21 Giugno 2026

Papa Francesco a Santa Brigida per la “Scuola di preghiera”

Continua, con il terzo appuntamento, la “Scuola di preghiera” in preparazione al Giubileo 2025 insieme a Papa Francesco. Nel pomeriggio di ieri, giovedì 6 giugno, il Santo Padre, accompagnato dal pro-prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione, l’arcivescovo Rino Fisichella, ha incontrato circa 30 famiglie di un condominio della comunità parrocchiale di Santa Brigida di Svezia, a Palmarola (zona Borgata Ottavia), nell’estrema periferia ovest della città, per la terza tappa dell’iniziativa per l’Anno della Preghiera.

Durante l’incontro, adattandosi alle esigenze del condominio, il Papa si è intrattenuto con famiglie giovani con bambini, anziani soli, nonni e ragazzi in uno spazio attiguo al palazzo, accanto a dei garage e con muri ancora non ultimati, ha parlato loro dell’importanza di «proteggere la famiglia» e ha risposto, come di consueto, alle domande dei presenti. «Difendiamo la famiglia, che è ossigeno per crescere i figli – ha sottolineato il Papa –. Anche nelle famiglie ci sono tempeste. Se i genitori litigano è normale, ma abbiano la possibilità di fare pace prima che finisca la giornata, perché la guerra fredda del giorno dopo è terribile». Ad alcuni giovani che hanno chiesto al Santo Padre come accrescere la propria fede, ha risposto che «la sola via è la testimonianza». «Voi avete la responsabilità di portare avanti la storia – ha sottolineato il Papa –. Una delle cose belle dei giovani è che si rialzano. Tutti cadiamo nella vita, ma l’importante è non rimanere caduti se si scivola».

Si è parlato anche della Chiesa come comunità di persone, e non solo come luoghi di culto, che in questo quartiere sono molto meno presenti che in altre zone della città. Una signora ha confessato la commozione di vedere il Papa «davanti a un muro di mattoni ancora non finito», perché «lo ha fatto sentire parte della loro comunità». «La Chiesa comincia a farsi nella comunità – ha detto il Papa –. Una parrocchia dove i bambini non si ascoltano e i vecchi sono cancellati non è una vera comunità cristiana. Non dimenticate, i vecchi sono la memoria e i bambini la promessa». Due papà hanno chiesto al Papa come mantenere la fede in questi tempi difficili e come crescere i figli alla luce della fede. «Il primo consiglio è volersi bene tra genitori – ha risposto il Santo Padre – perché i bambini devono poter sentire che mamma e papà si vogliono bene. Se dovete litigare non fatelo davanti ai bimbi». È stato sottolineato anche il valore del dialogo con i propri figli. «Mai smettere di parlare con loro. L’educazione si fa col dialogo, mai lasciarli soli. Fategli capire che possono parlare di tutto».

Nelle scorse occasioni Papa Francesco aveva dialogato con i giovani della parrocchia di Santa Bernadette Soubirous, il 24 maggio, e approfondito il tema della “Preghiera di ringraziamento”; l’11 aprile scorso, con i bambini del catechismo della Prima Comunione della parrocchia di San Giovanni Maria Vianney. Prima di concludere, il Santo Padre ha fatto dono alle famiglie alcuni rosari e ha regalato ai condomini un quadro raffigurante la Vergine Maria con il Bambino Gesù, che sarà conservata nel palazzo a ricordo dell’incontro.

7 giugno 2024

Papa Francesco a San Giovanni nella festa della dedicazione

Papa Francesco presiederà la Messa nella cattedrale di Roma sabato 9 novembre alle ore 17.30, per la festa di dedicazione della basilica di San Giovanni in Laterano. Concelebra il cardinale vicario Angelo De Donatis, che invita i fedeli a partecipare: «Il cammino pastorale di quest’anno ci invita ad abitare con il cuore la città, ascoltando il grido dei suoi abitanti. Ora una tappa importante sarà la celebrazione dell’Eucaristia con Papa Francesco nella ricorrenza della dedicazione della basilica lateranense». Tra i concelebranti anche i vescovi ausiliari della diocesi.

