6 Luglio 2026

Il Giubileo Parrocchiale di San Gabriele Arcangelo

Domenica scorsa, 11 gennaio, il cardinale vicario Baldo Reina ha ufficialmente dato avvio al Giubileo Parrocchiale della parrocchia di San Gabriele Arcangelo a Roma, nel cuore del quartiere Cortina d’Ampezzo, per celebrare i 70 anni dalla sua fondazione.

 

Numerosi fedeli, autorità civili e militari hanno partecipato alla cerimonia; tra questi il ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi, il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, il sottosegretario al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali Claudio Durigon, il presidente del Municipio XV Daniele Torquati.

 

Nel corso della cerimonia è stata installata nella parrocchia l’icona di San Gabriele Arcangelo che mercoledì scorso era stata benedetta da Sua Santità Papa Leone XIV, in occasione dell’udienza generale in Aula Paolo VI.

 

L’importante anniversario sarà vissuto – spiegano dalla parrocchia – come «un cammino di dodici mesi per unire fede e vita quotidiana, attraverso il tema scelto come filo conduttore: “Rallegrati… il Signore è con te”. Un invito alla comunità e alla città a vivere insieme con gioia e speranza i tempi attuali, rafforzando il ruolo che la parrocchia di San Gabriele Arcangelo svolge da anni: luogo di culto e riferimento per tutto il quartiere, segno di fede, carità e missione, affidata ai Padri Vocazionisti. Una parrocchia che nel corso degli anni è stata toccata dalle figure luminose di tre santi: san Gabriele Arcangelo, cui è dedicata; san Giustino Maria Russolillo, che ne ha voluto l’istituzione; e san Giovanni Paolo II, che vi ha condotto una visita pastorale il 24 gennaio 1988».

 

Nella sua omelia, il cardinale Reina ha augurato alla comunità parrocchiale «di vivere questo Giubileo con la consapevolezza di una grande sfida rispetto a ciò che le persone vivono nel territorio. Che sia un anno di grazia, di riflessione, di preghiera e di fraternità. Occorre trascorrere più tempo insieme e ascoltarsi reciprocamente: sono tante le persone che aspettano una buona notizia».

Il Giubileo del mondo della comunicazione

Il primo dei 36 grandi eventi previsti per l’Anno Santo si terrà dal 24 al 26 gennaio: il Giubileo del mondo della comunicazione. Un appuntamento che vedrà radunati a Roma giornalisti, operatori dei media, dirigenti e direttori di testata, videomaker, grafici, copywriter, pr, social media manager, tecnici audio e video, tipografi, informatici… L’evento, che vedrà il momento culminante nella mattina di sabato 25 con il pellegrinaggio alla Porta Santa della basilica di San Pietro, si aprirà alle 17.30 di venerdì 24 con un momento di accoglienza dei pellegrini da parte della diocesi di Roma, nella basilica di San Giovanni in Laterano: una veglia penitenziale guidata da padre Giulio Albanese, direttore dell’Ufficio per le comunicazioni sociali della diocesi, e poi la celebrazione eucaristica presieduta dal cardinale vicario Baldo Reina, in occasione della festa di san Francesco di Sales, patrono dei giornalisti. Sia la liturgia penitenziale che la Messa verranno trasmesse in diretta sul canale YouTube della diocesi di Roma. La giornata di sabato inizierà alle 7.30 con il pellegrinaggio alla Porta Santa di San Pietro, seguito da un coffee break di benvenuto nell’atrio dell’Aula Paolo VI. A seguire, si terrà l’incontro culturale “In dialogo con Maria Ressa e Colum McCann”. Mario Calabresi, già direttore di importanti quotidiani, modererà il confronto con la giornalista filippina, Premio Nobel per la Pace nel 2021, e lo scrittore irlandese, autore, tra gli altri romanzi, di Apeirogon. La sessione continuerà con una performance musicale del maestro Uto Ughi. Alle 12.30 l’udienza, sempre in Aula Paolo VI, con Papa Francesco. Nel pomeriggio del sabato i partecipanti all’evento giubilare prenderanno parte a una serie di eventi culturali e spirituali, in vari luoghi di Roma e in diverse lingue, dal titolo “Dialoghi con la città”. Nel Palazzo Lateranense, ad esempio, alle 15.30, per iniziativa della diocesi di Roma è in programma l’incontro “Il giornalismo come missione” con Leonard Ray Teel, professore emerito di Comunicazione. 20 gennaio 2025

