10 Maggio 2026

La beatificazione di padre Francesco Maria della Croce Jordan

Sarà beatificato sabato 15 maggio padre Francesco Maria della Croce Jordan, il fondatore dei salvatoriani. La beatificazione avverrà durante la solenne concelebrazione, alle ore 10.30 nella basilica di San Giovanni in Laterano, che sarà presieduta dal cardinale vicario Angelo De Donatis. Il rito di beatificazione avrà luogo prima del Gloria, con la lettura della biografia e del decreto papale, e l’accoglienza delle reliquie.

Johann Baptist Jordan nacque il 16 giugno 1848 a Gurtweil (Germania). All’età di 29 anni, entrò in seminario e, il 21 luglio 1878, venne ordinato sacerdote. Fu mandato a Roma per studiare le lingue orientali, e, successivamente, nel centro di studio dei Maroniti ad Ain Warqa (Libano).

Mentre si trovava in Terra Santa, fu ispirato a fondare un’opera completamente dedita alla diffusione della fede. Così, l’8 dicembre 1881, nella cappella di S. Brigida, in Roma, diede inizio alla Società del Divin Salvatore (Salvatoriani). Sette anni dopo, l’8 dicembre 1888, fondò a Tivoli, in collaborazione con la Beata Maria degli Apostoli (al secolo: Teresa von Wüllenweber), la Congregazione delle Suore del Divin Salvatore (Salvatoriane).

Il 13 dicembre 1893, la Congregazione di Propaganda Fide affidò ai Salvatoriani la Prefettura apostolica della missione di Assam in India. Nel primo Capitolo Generale della Società del Divin Salvatore, nel 1902, il Venerabile Servo di Dio fu eletto Superiore generale a vita. Con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale si trasferì a Friburgo (Svizzera). Morì l’8 settembre 1918 a Tafers (Svizzera). Nel 1956 i suoi resti mortali furono traslati a Roma, nella cappella della Casa Generalizia.

13 maggio 2021

La Basilica di Sant’Agostino in Campo Marzio

A cura delle Missionarie della Divina Rivelazione

Alla fine del XIII secolo, il nobile romano Egidio Lufredi fece dono agli agostiniani
di alcune case in Campo Marzio per la costruzione del monastero. Nel 1296 fu
iniziata la costruzione della nuova chiesa, che inglobava l’antica chiesa di san
Trifone; la costruzione venne ultimata nel 1483 grazie al cardinale Guglielmo
d’Estouteville, camerlengo di Papa Sisto IV e protettore dell’Ordine agostiniano.
L’assetto attuale è fu definito dal progetto del Vanvitelli, realizzato nel 1765. Tutta la
chiesa si presenta come un prezioso scrigno contenente tesori di arte e fede, custoditi
da sempre con spirito di servizio dai padri agostiniani.

L’interno della chiesa è a croce latina, presenta tre navate con cinque cappelle per
lato. L’intero ciclo decorativo, che comprende le tre navate, la crociera, la cupola, il
transetto e le cappelle di san Nicola da Tolentino e Santa Monica, fu affidato a fine
Ottocento al pittore Pietro Gagliardi.

Entrando nella navata centrale, al terzo pilastro, si rimane colpiti dal gruppo scultoreo
di sant’Anna, la Vergine ed il Bambino, eseguito da Andrea Contucci, detto il
Sansovino nel 1512. L’opera va considerata insieme all’affresco in alto del profeta
Isaia, realizzato da Raffaello nello stesso anno, in quanto allusive alla duplice
generazione di Cristo, divina e umana. Il profeta tra le mani regge un rotolo con
caratteri ebraici: “Aprite le porte, onde il popolo che crede entri” (Is 26,2). Il gruppo
scultoreo mostra sant’Anna con i piedi su un libro chiuso, mentre si protende verso la
Vergine e il Bambino Gesù che stringe nella destra un uccellino, allusione alla croce.
Il libro chiuso, significa che la Persona di Cristo supera la Scrittura.