Nella basilica lateranense potranno essere ammirati un nuovo ambone e una croce pensile; il Pontefice indosserà una casula cucita per l’occasione, e sono state composte anche preghiere e musica ad hoc. «L’ambone è luogo liturgico della Parola di Dio – sottolinea padre Giuseppe Midili, direttore dell’Ufficio liturgico diocesano –. Il nuovo ambone verrà benedetto dal Santo Padre con la consegna del Lezionario ai lettori, perché ciò che benedice l’ambone è la proclamazione della Parola». Realizzato in marmo, riutilizzando un antico pluteo (lastra di marmo) della basilica costantiniana, ha la forma tipica dell’ambone romano, e accanto sarà collocata la colonna del cero pasquale; nel prospetto laterale sono riprodotti lo stemma del Santo Padre e quello del cardinale vicario. Per l’ambone, firmato da Arte Poli di Verona, è stato utilizzatolo stesso stile già presente nell’altare e nella cattedra papale.

Durante la celebrazione di sabato prossimo, sarà visibile per la prima volta anche un nuovo crocifisso in lamina dorata, opera del maestro Stefano Lazzari della Bottega Tifernate di Città di Castello (Perugia): «Si tratta di una croce pensile che riproduce la croce processionale di Nicola di Guardiagrele, fusa nel 1451 e attualmente conservata nel Museo Lateranense», spiega padre Midili.

Come detto, il Papa indosserà una casula realizzata per l’occasione da un monastero romano, il cui decoro riprende la croce dell’abside lateranense. «Nel fregio anteriore centrale è raffigurato il battesimo di san Giovanni Battista – annuncia padre Midili –; nel fregio posteriore è raffigurata la Fenice, che secondo il Bestiario medioevale quando sta morendo punta verso il sole, viene bruciata e risorge dalle proprie ceneri ed è simbolo della risurrezione, e la palma con i datteri, simbolo della gioia della Gerusalemme celeste».

«Le preghiere che il Papa userà durante la celebrazione sono di nuova composizione – anticipa ancora il direttore dell’Ufficio diocesano –, cioè la colletta, l’orazione sulle offerte, il prefazio e l’orazione dopo la Comunione. In sostanza è stato composto un nuovo formulario proprio della Messa della festa di dedicazione della basilica di San Giovanni in Laterano». Anche i testi della Messa cantati avranno una nuova melodia: il Signore Pietà, il Gloria, il Santo, l’Agnello di Dio. I brani saranno eseguiti da un coro composto da seminaristi del Pontificio Seminario Romano Maggiore, dell’Almo Collegio Capranica e del Collegio Diocesano Redemptoris Mater, diretti dal maestro Nikolay Bogatzky, organista Giandomenico Piermarini. Il servizio liturgico sarà affidato al Seminario della Madonna del Divino Amore.

Prima del termine della Messa il Santo Padre conferirà il mandato alle équipe pastorali. Si tratta dell’ultima tappa di un percorso, lo ricordiamo, iniziato sempre con la presenza di Papa Francesco nella cattedrale, lo scorso 9 maggio per l’assemblea diocesana. «Vorrei comprendere meglio il grido della gente della diocesi – aveva detto il Pontefice –: ci aiuterà a comprendere meglio cosa chiede la gente al Signore. Quel grido è un grido che spesso anche noi non ascoltiamo o che facilmente dimentichiamo. E questo succede perché abbiamo smesso di abitare con il cuore». La seconda tappa è stata il24 giugno, con la celebrazione dei Vespri nella solennità della natività di san Giovanni Battista, nel corso dei quali il cardinale De Donatis aveva consegnato all’assemblea «gli obiettivi essenziali e le linee pastorali» per il 2019-2020. Poi, a settembre, gli incontri per i diversi operatori impegnati nell’ascolto dei giovani, dei poveri e degli ammalati, delle famiglie.

