Follow-up Convegno regionale “Giovani generazioni, fragilità, sogni e attese nel tempo della guerra e della pandemia” – sessione romana (Uff. Ecumenismo)
Su Edith Stein l’ultimo incontro di “Ascoltando i maestri”
Si conclude il ciclo di incontri “Ascoltando i maestri”. L’ultimo appuntamento sarà dedicato a Edith Stein e avrà luogo il 20 aprile 2023, alle ore 19.45, presso la basilica carmelitana di Santa Maria della Vittoria (largo di Santa Susanna).
“Che senso può avere la chiamata a una vita che viene dal nulla e va verso il nulla?” è il titolo della serata, che vedrà la partecipazione di monsignor Andrea Lonardo, direttore dell’Ufficio per la pastorale universitaria della diocesi di Roma, e di Angela Ales Bello, docente alla Pontificia Università Lateranense. Moderatore sarà Francesco d’Alfonso, dell’Ufficio diocesano.
Inoltre l’attrice Roberta Azzarone, che leggerà brani tratti dai diari e dalle lettere di Edith Stein, liberamente adattati da Francesco d’Afonso. La cantante Laura Barchi, accompagnata dal pianista Marco De Santis, eseguirà il brano “Il Carmelo di Echt” di Juri Camisasca portato al successo da Giuni Russo. Il Coro femminile Eos, diretto da Fabrizio Barchi, eseguirà alcuni brani che saranno accompagnati dalle coreografie danzate da Federica Bisceglia e Alessandro Scavello.
19 aprile 2023
E’ entrato nella luce della Resurrezione Luca, fratello di don Paolo Asolan
Il Cardinale Vicario Angelo De Donatis,
il Consiglio Episcopale e il Presbiterio della Diocesi di Roma,
sono vicini al dolore di Don Paolo Asolan,
Rettore della Chiesa di Sant’Agata in Trastevere,
per la morte del suo caro fratello
Luca
di anni 51
e, assicurando preghiere di suffragio, invocano Dio Padre,
ricco di misericordia, perché conceda a Luca
il premio della vita eterna e dia conforto ai suoi familiari.
I funerali si svolgeranno domani, giovedì 20 aprile 2023, alle ore 15.30, nel Duomo di Castelfranco Veneto (TV).
19 aprile 2023
Dalla Caritas di Roma tre computer per i detenuti di Rebibbia
La Caritas di Roma ha consegnato al carcere di Rebibbia tre computer ricondizionati, e ancora perfettamente funzionanti, come segno di vicinanza e collaborazione al reinserimento dei detenuti che frequentano il Polo Universitario Penitenziario dell’Università “La Sapienza” di Roma.
I dispositivi sono stati consegnati dall’Ufficio informatico Caritas a don Stefano Rulli, tra i cappellani di Rebibbia Nuovo Complesso. Il dono dei computer è stato deciso in seguito alla visita effettuata in carcere lo scorso 22 dicembre dal direttore della Caritas Giustino Trincia insieme al coordinatore dei cappellani don Marco Fibbi, durante la quale alcuni detenuti avevano chiesto un aiuto per reperire alcuni computer.
L’Aula universitaria raccoglie circa 15 studenti iscritti alle facoltà di giurisprudenza, scienze politiche e scienze motorie, che hanno fatto pervenire una lettera di ringraziamento al direttore «per aver accolto l’appello, consentendoci di poter avere strumenti informatici ormai indispensabili per i nostri studi».
«Siamo sicuri – si legge nella lettera – che un giorno, da liberi, potremo partecipare attivamente al volontariato di cui la Caritas è in prima linea per sostenere e aiutare gli ultimi. Ringraziamo per quanto ci ha donato, con l’accesa e viva speranza di averla ancora qui tra noi, per rinnovare non solo il Grazie di cuore ma per pregare insieme per quanti vivono ai margini della società».
19 aprile 2023
Alla Pontificia Università Lateranense partecipa al rito di benedizione dell’opera scultorea di Sant’Efrem il Siro
Alla Pontificia Università Lateranense partecipa al rito di benedizione dell’opera scultorea di Sant’Efrem il Siro.
