10 Maggio 2026

La Chiesa di Roma pietra del mondo e strumento di Cristo

La solennità del 29 giugno, in cui si celebra il martirio dei santi Pietro e Paolo, patroni di Roma, è antichissima. Basti pensare che nel IV secolo si celebravano già tre Messe: una nella Basilica di San Pietro, l’altra presso San Paolo fuori le Mura e la terza alle catacombe di san Sebastiano, dove probabilmente vennero nascosti i corpi dei due santi durante le invasioni barbariche.  Con la cristianizzazione della città di Roma si è arrivati a sostituire la ricorrenza pagana in cui si esaltavano le figure di Romolo e Remo, mitici fondatori della città eterna, con la celebrazione dei Santi Pietro e Paolo, fondatori della Roma cristiana e colonne spirituali della Chiesa Universale. Pietro e Paolo, l’uno confessore della Verità, l’altro apostolo delle genti, sono stati chiamati a testimoniare a tutto il mondo il Signore Gesù fino al martirio, il quale ha coronato per sempre, con l’effusione del loro sangue, la loro missione apostolica.

Per Simone, il pescatore, tutto comincia sul lago di Galilea, luogo in cui il Signore lo chiamerà, e continua al seguito del Maestro le cui parole ed opere incidono profondamente il cuore di Pietro che arriverà a dire di Gesù: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente” (Mt 16,16). Questa professione di fede, costituisce la solida base della fede della Chiesa, la “pietra” che, nonostante rinnegamenti e debolezze, rimane stabile nei secoli.

Pietro trascorse i suoi ultimi anni di vita come capo della Chiesa di Roma dove, nella persecuzione del 64 d.C. subì il martirio di croce, come il suo Maestro. Tuttavia, fu crocifisso a testa in giù per sua volontà, non considerandosi degno di morire come il Suo Signore. Oggi, sul luogo del martirio, sorge la Basilica di San Pietro, custode della tomba del santo.

Per Saulo invece, accanito persecutore dei cristiani, il Padre aveva un grande progetto. Anania gli aveva infatti rivelato: “Il Dio dei nostri padri ti ha predestinato a conoscere la Sua volontà, a vedere Cristo e ad ascoltare le parole della sua bocca, poiché tu gli sarai testimone presso tutti gli uomini” (At 22,14-15). Si può dire che da quel momento nasce Paolo, l’apostolo delle genti. Dopo essersi appellato a Cesare, per difendersi dalle accuse portate contro di lui a Gerusalemme e a Cesarea, egli giunge a Roma dopo un lungo e travagliato viaggio. Questa circostanza esterna permette a Paolo di portare il Vangelo a chiunque “fino ai confini della terra”. Arrivare a Roma, per Paolo, significa giungere al cuore delle “genti”. Il martirio avvenne alle Acque Salvie, dove ora sorge la Basilica delle Tre Fontane, tramite decapitazione.

Proprio a Roma i due apostoli fanno dei giudei e dei pagani una sola Chiesa, rinvigorita dalla testimonianza del loro martirio, sangue fecondo che, versandosi per Cristo, supera qualsiasi odio e costituisce una nuova comunità. Ogni cristiano diviene fratello e sorella in Cristo senza distinzione di razza o di comunità. Allude proprio a questa fraternità l’icona conservata in via Ostiense a Roma, che raffigura l’ultimo accorato e affettuoso abbraccio di Pietro e Paolo prima dell’offerta totale della loro vita a Colui che avevano tanto in terra amato.

Dopo quest’ultimo gesto di stima e di profondo amore fraterno entrambi, diversi ma uniti per sempre nel nome di Cristo Gesù, volgono i loro sguardi in una sola direzione, quella di Gesù crocifisso e risorto, donando al mondo intero il fondamento sicuro per camminare verso Cristo.

