2 Luglio 2026

La chiesa di Corviale compie 40 anni. La celebrazione con mons. Reina

Il vicegerente mons. Baldo Reina (Foto: Mauro Monti)

Era il 16 aprile 1983 quando il cardinale vicario di allora, Ugo Poletti, consacrava, con il titolo di San Paolo della Croce, la chiesa di Corviale, l’insediamento urbano alla periferia ovest di Roma conosciuto come Serpentone. Sono passati 40 anni e la festa della Divina Misericordia, istituita da San Giovanni Paolo II, venuto qui in visita nel 1992, segna anche un altro anniversario che cade in questi stessi giorni: i 5 anni dalla visita di Papa Francesco.
A presiedere la messa mons. Baldo Reina, vescovo di settore e vicegerente della diocesi di Roma, che prima della celebrazione ha incontrato i membri del nuovo Consiglio pastorale parrocchiale. “Questo deve essere considerato non un luogo dove si organizzano cose – ha detto mons. Reina – ma essenzialmente uno spazio in cui la comunità fa esperienza di comunione profonda, in cui ognuno porta il suo contributo di intelligenza, esperienza, riflessione. Un laboratorio in cui si supera quello che spesso dice Papa Francesco: il ‘si è fatto sempre così’, per provare ad aprire strade nuove, con prudenza e fantasia. Dunque un luogo di comunione, discernimento e anche di corresponsabilità, in maniera leale, evitando chiacchiericci”.

“Abbiamo raccolto l’invito del Santo Padre, in un tempo particolare – ha continuato mons. Reina –, e dobbiamo metterci in gioco, affrontando con serenità le difficoltà che si incontreranno, pensando soprattutto a tutti coloro che si sono allontanati dalla chiesa, essendo pronti anche a fare autocritica. Il Consiglio pastorale deve essere il ponte tra la comunità parrocchiale e il mondo esterno. Abbiate il coraggio di portare qui dentro le istanze del mondo esterno, senza mai giudicarlo, accogliendo quelle grida, quei lamenti, quelle richieste di aiuto che non sempre arrivano”.

E sull’importanza di questo organismo, mons. Reina ha voluto sottolineare che il Santo Padre chiede che i Consigli parrocchiali della diocesi vengano sentiti in occasione del cambio del parroco, non per suggerire nomi o caratteristiche, ma per raccontare al vescovo il cammino che è stato fatto nella comunità, le difficoltà incontrate, i passi di crescita, in modo tale da delineare un profilo di cui il vescovo, nel suo discernimento, terrà conto.

Un discorso sulla comunità cristiana, tema presente in tutte le letture del giorno, che è continuato anche nell’omelia. “Il Signore ci sta chiedendo, soprattutto oggi, qui, in questa chiesa che festeggia l’anniversario della consacrazione – ha affermato mons. Reina – di essere una comunità viva. Non abbiamo la forza di risolvere tutti i problemi e le risorse per dare le risposte alle mille difficoltà di questo territorio. Ci chiede di essere una comunità in cui mettiamo in circolo l’amore di Cristo, di farci carico delle sofferenze degli altri. Ricordiamo San Paolo: imparate a soffrire con chi soffre e a gioire con chi gioisce”.

E parlando della festa della Divina Misericordia, ha osservato: “Gesù può trovare anche le porte del nostro cuore chiuse, Lui non si rassegna. E agli apostoli che lo avevano abbandonato e rinnegato, non rinfaccia i loro peccati ma dice: ‘Pace a voi’. Il Signore ci dà fiducia. San Giovanni Paolo II ha voluto istituire, nella seconda domenica di Pasqua, questa festività che rappresenta la fiducia sconfinata che Dio ha nei confronti di ciascuno di noi. La nostra fede poggia unicamente sul fatto che Dio ci ama e attraverso di noi vuole portare avanti la storia della salvezza”.

