13 Maggio 2026

La lettera ai romani per i 50 anni dal convegno ecclesiale “La responsabilità dei cristiani di fronte alle attese di giustizia e di carità nella Diocesi di Roma”

Carissimi,
il 15 febbraio 1974 si tenne nella Basilica di San Giovanni in Laterano l’assemblea conclusiva del Convegno diocesano “La responsabilità dei cristiani di fronte alle attese di giustizia e di carità nella Diocesi di Roma”. Un incontro che ebbe l’intento di promuovere l’ascolto e la riflessione comune per “attuare con sempre maggiore fedeltà il messaggio evangelico della carità fraterna che nasce e si alimenta dall’amore di Dio” secondo i voti contenuti nel messaggio che Paolo VI inviò al Cardinale Ugo Poletti allora Vicario Generale.

Trascorsi cinquant’anni, con le stesse motivazioni, si intende tornare a quell’evento per ricordarlo nella prospettiva storica ma anche per raccogliere nuovamente e riproporre, pur nelle mutate condizioni, quel richiamo alla nostra comune responsabilità nei confronti della città di Roma. Ovvero per comprendere insieme, alla luce del Vangelo, quali siano oggi le attese di carità e giustizia che animano la città di Roma e quali le strade per dare risposte a quelle attese. È un invito a riflettere, progettare e agire dentro la città, che si colloca nel percorso sinodale e nella prospettiva imminente del Giubileo. Ci aiutano in questo percorso anche i contributi che potranno scaturire dalla ricerca in corso sulla Chiesa, da parte del Censis, sui Credenti non presenti o da riflessioni come quelle del Prof. Andrea Riccardi nel testo La chiesa brucia. Crisi e futuro del cristianesimo, Laterza (2021).

Lo facciamo per richiamare innanzitutto la responsabilità dei cristiani ma, come in quei giorni del 1974, rivolgendoci anche ai cittadini, alle associazioni e alle istituzioni che formano la comunità urbana di Roma, ponendoci, anzitutto, nuovamente in loro ascolto.
La consapevolezza di fondo è che piuttosto di una commemorazione, ci si presenti oggi l’occasione per guardare al presente e al futuro di Roma con il contributo di tutti. “Roma avrà un futuro, se condivideremo la visione di città fraterna, inclusiva, aperta al mondo” ci ha ricordato Papa Francesco, nel messaggio per le celebrazioni dei 150 anni di Roma Capitale.

Quel Convegno fu un avvenimento memorabile, degno ancora oggi di memoria per i frutti che generò nella Chiesa di Roma, per il segno che lasciò nella vita pubblica della città e per la vasta e persistente eco che diffuse nel Paese. Fu un evento a lungo preparato dal Cardinale Poletti e da Mons. Luigi Di Liegro, allora responsabile dell’Ufficio pastorale del Vicariato, che si sviluppò per quattro giornate articolandosi in cinque assemblee, una per ciascun settore diocesano, coinvolgendo migliaia di persone e raccogliendo più di 300 contributi scritti.

Naturalmente, torniamo a quell’avvenimento con le attese e le speranze del presente nella consapevolezza del tempo trascorso. La Roma degli anni ’70 era una città cresciuta rapidamente in popolazione ed estensione. Da poco più di un milione di abitanti dell’anteguerra, Roma si accingeva a toccare i 2.800.000 di residenti. Una città che attraeva immigrati dall’Italia centro meridionale e vedeva crescere intorno al grande nucleo storico quartieri ad alta intensità insediativa insieme ad una periferia dove aggregati di abitazioni illegali prive di servizi si moltiplicavano in un paesaggio agricolo ormai deteriorato da incuria e abbandono. L’abitazione appariva il problema più scottante: l’edilizia popolare non teneva il passo della domanda di alloggi; quasi 100.000 persone vivevano nelle baracche. La sanità pubblica, ancora di impianto mutualistico, forniva servizi carenti e diseguali. La scuola subiva la pressione dell’onda demografica: evidente era l’inadeguatezza degli edifici, più nascosta l’ampissima area di dispersione scolastica. Cominciavano ad emergere fenomeni nuovi come l’immigrazione di lavoratori provenienti da altri continenti, fenomeno tardivo rispetto alle città europee ma che avrebbe conosciuto una crescita accelerata.
In questa città, dove l’eredità del passato sembrava un peso ulteriore alla difficile trasformazione della sua giovanissima periferia, viveva una Chiesa chiamata all’attuazione del Concilio essendo insieme la Diocesi del Papa – con il suolo ruolo globale e la contiguità con la Santa Sede – e la Diocesi di una grande comunità urbana attraversata da una modernizzazione, in ritardo rispetto ad altri contesti e per questo più rapida e contraddittoria, e da una secolarizzazione ben più intensa di quanto allora apparisse.