Il 29 giugno è anche il giorno in cui il Papa consegna il santo pallio agli arcivescovi, simbolo della dignità e responsabilità conferita loro dal successore di Pietro. Tessuto in lana di pecora, coloro che sono chiamati ad indossarlo, sentono risuonare nel cuore le parole del Buon Pastore che, sul lago di Tiberiade chiede a Pietro: “Mi ami tu?[…] pasci le mie pecore” (Gv 21, 15-19). I pastori che nei secoli si succedono sono quindi, in virtù della missione affidata a Pietro, pastori con lui, chiamati, come gli apostoli, dei quali sono successori, a portare le anime alla salvezza mediante l’annuncio e la diffusione del Vangelo di Cristo. La Chiesa di Roma allora, seguendo l’esempio dei suoi patroni, sia sempre pietra del mondo e strumento eletto per portare Cristo nella vita di ogni uomo.

 

A cura delle Missionarie della Divina Rivelazione

La Chiesa di Roma è vicina alla Chiesa di Francia. Le lettere del cardinale vicario De Donatis al presidente Macron e all’arcivescovo Aupetit

Siamo vicini ai nostri fratelli e sorelle della Chiesa di Francia, alla comunità ecclesiale e a tutti i cittadini di Parigi. Uniti preghiamo la Vergine Maria, venerata a Notre Dame, come Madre della speranza e di ogni consolazione.

Nous sommes proches de nos frères et sœurs de l’Église de France, à la communauté ecclésiale et à tous les parisiens. Unis, prions la Vierge Marie, vénérée à Notre Dame, comme Mère d’Espérance et de toutes consolations.

Il cardinale vicario Angelo De Donatis ha scritto due lettere: una al presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron, che è anche protocanonico d’onore del capitolo della basilica di San Giovanni in Laterano – una onorificenza che affonda le sue radici fin dai tempi di Enrico IV – e un’altra all’arcivescovo di Parigi monsignor Michel Aupetit.

«A S. E. il Signor Presidente della Repubblica Francese,
Protocanonico d’onore del Capitolo della Basilica di San Giovanni in Laterano,
addolorati nel vedere le immagini del triste incendio che ha colpito la cattedrale Notre Dame, a nome di tutti i membri del Capitolo Lateranense e dei fedeli della Diocesi di Roma, Le esprimo la nostra sentita vicinanza e partecipazione. Le assicuriamo la nostra preghiera affinché questo tempio, incomparabile scrigno di fede, arte e tradizione, simbolo di unità e anima dell’amata nazione “Fille ainée de l’Église”, possa presto essere ricostruito grazie alla fede e alla solidarietà del popolo francese. San Giovanni e la Vergine Maria, venerata come “Notre Dame”, intercedano presso Dio onnipotente e misericordioso perché ricolmi Lei e il popolo che rappresenta di ogni benedizione».

«A S. E. R. l’Arcivescovo di Parigi, monsignor Michel Aupetit
Ancora sgomenti e tristi per l’incendio che ha colpito Notre Dame, vorrei esprimerLe a nome dei fedeli della Chiesa di Roma la nostra vicinanza nella preghiera. Dalla nostra cattedrale di San Giovanni in Laterano, madre di tutte le chiese, sale incessante al Padre l’invocazione per la comunità ecclesiale di Parigi. Custodiamo ancora nel cuore la testimonianza offerta dalla folla spontanea di fedeli, accorsi ieri sera ai piedi di Notre Dame, per implorare con il canto commosso dell’Ave Maria la Sua materna protezione. Siamo certi che il Dio della Vita e della Risurrezione, anche dalle rovine di questo meraviglioso tempio, potrà far rinascere e fortificare la fede delle “pietre vive” della Sua comunità. Che la Vergine Maria, venerata come “Notre Dame”, continui a vegliare con amore di madre sulla Chiesa e la città di Parigi. Uniti in Cristo»

16 aprile 2019

La chiesa di Corviale compie 40 anni. La celebrazione con mons. Reina

Il vicegerente mons. Baldo Reina (Foto: Mauro Monti)

