9 Maggio 2026

La Messa per don Luigi Di Liegro

Sabato 12 ottobre alle ore 18.30, nella basilica Dei Santi XII Apostoli (piazza dei Santi Apostoli, 51), monsignor Baldassare Reina, vicario generale di Sua Santità per la Diocesi di Roma, presiederà la celebrazione eucaristica in memoria di don Luigi Di Liegro a 27 anni dalla scomparsa. La liturgia in ricordo del primo direttore della Caritas di Roma verrà anima dal Coro Polifonico Cantoria Nova Romana.

9 ottobre 2024

La Messa in suffragio delle giovani vittime di Crans-Montana: l’omelia integrale del cardinale Reina

Ci lasciamo guidare dalla pagina di Vangelo appena ascoltata, per cercare un aiuto per vivere cristianamente la morte di Giovanni, Achille, Emanuele, Chiara, Riccardo e Sofia; i nostri giovanissimi connazionali morti nella tragedia di Crans-Montana. Ci sentiamo vicini alle loro famiglie e li consideriamo parte delle nostre famiglie, in un dolore che patisce tutto il nostro Paese, facendoci sentire un’unica grande famiglia che soffre.

In questa unica famiglia del dolore, avvertiamo una straziante comunione con chi piange la morte di un proprio caro oltre ogni confine, e con chi, in quest’ora, lotta per la vita e la guarigione, aiutati da soccorritori, e assistiti da medici, infermieri, psicologi, nell’ospedale Niguarda di Milano e in tutti gli altri centri sanitari, che ci hanno mostrato, loro per primi, e ci mostrano con lacrime e sudore, che sono tutti figli nostri.

L’episodio del Vangelo di Marco narra di un breve momento in cui Gesù si allontana dai suoi discepoli per ritirarsi in preghiera. I discepoli, obbedendo alle sue indicazioni, salgono sulla barca per precederlo a Betsaida, sull’altra riva del lago di Tiberiade dove ora si trovano. Giunti a metà della loro navigazione, li vediamo affaticati a remare, bloccati come dentro un vortice di acqua e vento contrario; inutile pare ogni sforzo per contrastarlo; risulta impossibile raggiungere l’altra riva.
In questa scena potremmo comporre tutte quelle situazioni in cui la fatica del vivere e del comprendere si congiungono nell’estenuante sforzo incapace di contrastare la violenza che si oppone, l’annichilimento che dispone. Le onde sovrastano la nostra debole imbarcazione, i venti si scatenano, i dubbi ci sovrastano, le paure ci paralizzano. E noi, in mezzo a questo scenario, siamo stremati dallo sforzo e impotenti nel cercare un approdo sicuro.

La tragedia di Crans-Montana ha liberato un vortice che ci avvinghia: siamo tutti noi, ora, su quella barca, a cercare l’uscita che quei ragazzi non hanno trovato per mettersi in salvo. Il vortice di morte sconvolge i sentimenti, una spirale indomita inghiotte storie, volti, sguardi, sorrisi, sogni, sfigurando la bella giovinezza, e torce le domande che tornano a noi mute: com’è stato possibile? Si può morire così?

Siamo di fronte alla voragine che quel vortice ha scavato. Le onde schiaffeggiano le nostre coscienze, i remi impotenti contrastano al limite di spezzarsi. La potenza delle acque tutto sommerge. A stento si distinguono l’incommensurabile dolore delle famiglie, e la negazione di un principio di natura che lega la giovinezza alla pienezza di vita, e non alla morte, e più insensato e insopportabile, a una morte che non solo si poteva evitare, ma che si doveva evitare.

Come per un’esigua, nascosta e misteriosa risorsa continuiamo a vivere, così proseguiamo a leggere questa pagina di Vangelo che ci racconta di Gesù che non era con loro, ma che li vede annaspare, e li raggiunge come per superarli, incredibile, camminando sulle acque. Per comprendere, abbiamo bisogno di ricorrere alla comprensione dei simboli. Lì dove prevale assegnare all’acqua il significato della vita, il contesto biblico, vi lega quello della morte: la profondità dell’acqua è sempre simbolo di morte. Gesù che vi cammina sopra si manifesta come Signore della vita, prefigurando il suo destino che prevederà il suo morire, che ce lo renderà ancor di più fratello, ma che si compirà nella vittoria sulla morte con la sua resurrezione, di cui siamo tutti resi partecipi grazie a Lui.

