10 Maggio 2026

La Caritas di Roma cerca nuovi volontari

Foto di Cristian Gennari

Sono aperte le iscrizioni al Corso base di formazione al volontariato promosso dalla Caritas di Roma. L’iniziativa, che prevede nove incontri strutturati in moduli base e in approfondimenti, inizierà il 18 ottobre per concludersi il 26 novembre. La formazione è indirizzata non solo a quanti desiderano impegnarsi nei centri Caritas, ma anche a coloro interessati ad approfondire le tematiche e gli aspetti del volontariato.

Gli incontri saranno tenuti da operatori e animatori della Caritas e si svolgeranno in orari diversi (mattina, pomeriggio, sera) per favorire il più possibile la partecipazione. Chi lo desidera, al termine del corso, potrà operare come volontario nelle 52 opere-segno promosse dalla Diocesi di Roma in attività a favore dei senza dimora, dell’integrazione dei cittadini immigrati, nella promozione della solidarietà al fianco dei giovani in difficoltà, delle famiglie, degli anziani soli.

A partire dal 2017 – con la sospensione di oltre un anno a causa della pandemia – sono state 1.618 le persone che hanno frequentato i corsi: per due terzi sono donne, la metà è laureata (48%) e il 15% sono di origine straniera. Oltre la metà (53%) ha un’età compresa tra i 36 e i 65 anni, mentre gli anziani sono il 16%. Il 56% dei volontari è impegnata nel mondo del lavoro o nello studio, il 18% sono pensionati mentre il 14% sono casalinghe. Il 78,7% dichiara che in questa esperienza trova la chiave di lettura per interpretare le proprie difficoltà, per ridimensionarle, per leggerle in una luce più equilibrata. Quasi tutti sentono che il servizio verso chi soffre li ha aiutati ad avere maggiore consapevolezza rispetto al territorio e alle sue problematiche (89,3%). L’87,4% afferma che l’esperienza di volontariato in Caritas l’ha aiutato a capire meglio le fragilità della città.

Per iscrizioni – fino al 15 ottobre – rivolgersi all’Area educazione, volontariato e cittadinanza attiva, telefono 06.88815150, dal lunedì al venerdì ore 9-16, e-mail: volontariato@caritasroma.it.
Per partecipare ai corsi è necessario esibire la “certificazione verde Covid-19”. Il programma completo è disponibile su http://www.caritasroma.it/

22 settembre 2021

La Caritas attiva il piano freddo diocesano

Da lunedì 17 dicembre la Caritas di Roma attiverà il Piano freddo diocesano in collaborazione con le parrocchie. Attività di accoglienza straordinaria, formazione per i volontari, sensibilizzazione della cittadinanza e una campagna di comunicazione che avrà per tema «Come in cielo, così in strada» che si svilupperà fino ad aprile 2019.

Il Piano freddo prevede l’attivazione di 140 posti di accoglienza straordinaria per i senza dimora che si aggiungono ai 600 posti che la Caritas offre durante tutto l’anno in collaborazione con Roma Capitale. Alla Cittadella della Carità “Santa Giacinta” di Ponte Casilino sarà aperto un centro di emergenza con 74 posti letto.

Saranno sette le comunità parrocchiali che metteranno a disposizione 66 posti per l’ospitalità (San Giulio, San Giustino, Sant’Agapito, San Giovanni Battista De Rossi, Santa Maria Addolorata, San Giuseppe al Trionfale, Ognissanti). Altre dieci parrocchie saranno attive con gruppi di volontari a sostegno di centri di accoglienza (San Giovanni Maria Vianney, San Barnaba, Santissimo Sacramento a Tor de Schiavi, San Ponziano, Sacri Cuori di Gesù e Maria, Santa Maria Regina Pacis a Monteverde, Santi Marcellino e Pietro a Duas Lauros, San Luca Evangelista, San Stanislao, Sant’Ippolito). Nelle prossime settimane, dopo il periodo delle feste, altre comunità aderiranno al Piano freddo.