Era il 16 aprile 1983 quando il cardinale vicario di allora, Ugo Poletti, consacrava, con il titolo di San Paolo della Croce, la chiesa di Corviale, l’insediamento urbano alla periferia ovest di Roma conosciuto come Serpentone. Sono passati 40 anni e la festa della Divina Misericordia, istituita da San Giovanni Paolo II, venuto qui in visita nel 1992, segna anche un altro anniversario che cade in questi stessi giorni: i 5 anni dalla visita di Papa Francesco.
A presiedere la messa mons. Baldo Reina, vescovo di settore e vicegerente della diocesi di Roma, che prima della celebrazione ha incontrato i membri del nuovo Consiglio pastorale parrocchiale. “Questo deve essere considerato non un luogo dove si organizzano cose – ha detto mons. Reina – ma essenzialmente uno spazio in cui la comunità fa esperienza di comunione profonda, in cui ognuno porta il suo contributo di intelligenza, esperienza, riflessione. Un laboratorio in cui si supera quello che spesso dice Papa Francesco: il ‘si è fatto sempre così’, per provare ad aprire strade nuove, con prudenza e fantasia. Dunque un luogo di comunione, discernimento e anche di corresponsabilità, in maniera leale, evitando chiacchiericci”.

“Abbiamo raccolto l’invito del Santo Padre, in un tempo particolare – ha continuato mons. Reina –, e dobbiamo metterci in gioco, affrontando con serenità le difficoltà che si incontreranno, pensando soprattutto a tutti coloro che si sono allontanati dalla chiesa, essendo pronti anche a fare autocritica. Il Consiglio pastorale deve essere il ponte tra la comunità parrocchiale e il mondo esterno. Abbiate il coraggio di portare qui dentro le istanze del mondo esterno, senza mai giudicarlo, accogliendo quelle grida, quei lamenti, quelle richieste di aiuto che non sempre arrivano”.

E sull’importanza di questo organismo, mons. Reina ha voluto sottolineare che il Santo Padre chiede che i Consigli parrocchiali della diocesi vengano sentiti in occasione del cambio del parroco, non per suggerire nomi o caratteristiche, ma per raccontare al vescovo il cammino che è stato fatto nella comunità, le difficoltà incontrate, i passi di crescita, in modo tale da delineare un profilo di cui il vescovo, nel suo discernimento, terrà conto.

Un discorso sulla comunità cristiana, tema presente in tutte le letture del giorno, che è continuato anche nell’omelia. “Il Signore ci sta chiedendo, soprattutto oggi, qui, in questa chiesa che festeggia l’anniversario della consacrazione – ha affermato mons. Reina – di essere una comunità viva. Non abbiamo la forza di risolvere tutti i problemi e le risorse per dare le risposte alle mille difficoltà di questo territorio. Ci chiede di essere una comunità in cui mettiamo in circolo l’amore di Cristo, di farci carico delle sofferenze degli altri. Ricordiamo San Paolo: imparate a soffrire con chi soffre e a gioire con chi gioisce”.

E parlando della festa della Divina Misericordia, ha osservato: “Gesù può trovare anche le porte del nostro cuore chiuse, Lui non si rassegna. E agli apostoli che lo avevano abbandonato e rinnegato, non rinfaccia i loro peccati ma dice: ‘Pace a voi’. Il Signore ci dà fiducia. San Giovanni Paolo II ha voluto istituire, nella seconda domenica di Pasqua, questa festività che rappresenta la fiducia sconfinata che Dio ha nei confronti di ciascuno di noi. La nostra fede poggia unicamente sul fatto che Dio ci ama e attraverso di noi vuole portare avanti la storia della salvezza”.