“Gli anniversari sono sempre importanti – ha concluso mons. Reina – sono l’occasione per rilanciare la comunità attraverso un’esperienza di comunione profonda. Tendiamo sempre a girarci su quello che ci lasciamo alle spalle, ad elaborare analisi e bilanci, ma al Signore i bilanci non piacciono, non guarda ciò che è stato, ma quello che sarà, quello che ognuno di noi e come comunità siamo in grado di fare. Auguri dunque a questa comunità e che il Signore vi conceda di continuare nel suo amore”.

da Agensir

Don Raffaele, 25 anni da fidei donum in Albania

Il vescovo Ricciardi e don Gagliardi

L’albero di ulivo piantato davanti alla parrocchia di “Zoja e Ngjitur në Qiell”, alla periferia di Tirana. Il giro in barca sul lago di Ocrida, nella Macedonia del nord, patrimonio dell’umanità. La visita alla Casa delle Foglie, il più recente dei musei albanesi, che fu sede del Sigurimi, il servizio segreto che operò negli anni della dittatura. La storia di Simone, detenuto per oltre trent’anni in un campo di concentramento. E le parole dell’arcivescovo Arjan Dodaj, di Sua Beatitudine Anastasios, dei sacerdoti e delle religiose impegnate con i bambini più poveri. Sono solo alcune delle visite e degli incontri significativi che hanno scandito il pellegrinaggio diocesano in Turchia, iniziato martedì e concluso ieri. Sono partiti in 32, con l’organizzazione dell’Opera Romana Pellegrinaggi, guidati dal cardinale vicario Angelo De Donatis; nel gruppo vescovi – Daniele Salera, Paolo Ricciardi, Dario Gervasi, Guerino di Tora, Valentino Di Cerbo –, sacerdoti e laici.

Nella giornata di venerdì, l’ultima prima di lasciare l’Albania, il gruppo romano è stato a Scutari. Qui ha festeggiato i 25 anni da fidei donum nel Paese di don Raffaele Gagliardi, che presta servizio dal 1997 nella parrocchia del Sacro Cuore di Scutari. «È un regalo che sia venuto questo gruppo da Roma, senza neanche che lo avessi chiesto io – racconta –, celebrare questa Messa con il cardinale e i vescovi nella parrocchia dove sono fidei donum da 25 anni. Le radici di Roma le sento molto forti, ho trovato qui una Chiesa cattolica molto legata a Roma I martiri, prima di morire, testimoniavano questa forte appartenenza, dicendo “Via Cristo Re, Viva il Papa, viva l’Albania!”. Questa zona del nord, dove celebro e svolgo il mio ministero, di Scutari è molto legata al Papa. Mi sento sempre molto sostenuto con le preghiere nel mio servizio qui. E ai fedeli romani voglio continuare a chiedere di pregare per quest’Albania, non avere pregiudizi».

«Il cammino di Pietro alla sequela di Gesù non si è rivelato facile – ha esordito il cardincale vicario nell’omelia della Messa celebrata a Scutari, tradotta come sempre in Albanese –, e nonostante tutto ha continuato a seguire il Signore, ma alla fine, di fronte al fallimento del suo maestro, si è nascosto, è fuggito, lo ha rinnegato. Questa è la fine della sequela di Pietro? Certo, con il suo rinnegamento Pietro mette fine a un modo di seguire Gesù, un modo in cui prevale la logica dell’uomo, le sue pretese, i suoi progetti. Questa conclusione sicuramente getta Pietro nello smarrimento e nello scoraggiamento. E forse con questi sentimenti nel cuore aveva ripreso con i compagni il mestiere di pescatore. Deluso, aveva gettato la rete nel lago, ma quella notte non presero nulla. Ma ciò che è fine per l’uomo è inizio per il Signore, perché il fallimento dell’uomo è il punto di partenza per un’opera nuovo di cui Dio solo può mettere la prima pietra. Ed è proprio quello che noi, visitando l’Albania, abbiamo potuto toccare con mano in questi giorni (…) Oggi, visitando il carcere dove sono stati rinchiusi tanti fratelli che hanno sofferto, pensando anche ai martiri di questa Chiesa, mi dicevo la stessa cosa: nel nome di Gesù Cristo hanno scoperto il proprio nome, la loro forza è stata quella di confidare nella pietra scartata che è diventata testata d’angolo. Cari fratelli e sorelle, possono esserci momenti della nostra vita in cui noi viviamo lo smarrimento, ma il Signore non ci abbandona, si ferma accanto a noi con la sua presenza discreta e ci dà fiducia, ci invita a gettare le reti e a non aver paura. A noi è chiesta una sola cosa: riconoscerlo con lo sguardo dell’amore. Allora lui si rivela a noi come il Signore, il Risorto, e la sua luce vince le nostre tenebre».

17 aprile 2023

I novecento anni del primo Concilio Lateranense

Foto DiocesiDiRoma/Gennari

Quest’anno ricorre il 900mo anniversario del Concilio Laterano I, nono nella storia della Chiesa e primo a svolgersi in Occidente. Si aprì il 18 marzo 1123 nella nostra basilica di San Giovanni in Laterano e si chiuse l’11 aprile dello stesso anno. Venne convocato da Papa Callisto II a seguito della Dieta di Worms. La fine della lotta per le investiture e la riconosciuta autonomia del papato dal potere imperiale portarono alla convocazione dell’assise conciliare.