Verrà inoltre intensificato il Servizio Notturno Itinerante con diverse équipe di operatori e volontari che, a partire dalle ore 20, ogni sera andranno a presidiare le zone in cui i senza dimora rischiano di rimanere isolati ed emarginati.

La Caritas attiva inoltre un centralino telefonico al numero 06.88815201 e la casella email servizioitinerante@caritasroma.it a disposizione di chiunque intenda segnalare situazioni di particolare disagio e grave emarginazione su cui intervenire.
Sempre per far fronte alle maggiori richieste che giungeranno nei prossimi mesi, la Caritas invita tutti i romani alla donazione di coperte e sacchi a pelo da distribuire alle persone in difficoltà. La raccolta avverrà presso l’ostello Don “Luigi Di Liegro” (via Marsala, 109), alla Cittadella della Carità “Santa Giacinta” (via Casilina vecchia, 19), al Centro di Accoglienza “Gabriele Castiglion” di Ostia (Lungomare Toascanelli, 176).

L’attività di accoglienza sarà affiancata da una campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi che ha per tema «Come in cielo così in terra» che si svilupperà sui social network, con eventi culturali e con percorsi di formazione per i volontari. Domenica 16 dicembre, terza del tempo di Avvento, nelle chiese di Roma di celebrerà la Giornata della carità. La colletta delle Messe contribuirà a sostenere le iniziative del Piano Freddo.

«Nel cammino di Avvento e nel tempo di Natale invitiamo le comunità a compiere il cammino della strada perché si tratta di un luogo di evangelizzazione in cui è possibile incontrare Cristo. I Vangeli ci raccontano infatti che Gesù è sulla strada che si manifesta, qui incontra i poveri, compie i miracoli, che chiama a sé gli apostoli e in cui ambienta molte delle parabole. La strada è allora un ambiente privilegiato in cui indirizzare la pastorale delle nostre comunità. Varcare l’uscio delle nostre chiese, degli oratori e delle sale parrocchiali vuol dire però incontrare un’umanità sofferente». Così don Benoni Ambarus, direttore della Caritas di Roma, presenta il Piano Freddo.

«Roma – spiega il direttore – è una città dove aumentano le disuguaglianze, in cui la società si sta disgregando e non trova valori da condividere e nella quale la politica allontana sempre più i cittadini dalle istituzioni. Una comunità in cui aumentano le paure, l’indifferenza e l’individualismo ma dove non mancano anche significative esperienze di rinascita frutto soprattutto del mondo del volontariato. Sono 14mila le persone che vivono al limite della dignità umana, 8 mila quelle che trovano riparo in baracche, anfratti, sottopassaggi, sui marciapiedi, nelle piazze, nei parchi pubblici. Manca una progettazione sociale che parta dagli ultimi, da coloro che hanno più bisogno, da chi ogni giorno incontriamo in strada e che non siamo capaci di vedere. La comunità cristiana è chiamata a essere segno attraverso un’opera di testimonianza».

14 dicembre 2018

La Caritas aderisce alla “Tavolata senza muri”

La Caritas di Roma aderisce alla “Tavolata italiana senza muri”. Una manifestazione, spiegano gli organizzatori, «per dimostrare il proprio impegno a favore del dialogo e della solidarietà con chi ha di meno e con chi cerca lontano dalla sua patria una possibilità di vita migliore». Questo l’obiettivo dell’iniziativa, che si svolgerà il prossimo 15 giugno in tutta Italia e, a Roma, in via della Conciliazione.

L’iniziativa è promossa da Focsiv, d’intesa con Masci (Movimento Adulti Scout Cattolici Italiani) e Municipio I Centro Storico, la Caritas di Roma e oltre 30 associazioni nazionali.

5 giugno 2019

La carezza del Papa ai piccoli pazienti dell’ospedale di Palidoro

I degenti dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Palidoro hanno festeggiato la vigilia dell’Epifania con Papa Francesco, che a sorpresa ha visitato la struttura, voluta da Paolo VI.

