9 Maggio 2026

La liturgia penitenziale del clero con Papa Francesco

«Non ci dobbiamo mai stancare di essere ambasciatori di riconciliazione», scrive il cardinale vicario Angelo De Donatis ai sacerdoti e ai diaconi della diocesi di Roma. Tanto più in questo «tempo di Quaresima – prosegue il porporato – in cui ci dedicheremo in modo intenso alla diaconia della riconciliazione». Per cominciare bene i quaranta giorni che precedono la Pasqua, dunque, come di consueto, si terrà la liturgia penitenziale dei presbiteri di Roma con il vescovo, Papa Francesco, giovedì 7 marzo – il giorno successivo al Mercoledì delle Ceneri – alle ore 9.30 nella basilica di San Giovanni in Laterano.

L’invito a partecipare arriva dal cardinale vicario, con la stessa lettera inviata oggi (27 febbraio 2019). Sarà «un’esperienza forte di comunione presbiterale – scrive ancora il cardinale De Donatis –. Ci doniamo il perdono di Dio, e il frutto che raccogliamo è uno sguardo nuovo che ci scambiamo tra noi: siamo accomunati dalla debolezza e dalla grazia della misericordia. Nessuno è più autorizzato a guardare gli altri con aria di sufficienza o di superiorità, ma tutti ci sentiamo ancora una volta avvolti dallo sguardo paterno di Dio».

Leggi il testo completo della lettera

27 febbraio 2019

La liturgia penitenziale con Papa Francesco il giovedì dopo le Ceneri

La data del 27 febbraio 2020 è da segnare in agenda per tutti i sacerdoti e i diaconi della diocesi di Roma: come consuetudine, infatti, il giovedì subito dopo il Mercoledì delle Ceneri (che sarà il prossimo 26 febbraio), alle ore 9.30, Papa Francesco sarà nella basilica di San Giovanni in Laterano dove presiederà la liturgia penitenziale. Per tutti i presenti ci sarà la possibilità di accostarsi al sacramento della Riconciliazione.

Il cardinale vicario Angelo De Donatis ha inviato nei giorni scorsi l’invito a partecipare: «La Quaresima è ormai alle porte – si legge nel messaggio – e come ogni anno avremo la gioia di incontrare Papa Francesco».

28 gennaio 2020

La liturgia penitenziale con Papa Francesco

Questa mattina, giovedì 7 marzo, Papa Francesco sarà nella basilica di San Giovanni in Laterano per la tradizionale liturgia penitenziale di inizio Quaresima riservata al clero della diocesi di Roma, che viene celebrata sempre il giorno successivo al Mercoledì delle Ceneri.

Dopo una meditazione del cardinale vicario Angelo De Donatis, i sacerdoti si confesseranno; anche il Santo Padre ascolterà alcune confessioni e concluderà la celebrazione. Al termine offrirà in dono un sussidio per le seconde letture dell’Ufficio delle Letture di Quaresima.

«Il tempo liturgico che vivremo, – ha detto il cardinale nella sua meditazione – ci chiederà di essere ministri di riconciliazione, ambasciatori e diaconi del perdono di Dio per tutti i nostri fratelli. Diremo ad alta voce nelle nostre comunità: “vi supplichiamo, in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio!” Inviteremo tutti a chiedere perdono, con umiltà, a Dio e ai fratelli del male compiuto. È un dono molto significativo poter gustare fin da oggi, tra noi diaconi, presbiteri e vescovi, la dolcezza del Suo amore, per essere più pronti a condividerlo con i nostri fratelli».

Leggi il discorso completo del Santo Padre

Leggi il testo integrale della meditazione del cardinale vicario

7 marzo 2019

La liturgia al centro: il sussidio e l’incontro di formazione

«La lettera apostolica Desiderio Desideravi raccomanda di formulare una proposta formativa perché i fedeli possano sperimentare nella celebrazione comunitaria l’incontro vero con il Maestro e tutta la Chiesa possa riscoprire nella liturgia la bellezza, la verità e la forza della celebrazione cristiana». A spiegarlo è padre Giuseppe Midili, direttore dell’Ufficio liturgico diocesano, che illustra le iniziative formative per presbiteri e laici promosse dal suo Ufficio. Tutte le proposte sono elencate sul sito http://www.ufficioliturgico.diocesidiroma.it.