Sull’altare maggiore è posta un’icona, datata al XIV secolo, della Madonna
Odighitria, la Vergine indica la Via da seguire nel Bambino Gesù tra le sue braccia.
La cappella del transetto destro è dedicata a Sant’Agostino, la pala d’altare con
Sant'Agostino tra i Santi Giovanni Battista e Paolo eremita è opera del Guercino
(1591-1666), mentre le due tele ai lati sono del Lanfranco (1580-1647): a sinistra
Sant’Agostino accoglie il Signore sotto le sembianze di un pellegrino e a destra,
Agostino che sconfigge le eresie. Il tema della cappella rimanda al carisma
dell’Ordine agostiniano: un’intensa vita di preghiera, silenzio e studio, genera la
carità verso il prossimo e l’amore per la Verità, che si sostanzia nel custodire e
difendere la fede cattolica.

La cappella, che si trova nel transetto sinistro, è dedicata a Santa Monica, la mamma
di Sant’Agostino. In un’urna di marmo verde, posta sotto l’altare e risalente al XVIII
secolo, riposano i resti del corpo della santa, che morì ad Ostia nel 387, mentre era in
attesa di imbarcarsi per l’Africa con il figlio Agostino, convertito grazie a
Sant’Ambrogio e deciso a seguire la vita monastica.

Il corpo di Monica fu sepolto nella Chiesa di Sant’Aurea ad Ostia e poi nel XV
secolo arrivò a Roma.

Sull’altare la splendida pala di fine XVIII secolo di Giovanni Gottardi, rappresenta la
Madonna della Consolazione o della cintola. Si vede rappresentata la Vergine Maria
con il Bambino Gesù che donano rispettivamente una cintura ad Agostino e a
Monica. La tradizione attesta che Monica, rimasta vedova di suo marito Patrizio,
chiese alla Vergine di voler vestire come lei, dopo la morte di San Giuseppe. In una
visione le fu mostrato l’abito nero e la cintura di cuoio, con la promessa che quanti si
fossero vestiti in tal modo, avrebbero ricevuto protezione e consolazione. Ancora
oggi, gli agostiniani vestono l’ampia tunica nera stretta ai fianchi da una lunga cintura
di cuoio.

Nella piccola cappella a sinistra, dedicata ai Santi Agostino e Guglielmo, troviamo un
intero ciclo pittorico realizzato dal Lanfranco nel 1612. Desta meraviglia la finta
cupola con l’Assunzione della Vergine. Nella pala d’altare sono rappresentati i santi
Agostino e Guglielmo che contemplano l’incoronazione della Vergine, mentre su un
lato si vede Agostino che medita il mistero trinitario. Il dipinto mostra Agostino che
parla con un bambino in riva al mare, mentre sulle nubi appare la Trinità. Viene
rappresentato l’episodio in cui l’anziano vescovo vide un bimbo, che con una
conchiglia voleva travasare tutta l’acqua del mare dentro la buca che aveva scavato
nella sabbia. Agostino, attonito cercò allora di spiegargli che era impossibile. A quel
punto, il Bambino gli rispose che, anche lui, faceva lo stesso, tutte le volte che aveva
la pretesa di voler spiegare il mistero Trinitario.

Sulla sinistra, all’ingresso, si staglia maestosa la Madonna del Parto di Jacopo
Sansovino, una statua in marmo realizzata nel 1521, che oltre ad essere un’opera
d’arte, è anche venerata come icona miracolosa. Il primo miracolo avvenne nel 1820,
quando il romano Leonardo Bracci, fece accendere una lampada da far ardere notte e
giorno dinanzi alla statua, per chiedere la grazia della vita della moglie e del figlio,
messi a repentaglio da una gravidanza difficile.

La figura della Vergine ricorda un’antica scultura romana: il collo lungo e tornito e il
profilo classico, saranno l’ispirazione per la Madonna dei Pellegrini del Caravaggio,
la pala d’altare che realizzò nel 1606 per la cappella della Madonna di Loreto a pochi
metri sulla sinistra. Caravaggio rappresenta lo scalone della casa di Nazaret a Loreto,
sul quale si posa leggiadra sulla punta dei piedi, la Vergine Maria che porge il
Bambino paffuto all’anziana coppia di pellegrini, in abiti miseri, che a piedi nudi,
bussano alla porta della Santa Casa, inginocchiandosi con le mani giunte. Il Bambino
guarda incuriosito l’uomo e la donna estasiati e con la punta del piedino ne sfiora le
dita, mentre vengono alla mente le parole di Sant’Agostino nelle sue Confessioni: “Ti
ho gustato e ora ho fame e sete di te. Mi hai toccato e ora ardo dal desiderio di
conseguire la tua pace!”. Santa Monica e sant’Agostino pregate per noi.