La celebrazione verrà trasmessa in streaming sulla pagina Facebook della diocesi di Roma.

2 novembre 2019

Papa al Gemelli, Reina: «Lo spirito di preghiera ci dona speranza e forza»

Foto Diocesi di Roma / Gennari

Il Policlinico Gemelli continua a stringersi in preghiera per Papa Francesco. Tante le persone che anche stamattina, 11 marzo, si sono ritrovate nella cappella dell’ospedale intitolata a San Giovanni Paolo II per la Messa delle 8.30. A celebrare la liturgia, il cardinale vicario Baldo Reina, insieme a padre Giulio Albanese, direttore dell’Ufficio per le comunicazioni sociali del Vicariato di Roma, e a don Nunzio Currao, assistente ecclesiale della Cattolica.

«La nostra preghiera si innanza a Dio per il Santo Padre affinché si senta sostenuto da tutti noi e da quanti in questo momento gli sono “vicini di casa”», ha detto all’inizio il porporato. Dopo poco sarebbe arrivata l’aggiornamento mattutino da parte della Sala Stampa della Santa Sede: «La notte è trascorsa tranquilla, il Papa si è svegliato attorno alle 8», si legge nel comunicato. Ieri, 10 marzo, il bollettino riferiva di «miglioramenti che si sono ulteriormente consolidati», confermati «dagli esami del sangue e dalla buona risposta alla terapia farmacologica». Per tali motivi «i dottori hanno deciso di sciogliere la prognosi». Tuttavia, «in considerazione della complessità del quadro clinico», il Papa dovrà «continuare, per ulteriori giorni, la terapia medica farmacologia in ambiente ospedaliero».

«Lo spirito di preghiera – ha sottolineato il cardinale vicario – ci dona speranza e forza, perché ci fa sperimentare che Dio è sempre dalla nostra parte ed è sempre pronto ad ascoltarci. Questo ci rende più solidi nella nostra vita. Lo chiediamo per tutti noi, con un pensiero speciale per il nostro vescovo Papa Francesco». Commentando poi il Vangelo di Matteo sul Padre Nostro, il cardinale vicario ha sottolineato: «Recitandolo tante volte a memoria, forse ne abbiamo perso un po’ il gusto. Ma Gesù non ha l’interesse di consegnarci una formula, ma soprattutto il modo con cui ci si relaziona con Dio. Ci chiede di non sentirlo distante, ma percepirlo come un padre. Ci invita ad aprire il nostro cuore e a non preoccuparci delle forme. È importante – ha aggiunto – avere questo atteggiamento filiale».

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Papa ai giovani italiani: «Non abbiamo paura», la vita è «una corsa buona»

Correre forte, in avanti, senza paura. Più veloci degli adulti, superando il loro passo timoroso. Correre perché il cuore batte all’impazzata, non perché non si ha mai tempo per le troppe cose da fare. Correre verso le periferie, per costruire un’umanità fraterna, perché il mondo ha bisogno di fratellanza. Dal tramonto romano all’alba di «quella mattina inimmaginabile che ha cambiato per sempre la storia dell’umanità»: è l’itinerario, esigente, proposto da Papa Francesco ai 50mila giovani che da 195 diocesi italiane hanno camminato insieme in pellegrinaggio per convergere sulla Capitale (lo scorso 11 agosto) da mille strade, come recita il motto dell’iniziativa organizzata dal Servizio nazionale della Cei per la pastorale giovanile.

La figura scelta, nel saluto finale al Circo Massimo, come faro per le scelte dei giovani – aspettando il Sinodo che ad ottobre sarà a loro dedicato – è quella di Giovanni: il discepolo che arriva primo al sepolcro vuoto di Gesù «certamente perché è più giovane, ma anche perché non ha smesso di sperare».

