10 Maggio 2026

La Festa dei popoli nelle prefetture

Foto DiocesiDiRoma/Gennari

Celebrazioni nelle parrocchie e pranzi multietnici. Torna la Festa dei popoli e, come lo scorso anno, sarà celebrata a livello di prefettura. Sabato 20 e domenica 21 maggio, solennità dell’Ascensione di Nostro Signore Gesù Cristo, dunque, in tante parrocchie della diocesi le Messe saranno animate da canti in diverse lingue e le comunità etniche saranno protagoniste.

«Nella sua lettera enciclica Fratelli tutti, Papa Francesco sin dalle prime righe mette in risalto l’esigenza evangelica, ripresa da san Francesco d’Assisi, di una fraternità che permetta di riconoscere, apprezzare e amare ogni persona, al di là della vicinanza fisica, al di là del luogo dove si è nati o si abiti», riflette il vescovo Riccardo Lamba, delegato diocesano per la Chiesa ospitale e “in uscita”. «Da anni nella Chiesa di Roma – prosegue – si sono sviluppate diverse iniziative che hanno promosso l’accoglienza e la progressiva integrazione nelle nostre comunità parrocchiali di decine di migliaia di migranti, provenienti da tutti i continenti, alla ricerca di condizioni di vita più sicure e più dignitose per sé e per i propri familiari, garantendo loro anche adeguata cura pastorale. Tra queste iniziative c’è la Festa dei popoli, inizialmente celebrata a livello diocesano e dall’anno scorso proposta a livello di prefetture, per favorire in modo più capillare la conoscenza e la valorizzazione delle diverse tradizioni etniche». L’invito è allora per quanti «nelle vostre comunità si prendono cura della pastorale dei migranti a partecipare in una delle parrocchie di prefettura a una delle Messe di orario con i membri delle comunità etniche presenti sul territorio, per esprimere visibilmente la comunione di fede e la fraterna accoglienza di questi nostri fratelli».

Il desiderio è quello di «coinvolgere tutte le realtà di matrice etnica presenti sul territorio, dalle comunità religiose, specialmente quelle con carisma missionario, alle comunità etniche, ma anche e soprattutto la popolazione italiana», rimarca don Pietro Guerini, direttore dell’Ufficio Migrantes della diocesi di Roma. Con lo spirito proprio della Festa dei popoli: «vivere in modo sereno, in un contesto di preghiera e condivisione, l’unità nella diversità». È quello che succederà, ad esempio, a Santa Maria degli Angeli, dove è parroco don Guerini. Nella basilica del centro storico, domenica prossima, ci saranno una ventina di vescovi ghanesi in visita ad limina. «Celebreremo insieme a loro la Messa delle 10.30 – anticipa il sacerdote – e parteciperà anche la comunità capoverdiana, quella rumena di rito latino, quella latinoamericana e quella venezuelana. La Messa sarà celebrata in più lingue e i canti saranno affidati alle diverse comunità presenti. Al termine, insieme ai vescovi africani, ci fermeremo per un momento conviviale».

Il vescovo Lamba sarà invece a Nostra Signora del Suffragio e Sant’Agostino di Canterbury, alle 18.30, per la Festa dei popoli della XVI prefettura: dopo la Messa presieduta dal prefetto don Stefano Cascio, si terrà un aperitivo dai sapori internazionali, preparato dalla ricca comunità filippina e dalle altre che vivono nel territorio.

17 maggio 2023

La Festa dei Popoli nelle prefetture

Foto Diocesi di Roma / Gennari

Da Centocelle al Nuovo Salario, da Monteverde al Tuscolano. Ogni quartiere della città, con le diverse prefetture nelle quali sono raggruppate le parrocchie della diocesi di Roma, avrà la sua Festa dei Popoli, nel prossimo fine settimana. Prosegue dunque la tradizione che va avanti da un paio d’anni, con la quale la Festa dei Popoli non è più un appuntamento unico per tutta la diocesi, ma è suddiviso in tante occasioni di preghiera e convivialità, da vivere appunto a livello di prefettura. Ciascuna comunità etnica fa festa con la propria comunità parrocchiale.