La campagna diocesana a sostegno dell’8xmille

Il messaggio a Santa Maria delle Grazie alle Fornaci

È iniziata la campagna targata “Sovvenire” in tutte le parrocchie della diocesi di Roma, a sostegno della firma dell’8xmille a favore della Chiesa Cattolica. Volutamente prima della chiusura dei termini per la consegna della dichiarazione dei redditi, in modo da invitare quanti non lo avessero ancora fatto a firmare l’apposito modulo.

La campagna si articola in due momenti: il primo, tra aprile e maggio, prevede la lettura di messaggi informativi durante le Messe domenicali; il secondo si terrà invece tra maggio e luglio, e prevede la distribuzione di materiale promozionale nelle parrocchie.

“L’importanza dell’8xmille alla Chiesa Cattolica” è il tema della campagna, rivolta «ad informare i fedeli attraverso quattro brevi messaggi, che vengono condivisi al termine delle Messe», spiega Lisa Manfrè, incaricata del Sovvenire della diocesi di Roma. «Abbiamo ideato una campagna – aggiunge – che possa offrire dei contenuti semplici ma efficaci attraverso i quali ricordare alle persone come vengono impiegati i fondi 8xmille».

Sulle pagine Facebook e Instagram del Sovvenire diocesano le parrocchie possono condividere foto e video della campagna di promozione effettuata nella propria comunità.

27 aprile 2022

La campagna Caritas #NoiSiamoTerra

La Caritas diocesana di Roma propone per il nuovo anno pastorale la nuova campagna di solidarietà internazionale #NoiSiamoTerra – un solo mondo, un progetto comune, accogliendo l’invito di Papa Francesco ad «assumere il compito di avere cura del creato con piccole azioni quotidiane (…) che l’educazione sia capace di motivarle fino a dar forma ad uno stile di vita. (Laudato Si’ 211)».

Le ampie diseguaglianze ambientali, gestionali, sociali, economiche e sanitarie in diverse aree del mondo e del nostro Paese amplificano gli effetti negativi dei cambiamenti climatici e rendono non più rimandabile l’adozione di soluzioni concrete per raggiungere gli obiettivi di sostenibilità ormai chiaramente delineati a livello internazionale.

La campagna svilupperà, informano dalla Caritas di Roma, il tema della “cura della Casa Comune”, esplorato nella complessità delle interconnessioni con i nostri stili di vita, con il tema della migrazione umana, del diritto al futuro delle nuove generazioni e della costruzione di un mondo di pace, promuovendo eventi di formazione ed informazione ed attività di animazione del territorio grazie alle quali sostenere, con piccole raccolte fondi, tre progetti di sviluppo legati alla Salvaguardia del Creato in diversi contesti esteri.

Tra i progetti che verranno promossi, ci sono l’installazione di un sistema Biogas per la Familia Takatifu con la parrocchia di Rumuruti in Kenya; la creazione di serre e piantagioni in Pakistan in collaborazione con la Caritas di Lahore; l’incremento delle coltivazioni biologiche comunitarie in Thailandia con la Suratthani Catholic Foundation.

3 settembre 2019

La Bibbia ebraica, via per «far tornare la Parola di Dio nel tempo»

«Ascoltiamo tanti maestri ma non Dio. Perché? Occorre far tornare la Parola di Dio nel tempo». Rispondendo a una domanda, il vescovo Daniele Libanori ha spiegato il senso del ciclo di incontri ebraico-cristiani “Comprendere il tempo alla luce della Bibbia ebraica”, di cui è fra gli ideatori. Come ha spiegato lui stesso, era un sogno che aveva da bambino, fin da quando abitava nella sua Ferrara vicino al ghetto. Con lui, il rabbino capo di Roma, rav Riccardo di Segni, protagonista del primo incontro, ieri, 7 novembre, al Centro Ebraico Italiano “Il Pitigliani”, insieme al vescovo Ambrogio Spreafico, membro del dicastero per il Dialogo interreligioso, introdotti da monsignor Marco Gnavi, incaricato dell’Ufficio diocesano per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso, oltre che parroco di Santa Maria in Trastevere.

