 21, infatti, i giovani di Roma si ritroveranno nella basilica di San Giovanni in Laterano per il passaggio della Porta Santa; è poi previsto un momento di catechesi e dialogo con il cardinale vicario Baldo Reina, a cui seguirà l’adorazione eucaristica animata dal Coro della diocesi di Roma. Per chi lo desidera, ci sarà anche la possibilità di accostarsi al sacramento della confessione. La conclusione avverrà attorno alle 23.

«Come riferimento abbiamo la Gmg diocesana, anche se abbiamo preferito spostarla al venerdì sera», spiega don Alfredo Tedesco, direttore dell’Ufficio diocesano per la pastorale giovanile, che organizza l’iniziativa. «Desideriamo avvicinare i giovani romani alla nostra cattedrale, la basilica di San Giovanni in Laterano, e abbiamo pensato di proporre questa esperienza sulla falsariga della notte vissuta a Tor Vergata ad agosto». Lo schema proposto ricalca infatti quello del Giubileo dei giovani, con la catechesi e le domande al cardinale vicario. «Ci saranno i grandi temi che interrogano i giovani – anticipa don Tedesco –, come quello della pace, quello della scelta, della vocazione». Poi l’adorazione eucaristica e le confessioni, accompagnate dalla musica del Coro della diocesi di Roma diretto da monsignor Marco Frisina. «Anche lui c’era a Tor Vergata – ricorda il sacerdote – e per i giovani sarà bello rivivere anche questa dimensione musicale. Ci è sembrato bello coinvolgerlo in questo percorso spirituale e pastorale».

In basilica, il 21 novembre, ci saranno gruppi di giovani da tutta Roma, grazie al coinvolgimento dei referenti di prefettura di pastorale giovanile. Per una migliore organizzazione è richiesto però di segnalare la propria presenza, tramite il QR code presente sulla locandina oppure al seguente link: https://linktr.ee/pgroma

 

12 novembre 2025

Un sito dedicato e l’hashtag #wmof22

«Le famiglie di ogni continente, oltre agli incontri in presenza organizzati a livello locale, avranno la possibilità di sentirsi vicine, seguendo l’Incontro mondiale di Roma con il computer o lo smartphone. Il cammino di preparazione sarà allo stesso modo reso disponibile per tutti in modalità digitale, grazie al sito https://www.romefamily2022.com/it/. Ai delegati riuniti in presenza si aggiungeranno quindi migliaia di partecipanti». Sono le parole di monsignor Walter Insero, direttore dell’Ufficio comunicazioni sociali della diocesi di Roma, intervenuto alla conferenza stampa di questa mattina (giovedì 30 settembre 2021).

«Il sito internet – ha illustrato monsignor Insero –, in questi mesi di avvicinamento, servirà principalmente per diffondere contenuti che possano aiutare le diocesi, i movimenti, le associazioni, a organizzare eventi, riflessioni e incontri nelle comunità locali. Ci sarà uno spazio per le sette catechesi, che saranno pubblicate progressivamente, alle quali saranno collegati dei video con testimonianze. Una sezione del sito è dedicata a raccogliere i materiali prodotti dalla Diocesi di Roma e dal Dicastero, a disposizione di tutti e scaricabili gratuitamente: loghi, video, testi, suggerimenti. Un’altra sezione è invece riservata all’aiuto concreto ai tre progetti romani che sostengono le famiglie in difficoltà, di cui ha parlato prima il cardinale De Donatis».

Ancora, i canali social dell’Incontro mondiale hanno l’obiettivo di «coinvolgere quanti più profili social possibili per condividere con loro il nostro hashtag #wmof22 e diffondere così i nostri contenuti. Tra questi, oltre ai video che affronteranno i temi delle catechesi, ci saranno alcune interviste alle famiglie romane, testimonianze di famiglie di altri continenti, alcune storie di famiglie sante, etc».

30 settembre 2021

Un progetto per valorizzare gli itinerari ignaziani

La valorizzazione permanente dei luoghi ignaziani a Roma: è l’obiettivo del progetto “Sant’Ignazio a Roma – Pellegrini con il Pellegrino”, che sarà inaugurato il 22 maggio alle 17 alla Pontificia Università Gregoriana e a seguire, con due momenti di presentazione aperti alla città: un itinerario a piedi venerdì 23 e una serata di musica e letture nella basilica di Sant’Andrea al Quirinale, sabato 24 maggio.

