27 Giugno 2026

La solennità dell’Immacolata Concezione: l’omaggio di Papa Francesco

Foto Diocesi di Roma / Gennari

Venerdì 8 dicembre si celebra la solennità dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria. In occasione della ricorrenza, per tutto il giorno la cittadinanza romana porterà il proprio omaggio alla statua dell’Immacolata in piazza Mignanelli, a ridosso di piazza di Spagna. Come tradizione, i primi saranno i Vigili del fuoco, in onore dei 220 colleghi che l’8 dicembre del 1857 inaugurarono il monumento: alle 7 saliranno fino in cima per deporre la propria ghirlanda di fiori sul braccio della Vergine. Parteciperà al tradizionale omaggio anche Papa Francesco, il cui arrivo a piazza di Spagna è previsto per le ore 16. Sarà accolto dal cardinale vicario Angelo De Donatis e dalle autorità civili; pregherà davanti al monumento dedicato alla Madonna e lascerà dei fiori alla sua base.

Prima del Santo Padre saranno numerosi i gruppi e le personalità che lasceranno serti floreali ai piedi della colonna alta 12 metri progettata dall’architetto Luigi Poletti, sulla cui sommità svetta la statua mariana in bronzo realizzata dallo scultore Giuseppe Obici. Porteranno il proprio omaggio la parrocchia di Sant’Andrea delle Fratte, il Sovrano Ordine di Malta, il Corpo della Gendarmeria Vaticana con la banda musicale che, alle 9.30, eseguirà un inno alla Madonna. E ancora l’Arciconfraternita dei siciliani, il Circolo San Pietro, la Fondazione Don Gnocchi, i gruppi di Padre Pio e Casa Sollievo della sofferenza, il Sodalizio degli Abruzzesi… Da non dimenticare il grande corteo dei lavoratori delle aziende romane più importanti, tra cui le comunali e le municipalizzate, e l’ambasciatore di Spagna presso la Santa Sede con i gruppi spagnoli. Alle 14, l’omaggio dell’Unitalsi.

Fin dalle 5 e per tutta la giornata, i Frati Minori Conventuali della basilica dei Santi XII Apostoli saranno in piazza per accogliere i gruppi e i singoli fedeli, animando con canti e preghiera. «Nel sentire della popolazione quella verso l’Immacolata è sempre stata una forma di devozione radicata, già prima della proclamazione del dogma, che avvenne da parte di Papa Pio IX nel 1854», ricorda padre Francesco Celestino, parroco della chiesa dei Santi XII Apostoli. «Dal 1463 i frati francescani conventuali, arrivati nella basilica dei Santi XII Apostoli, hanno introdotto la devozione all’Immacolata – racconta il religioso –, grazie al cardinale Bessarione che lasciò nella chiesa un dipinto, chiamato appunto “La Madonna di Bessarione”, che ancora oggi è custodito nella nostra basilica. Nel 1477 Papa Sisto IV, che era francescano, diede licenza di celebrare con molta solennità la festa dell’8 dicembre e questo permise di gettare il primo seme di quella che è l’attuale novena dell’Immacolata».

Nella basilica dei Santi XII Apostoli si tiene, infatti, la più antica novena all’Immacolata di Roma: dal 29 novembre al 7 dicembre è prevista alle 17.45 la recita del Rosario e il canto delle litanie, quindi, alle 18.30, la Messa presieduta sempre da un cardinale con il canto del “Tota Pulchra”, che «fu composto – rivendica padre Celestino – da padre Alessandro Borrone, un nostro confratello vissuto nell’Ottocento». In particolare, oggi celebrerà l’Eucarestia il cardinale Mauro Gugerotti, martedì il cardinale Arthur Roche, mercoledì 6 dicembre sarà la volta del cardinale vicario Angelo De Donatis e il 7 del cardinale Gianfranco Ravasi. L’8, per la conclusione della novena, celebrerà il cardinale Giovanni Bettista Re.

4 dicembre 2023

La solennità del Corpus Domini nella diocesi di Roma

Foto Diocesi di Roma / Gennari

Grande attesa per il ritorno alla tradizione nella solennità del Corpus Domini. Papa Francesco ha infatti scelto di celebrarla a San Giovanni in Laterano domenica 2 giugno, quando alle 17 presiederà la liturgia solenne nella basilica cattedrale di Roma. Dopo la Messa si svolgerà la processione del Santissimo Sacramento in via Merulana, in preghiera con i vescovi ausiliari della diocesi, fino alla basilica papale di Santa Maria Maggiore. Qui, sul sagrato, verrà impartita la benedizione eucaristica.

L’invito a partecipare è rivolto a tutta la comunità ecclesiale di Roma. I biglietti per partecipare alla celebrazione eucaristia saranno disponibili dal 27 maggio presso la portineria del Vicariato (piazza San Giovanni in Laterano, 6 – piazza San Giovanni Paolo II).

La lettera di invito del vescovo Reina

20 maggio 2024

La sintesi della commissione diocesana sulle relazioni pervenute dalle prefetture

Di seguito pubblichiamo l’intervento che don Paolo Asolan, professore all’Istituto “Redemptor Hominis” della Pontificia Università Lateranense, ha tenuto lunedì 14 maggio all’assemblea diocesana, a cui è intervenuto Papa Francesco. Don Asolan ha sintetizzato il lavoro svolto dalla commissione diocesana sulle relazioni pervenute dalle prefetture.

