10 Maggio 2026

La comunità di Ostia sotto shock per atto sacrilego in chiesa: indetta Messa di Riparazione

La comunità parrocchiale di San Nicola di Bari (via Gian Carlo Passeroni, 1) a Ostia è stata scossa da un gravissimo e inqualificabile atto sacrilego avvenuto nel pomeriggio di oggi, martedì 25 novembre, all’interno dell’edificio sacro. Ignoti vandali si sono introdotti nella chiesa compiendo un gesto di profonda profanazione: escrementi umani sono stati rinvenuti in diversi punti dell’edificio, incluso l’altare, luogo riservato al Sacrificio Eucaristico.

Il cardinale vicario Baldo Reina e il vescovo ausiliare del Settore Sud, monsignor Renato Tarantelli Baccari, a nome dell’intera comunità, hanno espresso il proprio dolore e la ferma condanna per l’azione, definendola un atto non solo di vandalismo, ma di violenza spirituale contro la fede e il sentimento religioso dei fedeli.

Di fronte a tale abominio, la nostra risposta non può che essere la preghiera e la carità. In ottemperanza alle norme canoniche, come Atto di Riparazione verrà celebrata una Santa Messa Solenne. La cittadinanza e tutte le associazioni laicali sono invitate a partecipare numerose alla celebrazione per manifestare la propria solidarietà e riaffermare il rispetto per i luoghi di culto. Si invitano le Forze dell’Ordine a fare piena luce sull’accaduto

La chiesa, anche per la sua posizione, proprio di fronte all’Ospedale G. B. Grassi, rimane sempre aperta durante la giornata, per consentire a chiunque lo desideri di fermarsi in preghiera. Anche oggi pomeriggio era aperta. A scoprire l’aula liturgica in quelle condizioni è stata una segretaria della parrocchia, che ha prontamente avvisato il parroco, don Cosmo Scardigno.

25 novembre 2025

La comunione dei carismi a San Cipriano

«Il cardinale ha iniziato la sua visita incontrando alcune famiglie del quartiere, portando la sua vicinanza e il suo affetto alle realtà quotidiane della nostra comunità. Sempre il 9 febbraio, dopo la visita ai malati, ha presieduto la Santa Cresima, conferendo il sacramento a giovani e adulti». Il parroco di San Cipriano, don Mario Sanfilippo, racconta così la visita pastorale che, nei giorni scorsi, il cardinale vicario Baldo Reina ha compiuto nella parrocchia di via di Torrevecchia.

«Successivamente, il giorno seguente, ha incontrato i membri del Consiglio Pastorale Parrocchiale, del Consiglio per gli Affari Economici Parrocchiale e le diverse realtà ecclesiali presenti in parrocchia, per condividere con loro la sua riflessione e le sue parole di incoraggiamento». Il vicario ha sottolineato «l’importanza della comunione dei carismi all’interno della Chiesa – riferisce il sacerdote –, esortando ogni membro della comunità a essere un segno visibile di unità e di dialogo con le realtà civili, sociali ed economiche del nostro territorio».

Il riferimento è stato «un passo della Lettera di San Paolo ai Corinzi (1 Cor 12,12-14) – prosegue il parroco –, dove l’Apostolo afferma: “Poiché, come il corpo è uno solo e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, pur essendo molte, sono un solo corpo, così anche Cristo.” In questo passo, Paolo ci invita a riconoscere che, pur essendo molteplici, tutte le membra del corpo formano un’unità, e la Chiesa deve riflettere questa stessa unità, capace di rispondere ai bisogni reali delle persone nel nostro quartiere».

L’invito alla comunione e all’unità del cardinale si è concretizzato in un momento di grande spiritualità durante la Santa Messa solenne, celebrata nella serata di lunedì 10 febbraio. L’assemblea parrocchiale ha vissuto un’intensa esperienza di fraternità, culminata nell’abbraccio fraterno che ha segnato la conclusione della visita.

«Ringraziamo il cardinale Reina per la sua vicinanza e le sue parole di speranza – è la conclusione di don Sanfilippo – e rinnoviamo il nostro impegno a vivere la missione evangelica con rinnovato slancio, come una comunità che sa accogliere, ascoltare e servire»

17 febbraio 2025

La Commemorazione dei martiri e testimoni della fede del XXI secolo

Foto di Cristian Gennari

Si terrà domenica prossima, 14 settembre, alle ore 17, la celebrazione ecumenica per la Commemorazione dei martiri e testimoni della fede del XXI secolo, che sarà presieduta da Papa Leone XIV nella basilica di San Paolo fuori le Mura.