Come i discepoli di Gesù possiamo non considerare possibile l’impossibile che le misure umane non conoscono. Forse anche a noi, «sconvolti» capita di gridare: «è un fantasma», non è reale, non è ammissibile, nell’ossessione che l’ultima verità dell’esistenza sia soltanto quella della morte, contro cui si scontrano le nostre speranze.

Gesù finalmente parla, e si rivolge loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura», e sale sulla barca, con loro, e il vento cessò.

Sale sulla barca, la nostra barca, la nostra vita che la tempesta sta sconvolgendo. E il vento allenta il suo morso. Il suo mistero è questo, entra nella nostra vita, entra nella nostra morte, rianima la nostra esistenza vincitore sulla morte con la sua resurrezione.

Questa è la fede con cui riconosciamo la verità e il conforto di quella voce che abita il dolore di questa tragedia. Nessuna parola cede all’irrilevanza nel Vangelo. In questo racconto descrivendo Gesù che raggiunge i suoi discepoli, viene detto che «andò verso di loro, camminando sul mare e voleva oltrepassarli». Sembra la manifestazione di un’intenzione abbandonata. Non deve sorprendere questa volontà di passare avanti, come farebbe il maestro che mostra la via, e i discepoli dietro. Ma ci sono momenti, come questo, in cui viene documentato quello che sembra un ripensamento, e manifesta la qualità speciale della sua compassione, che esprime il modo con cui il Signore vuole essere non solo per noi, ma con noi, nella tempesta, fugandola insieme alla paura di rimanere prigionieri della morte.
Ogni volta di fronte alle tragedie è legittimo domandarci dov’era Dio, perché l’ha permesso, cercando in Lui la causa remota, la cui esistenza disperatamente sembra consolarci o alimentare la più radicale ribellione. Ma, come in questo episodio del Vangelo, cercando Dio, lo troveremo, nel suo Figlio, accanto a noi nella barca sconvolta dall’impeto delle acque, troppo piccola per vincerne la forza, così come ci è apparso inadeguato quel locale di festa che si è rivelato una trappola mortale. Lo troveremo vittima con chi è vittima, figlio tra i nostri figli morti, feriti, lacerati da quanto accaduto, e la causa non dovrà essere cercata in cielo, ma in terra.

Oggi nel dolore che punge avvertiamo che mentre sono tutti figli nostri, devono rimanere figli nostri anche tutti quelli che dovranno vedere riconosciuto per se stessi, per gli altri e dagli altri, il diritto a difendere la propria giovinezza, a vivere e a divertirsi in sicurezza, individuando regole e sostenendo convintamente il loro rispetto.

Se tutti ci sentiamo genitori nel dolore, se ci sentiamo fratelli, sorelle, amici in questa tragedia, dobbiamo essere genitori, fratelli, sorelle, amici perché questo non accada più.

Di fronte alla morte ci sentiamo impotenti, travolti dalle domande, spettatori inerti, dilaniati dal dolore perché il filo prezioso della vita è stato spezzato, sappiamo che tutto questo poteva essere evitato, rendendo più acuto il soffrire.

Più acuto sarebbe il tormento se di quanto accaduto rimanesse la cenere dei silenzi, dell’assenza di spiegazioni, dell’opacità e dell’inerzia nella ricerca delle cause, e peggio si rimuovesse la tragica lezione che ci impegna alla custodia del diritto alla giovinezza che non ammette negligenze.

Ci rivolgiamo a Dio, il tessitore di questi fili meravigliosi, fiduciosi che nulla e nessuno vada perduto risentendo quelle parole di Gesù a cui ci affidiamo, e che mentre ora, sgomenti, ci diventano difficili da pronunciare, sono la nostra speranza: «Questa è la volontà di chi mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo resusciti nell’ultimo giorno» (Gv 6, 39).

Giovanni, Achille, Emanuele, Chiara, Riccardo e Sofia, sono i nomi che Dio tiene scritti, indimenticabili nel palmo della sua mano, e che ora piange con le nostre lacrime, in attesa. Perché nulla è finito, nessuno è perduto.