Il Giubileo del Centro Oratori Romani

giovani

In occasione dell’80° dell’associazione, il Centro Oratori Romani celebrerà il suo Giubileo associativo il prossimo 18 ottobre nella basilica di San Giovanni in Laterano. A partire dalle 16.30, i catechisti e i soci del Cor verranno accolti sul sagrato della basilica dal presidente, Stefano Pichierri, e dall’assistente ecclesiastico, don Andrea Cavallini, per un momento di preghiera e il passaggio comunitario della Porta Santa. Si proseguirà in un pellegrinaggio per le vie della città fino alla sede sociale presso la chiesa di Santi Gioacchino e Anna in Monti (via Monte Polacco), dove alle 19 verrà celebrata la Messa.

«All’appuntamento – è l’invito del Cor – sono attesi tutti coloro che da sempre sostengono e vivono la vocazione di catechisti d’oratorio condividendo lo specifico carisma di attenzione ai piccoli e alle giovani generazioni, che si traduce nella creazione di spazi di accoglienza, per portare loro l’annuncio evangelico attraverso uno stile di animazione, ma anche e soprattutto in un atteggiamento di cura e di prossimità per ciascun bambino, ragazzo e giovane».

«In questo importante anniversario – sottolinea Pichierri – vogliamo essere ancora una volta grati al Signore per l’esperienza missionaria e di promozione dell’oratorio della nostra associazione. La nostra missione non è cambiata: continuiamo ad investire sulla formazione di qualità che prepari animatori e catechisti alla sfida della catechesi e all’incontro con i bambini. Ci stiamo dirigendo sempre più verso un vero e proprio accompagnamento dei territori, con la formazione di educatori, leader, catechisti di gruppi di oratori perché siamo consapevoli che lavorare in rete diventa sicuramente più sostenibile e ha una maggiore efficacia, coinvolgendo maggiormente i giovani in dinamiche trasversali di Chiesa»

Il nuovo anno pastorale del Cor, dal titolo “Il Tesoro dello Scriba. Rotta Oceano Blu”, si aprirà ufficialmente il prossimo 10 novembre con il rinnovo delle promesse di servizio dei soci e l’accoglienza dei nuovi giovani che hanno maturato la scelta di servire la Chiesa attraverso la speciale vocazione all’oratorio.

14 ottobre 2025

Il futuro alle spalle: Tim Ingold alla Cattedra Gaudium et Spes

Sarà la presenza di Tim Ingold, tra i più autorevoli antropologi contemporanei, a segnare il secondo appuntamento del ciclo “L’umano come eredità”, promosso dalla Cattedra Gaudium et spes del Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II per le Scienze del Matrimonio e della Famiglia. L’incontro è in programma lunedì 20 aprile 2026, dalle 17 alle 18.45.

Professore emerito di Antropologia Sociale all’Università di Aberdeen, in Scozia, Ingold è noto per un pensiero capace di dialogare oltre i confini accademici, interrogando in profondità il rapporto tra tradizione, cultura e trasmissione del sapere. La sua conferenza, dal titolo How Tradition was Turned into Heritage, and How to Turn it Back (“Come la tradizione è stata trasformata in patrimonio, e come riportarla indietro”), offrirà una riflessione critica su una delle trasformazioni più significative del mondo contemporaneo: il passaggio dalla tradizione vissuta al patrimonio conservato.

Il ciclo di incontri, curato dal teologo Pierangelo Sequeri e dalla teologa Lucia Vantini, è dedicato quest’anno al tema “L’umano come eredità” e si inserisce nel percorso di ricerca della Cattedra, volto a interrogare il significato dell’umano nel contesto attuale. Dopo il primo appuntamento, dedicato alla presentazione del manifesto – Dentro e fuori l’Accademia, per l’umano comune – e dell’orizzonte teorico della proposta, il secondo incontro entra nel vivo del confronto interdisciplinare.
Al centro dell’intervento di Ingold anche i contenuti del suo più recente volume tradotto in italiano, Il futuro alle spalle. Ripensare le generazioni (Meltemi, 2024), in cui l’antropologo mette in discussione una visione statica delle generazioni.

