15 Maggio 2026

Riparte il Cantiere generiamo lavORO

Scrivere un curriculum vitae efficace, preparare con cura una lettera di presentazione, prepararsi nel modo giusto ad affrontare un colloquio. Ma soprattutto non avere paura di lanciarsi nel mercato del lavoro. Per un giovane cercare un lavoro è una sfida da non perdere. Con questo spirito riparte, per il quinto anno consecutivo, il “Cantiere generiamo lavORO”, promosso dalle Acli di Roma e dall’Ufficio per la Pastorale sociale e del lavoro della diocesi di Roma, in collaborazione con Cisl di Roma Capitale e Rieti, Mcl Roma, Mlac Lazio, Ac Roma, Ucid Roma, Confcooperative Roma e Centro Elis, Sapienza Università di Roma e Udu Sapienza.

L’itinerario formativo e informativo è completamente gratuito e rivolto ai giovani tra i 18 e i 30 anni e ha l’obiettivo «di rimettere al centro il lavoro dignitoso, quale perno di cittadinanza e sviluppo integrale della persona, coniugando valori e strumenti concreti», spiegano dalle Acli.

In programma webinar, laboratori, testimonianze, simulazione di colloqui di lavoro, work experience e focus group. Tutti ideati per accompagnare gli iscritti nell’esplorazione del proprio potenziale, nella conoscenza dei diritti e delle tutele del mercato del lavoro, nel miglioramento delle proprie attitudini e nella conoscenza delle professioni più richieste.

Il Cantiere sarà articolato in 10 appuntamenti e farà leva sull’eccellenza e il know-how di ogni organizzazione aderente. Tanti esperti del settore metteranno sul tavolo la propria esperienza per offrire agli iscritti una visione a trecento sessanta gradi sul mondo del lavoro. Particolare attenzione sarà riservata allo sviluppo delle soft skill, una vera e propria marcia in più, essenziale in qualsiasi contesto lavorativo.

La quinta edizione del Cantiere generiamo lavORO si svolge in modalità online sulla piattaforma Zoom. A partire dal 7 aprile 2022, gli incontri saranno trasmessi ogni lunedì (dalle 16-18). Ad affiancare questo percorso, le attività del corner job, nato per accompagnare i giovani nel loro percorso di orientamento professionale.

Per info 0657087038 – 3420720415; generiamolavoro@gmail.com

25 marzo 2022

La consegna del Premio don Andrea Santoro

Aldo Morrone in Etiopia

Sono passati sedici anni dalla morte di don Andrea Santoro, il sacerdote fidei donum ucciso in Turchia mentre pregava, con la Bibbia tra le mani. Ma la sua memoria è più viva che mai. Tanti sono coloro che, spinti dal suo esempio, decidono di dedicare la propria vita alla missione. Quattro di loro riceveranno sabato prossimo il Premio Don Santoro, riconoscimento istituito dal Centro missionario diocesano, che sarà consegnato nel corso di una cerimonia dalle 10.30 nella Sala Tiberiade del Pontificio Seminario Romano Maggiore.

«Trovo molto bello che venga premiato qualcuno nel nome di don Andrea Santoro – osserva suor Elisa Kidane, direttrice del Centro diocesano –; è una iniziativa eccellente che dà modo alla nostra diocesi di ricordare, in questo modo, tutti i missionari che ci sono in giro per il mondo. Questa è una memoria che deve mantenere aperto il nostro cuore: c’è sempre la possibilità di lasciare tutto e partire per portare il Vangelo nel mondo». Ricordare il sacerdote assassinato a Trabzon «non deve essere un momento soltanto celebrativo – sottolinea ancora la religiosa –, ma ci deve interrogare: la sua vita è come lievito che è caduto in quella terra. Noi non sappiamo ancora tutto il bene che la sua testimonianza sta portando, ma siamo certi che è un seme che sta producendo molti frutti».