Lo spiega bene il vescovo Paolo Ricciardi, responsabile dell’Ambito della Chiesa ospitale e in uscita: «Questa proposta di prefettura vuole essere contraddistinta da uno spirito sinodale. È un’occasione per i credenti che abitano in quel territorio per riconoscersi reciprocamente membri a pieno titolo della comunità ecclesiale e protagonisti senza discriminazioni di un cammino comune. Il popolo di Dio che vive in Roma – prosegue – infatti è composto dai popoli di tutto il mondo. Questa è una grande ricchezza di cui divenire sempre più consapevoli, anche attraverso esperienze come la Festa dei Popoli».

In concreto, nei giorni 26 e 27 ottobre, una parrocchia per ogni prefettura ospiterà l’iniziativa. «Nell’organizzazione pratica sono state seguite e supportate dall’équipe pastorale Migrantes – spiega don Pietro Guerini, direttore dell’Ufficio Migrantes della diocesi –. Ciascuna presenterà dinamiche diverse, ma tutte saranno accomunate dalla presenza di una celebrazione eucaristica multiculturale, quindi con l’apporto di diverse lingue nelle letture o nei canti. In quasi tutte le Feste dei Popoli sono inoltre previsti dei momenti di condivisione e convivialità, come un aperitivo o una cena multietnica».

Se lo schema da seguire sarà più o meno lo stesso, le Feste saranno in realtà differenti da una prefettura all’altra, perché «le comunità presenti in un territorio non sono le stesse di un altro», spiega ancora don Guerini. Lo spirito di fondo, però, sarà il medesimo. «Con la Festa dei Popoli vogliamo rendere grazie e lodare il Signore per la varietà e l’accoglienza delle persone e delle culture che arricchiscono la nostra Chiesa – riflette ancora il vescovo Ricciardi –. Un atto di accoglienza, nella preghiera, dell’azione dello Spirito Santo».

22 ottobre 2024

La Festa dei Popoli a San Cleto

Foto di Cristian Gennari

La preghiera interreligiosa per la pace, le esibizioni di gruppi sportivi del territorio, la tavola rotonda sull’immigrazione, la mostra fotografica. Ma anche musica, stand gastronomici, giochi per i bambini. Dal 10 al 12 ottobre, il quartiere San Cleto si animerà di suoni, colori e profumi dal mondo per la nuova edizione della “Festa dei Popoli”. Tre giorni di eventi pensati per riscoprire l’anima accogliente della comunità.

La manifestazione, organizzata dall’Associazione SAN CLETO 2024, in collaborazione con l’Istituto Comprensivo N.M. Nicolai, la parrocchia San Cleto e con il patrocinio del Municipio IV, celebra i 65 anni dalla fondazione del quartiere e il percorso che lo ha trasformato: dagli anni ’60, quando le famiglie italiane arrivavano da ogni parte del Paese per costruire qui il proprio futuro, fino ad oggi, quando nuove comunità provenienti da tutto il mondo portano le loro tradizioni e la loro energia.

«La Festa dei Popoli – spiegano i promotori – vuole essere un momento di fratellanza e convivialità, un’occasione per dimostrare che, soprattutto nel periodo storico che stiamo vivendo, il dialogo e l’incontro tra culture sono la risposta più concreta alle paure e alle divisioni. Questo evento non è solo una festa, ma un invito ad aprirsi, a ritrovare nello scambio con l’altro lo stesso desiderio di futuro che animava i nostri genitori e nonni quando arrivarono qui. Un’occasione per celebrare non solo il passato, ma anche il presente e il futuro di un quartiere che continua a crescere grazie alle sue tante voci».