I dettagli sono stati annunciati nel corso di una conferenza stampa che si è tenuta questa mattina, alla quale è intervenuto, tra gli altri, monsignor Marco Gnavi, responsabile dell’Ufficio per l’ecumenismo, il dialogo interreligioso e i nuovi culti della diocesi di Roma e segretario della Commissione dei nuovi martiri. Per partecipare alla celebrazione non è previsto alcun biglietto; l’ingresso sarà libero. Si consiglia di arrivare con un certo anticipo, entro le ore 16.

Quella del 14 settembre sarà l’unica celebrazione ecumenica a Roma in tutto l’anno giubilare, ha fatto notare monsignor Fabio Fabene, presidente della Commissione. La data scelta, ha inoltre sottolineato, è «quanto mai significativa, poiché sono diverse le confessioni cristiane che celebrano in quel giorno la festa dell’esaltazione della Santa Croce». La data coincide inoltre con il compleanno del Santo Padre.

8 settembre 2025

La colletta per la Siria e la Turchia colpite dal terremoto

Foto Diocesi di Roma / Gennari

Papa Francesco, in relazione al terremoto in Turchia e Siria dello scorso 8 febbraio, al termine dell’udienza generale dello stesso giorno si esprimeva in questi termini: «Il mio pensiero va, in questo momento, alle popolazioni della Turchia e della Siria duramente colpite dal terremoto, che ha causato migliaia di morti e di feriti. Con commozione prego per loro ed esprimo la mia vicinanza a questi popoli, ai familiari delle vittime e a tutti coloro che soffrono per questa devastante calamità. Ringrazio quanti si stanno impegnando per portare soccorso e incoraggio tutti alla solidarietà con quei territori, in parte già martoriati da una lunga guerra».

Di fronte a questa tragedia, la Presidenza della Cei ha deciso di indire una colletta nazionale, da tenersi in tutte le chiese italiane, domenica 26 marzo 2023 (V di Quaresima) quale segno concreto di solidarietà e partecipazione di tutti i credenti ai bisogni materiali e spirituali delle popolazioni colpite. Le offerte raccolte saranno inviate alla Caritas Italiana e renderanno possibile una progettazione unitaria degli interventi in coordinamento con la rete delle Caritas Internazionali.

Il cardinale vicario Angelo De Danatis fa dunque appello alla generosità di tutti i fedeli della diocesi. «Sono certo che il Signore ricompenserà tutti coloro che verranno in aiuto alle necessità e alle sofferenze di questi fratelli e sorelle», scrive in una lettera in cui ricorda l’appuntamento del 26 marzo. La somma raccolta potrà poi essere versata presso l’Ufficio Amministrativo del Vicariato.

16 marzo 2023

La Colletta di Terra Santa del Venerdì Santo

Come ogni anno il Venerdì Santo la Chiesa è chiamata a compiere un gesto di carità e di solidarietà verso i fratelli che vivono nella Terra Santa, attraverso una speciale Colletta. Lo ricorda il cardinale vicario Angelo De Donatis, che per l’occasione ha scritto una lettera ai sacerdoti della diocesi, per ricordare loro l’importanza di questo gesto di solidarietà.

L’appello del vicario è a tutti i fedeli, affinché siano «generosi in questa circostanza pur comprendendo bene – sottolinea – anche le difficoltà economiche che attraversano le nostre famiglie in questo tempo di pandemia».

«Il nostro Vescovo – scrive il vicario – ha visitato recentemente l’Iraq dove è arrivato quale pellegrino di pace e speranza all’insegna del motto evangelico “Siete tutti fratelli”. Una visita storica, la prima di un Pontefice nel Paese del Golfo e in un Paese a maggioranza sciita. Un pellegrinaggio da tempo desiderato per abbracciare un popolo che ha tanto sofferto ma che ha anche maturato una grande voglia di riscatto e di un futuro di pace. Il nostro mondo ha bisogno di riconciliazione e di pacificazione».

Quello del Santo Padre è stato un viaggio all’insegna della «fraternità», così come la Colletta straordinaria. «La raccolta per la Terra Santa – si legge infatti nella missiva del cardinale De Donatis – è la fonte principale per il sostentamento della vita delle comunità ecclesiali del Medio Oriente sotto la guida della Custodia Francescana. Grazie a questo aiuto economico le parrocchie proseguono il loro servizio pastorale con attenzione preferenziale per i poveri; si sostengono le scuole, gli ospedali e gli ambulatori, gli ospizi e i centri di ritrovo che continuano ad accogliere sofferenti e bisognosi, profughi e rifugiati, persone di ogni età e religione colpite dall’orrore della guerra».

