9 Maggio 2026

La Messa del Papa a Ponte Mammolo: «Dialogare senza tregua per la pace»

Non essere ciechi davanti al dolore altrui. Come Cristo guarì con il fango il cieco nato, così il cristiano è chiamato a “sporcarsi le mani” per prendersi cura dei più sofferenti. È quello che la parrocchia del Sacro Cuore di Gesù a Ponte Mammolo fa da novant’anni con i più fragili, «vivendo con fedeltà questa missione, con speciale cura delle situazioni di povertà, di emarginazione e di emergenza, con attenzione alla presenza, nel suo territorio, della Casa di reclusione di Rebibbia, e con tanti altri segni di sensibilità e di solidarietà». Lo ha detto Papa Leone XIV che questo pomeriggio, 15 marzo, ha presieduto la Messa nella parrocchia della periferia nord est della Capitale in occasione della visita pastorale.

Nella IV Domenica di Quaresima, detta Laetare, il pensiero di Prevost è subito andato a quanti «attualmente nel mondo soffrono a causa di conflitti violenti, provocati dall’assurda pretesa di risolvere i problemi e le divergenze con la guerra, mentre bisogna dialogare senza tregua per la pace. Qualcuno, poi, pretende addirittura di coinvolgere il nome di Dio in queste scelte di morte, ma Dio non può essere arruolato dalle tenebre. Egli viene piuttosto, sempre, a donare luce, speranza e pace all’umanità, ed è la pace che devono cercare quelli che lo invocano».

Ponte Mammolo è un quartiere multietnico dove negli ultimi anni è cresciuto il numero di migranti. Per aiutarli ad integrarsi la parrocchia ha attivato una scuola di italiano per stranieri, aiuta le famiglie a trovare una casa dignitosa e un lavoro. Una comunità che guarda il prossimo “con gli occhi di Dio”, il che significa «prima di tutto superare i pregiudizi di chi, di fronte a un uomo che soffre, vede solo un reietto da disprezzare, oppure un problema da evitare, richiudendosi nella torre blindata di un individualismo egoista». Il Papa ha riconosciuto che «non mancano le difficoltà, purtroppo talvolta accentuate da chi, senza scrupoli, approfitta della condizione di indigenza dei più deboli per fare i propri interessi». Ha detto di essere ben consapevole di quanto tutti si impegnano per «far fronte a queste sfide, attraverso i servizi della Caritas, le Case-famiglia per l’accoglienza di donne e mamme in difficoltà e molte altre iniziative».

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15 marzo 2026

La Messa del cardinale Reina per la Salus Populi Romani

«La beata Vergine Maria, da quando sotto la Croce ricevette il testamento spirituale di Cristo morente, si è sempre presa cura dei discepoli del suo Figlio. Anche la Chiesa di Roma, in diverse circostanze, ha sperimentato la sua materna intercessione, tanto che le fu attribuito il titolo di Salus Populi Romani. Il 4 giugno 1944 Pio XII, temendo che le truppe tedesche ritirandosi distruggessero Roma, si rivolse alla sua intercessione con un voto. Il giorno dopo il Pontefice constatò che la città era salva e riconobbe il materno intervento della Madre di Dio che “al titolo e alle glorie di Salus Populi Romani ha aggiunto una nuova prova della sua benignità materna, che rimarrà in perenne memoria negli annali dell’Urbe”. Il voto è stato poi ripetuto in tutte le parrocchie della città, venerdì 16 giugno, solennità del Sacro Cuore di Gesù». (Chiesa di Roma Messe Proprie, p. 27)

Ricorre il 4 giugno la memoria di Maria Salus Populi Romani. Per l’occasione il cardinale vicario Baldo Reina celebrerà la Messa, domani alle ore 18, nella basilica di Santa Maria Maggiore, che custodisce l’icona.

3 giugno 2025

La Messa del cardinale Reina da Lourdes e l’invito a «rileggere la nostra esperienza di fede»

Carissimi fratelli e sorelle

Aiutati dalla Parola di Dio proclamata in questa Liturgia, siamo chiamati a rileggere la nostra esperienza di fede. Facendo nostre le parole di Paolo nella prima lettura siamo invitati a sentirci benedetti da Dio, scelti in Cristo Gesù per essere santi e immacolati, predestinati alla gloria e ricolmi dello Spirito. È una cornice di grazia davvero straordinaria che spesso ci sfugge perché concentrati sui nostri limiti. Ma è soprattutto nel dialogo tra la Vergine e l’Angelo – al centro del Vangelo – che possiamo cogliere gli elementi essenziali della fede e dell’autentica libertà dentro una relazione che Maria ha vissuto in modo esemplare per tutti noi. In questa relazione, emergono in particolare quattro passaggi fondamentali che desidero ora richiamare brevemente:

  1. Imparare a guardarci come Dio ci guarda: “rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te”. È con queste parole che l’angelo si rivolge a Maria, ed è da questo sguardo divino che inizia tutto. Lo sguardo che Dio ha su ciascuno di noi non è condizionato dal peccato o dai nostri limiti. Agli occhi di Dio, non siamo i peccati che facciamo. Al contrario, siamo pieni di grazia, perché creati da Lui, a sua immagine e somiglianza, redenti dal sangue del suo Figlio, consacrati dallo Spirito, destinati alla gloria del Cielo. Immaginiamo come si sarà sentita Maria alla luce di quel saluto. Lei, una ragazza semplice, con desideri e sogni propri della sua età, con un cuore disposto ad amare, con il lavoro di tutti i giorni… e all’improvviso si sente chiamata “piena di grazia” e scopre in quel saluto dell’angelo di essere preziosa agli occhi di Dio. Sembra di ascoltare le parole di Isaia: “tu sei prezioso ai miei occhi, sei degno di stima e io ti amo”; anche noi saremo immacolati se impariamo a vederci così; se impariamo ad avere il giusto sguardo su noi stessi; se smettiamo di sentirci sbagliati perché qualche volta sbagliamo, o imperfetti perché facciamo i conti con tante imperfezioni. Anche noi siamo pieni di grazia perché Dio non ha mai smesso di amarci e non lo farà mai. Avere questo sguardo su noi stessi ci educa ad avere lo stesso sguardo sugli altri. Le persone che abbiamo accanto, in famiglia, nei posti di lavoro, quelli che incontriamo nella quotidianità o anch’esse sono piene di grazia, portatrici di bene e di speranza, anche se qualche volta sbagliano o ci feriscono. E noi come l’Angelo con Maria, abbiamo il compito di ricordare loro la grazia, richiamarla ad ogni occasione con parole e gesti perché solo così, la grazia, può davvero emergere e trionfare.
  2. Imparare a fare spazio al progetto che Dio ha su ciascuno di noi. Inizia il dialogo tra l’Angelo e Maria. Le viene messo davanti il progetto che Dio ha su di lei: “Concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù”. Maria aveva un progetto bello, coltivato da tempo e sostenuto da un amore sincero per Giuseppe. Voleva una famiglia, dei figli, una vita normale. Eppure, Dio le prospetta qualcosa di diverso. Non annulla il suo progetto ma lo dilata; non lo mortifica ma lo esalta; non lo abbassa, ma lo eleva. Questo è un passaggio decisivo nella vita di ogni credente, a partire da Maria. Se anche solo potessimo per un istante entrare nel suo cuore in quel momento! Chissà quanta confusione, quanta paura, quanto smarrimento, e pensiamo a ciascuno di noi. E tuttavia, non scappa, non si chiude, resta lì, nell’ascolto, nella disponibilità e nel dialogo. E non è forse ciò che accade anche a noi? Quante volte ascoltando espressioni nel Vangelo come “beati voi”, “siate perfetti come è perfetto il Padre vostro che è nei cieli”, “amatevi gli uni altri come io ho amato voi”, “gareggiate nello stimarvi a vicenda” … ci entusiasmiamo inizialmente, ma subito dopo le respingiamo pensando che non potremo mai raggiungere quel livello? Anche in noi si realizza questo misterioso incontro tra la nostra debolezza e la grandezza dei progetti di Dio. Riteniamo di non essere all’altezza di quei valori che ci vengono proposti e subito li accantoniamo. Invece come Maria dovremmo imparare a fare spazio a Dio, a comprendere che i suoi progetti su di noi non sono assurdi; sono semplicemente più grandi dei nostri orizzonti; che Dio non vuole annullare i nostri desideri piuttosto semplicemente li vuole rendere più grandi e più belli; non vuole mortificare il nostro cuore ma lo vuole liberare; non vuole annullare il nostro desiderio di futuro, semmai lo vuole rendere possibile. Essere santi e immacolati – come ci ricorda S. Paolo nella prima lettura – per noi significa credere che la santità non è perfezione umana e che la grandezza di Dio si può realizzare anche nella nostra miseria.
  3. Imparare a capire su chi possiamo contare. “Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra”. Maria cerca di capire come realizzare quel progetto che Le viene messo davanti. Inizia un confronto con Dio, sincero, autentico. E Dio, che fa festa quando incontra persone dal cuore libero e puro, le rivela qual è la vera forza che le permetterà di vivere la missione: non la forza degli uomini, non le sue sole forze, ma la potenza dell’Altissimo. Maria non è lasciata sola: la sua forza sarà Dio stesso. Maria riascolta in quel momento l’insegnamento costante delle Scritture: “…maledetto l’uomo che confida nell’uomo; benedetto l’uomo che confida nel Signore”. È una lezione per tutti noi. Non possiamo immaginare di realizzare il progetto che Dio ha su ciascuno di noi puntando sulle nostre sole forze o sulle sole nostre capacità. Se vogliamo davvero accogliere il disegno di Dio, dobbiamo lasciargli campo libero nella nostra vita; da soli non bastiamo e solo con Dio noi possiamo fare cose grandi; solo con Lui possiamo resistere al male; solo con il suo aiuto possiamo camminare nel bene; solo con il Suo amore possiamo riscaldare il mondo.
  4. Imparare a tuffarsi totalmente tra le braccia di Dio: “Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola”. Con queste parole, Maria si affida senza riserve. Il suo “eccomi” non è una semplice risposta, ma un atto di abbandono totale. Questo è il modo più vero per relazionarsi con Dio: lasciarsi guidare, lasciarsi plasmare, fidarsi più della Sua Parola che dei propri calcoli o delle proprie sicurezze. L’“eccomi” di Maria diventa la cifra dell’esperienza di ogni credente. Essere cristiani significa affidarsi totalmente a Dio in ogni momento, mettere tutto tra le sue mani e permettere che sia Lui a guidare la nostra vita. Mi piace pensare che nei tanti tornanti difficili che Maria ha dovuto affrontare, quell’”eccomi” sia tornato tantissime volte. Quando non comprendeva le risposte del Figlio, quando assisteva al rifiuto che Lui riceveva da parte degli amici e degli esperti della Legge, quando lo ha visto inchiodato alla croce come un malfattore, Maria non ha mai indietreggiato perché si è fidata di Dio e ha fatto sgorgare dal cuore il suo “eccomi… io sono qui. So che tu ci sei. So che tu non ti fermi a quello che vedo o che sento. So che tu mi sostieni mentre le forze mi mancano e il mio cuore sanguina. So che tu ci sei. E questo mi basta”.