Inoltre, per avviare un itinerario di approfondimento dei segni – come raccomanda la stessa lettera apostolica – è stato preparato anche un piccolo sussidio che propone un percorso pratico di catechesi mistagogica della Messa. Si tratta di uno strumento semplice (consultabile cliccando su http://www.ufficioliturgico.diocesidiroma.it/wp-content/uploads/2022/11/Mistagogia-della-Messa-per-il-sito.pdf) attraverso cui «scandire il cammino domenicale della comunità che partecipa all’Eucaristia – sottolinea padre Midili – e che può aiutare presbiteri e laici a lasciarsi formare alla liturgia e dalla liturgia.

Infine, l’Ufficio liturgico lancia un appuntamento aperto a tutti, il prossimo 14 novembre. «Il cardinale vicario Angelo De Donatis, nell’incontro del clero romano del 3 novembre, proponeva di avviare il percorso formativo in ogni comunità, affidandolo agli accoliti, ai lettori, al gruppo liturgico o ai catechisti – ricorda il direttore dell’Ufficio diocesano –. Per approfondire le varie forme in cui è possibile usare le schede e per conoscere meglio il sussidio, i presbiteri possono partecipare insieme con i laici a cui intendono affidare l’animazione del percorso, all’incontro online che si terrà lunedì 14 novembre, dalle ore 19 alle ore 19.45 circa». Per accedere si può cliccare sull’indirizzo https://anselmianum.zoom.us/my/aula.esterna.

8 novembre 2022

La lettera per la Giornata diocesana di Avvenire

Di seguito il testo integrale della lettera del cardinale Reina in occasione della Giornata diocesana dedicata alla sensibilizzazione su Avvenire e Roma Sette

Carissimi,
il periodo che stiamo vivendo ci mostra ogni giorno il ruolo prezioso dell’informazione, dal lavoro rischioso dei giornalisti nelle zone di guerra a quello dedicato alle inchieste di mafia o ad altri ambiti della vita del Paese. È stato proprio il nostro vescovo, Papa Leone XIV, in una recente udienza, a ribadire l’importanza di un’informazione libera, definendola «un pilastro che sorregge la costruzione delle nostre società» e, per questo, ha invitato a «difenderla e garantirla». Il Papa ha anche sottolineato che gli eventi di questo periodo «sollecitano il discernimento e la responsabilità, e si manifesta il ruolo cruciale dei mezzi di comunicazione nella formazione delle coscienze e del pensiero critico». Non riflettiamo mai abbastanza su questo aspetto. E molto importante informarsi, e farlo in maniera adeguata, visti i rischi cui sono sottoposti – come dice il Papa – i fruitori dell’informazione, «scambiando spesso il falso per vero, ciò che è autentico con ciò che è invece artefatto».

Per queste ragioni dobbiamo apprezzare il servizio che rende all’informazione e alla vita democratica della società il quotidiano dei cattolici Avvenire, protagonista di inchieste autorevoli con un’attenzione originale al sud del mondo e alle grandi emergenze sociali del nostro Paese. Il giornale in questi ultimi anni ha rinnovato la sua proposta per i lettori, fino alla nascita del nuovo sito che è solo l’ultima tappa di un percorso al passo con i tempi, dove «le notizie – ha scritto il direttore Girardo – si intrecciano con le domande di senso». Potremo condividerne le prospettive proprio con il direttore nei prossimi mesi attraverso un incontro in ogni settore della Diocesi.

La fiducia dei lettori ad Avvenire, manifestata dalla sostanziale stabilità dei livelli di diffusione rispetto ad altre testate, conferma anche la bontà della scelta della consolidata partnership editoriale della Diocesi con il quotidiano che si concretizza con la pubblicazione del nostro settimanale diocesano Roma Sette come dorso domenicale del giornale.