Istituita da Paolo VI con l’esortazione apostolica “Nobis in Animo” del 25 marzo 1974, la colletta pro Terra Sancta si è celebrata l’anno scorso – in via eccezionale a motivo della pandemia di coronavirus e del lockdown che ha impedito la partecipazione dei fedeli alle celebrazioni del triduo pasquale – domenica 13 settembre. Complessivamente, riferiscono dalla Congregazione per le Chiese orientali, sono stati raccolti 9.775.603,58 dollari. Gerusalemme, Palestina, Israele, Giordania, Cipro, Siria, Libano, Egitto, Etiopia, Eritrea, Turchia, Iran e Iraq: questi i territori che, sotto diverse forme, beneficiano di un sostegno proveniente dalla Colletta, come spiegano il cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese orientali, e il segretario monsignor Giorgio Demetrio. Quello passato, ricordano, «è stato un anno di prova anche per la Città Santa di Gerusalemme, per la Terra Santa e per la piccola comunità cristiana che dimora in Medio Oriente, che vuole essere luce, sale e lievito del Vangelo».

Leggi il testo integrale della lettera

23 marzo 2021

La chiusura della Porta Santa di San Giovanni in Laterano: l’omelia del cardinale vicario

Foto Gennari

Il testo dell’omelia pronunciata dal cardinale vicario Baldo Reina, in occasione della chiusura della Porta Santa della basilica di San Giovanni in Laterano

La Liturgia della Parola di questa celebrazione eucaristica per la chiusura della Porta Santa della nostra cattedrale ci offre una pagina di Vangelo che unisce il mistero del Natale da poco celebrato a quello di Pasqua, serrando l’unità della rivelazione della prossimità di Dio.

È la festa di san Giovanni, il discepolo che era divenuto l’amico più caro di Gesù. Che aveva camminato con lui, aveva ascoltato la sua voce, anche quella senza parole, del suo cuore, poggiando l’orecchio sul suo petto. Seguendo le parole che lo descrivono mentre corre verso la tomba in cui era stato sepolto il suo maestro e amico, anche noi siamo attraversati dalla domanda che unisce la corsa di Maria di Magdala e di Pietro.

La tomba è vuota, dove cercarlo?
Non è stata questa, forse, la domanda dei tanti pellegrini che sono venuti nella nostra città durante quest’anno? Non è questa la domanda di tanti che vorrebbero incontrare Gesù nella loro vita? Dove cercare il Signore?

Capitò a quanti arrivarono nel luogo in cui era nato, marginale, respinto, in una stalla, di essere sorpresi di trovare lì il Figlio di Dio. La stessa sorpresa di chi si sentiva indegno dello sguardo di Dio, e di trovare gli occhi di Gesù che lo cercava, peccatore, lebbroso, povero.
Cosa significa questa sorpresa per la nostra Diocesi?

Io per primo mi sento custode della possibilità che questa sorpresa trovi spazio nel nostro annunciare il Vangelo, trovi dimora nelle nostre comunità, trovi corpo nel nostro essere ministri della misericordia di Dio, trovi il suo inveramento in una città in cui molti hanno perso la speranza.
Possiamo professare la nostra fede senza preoccuparci di quanti, per i pesi che devono portare, per il dolore che patiscono, per le ingiustizie che subiscono, non riescono a vedere altro che una tomba vuota, il segno più acuto dell’assenza?

Assenza di solidarietà nel divario tra periferia e centro. Assenza di attenzione alle miserie economiche ed esistenziali. Assenza di fraternità in cui ci rassegnamo, anche nel presbiterio, a rimanere soli o a lasciarci da soli. L’assenza in cui le famiglie si disperdono, i legami si infragiliscono, le generazioni si oppongono, le dipendenze diventano catene. L’assenza di giustizia che non risponde all’altissima vocazione della politica di rimuovere gli ostacoli perché ognuno possa trovare uguale opportunità per realizzarsi, dare forma ai propri sogni, sostanza alla propria dignità, con il lavoro e giusti salari, avere una casa, essere difeso e curato nelle proprie fragilità. L’assenza di visione e pensiero in un tempo in cui le passioni si sono intristite, i giudizi divengono sommari, le informazioni hanno perso il contatto con la ricerca della verità, e la cultura non ha più maestri credibili. L’assenza di pace in un mondo in cui prevale la logica del più forte. L’assenza di profezia che rende muto Dio.

Noi che ci professiamo credenti, siamo nella genealogia di quelli che hanno udito, hanno visto, hanno toccato il Verbo della vita, come abbiamo ascoltato dalla Prima Lettera di San Giovanni. E quello che abbiamo udito, visto e toccato lo dovremmo annunciare manifestando la presenza nell’assenza, contrastando ogni inerzia, perché si possa incontrare il Signore.

Un annuncio che alle parole unisce il gesto, coinvolge tutti i sensi, trasfigurando la nostra città.
Dobbiamo essere missionari della trasfigurazione di tutti i luoghi sociali ed esistenziali: dobbiamo poter trasfigurare le nostre relazioni, liberare il volto nascosto del nostro Salvatore che nella sua morte ha vinto la morte.