Che questa stessa fiducia di Maria diventi anche la nostra. Che la sua esperienza, in questi luoghi così carichi di spiritualità, diventi l’esperienza viva del nostro cuore. Perché solo quando ci abbandoniamo totalmente a Dio, solo quando diciamo davvero “eccomi”, possiamo incontrare la Sua misericordia e vivere nella gioia profonda della libertà dei figli.

Amen

30 agosto 2025

La Messa del cardinale Reina alla chiesa degli argentini

La chiesa degli argentini

Martedì 25 febbraio alle ore 19 nella chiesa degli argentini, Santa Maria Addolorata a piazza Buenos Aires, il cardinale vicario Baldo Reina celebrerà l’Eucarestia per la salute del Santo Padre in comunione con la comunità argentina residente a Roma.

Il porporato invita tutte le comunità parrocchiali e religiose a continuare a innalzare preghiere al Signore perché ristabilisca la salute di Papa Francesco.

24 febbraio 2025

La Messa del cardinale Reina al Seminario Maggiore per la Madonna della Fiducia

Il Pontificio Seminario Romano Maggiore

«In un tempo e in una cultura che dà segnali sempre più chiari di allontanamento da Dio, con una scristianizzazione costante e a volte anche galoppante, con tante forme di scoraggiamento e di sconforto», il sacerdote, per il cardinale vicario Baldo Reina, deve ritrovare il coraggio dei santi Cirillo e Metodio, patroni d’Europa che la Chiesa celebra oggi, 14 febbraio, e di Paolo e Barnaba, unito alla fiducia della Vergine Maria che rispose “sì” alla volontà di Dio. Il porporato questa mattina ha presieduto la Messa nella festa di Maria Madre della Fiducia, patrona del Pontificio Seminario Romano Maggiore. Solennità per alunni (52 dal primo anno al diaconato più 3 che saranno ordinati presbiteri nei prossimi mesi), ex alunni e formatori, che alla Vergine rivolgono costantemente la giaculatoria “Mater mea, fiducia mea”. Alla Messa nella cappella maggiore, concelebrata dal cardinale Gianfranco Ghirlanda, da numerosi vescovi – tra i quali il vicegerente Tarantelli Baccari, il nunzio apostolico in Italia e San Marino Petar Rajic e il segretario aggiunto del dicastero per i Laici, la famiglia e la vita Dario Gervasi  – e decine di sacerdoti, hanno partecipato anche numerosi familiari dei seminaristi.