Il Cardinale Poletti nelle conclusioni giudicò l’esito del Convegno come “superiore a ogni aspettativa per interesse e partecipazione”. I lavori avevano mostrato “una sensibilità collettiva e comunitaria a gravissimi problemi umani, sociali, cristiani”. Indicò l’evento come il “principio di un nuovo e più coraggioso cammino che la comunità cristiana di Roma intende intraprendere, sotto la guida del Papa suo Pastore, in novità di vita, in libertà di spirito, in esercizio di carità evangelica in tutti i suoi componenti.”
E in effetti, quel Convegno diede un contributo di consapevolezza di quello che stava accadendo nella Chiesa di Roma e che negli anni successivi conobbe esperienze importanti come la riorganizzazione pastorale e amministrativa della Diocesi con la costituzione apostolica Vicariae Potestatis in Urbe emanata da Paolo VI nel 1977.
Ma quelle giornate del febbraio 1974 furono importanti per l’intera città di Roma andando oltre le attese e le stesse intenzioni degli organizzatori. Fu rinominato il “Convegno sui mali di Roma” – e in questo modo è ancora ricordato dai più – con una lettura che, da un lato, lo ridusse al solo carattere di critica e di denuncia ma, d’altro canto, evidenziò l’impatto sulla dimensione pubblica e civile che effettivamente andò al di là della sua originaria matrice ecclesiale.

La Roma di oggi è molto cambiata. Le attese di carità e giustizia sono in parte le medesime e in parte nuove, ma tutte in attesa di risposta. È oggi una città che conta circa la stessa popolazione di cinquant’anni fa ma diversa è la sua composizione: l’età media supera i 46 anni diminuendo man mano che ci si allontana dal centro. Le famiglie monocomponente sono il 46%; nel centro storico sfiorano il 60%. L’incidenza della popolazione straniera, che arriva al 14%, è quasi il doppio della media nazionale.
Roma partecipa, seppur in forma relativamente attenuata, dell’inverno demografico italiano: popolazione stabile, invecchiamento, diradamento dei legami familiari. Vive invece in modo più accentuato i fenomeni migratori.

L’ultimo rapporto povertà della Caritas romana Le Città Parallele (2023), permette di dare uno sguardo aggiornato che va oltre i valori medi per cogliere le differenze e pesare le diseguaglianze sul piano dell’accessibilità ai servizi; della distribuzione della ricchezza; delle opportunità di cura e di assistenza. Disuguaglianze che finiscono per assumere tre dimensioni caratteristiche: territoriale, con i Municipi del centro che si differenziano dalle periferie; generazionale, con le classi più anziane che percepiscono quote di reddito maggiori; di nazionalità, con i cittadini stranieri che presentano redditi di molto inferiori.
Dentro questo quadro squilibrato sono presenti attese che diventano a volte vere e proprie “grida di dolore”. Prendiamo quattro ambiti centrali che rappresentano ora come nel 1974 essenziali “beni” della vita sui quali si fonda la dignità delle persone e l’effettività dei loro diritti di cittadinanza: lavoro, casa, salute, scuola.

Il lavoro. Roma si caratterizza per un’economia terziaria, privata e pubblica, più dinamica nei valori di quella nazionale. Come in altre grandi città, maggiore risulta il tasso di occupazione e i redditi medi sono più alti ma più alta anche è la percentuale dei lavori instabili e sottopagati. I redditi medi più alti sono appannaggio dei residenti tra i 60 e i 74 anni con un peso significativo, quindi, dei redditi da pensioni. All’opposto quelli più bassi sono destinati ai cittadini sotto i 30 anni con una più alta incidenza del lavoro precario e a bassa paga.