La grande presenza di sacerdoti e religiose/i non italiani nel Lazio: una ricchezza missionaria
Da tempo i Centri missionari diocesani del Lazio sono stati invitati a verificare nelle proprie realtà locali la presenza di sacerdoti e religiose/i non italiani. L’obiettivo è quello di cercare di capire come valorizzarli, in un’ottica missionaria, sia all’interno delle diocesi che delle singole comunità.
Partendo proprio da quest’analisi, i Centri missionari diocesani del Lazio hanno cominciato a confrontarsi – lunedì 17 aprile – ad Albano, durante l’incontro della Commissione missionaria regionale presieduta da monsignor Vincenzo Viva, vescovo di Albano e vescovo delegato regionale per la cooperazione missionaria tra le Chiese.
Don Mariano Salpinone, segretario regionale della Commissione, ha aperto i lavori dando il benvenuto alle diocesi presenti: Tivoli e Palestrina, Porto Santa Rufina, Civita Castellana, Roma, Gaeta, Sora-Cassino-Pontecorvo, Albano. Ha partecipato anche una rappresentanza del Segretariato unitario di animazione missionaria (Suam).
Dal confronto su come valorizzare chi arriva in Italia dall’estero e si mette a servizio delle tante realtà ecclesiali presenti nel Lazio, è stata tratteggiata una realtà variegata.
Dai sacerdoti non italiani presenti nella diocesi di Albano, per esempio, sono emersi aspetti positivi dell’esperienza: la diocesi segue la loro formazione spirituale, il loro accompagnamento e probabilmente i presbiteri vivono l’esperienza con un senso di gratitudine verso la Chiesa italiana che li accoglie.
Esperienze positive anche nelle diocesi di Gaeta, Civita Castellana, Tivoli, Porto Santa Rufina.
Più complessa l’analisi per la diocesi di Roma, per una numerosa presenza di presbiteri non italiani studenti, e la presenza di case generalizie di tante congregazioni e istituti religiosi che non consentono un censimento facile.
In che modo accogliere e come aiutare per far vivere queste esperienze in modo arricchente, sia per i singoli sia per l’intera comunità che cerca di vivere l’esperienza di scambio? Qual è l’aspetto missionario che scaturisce da questa esperienza ? Come valorizzarlo? Ci sono criticità che emergono? Quanti presbiteri accogliamo rispetto a quanti partono fidei donum?
A queste e a tante altre domande, i direttori dei Centri missionari del Lazio, unitamente a tutti i sacerdoti, i religiosi e le religiose non italiane, proveranno a rispondere in uno spirito di condivisione delle esperienze, in un incontro regionale, primo nella sua realizzazione, che si terrà a Roma il 25 settembre prossimo, in vista anche dell’Ottobre missionario.
La finalità è quella di mantenere aperto un tavolo di riflessione pastorale, cercando adeguate risposte e valide prospettive, volte a una maggiore valorizzazione di questa esperienza di cooperazione missionaria tra Chiese. (Annarita Turi)
19 aprile 2023
La Giornata diocesana del gioco e dello sport
Sport, musica e condivisione nella seconda edizione della Giornata diocesana del gioco e dello sport, organizzata da due Uffici della diocesi di Roma, quello per la pastorale del tempo libero, del turismo e dello sport e quello per la pastorale giovanile, con la collaborazione di tante realtà associative impegnate con i ragazzi: dal Csi all’Us Acli, dall’Azione cattolica al Cor. Tutti uniti per passare una giornata indimenticabile di musica e sport insieme a oltre 35 Federazioni sportive.
Il 22 aprile, nell’ambito del Villaggio per la terra, l’appuntamento – a ingresso libero e gratuito – è dalle 9 alle 19 nella grande area del Galoppatoio di Villa Borghese, per provare a praticare diversi sport arrampicata sportiva, badminton, basket, canottaggio, pallavolo, judo, tennis… Spazio anche alla musica, poiché a partire dalle 16 saliranno sul palco i “Korban” e i “C.A.P. 148” due band musicali composte da ragazzi e ragazze provenienti da diverse parrocchie romane. Presentatori dell’evento saranno Matteo Maio e Tommaso Arpino, dell’équipe diocesana di pastorale giovanile. «È un esempio di Chiesa in uscita, un modo per abitare uno spazio caro ai giovani», osserva il direttore dell’Ufficio per la pastorale giovanile don Alfredo Tedesco.