Per abbozzare una sintesi del cammino compiuto durante la Quaresima dalle parrocchie, ci può forse aiutare una ripresa del tema delle malattie spirituali, ponendole in analogia con quelle corporali, le quali sono sempre la rottura dell’equilibrio funzionale in un organismo.
Per l’organismo che la Comunità Cristiana è (ed è chiamata ad essere), l’equilibrio funzionale buono é dato dalla reciprocità costitutiva della sua vita ad intra (= il suo impegno di edificazione della Comunità) e ad extra (= la sua missione e il suo servizio al mondo). Papa Giovanni, nel radiomessaggio dell’11 settembre 1962, disse che compito del Concilio doveva essere quello di affrontare entrambe queste sfide. Papa Francesco, con Evangelii Gaudium, ci chiede di strutturare l’ad intra alla luce dell’ad extra: cioè in chiave missionaria, perché la Chiesa vive – e comprende se stessa – per la missione, per la diaconia al mondo.
Di fatto, l’obiettivo ultimo delle domande era quello di evidenziare cosa frena in noi il dinamismo evangelizzatore.

Proviamo qui a collocare le malattie emerse/diagnosticate riconoscendole come rottura di questa reciprocità e di questo rapporto organico, che porta al cattivo funzionamento dell’organismo stesso.
Ci rifacciamo, sommariamente e solo per essere meglio illuminati a comprendere che passi di guarigione prevedere da qui in avanti, alle quattro possibili cause di una malattia, che si presenta

* o per la presenza di qualcosa “in più” nell’organismo (batteri, sostanze estranee, virus, lo stesso ossigeno assunto in quantità eccessiva…)

* o per l’assenza di qualcosa che é “in meno” rispetto alle esigenze del buon funzionamento dell’organismo (sottraendo ossigeno, sangue, enzimi… come avviene per carenza di elementi vitali come acqua, cibo, vitamine…)

* o per malattie autoimmuni (quando per difendersi da qualcosa, l’organismo produce risposte immunitarie anomale dirette contro componenti dell’organismo stesso, determinando alterazioni funzionali, come nel diabete o nelle sclerosi…)

* o per decadimento funzionale (quando uno o più sistemi nell’organismo vengono meno alla propria funzione: Alzheimer, demenza…).

La ricchezza di dati e di osservazioni è, grazie a Dio, proprio una ricchezza, irriducibile in poche pagine. Tuttavia, appare chiaro l’emergere di alcune costanti nelle risposte, che ci mettono di fronte ad un primo discernimento comunitario, entro il quale – pur con le dovute specificità – si riescono ad individuare alcune precise chiamate dello Spirito Santo alla conversione pastorale.
Una tale classificazione suppone le sei malattie sulle quali si era chiamati a verificarci (pessimismo, esclusione, etc), ma vorrebbe cercare già di individuare alcune radici. La rassegna è in ordine non ragionato.

A)
Presenza di qualcosa “in più” nell’organismo (batteri, sostanze estranee, virus, lo stesso ossigeno assunto in quantità eccessiva…):

– il benessere economico (anche relativo: ci sono situazioni di disagio economico crescente) e i soldi ottundono la vita spirituale in generale, cioè una vita che tiene nel suo orizzonte ciò che è immateriale. Il fattore economico (come anche la convenienza o la produttività) si sono largamente insediati come matrici di giudizio, al posto della fede e del Vangelo. Questa causa, peraltro, un grande senso di inutilità e di stanchezza (la stanchezza è lo stato d’animo più ricorrente), che viene dagli scarsi risultati pastorali nell’immediato.

– l’ipertrofia del soggetto, che stenta a viversi come persona-in-relazione, e che considera gli altri, il prossimo, come una relazione esterna e non necessaria. Non c’è coscienza e spesso nemmeno esperienza della necessità di appartenere al popolo di Dio per conoscerLo e essere partecipi della pienezza della vita. La dimensione sociale e comunitaria è tutta da ricostruire e rieducare, sia nella vita ecclesiale che in quella civile. La partecipazione dei singoli appare legata al sentire personale e alla compiacenza (verso i preti-guru), e così sembrano irrilevanti Gesù Cristo e la Chiesa.

– eccessivo senso di appartenenza nei confronti della propria comunità e/o esperienza di fede. Vi sono due conseguenze: il dramma (presente in tutte le schede!) di una mancanza di comunione davvero preoccupante. Si tratta forse della malattia più segnalata: le varie realtà ecclesiali non si sentono parte di un tutto (la parrocchia o la diocesi) e questo è a sua volta alla radice delle divisioni e della inconsistenza pastorale di molte proposte. La seconda conseguenza è che la missione o la formazione cristiana sono pensate come mera ripetizione della propria, consegnata ai più giovani, senza quindi una vera conoscenza di chi essi siano e di che cosa abbiano bisogno, di quale sia il contesto nel quale ora si trovano. Una prefettura segnala con una certa insistenza il problema costituito dal Cammino Neocatecumenale, a causa del quale questa frattura sembra essere particolarmente dolorosa.

– eccessivo numero di iniziative pastorali, molto frammentate e non organicamente pensate (“inutile moltiplicazione delle attività”), che non danno continuità (“si passa da un incontro all’altro senza meditarne i contenuti, da una proposta all’altra senza rimanerne coinvolti”). In alcuni casi, troppa programmazione (efficientismo), per cui lo spazio per la gratuità e il non preventivabile rimane scarso o del tutto assente. Ciò comporta una certa defigurazione del ministero pastorale, ridotto a volte a ruoli di pura gestione e coordinamento, senza che si viva una paternità/generatività spirituale. Più in generale, si registra una centratura ancora troppo decisiva sul prete in ordine alle attività pastorali, intese sempre come attività ad intra.

– in generale una malattia comune praticamente a tutte le schede è quella della frenesia, cioè di una gestione del tempo vissuto come un tiranno, che non consente altro che una vita alienata e lontana dal Signore e dai fratelli. L’organizzazione del tempo riempito di cose da fare è avvertito come una delle radici degli infiniti disagi ecclesiali, familiari e più in generale esistenziali. Ci si chiude alla bellezza e alla gratuità delle relazioni, che richiedono invece tempo.