Come hanno piantato semi di bene in diverse parti del mondo le cinque persone che saranno premiate sabato prossimo. Il primo è Aldo Morrone, infettivologo di fama mondiale e direttore scientifico dell’Istituto San Gallicano. Esperto nelle patologie tropicali e malattie della povertà, negli ultimi 30 anni si è occupato di medicina transculturale, contribuendo a focalizzare l’attenzione del pubblico e delle istituzioni sulla salute dei migranti e delle fasce a rischio di emarginazione sociale. Durante il periodo più duro della pandemia ha detto: «Le persone dimostrano di essere più solidali di quello immaginavamo. Da questa emergenza usciremo solo se metteremo insieme scienza e solidarietà. Nessuno guarisce da solo».

Sarà premiata anche Mariolina Marchetti, volontaria romana della parrocchia dei Santi Martiri Canadesi e appartenente all’Associazione Fraternità Internazionale (Afi), classe 1941; a 24 anni, nel 1965, prende il volo per la Palestina dove lavora nelle scuole materne locali. Lì trascorre tutta la sua vita e arrivata agli 80 anni Mariolina è ancora là, perché non riesce ad immaginare come potrebbe essere la sua vita lontana dalla Palestina e dai suoi amici palestinesi. Adesso che le energie cominciano a mancare sono loro che la sostengono, l’aiutano, le sono vicini.

Il riconoscimento va anche a padre Germain Plakoo-Mlapa, sacerdote salesiano originario del Togo, impegnato nel suo Paese e in Burkina Faso. Il 17 maggio del 2019 il missionario salesiano padre Fernando Hernández viene sgozzato nell’opera salesiana di Bobo Dioulasso (Burkina Faso) da un ex cuoco del centro e nell’aggressione viene ferito anche padre Germain, che tentava di difendere il suo confratello, riportando gravi ferite per le pugnalate ricevute. Nella strada verso l’ospedale, ripeteva: «Ditegli che io l’ho già perdonato». Per completare le cure, padre Germain arriva anche a Roma. Ma una volta guarito torna in Africa, e subito va a visitare in carcere l’assassino di padre Hernández, colui che ha tentato di ucciderlo, offrendo il suo perdono e cercando di capire cosa lo abbia spinto a un tale gesto. Ora è stato destinato come missionario in Angola.

L’ultimo premio va alla memoria di Maria Teresa Marassi, scomparsa il 6 dicembre del 2020. «Per circa vent’anni – ricordano dal Centro missionario diocesano – Maria Teresa ha svolto il suo servizio presso il Centro missionario diocesano, con grande amore, attenzione, puntualità e dedizione, senza dimenticare mai la propria vocazione missionaria ad gentes e rimanendo con tutte le energie spirituali e intellettuali sempre rivolte all’Africa, pur nel compimento dei doveri lavorativi e di servizio comunitario. Aperta al mutare dei tempi e delle situazioni, era dedita al suo lavoro e lo svolgeva con vero spirito missionario, che trasmetteva nei contatti con gli operatori parrocchiali, nella cura del gruppo delle Zelatrici Romane, nelle mostre organizzate per raccogliere oggetti necessari per il culto liturgico da destinare ai missionari».

25 marzo 2022

Nella Basilica di San Bartolomeo all’Isola Tiberina presiede la veglia di preghiera in ricordo di coloro che in questi ultimi anni hanno offerto la loro vita per il Vangelo

Nella Basilica di San Bartolomeo all’Isola Tiberina presiede la veglia di preghiera in ricordo di coloro che in questi ultimi anni hanno offerto la loro vita per il Vangelo

L’Atto di Consacrazione al Cuore Immacolato di Maria: in preghiera tutta la diocesi di Roma

Foto Vatican Media

Domani, venerdì 25 marzo, in occasione della solennità dell’Annunciazione del Signore, la diocesi di Roma si unirà spiritualmente a Papa Francesco «per pregare insieme con lui l’Atto di Consacrazione al Cuore Immacolato di Maria», come sottolinea il cardinale vicario Angelo De Donatis in una lettera indirizzata ai sacerdoti, ai religiosi e alle religiose, ai diaconi permanenti e a tutti la comunità diocesana.

La preghiera si può recitare alla fine della celebrazione eucaristica, dopo la benedizione, oppure dopo la celebrazione della Liturgia delle ore. L’assemblea si congederà con la formula “Benediciamo il Signore”, a cui si risponde “Rendiamo grazie a Dio”. I fedeli che sono impossibilitati a prendere parte alla celebrazione comunitaria, possono pregare l’Atto di Consacrazione personalmente, in comunione con tutta la Chiesa.

