29 Giugno 2026

La “conversione missionaria” della pastorale (video all’interno)

«Stiamo vivendo come Chiesa di Roma la stagione della conversione missionaria della pastorale delle nostre comunità cristiane, e sottolineavo – e lo dico ancora questa sera con tutto il cuore – che la conversione missionaria è a tutti gli effetti una conversione e nasce esattamente da questa domanda: dove sei? Nella relazione con il Signore, dove mi trovo? Di fronte a questo appello siamo costretti a uscire allo scoperto, a riconoscere l’amore del Signore che ci è venuto a cercare nonostante la nostra nudità». Il cardinale vicario Angelo De Donatis ha esordito così, durante la veglia missionaria diocesana che si è tenuta ieri (giovedì 18 ottobre) sera nella basilica di San Giovanni in Laterano. “Lo seguiva un ragazzo…” è il tema che ha fatto da filo conduttore alla preghiera, alla cui “nudità” si è richiamato infatti il porporato.

Durante la veglia, il cardinale ha conferito il mandato missionario a coloro che partiranno per la missione “ad gentes”, cioè per annunciare il Vangelo nel mondo: otto suore, un religioso e una coppia di laici, i coniugi Apollonio della parrocchia dei Santi Fabiano e Venanzio, che andranno in Costa d’Avorio. Cinque delle religiose – come riporta Romasette.it – appartengono all’ordine delle Missionarie Comboniane e opereranno rispettivamente in Etiopia, Congo, Kenya, Brasile e Perù. Una figlia del Divino Zelo andrà in Camerun, una suora delle Ospedaliere della Misericordia sarà impegnata in Vietnam e un’altra delle Missionarie dell’Immacolata in Guinea Bissau. Dall’Istituto Missioni Consolata proviene padre James Mate, che è in partenza per la Mongolia. La novità di quest’anno è stata la consegna del mandato anche ad alcuni operatori missionari diocesani che, in sinergia con il Centro missionario del Vicariato, cureranno l’animazione del mese missionario straordinario voluto da Papa Francesco per il prossimo ottobre 2019, al fine di risvegliare maggiormente la consapevolezza della missione nelle parrocchie.

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19 ottobre 2018

La “Candelora dei fiumaroli” nella chiesa rettoria di Santa Maria dell’Orto

Una tradizione plurisecolare rivivrà domenica 3 febbraio, nella chiesa di Santa Maria dell’Orto: la “Candelora dei fiumaroli”. Durante la Messa delle 11 verranno benedetti e poi consegnati degli speciali ceri a tutti coloro che, come spiega il rettore don Michele Caiafa, «hanno rapporti sportivi o professionali con il fiume, o meglio i fiumi della nostra città, sia il Tevere che l’Aniene. Persone – sottolinea il sacerdote – che si adoperano per gli altri e vivono il fiume». Nella chiesa di Trastevere si affolleranno quindi membri dei circoli canottieri, Vigili del fuoco, sommozzatori, Polizia fluviale, rappresentanti delle istituzioni. E i tanti fedeli che frequentano la chiesa al civico 10 di via Anicia.

«La Madonna dell’Orto simbolicamente affida a coloro che partecipano alla liturgia il cero, che è la luce di Cristo suo figlio – illustra don Caiafa –, una luce che rievoca la luce battesimale della fede e la missione che ciascuno di noi ha, quella di essere luce di Cristo nel mondo. Tutto questo nello scenario di una Roma che qualcuno dice sparita, ma che in realtà è fortemente viva nei nostri rioni, e va educata e ravvivata».

La “Candelora dei fiumaroli”, inizialmente, veniva celebrata sempre il 2 febbraio ma negli ultimi anni, per favorire una maggiore partecipazione dei fedeli, è stata spostata alla domenica più vicina a quella data. La cerimonia esiste fin dal Cinquecento: «Un registro del 1550 conservato nel nostro archivio – raccontano dall’Arciconfraternita di Santa Maria dell’Orto, istituita come Confraternita da Papa Alessandro VI nel 1492 – ha consentito di accertare come fin da quel secolo la chiesa fosse centro di una importante e caratteristica cerimonia. Alla chiesa, che allora nessuna grande costruzione separava dal porto fluviale di Ripa Grande, facevano capo importanti sodalizi di mestieri e attività legati al fiume e alla navigazione. Il manoscritto ci mostra come gli equipaggi dei vari navigli che approdavano a Ripa Grande per i loro consueti traffici si iscrivessero presso l’Arciconfraternita per ricevere nel giorno della Candelora le tradizionali candele benedette. Queste venivano consegnate, con solenne cerimonia, ad ogni membro dell’equipaggio, mentre il capitano, oltre alla sua personale, riceveva una “candela lavorata” per ogni vascello».