Nel solco dell’impegno di Avvenire per raccontare i territori – anche quelli lontani dai riflettori della cronaca – Roma Sette, con la sua informazione giornalistica, rivolge un’analoga attenzione ai territori della città, specialmente quelli segnati dal disagio, al vissuto delle comunità parrocchiali e all’approfondimento delle questioni centrali nella vita ecclesiale e civile. Basti pensare in questo senso alle interviste ai presidenti dei Municipi di Roma, inserite nel contesto del dialogo che ho avviato con loro e con altri rappresentanti delle istituzioni per manifestare la collaborazione della Chiesa di Roma nell’impegno per il bene comune. E ancora, va ricordata la serie di servizi “Luoghi del Giubileo” che su Roma Sette promuove la riscoperta di chiese che sono parte vitale del ricco patrimonio spirituale, storico e artistico della città.

Per questi motivi, in vista della Giornata diocesana dedicata alla sensibilizzazione su Avvenire e Roma Sette, in programma domenica prossima, 9 novembre, vi invito a promuovere il quotidiano e il settimanale, a cominciare dai membri del Consiglio pastorale e dalle équipe sinodali, i più impegnati nelle vostre comunità.

Confidando nel vostro impegno, vi benedico di cuore.

Baldassare Card. Reina
vicario generale del Papa per la diocesi di Roma

3 novembre 2025

La lettera di una fedele: un bambino non autosufficiente è «la dimostrazione che Dio fa le cose per bene»

Pubblichiamo la lettera arrivata a un parroco romano da una sua parrocchiana. Una testimonianza di amore verso le persone con disabilità.

Caro Don,
ricorro a questo mezzo che tu non usi (almeno per rispondere a me) perché tanto non è che io voglia una risposta.

Voglio solo raccontarti come sono andati questi tre giorni di centro estivo, queste 15 ore con Fabio, questo stranissimo bambino di cui mi sono presa cura.
Innanzi tutto credo che tutti dovrebbero fare l’esperienza di accudire un bambino che non è autosufficiente e che è imprevedibile. Perché ci si dimentica di tutto il resto, perfino di se stessi, perfino quando è la cosa più difficile da fare: si esce dal proprio ingombrantissimo “io” e ci si concentra solo ed esclusivamente su di lui, perché va tenuto d’occhio a vista.
E questo per quanto riguarda me (e mio figlio, che mi ha aiutato in questi tre giorni: credo che abbia fatto un gran bene anche a lui, anche se chissà quando e chissà chi ne vedrà i frutti, a me non sono destinati, evidentemente…)

Per quanto riguarda il bambino, invece, Fabio… Don, è davvero la dimostrazione che Dio fa le cose per bene, al di là di ogni nostro pensiero e ragionamento. Questo bambino non sa fare niente da solo, non va nemmeno al bagno! Eppure è capace di amare! Quindi, che dire, ha tutto quello che gli serve, tutto quello che conta, tutto quello che basta…

A parte le dimostrazioni di affetto che ha nei confronti degli adulti che si prendono cura di lui, che abbraccia e bacia e riempie di sorrisi, ti racconto quello che è successo due volte, la mattina presto, mentre arrivavano i bambini del centro estivo.

Fabio viene sempre prestissimo, è uno dei primi, e quindi poi guarda tutti gli altri bambini che uno a uno arrivano, misurano la temperatura ed entrano. A un certo punto arriva una mamma che accompagna la figlia, e porta anche un passeggino con dentro la sorellina, una bambina bellissima, avrà 9 mesi, anche meno, la pelle rosa, i capelli biondi, sorridente, perfetta.
Fabio la vede e si avvicina, le sorride, la accarezza, le dà un bacio sulla testa, le fa dei versi di meraviglia e di coccola, poi prende il passeggino e lo spinge avanti e indietro, e poi la porta un po’ in giro…

Una cosa commovente e straziante allo stesso tempo!