– troppa connessione tecnologica e troppa immersione nei nuovi media rendono marginali l’annuncio verbale o scritto del Vangelo, l’appartenenza in carne e ossa alla comunità cristiana, il gusto di imparare la sapienza della fede (il sapere è dedotto da Google). La pervasività di questi mezzi concorre all’irrilevanze di autorevolezza della parola della fede. Le figure in autorità non sono quelle dei testimoni della fede o dei genitori, ma quelle enfatizzate dai media. Troppo sapere e troppe informazioni hanno preso il posto del Vangelo.

– troppe Messe e troppo schiacciamento sulle Messe anziché sull’evangelizzazione. La Messa non può continuare ad essere l’unica offerta pastorale. Al prete continuano ad essere richieste tante Messe e tanti adempimenti gestionali.

– una paura inibente di incontrare realtà difficili (i giovani “lontani”, ad esempio) o anche soltanto nuove. Questa paura determina un’eccessiva chiusura difensiva nelle attività intraecclesiali, e una sostanziale lontananza dalle questioni sociali, politiche o amministrative, non sentite come parte della missione del cristiano.

B)
Assenza di qualcosa che é “in meno” rispetto alle esigenze del buon funzionamento dell’organismo (sottraendo ossigeno, sangue, enzimi… come avviene per carenza di elementi vitali come acqua, cibo, vitamine…)

– il deficit più segnalato è senz’altro quello della conoscenza, della fraternità e della comunione tra di noi. Non c’è scheda che non registri in termini preoccupati una mancanza di familiarità, di senso di appartenenza. Gruppi e realtà ecclesiali vengono descritti sempre come chiusi tra di loro, tranne forse le eccezioni rappresentate dai gruppi caritativi. Ogni realtà pare procedere in ordine sparso: per contrasto lo si costata anche dall’entusiasmo che gli incontri di verifica hanno suscitato in chi ci ha partecipato, quasi che l’esperienza del pregare insieme e del parlarsi al di fuori del solito gruppo di appartenenza fosse il dono (o la realtà) cercata e non mai trovata.

– manca una prospettiva diocesana che faccia unità: si intuisce in più schede che il servizio dell’unità dev’essere sovra-parrocchiale e anche sovra-prefettizio. Questo servizio dovrebbe porsi in termini sussidiari e non sostitutivi o concorrenziali con le attività e i servizi che già svolgono le parrocchie. Si sente l’esigenza di avere degli obiettivi comuni, che ci facciano camminare insieme.

– alcune schede segnalano una sorta di endemica mancanza di simpatia/fraternità tra preti. E questo si vede.

– manca il tempo per l’impegno nelle attività pastorali (anche in quelle che pure saprebbero necessarie) e la cura delle relazioni: c’è un certo analfabetismo affettivo, un’incapacità di offrire amicizia (specie ai giovani)

– mancano tempi di preghiera (qualcuno aggiunge: “manca chi insegni a pregare”) e più a fondo ancora, mancano tempi di formazione sul/al Vangelo. L’esigenza della formazione di fede è molto segnalata: sia come intelligenza della fede stessa, sia di tutti quegli aspetti culturali e sociali che fanno l’ambiente umano nel quale viviamo e che appare respingere o ritenere inutile la fede e Gesù Cristo. C’è consapevolezza di non saper trarre dalla fede e dal Vangelo le risposte e gli orientamenti per la vita in un contesto come il nostro, fattosi plurale, indifferente e qualunquista. Manca nella nostra coscienza di fede un’antropologia cristiana davvero integrale. Non appare nelle schede l’idea che il cammino di fede consista in una formazione permanente, che dura tutta la vita: a parte alcune parrocchie, nelle quali questa scelta è stata fatta e ha portato buoni frutti e un risveglio anche nella partecipazione.
Mancano analisi kairologiche (cioè fatte dal punti di vista della fede e con categorie di fede) del territorio che organizzino una risposta comune tra parrocchie di uno stesso territorio.

– manca spesso un ricambio di responsabili delle attività: sia generazionale (siamo in presenza di strutture pastorali in genere costituitesi alcuni decenni fa: quando le generazioni che le hanno iniziate non ci saranno più, probabilmente spariranno anche le attività) che di durata (molte schede segnalano la radice delle malattie spirituali comunitarie nel fatto che alcuni laici siano da sempre responsabili di alcuni settori, e questo genera dei feudi – con tutte le rivalità del caso).

– mancano i poveri come parte della comunità e non solo come destinatari dei servizi caritativi. Bisogna aggiungere che la prassi caritativa è una delle realtà di cui tutti sono grati.

– in alcune comunità la mancanza dei giovani è un problema grave.

– mancano rapporti con l’Amministrazione circa i problemi cittadini che ci si trova a dover affrontare: siamo un popolo e invece ci comportiamo come un club privato. Manca l’offerta di una piattaforma di dialogo/confronto comune sui problemi che ha la gente. E se queste piattaforme ci sono, non partecipiamo.

– in alcune parrocchie (specie del settore Nord) manca la presenza fisica dei parrocchiani, che sono pendolari. La povertà territoriale incide anche sulla composizione della parrocchia e sulle attività che essa può fare.