Il progetto offre un approccio innovativo alla valorizzazione permanente del patrimonio storico, artistico e spirituale legato a sant’Ignazio di Loyola, combinando tradizione e tecnologia per offrire un’esperienza unica a pellegrini e visitatori, in presenza o anche online. Si tratta infatti di un viaggio di immersione nel genius loci dei luoghi ignaziani, anche grazie all’utilizzo di mezzi digitali, audio e podcast, che invita al cammino seguendo i passi del santo lungo tre pellegrinaggi principali, che possono essere scorporati in otto diversi itinerari tematici tra cui: le case, la predicazione nelle strade e nelle chiese, le opere pie, i luoghi della formazione, i sacramenti, il culto e la preghiera, il Papa e la Chiesa.

«Il progetto – si legge in una nota – valorizza in modo permanente 37 luoghi ignaziani della città così da dare la possibilità ai pellegrini di vivere e meditare, anche in autonomia, e non solo durante il Giubileo. L’obiettivo è accompagnare alla conoscenza spirituale dei luoghi di Roma in cui hanno vissuto sant’Ignazio di Loyola e i primi compagni che, arrivati a Roma con il desiderio di vivere a Gerusalemme per assistere le anime e meglio servire il Signore Gesù, dopo un discernimento si stabilirono nella capitale, dove fondarono la Compagnia di Gesù».

Ogni tappa include narrazioni storiche, preghiere e meditazioni. Il progetto ha il patrocinio, tra gli altri, dei dicasteri vaticani dell’Evangelizzazione, dell’Educazione e della cultura, dell’Ufficio nazionale Cei per la pastorale del tempo libero, turismo e sport e del Vicariato di Roma.

19 maggio 2025

Un pozzo di acqua viva nella Chiesa di Santa Maria in Via

Nel cuore del rione Trevi, tra largo Chigi e Via del Tritone, sorge la splendida Chiesa di Santa Maria in Via. La primitiva chiesa risale al X secolo d.C., come risulta nella menzione di una bolla del 955 di Papa Agapito II. Nel XII secolo, contigua all’antica chiesa, vi era la stalla del palazzo del cardinale Pietro Capocci. La notte tra il 26 e il 27 settembre 1254, dal pozzo della stalla, improvvisamente, l’acqua cominciò a risalire inondando tutto l’ambiente. I servi, allarmati dallo strepito dei cavalli, accorsero in fretta e notarono, stupiti, che sulle acque galleggiava una pesante tegola sulla quale era dipinta un’immagine mariana. I servi tentarono di afferrare l’icona, che qualcuno dei servi aveva gettata nel pozzo per incuria o forse per disprezzo, ma essa continuamente sfuggiva dalle loro mani. Avvisarono il Cardinale che, vestiti gli abiti cardinalizi, in fretta si recò nella stalla con tutta la sua nobile corte e, fatta una breve e fervente preghiera alla Vergine, entrò nell’acqua e al primo tentativo riuscì ad afferrare la preziosa effige di Maria, la portò nel suo appartamento e rimase tutta la notte in preghiera. Al mattino, il Cardinale corse a riferire l’accaduto al Santo Padre Alessandro IV, che stupito chiese un’indagine accurata sul prodigio e accertatane la veridicità, diede il permesso, assecondando il desiderio del Cardinale, di costruire un santuario inglobando la stalla con il pozzo in una preziosa cappella. Il Papa prese parte alla solenne processione con la quale fu trasportata la miracolosa icona mariana nel nuovo santuario. Il Cardinale Capocci fece in dono alla Chiesa di Santa Maria in Via di numerose reliquie di Santi, tra cui una particella della pietra del pozzo del Patriarca Giacobbe, dove il Signore Gesù chiese alla Samaritana: “Dammi da bere” (Gv 4, 10). 

L’attuale prospetto della chiesa di S. Maria in Via è frutto del contributo di diversi artisti che vi lavorarono nell’arco di circa un secolo, da Giacomo Della Porta nel 1594 all’architetto Carlo Rainaldi, che nel 1681 ne ultimò i lavori. La chiesa si presenta con un’alta facciata in travertino, distribuita su due ordini orizzontali. Sul fregio che separa i due ordini, una lunga iscrizione in latino che ricorda che la chiesa è stata “Dedicata a Dio in onore della Vergine Maria Madre di Dio nell’anno 1256”. Fu Papa Leone X De Medici che nel 1513 affidò la custodia della Chiesa ai Padri Servi di Maria, che ancora oggi offrono il loro prezioso servizio in questo luogo sacro.