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14 febbraio 2026

La Messa del cardinale Reina a San Giovanni in Laterano: l’omelia integrale

Pubblichiamo il testo integrale dell’omelia pronunciata dal cardinale Baldassare Reina nella Messa presieduta oggi, domenica 8 dicembre 2024, solennità dell’Immacolata concezione, nella basilica di San Giovanni in Laterano

Con tutta la Chiesa oggi contempliamo la bellezza di Maria e la sua esperienza credente. Alla luce della Parola ascoltata proviamo ad interrogarci sul significato di questa festa per ciascuno di noi e per la nostra vita soprattutto a partire dal dialogo tra noi e Dio dentro il mistero della libertà umana. Il dialogo in Genesi, a motivo del peccato, si interrompe ferendo la relazione tra il creatore e la creatura, e la storia si carica di attesa. Come ricomporre questa relazione? Tutta la storia della salvezza è un continuo cercare da parte di Dio di ristabilire questa relazione. L’alleanza resiste grazie alla pazienza di Dio e si ferisce con il peccato del popolo di Israele. Ma ogni volta si ricomincia. Arriviamo – dopo il lungo cammino fatto di attesa, attesa di Dio e attesa dell’umanità che cerca il suo Dio – a quella casa di Nazareth, dove il dialogo drammaticamente interrotto dalle prime creature si riaccende nella storia di questa giovane donna che è libera, ma di quella libertà che non si realizza dicendo no a Dio come fu per le prime creature.
I primi segni della redenzione si manifestano nell’epifania della libertà liberata dal sì a Dio, lei arca dell’alleanza restituisce a noi la relazione redenta. La Chiesa è sacramento delle relazioni, è custode della libertà che si realizza nel bene. Affidarsi a lei, in questo giorno, guidati dalla parola di Dio proclamata nella liturgia, significa scoprire la radice della nostra identità e della nostra missione. La nostra identità si radica nella trama della relazione con Dio in Gesù Cristo e nella continua ricerca della relazione con tutto il genere umano (LG1). La nostra missione è essere segno e strumento per una libertà liberata nel sommo bene che è quel Dio paziente che non si stanca di dialogare col cuore di ogni creatura.
Il modo migliore per relazionarsi con Dio è quello che ci mostra il Vangelo dell’Annunciazione. Nel dialogo tra la Vergine e l’Angelo ci sono gli elementi essenziali della fede e dell’autentica libertà; c’è tutto quello che ci serve per essere anche noi – come dice l’apostolo nella II lettura – “santi e immacolati di fronte a lui nella carità”; perché se è vero che non possiamo godere dello stesso privilegio di Maria è altrettanto vero che possiamo imitarla per sperimentare una vita pienamente abitata da Dio. I passaggi più significativi di questa relazione mi sembrano almeno 4; li riprendo velocemente:

1. Imparare a guardarci come Dio ci guarda: “rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te”. Lo sguardo che ha Dio su ciascuno di noi non è condizionato dal peccato o dai limiti. Noi per Lui non siamo i peccati che facciamo; noi siamo pieni di grazia, perché creati da Lui, a sua immagine e somiglianza, redenti dal sangue del suo Figlio, consacrati dallo Spirito, destinati alla gloria del Cielo. Immaginiamo come si sarà sentita Maria alla luce di quel saluto. Lei, una ragazza normale, con dei desideri e dei sogni tipici della sua età, con un cuore disposto ad amare, con il lavoro di tutti i giorni…scopre di essere preziosa agli occhi di Dio. Sembra di ascoltare le parole di Isaia: “tu sei prezioso ai miei occhi, sei degno di stima e io ti amo”; anche noi saremo immacolati se impariamo a vederci così; se impariamo ad avere il giusto sguardo su noi stessi; se smettiamo di sentirci sbagliati perché qualche volta sbagliamo, o imperfetti perché facciamo i conti con tante imperfezioni. Anche noi siamo pieni di grazia perché Dio non ha mai smesso di amarci e non lo farà mai. Avere questo sguardo su noi stessi ci aiuta ad avere lo stesso sguardo sugli altri. Le persone che abbiamo accanto, in famiglia, nei posti di lavoro, quelli che incontriamo per caso o che vediamo ogni giorno…anch’essi sono pieni di grazia, portatori di bene e di speranza e anche se qualche volta sbagliano o ci fanno soffrire non smettono di essere pieni di grazia. E noi come l’angelo glielo dobbiamo ricordare, dobbiamo farlo riaffiorare ad ogni occasione perché solo così la grazia potrà emergere e trionfare.