C)
malattie autoimmuni (quando per difendersi da qualcosa, l’organismo produce risposte immunitarie anomale dirette contro componenti dell’organismo stesso, determinando alterazioni funzionali, come nel diabete o nelle sclerosi…)

– il pettegolezzo, la mormorazione e la critica malevola e vigliacca; di converso, la paura paralizzante delle critiche degli altri

– il disprezzo verso altre esperienze di fede diverse dalla nostra; l’appartenenza troppo rigida al proprio gruppo, che provoca fratture e mancanza di comunione; il senso di sconfitta quando le nostre attività non hanno funzionato

– la comunicazione difettosa o addirittura mancante tra di noi; assuefazione all’indifferenza e alla solitudine, interpretate come rispetto e desiderio di non disturbare

– introversione e incapacità di fare il primo passo, di riconoscere bellezza e interesse al di fuori di noi;

– autoreferenzialità dei percorsi formativi;

– enfatizzazione degli aspetti socio-caritativi della parrocchia, ridotta a sede di servizi di questo tipo, dove la fede non c’entra

– l’attaccamento ai metodi pastorali del passato, al “si è sempre fatto così” (si perpetua un’identità, senza comprendere che lo scopo della nostra vita è fuori di noi, non nel preservare noi stessi)

– disinteresse verso le iniziative diocesane, sentite come “altro” rispetto alla pastorale della parrocchia

– per i bisogni fondamentali della vita – bisogni di senso, di luce, di riconciliazione – i cristiani vanno dallo psicologo piuttosto che in parrocchia.

D)
decadimento funzionale (quando uno o più sistemi nell’organismo vengono meno alla propria funzione: Alzheimer, demenza…).

– il coinvolgimento in parrocchia più per risolvere problemi personali (solitudine, bisogno di gratificazioni personali) piuttosto che per vivere il vangelo

– la parrocchia diventata un’azienda di servizi, che moltiplica le attività senza corrispondente crescita spirituale; questo chiudersi/limitarsi alle attività provoca stanchezza e aridità; il parroco ridotto a manager, esecutore di progetti. L’impostazione parrocchiale com’è, non sostiene la vita spirituale, né del prete né dei laici

– quando le persone vengono viste solo come risorse-lavoro

– non c’è un senso trascendente in quello che facciamo

– la consegna di noi stessi agli algoritmi che plasmano le nostre identità

– una grande stanchezza: la vita si è fatta sempre più intensa e complicata

– difficile collaborazione con i religiosi

– non c’è rapporto strutturale/strutturato con il territorio

– non si ritiene per niente utile quello che si fa
– invecchiamento/spopolamento del Centro che ha bisogno di essere pastoralmente riconfigurato

– la crisi non tocca un aspetto o l’altro della fede, ma la possibilità stessa della fede

– approccio semplicistico (culturalmente debole) alla complessità nella quale siamo immersi

– gli scandali dei pastori provocano disorientamento e allontanamento, specie dei giovani

– Alzheimer spirituale: ossia la dimenticanza della storia della salvezza, della storia personale con il Signore, del “primo amore”

14 maggio 2018

La sfida teologica del dialogo islamo cristiano

«Nel contesto europeo odierno, il dialogo appare più che mai urgente per favorire la comprensione reciproca tra i cristiani e i musulmani». Parte da questo presupposto l’appuntamento promosso dal Centro diocesano di teologia per laici dell’Istituto Ecclesia Mater e il Pontificio Istituto di Studi Arabi e d’Islamistica, in programma sabato 20 aprile dalle 9.30 alle 12 nella Scuola Don Baldo (via Filippo Ermini 10 – fermata Metro A Baldo degli Ubaldi).

“Una sfida teologica per i laici: il dialogo islamo-cristiano” è il tema dell’incontro, che sarà aperto dai saluti di Claudia Caneva, preside dell’Ecclesia Mater. Interverranno poi i professori Filone Rizzo, Anna Canton e Wasim Salman; moderatore don Paolo Scarafoni.

 

 

16 aprile 2024

La Settimana Santa nella diocesi di Roma: una Pasqua da vivere «nelle nostre case»

Una Pasqua diversa, da vivere «nelle nostre case», «riscoprendo l’ascolto della Parola di Dio e la ricchezza dei simboli della Liturgia». Il cardinale vicario Angelo De Donatis scrive una lettera alla comunità diocesana – sacerdoti e diaconi, religiose e religiosi, e tutto il popolo di Dio – con gli orientamenti pastorali della diocesi di Roma per la Settimana Santa. Ci avviciniamo a questo tempo, esordisce il vicario, «in una situazione di emergenza sanitaria mondiale, senza poter vivere comunitariamente le celebrazioni pasquali. È una condizione molto triste, ma dobbiamo accogliere la strada che la Provvidenza ci indica, anche se diversa da quella che avevamo immaginato».

Rimane dunque la necessità che le Messe siano celebrate senza la presenza dei fedeli, che potranno seguirle appunto da casa, in streaming o in diretta televisiva. «Raccomando – scrive il cardinale De Donatis – di seguire le liturgie presiedute dal Santo Padre, nostro vescovo e, in ogni caso, di dedicare un congruo tempo all’orazione personale e familiare, valorizzando soprattutto la Liturgia delle Ore e le altre pratiche di pietà. Rinnovo l’invito a valorizzare la catechesi per gli adulti e per i bambini, con la spiegazione dei segni liturgici da utilizzare nella preghiera in famiglia, nonché a vivere la carità “del telefono” o quella “della porta accanto”».

La nota della diocesi chiarisce che la Messa della Domenica delle Palme andrà celebrata «solo in forma semplice (terza forma del Messale Romano), omettendo la processione, la benedizione e la distribuzione di palme e rami di ulivo». Quanto al Triduo Pasquale, la Messa Crismale potrà essere celebrata alla fine dell’emergenza sanitaria, mentre «la Messa in Coena Domini può essere celebrata eccezionalmente senza la presenza del popolo», omettendo la lavanda dei piedi, già facoltativa, e la processione al termine della celebrazione. Per il Venerdì Santo, invece, è stata predisposta un’intenzione «da introdurre nella Preghiera universale, dedicata a coloro che si trovano in una situazione di smarrimento, ai malati, al personale sanitario e in suffragio dei defunti». Ancora, l’atto di adorazione della Croce, mediante il bacio, potrà essere effettuato dal solo presidente dell’azione liturgica. Un rito più semplice anche quello previsto per la Veglia pasquale, senza l’accensione del fuoco; «della liturgia battesimale si mantenga solo il rinnovo delle promesse». Mentre «i catecumeni riceveranno i sacramenti dell’iniziazione cristiana al termine dell’emergenza sanitaria».