Ad aprire e concludere l’incontro saranno gli stessi Vantini e Sequeri, mentre la moderazione è affidata a Vincenzo Rosito, vicepreside dell’Istituto e direttore degli studi. L’appuntamento è a ingresso libero e gratuito fino a esaurimento posti (piazza San Giovanni in Laterano, 4); è consigliata la prenotazione tramite piattaforma Eventbrite. La conferenza si svolgerà in lingua inglese con traduzione simultanea disponibile: per usufruirne è necessario portare con sé cuffiette e un dispositivo personale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

17 aprile 2026

 

Il funerale di Michelle Maria Causo: l’omelia del vescovo Baldo Reina

Foto DiocesiDiRoma/Gennari

“Se il chicco di grano caduto in terra non muore rimane solo; se invece muore porta molto frutto”. Al centro della nostra celebrazione eucaristica in suffragio di Michelle abbiamo ascoltato queste parole di Gesù. Il Maestro sta parlando del mistero della sua morte; sta aiutando i suoi amici a vedere con occhi nuovi la fine della sua esperienza terrena, e a volgere lo sguardo alla sua trasfigurazione, nella giustizia più grande, quella di Dio che lo risorgerà dai morti. Gesù prende spunto da quello che succede in natura; un piccolo chicco di grano viene gettato in mezzo al terreno e affinché porti frutto è necessario che muoia; quella morte sarà la premessa di una nuova vita e di un raccolto abbondante.

Oggi, davanti alla bara di Michelle ci sentiamo tutti sconfitti e affranti. Davanti alla morte di questa nostra sorella come prima cosa ci dobbiamo fermare; dobbiamo togliere i sandali delle nostre tante certezze e avere l’onesta di compiere un sano e sincero discernimento. La morte di Michelle ci pone delle domande come Chiesa e come Società Civile. Dove stiamo andando? Siamo coscienti o no che la nostra è una crisi di civiltà? Cosa stiamo offrendo ai nostri giovani? Ce la sentiamo ancora di dire che stiamo costruendo un futuro per loro, oppure siamo diventati tutti complici di progetti di morte? Sono domande forti. Lo so. Ma sono domande che, penso, tutti portiamo dentro e che ci invitano ad un attento esame di coscienza! Questa società nella quale tutti siamo immersi e di cui siamo parte integrante, non ha forse perso la bussola? Il degrado non è in un quartiere o in una periferia. Il degrado è nel cuore di ognuno di noi. Il degrado è nella cultura che respiriamo, nella mentalità che tutti contribuiamo a creare, nel deserto dell’anima, immolando sull’altare dell’egoismo umano vittime sacrificali. La morte di Michelle ci deve mettere tutti quanti in discussione perché quello che è successo a lei poteva succedere a chiunque. Anzi. Per certi versi si è già consumato in ognuno di noi!

E in ascolto della parola del Vangelo ci domandiamo perché? Non vediamo più Michelle, non vediamo più il seme di cui parla il Vangelo: il piccolo seme inghiottito dalla terra. E non possiamo immaginare che non possa venire niente di buono da questa morte. Vediamo il vuoto, avvertiamo la mancanza, subiamo l’ingiustizia di questo male compiuto, siamo nel buio della terra che l’ha divorata. La terra, la nostra città, questo quartiere, l’angosciante dilemma delle cause, degli intrecci, dei disagi inascoltati, di agenzie educative andate in tilt tra la frenesia di una società che impone solo una corsa insensata. Ancora più dolore provoca la storia dei suoi ultimi momenti che vorticano nella nostra testa amplificando quella domanda che rivolgiamo al cielo, per tornare alla terra, tra noi: perché?
Oggi, Signore, tu abiti le nostre domande per tenerci compagnia nell’attesa di risposte, in attesa del frutto che verrà da questo seme che è morto.

Quando hai raccontato questa parabola, stavi parlando di te. Che sarebbe venuta la morte e ti avrebbe divorato. Sarebbe stata ingiusta, come ci pare sempre la morte, ma ancora di più perché ti avrebbero ucciso. Parlavi di te, dandoti il coraggio di continuare a credere che l’amore con cui ti consegnavi poteva, solo l’amore, generare salvezza. Abbiamo tutti bisogno di salvezza, di essere riscattati da quanto inchioda disperatamente la nostra esistenza. Abbiamo bisogno di salvezza in questo momento storico durante il quale ci sentiamo immersi in una crisi di valori senza precedenti che tutti ci divora e disorienta.