31 gennaio 2019

La “camminata mariana” nel settore Centro

Maggio è il mese tradizionalmente dedicato alla Madonna, per questo nel settore Centro si organizza una “camminata mariana il prossimo” sabato 21, con la recita del Rosario guidata dal vescovo ausiliare monsignor Daniele Libanori.

La partenza è prevista alle ore 20.30 dalla chiesa di Santa Maria ai Monti. I fedeli partecipanti proseguiranno poi per Santa Maria in Loreto a piazza Venezia, ancora la vicina Santa Maria in Aracoeli, poi Santa Maria della Consolazione. La conclusione a Santa Maria in Portico in Campitelli.

16 maggio 2022

L’ultima settimana con il rito della statio

Per l’ultima settimana si tiene l’antico rito delle “stationes”: cioè fermarsi, “sostare” prima di intraprendere il pellegrinaggio quotidiano in atteggiamento di lode e di preghiera. Secondo la tradizione, i fedeli di Roma, durante la Quaresima, si fermano in una delle diverse chiese del centro storico dove sono custodite le memorie dei martiri; qui viene celebrata la Messa, preceduta da una processione. Domani, lunedì 10, la celebrazione si terrà alle 17 a San Pietro in Vaticano. Martedì 11 sarà invece alle 17 nella basilica di San Paolo fuori le Mura, mentre il giorno seguente alle 18.30 a San Lorenzo fuori le Mura. Ancora, giovedì alle 18 ai Santi XII Apostoli al Foro Traiano; venerdì 14 alle 17 a Santa Maria ad Martyres al Pantheon; sabato 15 alle ore 17.30 a San Giovanni in Laterano. La conclusione la Domenica in Albis, 16 aprile, a San Pancrazio alle ore 17.

12 aprile 2023

L’Ufficio catechistico tra formazione on line, sussidi e programmi tv

In vista della Quaresima, l’Ufficio catechistico diocesano fa il punto sulle diverse attività. È arrivato a metà il corso di formazione permanente sulla Laudato si’ e del corso introduttivo alla Catechesi del Buon Pastore, un metodo catechetico ispirato alla pedagogia montessoriana e ricco di più di 60 anni di esperienza. «I partecipanti a quest’ultimo sono più di 120 – ricordano dall’Ufficio diocesano – e abbiamo dovuto chiudere le iscrizioni perché abbiamo presto raggiunto il numero massimo. Contiamo di proporre una nuova edizione in futuro».

Ma tante sono ancora le novità dedicate ai gruppi di catechesi e anche alla formazione personale. Per le famiglie del catechismo delle comunioni, continua la proposta della catechesi familiare con il “Momento della luce”, un incontro di famiglia attorno al Vangelo domenicale. Per il tempo di Quaresima i testi saranno nel sussidio che la diocesi invierà a tutte le parrocchie. Inoltre saranno disponibili, come sempre, sulla pagina dell’Ufficio catechistico.

Per il catechismo delle comunioni e delle cresime, invece, l’Ufficio Missionario diocesano è disponibile per animare un incontro missionario, in presenza oppure online, con i bambini e i ragazzi. Si tratta di un incontro organizzato e condotto dalla équipe formativa missionaria. Per informazioni è possibile rivolgersi all’Ufficio Missionario: 06.69886443, info@missioroma.it.

Per il catechismo delle comunioni, da segnalare anche la trasmissione “Caro Gesù. Insieme ai bambini”, un programma televisivo che si rivolge ai bambini in età da catechismo, per offrire un’occasione di catechesi in questo tempo di emergenza. I bambini, attraverso brevi clip, formulano le loro domande e i loro pensieri che vengono poi raccolti e commentati da un catechista. Va in onda il sabato alle 10.10 e alle 17.30 su Tv2000.