Si trattò del primo Concilio dopo oltre 250 anni in quanto il precedente era stato il Quarto Concilio di Costantinopoli (869-870), prima che avvenisse lo Scisma d’Oriente del 1054. Sebbene siano scarse le informazioni sullo svolgimento del Laterano I, esso servì come solenne conferma dei risultati raggiunti con la Dieta, a partire dalla separazione delle autorità temporali e spirituali e il divieto dei monarchi di interferire nelle elezioni papali. Secondo Pandolfo, biografo di Callisto II, i partecipanti furono 997. Altre fonti parlano di almeno 300 vescovi e centinaia di abati. L’intento principale fu quello di ratificare per via canonica l’intesa raggiunta alla Dieta di Worms, della quale furono letti e approvati gli atti. Non disponiamo invece degli Acta conciliari.

Vennero comunque emanati 22 canoni disciplinari, al fine di eliminare ogni forma di simonia e gli altri disordini e abusi che avevano afflitto la Chiesa, con richiami a precedenti disposizioni conciliari e sinodali. Nel corso dell’assise inoltre furono trattate anche varie questioni, come la disputa tra le sedi di York e Canterbury sul primato in Inghilterra e l’annosa controversia tra la Chiesa di Genova e quella di Pisa in merito all’investitura dei vescovi della Corsica.

Come osserva il professor Adriano Virgili, in quanto liberamente riunito e presieduto dal papa «contribuì a rafforzare l’ordinamento gerarchico e canonico della Chiesa e la sua influenza morale sulla società, servendo così da modello per i successivi concili ecumenici medievali».

17 aprile 2023

In Vicariato presiede il Consiglio dei Prefetti

In Vicariato presiede il Consiglio dei Prefetti

Consiglio dei Prefetti

Consiglio dei Prefetti

Celebrazione del Rito della Deposizione delle vesti bianche – Chiesa di San Bartolomeo all’Isola

Celebrazione del Rito della Deposizione delle vesti bianche – Chiesa di San Bartolomeo all’Isola

Celebra la Messa nella parrocchia di San Timoteo in occasione della visita pastorale

Celebra la Messa nella parrocchia di San Timoteo in occasione della visita pastorale.

II Domenica di Pasqua Festa della Divina Misericordia

II Domenica di Pasqua Festa della Divina Misericordia

Focus “Giustizia sociale per il diritto al «buon vivere»” – Centrale Montemartini (Via Ostiense, 106) (Uff. Past. Sociale)

Focus “Giustizia sociale per il diritto al «buon vivere»” – Centrale Montemartini (Via Ostiense, 106) (Uff. Past. Sociale)

In Albania l’incontro con Sua Beatitudine Anastasios

Simone, per anni detenuto in un campo di concentramento albanese. E Sua Beatitudine Anastasios di Albania, primate della Chiesa ortodossa albanese. Due incontri differenti e significativi hanno scandito, ieri (giovedì 14 aprile), la giornata dei pellegrini romani in Albania. Si tratta – lo ricordiamo – del gruppo della diocesi di Roma partito martedì scorso alla volta di Tirana, guidato dal cardinale vicario Angelo De Donatis, di cui fanno parte diversi vescovi, sacerdoti e laici, che stanno percorrendo un itinerario in Albania e Macedonia del nord organizzato dall’Opera Romana Pellegrinaggi.

La giornata è stata aperta dalla celebrazione eucaristica presieduta dal cardinale De Donatis nella cattedrale cattolica di Tirana. «I vangeli di questi giorni – ha detto nell’omelia – ci fanno comprendere che ogni incontro con il Risorto non è un’esperienza spontanea, immediata. Non è un’esperienza che avviene senza resistenze da parte del discepolo. Spesso vengono sottolineate la paura, lo smarrimento, l’incredulità, il dubbio… sono reazioni che avvengono quando proprio davanti agli occhi del discepolo appare il Risorto stesso (….) Ma ci sono luoghi in cui possiamo incontrare il Risorto, e sono sempre validi. Sono stati validi nel tempo per questa Chiesa che ha sofferto. Il primo di questi stessi è la realtà stessa della carne di Gesù, la sua umanità. La Scrittura è altro luogo di fede dato a tutti noi».