La casa. Nonostante la stabilità del numero degli abitanti e la sottoutilizzazione del patrimonio residenziale, permane un grave problema abitativo. Sono quasi 30.000 i nuclei familiari che hanno richiesto al Comune un contributo per pagare l’affitto; i provvedimenti di sfratto sono triplicati arrivando ad essere oltre 6 mila all’anno; 14 mila famiglie attendono un alloggio popolare e l’attenderanno mediamente per 10 anni, mentre 1.000 famiglie, in emergenza abitativa, sono ospitate a spese del Comune. Sono 4.000 le famiglie in alloggi occupati senza titolo. E ci sono quelli senza alcuna abitazione: sono 23.420 “senza tetto e senza fissa dimora” censiti da Istat nell’area metropolitana di Roma, la maggior parte nella Capitale. E sono circa 70.000 gli studenti universitari fuori sede della Capitale, costretti a pagare dai 500 euro al mese in su, per una camera, oltre ai costi delle bollette e a quelli, inevitabili, per mangiare e muoversi.

La salute. Anche questo ambito assume i caratteri di una diseguaglianza che produce una vera e propria “povertà sanitaria”: lo stato di salute risulta dipendere dal livello di istruzione e di reddito e nonché dall’area di residenza. È una disparità che parte dalla prevenzione e dalla diagnosi tempestiva e trova nelle lunghe liste di attesa per l’accesso alle cure sanitarie pubbliche una palese evidenza. Una situazione che senza interventi strutturali rischia di aggravarsi a causa dell’invecchiamento della popolazione e dell’aumento delle malattie croniche così come della crescita impressionante del disagio mentale anche nella popolazione più giovane.

La scuola. La demografia consegna a Roma un numero ridotto di bambini e di giovani rispetto al passato. Dovrebbe essere più facile averne cura. E invece emerge una povertà educativa che in ambito scolastico si traduce in enormi differenze nei livelli di apprendimento in ragione della tipologia di istituto, delle condizioni famiglia, dei quartieri di residenza. Sono condizioni di disordine educativo che vanno oltre la dimensione scolastica e si traducono da un lato in forme di isolamento individuale e di disagio psichico e dall’altro in comportamenti giovanili orientati al vandalismo collettivo se non addirittura alla violenza di gruppo.

Scriveva Mons. Luigi Di Liegro “I poveri non sono solo soprattutto un problema da risolvere. Essi bussano alla nostra porta affinché ci convertiamo. Anzi, i poveri ci convocano per offrirci l’occasione di scoprire ciò che la civiltà tecnologica non potrà mai darci, per ricordarci cioè che noi siamo persone non riducibili ad un progetto economico, che abbiamo bisogno degli altri”.

Ricordare il Convegno e riproporne l’approccio è un’occasione per la comunità cristiana di riconsiderare e rinnovare la propria vocazione alla carità. Ma è anche un’offerta di collaborazione e un richiamo alla corresponsabilità rivolto all’insieme della comunità urbana.
Andare oltre il ricordo significa oggi coltivare la speranza, impegnarsi tutti per far diventare Roma “città della speranza”, come Papa Francesco ci invitava a prepararla a diventare, il 31 dicembre scorso nella preghiera del Te Deum di ringraziamento per l’anno trascorso.

Roma condivide con tutte le grandi città un ruolo ambivalente. Esse sono i luoghi dove si concentrano le risorse finanziarie, le competenze, le imprese, il lavoro. Ma sono anche gli spazi dove sono più forti diseguaglianze e marginalità, tensioni e conflitti. Accanto ad essi ci sono però nella città – ed ecco i motivi di speranza – tanti segni di energia positiva, di solidarietà, di ben operare nelle dimensioni pubbliche, private e sociali, dalle quali poter partire per riconciliare, per ricostruire e per riparare, laddove vi sono ferite aperte e contraddizioni e disuguaglianze non più accettabili.