Il Csi e l’Us Acli allestiranno un’area di gioco per i bambini, giovani e per le famiglie della diocesi di Roma, dove tutti i partecipanti potranno cimentarsi in un circuito costituito dal gioco della dama e degli scacchi giganti, dal lancio del vortex, dal dodgeball, dal tiro con l’arco, dal ping-pong, dal basket, dallo shuttlecock, dal tiro al bersaglio con le freccette e dal gioco del calcio.
«Essere presenti a Villa Borghese – osserva don Francesco Indelicato, direttore dell’Ufficio diocesano per la pastorale del tempo libero, del turismo e dello sport – nell’ambito delle attività per la Giornata della terra è per noi importante, sia perché si tratta di una preziosa occasione di interazione tra le diverse realtà sportive e oratoriali della diocesi, sia perché è un modo di conoscere e farsi conoscere da famiglie e ragazzi che diversamente sarebbe più difficile intercettare. I temi dell’ambiente sono poi molto cari alla nostra Chiesa e in particolare a Papa Francesco che, oltre ad aver pubblicato nel 2015 la Laudato si’, l’enciclica sociale sulla cura della casa comune, ha partecipato proprio a questa manifestazione nel 2016. Per cui siamo felici di poter dare il nostro contributo il 22 aprile con la Giornata diocesana del gioco e dello sport».
17 aprile 2023
Tavolo di ascolto per il cammino sinodale (Uff. Past. Universitaria)
Tavolo di ascolto per il cammino sinodale (Uff. Past. Universitaria)
Corso di formazione per catechisti istituendi – online (Uff. Catechistico)
Corso di formazione per catechisti istituendi – online (Uff. Catechistico)
La chiesa di Corviale compie 40 anni. La celebrazione con mons. Reina
Era il 16 aprile 1983 quando il cardinale vicario di allora, Ugo Poletti, consacrava, con il titolo di San Paolo della Croce, la chiesa di Corviale, l’insediamento urbano alla periferia ovest di Roma conosciuto come Serpentone. Sono passati 40 anni e la festa della Divina Misericordia, istituita da San Giovanni Paolo II, venuto qui in visita nel 1992, segna anche un altro anniversario che cade in questi stessi giorni: i 5 anni dalla visita di Papa Francesco.
A presiedere la messa mons. Baldo Reina, vescovo di settore e vicegerente della diocesi di Roma, che prima della celebrazione ha incontrato i membri del nuovo Consiglio pastorale parrocchiale. “Questo deve essere considerato non un luogo dove si organizzano cose – ha detto mons. Reina – ma essenzialmente uno spazio in cui la comunità fa esperienza di comunione profonda, in cui ognuno porta il suo contributo di intelligenza, esperienza, riflessione. Un laboratorio in cui si supera quello che spesso dice Papa Francesco: il ‘si è fatto sempre così’, per provare ad aprire strade nuove, con prudenza e fantasia. Dunque un luogo di comunione, discernimento e anche di corresponsabilità, in maniera leale, evitando chiacchiericci”.
“Abbiamo raccolto l’invito del Santo Padre, in un tempo particolare – ha continuato mons. Reina –, e dobbiamo metterci in gioco, affrontando con serenità le difficoltà che si incontreranno, pensando soprattutto a tutti coloro che si sono allontanati dalla chiesa, essendo pronti anche a fare autocritica. Il Consiglio pastorale deve essere il ponte tra la comunità parrocchiale e il mondo esterno. Abbiate il coraggio di portare qui dentro le istanze del mondo esterno, senza mai giudicarlo, accogliendo quelle grida, quei lamenti, quelle richieste di aiuto che non sempre arrivano”.
E sull’importanza di questo organismo, mons. Reina ha voluto sottolineare che il Santo Padre chiede che i Consigli parrocchiali della diocesi vengano sentiti in occasione del cambio del parroco, non per suggerire nomi o caratteristiche, ma per raccontare al vescovo il cammino che è stato fatto nella comunità, le difficoltà incontrate, i passi di crescita, in modo tale da delineare un profilo di cui il vescovo, nel suo discernimento, terrà conto.