6 ottobre 2025

La Festa dei Cresimandi al Seraphicum

Sarà dedicata a “La storia infinita” di Michael Ende la Festa dei Cresimandi 2018, in programma sabato 19 maggio dalle 15 alle 19 al Seraphicum (via del Serafico, 1). In programma un momento di preghiera guidato dal vicario monsignor Angelo De Donatis; poi la merenda e infine, uno spettacolo ispirato al romanzo che vedrà protagonista Giovanni Scifoni e lo stesso don Andrea Cavallini, direttore dell’Ufficio catechistico diocesano. Per tutti i partecipanti in regalo un braccialetto, con due hashtag: #desiderio e #amicizia.

Il programma, nel dettaglio, prevede alle 15 l’accoglienza dei partecipanti, che arriveranno da parrocchie dei cinque settori della diocesi; alle 15.30 la preghiera allo Spirito Santo guidata dall’arcivescovo vicario Angelo De Donatis. Attorno alle 17.30 lo spettacolo, in cui Scifoni e Cavallini saranno accompagnati da due musicisti, mentre su uno schermo verranno proiettate immagini dell’illustratore Andrea Pucci.

10 maggio 2018

La Festa degli oratori estivi a Cinecittà World

Anche quest’anno, il Centro oratori romani (Cor) e Oresroma presentano la Festa degli oratori estivi, giunta all’ottava edizione. Nel parco divertimenti di Cinecittà World, giovedì 20 giugno, bambini e animatori degli oratori romani si incontreranno per condividere una giornata di giochi e divertimento.

L’accoglienza alle ore 9.30, mentre alle 10 ci sarà lo spettacolo di benvenuto a Cinecittà Street; alle 11 l’apertura delle attrazioni; alle 15.45, un momento di preghiera e conclusione della giornata.

«L’evento, che da sempre raduna migliaia di bambini, ragazzi, animatori e famiglie – spiegano dal Cor – segna il clou delle attività estive appena partite nelle tante parrocchie romane che hanno aperto nuovamente i loro cancelli per progetti di alcune settimane rivolte a tutte le famiglie del territorio».

I biglietti per la Festa potranno essere acquistati, al costo di 11 euro l’uno, fino a mercoledì 19 tramite bonifico bancario o recandosi presso la segreteria Cor.

Visita il sito internet del Cor

17 giugno 2019

La Festa degli oratori estivi

Avviati già da questa settimana in moltissime parrocchie della diocesi gli oratori estivi, che ogni anno, alla chiusura delle scuole, accolgono migliaia di bambini e ragazzi. Tutti si ritroveranno il prossimo 20 giugno per la tradizionale Festa degli oratori estivi al parco divertimenti di Zoomarine, alle porte di Roma. Una giornata organizzata dal Centro oratori romani (Cor), all’insegna del divertimento, ma anche dell’incontro e della condivisione.

L’appuntamento è per le 9.30, quando prenderà il via l’accoglienza. A inaugurare ufficialmente la festa poi sarà il vescovo ausiliare del settore Sud Dario Gervasi, che porterà il saluto a bambini, ragazzi e ai tanti animatori a servizio di questo appuntamento che da oltre 10 anni accompagna l’esperienza estiva delle parrocchie. Quindi, all’interno del parco divertimenti bambini e animatori potranno godere di tante attrazioni, «sperimentando anche in questa occasione la bellezza di sentirsi parte della grande famiglia dell’oratorio», affermano dal Cor.

A guidare il cammino degli oratori estivi sarà il sussidio realizzato anche quest’anno dalla diocesi di Roma, dal titolo “L’Isola del Tesoro”, adottato da moltissime comunità. L’obiettivo: proporre, in uno speciale cammino di crescita, un’avventura estiva capace di coinvolgere piccoli e grandi, nella ricerca di un “tesoro” per il quale valga la pena spendere tutte le energie, a partire dai propri talenti. Il sussidio 2024, progettato dall’Ufficio diocesano per la pastorale giovanile e coordinato dal Cor, è stato realizzato negli ultimi mesi da una ampia redazione con la partecipazione di Acr Roma, Agesci Regione Lazio e Anspi Roma, insieme a giovani animatori e sacerdoti delle parrocchie romane.