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La Betlemme di Roma

La devozione alla Beata Vergine Maria trova nella Basilica Papale di Santa Maria Maggiore uno scrigno regale di singolare bellezza. Seppur circondata oramai da imponenti edifici, la più famosa Basilica romana dedicata a Maria, assume così tutto il tono di quella che è stata la vita nascosta ma incisiva di questa meravigliosa creatura: nel silenzio della sua umiltà sapiente, custodiva nel grembo il Figlio di Dio. È proprio la definizione dogmatica di Theotòkos, Madre di Dio, avvenuta nel Concilio di Efeso del 431 d. C. che spinse papa Sisto III ad erigere questa splendida Basilica. Ora, come ogni corona preziosa, anche Santa Maria Maggiore vede incastonate in sé gemme e diamanti di pari rarità e magnificenza, tuttavia, in questo tempo, ci soffermeremo solamente su alcune di queste bellezze che meglio ci aiutano a camminare su quel tragitto che, illuminato dalle profezie veterotestamentarie, ci accompagna alla grotta di Betlemme dove ogni promessa del Padre, diviene un sì (cfr. 2Cor 1,20)

È proprio del tempo di Sisto III lo splendido arco trionfale che si incontra alla fine della navata centrale. Questo si compone di quattro registri, contenenti scene della vita di Gesù e di Maria. In alto da sinistra vediamo l’Annunciazione, in cui Maria è rappresentata vestita come una principessa romana, l’annuncio a Giuseppe, l’adorazione dei Magi e la strage degli innocenti. In alto da destra, la presentazione al Tempio, la fuga in Egitto con l’incontro della Sacra Famiglia con Afrodisio, governatore della città di Sotine e infine, i Magi al cospetto di Erode. Ai piedi dell’arco le due città di Betlemme a sinistra, e Gerusalemme a destra. Se Betlemme è il luogo dove Gesù nasce e dove avviene la sua prima Epifania, Gerusalemme è la città dove Egli muore e risorge. Questo Bambino nasce per uno scopo, la nostra Salvezza che passerà per la Croce. Sembra proprio a questa sua missione salvifica che alluda il reliquiario in cristallo della Culla di Gesù, realizzato dal Valadier, che si trova precisamente nella Confessione, sotto l’altare e che ci permette di entrare nel clima della grotta di Betlemme con stupore e trepidazione. Su di esso, il bambino Gesù, giacente sulla mangiatoia indica verso l’alto, indica l’altare: come Gesù fu adagiato su quella culla, di cui abbiamo il privilegio di essere custodi, allo stesso modo, il Suo Corpo è adagiato sull’altare ogni qualvolta che viene celebrata la Santa Messa.

Tuttavia, seppur già nel sontuoso arco trionfale, il fedele sia pienamente immerso nel mistero della vita di Gesù e di Maria, è solo nel catino absidale che si entra pienamente nel cuore della fede mariana della Chiesa. La decorazione musiva dell’abside, voluta da Niccolò IV e affidata a Jacopo Torriti, prevede ancora gli episodi più importanti della vita di Maria e dell’infanzia di Gesù. Ci soffermeremo qui in particolare sulla scena della Natività, ispirata al celebre presepe di Arnolfo di Cambio anch’esso realizzato per la Basilica e ad oggi visibile nel museo della stessa.

Il cuore della scena è costituito da Maria con il Bambino in fasce, che emergono dalla voragine oscura della montagna. Quest’ultima ha forma triangolare e si staglia sullo sfondo color oro, entrambi questi elementi alludono al mondo divino che si manifesta nella storia. L’oscurità della voragine, emblema dell’oscurità del mondo senza Dio, è illuminata dal bianco giaciglio finemente ricamato, su cui è adagiata la Vergine Maria. Ella indossa vesti regali, perché è Madre del Re dei re; il blu scuro del manto pone in evidenza tre stelle dorate, due sulle spalle e una sulla testa, esse alludono alla perpetua Verginità di Maria prima, durante e dopo il parto. La Madre depone il Bambino, avvolto in fasce, nella mangiatoia, che ha la forma di una tomba marmorea. Sul capo del Bambino un’aureola crucisignata ci ricorda che Egli è il Figlio di Dio e che è venuto a salvarci.