“Gli anniversari sono sempre importanti – ha concluso mons. Reina – sono l’occasione per rilanciare la comunità attraverso un’esperienza di comunione profonda. Tendiamo sempre a girarci su quello che ci lasciamo alle spalle, ad elaborare analisi e bilanci, ma al Signore i bilanci non piacciono, non guarda ciò che è stato, ma quello che sarà, quello che ognuno di noi e come comunità siamo in grado di fare. Auguri dunque a questa comunità e che il Signore vi conceda di continuare nel suo amore”.

da Agensir

La celebrazione diocesana del malato

Si terrà sabato 22 maggio al Santuario della Madonna del Divino Amore la celebrazione diocesana del malato. «Vuole essere un segno di rinascita e di speranza in questo tempo segnato dalla pandemia di Covid-19, e anche un modo per ringraziare tutti coloro che sono stati e sono ogni giorno al servizio dei malati»: così il vescovo Paolo Ricciardi, delegato diocesano per Pastorale sanitaria, spiega il senso dell’iniziativa in programma per sabato prossimo. La diocesi di Roma non aveva infatti promosso nessuna speciale liturgia lo scorso 11 febbraio, Giornata mondiale del malato, a causa delle restrizioni imposte dalla situazione sanitaria; ma organizza ora una celebrazione dedicata in particolare ai malati, ai loro familiari, ai medici, agli infermieri, ai volontari ospedalieri.

Alle 9.30 ci sarà la recita del Rosario, durante il quale porterà la sua testimonianza di malattia e di fede la giornalista Rai Isabella Di Chio; quindi, alle 11, la Messa presieduta dal cardinale vicario Angelo De Donatis, che potrà essere seguita in diretta streaming sulla pagina Facebook della diocesi di Roma. Le iniziative sono organizzate dal Centro diocesano per la pastorale sanitaria con l’Opera romana pellegrinaggi e con l’Unitalsi, che come sempre provvederà ad accompagnare alcuni malati alla liturgia. Mentre l’associazione Fratres sarà presente con un’autoemoteca per quanti vorranno donare il sangue.

«Abbiamo scelto la data del 22 maggio – spiega il vescovo Ricciardi – in quanto è la vigilia di Pentecoste e rientra nella festa del santuario, perché il Divino Amore non è altro che lo Spirito Santo». Maggio è anche il mese mariano, dedicato in particolare quest’anno alla preghiera per la fine della pandemia, come voluto da Papa Francesco: per questo, al termine della celebrazione, ci sarà l’affidamento di tutti i malati alla Madonna del Divino Amore. La celebrazione avrà come filo conduttore il versetto 12 del Salmo 30: “Hai trasformato il mio lamento in danza”.

17 maggio 2021

La celebrazione di saluto per il cardinale De Donatis

Sabato 20 aprile alle ore 18, il cardinale Angelo De Donatis presiederà la celebrazione eucaristica delle ordinazioni sacerdotali, nella basilica di San Pietro. Durante quel momento celebrativo «ringrazieremo il Signore per il generoso servizio di don Angelo alla nostra diocesi come cardinale vicario». Ad annunciarlo è il Consiglio episcopale della diocesi, che scrive una lettera per l’occasione.

«Con la presente – si legge infatti –, invitiamo tutti i sacerdoti, i diaconi, le comunità parrocchiali e i laici impegnati a vario titolo in gruppi, movimenti, associazioni e altre realtà ecclesiali a partecipare alla Santa Messa. Desideriamo vivere un bel momento di chiesa sulla Tomba dell’Apostolo Pietro, rinnovare il nostro impegno nell’opera evangelizzatrice e affidare il delicato lavoro che attende Don Angelo al Materno aiuto della Vergine Santissima».

Coloro che già hanno ricevuto o riceveranno l’invito a partecipare all’ordinazione presbiterale da parte dei diaconi non hanno necessità di ulteriore biglietto. Tutti gli altri – preti, diaconi, religiose e religiosi e fedeli laici – che volessero partecipare possono ritirare il biglietto, fino ad esaurimento, presso la portineria del Vicariato da martedì 16 a venerdì 19 aprile, dalle ore 9 alle ore 18.