Insieme a lui, dialogando a braccio in risposta alle domande dei giovani, il Papa ha citato come esempio il Santo di cui ha scelto di portare il nome: Francesco d’Assisi, un giovane che, sognando in grande, ha cambiato la storia dell’Italia. Il clericalismo «è una perversione», e la Chiesa «senza testimonianza è soltanto fumo», l’altro monito nel «botta e risposta» con i giovani.

«Non abbiamo paura!»: l’invito prima del congedo riecheggia le parole di Giovanni Paolo II ma con un «noi» ancora più inclusivo. «A tutti voi auguro la buonanotte, e domani arrivederci in piazza San Pietro», ha detto ancora a braccio il Papa prima di lasciare il Circo Massimo, dando lui stesso ai giovani l’appuntamento per domani mattina in piazza San Pietro, preceduto dalla Messa con il card. Bassetti. Prima, però, c’è la Notte bianca da vivere in una ventina di chiese, con momenti di arte, cultura e spiritualità.

«Grazie per questo incontro di preghiera, in vista del prossimo Sinodo dei Vescovi». Comincia con queste parole il saluto del Papa, dopo il bagno di folla delle decine di migliaia di giovani che hanno passato due ore intense dialogando con lui. «Avete attraversato i luoghi dove la gente vive e lavora», il riferimento ai pellegrinaggi delle 195 diocesi che si sono date appuntamento a Roma per la «due giorni» col successore di Pietro: «Spero che abbiate respirato a fondo le gioie e le difficoltà, la vita e la fede del popolo italiano». Poi il brano del Vangelo di Giovanni che racconta la corsa di Maria Maddalena, Pietro e Giovanni al sepolcro vuoto di Gesù, in «quella mattina inimmaginabile che ha cambiato per sempre la storia dell’umanità».

Tutti corrono, tutti sentono l’urgenza di muoversi. «Abbiamo tanti motivi per correre: spesso solo perché ci sono tante cose da fare e il tempo non basta mai», dice il Papa: «A volte ci affrettiamo perché ci attira qualcosa di nuovo, di bello, di interessante. A volte, al contrario, si corre per scappare da una minaccia, da un pericolo… I discepoli di Gesù corrono perché hanno ricevuto la notizia che il corpo di Gesù è sparito dalla tomba». Da quella mattina, la storia non è più la stessa: «Da quell’alba del primo giorno dopo il sabato, ogni luogo in cui la vita è oppressa, ogni spazio in cui dominano violenza, guerra, miseria, là dove l’uomo è umiliato e calpestato, in quel luogo può ancora riaccendersi una speranza di vita».

«Non accontentatevi del passo prudente di chi si accoda in fondo alla fila», l’imperativo per il popolo giovane, a cui il Papa chiede «il coraggio di rischiare un salto in avanti, un balzo audace e temerario per sognare e realizzare come Gesù il Regno di Dio, e impegnarvi per un’umanità più fraterna», perché abbiamo bisogno di fratellanza. «Sarò felice di vedervi correre più forte di chi nella Chiesa è un po’ lento e timoroso», confessa Francesco: «La Chiesa ha bisogno del vostro slancio, delle vostre intuizioni, della vostra fede. E quando arriverete dove noi non siamo ancora giunti, abbiate la pazienza di aspettarci, come Giovanni aspettò Pietro davanti al sepolcro vuoto». Camminare insieme è accogliere l’altro «senza pregiudizi e chiusure: Camminare soli permette di essere svincolati da tutto, ma camminare insieme ci fa diventare un popolo, il popolo di Dio». Come recita un proverbio africano: «Se vuoi andare veloce, corri da solo. Se vuoi andare lontano, vai insieme a qualcuno».

«Gesù Cristo non è un eroe immune dalla morte, ma colui che la trasforma con il dono della sua vita». Nel Vangelo di Giovanni, «c’è l’umanità ferita che viene risanata dall’incontro con il Maestro; c’è l’uomo caduto che trova una mano tesa alla quale aggrapparsi; c’è lo smarrimento degli sconfitti che scoprono una speranza di riscatto. Non è la rappresentazione della sublime perfezione divina, quella che traspare dai segni di Gesù, ma il racconto della fragilità umana che incontra la grazia che risolleva», il commento di Francesco.