Sempre su Tv2000, per la formazione personale e la catechesi degli adulti c’è la trasmissione “I Magnifici 7”, programma serale dedicato ai 7 sacramenti, condotto dall’attore Michele La Ginestra, con la partecipazione dello stesso don Andrea Cavallini, direttore dell’Ufficio catechistico della diocesi.

12 febbraio 2021

L’Orp nella Turchia dei Concili e la preghiera per il Papa

Il gruppo di pellegrini in Turchia

La preghiera per Papa Francesco, il silenzio e il Salve Regina intonato da suor Rebecca Nazzaro. In Turchia, nella casa di Maria di Efeso, dove si tramanda che la Madonna abbia vissuto i suoi ultimi anni con san Giovanni Evangelista, sono le 15.30. La Sala Stampa della Santa Sede non ha ancora fatto sapere dell’«insorgenza della polmonite bilaterale» che ha costretto i medici ad adottare «un’ulteriore terapia farmacologica» per assistere il pontefice, ricoverato al Gemelli da venerdì scorso, 14 febbraio. Nella cappella adiacente al santuario mariano di Efeso, è appena finita la Messa, celebrata da don Giulio Villa, parroco di Santa Bernadette Soubirous. Tutti si stanno stringendo in preghiera per il Papa. È uno dei momenti più intensi della giornata di ieri, 18 febbraio, che ha vissuto la delegazione dell’Opera romana pellegrinaggi (Orp), partita lunedì mattina per un viaggio nella Turchia dei Concili, a 1.700 anni da Nicea.

Ad accompagnare il gruppo, don Giovanni Biallo e suor Rebecca Nazzaro, direttrice del Servizio per la pastorale dei pellegrinaggi dell’Opera romana. Alla fine della celebrazione, la religiosa ha rivolto il suo pensiero a Francesco. «Maria – ha detto ai canali social della diocesi di Roma -, accompagnaci e rimani sempre vicina alla Chiesa e al Santo Padre, soprattutto adesso che non sta bene e sta vivendo un momento difficile nella sofferenza. Il santuario – ha aggiunto – è un luogo di grande suggestione, di riconoscenza e gratitudine al Signore. Come l’Apostolo Giovanni, ci sentiamo ancora una volta abbracciati dalla nostra Madre. Chissà quante volte avrà vissuto con lei sentimenti di misericordia e amore. Per questo le diciamo grazie e le affidiamo Papa Francesco», ha concluso suor Rebecca.

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19 febbraio 2025

L’ordinazione episcopale di don Attilio Nostro

Si terrà sabato 25 settembre alle ore 17 la Messa per l’ordinazione episcopale di don Attilio Nostro, nominato vescovo della diocesi di Mileto – Nicotera – Tropea. A presiedere la celebrazione sarà il cardinale vicario Angelo De Donatis; conconsacranti saranno monsignor Fortunato Morrone, arcivescovo metropolita di Reggio Calabria – Bova, e monsignor Francesco Massara, arcivescovo di Camerino – San Severino Marche e vescovo di Fabriano – Matelica. La celebrazione verrà trasmessa in diretta su Telepace e in streaming sulla pagina Facebook della diocesi di Roma. La Messa per l’ingresso del vescovo nella nuova diocesi è prevista invece per la settimana seguente, sabato 2 ottobre alle 17 nella cattedrale di Mileto.

Nato a Palmi (Reggio Calabria) il 6 agosto 1966, don Attilio Nostro è stato alunno del Pontificio Seminario Romano Maggiore. Ha conseguito il Baccalaureato in Filosofia e Teologia alla Pontificia Università Gregoriana e la Licenza in Studi su Matrimonio e Famiglia presso la Pontificia Università Lateranense. È stato ordinato sacerdote da san Giovanni Paolo II il 2 maggio 1993 per la diocesi di Roma. Tra i servizi prestati nella diocesi del Papa, quelli di vicario parrocchiale a Santa Maria delle Grazie al Trionfale (1993-1995); di vicario parrocchiale a Gesù Divin Lavoratore (1995-2001); di parroco a San Giuda Taddeo (2001-2014); infine di parroco a San Mattia nonché di insegnante di religione cattolica presso l’Istituto scientifico Nomentano.