10 aprile 2024

La celebrazione di inizio Quaresima per i cappellani ospedalieri

Domani, 18 febbraio 2021, alle ore 10 presso la chiesa Gesù Maestro, in via Portuense 739, presso le Suore Pie Discepole del Divin Maestro, avrà luogo la liturgia penitenziale dei cappellani ospedalieri presieduta da monsignor Paolo Ricciardi, vescovo delegato per la Pastorale Sanitaria per la Diocesi di Roma, appuntamento significativo che segna l’inizio del tempo di Quaresima.

17 febbraio 2021

La Cattedra di Pietro e la sapienza del Bernini

La festa della Cattedra di Pietro, già presente nella Chiesa fin dal III secolo, e fissata definitivamente al 22 febbraio da Papa Giovanni XXIII, ricorda l’autorità che Gesù ha affidato a Simone, il pescatore di Galilea, di accompagnare e custodire, quale suo vicario, il popolo di Dio verso la Salvezza.

Ancora una volta Roma, nella stupenda basilica di San Pietro, ha il privilegio di custodire una storia straordinaria che ha fatto sì che fosse proprio il Mons Vaticanus la sede definitiva del pontefice romano. È qui, infatti, nell’allora Circo di Nerone, che nell’anno 64 d. C. Pietro confessò la sua fede nel Maestro fino alla morte di Croce. Ancora oggi, da questo stesso luogo, il Papa, suo successore, continua la missione di pascere il gregge in forza dell’autorità conferitagli da Cristo: «Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli» (Mt 16,18-19).

Questo speciale mandato petrino è sublimemente riassunto da Gian Lorenzo Bernini nella magnifica Cattedra di San Pietro realizzata nell’abside della basilica vaticana nel 1666 e commissionata da Papa Alessandro VII. L’opera bronzea era destinata a contenere la cattedra lignea di Pietro della quale però, solo parte, rimonta effettivamente ai tempi dell’apostolo. La cattedra berniniana in bronzo dorato, alta 7 metri, e sormontata da due putti con in mano le insegne papali, racchiude in sé tutta l’importanza del primato dell’apostolo, come successore di Cristo e guida della Chiesa pellegrina sulla terra. Pertanto, il grande bassorilievo dorato realizzato sullo schienale della cattedra da Giovanni Paolo Schor su disegni del Bernini, vede la scena del Pasce oves meas, Pasci le mie pecorelle, e ai lati del sedile quelle della Lavanda dei piedi e della Consegna delle chiavi.

Tutto ruota intorno alla speciale missione di Pietro il quale però, nella missione di confermare i fratelli nella fede, è sostenuto dai vescovi in comunione con lui. Infatti, anche se qui la cattedra si slancia verso l’alto, rimane tuttavia unita a quattro statue di bronzo che rappresentano i padri della Chiesa d’Oriente, Sant’Atanasio e San Giovanni Crisostomo e quelli della Chiesa d’Occidente, Sant’Ambrogio e Sant’Agostino. Essi difesero con amore appassionato le verità di fede dalle eresie e costantemente i loro scritti ed omelie sono di chiara guida e riferimento per custodire intatto il deposito della fede.

È questa una cattedra tuttavia, che la sapienza artistica del Bernini pone in ascesa verso una dorata gloria sovrastante dove, circondato da angeli, nuvole e raggi, si staglia la vetrata con lo Spirito Santo dalla quale entra la luce che accende tutta l’opera. Questo protendimento della cattedra verso lo Spirito Santo che la sormonta, è una parafrasi della Chiesa in cammino verso il Regno dei Cieli sotto la guida e l’ispirazione del Paraclito. È un movimento di ascesa della Chiesa che, di continuo chiede l’assistenza e la guida dello Spirito Santo, e di discesa di esso per guidarla e condurla. È in questo incontro tra la povertà umana, come fu quella di Pietro, e la potenza di Dio che si compie ogni giorno la missione della Chiesa di condurre il gregge nell’ovile santo del Cielo.