Ora parli a noi, perché vuoi aiutarci a credere che la morte non tiene prigioniera una vita, che il suo potere si piega alla potenza di una giustizia che risponde all’ingiustizia, che è la morte a morire per una vita più grande: stavi parlando della tua risurrezione, e ora lo dici a noi: sarà così anche per Michelle, sarà così anche per voi. E questo è il frutto che non si vede ancora, come quando tu, Gesù, sei stato calato dalla croce e posto in una tomba, nel pianto di chi ti amava. Anche il sole si era oscurato, la creazione piangeva il suo lutto come ora tutti noi piangiamo questa morte. Rimaneva solo il tuo corpo morto.

Ma poi, per te arrivò il mattino in cui quella grande e pesante pietra che sigillava il tuo sepolcro venne spostata, e non sarebbe stato possibile, ma mani invisibili la sollevarono. Quella pietra assomiglia a tutto quello che oggi ci fa pensare soltanto a una fine senza ritorno, che ci fa sentire insostenibile l’assenza di Michelle, offesa e trafitta la sua bellezza, i suoi sogni dissolti, interrotti i suoi progetti, soffocato il respiro della sua giovinezza.

Possiamo aiutarci a sperare e a credere che quella pietra com’è stata tolta dalla tua tomba verrà tolta dai nostri cuori e impareremo a riconoscerti vivo e insieme a te anche Michelle?
Vorremmo dirlo subito che Michelle non è morta, ma vive. Ma ora noi stiamo di fronte al suo corpo morto, straziato. Questo suo corpo porta i segni del male che l’ha ucciso. E tu Gesù non smettere di raccontare questa parabola che parla di te e di Michelle finché riusciremo a crederci che il frutto verrà, che questa morte non sarà vana. Che da qui, proprio da questa bara sapremo ripartire, sapremo rialzarci, sapremo vivere da risorti camminando in una vita nuova. Oggi, davanti alla bara di Michelle sentiamo il tuo invito a prenderci cura della vita e a rialzarci. Si! È proprio questo che farebbe Gesù: ci aiuterebbe a rialzarci! Direbbe a tutti noi: «rialzatevi imparando a custodire la vita perché è preziosa». Lo direbbe ai ragazzi: «custodite la vita; una volta per tutte dite di no alle droghe, ai crack, alle sostanze. Custodite la vita perché voi siete preziosi». Non smettere Signore di sussurrare ai giovani quanto è importante che si prendano cura della loro vita; che non facciano le cose perché le fanno tutti, che non sprechino la vita dietro mode omicide, che abbiano il coraggio di dire di no agli spacciatori di morte, che voltino le spalle a chi li considera merce di scambio, a chi li svende per un mucchio di denari, a chi li confonde dicendo che sballo è felicità mentre è solo un terribile baratro che inghiotte corpi e coscienze. Lo direbbe a noi adulti: «custodite i ragazzi che non sono solo il futuro ma sono il presente di ogni società, custodite i loro sogni, la loro bellezza, la loro generosità. Lo direbbe ai genitori: custodite i vostri figli. Accompagnateli nella difficile sfida educativa». Lo direbbe alla chiesa: «custodite i giovani, andateli a cercare dove vivono, dove si divertono, dove passano il tempo. Non li aspettate in chiesa, uscite, cercateli, state con loro, amateli». Lo direbbe ai politici: «custodite i giovani creando per loro opportunità di sviluppo integrale, prospettive vere di impegno e di lavoro, progetti di società in cui loro siano davvero protagonisti». I giovani vi chiedono centri di socializzazione tutti per loro, ambienti più sicuri, luoghi più accoglienti, L’appello di Gesù sarebbe soprattutto rivolto in questa circostanza alle agenzie educative: «custodite i ragazzi, non stancatevi di accompagnarli nel processo di maturazione umana, per favore parlate dei Valori! Solidarietà, giustizia, bene comune, rispetto della vita, rispetto del creato… testimoniandoli voi per primi».