Di seguito il testo.

ATTO DI CONSACRAZIONE AL CUORE IMMACOLATO DI MARIA

O Maria, Madre di Dio e Madre nostra, noi, in quest’ora di tribolazione, ricorriamo a te. Tu sei Madre, ci ami e ci conosci: niente ti è nascosto di quanto abbiamo a cuore. Madre di misericordia, tante volte abbiamo sperimentato la tua provvidente tenerezza, la tua presenza che riporta la pace, perché tu sempre ci guidi a Gesù, Principe della pace.
Ma noi abbiamo smarrito la via della pace. Abbiamo dimenticato la lezione delle tragedie del secolo scorso, il sacrificio di milioni di caduti nelle guerre mondiali. Abbiamo disatteso gli impegni presi come Comunità delle Nazioni e stiamo tradendo i sogni di pace dei popoli e le speranze dei giovani. Ci siamo ammalati di avidità, ci siamo rinchiusi in interessi nazionalisti, ci siamo lasciati inaridire dall’indifferenza e paralizzare dall’egoismo. Abbiamo preferito ignorare Dio, convivere con le nostre falsità, alimentare l’aggressività, sopprimere vite e accumulare armi, dimenticandoci che siamo custodi del nostro prossimo e della stessa casa comune. Abbiamo dilaniato con la guerra il giardino della Terra, abbiamo ferito con il peccato il cuore del Padre nostro, che ci vuole fratelli e sorelle. Siamo diventati indifferenti a tutti e a tutto, fuorché a noi stessi. E con vergogna diciamo: perdonaci, Signore!
Nella miseria del peccato, nelle nostre fatiche e fragilità, nel mistero d’iniquità del male e della guerra, tu, Madre santa, ci ricordi che Dio non ci abbandona, ma continua a guardarci con amore, desideroso di perdonarci e rialzarci. È Lui che ci ha donato te e ha posto nel tuo Cuore immacolato un rifugio per la Chiesa e per l’umanità. Per bontà divina sei con noi e anche nei tornanti più angusti della storia ci conduci con tenerezza.
Ricorriamo dunque a te, bussiamo alla porta del tuo Cuore noi, i tuoi cari figli che in ogni tempo non ti stanchi di visitare e invitare alla conversione. In quest’ora buia vieni a soccorrerci e consolarci. Ripeti a ciascuno di noi: “Non sono forse qui io, che sono tua Madre?” Tu sai come sciogliere i grovigli del nostro cuore e i nodi del nostro tempo. Riponiamo la nostra fiducia in te. Siamo certi che tu, specialmente nel momento della prova, non disprezzi le nostre suppliche e vieni in nostro aiuto.
Così hai fatto a Cana di Galilea, quando hai affrettato l’ora dell’intervento di Gesù e hai introdotto il suo primo segno nel mondo. Quando la festa si era tramutata in tristezza gli hai detto: «Non hanno vino» (Gv 2,3). Ripetilo ancora a Dio, o Madre, perché oggi abbiamo esaurito il vino della speranza, si è dileguata la gioia, si è annacquata la fraternità. Abbiamo smarrito l’umanità, abbiamo sciupato la pace. Siamo diventati capaci di ogni violenza e distruzione. Abbiamo urgente bisogno del tuo intervento materno.
Accogli dunque, o Madre, questa nostra supplica.
Tu, stella del mare, non lasciarci naufragare nella tempesta della guerra.
Tu, arca della nuova alleanza, ispira progetti e vie di riconciliazione.
Tu, “terra del Cielo”, riporta la concordia di Dio nel mondo.
Estingui l’odio, placa la vendetta, insegnaci il perdono.
Liberaci dalla guerra, preserva il mondo dalla minaccia nucleare.
Regina del Rosario, ridesta in noi il bisogno di pregare e di amare.
Regina della famiglia umana, mostra ai popoli la via della fraternità.
Regina della pace, ottieni al mondo la pace.