 

27 agosto 2021

La basilica dei Santi Apostoli in festa

Quattro giorni di preghiera e celebrazioni nella basilica dei Santi XII Apostoli, in occasione della festa dei santi apostoli Filippo e Giacomo Minore. Dal 30 aprile al 2 maggio ci sarà il triduo di preparazione: alle ore 18 è prevista la recita del Rosario e l’esposizione delle reliquie dei santi apostoli; alle 18.30 la Messa verrà presieduta da padre Silvestro Bejan.

Il 2 maggio, inoltre, alle 17.30 la basilica affidata ai Frati Minori Conventuali ospiterà un incontro dedicato alla poesia. Venerdì 3 maggio le celebrazioni inizieranno alle 7.30 con la Messa; alle 18 il Rosario per la pace e alle 18.30 la celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo Vittorio Francesco Viola, segretario del Dicastero per il culto divino e la disciplina dei sacramenti. Animerà le liturgie il Coro della Cappella Musicale Costantiniana dei Santi Apostoli.

22 aprile 2024

La 43ª Giornata per la vita: domenica la Messa al Divino Amore

Foto di Cristian Gennari

Sarà celebrata domenica 7 febbraio la 43ª Giornata nazionale per la vita. Per l’occasione, la Conferenza episcopale italiana ha voluto concentrare il suo messaggio sul tema “Libertà è vita”. A livello diocesano, per l’occasione si terrà una Messa presieduta dal vescovo Dario Gervasi, ausiliare del settore Sud e delegato per la Pastorale familiare della diocesi di Roma. Nel rispetto delle precauzioni dettate dall’emergenza sanitaria, la celebrazione eucaristica si terrà nella parrocchia della Santa Famiglia del Divino Amore, dove sarà possibile garantire il distanziamento necessario. La parrocchia si trova all’interno del Santuario del Divino Amore in via Ardeatina al Km 12. L’inizio della Messa è fissato per le ore 12.

L’invito a partecipare è rivolto a tutti, ma in particolare ai rappresentanti dei Centri di Aiuto alla Vita (Cav) e agli incaricati di movimenti, associazioni e gruppi che tutelano, difendono e promuovono la vita. Decine di laici impegnati nel territorio diocesano, come sottolinea il direttore del Centro diocesano per la pastorale familiare don Dario Criscuoli: «Sono circa 650 – sottolinea – le vite salvate nella nostra diocesi dall’intervento dei Cav, dei movimenti e delle associazioni che si occupano della tutela della vita, nel corso del 2020. Questa fondamentale azione pastorale che con così tanta generosità tanti volontari portano avanti, merita un grande plauso».

La proposta e la successiva istituzione di una Giornata annuale da dedicare alla difesa della vita nacque dal consiglio permanente della Cei nel 1978 con la finalità di promuovere l’accoglienza della vita, in particolare della vita nascente. La celebrazione avviene ogni anno, la prima domenica di febbraio. A proposito del tema scelto per il 2021, il vescovo Gervasi nota come «l’attuale emergenza sanitaria per il Covid-19 ci sta facendo sperimentare i limiti concreti e materiali posti alla nostra vita di ogni giorno, ma si tratta allo stesso tempo di un’occasione per riflettere sul senso che diamo alla nostra libertà – e quindi alla nostra esistenza – e su quello che davvero vogliamo fare e costruire». Perché «la libertà è funzionale alla vita, serve per la vita – spiega ancora il vescovo –, e nella visione cristiana dell’uomo, in particolare, è strumento per amare, per dare senso e significato alla vita, poiché ci porta alla scoperta della nostra vera identità». Ancora, prosegue, «la libertà implica l’uso responsabile della mia esistenza e di quella altrui, a partire dalla nascita e fino a tutte le altre sfaccettature e fasi. Bisogna dunque riconoscere in ogni vita, fino all’ultimo respiro, e anche nella malattia, la dignità della persona umana e la sua meraviglia».

Per una migliore organizzazione della celebrazione, si chiede cortesemente di comunicare al Centro per la pastorale familiare i nominativi degli eventuali partecipanti: 06.69886211; famiglia@diocesidiroma.it.