L’interno è ad una sola navata, affiancata da quattro cappelle per parte e coronata dalla cappella maggiore absidata, ricca di decorazioni e di colori. La prima cappella a destra, detta Cappella del Pozzo, è la più profonda tra le cappelle della chiesa, perché comprende il pozzo dalle cui acque emerse e fu ricuperata, nel 1256, l’effige mariana, che da allora viene venerata come la Madonna del Pozzo. Si tratta di un piccolo affresco del XIII secolo opera di un ignoto pittore della Scuola romana, realizzato su di un frammento di tegola o lavagna. La Vergine Maria è rappresentata a mezzo busto con il capo un poco inclinato, circondato dall’aureola dorata e ammantato d’azzurro. Il volto della Vergine è connotato allo stesso tempo da profonda dolcezza e mestizia, i grandi occhi esprimono materna preoccupazione e sembrano scrutare l’anima dell’osservatore. Il 17 gennaio 1646, l’icona mariana fu solennemente incoronata dal Capitolo Vaticano. Essa è contenuta in un tabernacolo seicentesco di marmi policromi fra due colonne di pavonazzetto. Incluso nella parete destra si vede il pozzo circolare dalle cui acque emerse l’effige miracolosa. I fedeli continuano ad attingere l’acqua miracolosa dal rubinetto situato accanto al pozzo. 

Ogni anima assetata di amore, che qui si lascia scrutare dai grandi occhi della Madonna del Pozzo, riceve l’acqua viva che Gesù promise alla Samaritana: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu stessa gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva» (Gv 4, 10). Attingiamo con gioia a questa fonte di “acqua viva”, nella certezza che chi beve di quest’acqua non avrà più sete in eterno (cfr. Gv 4, 14).

 

A cura delle Missionarie della Divina Rivelazione

Un pomeriggio di studi sul crocifisso di San Marcello al Corso

Nella notte del 22 maggio 1519 l’antica chiesa di San Marcello al Corso fu quasi completamente distrutta da un incendio. Nel rogo si salvò miracolosamente un grande crocifisso ligneo, che da quel momento divenne, ed è tuttora, oggetto di grande venerazione. Al santissimo Crocifisso di San Marcello sarà dedicato, domani (giovedì 12 settembre) alle 15, nell’Aula Magna della Pontificia Facoltà Teologica Marianum, un pomeriggio di studi.

I lavori saranno introdotti dal vescovo ausiliare del settore Centro Daniele Libanori; a presiedere l’incontro sarà poi monsignor Vincenzo Francia. Interverranno Domenico Rocciolo, direttore dell’Archivio storico diocesano, che parlerà de “Gli ‘stati delle anime’ di San Marcello del Seicento e del Settecento”; quindi Giovan Battista Fidanza, dell’Università di Tor Vergata; Gianni Venditti, dell’Archivio Segreto Vaticano; Maria Lupi dell’Università di Roma Tre; e Francesca Meneghetti dell’Università di Udine. Le conclusioni saranno affidate a padre Enrico Casini, rettore della chiesa di San Marcello al Corso.

11 settembre 2019

Un pomeriggio di preghiera alle Camerette di sant’Ignazio

Un pomeriggio di silenzio, storia e speranza. È quello che offre il nuovo evento promosso da Itinerari Ignaziani, l’organizzazione dedicata alla valorizzazione dei luoghi legati al carisma del fondatore della Compagnia di Gesù, grazie alla preghiera guidata alle Camerette di Sant’Ignazio di Loyola, domenica primo febbraio dalle 16 alle 18.

L’iniziativa avrà luogo negli ambienti che furono abitazione del santo per gli ultimi quindici anni della sua vita, fino alla fine del suo cammino terreno nel luglio del 1556. Sono gli spazi in cui Ignazio di Loyola lavorò alla stesura delle Costituzioni e mantenne una fitta corrispondenza con i compagni impegnati nelle missioni.

Il percorso, che non si limita a un semplice tour museale, attraversa stanze rimaste pressoché invariate, caratterizzate da una sobrietà che favorisce il raccoglimento. Il percorso verso le Camerette è accompagnato dalle incisioni di Peter Paul Rubens, che ripercorrono i momenti principali della vita del santo. Si prosegue lungo il corridoio di fratel Andrea Pozzo, significativo esempio della pittura prospettica barocca di ambito gesuitico, fino alla Terrazza della Contemplazione, dalla cui finestra Ignazio cercava ispirazione divina nella contemplazione del cielo notturno.

Il Luogo del Passaggio, la stanza più grande che oggi è una cappella che custodisce il Santissimo Sacramento, è dove sant’Ignazio fu trasferito durante l’ultima malattia e dove rese l’anima a Dio, davanti al dipinto della Sacra Famiglia ancora presente ad adornare l’altare.

«Visitare la casa di qualcuno ci rivela tratti profondi della sua persona. – sottolinea Francesca Giani, coordinatrice di Itinerari Ignaziani – In queste stanze semplici e austere, diventa naturale pregare e ritrovare conforto».

L’accoglienza dei partecipanti sarà in piazza del Gesù 45, accanto alla Chiesa del Gesù.
L’ingresso è libero con prenotazione obbligatoria scrivendo a: info.itinerari.ignaziani@gmail.com

29 gennaio 2026

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