Un discorso sulla comunità cristiana, tema presente in tutte le letture del giorno, che è continuato anche nell’omelia. “Il Signore ci sta chiedendo, soprattutto oggi, qui, in questa chiesa che festeggia l’anniversario della consacrazione – ha affermato mons. Reina – di essere una comunità viva. Non abbiamo la forza di risolvere tutti i problemi e le risorse per dare le risposte alle mille difficoltà di questo territorio. Ci chiede di essere una comunità in cui mettiamo in circolo l’amore di Cristo, di farci carico delle sofferenze degli altri. Ricordiamo San Paolo: imparate a soffrire con chi soffre e a gioire con chi gioisce”.
E parlando della festa della Divina Misericordia, ha osservato: “Gesù può trovare anche le porte del nostro cuore chiuse, Lui non si rassegna. E agli apostoli che lo avevano abbandonato e rinnegato, non rinfaccia i loro peccati ma dice: ‘Pace a voi’. Il Signore ci dà fiducia. San Giovanni Paolo II ha voluto istituire, nella seconda domenica di Pasqua, questa festività che rappresenta la fiducia sconfinata che Dio ha nei confronti di ciascuno di noi. La nostra fede poggia unicamente sul fatto che Dio ci ama e attraverso di noi vuole portare avanti la storia della salvezza”.
“Gli anniversari sono sempre importanti – ha concluso mons. Reina – sono l’occasione per rilanciare la comunità attraverso un’esperienza di comunione profonda. Tendiamo sempre a girarci su quello che ci lasciamo alle spalle, ad elaborare analisi e bilanci, ma al Signore i bilanci non piacciono, non guarda ciò che è stato, ma quello che sarà, quello che ognuno di noi e come comunità siamo in grado di fare. Auguri dunque a questa comunità e che il Signore vi conceda di continuare nel suo amore”.
da Agensir
Don Raffaele, 25 anni da fidei donum in Albania
L’albero di ulivo piantato davanti alla parrocchia di “Zoja e Ngjitur në Qiell”, alla periferia di Tirana. Il giro in barca sul lago di Ocrida, nella Macedonia del nord, patrimonio dell’umanità. La visita alla Casa delle Foglie, il più recente dei musei albanesi, che fu sede del Sigurimi, il servizio segreto che operò negli anni della dittatura. La storia di Simone, detenuto per oltre trent’anni in un campo di concentramento. E le parole dell’arcivescovo Arjan Dodaj, di Sua Beatitudine Anastasios, dei sacerdoti e delle religiose impegnate con i bambini più poveri. Sono solo alcune delle visite e degli incontri significativi che hanno scandito il pellegrinaggio diocesano in Turchia, iniziato martedì e concluso ieri. Sono partiti in 32, con l’organizzazione dell’Opera Romana Pellegrinaggi, guidati dal cardinale vicario Angelo De Donatis; nel gruppo vescovi – Daniele Salera, Paolo Ricciardi, Dario Gervasi, Guerino di Tora, Valentino Di Cerbo –, sacerdoti e laici.
Nella giornata di venerdì, l’ultima prima di lasciare l’Albania, il gruppo romano è stato a Scutari. Qui ha festeggiato i 25 anni da fidei donum nel Paese di don Raffaele Gagliardi, che presta servizio dal 1997 nella parrocchia del Sacro Cuore di Scutari. «È un regalo che sia venuto questo gruppo da Roma, senza neanche che lo avessi chiesto io – racconta –, celebrare questa Messa con il cardinale e i vescovi nella parrocchia dove sono fidei donum da 25 anni. Le radici di Roma le sento molto forti, ho trovato qui una Chiesa cattolica molto legata a Roma I martiri, prima di morire, testimoniavano questa forte appartenenza, dicendo “Via Cristo Re, Viva il Papa, viva l’Albania!”. Questa zona del nord, dove celebro e svolgo il mio ministero, di Scutari è molto legata al Papa. Mi sento sempre molto sostenuto con le preghiere nel mio servizio qui. E ai fedeli romani voglio continuare a chiedere di pregare per quest’Albania, non avere pregiudizi».