Lo ripetiamo nella preghiera del Padre nostro e te lo ripetiamo oggi con forza: liberaci dal male. Signore, anche tu hai chiesto al Padre di essere liberato dal male quando avvertivi che la tua ora si avvicinava e quella parabola si stava realizzando. E forse, come noi, avrai avuto il pensiero che sarebbe stata solo la morte a vincere, e con lei il male che l’avrebbe provocata. Ma poi, avrai chiuso gli occhi, entrando nel buio del mistero per tenerci anche così la mano, compagno delle nostre notti oscure, e sostenerci a sperare. La speranza che questo frutto possa vedersi ed essere colto.
E in questa nostra ora oscura, quale può essere il frutto per cui sperare?

Quello che è successo parla di un mondo guasto, che brucia la giovinezza, che insegue illusioni, che non conosce più quanto preziosa sia una vita. Può avvenire che si banalizzi la vita così da trascinare nella banalità anche il male, che noi abbiamo il dovere di distinguere ed estirpare.

Il nostro dolore ora diventa una denuncia, ma deve tradursi anche in cambiamento. Eccolo il frutto, che questa morte non sia sprecata e che diventi il segno di una necessità, quella di cambiare insieme questo nostro mondo, perché non si arrivi mai a combinare eventi che travolgano l’esistenza, che sacrifichino la giovinezza sprecandola, che uccidano la vita. Il nostro dolore, nel suo impasto di rabbia e disperazione, deve trasformarsi in concime di speranza per una vita diversa, costruendo tutti una società dove queste cose non avvengano più, perché diventi il frutto di una vita nuova.

Insieme innalziamo la nostra preghiera in suffragio di Michelle. La ricordiamo come una ragazza solare e bella. Porteremo nel cuore il suo sorriso e la sua voglia di vita. Ma soprattutto ci impegneremo perché quanto accaduto ci renda persone migliori, amici del bene, attraverso dei “no” convinti al male in tutte le sue forme e dei “si” responsabili a tutto ciò che rende la vita più bella.

Signore Gesù, aiutaci. Non fare mancare la pace ai genitori di Michelle, alla sua famiglia, al suo fidanzato, ai suoi tanti amici di Primavalle, e a tutti noi. Aiutaci a rialzarci, a credere nella risurrezione, a portare amore in ciò che facciamo, ad essere sempre strumenti di vita e mai di morte. Addio Michelle, A Dio ti affidiamo. Oggi e sempre. Amen

5 luglio 2023

Il film su Francesca Cabrini a San Tommaso Moro

Sarà proiettato venerdì 8 giugno, alle ore 18.30, nella parrocchia di San Tommaso Moro (via dei Marrucini, 1 – zona San Lorenzo) il film-documentario “Frances Xavier Cabrini: the people’s saint”, in italiano con parti in inglese sottotitolate. Seguirà un incontro monsignor Guerino Di Tora, presidente della Fondazione Migrantes, e Lucia Mauro, regista e autrice del film. Modera Umberto Mucci, fondatore di “We the italians”.

Il film ricostruisce con scene girate e interviste la vicenda della patrona degli immigrati e del personale ospedaliero, Francesca Cabrini, nata nel 1850 a Sant’Angelo Lodigiano, in Italia, e morta nel 1917 a Chicago, Illinois. «Una persona – ha dichiarato la regista – di grande umanità che aiutò i bambini, i poveri, i malati e gli immigrati adattandosi alla vita in una nuova terra. Fondò le Suore Missionarie del Sacro Cuore di Gesù, e fu la prima cittadina naturalizzata degli Stati Uniti ad essere canonizzata santa, nel 1946. La sua eredità è globale e rimane rilevante anche per i nostri tempi».

30 maggio 2018

Il figlio dell’autista di Moro: così ho vinto dolore e rabbia

Papa Francesco, nel corso della liturgia penitenziale di ieri nella Basilica di San Pietro, si è inginocchiato al confessionale per farsi confessare da un semplice sacerdote. Dopo aver ricevuto il sacramento della penitenza, papa Francesco ha rivestito lui stesso il ruolo di confessore e si è prestato ad amministrare il sacramento della penitenza ascoltando le confessioni di alcuni fedeli presenti alla celebrazione in Vaticano.

 

Il Festival Organistico al Pantheon

Peter Van De Velde e Anastasia Staroselska

Prende il via il 6 settembre il Festival Organistico Internazionale del Pantheon, giunto alla IV edizione. Sei concerti con organisti di fama internazionale, talvolta accompagnati da musicisti e cantanti, si terranno ogni venerdì, dal 6 settembre fino all’11 ottobre, nella basilica di Santa Maria ad Martyres. I concerti avranno inizio alle ore 17.30 e saranno tutti a ingresso libero.