«Non abbiamo paura!», l’esortazione finale. «Non stiamo alla larga dai luoghi di sofferenza, di sconfitta, di morte», il monito: «Quanti sepolcri oggi attendono la nostra visita. Il signore mi ama! Sono amato, sono amata», la frase che il Papa ha esortato i giovani a ripetersi tornando a casa: «Allora la vita diventa una corsa buona, senza ansia, senza paura. Una corsa verso Gesù e verso i fratelli, col cuore pieno di amore, di fede e di gioia». M. Michela Nicolais (Agenzia Sir)

Paolo VI, «l’artefice di una stagione bellissima»

È stato per tanti «il Papa dell’infanzia della giovinezza», l’«artefice di una stagione bellissima e intensissima, quella seconda fase del Concilio e dell’immediato dopo-Concilio», il «Papa della modernità dell’annuncio evangelico», colui che «ha amato questa città in modo sommo e discreto al tempo stesso». Il cardinale vicario Angelo De Donatis descrive così Paolo VI, nella veglia che ha presieduto ieri sera (11 ottobre 2018) nella basilica dei Santi XII Apostoli, in vista della canonizzazione di domenica 14.

Il momento di preghiera è stato preceduto da un convegno, a Sant’Ivo alla Sapienza, dedicato alla figura di Giovanni Battista Montini, a cui sono intervenuti la storica Giselda Adornato e monsignor Guido Mazzotta, relatore della causa di beatificazione. Durante la veglia ha invece portato la sua testimonianza monsignor Leonardo Sapienza, reggente della Prefettura della Casa Pontificia, profondo conoscitore della figura e del pensiero di Paolo VI, sul quale ha scritto anche diversi libri, che si è soffermato sul rapporto del Pontefice con l’Urbe: «Fu conquistato – ha detto monsignor Sapienza – dal fascino di Roma, dalla sua storia, dall’arte, dalla politica».

Leggi l’intervento completo del cardinale De Donatis

Leggi l’intervento completo di padre Sapienza

12 ottobre 2018

Paolo VI alle catacombe, la commemorazione con il cardinale Zuppi

Paolo VI in visita alle catacombe

La Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, in occasione del 60° anniversario della visita di Paolo VI alle catacombe di Domitilla e San Callisto, avvenuta domenica 12 settembre 1965, promuove un doppio appuntamento per la commemorazione dell’evento storico. Il 12 settembre, alle ore 18, presso la Tricora Occidentale del Comprensorio di San Callisto (via Appia Antica, 78), sarà inaugurata, alla presenza del cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente della Cei, la mostra fotografica e documentaria “1965-2025. Bere alle sorgenti. S. Paolo VI pellegrino alle catacombe”, che restituisce al visitatore l’atmosfera di quella storica giornata, attraverso l’esposizione di foto d’epoca, documenti d’archivio e manufatti.

La mostra, aperta al pubblico fino al 16 novembre 2025, è stata realizzata grazie alla collaborazione con il Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede (ArchEM – Archivio Editoriale Multimediale e archivio de L’Osservatore Romano), l’Istituto Paolo VI di Brescia, la Comunità dei Salesiani di Don Bosco e la Comunità dei Missionari del Verbo Divino, custodi delle catacombe di San Callisto e Domitilla. A seguire, alle ore 18:30, presso la basilica ipogea dei Santi Nereo e Achilleo nella catacomba di Domitilla (via delle Sette Chiese, 282), si svolgerà la commemorazione della storica celebrazione di san Paolo VI, presieduta dal cardinale Zuppi, con interventi musicali eseguiti dal coro Vocalia Consort.

