8 Maggio 2026

Migranti, l’impegno dei Centri pastorali di Roma

Accogliere, proteggere, promuovere e integrare: i quattro verbi dell’accoglienza inseriti nel messaggio di Papa Francesco per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato sono capisaldi dei centri pastorali delle comunità etniche di Roma. «Li decliniamo nel quotidiano con i migranti che seguiamo – afferma monsignor Pierpaolo Felicolo, direttore dell’Ufficio diocesano per la pastorale delle migrazioni (Migrantes) e incaricato della Commissione per le migrazioni della Conferenza episcopale del Lazio -. Gli insegnamenti e la testimonianza del Santo Padre stanno dominando il nostro agire e guardiamo al migrante riconoscendo in lui l’incontro con Gesù Cristo».

A Roma sono 130 i centri pastorali che servono 37 comunità di stranieri. Alcuni sono suddivisi in diversi centri collocati in varie zone della città in base al numero degli appartenenti. La comunità filippina, per esempio, la più numerosa nella Capitale, ha ben 55 centri. Le sedi più grandi, molte delle quali allestite in parrocchie, sono aperte tutti i giorni mentre quelle delle comunità più piccole sono attive la domenica, oppure ogni quindici giorni. I centri pastorali a loro volta sono organizzati in parrocchie personali, in missioni con cura d’anime, per esempio quelle delle comunità filippine, rumene, polacche, latino–americane, o sono coordinate da cappellani di origine straniera incaricati di seguire i fedeli della propria nazione o appartenenti al proprio rito religioso. Durante gli incontri si celebra la Messa, si pranza insieme e si partecipa alla catechesi. Ci sono poi associazioni nate spontaneamente come quella mauriziana, senegalese e ivoriana. «I centri pastorali svolgono funzione spirituale, di promozione umana e d’integrazione – spiega Felicolo -. Sono luoghi dove noi rispettiamo la fede dei migranti e li accogliamo cercando di farli sentire a casa».

L’accoglienza viene espressa in modo concreto in varie forme con corsi di italiano offerti gratuitamente, con visite nelle carceri, con l’aiuto per il rinnovo del permesso di soggiorno o il ricongiungimento familiare, o con il sostegno nei confronti di chi ha perso il lavoro. «Queste strutture rappresentano un doppio binario di fede e di accompagnamento reale della persona tanto nella vita civile quanto in quella religiosa – prosegue don Pierpaolo -. Molti ragazzi appartenenti alla seconda generazione di migranti s’inseriscono bene nelle nostre parrocchie e frequentano regolarmente la catechesi sacramentale».

Punto fermo dei centri pastorali è che l’integrazione non ha nulla a che fare con l’assimilazione, perché la persona accolta non deve acquisire la cultura del Paese di accoglienza «ma ha il diritto di mantenere le proprie tradizioni – conclude Felicolo -. Dobbiamo prendere sempre più coscienza che sono realtà vive nella Chiesa e integrarle maggiormente nel contesto diocesano. Devono sentirsi parte della diocesi di Roma e con essa camminare nella fede con le proprie particolarità».

Migranti e relazioni internazionali: incontro con il vescovo Zuppi e il giornalista Lambruschi

“La questione dei migranti nelle relazioni internazionali” è il tema dell’incontro promosso dal Centro per la cooperazione missionaria tra le Chiese e dall’Ufficio Migrantes della diocesi di Roma, in programma il 9 febbraio alle ore 10 al Pontificio Seminario Romano Maggiore (piazza San Giovanni in Laterano, 4; è possibile parcheggiare l’auto nello spazio interno antistante la Pontificia Università Lateranense). L’argomento verrà approfondito dall’arcivescovo di Bologna monsignor Matteo Zuppi e dal giornalista di Avvenire Paolo Lambruschi. Si tratta del secondo appuntamento del ciclo di formazione e informazione missionaria 2018-2019, dal titolo “Convivenza tra i popoli e sicurezza”.

Monsignor Zuppi è stato vescovo ausiliare di Roma dal 2012 al 2015. Nato a Roma l’11 ottobre 1955, è stato ordinato sacerdote per la diocesi di Palestrina nel 1981 e poi incardinato a Roma il 15 novembre 1988; è stato prima vice parroco (dal 1981 al 2000) e poi parroco (dal 2000 al 2010) della basilica di Santa Maria in Trastevere. Dal 2000 ha ricoperto il ruolo di assistente ecclesiastico generale della Comunità di Sant’Egidio, mentre dal 2010 quello di parroco nella comunità dei Santi Simone e Giuda a Torre Angela. Lambruschi è invece nato a Milano nel 1966 ed è giornalista professionista dal 1992. Ha iniziato collaborando con alcune emittenti radiotelevisive milanesi e il settimanale Il Nostro Tempo. Ha diretto il mensile di strada Scarp de’ tenis e il mensile di finanza etica Valori. Come inviato di Avvenire, si è occupato prevalentemente di vicende di immigrazione, povertà e traffico di esseri umani. Da settembre 2014 è capo della redazione degli Interni.