Le fasce, la mangiatoia e la croce sono tre simboli che prefigurano il sacrificio sul Calvario. La mangiatoia, che è inserita in un tempio, e la stella, che splende sopra la montagna, sono simboli che sottolineano l’origine divina di Gesù: Egli, pur essendo vero uomo, non smette di essere vero Dio. Accanto al Bambino, vediamo l’asino e il bue, questi due animali vengono citati dal profeta Isaia: “Il bue conosce il suo proprietario e l’asino la greppia del padrone, ma Israele non conosce e il mio popolo non comprende” (Is 1,3), e diventano profezia della futura incredulità del popolo d’Israele. Ai piedi della grotta, è raffigurato l’anziano San Giuseppe, seduto e con il capo rivolto verso la Natività, egli contempla il Mistero, offrendosi quale umile servitore della Madre e del Figlio di Dio. Dietro la montagna, a sinistra, gli angeli adorano stupiti, mentre dal lato opposto, un angelo del Signore si presenta ai pastori con un cartiglio sul quale è scritto: Natus est vobis Salvator (Lc 2, 10-11).

La Solennità del Natale vede la nascita del Salvatore! Sia il nostro cuore aperto e pronto nella preghiera come Maria, nella disponibilità come Giuseppe, nel desiderio come i Pastori, nella lode come gli angeli! Accogliamo il Dio altissimo che si fa bambino perché nessun uomo abbia paura di Lui e apprendiamo da Maria che, seppur giovane e in età da marito, non ha avuto paura a lasciare che i piani di Dio sostituissero i suoi, sicura che i piani del Padre sono sempre più grandi: infatti, da quel suonascosto e fiducioso, la storia cambiò per sempre.

 

A cura delle Missionarie della Divina Rivelazione

La benedizione dei Bambinelli in forma “diffusa”

«Era il 1969, cinquanta anni fa, quando Papa Paolo VI per la prima volta benedisse il Bambino Gesù portato in piazza San Pietro dalle famiglie e dai bambini di Roma. Era un momento significativo, bellissimo, che invitava tutti a riscoprire il fatto che Gesù abita nelle nostre case. Quest’anno è un po’ particolare, ma il senso profondo del momento che vivremo domenica 13, quando Papa Francesco benedirà i bambinelli, con poche persone in piazza ma tanti davanti allo schermo, il significato di questo evento rimarrà lo stesso: è sempre il Signore Gesù che ci viene a trovare…. Anche quest’anno il Signore viene a visitarci, a ridarci quel coraggio e quella speranza di cui abbiamo tanto bisogno». Sono le parole del vicegerente monsignor Gianpiero Palmieri, che annuncia così l’evento di domenica prossima, 13 dicembre. La tradizionale benedizione dei Bambinelli avverrà non, come di consueto, in piazza San Pietro, ma sarà diffusa, nelle parrocchie e nelle case, attraverso la rete.

Il Centro oratori romani, che da decenni organizza e promuove questo appuntamento, ha immaginato e promosso una forma “diffusa” dell’evento nella città invitando parroci ed oratori a celebrare nelle proprie comunità l’appuntamento di domenica. Saranno così gli animatori, i catechisti, i ragazzi e le loro famiglie ad animare le celebrazioni domenicali portando da casa le statuine di Gesù Bambino. A piazza San Pietro, che per oltre 50 anni ha ospitato l’appuntamento con migliaia di ragazzi e animatori, sarà comunque presente una rappresentanza dell’associazione laicale. A partire dalle ore 11.15 sarà anche possibile seguire sulla pagina Facebook del Centro oratori romani l’evento con collegamenti da Piazza San Pietro e da alcuni oratori della città.