2. Imparare a fare spazio al progetto che Dio ha su ciascuno di noi. Inizia il dialogo tra l’Angelo e Maria. Le viene messo davanti il progetto che Dio ha su di lei: “Concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù”. Maria aveva un progetto bello, coltivato da tempo e sostenuto da un amore sincero per Giuseppe. Voleva una famiglia, dei figli, una vita normale. Dio le prospetta qualcosa di diverso. Non annulla il suo progetto ma lo dilata; non lo mortifica ma lo esalta; non lo cambia al ribasso ma lo stravolge portandolo in alto. Questo è un passaggio delicato nella vita di ogni credente a partire da Maria. Se anche solo potessimo per un istante entrare nel suo cuore! Chissà come si sarà sentita: confusione, paura, smarrimento; e pensiamo a ciascuno di noi. A tutte le volte che ascoltando la Parola pensiamo che sia troppo per noi; che espressioni come “beati voi” “siate perfetti come è perfetto il Padre vostro che è nei cieli” “amatevi gli uni altri come io ho amato voi” “gareggiate nello stimarvi a vicenda” ci coinvolgono ma subito dopo le respingiamo pensando che non potremo mai raggiungere quel livello. Anche in noi si realizza questo misterioso incontro tra la nostra debolezza e la grandezza dei progetti di Dio. Riteniamo di non essere all’altezza di quei valori che ci vengono proposti e subito li accantoniamo. Invece come Maria dovremmo imparare a fare spazio a Dio, a comprendere che i suoi progetti su di noi non sono assurdi; sono semplicemente più grandi dei nostri orizzonti; che Dio non vuole annullare i nostri desideri semplicemente li vuole rendere più grandi e più belli; non vuole mortificare il nostro cuore ma lo vuole liberare; non vuole annullare il nostro desiderio di futuro, semmai lo vuole rendere possibile. Essere immacolati per noi significa credere che la grandezza di Dio si può realizzare anche nella nostra miseria.

3. Imparare a capire su chi possiamo contare. “Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra”. Maria cerca di capire come realizzare quel progetto che Le viene messo davanti. Inizia un confronto con Dio, sincero, autentico. E Dio che fa festa quando incontra persone dal cuore libero e puro non esita a dire quale sarà la vera forza di Maria; non certo gli uomini e nemmeno le sue sole forze ma la potenza dell’Altissimo. Maria riascolta in quel momento l’insegnamento costante delle Scritture: “…maledetto l’uomo che confida nell’uomo; benedetto l’uomo che confida nel Signore”. Non possiamo immaginare di realizzare il progetto che Dio ha su ciascuno di noi puntando sulle nostre forze o sulle nostre capacità; l’unico modo che abbiamo è quello di confidare sulla potenza di Dio lasciandogli campo libero nella nostra vita; riconosciamolo una volta per tutte: da soli non ce la facciamo e non ce la faremo mai; solo con Dio noi faremo cose grandi; solo con Lui annienteremo il nemico; solo con il suo aiuto cammineremo nel bene; solo con il Suo amore riscalderemo il mondo.

4. Imparare a tuffarsi totalmente tra le braccia di Dio: “Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola”. Eccomi, ci sto; se so che tu sei dalla mia parte io non mi tiro indietro. Ecco, la mia vita è tua, i sogni sono i tuoi, il mio tempo, i miei affetti, i miei desideri suoi tuoi. Disponi di me come a te piace. Questo è il modo migliore per relazionarsi con Dio. L’eccomi di Maria diventa la cifra di ogni esperienza credente. Essere immacolati significa affidarsi totalmente a Dio in ogni momento, mettere tutto tra le sue mani e permettere che sia Lui a guidare la nostra vita. Mi piace pensare che nei tanti tornanti difficili che Maria ha dovuto affrontare quell’eccomi sarà tornato tantissime volte. Quando non capiva le risposte del Figlio, quando assisteva al rifiuto che di lui ne avevano gli amici e gli esperti della Legge, quando lo hanno inchiodato alla croce come un malfattore Maria non ha mai indietreggiato perché si è fidata di Dio e ha fatto sgorgare dal cuore il suo “eccomi… io sono qui. So che tu ci sei. So che tu non ti fermi a quello che vedo o che sento. So che tu mi sostieni mentre le forze mi mancano e il mio cuore sanguina. So che tu ci sei. E questo mi basta”. Che davvero l’esperienza di Maria diventi la nostra esperienza per vivere nella libertà liberata l’incontro esaltante con Dio e affermare la sua misericordia.