Allora questo bambino, che non sarà mai “produttivo” come il mondo lo intende, che sarà sempre inevitabilmente un “peso” per chi dovrà averne cura, che è faticoso e a volte imprevedibile e non sai mai cosa inventarti per fargli fare qualcosa (con me ha giocato, ma 5 ore sono lunghe, e ci sono stati dei momenti più faticosi di altri, e parlo solo di tre giorni! La sua mamma ha le braccia piene di lividi e di morsi, e in alcuni momenti, quando è stanco o quando non ottiene quello che vuole cerca di mordere anche se stesso e chiunque gli capiti a tiro), insomma, è chiarissimo che è perfetto così, e se lo guardi ti rendi conto che Dio l’ha proprio voluto così, e che non si sa perché, non si sa per chi o per cosa, ma c’è sicuramente un piano unico e speciale nella Sua mente per il quale ha fatto Fabio, la sua speciale e perfetta creatura, e l’ha messo esattamente dove sta, incapace di fare qualunque cosa, ma capace di amare… cosa gli manca? Niente, direi.

Quindi Don, dopo questi tre giorni i genitori di Fabio mi hanno ringraziata per averlo accudito, ma la verità è che sono io a dover ringraziare loro, e ringrazio anche te per avermi dato la possibilità di fare parte di tutto questo.

13 luglio 2021

La lettera di Papa Francesco sull’emergenza abitativa: l’appello a compiere “un coraggioso gesto di amore”

Foto Diocesi di Roma / Gennari

Pubblichiamo di seguito il testo della lettera che Papa Francesco ha inviato ai superiori degli ordini religiosi, ai legali rappresentanti degli enti ecclesiastici, ai parroci e al clero.

Carissimi,
la Chiesa si appresta a celebrare il Giubileo Ordinario dell’Anno 2025 che sarà dedicato alla speranza. Nella Bolla di indizione del Giubileo ho invocato speranza per tutti e ho chiesto a tutti di essere «segni tangibili di speranza per tanti fratelli e sorelle che vivono in condizioni di disagio» (n. 10). La speranza infatti nasce dall’amore e dal sentirsi amati. È l’amore di Dio a generare speranza e l’amore di Dio passa attraverso il nostro amore, come affermava il Beato Don Pino Puglisi: “Dio ama sempre tramite qualcuno”.

La Chiesa di Roma, attraverso le parrocchie, le comunità religiose, le associazioni, i movimenti ecclesiali e le famiglie fa tanto per trasmettere l’amore di Dio, attraverso gesti concreti di carità (spesso nel silenzio), e generare speranza nella vita delle persone: a ognuno rinnovo il mio profondo ringraziamento.

Così il bene comune, alla base del pensiero sociale della Chiesa, riassume in sé tutte le condizioni che garantiscono la dignità umana che, come ho più volte chiarito, si concretizza in tre diritti inviolabili: la terra, la casa e il lavoro. In vista del Giubileo ho chiesto alla mia Diocesi di dare un segno tangibile di attenzione alle problematiche abitative affinché, accanto all’ accoglienza rivolta a tutti i pellegrini che accorreranno, siano attivate forme di tutela nei confronti di coloro che non hanno una casa o che rischiano di perderla.

In questa prospettiva, desidero che tutte le realtà diocesane proprietarie di immobili, offrano il loro contributo per arginare l’emergenza abitativa con segni di carità e di solidarietà per generare speranza nelle migliaia di persone che nella città di Roma versano in condizione di precarietà abitativa. Le istituzioni e le amministrazioni ai vari livelli, insieme alle associazioni e ai movimenti popolari, si stanno organizzando per rafforzare la risposta di accoglienza e di solidarietà verso questi fratelli e sorelle, operando in collaborazione tra istituzioni e società civile, e la Chiesa è chiamata a contribuire.

Per questo motivo chiedo a tutte le realtà ecclesiali di compiere un coraggioso gesto di amore per il prossimo offrendo gli spazi che hanno a disposizione, soprattutto chi possiede strutture ricettizie o appartamenti liberi. Le persone da accogliere saranno seguite dalle istituzioni e dai servizi sociali, mentre le associazioni e i movimenti popolari forniranno i servizi alla persona, le attività di cura e i beni relazionali che contribuiscono in modo fondamentale a rendere l’accoglienza degna e a costruire fraternità.