A cura delle Missionarie della Divina Rivelazione

22 febbraio 2019

La Carovana della pace in formato “talk”

Si rinnova il consueto appuntamento con i ragazzi dell’Acr di Roma a conclusione del mese della pace: anche quest’anno la carovana della pace si svolgerà in modalità telematica, al fine di garantire il rispetto delle norme sanitarie e la sicurezza di chi vorrà partecipare. Domenica 30 gennaio andrà infatti in onda sulle piattaforme social dell’associazione laicale uno speciale “talk show” che culminerà con la lettura da parte di due ragazzi dell’Acr del consueto messaggio di pace a Papa Francesco e alla città di Roma, e con la preghiera dell’Angelus insieme al Santo Padre.

«Dopo il Tg della Pace dello scorso anno – spiegano i responsabili diocesani dell’Acr Marilena Pintagro e Antonio Culla –, abbiamo scelto la modalità del talk show come mezzo per osservare e riflettere sulla realtà che ci circonda. In quest’anno che viviamo accompagnati dal brano del Vangelo di Luca in cui gli occhi di tutti sono fissi su Gesù che insegna in Sinagoga (Luca 4,14-21), anche i ragazzi sono invitati a mantenere lo sguardo fisso su di Lui. Nella sartoria – ambientazione dell’iniziativa annuale Acr di quest’anno – abbiamo imparato ad allenare il nostro sguardo e così vogliamo osservare la realtà per capire come è possibile ricucire la pace nella nostra città e nel mondo intero».

Alla carovana sono abbinate, infatti, due iniziative di solidarietà sotto il nome di “Ricuciamo la Pace!”. La prima si propone di sostenere l’Associazione Bambino Gesù del Cairo Onlus nella costruzione dell’Oasi della Pietà, una casa di accoglienza per bambini e ragazzi. La seconda è invece un progetto della Caritas diocesana che aiuta giovani e adolescenti attraverso un laboratorio di serigrafia su tessuti.

Legate al tema della sartoria anche le “toppe di pace”, disponibili già in questi giorni sui social dell’Acr, con proposte di impegni e spunti di riflessione da condividere con i ragazzi, affinché l’impegno di missionarietà dei più piccoli si renda concreto anche nel quotidiano.

«Per il secondo anno consecutivo ci ritroviamo a vivere il mese della pace in un tempo difficile e complesso – concludono Pintagro e Culla – ma proprio per questo non abbiamo voluto rinunciare all’opportunità di dare un forte segnale di speranza ai ragazzi, ma soprattutto dai ragazzi alla nostra città… come facciamo da 43 anni con la carovana della pace!»

24 gennaio 2022

La Caritas invita a donare coperte per i senza dimora

Servono coperte per chi vive per strada. Lancia l’appello la Caritas di Roma, ricordando come con l’approssimarsi dell’inverno e del freddo, le persone senza dimora rischino la vita. Il Servizio Notturno Itinerante della Caritas di Roma , infatti, esce ogni sera in tutta la città per incontrare, ascoltare e aiutare chi vive in strada in situazioni di particolare fragilità. Si tratta di una rete di aiuto alle persone senza dimora che coinvolge le parrocchie nei loro territori a cui si affianca un’equipe di operatori professionali che mette a disposizione la sua esperienza per sostenere gruppi che vogliano iniziare a realizzare questo tipo di uscite nel proprio quartiere.

Si può scrivere all’indirizzo servizioitinerante@caritasroma.it o chiamare il numero 366.6349003 per segnalare situazioni di fragilità, per dialogare sui percorsi che si intende intraprendere o anche per uscire come volontari con gruppi già costituiti. Per far fronte alle maggiori richieste che giungeranno nei prossimi mesi, la Caritas invita tutti i romani alla donazione di coperte. È un gesto semplice ma può salvare una vita. Il punto di raccolta unico per tutta la città è l’Ostello “Don Luigi Di Liegro” in via Marsala, 109, aperto tutti i giorni 24 ore su 24.