Non è un problema per poveri. È un problema per tutti. Tutta la città perde il suo carattere di comunità, di spazio civilizzato e condiviso, di trama di relazioni tra le persone e le generazioni.
Il Convegno del 1974 partendo dalle attese dei poveri cercò di intravedere il traguardo di una città ordinata dalla giustizia; capace di accogliere chi corre e chi cade, gli spiriti forti e le persone fragili; i nativi e gli stranieri, i giovani e i loro desideri insieme ai vecchi e ai loro ricordi. La città di tutti.

Partendo da questi ricordi e da queste intenzioni, il 19 febbraio il Vicariato promuove un incontro di lancio che sarà l’occasione per proporre una lettura storica degli eventi di cinquant’anni fa ma anche per avviare una riflessione sulla realtà romana odierna. Sarà innanzitutto un invito al discernimento comune che si svilupperà per tutto il 2024 attraverso quattro incontri tematici: le problematiche scolastiche saranno al centro dell’incontro di marzo all’Istituto Amaldi; di sanità si parlerà ad aprile al policlinico Tor Vergata; a maggio, in una parrocchia di Primavalle, si discuterà delle problematiche abitative; mentre le tematiche relative al lavoro saranno al centro dell’incontro di giugno a “La nuova arca” in via Castel di Leva. Il percorso si concluderà con un appuntamento che intende raccogliere contributi di analisi e di idee e per definire nuovi progetti ed iniziative, e si terrà nella Basilica di San Giovanni in Laterano a settembre.

Angelo De Donatis
Vicario Generale di Sua Santità
per la Diocesi di Roma

La lettera del cardinale vicario

Destinazione Trieste, al centro la democrazia

La strada da percorre porta a Trieste. Il luogo da scoprire è “Al centro della democrazia”. La Settimana sociale dei cattolici che si terrà dal 3 al 10 luglio mette quest’anno al centro del suo lavoro l’esigenza di invitare i partecipanti e chi ha a cuore una testimonianza di impegno, la capacità di essere cittadini responsabili capaci di avviare processi democratici e partecipati nella prospettiva di una società equa e solidale.

«È un processo che non limita alla accomodazione di buone intenzioni e alla ripetizione di parole vuote – dichiara Oliviero Bettinelli, vice direttore dell’Ufficio per la pastorale sociale, il lavoro e la custodia del Creato della diocesi di Roma – ma richiede una presenza consapevole all’interno dei nostri mondi sociali. La democrazia non è un regalo. La democrazia esige di essere curata, sviluppata, costruita, difesa e custodita. Tutto questo richiede un lavoro a livello personale e collettivo molto profondo, rigoroso e sincero».

«La democrazia vive di esercizi quotidiani di confronto, conoscenza, scambio e condivisione di visioni – prosegue –. Non si nutre di ideologie ma si incarna nei segni dei tempi con l’obiettivo di aprire orizzonti che possono capire orizzonti sul presente per dare speranza al futuro. Per avvicinarci alla nostra destinazione, il centro della democrazia, occorre mettersi in moto e lo faremo con un serie di tappe lungo le quali troveremo il modo dir recuperare forze e idee».

Il primo appuntamento è il 23 febbraio alle 16 in Vicariato, presso la Sala Cardinale Ugo Poletti, per parlare di “Democrazia è… giustizia sociale”. Interverrà Francesco Vignarca, della Rete disarmo, sul tema “Commercio delle armi tra profitto e violenza”; Mikhail Maslernnikov, Oxfam Italia, parlerà di “Potere e ricchezza al servizio di pochi”; mentre Giulio Marcon, Campagna “Sbilanciamoci”, parlerà di “Una finanza diversa è possibile”.

Il 4 marzo, sempre in Vicariato, si ragionerà invece di “Democrazia è… responsabilità” con don Luigi Ciotti, presidente di Libera, e Toni Mira, giornalista di Avvenire. Il 14 marzo sarà invece oggetto di riflessione il tema “Democrazia è… informazione”. Previsti gli interventi di Marco Damilano, giornalista già direttore del “L’Espresso”, Maurizio Di Schino, giornalista e inviato di TV200, e padre Giulio Albanese, direttore dell’Ufficio per le comunicazioni sociali del Vicariato di Roma. Il 21 marzo, poi, tutti invitati alla grande manifestazione nazionale promossa da Libera in ricordo delle vittime della mafia per ribadire che “Democrazia è… libertà”.