«La Benedizione dei Bambinelli da sempre ha il compito di ricordare ai bambini e ai ragazzi, alle loro famiglie e in un certo senso alla città – sottolinea il presidente del Cor David Lo Bascio, in un suo messaggio agli oratori romani – che la vera gioia viene dal riconoscere che Gesù nasce ogni volta, di nuovo, nelle nostre vite. Oggi, nel momento in cui sperimentiamo tutta la fatica, la tristezza e talvolta il dolore che la pandemia ha generato, questa verità appare ancora più limpida e necessaria: così questo Natale “disadorno” può renderci capaci di meglio metterla a fuoco. Al Papa portiamo questi sentimenti».

11 dicembre 2020

La benedizione dei Bambinelli con il Centro oratori romani

Torna il tradizionale appuntamento dell’Avvento con la benedizione dei Bambinelli, incontro che nella Domenica Gaudete, cioè domenica prossima, 12 dicembre, con il coordinamento del Centro oratori romani, raduna oratori, famiglie, catechisti e animatori in piazza San Pietro per partecipare all’Angelus di Papa Francesco e ricevere la benedizione delle statuine del Bambino Gesù che verranno riposte nei presepi.

Il tema scelto per l’edizione di quest’anno è “Camminiamo insieme verso Betlemme”. La Messa delle 10, presieduta dal nuovo arciprete della basilica di San Pietro, il cardinale Mauro Gambetti, sarà riservata a una rappresentanza di bambini delle parrocchie partecipanti, mentre sarà possibile una presenza più numerosa in piazza a partire dalle 11.15, dove bambini, ragazzi e catechisti verranno accolti da un momento di animazione e di festa in attesa dell’Angelus del pontefice.

Per i dettagli e la necessaria iscrizione è possibile contattare la segreteria del Cor al numero 06.69886406.

7 dicembre 2021

La bellezza e la forza della liturgia: intervista a padre Midili

Foto di Cristian Gennari

Con l’intento di essere compreso da ciascun fedele, perché «desidero raggiungere tutti», Papa Francesco al numero 16 della lettera apostolica sull’attuazione della riforma liturgica Desiderio desideravi – emanata lo scorso 29 giugno – esplicita l’intento di questo nuovo documento: «Invitare tutta la Chiesa a riscoprire, custodire e vivere la verità e la forza della celebrazione cristiana» affinché «la bellezza del celebrare cristiano» non venga «deturpata da una superficiale e riduttiva comprensione del suo valore o, ancor peggio, da una sua strumentalizzazione a servizio di una qualche visione ideologica, qualunque essa sia».

Padre Giuseppe Midili, direttore dell’Ufficio liturgico diocesano e docente di Liturgia pastorale al Pontificio Istituto Liturgico Sant’Anselmo, sottolinea come Desiderio desideravi «non è né un manuale né un direttorio, ma piuttosto una meditazione che aiuta a comprendere la bellezza della verità della celebrazione liturgica, della quale tutti i battezzati sono protagonisti», a dire che «la liturgia è opera di tutto il popolo di Dio». Infatti l’icona evangelica richiamata all’inizio del documento – da cui deriva il titolo – è quella dell’Ultima Cena (Lc 22,15), che Gesù tanto desiderò mangiare con i suoi apostoli e della quale, dice ancora il Papa, «l’Eucarestia non è una rappresentazione sacra» ma è, invece, «il luogo dell’incontro con Cristo vivo e Risorto», cui tutti siamo chiamati e invitati, «attratti dal suo infinito desiderio di ristabilire quella comunione con noi, che era e che rimane il progetto originario». Per riscoprire il valore della celebrazione eucaristica e il suo «senso teologico» occorre allora riconoscere che «l’incontro con Dio non è frutto di una individuale ricerca interiore di Lui ma è un evento donato», sono ancora le parole di Francesco, che richiama alla necessità dell’atteggiamento dello «stupore per il mistero pasquale, che si rende presente nella concretezza dei segni sacramentali».