È questa la speranza che ha mosso i tantissimi pellegrini che hanno lasciato sulle nostre strade le impronte dei passi gravati dai pesi che premevano nel loro cuore. Hanno attraversato la Porta Santa per trovare Colui che stavano cercando. La porta della nostra cattedrale ha impresse le carezze di tutti quelli che sono passati a cercare misericordia.

Cosa ci lascia quest’anno giubilare? Ci lascia un sacramento diffuso della prossimità del Dio delle sorprese. E se ora chiudiamo la Porta, sappiamo che il Risorto passa attraverso le porte chiuse, e non si stanca di bussare alle nostre porte chiuse. Per offrire e trovare misericordia. Si, trovare, perché anche lui la cerca. Infatti ci ha detto dell’ultima sorpresa, che sarà quando alla fine, saremo giudicati sull’amore, sulla misericordia, sul bicchiere d’acqua a chi ha sete; sul boccone di pane a chi ha fame; sulla vicinanza a chi è in carcere o è malato; sul vestire chi è nudo; accogliere chi è straniero (cfr. Mt 25, 31-46). Facendolo al più piccolo dei nostri fratelli, l’avremo fatto a Lui. E quanta speranza c’è in questo poter riconoscere fratelli tutti, includendo anche coloro che riteniamo nemici.

Comincia un tempo nuovo per la nostra Diocesi. Uniamo le nostre preghiere e le nostre forze per essere luogo che rivela la presenza del Signore, che testimonia la Sua prossimità divenendo prossimi gli uni gli altri, senza dimenticarci di nessuno come fa il buon Pastore.
Il Santo Padre, nel discorso tenuto qui il 19 settembre in occasione dell’apertura del nuovo anno pastorale della nostra diocesi, ci ha richiamati con forza alla responsabilità:
«Ebbene, ora tocca a noi metterci all’opera affinché la Chiesa che vive a Roma diventi laboratorio di sinodalità, capace – con la grazia di Dio – di realizzare “fatti di Vangelo”, in un contesto ecclesiale nel quale non mancano le fatiche, specialmente nella trasmissione della fede, e in una città che ha bisogno di profezia, segnata da numerose e crescenti povertà economiche ed esistenziali, con giovani spesso disorientati e famiglie appesantite».

In questa nuova tappa che si apre davanti a noi ci aiuti San Giovanni evangelista, il discepolo amato, interceda per noi la Vergine Santissima, la Madre della fiducia, del Divino Amore e la Salvezza del popolo romano perché con lei e come intrecciando le parole degli uomini con la Parola di Dio possiamo comporre il nostro Magnificat per ridire la profezia di una storia nuova possibile in cui tutto è capovolto e insieme possiamo affermare che “grandi cose ha fatto per noi l’Onnipotente”

27 dicembre 2025

La chiusura della Porta Santa a San Giovanni in Laterano

Il rito di chiusura della Porta Santa della basilica di San Giovanni in Laterano avrà luogo sabato 27 dicembre alle ore 11 e sarà presieduto dal cardinale Baldo Reina, vicario generale di Sua Santità per la diocesi di Roma; seguirà la celebrazione eucaristica, che sarà animata dal Coro della Diocesi di Roma diretto da monsignor Marco Frisina. Il rito sarà trasmesso in diretta sul canale YouTube della diocesi di Roma.

I fedeli potranno accedere in basilica muniti di biglietto gratuito, dalle ore 8 alle 10, dopo aver superato i consueti controlli di sicurezza. Per quanto riguarda la distribuzione dei biglietti, fino a venerdì 19 dicembre, si procederà secondo la seguente ripartizione:

Parrocchie: ogni parrocchia riceverà 3 biglietti per i fedeli, che saranno ritirati presso l’Ufficio Liturgico del Vicariato di Roma (Palazzo Lateranense, secondo piano, stanza 18) direttamente dal parroco o da un suo delegato.

Fedeli (ulteriori biglietti): gli altri biglietti destinati ai fedeli possono essere ritirati, presso l’Ufficio Liturgico, la mattina dalle 9 alle 12.30; martedì e mercoledì anche il pomeriggio dalle 15 alle 16.30, fino a esaurimento.

Religiosi: possono ritirare, fino a esaurimento, i biglietti loro destinati presso l’Ufficio per la Vita Consacrata del Vicariato di Roma (secondo piano, stanza 33).

Sacerdoti concelebranti: i sacerdoti che intendono concelebrare possono ritirare il loro biglietto sempre all’Ufficio Liturgico, fino a esaurimento biglietti. Al momento del ritiro riceveranno tutte le informazioni necessarie per la concelebrazione.

Diaconi: possono ritirare il loro biglietto presso l’Ufficio per il Diaconato.