Leggi il testo integrale della nota sugli orientamenti pastorali

Scarica l’intenzione di preghiera

30 marzo 2020

La Settimana mariana a Sant’Ippolito

Dal 29 maggio al 5 giugno la Madonna Pellegrina di Fatima sarà nella parrocchia di Sant’Ippolito, in viale delle Provincie. La statua mariana sarà accolta domenica presso il Comando generale della Guardia di Finanza di viale XXI Aprile; da lì partirà una processione verso la parrocchia dove, alle ore 18, il cardinale Dominique Mamberti, prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, presiederà la Messa.

Poi, per tutta la settimana, saranno cardinali o vescovi a presiedere la celebrazione eucaristica delle 19: lunedì 30 il cardinale Paolo Lojudice, arcivescovo di Siena; il primo giugno il cardinale Angelo Comastri, a cui seguirà l’adorazione eucaristica animata dai giovani in collaborazione con il Rinnovamento nello Spirito regionale; il 2 il vescovo Guerino Di Tora; il 3 il vescovo Dario Gervasi. Sabato 4 presiederà il parroco monsignor Manlio Asta. La conclusione il 5 a mezzogiorno con la Messa celebrata da monsignor Giuseppe Mani, arcivescovo emerito di Cagliari, e il salato alla statua con i fazzoletti bianchi.

23 maggio 2022

La settimana in Val di Fassa all’insegna della preghiera

Preghiera. Questa è la parola chiave che sta accompagnando i sacerdoti romani durante il loro soggiorno in Val di Fassa. Quelli che festeggiano il festeggiato il decimo, ventesimo e trentesimo anniversario di ordinazione sono infatti a Soraga con il cardinale vicario Angelo De Donatis, per la settimana di fraternità organizzata dall’Ufficio per la formazione permanente del clero, nella casa La Lum de Roisc. Il gruppo di presbiteri si fermerà fino a sabato, mentre il giorno seguente arriveranno i parroci che hanno ricevuto la prima nomina nel 2022. Presenti anche i vescovi Benoni Ambarus, Guerino Di Tora e Paolo Ricciardi.

Il cardinale De Donatis propone, quotidianamente meditazioni sul tema della preghiera. Ci sono poi celebrazioni eucaristiche, passeggiate, momenti di condivisione importanti per consolidare i rapporti. «Abbiamo compreso che il cuore è il luogo per eccellenza della preghiera (…); là entriamo direttamente in contatto con il Signore», dice il vicario in una delle sue catechesi. «Perché, in fondo, pregare – domanda retoricamente De Donatis – se non perché ci accorgiamo di non bastare a noi stessi, di avere tante domande e poche risposte, tanti dubbi e poche certezze, tanti bisogni, prove, sgomenti e paure, tanta fame e sete di qualcosa da cui ci sentiamo sfiorati, ma che non possiamo afferrare mai completamente? (…) Pregare per ri-conoscermi e ri-conoscerLo, in un intreccio fecondo di grida, nostalgie e silenzi, di ricerca e di attesa, di lacrime e gioie. Pregare per alzare le antenne della mia finitudine verso l’infinito e accostare l’orecchio dell’anima origliando al cuore di Dio».

La giornata di mercoledì è stata «una giornata di “deserto”», racconta monsignor Pablo Castiglia, pensata come una sorta di ritiro spirituale, come un momento per riflettere, nel profondo, sulla preghiera. «Questi giorni sono importanti per il recupero dello spirito di fraternità sacerdotale. Non è una vacanza, ma una settimana di formazione e di aggiornamento», sottolinea don Enrico Rampone, parroco di Dio Padre Misericordioso a Tor Tre Teste, che festeggia il ventesimo anni di sacerdozio ed è tra i partecipanti al viaggio. Conclude il vescovo Ricciardi: «Siamo stati chiamati a vivere questo tempo di riposo, di ristoro. Credo che una settimana come questa ci aiuta a riconciliarci innanzitutto con noi stessi. E quando ci riconciliamo con i ritmi della nostra vita capiamo che Dio è al centro di tutto».

La Settimana di Spiritualità al Teresianum

«Comprendere le metafore aiuta a rendere il pensiero agile, intuitivo, flessibile, acuto. Chi ha immaginazione non si irrigidisce, ha il senso dell’umorismo, gode sempre della dolcezza della misericordia e della libertà interiore». Sono queste parole di Papa Francesco, da “Viva la Poesia!” a ispirare il tema della 67ª Settimana di Spiritualità al Teresianum, che quest’anno è “Per vedere l’invisibile. Spunti per una spiritualità dell’immagine”.

L’iniziativa, pensata come un vero e proprio percorso interdisciplinare sulla teologia dell’immagine nella tradizione cristiana, si svolgerà dall’1 al 5 marzo, coincidente quindi con la seconda settimana di Quaresima, e prevede incontri quotidiani dalle 17.30 alle 19.30, presso la sede della Pontificia Facoltà Teologica Teresianum–Pontificio Istituto di Spiritualità, in piazza di San Pancrazio 5/A.

Ad aprire la settimana, domenica primo marzo, sarà il gesuita Nicolas Steeves, teologo e professore di teologia fondamentale presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma, con la sua prolusione inaugurale intitolata “Sale e luce: immaginare una teologia sapienziale”.

Lunedì 2 marzo è previsto l’intervento sull’immaginazione ed evangelizzazione “Come se vedesse l’invisibile (Eb 11,27)” di padre Luigi Maria Epicoco, teologo e filosofo insegnante alla Pontificia Facoltà Teresianum, seguito da una rappresentazione di Gran Teatro Bernini, sull’estasi di Santa Teresa, drammaturgia e regia di Francesco d’Alfonso dell’Ufficio per l’Università del Vicariato di Roma.