1 febbraio 2021

La 37ª Giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebrei

Il vescovo Spreafico

«In occasione del 60° anniversario della promulgazione della dichiarazione Nostra Aetate, uno dei frutti del Concilio Ecumenico Vaticano II conclusosi l’8 dicembre 1965, ho avuto modo di ribadire il rigetto categorico di ogni forma di antisemitismo, che purtroppo continua a seminare odio e morte, e l’importanza di coltivare il dialogo ebraico-cristiano, approfondendo le comuni radici bibliche. Nella medesima circostanza commemorativa, l’incontro con i rappresentanti di altre religioni mi ha consentito di rinnovare l’apprezzamento per il cammino fatto negli ultimi decenni lungo la strada del dialogo interreligioso, perché in ogni ricerca religiosa sincera, c’è un “riflesso dell’unico Mistero divino che abbraccia tutta la creazione”».

Le parole pronunciate questa mattina da Papa Leone XIV nel discorso al corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, ci conducono verso la 37ª Giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebrei, che si celebrerà sabato 17 gennaio 2026, che avrà per tema “«In te si diranno benedette tutte le famiglie della terra» (GN 12,3). Sessant’anni di Nostra Aetate”. Nella diocesi di Roma, per l’occasione, è in programma un incontro presso la Pontificia Università Gregoriana, promosso dall’Ufficio per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso della diocesi con la Comunità ebraica di Roma, in collaborazione con il Centro Cardinal Bea per gli Studi Giudaici. L’appuntamento è per mercoledì 14 gennaio, alle ore 18, nell’Aula C008 dell’ateneo di piazza della Pilotta, 4. Introdurrà i lavori il professor Massimo Gargiulo, pro-direttore del Centro Cardinal Bea per gli Studi Giudaici dell’Università Gregoriana; interverranno poi rav Riccardo Di Segni, rabbino capo della Comunità ebraica di Roma, e monsignor Ambrogio Spreafico, vescovo emerito di Frosinone-Veroli-Ferentino-Anagni-Alatri. Modererà l’incontro monsignor Marco Gnavi, responsabile dell’Ufficio per l’ecumenismo, il dialogo interreligioso e i nuovi culti della diocesi di Roma.

«Questo incontro, in un anno così difficile – riflette monsignor Gnavi –, assume un significato profondo a partire dalla volontà congiunta dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane e della Conferenza episcopale italiana non solo di proseguire il dialogo, ma di approfondirlo a partire dal tema scelto. La benedizione di Abramo e di tutta la sua discendenza viene letta in maniera sinergica ma distinta, secondo le diverse sensibilità, dalla parte cattolica e da quella ebraica, sentendo la responsabilità di rispondere per il bene comune dei popoli».

Ricordare il sessantesimo anniversario della dichiarazione sulle relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane, “Nostra aetate”, conduce «con fiducia e speranza in un tempo carico di domande cogenti – prosegue il responsabile dell’Ufficio diocesano –, ma la radice spirituale comune ci ricorda il dovere e la responsabilità di essere prossimi gli uni agli altri».

9 gennaio 2026

La 24 ore per il Signore

L’8 giugno 1972 Nick Ut, giovane fotografo del Sud Vietnam, scatta una foto che poco dopo gli avrebbe fatto vincere il Premio Pulitzer e che è rimasta celebre nella storia. “Napalm Girl” si chiama lo scatto, che mostra una bambina, nuda e bruciata dal napalm, in fuga dal villaggio di Trang Bang insieme ad altri coetanei. Quella ragazzina si chiama Phan Thi Kim Phuc, è oggi una donna adulta impegnata a promuovere la pace, prendendosi cura delle vittime di guerra. Dal 1983 ha abbracciato la fede cattolica perché, ha spiegato, le ha dato «la forza di perdonare».

La sua toccante testimonianza accompagna la presentazione dell’edizione 2023 della “24 ore per il Signore”, iniziativa quaresimale di preghiera e riconciliazione voluta da Papa Francesco, che torna per la decima edizione. L’evento verrà celebrato nelle diocesi di tutto il mondo alla vigilia della quarta domenica di Quaresima, da venerdì 17 a sabato 18 marzo, con le chiese aperte per un giorno intero, per consentire a tutti di sostare in preghiera e confessarsi. Nella nostra diocesi, Papa Francesco presiederà la “24 ore per il Signore” il 17 marzo alle ore 16.30, nella chiesa di Santa Maria delle Grazie al Trionfale (piazza Santa Maria delle Grazie, 5).