Scarica la locandina

 

16 dicembre 2025

La chiusura della fase diocesana della causa di beatificazione e canonizzazione del Servo di Dio Guglielmo Giaquinta

La sessione di chiusura dell’inchiesta diocesana sulla vita, le virtù eroiche e la fama di santità e di segni del Servo di Dio Guglielmo Giaquinta, vescovo di Tivoli e fondatore dell’Opera Pro Sanctitate, si svolgerà venerdì 12 febbraio 2021 alle ore 12 nella Sala degli Imperatori costituita per il Tribunale nel Palazzo Apostolico Lateranense. Il rito – che verrà trasmesso in streaming sulla pagina Facebook della diocesi di Roma e su questo canale Youtube – sarà presieduto dal cardinale vicario Angelo De Donatis. Sarà presente la postulatrice Marialuisa Pugliese. I membri del Tribunale diocesano di Roma presenti saranno: il delegato episcopale monsignor Francesco Maria Tasciotti; il promotore di giustizia don Giorgio Ciucci; il notaio attuario Marcello Terramani.

Terzo di quattro figli, Giaquinta nasce a Noto (Sr) il 25 giugno 1914, ma ben presto la sua famiglia si trasferisce a Roma. Qui, nel novembre 1927 entra al Pontificio Seminario Romano Minore quindi, nel 1933, al Pontificio Seminario Romano Maggiore. Viene ordinato sacerdote il 18 marzo 1939. Nell’ottobre dello stesso anno inizia il Corso di diritto presso il Pontificio Ateneo Lateranense Sant’Apollinare; conseguirà la laurea in “utroque iure” nell’anno accademico 1946/47; contemporaneamente svolge il suo ministero pastorale, dapprima come collaboratore e poi come vice parroco nella comunità di Santa Maria ai Monti. Nel 1946 è nominato promotore di giustizia e difensore del vincolo presso il Tribunale del Vicariato di Roma, dove in seguito svolgerà anche il compito di giudice. Sempre in Vicariato, negli anni ricopre i ruoli di responsabile dell’Ufficio disciplina del clero e di segretario generale. Assume anche l’incarico di rettore della chiesa della Madonna di Loreto al Foro Traiano (1949) e di assistente diocesano della Donne di Azione cattolica.

Giaquinta in Vicariato a via della Pigna
Giaquinta con Madre Teresa e il cardinale Ugo Poletti nel 1975

«Sacerdote austero, fedelissimo alla preghiera, sempre disponibile al dialogo – così lo ricorda la postulatrice che lo ha conosciuto personalmente – venendo a contatto con la ricerca e le attese di tanti uomini, scopre sempre più chiaramente la sete divina, cioè il desiderio da parte di Dio di raggiungere ogni creatura con il suo amore e la sua salvezza; nella contemplazione e nella riflessione teologica intuisce nella chiamata alla santità la vocazione fondamentale dell’uomo». Iniziano infatti sotto la sua guida i primi incontri della Pro Sanctitate, mentre nel 1950 nascono le Oblate Apostoliche, consacrate in vita fraterna. È del 1957, poi, la prima Giornata della santificazione universale, mentre il 2 febbraio 1960 arriva il riconoscimento ecclesiastico del movimento. Nel 1962 inizia l’attività dei Convegni sacerdotali e il gruppo degli Apostolici Sodales, ispirati alla spiritualità del Cenacolo.

Nel 1968 monsignor Giaquinta viene nominato vescovo di Tivoli; durante gli anni di episcopato ricopre diversi incarichi nella Conferenza episcopale, tra i quali la presidenza della Commissione per il clero. Continua la sua predicazione di esercizi spirituali e si intensifica la sua attività di scrittore: sono di questo periodo le sue opere più celebri, come L’amore è rivoluzione (1973), La rivolta dei samaritani (1977) e Il Cenacolo (1981). Per motivi di salute rassegna le dimissioni nel 1986; l’anno successivo torna a Roma. «Paziente e sereno nella malattia che si va aggravando – racconta Pugliese –, ma con lo sguardo luminoso fino alla fine, monsignor Giaquinta si spegne al Policlinico Gemelli il 15 giugno 1994».

«Ho conosciuto il fondatore quando avevo 17 anni – rievoca la postulatrice – e sono subito rimasta colpita non tanto dalla sua persona, quanto dalla forza del suo messaggio: tutti siamo chiamati a essere santi. Un messaggio che ha polarizzato la mia vita e che ha portato alla decisione di consacrarmi all’apostolato. La santità è amore, una stupenda storia d’amore, un’alleanza intessuta tra Dio e l’uomo e tra tutti gli uomini: all’infinito amore del Padre siamo chiamati a rispondere con un massimo di amore verso Dio e verso i fratelli».