Baldassare Card. Reina
Vicario Generale di Sua Santità per la Diocesi di Roma

9 gennaio 2026

La Messa di ringraziamento per i medici

Una Messa di ringraziamento per il personale medico. Inizia ufficialmente così l’anno del Centro per la pastorale sanitaria della diocesi di Roma, guidato dal vescovo delegato monsignor Paolo Ricciardi. La celebrazione per i medici è in programma per sabato 17 ottobre – vigilia della festa di san Luca, che fu medico e non solo evangelista – alle ore 9.30 nella basilica di San Giovanni in Laterano. Sarà presieduta dal cardinale vicario Angelo De Donatis. «Non da soli, ma insieme e con la grazia di Dio»: queste parole di Papa Francesco faranno da filo conduttore alla Messa.

Il Centro per la pastorale sanitaria, intanto, si prepara ad affrontare il nuovo anno, segnato da un aumento di contagi da coronavirus, rispondendo all’invito del cardinale vicario Angelo De Donatis: favorendo una relazione a “tu per tu”. «Negli ospedali, dove non ci sono grandi numeri, il rapporto personale è privilegiato – spiega Ricciardi -. In tempo di pandemia sosterremo i cappellani a portare avanti questo legame con il personale sanitario, con i malati e i loro familiari».

9 ottobre 2020

La Messa di Natale alla Mensa Caritas con il vescovo Ambarus

Sarà il vescovo Benoni Ambarus, ausiliare della diocesi di Roma e delegato per l’Ambito della diaconia della carità, a presiedere la tradizionale Messa di Natale organizzata dalla Caritas diocesana di Roma. L’appuntamento è fissato per lunedì 23 dicembre alle ore 16.30 presso la Mensa e l’Ostello Don Luigi Di Liegro, in via Marsala 109.

«Questa celebrazione eucaristica rappresenta un momento particolarmente significativo nella vita della comunità della Caritas diocesana – spiegano dall’organismo diocesano –. Nata nel 1987 su iniziativa dell’allora direttore, don Luigi Di Liegro, a cui oggi è dedicata la mensa, la Messa di Natale è diventata una tradizione consolidata, simbolo di condivisione e vicinanza ai più fragili».

La celebrazione, a cui parteciperanno gli ospiti della struttura, sarà animata da volontari e operatori che ogni giorno offrono il loro sostegno alle persone più vulnerabili. L’evento è aperto anche al pubblico: chiunque desideri unirsi a questo momento di preghiera e solidarietà è il benvenuto. Per garantire una migliore organizzazione, è consigliata la prenotazione al numero 06.88815201.

18 dicembre 2024

La Messa di Natale alla Cittadella della Carità

Il cardinale Enrico Feroci presiederà la tradizionale Messa di Natale con gli ospiti, i volontari e gli operatori della Caritas diocesana di Roma – di cui il porporato è stato a lungo direttore – che si terrà il 24 dicembre alle ore 15 presso la Cittadella della carità (via Casilina vecchia, 19). Alla celebrazione eucaristica prenderanno parte i rappresentanti delle istituzioni civili.

In base alle disposizioni di sicurezza per la prevenzione del contagio, alla Messa potranno partecipare soltanto settanta tra ospiti, volontari e operatori che vivono e prestano servizio nelle diverse strutture presenti alla Cittadella.

23 dicembre 2020

La Messa di Natale a San Giovanni in Laterano e l’apertura della Porta Santa

Il cardinale vicario Baldassare Reina presiederà la Santa Messa della notte di Natale, il 24 dicembre alle ore 22.30 nella basilica di San Giovanni in Laterano. Il giorno seguente, mercoledì 25 dicembre, Natale del Signore, il cardinale vicario presiederà la liturgia alle ore 10.55 nella basilica dei Santi XII Apostoli; la celebrazione verrà trasmessa in diretta su Rai Uno.

Inoltre, domenica 29 dicembre, Festa della Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe, alle ore 10, celebrerà la Messa nella basilica lateranense, subito dopo aver aperto la Porta Santa. Per i sacerdoti che desiderano concelebrare sono a disposizione dei biglietti presso l’Ufficio Liturgico (al secondo piano del Palazzo Lateranense) che possono essere ritirati entro venerdì 20 dicembre (mercoledì 18 dalle 14.30 alle 17; giovedì 19 e venerdì 20 dalle 8.30 alle 13). I fedeli che vorranno partecipare alla celebrazione del 29 dicembre non necessitano di biglietto.