Chi di voi si renderà disponibile a rispondere a questo appello potrà fare riferimento al Vicario Generale della Diocesi di Roma, il Card. Baldassare Reina. Vi ringrazio per la vostra generosità e per tutto quello che già fate per trasmettere l’amore di Dio e generare speranza nella vita di tutti e, in particolare, di chi ne ha più bisogno.

Di cuore vi benedico, chiedendovi di pregare per me. Fraternamente,
Francesco

La lettera di inizio anno per i consacrati

«Questo che è appena iniziato, il 2018-2019, è l’anno dell’inizio di un nuovo Esodo per la nostra Chiesa locale. Affidandoci all’unico Medico che risana davvero, attraverso la grazia della riconciliazione, faremo un autentico cammino da non-popolo a popolo. Sarà la “Grazie delle Grazie” per arrivare davvero “rigenerati” e “rinnovati” all’Anno Santo del 2025 che poi non è così lontano!» Così scrive il vicario espiscopale per la vita consacrata don Antonio Panfili in una lettera inviata a tutti i consacrati della diocesi.

Leggi il testo completo della lettera

15 ottobre 2018

La lettera del vicario De Donatis per l’incontro diocesano delle famiglie

 

Ai Reverendi Parroci della Diocesi di Roma

Roma, 30 aprile 2018

Carissimo,

ti scrivo per comunicarti un’iniziativa a cui tengo molto nell’ambito del rinnovamento della pastorale per la famiglia alla luce di Amoris Laetitia, nel solco del cammino che abbiamo iniziato già dallo scorso anno pastorale.

Ho pensato di invitare tutte le famiglie – e soprattutto quelle che si sono rese disponibili per porsi al servizio di un rinnovato annuncio del Vangelo della famiglia, quelle impegnate nella pastorale post battesimale e le giovani coppie – ad una giornata di festa e di preghiera che terremo al Santuario del Divino Amore il prossimo 20 maggio in occasione della Solennità di Pentecoste. Mi piacerebbe che, nel clima di gioia e di fiducia che il dono rinnovato dello Spirito ci infonde, tante famiglie della nostra Diocesi possano vivere un momento di serenità e di preghiera, riflettendo insieme sulle sfide cui fa riferimento il Papa nell’esortazione apostolica che ci ha consegnato. Sarebbe molto bello poter avere con noi anche quelle coppie che si stanno preparando al matrimonio da celebrarsi nei prossimi mesi.

Ti chiedo di estendere questo invito in modo forte a tutte le famiglie della tua comunità. Ci ritroveremo al Santuario nell’Auditorium alle ore 11.00 per un incontro-dialogo con Giovanni Ramonda, Presidente dell’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII (fondata da don Oreste Benzi) sul tema: “Accogliersi per accogliere – La famiglia luogo di comunione nell’amore”.

Seguirà il pranzo al sacco (o – per quanti lo desiderano al ristorante della Casa del Pellegrino al prezzo di € 17 a persona). Dopo il pranzo ogni famiglia avrà un tempo a disposizione per stare insieme o per partecipare ad alcune iniziative proposte dal Centro diocesano per la Pastorale della Famiglia e alle 16.00 presiederò la solenne Eucarestia di Pentecoste nel Santuario nuovo. Dall’inizio della giornata e fino al termine della Messa sono previsti percorsi di animazione a tema con giochi per i bambini e nei pressi degli ambienti che utilizzeremo saranno allestiti fasciatoi e  “punti mamma”. Allego il modulo di partecipazione che dovrà essere restituito compilato al Centro per la Pastorale della Famiglia (famiglia@vicariatusurbis.org / 06.698.86211) entro e non oltre il 14 maggio p.v.

Con grande amicizia ti invio la mia benedizione

Angelo De Donatis

Vicario Generale del Papa

per la Diocesi di Roma

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La lettera del vescovo Ricciardi sulla cura pastorale delle persone malate

«Non esitare a visitare un malato, perché per questo sarai amato». Parte da questo versetto del Libro del Siracide la lettera che il vescovo Paolo Ricciardi, delegato per la Pastorale sanitaria nella diocesi di Roma, ha scritto ai sacerdoti sulla cura pastorale delle persone malate. Un testo che, ammette il presule, «era già pronto da tempo, almeno da Natale scorso», ma che poi ha ripreso in mano e aggiornato a seguito della pandemia.