Il terzo giorno, martedì 3 marzo, è affidato a Chiara Bordino, del Ministero degli Affari Esteri, ricercatrice accademica specializzata in studi bizantini e arte medievale, e a Lisa Giombini, docente associato del dipartimento di Filosofia, Comunicazione e Spettacolo dell’Università Roma Tre. Bordino proporrà una riflessione sulle rappresentazioni iconografiche antiche: “Immagini e icone nel cristianesimo antico fino al secondo concilio di Nicea”, mentre il discorso di Giombini sarà sul valore della veridicità nell’esperienza artistica: “Ciò che l’occhio non coglie. Sul valore dell’autenticità nell’esperienza dell’arte”

Mercoledì 4 marzo è dedicato a un approfondimento della spiritualità carmelitana, grazie a padre Iain Matthew e padre Emilio Martínez, entrambi dell’ordine dei Carmelitani Scalzi e professori straordinari al Teresianum, che offriranno i loro contributi rispettivamente su “Giovanni della Croce, maestro nel vedere l’invisibile” e Teresa di Lisieux “Guarda il suo volto adorabile: Teresa di Lisieux”.

Concluderà, giovedì 5 marzo, don Giuseppe Lorizio, professore ordinario di Teologia fondamentale della Pontificia Università Lateranense, con l’intervento “Dall’idolo all’icona. Una metamorfosi teo-logica”, seguito da Americo Miranda, della Comunità di sant’Egidio, che apporterà un contributo derivante dalla sua esperienza parlando di “Vedere gli invisibili. Povertà e santità nelle Dilexi te e nei discorsi al popolo di Agostino.”

Un programma ricchissimo che, come riporta il sito del Teresianum nell’invito alla Settimana di Spiritualità, metterà a disposizione dei partecipanti «solo alcuni degli spunti di una “spiritualità dell’immagine” che rimane un orizzonte immenso di esplorazione per la nostra riflessione teologica e per la nostra chiamata alla santità, orizzonte da contemplare – come tenteremo di fare nel susseguirsi delle giornate e dei relatori – secondo variegate angolature: quella dell’integrazione dell’immaginazione in una teologia sapienziale; quella della pastorale della carità e dell’evangelizzazione; quella della storia dell’arte e della filosofia; nonché infine quella carmelitana».

L’evento sarà solo in presenza e, in caso di necessità, è possibile, per chi venisse da fuori Roma, prenotarsi presso la foresteria del Teresianum.

Per eventuali informazioni scrivere a: iadarola@teresianum.net

24 febbraio 2026

La Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani e la veglia ecumenica diocesana

L’Amore verso Dio e verso gli altri saranno al centro della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani 2024, che avrà per tema “Ama il Signore Dio tuo… e ama il tuo prossimo come te stesso” (Lc 10, 27) e si terrà dal 18 al 25 gennaio. In quest’ultima data, solennità della Conversione di san Paolo, alle ore 17.30, nella basilica di San Paolo fuori le Mura, Papa Francesco concluderà la Settimana con la celebrazione dei Vespri. Tra i vari eventi in programma, centrale sarà la veglia ecumenica diocesana, venerdì 19 gennaio alle ore 19 nella parrocchia di San Gaspare del Bufalo (piazza omonima), che vedrà la partecipazione dei rappresentanti delle diverse confessioni presenti a Roma. A presiederla sarà il vescovo Riccardo Lamba, delegato diocesano per l’Ecumenismo e il dialogo interreligioso; l’omelia sarà offerta dal pastore Dr. Michael Jonas, della Chiesa Luterana di Roma; l’animazione sarà invece a cura delle corali Romeno Ortodossa, Metodista e Valdese, DecimaQuinta e San Gaspare del Bufalo.

Ma durante la Settimana diverse saranno le iniziative organizzate da parrocchie e comunità a tema ecumenico. Tra le tante, nella parrocchia di Dio Padre Misericordioso giovedì 18 alle 20.30 ci sarà una veglia della XVI prefettura, a cui interverrà il pastore Andrea Aprile, della Chiesa Battista di via del Grano. Martedì 23 gennaio, alle ore 19, si terrà un momento di preghiera ecumenico parrocchiale di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri presso la vicina chiesa metodista di via XX Settembre (angolo via Firenze). Come tradizione, la Messa nei vari riti cattolici d’Oriente e d’Occidente verrà celebrata solennemente nel Centro Eucaristico Ecumenico di Santa Maria in Via Lata (via del Corso, 306) delle Figlie della Chiesa, con inizio alle ore 20; parteciperanno anche i diversi Collegi pontifici presenti a Roma.

Il sussidio per la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani 2024 è stato preparato da un Gruppo ecumenico locale del Burkina Faso, coordinato dalla Comunità locale di Chemin Neuf (Comunità Chemin Neuf, Ccn). In particolare, sono stati coinvolti nella stesura del testo fratelli e sorelle dall’Arcidiocesi cattolica di Ouagadougou, dalle Chiese protestanti, dagli organismi ecumenici e dalla Ccn in Burkina Faso. Dal 2016 il Paese africano sta vivendo una grave crisi che coinvolge tutte le comunità di fede. Si susseguono gli attacchi terroristici, che hanno causato oltre tremila morti e quasi due milioni di sfollati all’interno del Paese, «mentre sono state chiuse migliaia di scuole, centri sanitari, municipi – si legge nel sussidio – e sono andate distrutte gran parte delle infrastrutture socio-economiche e di trasporto». Le chiese cristiane in particolare sono state oggetto di attacchi armati: sacerdoti, pastori e catechisti sono stati uccisi; tanti sono ancora nelle mani di rapitori. Oltre il 22% del territorio nazionale è fuori dal controllo delle autorità e in questi contesti i cristiani non possono più praticare apertamente la loro fede.