«L’obiettivo di questo incontro è spingerci ad andare oltre i nostri confini geografici per prendere coscienza delle dinamiche relazionali tra gli Stati in rapporto al fenomeno migratorio – spiega don Michele Caiafa, addetto del Centro missionario diocesano –. Vogliamo capire come è vissuto sul campo il diritto internazionale che regola la fluidità dei popoli. Comprendere quali saranno le ricadute, per così dire, nei rapporti in particolare tra l’Africa e l’Europa, tra l’Europa e l’Italia. E ancora, favorire la presa di coscienza che prima del migrante c’è di fronte la persona umana, e per noi cristiani un fratello da amare. Cercheremo di fare chiarezza anche in rapporto a una informazione spesse volte disinformante e faziosa. Il nostro intento è aprire finestre su questo tema così delicato e complesso, finestre di verità e di ragionevolezza».

«Quello che mi piace sottolineare dell’incontro in programma sabato 9 – riflette monsignor Pierpaolo Felicolo, direttore dell’Ufficio Migrantes della diocesi di Roma – è che abbiamo due relatori che davvero possono aiutarci a capire la complessità del problema, entrarci dentro in profondità. Credo che uno dei problemi di oggi, sia proprio la superficialità con cui trattiamo la questione delle migrazioni. Cercheremo infatti di capirne di più le origini, la portata, i risvolti economici e politici. E facendo questo apriremo una finestra sul mondo, che ci aiuti a conoscere di più».

6 febbraio 2019

Migliora il cardinale Ruini

Informa una nota del Policlinico Agostino Gemelli che il cardinale Camillo Ruini, in ragione della stabilità clinica e del miglioramento dei parametri cardiovascolari ottenuto con le nuove terapie, nel pomeriggio di ieri è stato dimesso dalla Terapia Intensiva cardiologica e trasferito in un reparto di degenza ordinaria del Gemelli dove sta proseguendo il monitoraggio e le cure.

10 luglio 2024

Michele Di Tolve ordinato vescovo per la diocesi di Roma

Chiamati a guidare e a sostenere «il popolo senza sogni che abita la Terra» perché «possa ricominciare a sognare». Questa la vocazione dei pastori della Chiesa, per l’arcivescovo metropolita di Milano Mario Delpini che sabato mattina, 2 settembre, ha presieduto nel Duomo del capoluogo lombardo il rito di ordinazione episcopale di monsignor Michele Di Tolve, scelto da Francesco per essere vescovo ausiliare della diocesi di Roma e rettore del Pontificio Seminario Romano Maggiore. Conconsacranti il cardinale Angelo De Donatis, vicario del Papa per la diocesi di Roma, e il vescovo Luca Raimondi, ausiliare di Milano. Tra i 18 concelebranti, i cardinali Oscar Cantoni e Francesco Coccopalmerio e pure 5 vescovi ausiliari della diocesi di destinazione del nuovo ordinato: Baldassarre Reina, Dario Gervasi, Riccardo Lamba, Daniele Libanori e Paolo Ricciardi.

«Nella loro missione – ha ammonito Delpini, riprendendo la prima lettura tratta dal libro dell’Esodo e ricordando la figura di Mosè che guidò gli Ebrei smarriti fuori dalla terra di schiavitù del faraone -, coloro che si fanno carico del popolo senza sogni conoscono momenti di popolarità, sono circondati talvolta da gente euforica, entusiasta. Capita però, e forse anche più spesso, che si rendano impopolari perché disturbano la rassegnazione». Da qui la volontà del presule di offrire delle indicazioni al nuovo ordinato perché «un popolo scontento e miserabile, il popolo del lamento senza speranza, che grida e si rassegna, vive in Egitto ma forse vive dappertutto. Forse vive anche oggi, forse vive anche nella Chiesa».

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Messaggio del cardinale vicario ai catecumeni che saranno eletti nella Quaresima 2021

Il messaggio del cardinale vicario ai catecumeni che saranno eletti nella Quaresima 2021 – Domenica 14 febbraio 2021

Messaggio del cardinale Reina in occasione della solennità dei Santi Pietro e Paolo

La solennità dei Santi Pietro e Paolo invita la Chiesa di Roma a riconoscere, con gratitudine e responsabilità, il dono e il compito di fare tesoro della testimonianza degli Apostoli.