18 giugno 2024

La Festa de Noantri 2024

Foto Diocesi di Roma / Gennari

Era il 1535 e alcuni marinai, al largo di Fiumicino, videro una cassa galleggiante sul Tevere, portata da una tempesta. All’interno, una statua della Vergine Maria, in legno, perfettamente intatta. La portarono in processione fino alla chiesa di San Crisogono. Nacque così la devozione verso la “Madonna Fiumarola”, come fu subito chiamata l’immagine mariana. Da allora la statua ha cambiato varie sedi, ma sempre all’interno di chiese trasteverine, fino a trovare l’attuale collocazione nella chiesa di Sant’Agata. Qui, oggi, iniziano le celebrazioni che danno il via alla Festa de Noantri.

In programma la Messa delle 9 presieduta da don Paolo Asolan, rettore della chiesa di Sant’Agata; la celebrazione delle 11, guidata dal primicerio dell’Arciconfraternita don Renato Tarantelli Baccari, e il pontificale delle 17 affidato al vescovo Michele Di Tolve, rettore del Seminario Romano Maggiore.

L’immagine mariana verrà poi portata in processione sabato 20 al termine della Messa presieduta alle 16.30 dall’arcivescovo Vittorio Francesco Viola, segretario del Dicastero per il culto divino e la disciplina dei sacramenti. Ogni anno, la statua, issata su una grande “macchina”, indossa un abito sontuoso realizzato da un noto stilista. Quest’anno sarà la volta di Filippo Sarcinelli della maison Container_Zerozero. Tra le novità della Festa de Noantri 2024, la celebrazione in lingua corsa che giovedì 25 luglio si terrà nella chiesa di Sant’Agata.

La conclusione è prevista per domenica 28 luglio, con la tradizionale processione della Madonna Fiumarola, che sarà presieduta dal cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato della Santa Sede. La statua, a bordo di un natante dei Vigili del fuoco, partirà dal Circolo canottieri Lazio e attraverserà il Tevere in direzione Trastevere. Arriverà all’imbarcadero di Ponte Garibaldi.

16 luglio 2024

La fede come “porto sicuro”: i nuovi italiani trovano identità in parrocchia

Si sentono italiani tanto quanto si sentono legati alle proprie origini, e non vivono questa doppia appartenenza come un conflitto ma come una condizione stabile e strutturale. È questo uno dei dati più rilevanti della ricerca “I nuovi italiani nelle diocesi del Lazio”, condotta dall’Istituto di Ricerche Internazionali Archivio Disarmo – IRIAD e promossa dalla Conferenza episcopale laziale, presentata ieri sera, venerdì 8 maggio, nella parrocchia del Santissimo Redentore a Val Melaina, dopo la celebrazione eucaristica presieduta dal cardinale vicario Baldo Reina; tra i concelebranti anche il vescovo monsignor Stefano Sparapani e i direttori degli Uffici Migrantes delle diocesi del Lazio. A moderare l’incontro di presentazione è stato invece don Pietro Guerini, direttore dell’Ufficio Migrantes della diocesi; erano presenti oltre 200 persone, tra cui tantissimi giovani.

Lo studio — seconda fase di un lavoro avviato nel 2024 dalla Diocesi di Roma — ha coinvolto 1.083 giovani tra i 12 e i 19 anni nelle scuole secondarie di tutto il Lazio, di cui 353 con background migratorio. “Seconde generazioni” che non sono però un blocco uniforme: i figli di coppie miste (un solo genitore straniero) mostrano infatti valori, pratiche linguistiche e reti relazionali molto vicini a quelli dei coetanei di famiglia italiana. E se proprio la famiglia è il riferimento centrale per tutti i gruppi, è la religione l’area di massima distanza: importante per il 60% fra i figli di stranieri e solo per il 22% fra quelli degli italiani, con tassi di pratica religiosa più che tripli per i primi.