«Ho ancora molte cicatrici sul mio corpo e forte dolore quasi ogni giorno, ma il mio cuore è purificato. Il napalm è molto potente, ma la fede, il perdono e l’amore sono molto più forti – ha scritto Kim Phuc –. Non avremo più la guerra se tutti imparassero a vivere con vero amore, speranza e perdono. Se quella bambina nella foto può farlo, chiedi a te stesso, posso farlo anch’io?». La sua storia è raccontata nel sussidio pastorale preparato dal Dicastero per l’evangelizzazione in preparazione alla “24 ore per il Signore”, che contiene schede per la preghiera personale e suggerimenti per la celebrazione in comunità. Ad aprire il testo una riflessione dell’arcivescovo Vittorio Francesco Viola, segretario del Dicastero per il culto divino e la disciplina dei sacramenti. «È nel Sacramento della Riconciliazione che ci viene data la possibilità di avere a esperienza viva della misericordia di Dio per noi», spiega Viola. «Una comprensione errata a volte ci porta ad avvicinarci al sacramento di Penitenza con lo stesso atteggiamento interiore di chi entra in un’aula di tribunale sapendosi colpevole – sottolinea l’arcivescovo –. La parabola del Padre misericordioso (Lc 15,11-32) ci insegna che il figlio che ritorna a casa non trova il tribunale penale, ma la festa che esprime la gioia del padre per il ritorno del figlio. La nostra confessione ci riporta allo splendore della veste bianca del battesimo, indumento espressamente richiesto per partecipare alla festa».

Il sussidio, edito da Shalom, è acquistabile in versione cartacea nelle librerie e negli store online. Nelle versioni in lingua inglese, spagnola e portoghese, il testo è scaricabile dal sito evangelizatio.va.

Per accedere alla celebrazione nella parrocchia è necessario essere muniti di biglietto, che potrà essere richiesto sempre sul sito evangelizatio.va. I biglietti, disponibili fino a esaurimento, potranno essere ritirati in via della Conciliazione 7, mercoledì 15 e giovedì 16 marzo dalle 8.30 alle 13.30 e dalle 15 alle 17.30, oppure venerdì 17 marzo dalle 8.30 alle 13.30.

14 marzo 2023

La «luce della Parola» faro per questo «momento buio»: la lettera del cardinale vicario alla comunità diocesana

«Sentiamo tutti il bisogno di fermarci, in questo momento buio, e accendere la luce della Parola di Dio, per riflettere e comprendere». Vuole condividere riflessioni e pensieri, il cardinale vicario Angelo De Donatis, con tutta la comunità diocesana. Come faro la Scrittura e le parole pronunciate da Papa Francesco in questo ultimo periodo, nelle sue omelia. L’obiettivo, scrive il cardinale, è «riflettere con voi sul tempo che abbiamo vissuto. Tutto è stato così imprevisto e improvviso! Come sapete, anch’io sono stato malato e in ospedale: una ferita che mi ha permesso di sentire profonda comunione con chi è stato toccato a vari livelli dalla pandemia del coronavirus».

«Come il Papa ci ha detto nella Veglia – scrive il vicario –, ci troviamo anche noi chiusi, sbarrati in casa, come gli apostoli: siamo la Chiesa nel Cenacolo del Sabato Santo. Siamo la Chiesa che, sbigottita di fronte al dolore della morte improvvisa di tante persone, si è blindata in casa, spinta anche dalla paura di incontrare gli altri». Paura degli altri ma anche del futuro: «La pandemia detta tempi lunghi al ritorno alla normalità della vita sociale e la crisi economica già sta facendo sentire i suoi effetti devastanti».