Il tuo pianto, o Madre, smuova i nostri cuori induriti. Le lacrime che per noi hai versato facciano rifiorire questa valle che il nostro odio ha prosciugato. E mentre il rumore delle armi non tace, la tua preghiera ci disponga alla pace. Le tue mani materne accarezzino quanti soffrono e fuggono sotto il peso delle bombe. Il tuo abbraccio materno consoli quanti sono costretti a lasciare le loro case e il loro Paese. Il tuo Cuore addolorato ci muova a compassione e ci sospinga ad aprire le porte e a prenderci cura dell’umanità ferita e scartata.

Santa Madre di Dio, mentre stavi sotto la croce, Gesù, vedendo il discepolo accanto a te, ti ha detto: «Ecco tuo figlio» (Gv 19,26): così ti ha affidato ciascuno di noi. Poi al discepolo, a ognuno di noi, ha detto: «Ecco tua madre» (v. 27). Madre, desideriamo adesso accoglierti nella nostra vita e nella nostra storia. In quest’ora l’umanità, sfinita e stravolta, sta sotto la croce con te. E ha bisogno di affidarsi a te, di consacrarsi a Cristo attraverso di te. Il popolo ucraino e il popolo russo, che ti venerano con amore, ricorrono a te, mentre il tuo Cuore palpita per loro e per tutti i popoli falcidiati dalla guerra, dalla fame, dall’ingiustizia e dalla miseria.
Noi, dunque, Madre di Dio e nostra, solennemente affidiamo e consacriamo al tuo Cuore immacolato noi stessi, la Chiesa e l’umanità intera, in modo speciale la Russia e l’Ucraina. Accogli questo nostro atto che compiamo con fiducia e amore, fa’ che cessi la guerra, provvedi al mondo la pace. Il sì scaturito dal tuo Cuore aprì le porte della storia al Principe della pace; confidiamo che ancora, per mezzo del tuo Cuore, la pace verrà. A te dunque consacriamo l’avvenire dell’intera famiglia umana, le necessità e le attese dei popoli, le angosce e le speranze del mondo.
Attraverso di te si riversi sulla Terra la divina Misericordia e il dolce battito della pace torni a scandire le nostre giornate. Donna del sì, su cui è disceso lo Spirito Santo, riporta tra noi l’armonia di Dio. Disseta l’aridità del nostro cuore, tu che “sei di speranza fontana vivace”. Hai tessuto l’umanità a Gesù, fa’ di noi degli artigiani di comunione. Hai camminato sulle nostre strade, guidaci sui sentieri della pace. Amen.

Nella basilica di San Giovanni in Laterano presiede il III incontro quaresimale sui Promessi Sposi

Nella basilica di San Giovanni in Laterano presiede il III incontro quaresimale sui Promessi Sposi

La Via Crucis sinodale, proposta per le parrocchie

«Questa Via Crucis vuole dare voce ad alcuni tra i tanti membri di una comunità parrocchiale, in questo tempo di cammino sinodale. Lo stile narrativo e “intrecciato” è uno spunto per poter calare le meditazioni in un vissuto concreto, fatto di tante storie diverse che si incontrano nella vita della Chiesa, chiamata ancor più oggi a uscire per essere al passo dell’uomo». Così il vescovo Paolo Ricciardi illustra la proposta di Via Crucis elaborata dall’équipe sinodale diocesana e pensata per le parrocchie, in questo periodo di Quaresima.

«Le storie raccontate non sono vere – evidenzia il presule –, ma attingendo a esperienze pastorali reali, sono “verosimili”, per aiutare chi vive la Via Crucis ad interrogarsi sulla propria esistenza e sul cammino comunitario parrocchiale. Potrebbe essere uno spunto per aggiungere idealmente altre stazioni, quanti sono i passaggi di Cristo, ogni giorno, nel cuore di ciascuno di noi»

Clicca qui per scaricare la Via Crucis

23 marzo 2022

Suor Teresa e la ricerca della felicità

«Voglio essere felice. Questo desiderio ha sempre vissuto nel mio cuore fin da quando ero piccola, ed è diventato sempre più forte con il passare degli anni e il crescere delle esperienze. Durante il mio primo anno di università sono stata invitata da un amico a partecipare a una testimonianza di un sacerdote della Fraternità San Carlo: aveva raccontato della bellezza di una vita spesa per gli altri, della missione, della comunione con i fratelli sacerdoti. Finalmente avevo davanti agli occhi un uomo felice che mi testimoniava che era possibile vivere così. Anche io voglio essere così felice, almeno quanto lui». Suor Teresa Versaci ha trovato la sua felicità: venerdì prossimo, alle ore 15, nella parrocchia di Santa Maria del Rosario ai Martiri Portuensi, pronuncerà i voti definitivi nelle mani di suor Rachele Paiusco e alla presenza di monsignor Massimo Camisasca. Originaria di Torino, 39 anni, suor Teresa vivrà nella casa generalizia a Roma dove svolgerà il compito di segretaria generale delle Missionarie di San Carlo Borromeo.