Clicca qui per seguire la diretta Youtube

9 febbraio 2021

La chiusura della fase diocesana della causa di beatificazione di suor Maria Bernardetta dell’Immacolata

La sessione di chiusura dell’inchiesta diocesana sulla vita, le virtù eroiche, la fama di santità e di segni della Serva di Dio Maria Bernardetta dell’Immacolata, al secolo Adele Sesso, religiosa professa dell’Istituto delle Suore Povere Bonaerensi di San Giuseppe, si svolgerà venerdì 28 aprile 2023 alle ore 12 presso l’Aula della Conciliazione, costituita per il Tribunale nel Palazzo Apostolico Lateranense. La sessione di chiusura dell’inchiesta diocesana sarà presieduta dal vescovo Baldo Reina, vicegerente della diocesi di Roma. Il Tribunale sarà così costituito: monsignor Francesco Maria Tasciotti, delegato episcopale; don Giorgio Ciucci, promotore di giustizia; dottor Marcello Terramani, notaio attuario. Il rito sarà trasmesso in diretta sul canale YouTube della diocesi di Roma.

Suor Maria Bernardetta nasce il 15 ottobre 1918 a Montella (Avellino). All’età di 17 anni inizia il periodo di postulante a Roma nell’istituto delle Suore Povere Bonaerensi di San Giuseppe, fondato dalla Serva di Dio Camilla Rolon in Argentina nel 1880. Il 19 marzo 1943 professa i voti perpetui. Nel 1944 si trasferisce in Argentina, dove forma parte della Comunità Casa Josefina a Buenos Aires. Poi, nel 1965, suor Maria Bernardetta arriva negli Stati Uniti: prima in Pennsylvania e poi a Richmond, in Virginia, presso il seminario di San Giovanni Maria Vianney. Qui si fa apprezzare «per i consigli che dava ai seminaristi afflitti, indecisi e dubbiosi nella loro vocazione – ricorda la postulatrice Silvia Correale –, incoraggiandoli e consigliando loro la preghiera e la devozione eucaristica». Per lo stesso motivo sarà amata e stimata alla Casa di esercizi Villa Sant’Ignazio della Compagnia di Gesù, a San Miguel, dove la sua strada – siamo al 1979 – si incrocia con quella di Jorge Mario Bergoglio, all’epoca provinciale dei gesuiti. «Madre Maria Bernardetta era una figura materna per i novizi – spiega ancora la postulatrice –; quando qualcuno di loro aveva un problema, Bergoglio li mandava da lei a chiedere consiglio. Aveva un tocco profondamente evangelico, una grande devozione».

Nel 1986 madre Maria Bernardetta torna in Italia. Per salutarla, Bergoglio le scrive una lettera: «Vedemmo Lei e in Lei vedemmo ciò che significava una Congregazione religiosa senza limiti. Vedemmo generosità, spirito di obbedienza, di abnegazione, di servizio…, vedemmo pietà, allegria, senso comune e fortezza. Vedemmo pazienza e rassegnazione. Lei, con la sua attitudine, mise calore di madre in noi, e nello stesso tempo, andò insegnando a quei giovani come si tratta una donna, perché questo si impara da una madre o non si impara mai…. E Lei fu Madre».

Nella Casa di Roma si manifestano i primi segni del tumore che si manifestano i primi segni del tumore che porterà la religiosa alla morte. Nonostante la distanza e le difficoltà, l’amicizia con Bergoglio prosegue. «Ogni volta che veniva nella Città Eterna, da vescovo, da arcivescovo e da cardinale, passava a salutarla, e così anche facevano gli altri gesuiti che l’avevano conosciuta negli anni della loro formazione – racconta Correale –. Durante una delle sue ultime visite, la Serva di Dio gli chiese l’unzione degli infermi, perché sentiva che le rimaneva poco da vivere. Il cardinale Bergoglio le impartì il sacramento il primo novembre del 2001; il 12 dicembre madre Maria Bernardetta morì. Visse tutta la malattia esemplarmente, così come aveva vissuto: in un abbraccio d’amore e totale serenità con il Crocifisso».

«Dalle testimonianze che abbiamo di diversi padri gesuiti – evidenzia la postulatrice – ci dicono che “padre Jorge” sempre parlava di lei, la ricordava nei suoi discorsi come adesso fa ancora da Papa. Ne lodava la vita vissuta con autenticità e coerenza e la citava sempre come un esempio». Lo ha fatto il 2 febbraio 2019, nell’omelia della Messa per la Giornata mondiale della vita consacrata: «In questo momento mi viene alla memoria una suora, umile, che aveva proprio il carisma di essere vicina ai sacerdoti e ai seminaristi – le parole di Papa Francesco –. Una suora semplice: non aveva grandi luci, ma aveva la saggezza dell’obbedienza, della fedeltà e di non avere paura delle novità. Chiediamo che il Signore, tramite suor Bernardetta, dia a tutti noi la grazia di andare per questa strada».