12 dicembre 2022

La Caritas in aiuto di chi non riesce a fare la spesa

“Carrello sospeso” in collaborazione con i supermercati Emmepiù e una raccolta fondi ad hoc per le famiglie che non riescono ad acquistare generi alimentari: sono le due iniziative messe in campo dalla Caritas diocesana di Roma per aiutare chi, in questo periodo di emergenza sanitaria ma per tanti anche lavorativa, non ha abbastanza soldi per fare la spesa.

La prima, come detto, si chiama “Carrello sospeso”: in tutti i punti vendita Emmepiù è possibile donare beni alimentari e prodotti per l’igiene negli appositi contenitori. Le merci verranno ritirate dalla Caritas che provvederà a distribuirle ai vari Centri di ascolto delle parrocchie romane dove verranno poi donati alle famiglie in difficoltà. I prodotti richiesti sono sempre quelli a lunga conservazione, come pasta, riso, legumi secchi o in scatola, passata di pomodoro, olio, marmellata, ma anche prodotti per l’infanzia come pannolini e omogenizzati.

Per quanti non hanno supermercati Emmepiù nelle vicinanze di casa o preferiscono comunque fare una donazione on line, è pensata la “Spesa solidale” per le famiglie in difficoltà. Quanti volessero contribuire, possono fare un bonifico intestato a Caritas Roma onlus; iban IT 50 F 07601 03200 001021945793; causale “Covid-19 spesa alimentare”. Le donazioni sono detraibili fiscalmente. «Per l’emissione della ricevuta – ricordano dalla Caritas – ti chiediamo di inviarci la minuta della transazione ed i tuoi dati anagrafici, compreso il codice fiscale, all’indirizzo email donazioni@caritasroma.it, telefono 06.88815120».

«Le famiglie bisognose – sottolineano dall’organismo diocesano – potranno ricevere gratuitamente le “spese solidali” attraverso l’Emporio della Solidarietà e le parrocchie che già ora sono attivi per la distribuzione viveri, presso le loro sedi o a domicilio per le categorie più fragili, in stato di indigenza e/o di solitudine».

6 marzo 2020

La Caritas impegnata in “Termini sociali”, laboratorio di solidarietà

Fino a giovedì 17 ottobre, in occasione della Giornata mondiale della lotta alla povertà, via Marsala, la strada dell’accoglienza nei pressi della Stazione Termini , aprirà ancora una volta le sue porte proponendo la seconda edizione di Termini Sociali. La manifestazione fa incontrare il sociale di Roma con esperti, cittadini ed istituzioni intorno ai temi del disagio e della povertà nella Capitale. E lo farà assieme al cuore di via Marsala, le persone senza dimora, ospiti del centro polivalente Binario 95 e dell’Ostello Don Luigi Di Liegro, e i pazienti del Poliambulatorio Caritas. Lectio magistralis, tavole rotonde, arte e cultura per confrontarsi, condividere momenti e riflettere su tematiche relative alle marginalità, alla povertà e all’inclusione sociale.

«Con questa iniziativa – spiegano dalla Caritas diocesana –, il cui titolo gioca sull’ambivalenza della parola “Termini”, intesa come nome della stazione e “parole” del sociale che durante la tre giorni verranno discusse, vogliamo mostrare come questo luogo, assieme alle realtà del terzo settore che vi operano, rappresenti una vera e propria officina di innovazione sociale, che non nega l’esistenza dei problemi, anzi, ne declina tutti gli aspetti, nella speranza che la maggiore conoscenza del fenomeno, l’assunzione di consapevolezza da parte di tutti quelli che possono intervenire e il dialogo, possano contribuire a migliorare i servizi e l’accoglienza nella nostra città ed a mitigare il clima di ostilità che sempre più si respira nei confronti degli individui, anziché verso le cause della loro condizione».

16 ottobre 2019

La Caritas di Roma presenta il Rapporto “Accogliere è già curare”

In vent’anni di attività 531 persone provenienti da 61 Paesi hanno varcato la soglia di Ferite Invisibili, il servizio della Caritas di Roma dedicato alla cura dei migranti sopravvissuti a tortura, violenze intenzionali e traumi estremi. Sono giovani – l’età media è di 26 anni – spesso senza famiglia, arrivati dopo percorsi segnati da persecuzioni, guerre, detenzione, sfruttamento. Tra loro ci sono anche 157 minori, molti dei quali non accompagnati, che portano ferite profonde e silenziose.