«Diversi anni fa, al Meeting di Rimini, ho cercato lo stand della Fraternità San Carlo e mi sono rivolta al primo prete disponibile – racconta suor Teresa a proposito della sua vocazione –. Mi sono imbattuta in un certo don Paolo Sottopietra, giovane prete trentino che mi ha accolta e ascoltata. Questo incontro è stato l’inizio di una amicizia, di una paternità e di una figliolanza, di una sequela, della fedeltà a Dio che è paziente e che compie ciò che mette nel nostro cuore». Fondamentale nel percorso vocazionale della religiosa anche un altro incontro: quello con suor Rachele. «Sono felice – conclude suor Teresa – di poter servire la mia comunità in questo modo e di costruire così questo pezzo di Chiesa nella quale siamo chiamate a vivere».

23 marzo 2022

All’Almo Collegio Capranica presiede l’incontro dell’Alta Direzione

All’Almo Collegio Capranica presiede l’incontro dell’Alta Direzione

Fr. Alois di Taizé: «L’amore di Cristo avrà l’ultima parola»

Una preghiera per la pace e per il cammino sinodale si è svolta nella chiesa di Santa Maria in Portico in Campitelli, animata dalla Comunità di Taizé e dal priore Fr. Alois, in questi giorni in visita a Roma dopo gli anni difficili della pandemia. Erano presenti anche alcune rappresentanze della Chiesa ortodossa e alcuni giovani della Chiesa riformata accompagnati da monsignor Marco Gnavi, delegato della diocesi di Roma per l’Ecumenismo e il dialogo.

I canoni, brevi espressioni meditative in canto, la Parola di Dio nelle diverse lingue, la Croce di Taizé, posta al centro per la comune adorazione, sulla quale ognuno ha posto il capo, insieme alle comuni domande e speranze. «Abbiamo cantato dona la pace Signore! Preghiamo per la pace! Abbiamo anche cantato parole più difficili in questo momento: beati voi poveri», ha ricordato Fr. Alois nella breve meditazione pronunciata a braccio. «Riceviamo messaggi dall’Ucraina e dalla Russia – ha aggiunto – e si vedono, in questa situazione impossibile e di male, alcuni segni di speranza da sostenere con la nostra preghiera, certi che l’amore di Cristo avrà l’ultima parola».

Raccontando l’incontro con Papa Francesco, che lo ha ricevuto in udienza, ha testimoniato il momento di silenzio comune davanti alla tragedia della guerra in atto: «È il silenzio della preghiera, a raggiungere la gente che soffre». Poi con il Papa Fr. Alois ha parlato del sinodo: «Che viene in un momento cruciale. Siamo consapevoli di essere tutti legati gli uni agli altri con l’umanità e con l’intera creazione. Nello stesso tempo, esistono alcune polarizzazioni a livello sociale, politico, etico. Questo causa divisioni nella società, tra i Paesi, nelle famiglie e nelle nostre Chiese. Il sinodo, allora potrà essere un momento di unità». Il priore di Taizé, ha affermato di condividere con il Papa un sogno: «Un grande raduno non solo con i delegati del sinodo, ma con il popolo di Dio e con i fratelli delle altre Chiese. Un momento di preghiera e di raduno, come un respiro, per celebrare l’unità già compiuta in Cristo. In effetti: Non siamo noi a fare l’unità, ma dobbiamo ricevere l’unità di Cristo in una preghiera comune». E ha concluso auspicando un incontro di preghiera a Roma e contemporaneamente in altre parti del mondo.