Custodiamo con devozione le spoglie mortali dei due apostoli e possiamo, ancora oggi, visitare i luoghi dove queste due colonne della fede hanno trascorso i giorni finali – drammatici e insieme gloriosi – della loro esistenza terrena.

Sentiamo viva la loro parola e la loro testimonianza che continuano ad illuminare il cammino della Chiesa.

Il successore di Pietro, in una catena ininterrotta di grazia e servizio, guida come pastore la nostra diocesi; di Paolo abbiamo raccolto la spinta missionaria in un costante movimento che porta tanti fedeli della nostra città verso il mondo, e il mondo dentro le nostre mura.

In un tempo segnato da guerra e violenza, in un’epoca che sembra assecondare la cifra dell’effimero, i due amici di Gesù non cessano di ripeterci «Cristo è la nostra pace» (Ef 2,14) e «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna» (Gv 6,68).

La celebrazione di questa solennità diventi occasione feconda per attualizzare la loro fede limpida, la loro testimonianza coraggiosa e la loro speranza viva.

Affidiamo alla loro intercessione la nostra Città perché perseveri nell’unità, nell’annuncio e nella carità, per la gloria di Dio e la salvezza di ogni uomo.

 

28 giugno 2025

Messaggio alla Diocesi di Roma per la pace in Medio Oriente e nel mondo intero

Foto Gennari

Carissimi fedeli,
Il nostro cuore è profondamente turbato e addolorato per quanto sta accadendo in Medio Oriente e nelle tante periferie del mondo, dove scorre sangue innocente. Le notizie che giungono da quelle terre, segnate da conflitti, bombardamenti, tensioni politiche e profonde ferite tra i popoli, suscitano in tutti noi apprensione e dolore.

Di fronte a queste tragedie, la comunità cristiana non può rimanere indifferente. Il Vangelo ci invita a farci prossimi a chi soffre, a condividere il peso delle prove dei nostri fratelli e sorelle e a sostenere con la preghiera quanti vivono nell’angoscia, nella paura e nell’incertezza del domani.

Il nostro pensiero si rivolge in modo particolare alle comunità cristiane presenti in quelle terre, spesso piccole ma ricche di fede, che da secoli testimoniano il Vangelo in contesti difficili e talvolta segnati da persecuzioni e instabilità. Esse continuano a essere segno di speranza, di dialogo e di fraternità tra popoli e religioni diverse, e per questo meritano la nostra vicinanza, il nostro affetto e il nostro sostegno spirituale.

Siamo consapevoli che la pace non nasce soltanto dall’assenza delle armi, ma richiede giustizia, dialogo sincero, rispetto reciproco e la volontà di riconoscere la dignità di ogni persona e di ogni popolo.

Per questo, facendo tesoro della guida spirituale del nostro Vescovo, Papa Leone XIV, vi invitiamo, come diocesi e come comunità di credenti, a unirvi domenica in un’unica e fervente supplica al Signore durante la celebrazione eucaristica.

Inoltre, vi ricordiamo che il 13 marzo celebreremo, in comunione con tutte le chiese italiane, una giornata di preghiera per la pace. Come popolo di Dio, ci rivolgeremo a Lui, Signore del cielo e della terra, affinché tocchi i cuori di quanti hanno responsabilità politiche e militari, illumini le coscienze di coloro che sono chiamati a prendere decisioni per il bene dei popoli e sostenga quanti operano con dedizione per il dialogo, la diplomazia e la riconciliazione. Pregheremo insieme per le vittime della violenza, per i feriti, per gli sfollati e per tutte le famiglie che vivono nell’angoscia.

Ci accompagnino le parole del profeta Isaia: “Il frutto della giustizia sarà la pace” (Is 32,17). Affidiamo questa intenzione di pace all’intercessione della Vergine Maria, Regina della Pace, perché sostenga ogni sforzo volto alla riconciliazione, al dialogo e alla fraternità. Il Signore ci renda strumenti di riconciliazione, di pace e di speranza per il mondo. In comunione di fede e di preghiera,

Il Consiglio episcopale della diocesi di Roma

6 marzo 2026

Messa solenne cantata e momento musicale a San Giovanni in Laterano

Martedì 17 giugno 2025, la basilica di San Giovanni in Laterano ospiterà una serata di  rilievo, organizzata su iniziativa di Régis Nacfaire de Saint Paulet, presidente dell’associazione Roma Barocca in Musica, sotto l’alto patronato dell’ambasciatore di Francia presso la Santa Sede, Florence Mangin. L’evento si svolge in collaborazione con il Roma Festival Barocco, sotto la direzione artistica di Michele Gasbarro, e con il sostegno dei Pieux Établissements de la France à Rome et à Lorette, rappresentati da Fr. Renaud Escande, o.p.