I partecipanti al pellegrinaggio hanno poi ascoltato la toccante testimonianza di Simone, entrato bambino in un campo di concentramento albanese, negli anni della dittatura, e uscito all’età di 44 anni. Con le sue parole ancora nel cuore, si sono spostati poi nella cattedrale ortodossa di Tirana, per un incontro con Sua Beatitudine Anastasios di Albania che «ci ha accolti con grande amicizia», riferisce don Stefano Cascio, nel gruppo diocesano. «Il patriarca – racconta ancora il sacerdote, parroco di San Bonaventura da Bagnoregio – ha ricordato quanto la sofferenza comune sotto il comunismo aveva unito i cristiani: un ecumenismo di concretezza fatto di piccoli gesti e non di proclami. Parlando al cardinale e ai presbiteri, ha fatto un’analogia tra la storia del suo Paese e la Resurrezione, che è nella croce e non oltre la croce. Il patriarca ci ha riservato un’accoglienza calorosa – conclude – e ha voluto accompagnarci lui stesso nella visita alla cattedrale».

14 aprile 2023

Periferie: la presentazione della ricerca e l’incontro nel Palazzo del Vicariato

Proporre percorsi di sviluppo locale che rendano protagonisti della trasformazione socio-economica le reti di mutualismo territoriale e le economie solidali presenti sul territorio. Questo l’obiettivo dell’incontro promosso – per lunedì 17 aprile alle ore 17.30 nella Sala Cardinale Poletti del Palazzo del Vicariato – dall’Ufficio per la pastorale sociale, del lavoro e della custodia del creato della diocesi di Roma, durante il quale sarà presentata un’indagine su modelli diversi di comunità e di cura dei beni comuni, realizzata grazie alla collaborazione tra LabSU – Laboratorio di Studi Urbani “Territori dell’abitare” Dicea – Sapienza Università di Roma, e Fairwatch, a disposizione tramite un ebook edito da Comune-info.

“Reti di mutualismo e poli civici a Roma. Osservatorio delle reti romane di mutualismo e sperimentazione di centri civici a supporto dello sviluppo locale integrale delle periferie” è il tema dell’appuntamento, che sarà aperto dal saluto del vescovo Riccardo Lamba, ausiliare della diocesi di Roma, e vedrà l’introduzione di monsignor Francesco Pesce, incaricato dell’Ufficio diocesano per la pastorale sociale, del lavoro e della custodia del creato. Interverranno i curatori della ricerca: Carlo Cellamare, Dicea, Sapienza Università di Roma; Monica Di Sisto, economista, associazione Fairwatch; Riccardo Troisi, economista, associazione Fairwatch; Serena Olcuire, Dicea, Sapienza Università di Roma; Stefania Mancini, Fondazione Charlemagne.

Facendo riferimento anche a diverse esperienze italiane e internazionali – come le “case di quartiere” o le “neighbourhood houses”, gli “ateneos cooperativos” e “les tiers-lieux” – sono stati analizzati qualitativamente ventuno contesti territoriali romani dove si stanno sperimentando, con intensità diverse, percorsi generativi che praticano un nuovo modello di welfare di comunità e la cura dei beni comuni.

«Una Chiesa in uscita – riflette monsignor Pesce – è chiamata a vivere la pazienza dell’ascolto e la fiducia dell’incontro. Le esperienze che intercettano la vita, soprattutto là dove è più difficile scoprirle, sono quei “segni dei tempi” che richiedono una presenza che sia testimonianza e che alimenti la speranza. Per questo motivo riteniamo doveroso aprirci al dialogo con tutti coloro che hanno a cuore il bene comune. Insieme a loro potremo condividere itinerari di ricerca e raccogliere quelle esperienze che favoriscono le buone prassi e che indicano le vie per costruire relazioni dignitose capaci di giustizia e di fiduciosi sguardi nel futuro. L’invito di Papa Francesco ad avviare processi con costanza, pazienza e coraggio prende forma proprio attraverso queste connessioni e matura in esse la profonda e consapevole convinzione che non potremo salvarci da soli». Quella delle periferie è «una tematica un po’ abusata – prosegue –. Ma in un senso profondo la periferia non è un problema, bensì una risorsa, perché è dal basso che vive la Chiesa, è dal basso che il Signore ha cominciato il suo ministero, ed è trovando delle risorse dal basso che è possibile costruire la Casa comune più dignitosa per tutti».