8 settembre 2025

Paolo Curtaz a San Policarpo

Paolo Curtaz si definisce “evangelizzatore free-lance”, ma è soprattutto teologo e scrittore. Sabato prossimo, 22 febbraio, alle ore 19.15, sarà ospite della parrocchia di San Policarpo (piazza Aruleno Celio Sabino, 50 – fermata Giulio Agricola della Metro A), protagonista di un incontro dedicato al tema “Perseveriamo senza posa nella nostra speranza. Lettera di Policarpo ai Filippesi”.

L’incontro trae ispirazione dalla frase della Lettera di Policarpo ai Filippesi, che recita: “Perseveriamo senza posa nella nostra speranza”. Un’esortazione che richiama i fedeli alla costanza nella fede e alla fiducia nel futuro, nonostante le difficoltà del presente. Il pensiero di Curtaz, noto per il suo linguaggio chiaro e accessibile, offrirà una chiave di lettura attuale su come la speranza possa diventare una forza concreta nella vita di ogni cristiano. «Nell’anno del Giubileo questa parole di Policarpo sono significative perché come insegna il Concilio nel proemio della Gaudium et Spes le dinamiche di ricerca di felicità e pienezza del cuore umano sono profondamente identiche tra i testimoni del passato e noi, tra gli apostoli e i semplici fedeli, tra i padri della chiesa e noi figli di questo tempo così complesso», dichiara il teologo don Cosimo Quaranta, che coordina il calendario degli incontri culturali in parrocchia.

“I Dialoghi di San Policarpo” si confermano dunque come un’opportunità preziosa di confronto su tematiche che toccano la vita di fede e il vissuto quotidiano. L’iniziativa, che ha già visto la partecipazione di ospiti di rilievo, come Ernesto Maria Ruffini e Linda Pocher, si pone l’obiettivo di creare uno spazio di ascolto e riflessione aperto a tutta la comunità. Il precedente dialogo, infatti, ha visto interloquire con la comunità la psicologa Chiara Verderame, che ha affrontato il tema della salute mentale dei giovani e del loro rapporto con le sfide del presente. Il prossimo, invece, sabato 4 aprile, sarà dedicato alla dimensione di opportunità dell’agire politico con l’esperta di teologia politica, la teologa e professoressa Noemi Beccaria.

L’incontro si inserisce anche nel calendario dei festeggiamenti in onore del patrono, che fu vescovo di Smirne nonché una delle figure fondamentali della patristica cristiana; la memoria liturgica ricorre il 23 febbraio. Si comincerà il 20 con l’adorazione eucaristica serale animata dai giovani; prevista anche una serata karaoke con premiazione del vincitore e cena comunitaria. Infine, domenica prossima, dopo la celebrazione solenne delle 11.30, ci sarà il pranzo comunitario nel salone parrocchiale.

17 febbraio 2025

Pantheon: la precisazione dell’autorità ecclesiastica

In merito a quanto avvenuto oggi al Pantheon, riportiamo la dichiarazione dell’arciprete rettore della basilica, monsignor Daniele Micheletti:

«Nella mattinata del 14 settembre 2023 la basilica di Santa Maria ad Martyres – il Pantheon di Roma – è stato occupato dai Comitati Vele di Scampia. I partecipanti protestavano contro il taglio dei fondi Pnrr destinati alla riqualificazione dell’area di Scampia.
La Responsabile dei Musei Statali della Città di Roma (il Ministero della Cultura ha in carico la gestione diretta del Pantheon, che è un bene demaniale) ha autonomamente fatto intervenire le forze di Polizia per lo sgombero del Pantheon, che è stato temporaneamente chiuso al pubblico.
Ma l’art. 5 secondo comma della Legge 121/85 prevede che:
“Salvo i casi di urgente necessità, la forza pubblica non potrà entrare, per l’esercizio delle sue funzioni, negli edifici aperti al culto, senza averne dato previo avviso all’autorità ecclesiastica”.
Premesso che non si vede come potessero ricorrere i casi di urgente necessità, è opportuno precisare che lo sgombero è stato disposto senza avvisare o coinvolgere in alcun modo l’Autorità Ecclesiastica competente e le forze di Polizia sono entrate in basilica senza essere state chiamate dall’Arciprete Rettore e senza il necessario assenso del medesimo.
I manifestanti si sono spostati nel pronao della basilica dove sono rimasti fino alle 14.30 circa.
Le ragioni dei manifestanti e la loro azione avrebbero forse meritato una considerazione più delicata e meno decisa.
Mons. Daniele Micheletti, Arciprete Rettore»