La serata si aprirà alle ore 19.30 con una Messa solenne cantata, celebrata da monsignor Valdrini. Seguirà, alle ore 20.30, un momento musicale a cura dell’ensemble Le Concert Spirituel, diretto da Hervé Niquet, tra le formazioni più affermate nella riscoperta del repertorio sacro antico.

Il programma propone un viaggio nei fasti della polifonia sacra del Rinascimento romano, con brani di Giovanni Pierluigi da Palestrina, Francesco Corteccia, Orazio Benevolo e Alessandro Striggio. Queste composizioni testimoniano l’apogeo dello stile vocale italiano del XVI secolo, che ebbe il suo fulcro nelle grandi basiliche italiane. Il momento culminante del concerto sarà l’esecuzione della Messa per 40 voci soliste di Alessandro Striggio, capolavoro del contrappunto europeo e vertice della musica sacra rinascimentale.

L’ingresso all’evento è gratuito, fino a esaurimento posti disponibili.

Messa presieduta dal cardinale vicario con rito di consacrazione dell’ordo virginum, nella basilica di San Giovanni in Laterano

Messa presieduta dal cardinale vicario con rito di consacrazione dell’ordo virginum, nella basilica di San Giovanni in Laterano.

Messa per l’arrivo delle spoglie di Pier Giorgio Frassati presieduta dal cardinale Reina

(Foto: Diocesi\Gennari)

Una bara semplicissima, di colore chiaro, con sopra una croce in legno e una frase, «Verso l’alto», che ha rappresentato il fulcro della vita dell’«uomo delle Beatitudini». Così san Giovanni Paolo II definì il beato Pier Giorgio Frassati, il cui corpo è arrivato a Roma venerdì 25 luglio per il Giubileo dei giovani, su iniziativa della diocesi di Roma, attraverso l’Ufficio per la pastorale giovanile. Fino al 4 agosto il corpo resterà ai piedi dell’altare maggiore della basilica di Santa Maria sopra Minerva, che già custodisce i resti mortali di santa Caterina da Siena, di cui era molto devoto e che, come lui, apparteneva al Terz’Ordine Domenicano.

Questa sera, 26 luglio, il cardinale vicario della diocesi di Roma Baldo Reina ha presieduto la Messa solenne per l’arrivo delle spoglie del giovane  che sarà canonizzato da Papa Leone XIV il prossimo 7 settembre, insieme a Carlo Acutis. Durante la celebrazione ha anche conferito il mandato a circa 4mila ragazzi che da lunedì presteranno servizio nelle strutture di accoglienza per i giovani in arrivo nella Capitale. Una liturgia «particolarmente ricca e bella» per la presenza di «un modello di santità giovane», ha osservato il cardinale vicario, il quale ha riflettuto che al mondo giovanile di oggi, «ricco di potenzialità ma anche di fenomeni che preoccupano», Frassati ha tanto da insegnare. Innanzitutto, educa una società schiava dei social alla «vera forma di socialità che è l’amore ai poveri. I social – ha proseguito il porporato – sono un campo minato dove si rischia di disperdere tante energie. Pier Giorgio ci dice che se vogliamo socializzare dobbiamo farlo con i poveri».

Il vicario ha poi toccato il tema delle sostanze che affliggono anche Roma. Il beato «preferiva “La” sostanza, l’Eucaristia di cui si nutriva quotidianamente», le parole di Reina, che ha infine parlato della solitudine. «Siamo tentati di pensare che siamo uniti perché iperconnessi – ha dichiarato – ma siamo soli, di una solitudine che uccide. Pier Giorgio ci insegna la potenza della preghiera per far sì che la solitudine non diventi isolamento. Ci insegna che in soli 24 anni di vita si può centrare l’obiettivo di una vita pienamente realizzata in Dio. Chiediamo la sua intercessione per vivere bene la nostra vita», ha concluso il cardinale.

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26 luglio 2025

Messa per i presbiteri e per i diaconi della diocesi defunti nell’anno 2021, presieduta dal cardinale vicario nella basilica di San Giovanni in Laterano

Messa per i presbiteri e per i diaconi della diocesi defunti nell’anno 2021, presieduta dal cardinale vicario nella basilica di San Giovanni in Laterano.

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