26 aprile 2023

La chiusura della fase diocesana della causa di beatificazione di padre Pedro Arrupe Gondra

L'apertura della causa di beatificazione di padre Arrupe, il 5 febbraio 2019 nel Palazzo Lateranense (foto Diocesi di Roma / Gennari)

Giovedì 14 novembre 2024, alle ore 12, nella Sala della Conciliazione, costituita per il Tribunale nel Palazzo Apostolico Lateranense, si terrà la sessione di chiusura dell’inchiesta diocesana sulla vita, le virtù, la fama di santità e dei segni del Servo di Dio padre Pedro Arrupe Gondra, S. J., ventottesimo superiore generale della Compagnia di Gesù.

Il rito sarà presieduto dall’arcivescovo monsignor Baldo Reina, vicario di Sua Santità per la diocesi di Roma. Saranno presenti i membri del Tribunale diocesano che hanno condotto l’inchiesta: monsignor Giuseppe D’Alonzo, delegato episcopale; don Giorgio Ciucci, promotore di giustizia; Marcello Terramani, notaio attuario.

Pedro Arrupe nasce nei Paesi Baschi, a Bilbao, il 14 novembre 1907. Compie i suoi studi di medicina a Madrid, durante i quali matura la scelta di diventare gesuita. Entra in noviziato nel 1927, e alla fine della formazione è inviato in Giappone come missionario. Diventato maestro dei novizi, si trova a Hiroshima quando il 6 agosto 1945 viene sganciata la bomba atomica sulla città. Per aiutare la popolazione trasforma il noviziato in un ospedale da campo e, grazie alla sua formazione medica, è in grado di aiutare molti feriti. Questa esperienza lo segna profondamente.

Nel 1965 viene eletto superiore generale della Compagnia di Gesù, accompagnando l’ordine dei gesuiti attraverso il grande cambiamento che rappresenta il Concilio Vaticano II: il grande sforzo di rinnovamento che la Chiesa affronta si riflette anche nella vita e nelle opere dei gesuiti, che si trovano a chiedersi che cosa il Signore voglia da loro in quel momento di grandi cambiamenti. La questione che padre Arrupe ha più a cuore è l’attenzione agli ultimi: è sotto la sua guida che la Compagnia reinterpreta la sua missione come servizio della fede e promozione della giustizia. In maniera particolare si spende per i rifugiati, chiedendo a tutta la Compagnia di rispondere a questa sfida. È grazie a lui che oggi il JRS (Jesuit Refugees Service) opera in molte zone del mondo, tra cui in Italia tramite il Centro Astalli. Nell’estate del 1981 un infarto lo conduce alla paralisi e alla perdita della parola. Lasciato l’incarico, muore nel 1991, vivendo questo lungo tempo di malattia pregando per quella Compagnia che aveva guidato per oltre trent’anni. La causa di beatificazione viene aperta il 5 febbraio 2019.

30 ottobre 2024

La chiusura della fase diocesana della causa di beatificazione di madre Rosetta Marchese

Venerdì 4 luglio 2025, alle ore 12, nell’Aula costituita per il Tribunale nel Palazzo Apostolico Lateranense, il vescovo monsignor Renato Tarantelli Baccari, vicegerente della diocesi di Roma, presiede la sessione di chiusura dell’inchiesta diocesana sulla vita, le virtù eroiche, fama di santità e dei segni della Serva di Dio Rosetta Marchese, religiosa professa dell’Istituto Figlie di Maria Ausiliatrice. Il Tribunale che ha condotto l’inchiesta diocesana è composto dal monsignor Giuseppe D’Alonzo, delegato episcopale; don Giorgio Ciucci, promotore di giustizia; Marcello Terramani, notaro attuario. Postulatore della causa di beatificazione e canonizzazione è don Pierluigi Cameroni, salesiano, mentre vice postulatrice è suor Francesca Caggiano, delle Figlie di Maria Ausiliatrice. Tutti gli atti processuali, in doppia copia conforme, chiusi in contenitori sigillati, saranno consegnati a don Pierluigi Cameroni, nominato portitore, con il compito di trasmetterli al Dicastero delle Cause dei Santi.

Madre Rosetta Marchese nacque ad Aosta il 20 ottobre 1922. Fin da bambina conobbe e frequentò le Figlie di Maria Ausiliatrice, maturando così la sua fede e il suo ideale di consacrazione totale a Dio. Dopo la prima professione religiosa, nel 1941, completò gli studi all’Università Cattolica del Sacro Cuore, laureandosi in Lettere. Dal 1947 al 1958 fu insegnante e vicaria nella casa missionaria “Madre Mazzarello” di Torino, dove seguì con particolare attenzione le giovani suore che si preparavano a partire per le missioni. Dal 1958 al 1974 svolse compiti di animazione e di governo in Sicilia, a Roma, in Lombardia.