«Alla luce dei tragici eventi di guerra in atto in tanti scenari, che non risparmiano più nessun continente e coinvolgono anche cristiani contro altri cristiani – riflette il vescovo Riccardo Lamba, delegato diocesano per l’Ecumenismo e il dialogo interreligioso –, appare sempre più urgente sottolineare che quello dell’Amore di Dio e dei fratelli non è un auspicio o un progetto utopico, ma un vero e proprio “comandamento”, praticabile solo nella misura in cui ogni discepolo di Gesù Cristo, in un cammino continuo di conversione, ed ogni comunità cristiana, si lasciano purificare dall’Amore di Dio per diventare sempre più in grado di amare come Gesù ha fatto».

Sulla stessa linea monsignor Marco Gnavi, responsabile dell’Ufficio diocesano per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso: «La Settimana di preghiera è ormai una tradizione delle chiese e delle comunità ecclesiali – osserva – ma questo non è mai scontato, proprio perché spinte alla divisione, considerati i contesti e i conflitti internazionali, sono tali che ogni gesto di preghiera, ogni passo verso l’unità acquista maggiore valore». Il tema scelto è «alla radice stessa del nostro essere cristiani – prosegue –, poiché sono i due comandamenti dell’amore verso Dio e verso il prossimo che compendiano tutte le nostre scelte e si ripropongono in questo nostro oggi ferito e complicato come una via semplice, diretta e possibile».

16 gennnaio 2024

La Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani

“Cercate di essere veramente giusti” (Dt 16, 18-20): questo versetto del Deuteronomio fa da filo conduttore alla Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, che si celebra dal 18 al 25 gennaio 2019. Momento culminante, nella diocesi di Roma, sarà la veglia di preghiera diocesana nella parrocchia di San Felice da Cantalice, a Centocelle (piazza omonima), in programma martedì 22 alle ore 19. Parteciperanno i rappresentanti delle diverse confessioni cristiane presenti a Roma. Per i cattolici, ci sarà il vescovo ausiliare del settore Est monsignor Gianpiero Palmieri.

Al contrario di quanto accadeva in passato, quest’anno il Santo Padre aprirà la Settimana di preghiera (di solito la concludeva) con la celebrazione dei vespri nella basilica di San Paolo fuori le Mura, il 18 gennaio alle ore 17.30.

La Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani 2019 è stata preparata dai cristiani dell’Indonesia. Il numero dei suoi abitanti ammonta a circa 265 milioni, di cui l’86% professa l’islamismo, mentre il 10% il cristianesimo di varie confessioni.

8 gennaio 2018

La Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani e la veglia ecumenica diocesana

Tutti ricordiamo la morte di George Floyd, afroamericano ucciso nel 2020 a Minneapolis, in Minnesota, dal poliziotto Derek Chauvin, che lo tenne immobilizzato per nove minuti premendogli il ginocchio sul collo. E le manifestazioni che seguirono, in tantissime città americane. Ci sono quegli episodi dietro alla Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani 2023, che si terrà dal 18 al 25 gennaio e sarà conclusa dai Vespri presieduti da Papa Francesco, alle 17.30 a San Paolo fuori le Mura.

“Imparate a fare il bene, cercate la giustizia” (Isaia 1, 17) è il tema che accompagnerà la Settimana, scelto da un Gruppo locale convocato dal Consiglio delle Chiese del Minnesota, congiuntamente con il Dicastero per la Promozione dell’Unità dei Cristiani. All’interno rappresentanti delle diverse Chiese cristiane, ministri di culto e laici, uomini e donne, giovani e anziani, residenti in contesti diversi e rappresentanti di comunità differenti, accomunati dall’aver lavorato in prima linea per la questione razziale, nonché per l’integrazione dei popoli indigeni (in Minnesota, nel 1862, avvenne la più grande esecuzione di massa della storia americana).

C’è la voglia di contrastare ogni odio razziale e comporre le differenze, da quelle del colore della pelle a quelle di fede in unica visione del bene comune e della famiglia umana, nel sussidio che hanno preparato. Come afferma monsignor Marco Gnavi, responsabile dell’Ufficio per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso della diocesi, «Roma è una città plurale dal respiro universale, che conosce tensioni e criticità. I cristiani rappresentano una risorsa fondamentale che, nell’apertura del cuore, nelle risorse spirituali, nell’empatia operosa per i più fragili contribuiscono a tessere una trama di speranza nelle pieghe della vita della metropoli».

In questo senso il tema sarà al centro anche della veglia ecumenica diocesana, giovedì 19 gennaio alle ore 18 nella parrocchia di Santa Maria delle Grazie al Trionfale, che sarà presieduta da monsignor Riccardo Lamba, vescovo delegato diocesano per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso. Parteciperanno il vescovo Baldo Reina, ausiliare per il settore Ovest e vicegerente della diocesi; il vescovo Rami Alkabalan della Chiesa cattolica siro antiochena; il vescovo Siluan dei Romeni Ortodossi; il vescovo Ian Ernest della Chiesa anglicana; oltre agli altri rappresentanti di diverse Chiese cristiane e comunità ecclesiali presenti a Roma. La predicazione sarà affidata al pastore Daniele Garrone, biblista valdese e presidente della Fcei (Federazione delle Chiese evangeliche in Italia). «In questo tempo difficile la concordia nella preghiera è un segno prezioso per fronteggiare le sfide della guerra, della pandemia, dell’incertezza e dell’impoverimento e c’è bisogno di noi tutti», commenta il vescovo Lamba.