Il primo vedrà esibirsi il duo belga composto da Peter Van De Velde e Anastasia Staroselska; il 13 settembre sarà il turno di Fredrik Magle, danese; mentre venerdì 20 del polacco Michael Szostak. Venerdì 27 settembre è in programma il concerto del tedesco Markus Kaufmann; sempre dalla Germania viene il duo composto da Olivier Schmidt e Cornelia Schunemann, che sarà protagonista il 4 ottobre. L’11 ottobre, infine, la conclusione sarà affidata a Cristina Struta, dalla Romania.

21 agosto 2024

Il Festival internazionale d’organo al Pantheon

È giunto alla terza edizione il Festival Internazionale d’Organo al Pantheon, grazie al quale la musica sacra torna a dialogare con le persone, sia che siano fedeli o turisti. Prenderà il via domani, venerdì 8 settembre e durerà fino al 6 ottobre e prevede diversi concerti a ingresso libero e gratuito, di celebri organisti sia italiani che stranieri.

Le melodie dell’organo, realizzato nel 1926 da Giovanni Tamburini e riqualificato nel 2013 dalla Bottega Organaria di Salvatore Pronestì, tornano quindi ad echeggiare nella splendida cornice del Pantheon per una esperienza mistica respirando spiritualità e storia. Il primo appuntamento è venerdì 15 settembre alle 17.30 con Dariia Lytvishko, artista ucraina.

7 settembre 2023

Il Festival e il Congresso, verso il X Incontro mondiale delle famiglie

Il via mercoledì 22 giugno con il Festival delle famiglie presentato da Amadeus e da Giovanna Civitillo; poi il Congresso teologico pastorale con cinque conferenze principali; infine le celebrazioni con il Santo Padre. Senza dimenticare gli incontri nelle parrocchie romane di venerdì 24 e il concerto nel chiostro del Palazzo Lateranense di giovedì 23. Prende forma il X Incontro mondiale delle famiglie, che si terrà a Roma dal 22 al 26 giugno 2022. Maggiori dettagli sul programma delle giornate romane sono stati svelati nel corso di una conferenza stampa, questa mattina nella Sala Stampa vaticana, alla quale sono intervenuti Gabriella Gambino, sottosegretario del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita; Leonardo Nepi, officiale del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita; monsignor Walter Insero, direttore dell’Ufficio Comunicazioni Sociali della diocesi di Roma; Gigi De Palo e Anna Chiara Gambini, rappresentanti della Pastorale familiare della diocesi di Roma. Collegati via Zoom, c’erano anche Amadeus e la moglie Giovanna, mentre hanno inviato un video messaggio i membri de Il Volo, che parteciperanno al Festival delle famiglie.

A differenza delle precedenti edizioni, nelle quali il Festival delle Famiglie si svolgeva nella serata di sabato, come momento di festa al termine del Congresso, questa decima edizione dell’Incontro mondiale delle famiglie sarà aperta dal Festival il mercoledì, presentando al pubblico i temi che verranno poi approfonditi nel convegno. L’evento, che avrà come titolo “The beauty of the family” avrà luogo in Aula Paolo VI dalle 18.15 alle 19.50 e verrà trasmesso in diretta su Rai Uno. «Più che fare discorsi e teorie sulle famiglie, daremo voce al racconto delle loro testimonianze – annuncia monsignor Walter Insero –. La scelta di conduttori, artisti e coloro che interverranno è pensata per valorizzare la loro esperienza di famiglia cristiana».

Il Congresso è costruito intorno a 5 conferenze principali su alcuni temi fondamentali. Il tema di ogni conferenza viene poi articolato in tre o quattro sotto-temi, nell’ambito di panel, ossia tavole rotonde, che sviluppano ulteriori questioni pastorali prioritarie per le Chiese particolari. In tutto 30 interventi, per un totale di 62 relatori, oltre a 13 moderatori delle sessioni: questi ultimi, tutti romani, segno e simbolo di una città che ospita e presenta i relatori che vengono dagli altri Paesi. I relatori saranno quasi tutte coppie di sposi, 3 soli sacerdoti; provengono da 17 Paesi diversi, scelti per competenza ed esperienza pastorale nelle varie tematiche.