Nel 1981 fu eletta superiora generale, ma appena otto mesi dopo la sua elezione, giunsero le prime avvisaglie di leucemia. Nella circolare del 24 ottobre 1982, Madre Rosetta concludeva il suo insegnamento augurando a tutte le sue figlie di lasciarsi contagiare da Don Bosco «di nostalgia acuta del ‘bel Paradiso’», per entrare nella via della santità «con una volontà senza ritorni». Disse ancora: «La mèta è unica: arrivare in Paradiso con tutti i giovani per cui abbiamo donato e consumato l’esistenza». Morì l’8 marzo 1984, a Roma.

23 giugno 2025

La chiusura della fase diocesana della causa di beatificazione della serva di Dio Veronica del Santissimo Sacramento

La sessione di chiusura dell’inchiesta diocesana sulla vita, le virtù eroiche e la fama di santità e di segni della Serva di Dio Veronica Teresa del Santissimo Sacramento, religiosa professa dell’Ordine delle Clarisse Cappuccine, si svolgerà venerdì 15 ottobre 2021 alle ore 12 nell’Aula della Conciliazione costituita per il Tribunale nel Palazzo Apostolico Lateranense. Il rito sarà presieduto da monsignor Giuseppe D’Alonzo, vicario giudiziale del Tribunale Ordinario, delegato dal cardinale vicario Angelo De Donatis. I membri del Tribunale diocesano di Roma presenti saranno: monsignor Francesco Maria Tasciotti, delegato episcopale; don Roberto Folonier, promotore di giustizia; Marcello Terramani, notaio attuario; Francesco Allegrini, notaio aggiunto. Saranno presenti il postulatore della causa, il gesuita padre Arturo Elberti, e il vicepostulatore, il vescovo ausiliare monsignor Daniele Libanori.

Suor Maria Veronica Teresa del Santissimo Sacramento, al secolo Maria Cesira Pazzafini, delle Cappuccine povere di Santa Chiara, nacque a Ferrara il 16 novembre 1896. Crebbe al Conservatorio della Provvidenza a Ferrara, retto dalle Suore della Carità di Santa Giovanna Antida Thouret, dove maturò la sua vocazione monastica. Nel 1915 fu accolta come postulante nel Monastero di Santa Chiara, sempre a Ferrara, dove iniziò il suo noviziato. Il 23 ottobre del 1916 emise la professione semplice e nel 1919, nello stesso giorno, la professione solenne. Nel 1945 divenne Madre Maestra delle Novizie, un ufficio che svolse con la consueta semplicità. Il 19 maggio 1964, suor Veronica venne sottoposta ad esami clinici, presso l’Ospedale Sant’Anna; la diagnosi fu quella di un tumore alla testa ad uno stadio avanzato. Morì l’8 luglio; le sue ultime parole furono rivolte con un sorriso alla Madre Abbadessa: «Grazie mamma!». Il 9 luglio furono celebrati i funerali. Il corpo della religiosa, sepolto dapprima nel Cimitero della Certosa di Ferrara, fu poi riesumato nel 1975 e riposa oggi nella chiesa di Santa Chiara.

Durante i quasi cinquant’anni di vita religiosa sopportò lunghi periodi di malattia, ma fu sempre dedita alla preghiera, alla penitenza, alla consolazione delle consorelle. I suoi pensieri e la sua vita sono narrati nei “Quaderni” che scrisse lei stessa, nonché nel volume “Sentii cose che non so spiegare. Scritti spirituali di suor Veronica del Santissimo Sacramento”, di monsignor Libanori. «Pur nel silenzio e nella discrezione che proteggono la sua vita – riflette il vescovo ausiliare –, col passare degli anni diventa sempre più intenso il ministero di intercessione, consolazione e consiglio che essa svolge nel parlatorio e per lettera. Delle esperienze spirituali narrate nei “Quaderni”, che continuarono senza interruzione, all’esterno trapelava solo qualche rara traccia nella corrispondenza più confidenziale, mentre le consorelle potevano intuire qualcosa dalla pace che la sua presenza infondeva e dalla particolare lucentezza del suo volto. Ciò che della sua vita oggi appare singolare, è noto solo perché i resoconti affidati alla carta sollevano un poco il velo su un’avventura spirituale eccezionale. La vita esterna di questa piccola Monaca, infatti, specie dopo la seconda grave malattia, fu del tutto ordinaria e conforme ai suoi uffici; fu ordinaria, senza tuttavia scordare quanto quell’ordinarietà dovette costarle».

13 ottobre 2021

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