Midili spiega come «il Papa introduce la categoria dello stupore per dire come il rito non debba essere ritualistico e per distinguere il celebrare dal fare cerimonie», manifestando la consapevolezza della Chiesa che «la riforma liturgica non è completa, sebbene molti buoni risultati siano stati raggiunti e laddove si registra comunque un certo entusiasmo da parte del popolo di Dio». Tuttavia «si rilevano anche una certa stanchezza e una fatica nell’organizzazione e nella preparazione della liturgia, in alcuni casi diventata routinaria – sottolinea ancora il direttore dell’Ufficio diocesano –. Da qui l’importanza e il richiamo alla formazione e alla responsabilità dei pastori, che fin dal Concilio Vaticano II con la costituzione “Sacrosanctum Concilium” sono state centrali per la Chiesa e riprese da Paolo VI, passando per Giovanni Paolo II e fino a Benedetto XVI, e ora con Papa Francesco, che con questa sua lettera apostolica ci provoca ancora con più slancio».

A questa esigenza di formazione «alla e dalla liturgia», come scrive il Pontefice in Desiderio desideravi, rispondono i corsi curati dall’Ufficio liturgico diocesano, che per queste attività formative «collabora fin dal 1975 con il Pontificio Istituto Liturgico Sant’Anselmo», fa sapere Midili, spiegando che «a Roma c’è una lunga tradizione di formazione liturgica». Cinque le proposte in calendario per settembre «affidate a docenti esperti di liturgia e ad alcuni parroci – illustra ancora – e rivolte a presbiteri, diaconi, accoliti, catechisti e ministri straordinari della Comunione». Un primo corso riguarda la musica per la pastorale liturgica e l’animazione della liturgia attraverso il canto, un secondo è relativo alla proclamazione della Parola mentre il terzo è di Liturgia per la pastorale e ha durata triennale. Ancora, un corso relativo all’attuazione dei contenuti teologici nella prassi della celebrazione e infine «stiamo organizzando un corso per spiegare e presentare bene il testo dell’ultima lettera del Papa», conclude Midili.

di Michela Altoviti da Roma Sette

11 luglio 2022

La beatificazione di Papa Luciani

Domenica 4 settembre Giovanni Paolo I sarà proclamato beato. La celebrazione, presieduta da Papa Francesco, si svolgerà in piazza San Pietro alle ore 10.30 e per accedere occorrerà richiedere i biglietti alla Prefettura della Casa Pontificia. In preparazione a questo significativo evento, sabato 3 settembre, alle ore 18.30, nella basilica di San Giovanni in Laterano, il cardinale vicario Angelo De Donatis presiederà una veglia di preghiera.

«La veglia si svolgerà nella basilica che custodisce la Cattedra del Vescovo di Roma, della quale Giovanni Paolo I prese possesso il 23 settembre 1978», ricorda il prelato segretario generale del Vicariato monsignor Pierangelo Pedretti. Il momento di preghiera sarà animato da canti e letture di brani del magistero di Giovanni Paolo I e per partecipare non saranno necessari biglietti. In coda è possibile scaricare la locandina dell’evento.

Un pontificato breve, quello di Giovanni Paolo I, appena 34 giorni, che tuttavia ha segnato un indirizzo ben preciso nella vita della Chiesa. Perché, come ha spiegato a Roma Sette Stefania Falasca, vicepostulatrice della causa di Albino Luciani e vicepresidente della Fondazione intitolata al prossimo beato, «il suo mandato episcopale coincide con l’applicazione del Concilio». Prima a Vittorio Veneto, poi a Venezia e infine nel suo pontificato. Ma qual è una delle caratteristiche principali di Papa Luciani? «Non è stato una meteora. Ha portato avanti la Chiesa nel solco di una tradizione antica», spiega Falasca. In altre parole, «ha saputo sintetizzare sacro e profano, un modo di trasmettere la fede che lo rende unico, nella fedeltà alla dottrina». Una fede «romana, cioè universale, perché a Roma si esercita il ministero petrino che si esplicita nel custodire la fede e provvedere alla carità, ai poveri che sono il tesoro della Chiesa».

Scarica la locandina

26 agosto 2022

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