14 settembre 2023

Panama a Roma. Veglia e notte al Divino Amore aspettando la Gmg

Panama a Roma. Veglia e notte al Divino Amore aspettando la Gmg. A cura del Servizio per la pastorale giovanile.

Panama a Roma, l’omelia del Vicario

Palazzo Lateranense, un tour dedicato ai rifugiati ucraini

palazzo lateranense

Nell’ambito del progetto d’inclusione sociale “Next Gen Together for Ukraine”, Palazzo Lateranense, in collaborazione con la Caritas di Roma, ha organizzato due visite guidate nella “Casa del Vescovo di Roma” dedicate ai rifugiati ucraini accolti dalle strutture diocesane. Il progetto, che racchiude non solo l’accoglienza ma anche il supporto e l’inclusione, rappresenta l’occasione per intraprendere percorsi educativi che aiutino le famiglie a ritrovare – per quanto possibile – identità, autonomia e una nuova quotidianità lontano dalla guerra.

Saranno 106 persone, in maggioranza donne e bambini, a visitare le sale di Palazzo Lateranense in due giornate: il 26 novembre e il 3 dicembre. Per Luigi Petrucci, referente del progetto per conto della Caritas diocesana, “si tratta di un’iniziativa accolta con grande interesse da parte delle famiglie. Sono molto contenti di vivere questa esperienza anche perché permette loro di conoscere meglio la città in cui hanno trovato accoglienza”.

23 novembre 2022

Palazzo Lateranense – La Casa del Vescovo di Roma: dal 13 dicembre apre le sue porte ai visitatori

Visita il sito www.palazzolateranense.com

Quasi tremila metri quadri, dieci sale, l’appartamento papale, la cappella privata, lo scalone monumentale che porta direttamente nella basilica di San Giovanni in Laterano. E il tavolo dove furono firmati i Patti Lateranensi. Sorprenderà il visitatore il Palazzo Lateranense – La Casa del Vescovo di Roma, che apre le sue porte dal 13 dicembre 2021. Un allestimento completamente nuovo, un percorso in sicurezza – accessibile a tutti – che attraversa il primo piano del Palazzo Apostolico con ingresso da piazza di Porta San Giovanni, proprio accanto alla cattedrale di Roma. Sarà possibile accedere al sito solo con visite guidate, in gruppi di massimo 30 persone, accompagnati delle Suore Missionarie della Divina Rivelazione, che da anni a Roma propongono itinerari di arte e fede. Per i giornalisti è prevista una visita in anteprima il prossimo martedì 7 dicembre alle ore 10.30.

È stato Papa Francesco a suggerire di rivitalizzare quella che per secoli è stata la residenza dei Papi, prima che fosse trasferita in Vaticano. In una lettera dello scorso 20 febbraio, indirizzata al cardinale vicario Angelo De Donatis, il Santo Padre scriveva: «La Chiesa nel corso dei secoli ha sempre operato per promuovere quanto frutto del genio e della maestria degli artisti, spesso testimonianza di esperienze di fede e quali strumenti per dare onore a Dio. Questo non solo per amore dell’arte, ma anche per salvaguardare il patrimonio culturale di fronte a sfide e a pericoli che l’avrebbero privato della sua funzione e del suo pregio. Tale speciale responsabilità, accompagnata dall’attenta sollecitudine nel considerare luoghi, edifici e opere espressioni dello spirito umano e parte integrante della cultura dell’umanità, ha consentito ai miei Predecessori di tramandarli alle diverse generazioni e di adoperarsi per conservarli e renderli disponibili a visitatori e studiosi. Un compito che anche oggi impegna il Vescovo di Roma nel rendere fruibile la bellezza e il rilievo dei Beni e del patrimonio artistico affidato alla sua tutela».