18 dicembre 2024

La Messa di Leone a Santa Maria della Presentazione

(foto: diocesi di Roma/Gennari)

Un incontro autentico si realizza soltanto quando si viene accolti «così come siamo» e nell’ordinarietà , «lì dove viviamo». È proprio il valore dell’essere visti nel profondo come la Samaritana al pozzo da Gesù, che «come pastore buono e premuroso ci aspetta e ci accompagna sempre», che Papa Leone XIV ha sottolineato nella sua omelia, celebrando questa sera, 8 marzo, la Messa nella parrocchia di Santa Maria della Presentazione, a Torrevecchia. Tra i concelebranti, il cardinale vicario Baldo Reina e il vescovo eletto Stefano Sparapani, oltre al parroco don Paolo Stacchiotti e al cardinale Montenegro, legato alla parrocchia perché qui confessa.

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La Messa di dedicazione di San Giovanni con Papa Francesco

Un regalo speciale per Papa Francesco e per i sacerdoti della diocesi: il libro che raccoglie le catechesi sull’esortazione apostolica Gaudete et exsultate, che hanno accompagnato il cammino della diocesi di Roma lo scorso anno pastorale. Si chiama “La santità è il volto più bello della Chiesa”, è edito da Lev e oggi pomeriggio il cardinale vicario Angelo De Donatis lo consegnerà al Santo Padre, in occasione della Messa nella festa della dedicazione della basilica di San Giovanni in Laterano, durante la quale i membri delle équipe pastorali riceveranno il mandato dal Pontefice.

Papa Francesco presiederà la celebrazione nella cattedrale di Roma alle 17.30
; indosserà, per la prima volta, una casula cucita dalle suore di un monastero romano il cui decoro riprende la croce dell’abside lateranense, con il battesimo di san Giovanni Battista, la Fenice, la palma con i datteri. I lettori proclameranno la Parola di Dio da un nuovo ambone, realizzato in marmo, riutilizzando un antico pluteo della basilica costantiniana, ha la forma tipica dell’ambone romano; nel prospetto laterale sono riprodotti lo stemma del Santo Padre e quello del cardinale vicario. Per l’ambone, firmato da Arte Poli di Verona, è stato utilizzato lo stesso stile già presente nell’altare e nella cattedra papale.

Durante la celebrazione di sabato pomeriggio sarà visibile per la prima volta anche un nuovo crocifisso in lamina dorata, che riprende quello di Nicola di Guardiagrele del 1451. La liturgia prevede inoltre preghiere rinnovate e una musica di nuova composizione per i testi della Messa cantati. I brani saranno eseguiti da un coro composto da seminaristi del Pontificio Seminario Romano Maggiore, dell’Almo Collegio Capranica e del Collegio Diocesano Redemptoris Mater, diretti dal maestro Nikolay Bogatzky, organista Giandomenico Piermarini. Il servizio liturgico sarà affidato al Seminario della Madonna del Divino Amore.

Anche il volume della Libreria Editrice Vaticana è una novità. Preparato nel corso dello scorso anno pastorale, raccoglie le catechesi pronunciate da ottobre 2018 a giugno 2019 dallo stesso cardinale vicario, da monsignor Marco Frisina, rettore della basilica di Santa Cecilia, e da don Gabriele Faraghini, rettore del Pontificio Seminario Romano Maggiore. «Durante l’anno pastorale 2018–2019 ci siamo riuniti una volta al mese nella nostra cattedrale di San Giovanni in Laterano – ricorda infatti De Donatis nella prefazione –, ai piedi della cattedra di Pietro, per riflettere e pregare partendo da alcuni brani del magistero del nostro vescovo, tratti da Gaudete et exsultate e dalla testimonianza di alcuni santi che hanno saputo rispondere alla loro chiamata alla santità».

8 novembre 2019

La Messa del vicario generale al Villaggio per la Terra

L’arcivescovo Angelo De Donatis, vicario generale del Papa per la diocesi di Roma, ha celebrato martedì 24 aprile la Messa al Villaggio per la Terra, l’evento organizzato anche quest’anno da Earth Day Italia e dal Movimento dei Focolari per sensibilizzare sui temi dell’ambiente.