«Il cammino di Pietro alla sequela di Gesù non si è rivelato facile – ha esordito il cardincale vicario nell’omelia della Messa celebrata a Scutari, tradotta come sempre in Albanese –, e nonostante tutto ha continuato a seguire il Signore, ma alla fine, di fronte al fallimento del suo maestro, si è nascosto, è fuggito, lo ha rinnegato. Questa è la fine della sequela di Pietro? Certo, con il suo rinnegamento Pietro mette fine a un modo di seguire Gesù, un modo in cui prevale la logica dell’uomo, le sue pretese, i suoi progetti. Questa conclusione sicuramente getta Pietro nello smarrimento e nello scoraggiamento. E forse con questi sentimenti nel cuore aveva ripreso con i compagni il mestiere di pescatore. Deluso, aveva gettato la rete nel lago, ma quella notte non presero nulla. Ma ciò che è fine per l’uomo è inizio per il Signore, perché il fallimento dell’uomo è il punto di partenza per un’opera nuovo di cui Dio solo può mettere la prima pietra. Ed è proprio quello che noi, visitando l’Albania, abbiamo potuto toccare con mano in questi giorni (…) Oggi, visitando il carcere dove sono stati rinchiusi tanti fratelli che hanno sofferto, pensando anche ai martiri di questa Chiesa, mi dicevo la stessa cosa: nel nome di Gesù Cristo hanno scoperto il proprio nome, la loro forza è stata quella di confidare nella pietra scartata che è diventata testata d’angolo. Cari fratelli e sorelle, possono esserci momenti della nostra vita in cui noi viviamo lo smarrimento, ma il Signore non ci abbandona, si ferma accanto a noi con la sua presenza discreta e ci dà fiducia, ci invita a gettare le reti e a non aver paura. A noi è chiesta una sola cosa: riconoscerlo con lo sguardo dell’amore. Allora lui si rivela a noi come il Signore, il Risorto, e la sua luce vince le nostre tenebre».
17 aprile 2023
I novecento anni del primo Concilio Lateranense
Quest’anno ricorre il 900mo anniversario del Concilio Laterano I, nono nella storia della Chiesa e primo a svolgersi in Occidente. Si aprì il 18 marzo 1123 nella nostra basilica di San Giovanni in Laterano e si chiuse l’11 aprile dello stesso anno. Venne convocato da Papa Callisto II a seguito della Dieta di Worms. La fine della lotta per le investiture e la riconosciuta autonomia del papato dal potere imperiale portarono alla convocazione dell’assise conciliare.
Si trattò del primo Concilio dopo oltre 250 anni in quanto il precedente era stato il Quarto Concilio di Costantinopoli (869-870), prima che avvenisse lo Scisma d’Oriente del 1054. Sebbene siano scarse le informazioni sullo svolgimento del Laterano I, esso servì come solenne conferma dei risultati raggiunti con la Dieta, a partire dalla separazione delle autorità temporali e spirituali e il divieto dei monarchi di interferire nelle elezioni papali. Secondo Pandolfo, biografo di Callisto II, i partecipanti furono 997. Altre fonti parlano di almeno 300 vescovi e centinaia di abati. L’intento principale fu quello di ratificare per via canonica l’intesa raggiunta alla Dieta di Worms, della quale furono letti e approvati gli atti. Non disponiamo invece degli Acta conciliari.
Vennero comunque emanati 22 canoni disciplinari, al fine di eliminare ogni forma di simonia e gli altri disordini e abusi che avevano afflitto la Chiesa, con richiami a precedenti disposizioni conciliari e sinodali. Nel corso dell’assise inoltre furono trattate anche varie questioni, come la disputa tra le sedi di York e Canterbury sul primato in Inghilterra e l’annosa controversia tra la Chiesa di Genova e quella di Pisa in merito all’investitura dei vescovi della Corsica.
Come osserva il professor Adriano Virgili, in quanto liberamente riunito e presieduto dal papa «contribuì a rafforzare l’ordinamento gerarchico e canonico della Chiesa e la sua influenza morale sulla società, servendo così da modello per i successivi concili ecumenici medievali».
17 aprile 2023
