Sembra «tutto finito», sembra non ci siano «strade che possano aprirsi, se non quella del ritorno alla vita “senza Gesù”, come nel caso dei discepoli di Emmaus». Eppure è proprio in frangenti come questo che «l’azione dello Spirito fa germogliare cose inedite e insperate», sostiene il cardinale De Donatis. Infatti, prosegue, abbiamo vissuto una Quaresima «straordinaria», fatta di «spoliazione e digiuno», in cui abbiamo dato prova di «capacità di resilienza e di cambiamento». Ma «c’è un livello molto più profondo – si legge ancora nella lettera – in realtà abbiamo vissuto radicalmente il Mistero Pasquale di Morte e di Resurrezione. Lo abbiamo toccato con mano. Siamo stati messi con forza davanti alla realtà della morte, molto concretamente alla possibilità della “mia” morte e di quella delle persone che amo. E ancora adesso siamo di fronte al pericolo che a morire sia un’intera realtà sociale ed economica, almeno nelle forme con cui l’abbiamo vissuta finora».

«Ci troviamo ad avere vissuto – tutti insieme e contemporaneamente – un’esperienza che ci mette in grado di renderci conto della scommessa che la fede è, della novità entrata nel mondo con Gesù: passare dalla morte alla vita. Stiamo vivendo in un prolungato stato di attesa che succeda qualcosa di liberatorio; di qualcuno che ci annunci che possiamo uscire a tornare a vivere senza preoccuparci di non morire. Ecco: questo è esattamente il senso del termine Vangelo. Questo è il compito che ci eravamo dati come diocesi: annunciare il Vangelo dentro alla vita concreta della nostra gente».

Tra i «frutti importanti» di questa Pasqua, quello di aver riscoperto la dimensione della preghiera all’interno delle famiglie, ma anche la «comunione universale», da intendere «con una intensità diversa, alla luce dell’esperienza di questo tempo, nel quale ci è stato dato di sentire con più verità che siamo realmente fratelli, che la vita degli altri ci interessa e dipende anche dalla nostra, e che nessuno può salvarsi da solo».

Queste considerazioni portano anche a ripensare dal punto di vista pratico alcune attività pastorali: ad esempio, ogni parrocchia potrebbe offrire alle famiglie materiale per vivere al meglio i momenti di preghiera domestica. Il modello, suggerisce il vicario, è quello dei «cerchi concentrici»: ci sono dunque le famiglie, poi le équipe pastorali, chiamate a riprendere il loro cammino e a individuare nuove proposte, grazie anche a nuove schede che la diocesi invierà nei prossimi giorni. Infine, il terzo cerchio potrebbe essere quello delle «piattaforme internet, che saranno almeno all’inizio l’unico luogo possibile, ma progressivamente che riprenderemo ad incontrarci fisicamente con tutte le necessarie misure di sicurezza, cercheremo di realizzare questo ascolto nelle case o in parrocchia». Quando? «Per adesso non siamo in grado di prevederlo, possiamo solo sperare che avvenga al più presto».

L’invito è a «non aspettare da inerti questo momento – suggerisce il vicario –: nei modi che ci sono possibili (e sono tanti) continuiamo la missione di evangelizzare e servire i nostri fratelli, di comunicare loro la speranza del Vangelo, a partire da una crescita interiore, nostra, che vada di pari passo, che ci riguarda e che non possiamo trascurare».

Leggi il testo integrale della lettera

20 aprile 2020

La “zona grigia” dei cattolici italiani, un «campo da animare spiritualmente»

Foto Diocesi di Roma / Gennari

Il cardinale vicario Baldo Reina non si dice scoraggiato di fronte ai dati della nuova ricerca del Censis. Il rapporto, dal tema “Il lavoro dello spirito e la responsabilità del pensiero cattolico”, è stato presentato questa mattina, 29 marzo, nella basilica di San Giovanni in Laterano dal ricercatore Giulio De Rita.

Lo studioso ha parlato dell’esistenza di una «vasta zona grigia» di cattolici italiani non praticanti (il 56%), sovrapponibili a quanti sono distaccati dalla politica. «Vedo comunque che dalla ricerca – ha sottolineato Reina – emerge il desiderio, la curiosità e anche, seppur debole, il libero desiderio di mantenere un riferimento al Vangelo». Reina ha quindi invitato a «non rimanere chiusi nelle comunità e a uscire, per stabilire legami con i modi diversi di essere carne del Vangelo. La Chiesa non può e non deve essere autoreferenziale – ha aggiunto -. Ci sta a cuore prenderci cura dei cristiani che non frequentano le nostre parrocchie, come invita a fare Papa Francesco».