All’attività di questo servizio – un progetto promosso dalla Caritas di Roma nel 2005 e riconosciuto dall’Ufficio delle Nazioni Unite dell’Alto Commissario per i Diritti Umani all’interno della rete sovranazionale di sostegno e cura alle vittime di tortura – è dedicato il nuovo numero di Sguardi, il Quaderno di approfondimento che porta il titolo “Accogliere è già curare”. Il Rapporto è stato presentato oggi, 5 dicembre, nel corso della giornata di studi “Quando le ferite sono invisibili. Corso base sul riconoscimento dei segnali di vulnerabilità delle vittime di violenza”, ospitata dal Polo della carità “Don Pino Pugliesi” al Tiburtino III, che ha visto la partecipazione di 70 operatori sociali.

La pubblicazione nasce come percorso di formazione condivisa dell’équipe multidisciplinare di Ferite Invisibili – psicologi, psicoterapeuti, psichiatri, mediatori linguistico-culturali, operatori sociali – e riflette sulla complessità del prendersi cura di persone la cui sofferenza non è sempre visibile ma incide in profondità sulla vita presente e sul futuro. Il Quaderno affronta temi centrali come il valore terapeutico dell’accoglienza, la qualità della relazione con le vittime di traumi, il ruolo delle somatizzazioni come linguaggio del dolore, il trauma transgenerazionale che coinvolge minori e famiglie immigrate e l’importanza del “progetto di vita” come parte integrante del percorso di guarigione.

La maggior parte dei pazienti giunti a Ferite invisibili sono richiedenti protezione internazionale (44,3%), mentre il 26,8% si è rivolto al Servizio dopo averla ottenuta (tra cui 11,7% di pazienti rifugiati e 6,3% con protezione sussidiaria). Il 16,3% dei pazienti non aveva alcuna scolarizzazione e, al momento della prima visita, il 17,1% non parlava italiano, il 56,8% lo parlava in modo insufficiente, il 23,0% in modo sufficiente e il 3,3% molto bene. Al netto di un 26,8% di casi in cui una diagnosi formale non era registrata in cartella clinica, quella di gran lunga prevalente è stata il disturbo da stress post-traumatico (79,7%), seguita da quella di depressione (10,4%).

Complessivamente sono stati effettuati 6.877 colloqui psicoterapeutici con una media di quasi 13 sedute a paziente, a sottolineare la complessità e la delicatezza dell’approccio terapeutico. Nel 28,3% dei casi è stato anche ritenuto utile affiancare lo psichiatra per una terapia farmacologica. Nel 71,8% dei casi si è fatto ricorso alla mediazione linguistico-culturale. Infine, sono state rilasciate 234 certificazioni dello stato di salute psicofisica attestanti le violenze subite, nella maggior parte dei casi utilizzate dai richiedenti protezione internazionale a sostegno e dimostrazione del loro diritto alla protezione.

Il Quaderno racconta la storia del Servizio e la sua evoluzione, a partire dalla conferenza internazionale “One Billion” promossa dalla Caritas di Roma nel 2024 con i Ministri della Salute dei paesi in guerra, fino al riconoscimento nella rete Onu per il sostegno alle vittime di tortura. Ripercorre l’intuizione clinica, culturale e pastorale che ha portato a creare un luogo dove la cura che va oltre la psicoterapia, ma passa attraverso un ambiente capace di far sentire al sicuro: una porta sempre aperta, un campanello con il disegno di una foglia, simbolo del servizio, un tè caldo offerto con semplicità, il tempo necessario per costruire fiducia.

Il Quaderno Sguardi n. 6/2025 è disponibile sul sito caritasroma.it/

5 dicembre 2025

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