«Come sappiamo è accaduto l’imprevedibile – ricorda –. Il coronavirus che, da febbraio 2020, ha deciso di farsi un viaggio per il mondo, scegliendo come seconda tappa dopo la Cina, il nostro Paese, ha messo tutti in grande difficoltà, compresi noi sacerdoti. Improvvisamente abbiamo fatto tutti quanti i conti con la malattia o con la paura di essere contagiati. Abbiamo ascoltato storie, visto immagini, sentito persone che ci hanno fatto riflettere, commuovere, piangere. Abbiamo appreso con tristezza della morte di tanti confratelli, alcuni dei quali hanno veramente dato la vita per gli altri».

Ma gli ammalati e i sofferenti ci sono sempre stati. «Questo periodo “straordinario” della storia – si legge infatti nella lettera – ci ha ricordato che, nell’ “ordinario” della vita, la malattia è sempre dietro l’angolo e che non c’è comunità in cui non ci siano persone malate o isolate, che meritano tutta la nostra attenzione sempre, non solo nei momenti di difficoltà per tutti». Ecco, allora, il consiglio ai sacerdoti di «conoscere bene il gregge» che viene loro affidato, avendo cura in particolare delle pecore più deboli. «Nell’arco del mio sacerdozio – racconta il vescovo nella missiva – ho fatto tesoro della testimonianza di tanti confratelli che si sono dedicati ai malati con fedeltà e tenerezza, ricordandomi che chi è padre ha un’attenzione privilegiata per i figli che sono nella debolezza fisica e spirituale».

«Andarli a trovare, in casa e, se possibile, in ospedale – elenca monsignor Ricciardi –, informarti sul loro stato di salute, telefonare per far sentire la tua vicinanza, è un aspetto primario della vita pastorale di un sacerdote, in particolare di un parroco. Oltre ad essere un’opera di misericordia, è un “restituire” un dono a chi, mentre soffre, si offre. Si sa, la vita parrocchiale ci prende in tanti aspetti quotidiani ed il tempo è sempre poco, e a volte si rischia, in particolare con i malati, di delegare questo servizio ad altri, dimenticando poi le nostre responsabilità…».

Quindi qualche consiglio pratico. «È bene riservarsi almeno una mattina a settimana per la visita dei malati. D’accordo con i ministri straordinari della comunione, si passerà nelle case con loro, o al posto loro. Nelle parrocchie dove i malati sono molti, è bene dividersi le zone a seconda del numero dei sacerdoti, fermo restando che il parroco cercherà di passare periodicamente da tutti. La visita non è importante solo per i malati, ma anche (a volte soprattutto) per i familiari, per chi si prende cura di un marito, di una moglie, dei genitori, di un figlio». Importante poi che il pensiero per i malati sia vivo nella comunità parrocchiale, ricordandoli sempre durante le celebrazioni e riservando un giorno al mese in cui celebrare, a livello parrocchiale, una giornata mensile del malato.

Leggi il testo completo della lettera

24 luglio 2020

La lettera del vescovo Ricciardi agli infermieri di Roma

Il 14 luglio, festa di san Camillo de Lellis, patrono degli ammalati, monsignor Paolo Ricciardi, vescovo delegato del Centro per la Pastorale Sanitaria, ha diffuso una lettera rivolta agli infermieri e agli operatori socio-sanitari impegnati in ospedali e case di cura di Roma. Siate «pronti a guardare al bene dei malati, sempre – il suo appello -. Ad accostarli con amorevolezza e semplicità». Il presule ha rivolto il suo «grazie» per il loro lavoro, «per la disponibilità quotidiana, anche nella fatica dei contesti dove lavorate, tra turni, pensieri, preoccupazioni, tensioni, ansie, attese, speranze».