23 marzo 2022

Terza meditazione quaresimale: Salmo 103

Parte il “salotto dei giovani” con un’intervista al cardinale De Donatis

«L’ascolto è fondamentale. Una dimensione della vita che è necessaria». Il cardinale vicario Angelo De Donatis è seduto su una poltroncina. Ai due lati Matteo e Tommaso, in jeans e felpa, lo intervistano, tra risate e riflessioni. Parte infatti con un ospite d’eccezione, appunto il «vice Papa» come lo chiamano i due ragazzi, la seconda stagione della “Voce dei giovani”, un format pensato dal Servizio diocesano per la pastorale giovanile, in onda sul loro canale YouTube.

Il nuovo anno torna con una nuova modalità, quella del “salotto”, dove dar sentire gli ospiti ancora più a loro agio. E davvero si percepisce nello sguardo e nelle parole del cardinale vicario, che racconta anche del suo rapporto con Papa Francesco. I video sono registrati nella sala multimediale della parrocchia di Sant’Angela Merici; uno spazio, messo a disposizione dal parroco don Danilo Spagnoletti, che sta diventando un punto di riferimento per i progetti digitali realizzati dalla Pastorale giovanile di Roma.

«Il salotto dei giovani è la nostra proposta di sinodo declinata sui social – sottolinea il direttore del Servizio diocesano don Alfredo Tedesco –. Tanti ragazzi sono protagonisti in ogni fase di realizzazione, dalla scelta dei temi, alla conduzione. L’appuntamento è il lunedì alle 15 sul nostro canale YouTube».

A San Bartolomeo la veglia per i missionari martiri

La basilica di San Bartolomeo all'Isola Tiberina

Padre Olivier Maire, superiore provinciale di Francia dei monfortani, è stato assassinato il 9 agosto 2021, nella casa provinciale di Saint Laurent sur Sèvre, da un cittadino ruandese con problemi psichici che ospitava da tempo nella comunità e di cui si prendeva cura, Emmanuel Abayisenga. Non si conosce invece l’identità degli uomini che, la sera del 24 gennaio 2021, hanno ucciso don René Bayang Regalado, mentre stava rientrando al Seminario San Giovanni XXIII nel villaggio di Patpat, sull’isola di Mindanao, nel sud delle Filippine. Il sacerdote sosteneva i contadini delle comunità più isolate e aveva ricevuto minacce di morte. Nadia de Munari, missionaria laica italiana di cinquant’anni, apparteneva al gruppo di volontari dell’Operazione Mato Grosso in Perù, dove è morta sabato 24 aprile 2021 dopo essere stata aggredita con un machete mentre dormiva, nella casa famiglia dove abitava e operava, nel quartiere povero di Nuevo Chimbote. Le loro storie saranno ricordate, insieme a decine di altre, giovedì 24, alle ore 18.30, nella basilica di San Bartolomeo all’Isola Tiberina, nella veglia di preghiera in ricordo di coloro che in questi ultimi anni hanno offerto la loro vita per il Vangelo.

Organizzata dall’Ufficio missionario diocesano, dalla Caritas diocesana di Roma e dalla Comunità di Sant’Egidio, la liturgia sarà presieduta dal cardinale vicario Angelo De Donatis e vedrà la partecipazione anche di rappresentanti delle comunità ortodossa, anglicana, evangelica. «Questa memoria avviene in un tempo dolorosissimo, di pandemia e di guerra – riflette monsignor Marco Gnavi, direttore dell’Ufficio diocesano per l’ecumenismo e il dialogo e referente organizzativo della veglia –, il conflitto in Ucraina che rischia di allargarsi all’intera Europa, e che già coinvolge le altre nazioni chiamate ad accogliere milioni di profughi e fronteggiare le conseguenze del conflitto. Il terribile flagello della guerra ci parla di morte, di vessazione, di feriti, di bambini orfani, di famiglie spezzate, di menzogna. Papa Francesco ha lanciato più volte un grido accorato di dolore a partire dal Mercoledì delle Ceneri, quando ci siamo raccolti in digiuno in preghiera, e nel cuore di questo tempo cerchiamo la luce della pace, chiedendo l’intercessione dei martiri contemporanei. È un atto doveroso raccoglierci in preghiera e ascoltare la voce di chi, disarmato, ha affrontato la morte difendendo sempre la vita».

22 marzo 2022

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