Lo studio – illustrato dai ricercatori Francesca Farruggia e Fabrizio Battistelli davanti ad un’ampia platea con tanti dei ragazzi coinvolti – mostra che le famiglie straniere trasmettono soprattutto valori quali la fede religiosa, la tradizione e l’impegno (con una responsabilizzazione precoce dei loro figli): ragazzi che sono fieri di tali principi, ma al tempo stesso ambiscono anche ai valori più ricercati dai loro pari italiani (il benessere, la libertà, l’amore). La scuola è l’istituzione più inclusiva, luogo di formazione delle amicizie per oltre l’83% dei giovani in tutti i gruppi, ma anche l’ambiente in cui il 30% dei giovani con background migratorio dichiara di aver subito trattamenti discriminatori, con il picco alle scuole medie. Le reti amicali dei figli di stranieri sono le più aperte, distribuite equamente tra italiani, coetanei di altre origini e connazionali, mentre gli italiani frequentano in larga misura solo altri italiani.

Per chi è nato in contesto migratorio la vera frattura – hanno sottolineato i ricercatori – emerge quando si passa dall’auto-percezione al riconoscimento esterno: molti si sentono italiani sul piano culturale e relazionale, ma non sono riconosciuti come tali dalla norma giuridica (quasi il 50% non possiede la cittadinanza italiana) e vengono percepiti come stranieri dalla società. Uno scarto che trasforma una risorsa in una fonte di tensione.

In questa società complessa, i “nuovi italiani” vivono la parrocchia, la moschea o il centro comunitario come “porti sicuri” dove la loro identità non è messa in discussione. Per loro la comunità religiosa non è solo luogo di culto, ma spazio di riconoscimento e protezione; la fede non è un retaggio del passato, ma una bussola per orientarsi nella complessità del presente. Essa in pratica funge da antidoto potente alla frammentazione identitaria e alla solitudine sociale, offrendo un quadro etico che stabilizza il percorso di crescita dell’adolescente.

In modo particolare, i giovanissimi “nuovi italiani” cattolici avvertono che la condivisione dello stesso credo abbatte le barriere nazionali e favorisce l’incontro con i coetanei autoctoni su un piano di parità: la parrocchia – come rimarcato anche dal cardinale Reina nel suo intervento conclusivo – è un prezioso canale di integrazione “dal basso” che accompagna una generazione capace di arricchire con i suoi valori una società che a volte appare stanca o priva di slancio ideale.

«Noi li chiamiamo ‘nuovi italiani’ – ha affermato il cardinale vicario – ma questi giovanissimi sono coloro che stanno contribuendo a rendere nuova l’Italia: li vediamo in parrocchia, a scuola, nelle piazze, e mostrano il volto bello del nostro paese. Ci hanno insegnato che l’incontro non è difficile da realizzare, e loro lo fanno con spontaneità e semplicità. Sarebbe un ottimo risultato se cancellassimo dal vocabolario la parola ‘stranieri’ e utilizzassimo ‘amici’, perché così tutti noi ci sentiamo».

L’auspicio finale a livello sociale è un riconoscimento pieno delle identità composite di questi giovani, perché non appaiano come un problema burocratico da gestire, ma come ciò che in realtà sono: una risorsa vitale di questo Paese. (di Stefano Caredda da Roma Sette)

Il testo integrale della Ricerca

L’Appendice alla Ricerca

9 maggio 2026

La famiglia, i disagi quotidiani, i sacerdoti nell’omaggio del Papa all’Immacolata

Lo ha accolto la folla radunata in piazza Mignanelli, gli hanno dato il benvenuto ufficiale il cardinale vicario Angelo De Donatis e il sindaco Virginia Raggi. Papa Francesco, sabato 8 dicembre, ha rispettato la tradizione che va avanti dal 1953, e ha reso omaggio all’Immacolata con una composizione floreale, deposta alla base del monumento dedicato alla Vergine a ridosso di piazza di Spagna. Prima di arrivare, il Santo Padre si era fermato a Santa Maria Maggiore, e aveva sostato in preghiera davanti all’immagine di Maria Salus Populi Romani.