Si tratta di «un piccolo percorso di avvicinamento all’incontro di Trieste – conclude Bettinelli – che continuerà nei mesi successivi con l‘obiettivo di continuare a declinare la democrazia nelle sue forme più vere. Al centro della democrazia ci deve essere la dignità di ogni persona e non possiamo farci irretire da parole dolci e un può abusate con le quali camuffiamo la nostra difficoltà a rendere ognuno protagonista della nostra storia. Siamo in viaggio. Il passo da tenere sarà quello della partecipazione. Il luogo da esplorare è il centro della democrazia. La destinazione è Trieste. La certezza che abbiamo è che non sarà la tappa finale ma una tappa da cui è necessario ripartire».

17 marzo 2023

Nell’Aula della Conciliazione del Vicariato di Roma presiede il Convegno “(Dis)Uguaglianze a 50 anni dal Convegno sui Mali di Roma”

Nell’Aula della Conciliazione del Vicariato di Roma presiede il Convegno “(Dis)Uguaglianze a 50 anni dal Convegno sui Mali di Roma”.

Prosegue la formazione per gli avvocati

È in programma per mercoledì 21 febbraio il secondo appuntamento con il ciclo di incontri di formazione per il 2024 promossi dal Tribunale interdiocesano di Prima Istanza e dal Coetus Advocatorum, incentrati su “Processo vaticano e processo italiano alla luce delle recenti riforme”.

All’incontro, che si terrà presso il Palazzo Apostolico Lateranense dalle ore 15, interverranno Francesco Viscome, giudice della Corte di appello dello Stato della Città del Vaticano su “Il processo civile vaticano” e Giuseppina Menicucci, avvocato del consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma che affronterà il tema su “Il processo ‘di famiglia’ alla luce della riforma Cartabia”.

Il convegno è accreditato dall’Ordine degli Avvocati di Roma (3 crediti a sessione). Per ulteriori informazioni: formazionetribunali@diocesidiroma.it.

19 febbraio 2024

Tornano i “Ritratti di Santi” a Santa Teresa d’Avila

Antoni Gaudì i Cornet

Tornano a Roma i “Ritratti di Santi”, itinerario quaresimale di quattro incontri, spunto di meditazione prima della Pasqua, che si svolgono nella basilica parrocchiale di Santa Teresa d’Avila (Corso d’Italia, 37) e si basano sugli scritti di padre Antonio Maria Sicari, teologo carmelitano, autore di più di cento biografie dedicate ai santi di ieri e di oggi e fondatore del Mec, Movimento Ecclesiale Carmelitano, organizzatore dell’evento.

Si comincia venerdì 23 febbraio, alle ore 20.30, con padre Roberto Marini che legge la vita del Servo di Dio Antoni Gaudì i Cornet (1852-1926), celebre architetto spagnolo di cultura catalana: sette delle sue opere a Barcellona figurano dal 1984 nella lista dei patrimoni dell’umanità dell’Unesco. Dal 1914 fino alla morte si è dedicato esclusivamente alla costruzione della basilica della Sagrada Familia. Nel 1998 si è avviato il suo processo di beatificazione ed è stato dichiarato Servo di Dio.

Nella seconda lettura, venerdì 1° marzo, alle ore 20.30 padre Paolo De Carli legge la vita di Santa Maria di Gesù Crocifisso (al secolo Mariam Baouardy), (1846 – 1878), religiosa palestinese dell’Ordine dei Carmelitani Scalzi. È stata proclamata santa da Papa Francesco nel 2015. Nota per le sue manifestazioni mistiche, morì a soli 32 anni. La “piccola araba” viene considerata una luce in questo momento di tenebre che sta vivendo la Terra Santa.

Nel terzo appuntamento, venerdì 8 marzo, alle ore 20.30 padre Angelo Lanfranchi legge la vita di santa Benedetta della Croce (Edith Stein) (1891 – 1942), monaca di clausura dell’ordine delle Carmelitane Scalze di origini ebree, allieva del grande filosofo Husserl, si convertì al cristianesimo e prese i voti a ridosso della seconda guerra mondiale. Fu vittima della Shoah. Proclamata santa da Papa Giovanni Paolo II nel 1999 è divenuta patrona d’Europa.