Trovo provvidenziale anche per me questa Parola nel momento in cui sono chiamato a servire la Chiesa di Roma come Vicario del Santo Padre e da ieri come membro del collegio cardinalizio. Sento la responsabilità di quanto mi è stato affidato e voglio viverla in comunione con tutti e a servizio di tutti. Come Maria sono chiamato a sentire che il Signore mi ha fatto grazia e non ho nessun merito personale sul quale possa contare; devo ricordarmi ogni giorno che solo attraverso la potenza dell’Altissimo potrò realizzare ciò che Lui ha pensato per me e per questa Chiesa; e dovrò ad ogni istante rinnovare il mio “eccomi” per scommettere sull’amore di Dio, soprattutto quando le preoccupazioni o le prove vorranno prendere il sopravvento o quando non capirò il senso di tante cose o mi sentirò sopraffatto dalle fatiche quotidiane. A tutti voi chiedo di pregare perché il Signore mi sostenga e mi renda – come Maria – servo umile e fedele. Con il cuore colmo di gioia ringrazio tutti coloro che il Signore ha messo sul mio cammino per condurmi fino ad oggi. Ringrazio il Santo Padre per la fiducia che ha riposto in me chiamandomi a servire la Chiesa di Roma prima come suo Ausiliare e Vicegerente e poi come suo Vicario. La sua paternità e il suo sostegno sono per me un costante punto di riferimento; sono grato della sua fiducia. Un ricordo particolare alla mia famiglia, e in particolare a mio papà che è in Cielo. La sua pazienza, la sua dedizione al lavoro e il suo spirito di sacrificio sono il bagaglio che custodisco gelosamente. Ringrazio tutti i familiari e gli amici del mio paese di origine – San Giovanni Gemini, insieme alla vicina Cammarata – molti di loro sono qui presenti. Ringrazio la Diocesi di Agrigento dalla quale provengo, a partire dal Suo Vescovo e dai Pastori che ho avuto nel mio cammino, il Seminario, i sacerdoti e i tanti amici di quella città dove ho trascorso la maggior parte dei miei anni. Ringrazio davvero tutti. Da ognuno ho imparato e ricevuto qualcosa. Le esperienze di bene sono state tante e anche le fatiche non sono mancate; ma tutto concorre al bene per coloro che amano Dio. Ringrazio le persone che sono arrivate dalla Sicilia e da tante parti d’Italia. Negli anni il Signore mi ha regalato tanti amici che hanno impreziosito il mio cammino. Ringrazio, infine, la Diocesi di Roma che da subito mi ha accolto con grande affetto. E’ stata un’avventura quotidiana la conoscenza delle tante realtà che compongono questa ricca Chiesa e non smetto di provare meraviglia per le potenzialità di bene che racchiude e manifesta. Un pensiero di gratitudine speciale ai preti e ai diaconi che servono questa Chiesa. Sento di dovere molto a loro per quello che fanno e, come ho recentemente scritto in un messaggio alla Diocesi, so di avere bisogno di ognuno di loro per costruire insieme sentieri di autentica comunione, missione e partecipazione. Mi pongo in mezzo a voi come pellegrino di speranza, invocando la grazia di essere strumento docile nelle mani del Signore perché tutti “siano in grado di comprendere l’ampiezza, la lunghezza e la profondità” del suo amore per noi. Mi affido ancora alla Vergine Santissima con alcuni pensieri che ho scritto alcuni anni fa:

Ti è bastato poco: un sussurro di vento leggero, un sibilo che assomigliava ad una voce…
Le tue orecchie erano già spalancate, il tuo cuore limpido e pronto ad accogliere…
Il Messaggero celeste ha incontrato la tua dolcezza e si è fermato,
quasi esitava a pronunciare parole davanti a quel silenzio pieno di Dio.
Spinto dalla missione ricevuta ha iniziato nel modo più bello: “piena di grazia”…
piena di bellezza, gravida di bene…
La bocca si è sciolta ed è iniziato un dialogo fecondo
in cui la voglia di capire veniva superata dall’abbondanza del dono
e l’impossibile umano dal possibile di Dio.
Non hai esitato a sprofondare nel Mistero,
sei stata svelta a mettere alla porta le cose normali
per fare spazio a un progetto che non ti era chiaro ma ti appariva bello,
perché proveniva da quel Padre che ti amava da sempre e che anche tu amavi follemente.
Piena di trepidazione hai detto il tuo “si”!
Hai scommesso, hai osato, ti sei buttata tra le braccia divine…
Più che capire ti importava sentirti afferrata da Dio…
E nell’istante stesso in cui qualcosa si muoveva nel cuore
le prime cellule si intrecciavano nel grembo…
Inizi di vita e germogli di fede.
Quegli istanti non li hai mai più dimenticati,
sono diventati la tua forza e la tua sorgente.
A ogni tornante difficile sei ricorsa a quel Dio che era diventato un tutt’uno con te
e hai camminato… sempre.
Aiuta anche questo povero figlio a credere che lo stesso miracolo si può ripetere
ogni volta che dico “si” al Padre…
aiutami a fare del mio “si” il vero miracolo…

8 dicembre 2024

La Messa del cardinale De Donatis per santa Francesca Romana

Francesca Bussa de’ Leoni andò sposa, neanche tredicenne, per volere della famiglia, al nobile Lorenzo de’ Ponziani e con lui visse nel Palazzo di Trastevere. Inizia così la storia di santa Francesca Romana e proprio nel Palazzo Ponziani in cui visse gran parte della sua vita si trova la cappella Santa Maria Refugium Peccatorum: qui, giovedì 7 marzo, nella memoria liturgica della fondatrice della comunità delle Oblate di Tor de’ Specchi, il cardinale vicario Angelo De Donatis presiederà la Messa alle ore 18.