Nelle parole del Pontefice, il «grazie» a Maria per la «premura materna», per la forza che concede ai romani «di affrontare con pazienza i disagi della vita quotidiana». Poi la preghiera per gli amministratori, per i sacerdoti, per le donne «consacrate nella vita religiosa e in quella secolare». E un pensiero speciale per le famiglie: «Ti chiedo di stare vicina alle famiglie che oggi a Roma, in Italia, nel mondo intero vivono situazioni simili, perché non siano abbandonate a sé stesse, ma tutelate nei loro diritti, diritti umani che vengono prima di ogni pur legittima esigenza».

Leggi il testo completo della preghiera pronunciata da Papa Francesco

10 dicembre 2018

La Domenica della Parola: i suggerimenti per parrocchie e comunità

«Le comunità troveranno il modo per vivere questa Domenica come un giorno solenne. Sarà importante, comunque, che nella celebrazione eucaristica si possa intronizzare il testo sacro, così da rendere evidente all’assemblea il valore normativo che la Parola di Dio possiede. In questa domenica, in modo particolare, sarà utile evidenziare la sua proclamazione e adattare l’omelia per mettere in risalto il servizio che si rende alla Parola del Signore (…). I parroci potranno trovare le forme per la consegna della Bibbia, o di un suo libro, a tutta l’assemblea in modo da far emergere l’importanza di continuare nella vita quotidiana la lettura, l’approfondimento e la preghiera con la Sacra Scrittura, con un particolare riferimento alla lectio divina». Così si legge nella lettera apostolica Aperuit illis, firmata da Papa Francesco il 30 settembre 2019, con la quale è stata istituita la Domenica della Parola. Quest’anno sarà celebrata il 23 gennaio, e per l’occasione l’Ufficio liturgico diocesano ha preparato due schemi utili per le parrocchie e tutte le comunità.

Si propone «un rito di intronizzazione della Parola di Dio – spiega padre Giuseppe Midili, direttore dell’Ufficio liturgico diocesano – che si svolga durante la celebrazione eucaristica più solenne. Si accenda possibilmente accanto all’ambone il cero pasquale già dai Vespri, per ricordare che ogni domenica è Pasqua della settimana. Si prepari nell’aula liturgica in un luogo adatto e visibile da tutta l’assemblea, che sia elevato e ornato, un podio o leggio dove collocare la Sacra Scrittura. Davanti a questa si può far ardere una lampada».

Oltre all’esposizione del testo sacro, l’Ufficio diocesano suggerisce di consegnare le Bibbie ai diversi rappresentanti della comunità parrocchiale: una famiglia, un giovane, una coppia, delle religiose, alcuni anziani. Si invita anche a consegnarla ai ministri straordinari della Comunione, affinché la portino ai malati insieme all’Eucaristia.

«In questo tempo di cammino sinodale in cui tutta la Chiesa è impegnata – riflette ancora padre Midili – il 23 gennaio sarà l’occasione per chiedere la grazia di crescere sempre più nella nostra capacità di ascolto di Dio e dei nostri fratelli e sorelle, per annunciare con la nostra via la Parola che si è fatta piena nei nostri orecchi». Per ulteriori informazioni consultare il sito internet dell’Ufficio liturgico.

18 gennaio 2022

La Domenica della Parola e gli schemi di preghiera

Il 22 gennaio sarà la Domenica della Parola. Per l’occasione, l’Ufficio liturgico diocesano ha preparato due schemi di celebrazione per aiutare i fedeli a contemplare la Parola: il primo schema può essere celebrato durante la preghiera dei Vespri; il secondo è predisposto per la celebrazione eucaristica.