L’ultimo appuntamento è in programma per venerdì 15 marzo, sempre alle ore 20.30. Protagonista è padre Luca Secchi che legge la vita del Beato Carlo Acutis (1991 – 2006). Fin da piccolo manifestò una fortissima fede, tanto che fece la Prima Comunione in anticipo, a sette anni. Oltre ad avere gli interessi tipici di un adolescente degli anni 2000 era appassionato di informatica ed organizzò una mostra sui miracoli Eucaristici che viene ancora ospitata nelle parrocchie di tutta Italia. Nel 2006 si ammala di leucemia fulminante. Per sua esplicita richiesta è stato sepolto nel cimitero di Assisi, in seguito, nel 2019 viene trasferito nel Santuario della Spogliazione, sempre ad Assisi.

Per ulteriori informazioni contattare Teresa Gentiloni, telefono 333.2512911, teresagentiloni@gmail.com oppure roma@mec-carmel.org

19 febbraio 2024

Nella parrocchia di Santa Maria in Portico in Campitelli incontra i sacerdoti della II Prefettura

Nella parrocchia di Santa Maria in Portico in Campitelli incontra i sacerdoti della II Prefettura.

Musica Barocca a San Bonaventura da Bagnoregio

La musica sacra barocca per illuminare le periferie esistenziali. Le note del coro e dell’orchestra della Cappella Ludovicea risuoneranno, venerdì 23 febbraio alle ore 18.30, nella parrocchia di San Bonaventura da Bagnoregio a Torre Spaccata. Un’iniziativa promossa dai Pii Stabilimenti della Francia a Roma e a Loreto, istituzione francese stabilita in Italia e posta sotto la tutela dell’Ambasciata di Francia presso la Santa Sede. Un progetto finalizzato a diffondere la musica sacra laddove è più difficile che possa arrivare, ripetendo i concerti che il complesso della Cappella Ludovicea realizza nelle chiese del centro di Roma. Un’idea anticipata già dal concerto dello scorso 10 novembre, realizzato in collaborazione con la Caritas di Roma ed eseguito dalla giovane orchestra Chiave di Volta per i residenti della Casa Santa Giacinta, che offre ospitalità ai senzatetto e a coloro che soffrono di disturbi mentali.

Quello del 23 febbraio sarà il primo di una lunga serie. L’iniziativa durerà infatti per tutto il 2024 in preparazione del Giubileo e continuerà anche dopo, approdando prossimamente anche negli ospedali, nelle carceri e nelle case di riposo. «Non tutti possono arrivare facilmente al centro di Roma, dove si svolgono i grandi concerti – sottolinea Ildebrando Mura, direttore d’orchestra della Cappella Ludovicea e della Cappella Musicale Liberiana della basilica di Santa Maria Maggiore –. Per questo è importante portare la conoscenza di questa musica nelle zone più periferiche, in modo che tutti possano ascoltarne la bellezza e magari scoprire una passione nascosta. La musica sacra è terapeutica e ingentilisce l’animo».

Il coro e l’orchestra riproporranno il programma eseguito il 7 febbraio nella chiesa di Trinità dei Monti (il Credo di Zelenka, il Concerto in la minore di Bach e il Dixit Dominus di Vivaldi), «ma per l’inizio della Quaresima abbiamo aggiunto due brani di musica polifonica a cappella: il Pater in manus tuas di Gounod e il O vos omnes di Tomàs Luis de Victoria», svela il maestro. Dopo il concerto ci sarà la possibilità di parlare e confrontarsi con l’orchestra ponendo domande ai musicisti. Un’idea del parroco di San Bonaventura da Bagnoregio, don Stefano Cascio. «Rimarremo a disposizione degli spettatori per raccontare la nostra attività – sottolinea Mura –. Spiegheremo loro qual è il tragitto per intraprendere questo mestiere e per avvicinarsi alla musica sacra. Abbiamo già avuto altre esperienze e abbiamo riscontrato un grande interesse anche nei giovani. Saremo molto contenti di interagire con tutti», conclude.