«Il Congresso, a differenza di quelli delle edizioni precedenti, penso a Filadelfia, a Milano o Dublino – spiega Gambino – non avrà conferenze strutturate accademicamente con contenuti teologico-dottrinali, ma sarà un momento di incontro, ascolto e confronto tra operatori della pastorale familiare e matrimoniale. Lo scopo è quello di sviluppare il tema scelto dal Papa: “L’amore familiare: vocazione e via di santità”, tenendo conto di alcune indicazioni forti che emergono da Amoris laetitia, un testo che si presenta con delle linee programmatiche molto chiare per gli sviluppi possibili della pastorale familiare nei prossimi anni». Ecco, allora, che si parlerà di corresponsabilità sposi e sacerdoti nella pastorale delle Chiese particolari; di alcune concrete difficoltà delle famiglie nelle società attuali; della preparazione alla vita matrimoniale delle coppie; della formazione dei formatori in una pastorale famigliare piena di sfide e questioni difficili.

Infine, sabato pomeriggio la Messa in Piazza San Pietro con il Santo Padre e domenica l’Angelus. In tutto «sono stati invitati circa duemila delegati – spiega Nepi –, scelti dalle Conferenze episcopali, dai Sinodi delle Chiese orientali e dalle realtà ecclesiali internazionali che operano in maniera significativa nell’ambito dell’apostolato familiare. Il numero di delegati è stato assegnato in maniera proporzionale rispetto alle dimensioni di ciascuna Conferenza episcopale o realtà ecclesiale». I delegati delle Conferenze episcopali più povere che ne hanno fatto richiesta potranno venire a Roma grazie a uno speciale fondo di solidarietà.

Il feretro del Papa accolto a Santa Maria Maggiore dai suoi “amici”

Foto: Vatican Media

Parte un lungo applauso quando la papamobile con il feretro di Papa Francesco arriva a Santa Maria Maggiore. Le campane risuonano in tutta la piazza. I sediari la portano sul sagrato e la mostrano alle decine di migliaia di fedeli che hanno partecipato al funerale da due maxischermi. Tra di loro tantissimi giovani venuti a Roma per il Giubileo degli adolescenti. Ad accoglierlo  ci sono i quaranta detenuti, rifugiati, poveri, transessuali, omosessuali, senza fissa dimora, Rom e separati. Sono gli amici di Papa Francesco. Gli hanno tributato un ultimo omaggio. Tra di loro, anche ospiti della Caritas e della Comunità di Sant’Egidio. Lo aspettano con delle rose bianche in mano che poi pongono in due cesti che alcuni bambini portano all’altare della Salus Populi Romani.

Dopo l’ingresso in processione a Santa Maria Maggiore, il feretro di Francesco viene portato da 14 sediari e fatto sostare per alcuni momenti davanti alla cappella dell’icona mariana tanto amata dal pontefice e davanti alla quale ha pregato in molteplici occasioni. Dopo una breve sosta, la bara arriva nel luogo della tumulazione.

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26 aprile 2025

Il dramma della dipendenza in un incontro a Villa Maraini

L’ascolto libero delle persone che vivono il dramma della dipendenza e cercano faticosamente di uscirne, dei loro familiari, degli operatori e volontari che spendono la vita a supporto di una umanità che lotta per riscoprire e custodire la vita. Con questo obiettivo nasce l’incontro promosso per il prossimo 13 maggio, dalle 9.30 alle 12.30, presso la Fondazione Villa Maraini (via Bernardino Ramazzini 31), dal Cantiere sinodale diocesano della strada e del villaggio. “Ho udito il suo grido” (Es. 3,7) è il tema che accompagnerà la mattinata.

«Potrebbe essere un’occasione preziosa – dicono gli organizzatori – per conoscere una realtà, come quella della dipendenza, sempre più diffusa nel contesto giovanile e non solo, e anche di poter attivare relazioni importanti e favorire la creazione di reti sul territorio».

Si invita chi desiderasse partecipare all’evento, di comunicare la propria adesione all’indirizzo mail cantierevillaggio@diocesidiroma.it o al numero di telefono 06/69886206. In modo particolare, l’invito è rivolto ai sacerdoti e a tutte le comunità parrocchiali che si trovano nei territori circostanti.

8 maggio 2023

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