«L’ascolto orante della Scrittura è ciò che unisce tutti i credenti in Cristo – spiega il direttore dell’Ufficio padre Giuseppe Midili –, e questa domenica posta nell’alveo della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani ha anche una chiara valenza ecumenica. Come comunità che si pone in ascolto della Parola, possiamo condividere con gli Ebrei, nostri fratelli maggiori nella fede, l’invito allo Shemà che ci chiama a disporci in una tensione relazionale con il Signore. In questo tempo di cammino sinodale che vede impegnata tutta la Chiesa, il prossimo 22 gennaio sarà l’occasione per chiedere la grazia di crescere sempre più nella nostra capacità di ascolto di Dio e dei nostri fratelli e sorelle, per annunciare con la nostra vita la Parola che si è fatta piena nei nostri orecchi».

Clicca qui per gli schemi

13 gennaio 2023

La Domenica della Parola con Papa Francesco

Foto di Cristian Gennari

Il Papa celebrerà domenica 23, alle 9.30, nella basilica di San Pietro, la Messa per la Domenica della Parola di Dio, da lui istituita il 30 settembre 2019. Con lo scopo di «ravvivare la responsabilità che i credenti hanno nella conoscenza della Sacra Scrittura e nel mantenerla viva attraverso un’opera di permanente trasmissione e comprensione», rende noto il Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, Francesco regalerà ai presenti un volume contenente un commento dei Padri della Chiesa sui capitoli 4 e 5 del Vangelo di Luca, edito dalle Edizioni San Paolo.

Durante la celebrazione (diretta su Rai1 e Tv2000), per la prima volta sarà conferito il ministero del lettorato e dell’accolitato anche alle donne e agli uomini laici, come disposto dal Papa nella lettera apostolica in forma di motu proprio “Spiritus Domini”. Due di loro sono della nostra diocesi: si tratta di Pierpaolo Perrone, della parrocchia di San Carlo da Sezze, e di Gabriel Bellan, della parrocchia del Sacro Cuore di Gesù a Ponte Mammolo. Il Santo Padre compirà, inoltre, il rito mediante il quale verrà conferito il ministero di catechista ai fedeli laici, donne e uomini, già istituito attraverso la pubblicazione della lettera apostolica “Antiquum Ministerium”, il 10 maggio scorso. Tra questi, due laici provenienti dal vicariato apostolico di Yurimaguas (Perù), in Amazzonia; due fedeli dal Brasile che già si occupano della formazione dei catechisti; una donna proveniente da Kumasi, in Ghana; David Lo Bascio, presidente del Centro Oratori Romani, fondato dal catechista Arnaldo Canepa che dedicò più di quaranta anni della sua esistenza alla fondazione e direzione di oratori per ragazzi; un laico e una laica provenienti rispettivamente da Łódź, in Polonia, e da Madrid. Per motivi legati alle difficoltà a viaggiare causate dalle restrizioni sanitarie attualmente vigenti, è venuta meno la presenza di due fedeli provenienti dalla Repubblica Democratica del Congo e dall’Uganda.

Per l’occasione, nei giorni scorsi, l’Ufficio liturgico diocesano ha preparato due schemi che possono essere utilizzati oggi dalle parrocchie. Si propone «un rito di intronizzazione della Parola di Dio – spiega padre Giuseppe Midili, direttore dell’Ufficio – che si svolga durante la celebrazione eucaristica più solenne. Si accenda possibilmente accanto all’ambone il cero pasquale già dai Vespri, per ricordare che ogni domenica è Pasqua della settimana. Si prepari nell’aula liturgica in un luogo adatto e visibile da tutta l’assemblea, che sia elevato e ornato, un podio o leggio dove collocare la Sacra Scrittura. Davanti a questa si può far ardere una lampada». Oltre all’esposizione del testo sacro, l’Ufficio suggerisce di consegnare le Bibbie ai diversi rappresentanti della comunità parrocchiale: una famiglia, un giovane, una coppia, delle religiose, alcuni anziani. Si invita anche a consegnarla ai ministri straordinari della Comunione, affinché la portino ai malati insieme all’Eucaristia. Gli schemi sono disponibili sul sito internet dell’Ufficio liturgico.

21 gennaio 2022

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