Francesca Ponziani ebbe tre figli, due dei quali morirono presto. Sempre generosa con i bisognosi, nel 1425 fondò la congregazione delle Oblate Benedettine di Maria, dette anche Nobili Oblate di Tor de’ Specchi e, oggi, Oblate di Santa Francesca Romana. Tre anni dopo la morte del marito, emise lei stessa i voti nella congregazione. Morì il 9 marzo 1440. È stata canonizzata da Papa Paolo V il 29 maggio 1608.

4 marzo 2019

La Messa del cardinale De Donatis per la Giornata mondiale dei nonni e degli anziani

Foto di Cristian Gennari

Gli anziani con il loro bagaglio di saggezza, fede e amore, davanti ad un mondo piegato da tante problematiche, sull’esempio di Abramo «continuano a intercedere e a chiedere a Dio la pace, la salute, la concordia, non per loro stessi ma per i figli e per i nipoti». In tanti sono nati negli anni del secondo conflitto mondiale e «il male che hanno visto da piccoli è stato sufficiente per desiderare solo il bene e la pace. Oggi sono come tanti “Abramo”, amici di Dio e amici nostri. Sanno, per esperienza, che Dio non vuole mai distruggere il mondo ma che l’uomo, purtroppo, è capace di farlo».

È sulla ricchezza spirituale degli anziani che ieri, 24 luglio, si è concentrato il cardinale vicario Angelo De Donatis presiedendo nella basilica di San Pietro la Messa per la seconda Giornata mondiale dei nonni e degli anziani istituita da Papa Francesco. Il primo pensiero del porporato è proprio rivolto a Bergoglio, partito per il suo 37° viaggio apostolico internazionale alla volta del Canada, dal quale ha avuto mandato di celebrare la liturgia. La Giornata ricorre la quarta domenica di luglio, in prossimità della memoria liturgica dei santi Gioacchino e Anna, i “nonni” di Gesù, il 26 luglio. Animata dal coro della diocesi di Roma, la celebrazione ha visto la partecipazione di numerosi anziani che, con il loro «desiderio di bene», ricordano che «lassù palpita un cuore di Padre, di amico».

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25 luglio 2022

La Messa con Palmieri in ricordo di Shabhaz Bhatti

Shabhaz Bhatti

Shabhaz Bhatti fu assassinato dieci anni fa, nel 2011, da un commando armato. In occasione del decennale, venerdì 15 gennaio alle ore 18, nella parrocchia di San Bonaventura da Bagnoregio, a Torre Spaccata, il vicegerente della diocesi, l’arcivescovo Gianpiero Palmieri, presiederà la Messa a cui seguirà la testimonianza di Paul Bhatti, fratello del ministro pakistano per le minoranze. La celebrazione è promossa dal Centro per la cooperazione missionaria tra le Chiese della diocesi, con il gruppo Nuovi martiri, costituito dalle associazioni Archè, Finestra per il Medio Oriente, parrocchia Sant’Innocenzo I Papa e San Guido Vescovo e dalla Comunità Missionaria di Villaregia.

«Il cardinale titolare della nostra chiesa è Joseph Coutss, arcivescovo di Karachi – spiega il parroco di San Bonaventura, don Stefano Cascio – per questo è importante che la celebrazione si tenga qui; è un buon modo per iniziare l’anno. Siamo contenti che possa partecipare anche Paul Bhatti, che è medico e vive a Treviso». Le offerte raccolte durante la celebrazione serviranno per sostenere la scuola di una missione in Pakistan: «Appena il Covid ce lo consentirà – anticipa il parroco – andremo in Pakistan per realizzare una nuova missione lì, ed abbracciare in questo modo la missione universale della Chiesa».

Shahbaz Bhatti fu uomo politico pakistano, fondatore del Fronte cristiano di liberazione, diventato ministro per gli affari delle minoranze (unico cattolico nel governo), promotore del dialogo interreligioso e di una legislazione per vietare discorsi di incitamento all’odio. Fu ucciso il 2 marzo del 2011 a Islamabad in un attentato terroristico. Quella mattina il ministro aveva da poco lasciato la casa della madre per andare al lavoro, quando il veicolo su cui viaggiava, privo di scorta, fu attaccato da un gruppo di uomini armati, che aprì il fuoco ferendo gravemente Bhatti. Morì poco dopo, durante il tragitto che lo portava in ospedale.