19 febbraio 2024

Le stazioni quaresimali della settimana

È iniziata la Quaresima e con questa il rito delle “statio quaresimali”. Per oggi, lunedì 19 febbraio, si terrà nella chiesa di San Pietro in Vincoli a Colle Oppio alle ore 17; mentre martedì a Santa Anastasia al Palatino, sempre alle ore 17. Sarà invece la basilica di Santa Maria Maggiore a ospitare il tradizionale rito mercoledì prossimo, alle ore 18. Giovedì toccherà invece alla chiesa di San Lorenzo in Panisperna alle ore 17; ancora, venerdì 23 alle ore 18 ai Santi XXII Apostoli al Foro Traiano; e sabato 14 alle ore 16.45 a San Pietro in Vaticano. Infine domenica prossima, seconda di Quaresima, la stazione quaresimale sarà a Santa Maria in Domnica alla Navicella alle ore 19.

Il termine “statio” indica il fermarsi, “sostare” prima di intraprendere il pellegrinaggio quotidiano in atteggiamento di lode e di preghiera. Secondo la tradizione, i fedeli di Roma si fermano in una delle diverse chiese del centro storico dove sono custodite le memorie dei martiri; qui viene celebrata la Messa, preceduta da una processione durante la quale vengono cantate le litanie dei santi. La prima delle stazioni quaresimali è prevista il Mercoledì delle Ceneri, come di consueto con il Papa, vescovo della diocesi di Roma e si è tenuta il 14 nella basilica di Santa Sabina all’Aventino.

19 febbraio 2024

“La sapiente prassi educativa dell’anno liturgico” – Laboratorio Presbiterale ’23-’24 – Uff. Vocazioni

“La sapiente prassi educativa dell’anno liturgico” – Laboratorio Presbiterale ’23-’24 – Uff. Vocazioni

“(Dis)uguaglianze”, oggi il convegno in Aula della Conciliazione

A cinquant’anni dal celebre convegno sui “Mali di Roma”, per fare memoria dell’evento e continuare a interpellare la città, la diocesi di Roma organizza il convegno “(Dis)uguaglianze”, in programma il 19 febbraio nell’Aula della Conciliazione del Palazzo Apostolico Lateranense alle ore 16. L’evento sarà aperto dai saluti del cardinale vicario Angelo De Donatis, del presidente della Regione Lazio Francesco Rocca e del sindaco di Roma Roberto Gualtieri; seguiranno gli interventi di don Federico Corrubolo, docente di Storia moderna e contemporanea all’Istituto Ecclesia Mater; Andrea Riccardi, storico e fondatore della Comunità di Sant’Egidio; Giuseppe De Rita, sociologo e fondatore del Censis; Luigina Di Liegro, segretario generale della Fondazione Internazionale Don Luigi Di Liegro; Pierciro Galeone, vicepresidente della Fondazione Internazionale Don Luigi Di Liegro; Giustino Trincia, direttore della Caritas di Roma. Il convegno è a ingresso libero e gratuito, fino a esaurimento posti. Verrà inoltre trasmesso in diretta streaming sul canale YouTube della diocesi di Roma.

Venerdì si è tenuta la conferenza stampa di presentazione dell’appuntamento di oggi e degli altri che seguiranno, fino a settembre. In calendario ci sono infatti altri cinque momenti di confronto curati da vari organismi diocesani. Le problematiche scolastiche saranno al centro dell’incontro del 13 marzo all’Istituto Amaldi; di sanità si parlerà ad aprile al policlinico Tor Vergata; a maggio, in una parrocchia di Primavalle, si discuterà delle problematiche abitative; le tematiche relative al lavoro saranno al centro dell’incontro di giugno a “La nuova arca” in via Castel di Leva 416. L’ultimo incontro, in prospettiva culturale, si terrà nella basilica di San Giovanni in Laterano a fine settembre.

 

Disuguaglianze

19 febbraio 2024

Esercizi spirituali per i cappellani ospedalieri presso il Centro di spiritualità Sacro Cuore – Rocca di Papa – (Uff. past. Sanitaria)

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Celebra la Messa nella Parrocchia di San Bernardino da Siena in occasione della visita pastorale

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