Il porporato ha poi concluso il suo intervento soffermandosi sull’«esodo» dalla frequenza liturgica. «Le nostre comunità devono interrogarsi se risultano inospitali», ha detto il cardinale, che ha ricordato in questo senso la parabola del “figliol prodigo”, che racconta «la simmetria di due fratelli che non sono stati in grado di conoscere veramente la natura del Padre». Il primo «esprime l’allontanamento di tanti», mentre il secondo «rappresenta coloro che si incatenano dentro un’appartenenza condizionata da uno schema retributivo dove non ci sarebbe spazio per la sorpresa della gratuità dell’amore».

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La “Via Sindonis” a San Giuseppe Artigiano

Un itinerario sulle orme della Sacra Sindone. A proporlo è la parrocchia di San Giuseppe Artigiano, in particolare l’Azione cattolica adulti della comunità sulla via Tiburtina. Venerdì 17 marzo alle ore 17 è in programma la “Via Sindonis”, cioè una Via Crucis con meditazioni sulla Sacra Sindone.

Il 25 marzo, alle ore 16.30, nella Sala Conti della parrocchia, sarà il sacerdote don Domenico Repice a tenere una conferenza sul telo usato per avvolgere il corpo di Gesù. Seguirà la benedizione e apertura della mostra “Sulle orme della Sindone”, che sarà visitabile dal 25 marzo al 9 aprile.

Il 17 giugno, infine, è in programma un pellegrinaggio presso il Santuario del Volto Santo di Manoppello (Pe). Per ulteriori informazioni contattare la parrocchia.

13 marzo 2023

La “Via Pulchritudinis”, quattro giornate sull’arte sacra

«Molte volte c’è una sciatteria nelle nostre celebrazioni che mette paura». A lanciare il grido d’allarme, a proposito degli abiti e degli arredi liturgici, è stato l’arcivescovo Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, presentando prima di Natale, nella Sala Marconi della Radio Vaticana, “Via Pulchritudinis”: quattro giorni, dal 3 al 6 febbraio 2018, per «riflettere su quello che è oggi l’arte religiosa» nelle sue varie forme – dalla pittura alla musica, dalla scultura all’architettura – grazie alla prima Expo internazionale dedicata all’arte sacra, organizzata da Fiera Roma e Fivit in collaborazione con il dicastero vaticano.

Di “Via Pulchritudinis”, ha ricordato Fisichella a proposito di una delle competenze del suo dicastero, «parla Papa Francesco in uno dei suoi primi documenti, la Evangelii gaudium, da lui stesso definita il documento programmatico del pontificato». Per il Papa, l’annuncio cristiano «non è solamente una cosa vera e giusta, ma anche bella», e la “Via Pulchritudinis” aiuta la trasmissione della fede, compito che implica anche «il coraggio di trovare nuovi segni, nuovi simboli e nuove espressioni».

Quattro i temi principali della rassegna, uno per ogni giornata: musica sacra; architettura e spazio liturgico; arredi liturgici; scultura, mosaico, vetrate. Il primo giorno, 3 febbraio, è in programma una tavola rotonda sulla musica sacra, e si concluderà alle ore 19 con un concerto nella Cappella Sistina per tutti i partecipanti. Il 4 febbraio è dedicato all’architettura e allo spazio liturgico e prevede una tavola rotonda, alle 15.30, cui parteciperanno l’architetto Andrea Longhi, docente di storia dell’architettura al Politecnico di Torino, il liturgista Crispino Valenziano e monsignor Stefano Russo, vescovo di Fabriano–Matelica e già direttore dell’Ufficio Cei per i beni culturali. Tra le domande della tavola rotonda, due quelle anticipate da Fisichella: «Come si costruisce una chiesa, e chi costruisce una chiesa, un architetto credente o un architetto famoso non credente? Si devono copiare gli stili antichi, come il romanico o il gotico, oppure ogni volta che si entra in una chiesa moderna ci si deve imbattere in una chiesa brutta?».

Il 5 febbraio si parlerà di arredi liturgici con una tavola rotonda, alle 15.30, cui parteciperanno monsignor Corrado Maggioni, sottosegretario della Congregazione per il Culto divino e i sacramenti, il liturgista Giorgio Bonaccorso e Sara Piccolo Paci, docente di storia dell’arte e di storia del costume, della moda e di antropologia culturale. La tavola rotonda conclusiva, il 6 febbraio alle 15.30, è infine dedicata “al ruolo dei musei nell’arte sacra di oggi”, con la partecipazione di padre Marko Rupnik, uno dei massimi esperti al mondo nell’arte dei mosaici, Antonio Paolucci, direttore emerito dei Musei Vaticani, e Carla Benelli, consulente e storica dell’arte al Mosaic Center di Gerico, in Palestina.