Nel contesto della manifestazione, incentrata sui 17 obiettivi per lo sviluppo sostenibile decisi dall’Onu, De Donatis ha sottolineato il pericolo della distruzione della Terra. Uccidere la natura è, dunque, uccidere l’uomo, «rompere l’equilibrio e l’armonia tra Creatore e Creato. Vuol dire mettersi al posto di Dio e non essere più capaci di prestare attenzione all’altro». E ha indicato tre parole chiave per invertire la rotta: «Sobrietà, umiltà, solidarietà». Il Villaggio per la Terra ha chiuso i battenti il 25 aprile dopo cinque giornate di dibattiti, attività sportive e laboratori per bambini e ragazzi.

 

La Messa del Papa nella parrocchia dell’Ascensione

(foto: diocesi di Roma/Gennari)

Uno sguardo attento alla realtà fino a toccare le piaghe di un territorio segnato da «numerosi e complessi problemi», per affrontare i quali è necessaria «la pedagogia dello sguardo di fede, che trasfigura di speranza ogni cosa, mettendo in circolo passione, condivisione, creatività come cura delle tante ferite di questo quartiere». Le parole di Papa Leone XIV in visita pastorale alla parrocchia dell’Ascensione di Nostro Signore Gesù Cristo, al Quarticciolo, sono risuonate potenti, in una chiesa gremita di fedeli i cui sguardi si sono visibilmente rasserenati nel sentirsi sostenuti.

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1° marzo 2026

La Messa del Papa con la comunità del Sacro Cuore di Gesù a Castro Pretorio

Un ringraziamento e un incoraggiamento alla comunità a proseguire la propria opera a favore degli ultimi, in un angolo di territorio che racchiude in sé i tanti paradossi della società contemporanea. Durante la visita di oggi, 22 febbraio, alla parrocchia Sacro Cuore di Gesù a Castro Pretorio, a due passi dalla stazione Termini, Papa Leone XIV non ha deluso le attese della vigilia. La comunità salesiana, a cui da sempre è affidata la basilica parrocchiale, sperava di ricevere parole di stimolo proprio all’inizio del cammino quaresimale, anche per dare ulteriore slancio alla propria opera. E così è stato.

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22 febbraio 2026

La Messa del Papa a Santa Maria Regina Pacis

“Paterno” è l’aggettivo che meglio può definire l’atteggiamento e lo stile con cui il Papa questo pomeriggio, 15 febbraio, ha visitato e incontrato la comunità di Santa Maria Regina Pacis, a Ostia Lido, la prima a ricevere la visita di Papa Prevost. Fin dal suo arrivo, poco prima delle 16, Leone XIV ha infatti dimostrato la volontà di dedicare tempo e attenzioni alle persone radunate negli ambienti della parrocchia destinati alla visita papale. Tante le mani strette ai bambini e ai ragazzi che lo attendevano lungo le transenne, nel campetto dietro la chiesa; evidente la cura con cui si è soffermato a salutare gli anziani, i malati, i poveri e i volontari della Caritas nella palestra della parrocchia, così come la sollecitudine mostrata nell’incontrare il consiglio pastorale.

Uno sguardo, quello di Leone, attento alla realtà locale, in quanto vescovo di Roma, ma nello stesso tempo anche aperto alla situazione globale, perché guida della Chiesa universale. Nella sua omelia, in particolare, il Papa ha osservato come «il male che vediamo nel mondo ha le sue radici proprio lì, dove il cuore diventa freddo, duro e povero di misericordia» e questo «si sperimenta anche qui, a Ostia, dove pure, purtroppo, la violenza esiste e ferisce, prendendo piede talvolta tra i giovani e gli adolescenti, magari alimentata dall’uso di sostanze – sono ancora le parole di Leone -; oppure a opera di organizzazioni malavitose, che sfruttano le persone coinvolgendole nei loro crimini e che perseguono interessi iniqui con metodi illegali e immorali». Quindi Prevost ha invitato i membri della comunità parrocchiale, «uniti alle altre realtà virtuose che operano in questi quartieri, a continuare a spendervi con generosità e coraggio per spargere nelle vostre strade e nelle vostre case il buon seme del Vangelo».

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15 febbraio 2025

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