Girando per gli ospedali, osserva il vescovo Ricciardi, «vedo che c’è tanta gente che soffre. E tanta gente che si offre». Da qui la gratitudine a tutti coloro che si adoperano per la cura dei malati. Un servizio che lo stesso vescovo ha sperimentato quando gli è capitato di essere ricoverato. «Voi siete lì sempre, depositari della fiducia di tante persone sconosciute», sottolinea il presule. In una società in cui «dilaga l’indifferenza e la mancanza di umanità».

Agli infermieri e agli operatori
socio-sanitari il vescovo associa un’immagine tratta dal Vangelo: quella delle quattro persone che portano da Gesù un paralitico su un lettuccio in una casa e salgono addirittura sul tetto per calarlo all’interno e poterlo accostare a Gesù. «Quando vi accorgete che il malato ha bisogno di spiritualità – scrive Ricciardi facendo appello non solo ai cristiani ma a tutti coloro che sentono la necessità della riscoperta di una vita interiore – non spegnete quel desiderio ma indirizzatelo a chi in ospedale o nel luogo di cura dove state è incaricato per l’assistenza religiosa dei pazienti».


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La lettera del vescovo Gervasi per i malati cronici

In occasione della Giornata Mondiale delle Malattie Reumatologiche, che ricorre il 12 ottobre, il vescovo monsignor Dario Gervasi ha scritto, con l’Ufficio per la pastorale degli anziani e dei malati, una lettera indirizzata a coloro che sono affetti da una patologia cronica, intitolata “A te che porti nel tuo corpo la malattia”.

Carissima/o,
desidero scriverti nella speranza di farti arrivare, attraverso queste poche parole, l’affetto e la vicinanza di cui sono certo hai bisogno, soprattutto nei momenti di buio e di sconforto, che la malattia, che segna il tuo corpo, provoca.

Io non posso capire cosa si prova a vivere quello che vivi tu. La malattia che non guarisce e scandisce i ritmi del tuo tempo, la puoi spiegare solo tu. Tu che ti trovi spesso nella solitudine, e che non trovi risposte che possono dare un senso alla tua vita. Io posso solo accostarmi a te in punta di piedi e con profondo rispetto, condividendo i tuoi silenzi, i tuoi sfoghi e magari la tua rabbia insofferente. Certo, posso farlo solo se tu lo desideri. Vorrei essere per te speranza, sostegno, coraggio e forza. Ma tutte queste cose, poi, scopro che le doni tu agli altri. Sei tu che con la tua debolezza, doni forza e sei tu che con il tuo esempio perseverante infondi fiducia a chi ti sta accanto.

Sei la “meraviglia di Dio”, capace di trasformare il dolore in Amore, e diventi tu stesso Amore incarnato. Sei prezioso, e non è vero che tu “non puoi”… la tua preghiera è potente ed arriva al Cuore di Gesù che attraverso di te opera cose incredibili. Io non ho la risposta al “perché proprio a te”. Non ce l’ho e non posso avere la presunzione di averla.

Ma so con certezza che sei strumento prezioso nelle Sue mani, e che Tu sei nel Suo Cuore, condividendo e associando il tuo patire alla Sua Passione. Voglio dirti grazie per il tuo esempio e desidero che tu sappia che oltre queste mie povere parole, Tu sei nelle mie preghiere.

Sei nella Eucarestia che celebro, sei con me davanti al SS.mo durante l’Adorazione. E lo sei maggiormente quando non preghi, quando hai i tuoi momenti di ribellione o di rifiuto, quando ti chiudi. Gesù conosce il tuo cuore e non volgerà mai il Suo sguardo lontano da te. Conosce bene la tua sofferenza, la fatica di ogni giorno e notte, conosce le tue paure. Sa bene cosa significa l’incomprensione degli altri, il giudizio ed il pregiudizio. Sa bene cosa significa essere lasciato solo. Conosce la notte del dolore e del buio. Anche Lui ha vacillato più volte nel Getsemani. Forse anche tu. Ma Lui, illumina continuamente il buio con la Luce della Speranza e dell’Amore. Ecco. Io desidero farti arrivare questo: grazie che ci sei. Grazie davvero. Prega per me, per noi, come io, e la comunità prega per te.
Ti abbraccio. Ti benedico.

Leggi la lettera

 

7 ottobre 2024

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