Per ogni giornata verrà dato spazio all’esposizione di un’opera d’arte legata al tema del giorno: il 4 febbraio il bozzetto della Scala Regia di Gian Lorenzo Bernini; il 5 febbraio il piviale e la mitra delle aperture degli Anni Santi 1975, 1983, 2000, 2016; martello e cazzuole usati nell’Anno Santo 1975 e una copia della tiara di Pio XII. Il 6 febbraio i convegnisti potranno ammirare la statua di Gesù Buon Pastore realizzata tra la fine del III secolo l’inizio del IV, uno dei pezzi di maggior pregio dei Musei Vaticani.

La “Tosca” per gli ospiti della Caritas

A 125 anni dalla prima rappresentazione della Tosca di Giacomo Puccini, che ebbe luogo il 14 gennaio 1900 al Teatro dell’Opera di Roma, il 14 gennaio 2025, alle ore 20, il più romano dei capolavori di Giacomo Puccini torna nel luogo del suo debutto e sarà nuovamente messo in scena nella sua versione originale. In questa emozionante rappresentazione, che vedrà la partecipazione di artisti straordinari e, tra il pubblico, figure illustri, il Teatro dell’Opera di Roma desidera aprire idealmente le sue porte anche a chi ha minori possibilità di partecipare a questi eventi, offrendo loro l’opportunità di assistere allo spettacolo tramite una diretta streaming in esclusiva per le diverse realtà coinvolte sul canale YouTube del Teatro.

«Con Tosca 125 – spiegano in una nota gli organizzatori – l’Opera di Roma continua a cercare il coinvolgimento del territorio e la collaborazione con istituzioni che si occupano delle fasce più deboli della società. Per questo Tosca, nel giorno del suo 125/o compleanno, sarà ripresa e diffusa via streaming al Policlinico Gemelli e in diverse realtà legate alla Caritas di Roma, come la Comunità di accoglienza Santa Giacinta al santuario del Divino Amore». In questo modo, il Teatro dell’Opera di Roma ribadisce il suo impegno verso il territorio, portando la bellezza dell’arte lirica anche nelle realtà più fragili.

L’iniziativa rafforza la collaborazione con la Caritas di Roma, contribuendo a creare un legame profondo tra cultura, solidarietà e attenzione sociale. Per gli ospiti di Casa Santa Giacinta e per tutti coloro che parteciperanno in esclusiva allo spettacolo, sarà un’occasione unica per immergersi nella magia di un capolavoro senza tempo, vivendo l’emozione di Tosca proprio come Puccini l’aveva immaginata nel suo debutto. Un gesto che dimostra come l’arte possa essere ponte per l’inclusione, capace di unire la città intorno a una bellezza condivisa.

10 gennaio 2025

La “Pietà” di Jago a Santa Maria in Montesanto

La basilica di Santa Maria in Montesanto, la Chiesa degli artisti di piazza del Popolo, è uno spazio di dialogo privilegiato tra la spiritualità e l’arte contemporanea. Rientra in questo contesto l’inaugurazione, venerdì primo ottobre alle 18, della nuova opera dello scultore Jago, dedicata alla “Pietà”. Sedici medi di lavoro a Napoli, nello studio di Sant’Aspreno ai Crociferi, per un’opera che non è la semplice riproposizione del celebre episodio biblico, ma una rielaborazione in chiave moderna di un momento di raccoglimento e di dolore, in cui l’umanità si è identificata per secoli.

L’opera sarà posizionata all’interno della Cappella del Crocifisso della basilica, e potrà essere ammirata fino al 28 febbraio 2022.

Jago, originario di Frosinone, è un artista poliedrico, che opera soprattutto nel campo della scultura e della produzione video. La sua ricerca affonda le radici nelle tecniche ereditate dai maestri del Rinascimento: utilizza un materiale della tradizione, il marmo, per raccontare le storie della nostra contemporaneità.

28 febbraio 2021

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