«La necessità di incontrare la vita va costruita attraverso esperienze concrete – spiega Oliviero Bettinelli, vice direttore dell’Ufficio per la pastorale sociale, del lavoro e della custodia del creato della diocesi di Roma –. Lunedì incontreremo dei ricercatori che hanno lavorato sulle periferie e hanno individuato dei percorsi civici estremamente interessanti e importanti, che donano ai territori spazi comuni dove poter convivere. Questa mappa ci dà la possibilità di conoscere meglio la nostra città, di capire che ci sono spazi dove è possibile interagire, comunicare e crescere insieme. Per la politica è un segnale chiaro: bisogna essere attenti alle persone nella loro integrità».

13 aprile 2023

L’arcivescovo di Tirana Dodaj: «La Chiesa albanese testimonia la Resurrezione»

È una notte d’estate del 1993 e Arjan Dodaj, sedicenne, sale su un barcone insieme a una quarantina di connazionali, pronto a lasciare l’Albania e raggiungere l’Italia. Arriva a Ostuni e poi si sposta a Cuneo, dove lavora come giardiniere, saldatore, muratore. Scopre la fede cattolica, che all’epoca, nel suo Pese, era vietata. Entra nella Fraternità dei Figli della Croce, viene ordinato sacerdote a Roma, da san Giovanni Paolo II. Da un paio d’anni è l’arcivescovo di Tirana-Durazzo e in questi giorni accompagna il gruppo della diocesi di Roma in pellegrinaggio in Albania e Macedonia del Nord.

«Questa visita è molto importante per ambedue le parti, sia per la Chiesa di Tirana che quella di Roma – dice l’arcivescovo –. È un modo di dire grazie da parte nostra alla Chiesa di Roma che ha contribuito, in questi trent’anni di post-comunismo, nella ricostruzione di una Chiesa che era stata non dico perseguitata, ma oserei dire annientata da cinquant’anni di comunismo. C’era davvero bisogno della Chiesa madre di tutte le Chiese. C’è un legame molto forte della Chiesa albanese con il vescovo di Roma, il Papa, che proprio per questo è stata perseguitata».

Il pellegrinaggio diocesano – organizzato dall’Opera Romana Pellegrinaggi e guidato dal cardinale vicario Angelo De Donatis, a cui partecipano numerosi vescovi, sacerdoti e laici – si colloca subito dopo Pasqua. Un periodo significativo, per monsignor Dodaj. «La Chiesa in Albania è la testimonianza pasquale di una dimensione di vita che riprende, risorge – spiega –. La Chiesa albanese davvero è stata la Chiesa delle catacombe, perché tutti i segni visibili e pubblici della presenza di Dio erano stati totalmente distrutti o camuffati da altro. Questa Chiesa è venuta fuori dalla tomba. Questo è un popolo a cui era stata calpestata la coscienza, soffocata la libertà religiosa. Quella che si fa qui è veramente un’esperienza di resurrezione».

Lo testimoniano anche le parole di don Tommaso Morelli, sacerdote fidei donum della diocesi di Roma che da quattro anni è in missione in Albania. Il gruppo romano ha celebrato la Messa nella parrocchia che guida, alla periferia di Tirana, e qui ha piantato un albero di ulivo. Per ora non c’è una vera chiesa, ma solo piccolo prefabbricato. Un luogo sempre affollato di fedeli. «L’Albania è uno stato molto complesso, che vive su tanti livelli e tante dimensioni – spiega don Morelli –. Nella bandiera c’è quest’aquila che guarda un po’ a oriente e un po’ a occidente, ed è proprio così. Questo popolo ha vissuto quasi cinquant’anni sotto la dittatura comunista, che ha distrutto interiormente le persone. Rimane però un popolo molto religioso, e se da una parte il comunismo ha fatto tabula rasa, loro sono pronti ad ascoltare una parola di verità».

Nella giornata di mercoledì il gruppo della diocesi è stato a Ocrida, nella Macedonia del Nord, che ospitò antichissimi insediamenti Illirici e in seguito Greci, mentre la città divenne in età medievale uno dei centri culturali, religiosi e artistici più importanti della Penisola Balcanica e dell’Europa slava. Nel 1979 la città e il suo lago vennero dichiarati dall’Unesco Patrimonio dell’umanità. Oggi, invece, i trentadue pellegrini saranno accompagnati dal vescovo ausiliare Imzot Asti Zv Janullatos nella visita alla Chiesa della Resurrezione di Cristo, cattedrale della Chiesa Ortodossa Albanese, e incontreranno la comunità ortodossa di Tirana.

12 aprile 2023

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