11 gennaio 2021

La Messa con le coppie che festeggiano gli anniversari di matrimonio

Nell’Anno Amoris Laetitia dedicato alla famiglia, il Centro diocesano per la pastorale familiare propone una speciale celebrazione in cui verranno ricordati gli anniversari di matrimonio. L’appuntamento è per domenica 9 maggio alle ore 12.30 al Santuario della Madonna del Divino Amore, per la Messa presieduta dal vescovo Dario Gervasi, ausiliare del settore Sud e delegato per la Pastorale familiare nella diocesi. Al termine della celebrazione eucaristica, le coppie di sposi presenti riceveranno una particolare benedizione.

L’invito, spiega il diretto del Centro diocesano don Dario Criscuoli, è rivolto in particolare alle «coppie di sposi che si sono unite in Matrimonio nel corso dell’anno 2020, durante il periodo della pandemia da Covid-19», ma anche alle «coppie di sposi che, nel corso dell’anno 2021, hanno festeggiato (o festeggeranno), il loro decimo, venticinquesimo o cinquantesimo anniversario del loro matrimonio».

7 maggio 2021

La Messa con il vescovo Lamba per la Vergine della Rivelazione

Oggi, venerdì 12 aprile, settantasettesimo anniversario dell’apparizione, al Santuario della Vergine della Rivelazione alle Tre Fontane (via Laurentina 400) si terrà una solenne concelebrazione presieduta dal vescovo Riccardo Lamba, che avrà inizio alle ore 16. Prima della Messa, alle 15 è in programma la recita del Rosario; alle 15.30 la presentazione e racconto dell’apparizione alla presenza di Carlo e Isola Cornacchiola. Durante la giornata si terranno altre celebrazioni eucaristiche, di cui l’ultima alle ore 18.30.

Il 12 aprile 1947 Bruno Cornacchiola(1913-2001), tranviere romano di 34 anni, insieme ai suoi figli, Isola di 10 anni, Carlo di 7 anni e Gianfranco di 4 anni, visitano il luogo delle Tre Fontane, famoso per il martirio di San Paolo e per la cioccolata dei Trappisti. Bruno è vicino al protestantesimo, è diventato nemico della Chiesa Cattolica durante la guerra civile che ha combattuto in Spagna. Ma lì i suoi figli vedono una donna, una Bella Signora davanti a una grotta: è la Vergine Maria, che parla a Bruno. Ha lo sguardo mestamente benigno, i capelli neri ricoperti da un lungo manto verde; la veste candida è cinta ai fianchi da una fascia rosa. Parla a Bruno con voce soave e si presenta: “Sono la Vergine della Rivelazione. Tu mi perseguiti, ora basta. Rientra nell’Ovile Santo (Chiesa Cattolica)…”. Da lì Cornacchiola si converte.

12 aprile 2024

La Messa alla Grotta: «Bernadette ci invita ad aprirci al nuovo»

È iniziata con la Messa alla Grotta la giornata di oggi, martedì 27 agosto, per gli oltre cinquecento partecipanti al pellegrinaggio diocesano a Lourdes. A presiederla il cardinale vicario Angelo De Donatis, che ha esordito sottolineando come il santuario mariano sia per tutti «un luogo familiare», dove c’è «una Madre che, come ogni madre, non ci lascia sulla porta».

«Oggi il Signore vuole dare novità alla tua vita personale, familiare e comunitaria – ha detto ancora il porporato –. Siamo qui, come diocesi di Roma, a chiedere anche la novità per la nostra Chiesa. Quante volte anche le nostre parrocchie si sono arroccate su false sicurezze di benessere pastorale, sul “si è sempre fatto così”. Quante volte ci siamo chiusi per pochi eletti, credendo di avere tutto e evitando di percorrere le strade della vita quotidiana… Bernadette ci invita ad aprirci al nuovo, in questo tempo favorevole, in questo giorno della salvezza, in questa ora della Misericordia».

Nel giorno in cui la liturgia ricorda santa Monica, il cardinale De Donatis ha concluso la sua omelia soffermandosi sulla figura della madre di sant’Agostino: «Lei – ha detto – ha pregato e ha pianto perché il figlio potesse tornare a sentirsi povero, pronto ad accogliere Dio e ad abbandonare le vie del peccato e della menzogna». Quindi l’esortazione finale: «Signore, oggi la Chiesa di Roma qui rappresentata, vuole essere davanti a Maria come una madre che piange, come Monica. Aiuta i nostri figli a tornare poveri, a sentirsi bisognosi di Te. Fa’ che le nostre comunità possano sentire il grido di tanti che attendono amore e giustizia. Fa’ che possiamo abitare con il cuore, lì dove vive ogni uomo che ti attende».

Leggi l’omelia completa

27 agosto 2019

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