«Conosciamo bene il significato profondo di questo luogo – sottolinea il cardinale De Donatis – e sarebbe stato davvero un peccato non aprirlo al pubblico, perché un bene così grande va condiviso, va offerto agli altri. Chi era attaccatissimo a questo luogo, e addirittura voleva venire a viverci, era Giovanni XXIII. Papa Francesco, da un po’ di tempo a questa parte, firma tutti i suoi documenti dal Laterano per mettere in evidenza il legame con il luogo che custodisce la cattedra del vescovo di Roma».

Ad accompagnare i visitatori saranno le Missionarie della Divina Rivelazione. «È un grande privilegio e un grande onore per noi svolgere questo servizio di evangelizzazione attraverso l’arte – commentano –. Quello all’interno del Palazzo Lateranense sarà un viaggio entusiasmante tra le pagine della storia della Chiesa, dove arte e fede si intrecciano in una fecondità luminosa che riesce a trasmettere stupore, sapienza e bellezza alle diverse generazioni».

Per ripercorrere la storia del Palazzo Lateranense bisogna tornare indietro fino al 28 ottobre dell’anno 312, quando le truppe di Costantino sconfissero Massenzio nella celebre battaglia di Ponte Milvio. Sul soglio di Pietro sedeva in quegli anni Papa Milziade I, al quale Costantino donò l’area e le costruzioni un tempo appartenute all’antica famiglia dei Laterani. «Costantino – dice suor Rebecca Nazzaro, superiora delle Missionarie della Divina Rivelazione – concesse la libertà di culto con l’Editto di Milano del 313 e si fece promotore della costruzione dei luoghi di culto per i cristiani che, fino a quel tempo, avevano professato la loro fede tra intolleranze e persecuzioni. La basilica del Santissimo Salvatore, che in seguito sarà dedicata anche ai santi Battista ed Evangelista, sarà l’unica non costruita sulla sepoltura di un martire, bensì come ex voto suscepto (per grazia ricevuta), sui resti dei Castra Nova Equitum singularium, caserma dei pretoriani del rivale di Costantino, Massenzio. La basilica fu consacrata il 9 novembre del 318 e venne dedicata al Santissimo Salvatore da Papa Silvestro I. Ad essa, oltre che il Battistero, venne poi annesso il Patriarchium, noto come La Casa del Vescovo di Roma».

Nel corso dei secoli, tra danneggiamenti, traversie e saccheggi, questi luoghi conobbero il loro massimo splendore nel periodo medioevale, sotto il papato di Innocenzo III e Bonifacio VIII. Il Palazzo ricoprì la funzione di residenza dei Papi per circa mille anni, ma, al rientro dell’autorità papale, a seguito della “cattività Avignonese” (1309-1377), venne abbandonato. Come luogo scelto per ospitare il Papa fu infatti designato il Vaticano, non solo per gli aspetti geografici che lo rendevano più sicuro, ma soprattutto in virtù della presenza della tomba di Pietro. Nonostante questo, il Palazzo continuerà a mantenere intatta la prerogativa di Patriarchium: tutti i Papi, difatti, una volta eletti al soglio pontificio, faranno la loro presa di possesso nel Laterano.

La riqualificazione urbanistica di tutto il complesso avvenne per volontà di Papa Sisto V (1585-1590), il quale realizzò, in soli cinque anni di pontificato, una serie di operazioni di ristrutturazione e di edificazione nell’area circostante e in tutta la città. Alla fine, però, Sisto V riuscì a stare al Laterano soltanto un anno e tutti i suoi successori scelsero come dimora il Vaticano.

3 dicembre 2021

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