Durante la Settimana saranno diverse le iniziative organizzate da parrocchie e comunità a tema ecumenico. Tra le tante, a Santa Maria in Trastevere, venerdì alle ore 20, ci sarà una preghiera solenne con il Patriarca ortodosso di Alessandria Sua Beatitudine Teodoro; mentre il 24, alle 20, sempre nella basilica di Trastevere, alla preghiera serale della Comunità di Sant’Egidio predicherà il pastore Paolo Ricca della Chiesa Valdese. A San Bartolomeo all’Isola Tiberina, il 22 alle ore 9, si terrà un incontro con una delegazione dell’Istituto Ecumenico di Bossey del Consiglio Ecumenico delle Chiese, con visita del Santuario in memoria dei nuovi martiri e testimoni della fede del XX e XXI secolo.

Ancora, la Messa nei vari riti cattolici orientali e nel rito romano verrà celebrata solennemente nel Centro Eucaristico Ecumenico di Santa Maria in Via Lata (via del Corso, 306) delle Figlie della Chiesa, con inizio alle ore 20, che vedrà la partecipazione dei diversi Collegi pontifici presenti a Roma. Mercoledì 18 alle 18.30, a San Giuseppe al Trionfale, è prevista la Messa in rito bizantino celebrata da padre Mark Semehen, rettore della basilica ucraina cattolica di Santa Sofia, che porterà la sua testimonianza. Martedì 24, alle 19, a Santa Maria degli Angeli, la veglia ecumenica di prefettura.

16 gennaio 2023

La Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani con la veglia ecumenica diocesana

Foto di Cristian Gennari

“In oriente abbiamo visto apparire la sua stella e siamo venuti qui per onorarlo” (Matteo 2, 2). Questo versetto tratto dal capitolo 2 del Vangelo di Matteo è il tema scelto per la cinquantacinquesima Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, che si terrà dal 18 al 25 gennaio. In quella data, solennità della Conversione di san Paolo, alle ore 17.30 nella basilica di San Paolo fuori le Mura, Papa Francesco concluderà la Settimana con la celebrazione dei Secondi Vespri. Tra i vari eventi in programma, centrale sarà la veglia ecumenica diocesana, mercoledì 19 gennaio alle ore 19 nella parrocchia di San Leone I (via Prenestina, 104), che sarà presieduta dal vescovo ausiliare monsignor Paolo Selvadagi, delegato diocesano per l’Ecumenismo e il Dialogo interreligioso, mentre l’omelia sarà offerta dall’arcivescovo Ian Ernest, direttore del Centro Anglicano di Roma; interverrà inoltre monsignor Rami Al Kabalan, vescovo siro cattolico, che porterà la sua testimonianza. Alla preghiera parteciperanno i rappresentanti di tutte le confessioni cristiane che vivono e testimoniano la loro fede a Roma: ortodossi, membri delle Antiche Chiese Orientali, anglicani, luterani, evangelici.

Durante la Settimana saranno diverse le iniziative organizzate da parrocchie e comunità a tema ecumenico. In particolare, la Messa nei vari riti cattolici orientali e nel rito romano verrà celebrata solennemente nel Centro Eucaristico Ecumenico di Santa Maria in Via Lata (via del Corso, 306) delle Figlie della Chiesa, con inizio alle ore 20, che vedrà la partecipazione dei diversi Collegi pontifici presenti a Roma. Si comincia martedì con il rito armeno e il Pontificio Collegio Greco; mercoledì 19 il rito ambrosiano e il Pontificio Seminario Lombardo; giovedì 10 il rito bizantino-ucraino e il Pontificio Collegio Basiliani di San Giosafat. Ancora, venerdì 21 il rito bizantino-romeno con il Pontificio Collegio Pio Romeno; sabato 22 il rito armeno con il Pontificio Collegio Armeno; mentre domenica 23 toccherà al rito romano e la celebrazione, per l’occasione, sarà presieduta dal cardinale vicario Angelo De Donatis. Si prosegue poi lunedì 24 con il rito bizantino-russo e il Pontificio Collegio Russicum; la conclusione il 25 con il rito etiopico e il Pontificio Collegio Etiopico.

Nella prospettiva del cammino sinodale, il 20 gennaio, presso la parrocchia di Santa Maria Regina Apostolorum, alle ore 18.30, avrà luogo un momento di ascolto assieme ai fratelli e sorelle della Chiesa Ortodossa di Romania, le cui figlie e figli lavorano, pregano, soffrono e sperano spalla a spalla con i fedeli cattolici. Saranno presenti il vescovo ausiliare del Settore Sud monsignor Dario Gervasi e il vescovo ortodosso Atanasie di Bogdania. Anche la parrocchia di Santa Maria ai Monti e quella di San Vitale organizzano insieme una celebrazione ecumenica per lunedì 24 alle ore 19, che sarà ospitata a San Vitale; interverranno l’archimandrita Simoeon Katsinas e il pastore luterano Michael Jonas della Chiesa luterana di Roma.

«Il tema di quest’anno è per noi particolarmente significativo – sottolinea monsignor Marco Gnavi, incaricato dell’Ufficio per l’ecumenismo, il dialogo interreligioso ed i nuovi culti della diocesi di Roma – perché richiama lo sguardo su un’area del mondo che ha visto nascere e crescere la speranza messianica in Gesù, e richiama la ricerca di pace e di speranza che attraverso i secoli ci raggiunge in maniera ancora più vivida. Ripenso al viaggio di Papa Francesco in Iraq, dove il Santo Padre ha offerto tanti segni di riconciliazione, di speranza, non solo per i cristiani orientali, ma per tutto l’ecumene cristiano, aprendo peraltro uno sguardo più ampio all’incontro fraterno con le altre religioni. Oggi pregare in comunione con i cristiani di Oriente significa ricordare il valore della presenza di queste minoranze in un contesto complesso, plurale; significa anche richiamare il valore universale di cui i cristiani sono portatori, un messaggio di pace e di luce».

14 gennaio 2022

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