17 settembre 2021

L’ordinazione di monsignor Feroci e l’incontro sull’enciclica “Fratelli tutti”: due iniziative nella diocesi di Roma per la Giornata mondiale dei poveri

Sono due le iniziative che la diocesi di Roma organizza per la Giornata mondiale dei poveri, il prossimo 15 novembre 2020. La prima, alle ore 15, sarà l’ordinazione episcopale di monsignor Enrico Feroci, parroco di Santa Maria del Divino Amore a Castel di Leva e rettore del Seminario della Madonna del Divino Amore, già direttore della Caritas diocesana di Roma. A presiedere la liturgia, che si terrà al Santuario Nuovo, sarà il cardinale vicario Angelo De Donatis; conconsacranti l’arcivescovo Claudio Maria Celli e monsignor Vincenzo Apicella, vescovo di Velletri-Segni. Nel rispetto delle normative per il contenimento della pandemia di Covid-19, l’ingresso sarà consentito a un numero limitato di persone; per concelebrare o per partecipare alla celebrazione è dunque necessario un apposito biglietto gratuito che si ritira nella portineria del Vicariato dal 9 al 13 novembre dalle ore 9 alle ore 12.30, fino a esaurimento dei posti disponibili. Monsignor Feroci sarà creato cardinale da Papa Francesco nel Concistoro del prossimo 28 novembre.

La seconda iniziativa pensata per la Giornata è invece un incontro di approfondimento e riflessione sull’enciclica di Papa Francesco “Fratelli tutti”, sulla fraternità e l’amicizia sociale. L’appuntamento è per domenica prossima alle ore 18.30 nell’Aula della Conciliazione del Palazzo Apostolico Lateranense. In questo caso, nel rispetto della normativa vigente, non è prevista la presenza di pubblico; l’incontro sarà pertanto trasmesso in diretta televisiva su Telepace (canale 73 e 214 in hd; 515 su Sky) e in streaming sulla pagina Facebook della diocesi di Roma. Una replica, inoltre, andrà in onda lunedì 16 novembre alle ore 21 sempre su Telepace.

La serata sarà aperta dal saluto del cardinale De Donatis; seguiranno la lettura di alcuni brani del testo, quindi gli interventi di Stefania Falasca, giornalista di Avvenire su “L’enciclica ‘Fratelli tutti’ nel magistero di Papa Francesco”; del cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, su “I nuclei tematici dell’enciclica”; infine di padre Fabio Baggio, sottosegretario della Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, su “Le sfide odierne della comunità ecclesiale alla luce di ‘Fratelli tutti’”.

Quella che si celebra domenica 15 novembre è la IV Giornata mondiale dei poveri, in quanto è stata istituita dal Santo Padre alla fine del Giubileo straordinario della Misericordia. Il tema scelto è “Tendi la tua mano al povero” (cfr Sir 7,32).

6 novembre 2020

L’oratorio che fa squadra: mini rugby e mini calcio per crescere insieme

Dove il gioco diventa incontro e il campo un terreno di amicizia: così, nel quartiere Aurelio a Roma, lo sport si trasforma in una palestra di fraternità. Guidata da don Alessandro Pagliari, la comunità dei Santi Protomartiri Romani apre ogni giorno i suoi spazi a bambini, ragazzi e famiglie, offrendo loro un luogo dove crescere insieme, tra sorrisi, fatica condivisa e rispetto reciproco.

“Il Grest estivo ha coinvolto più di 200 bambini – spiega il parroco, don Alessandro – accompagnati da 70 animatori, mentre in occasione del Giubileo dei giovani la comunità ha ospitato 400 ragazzi, molti provenienti dalla Francia e da altre diocesi italiane. Nella vita di tutti i giorni, il mini calcio e il mini rugby rappresentano per i più piccoli un’occasione concreta per imparare a vivere insieme”.
A dare forma a questo progetto è l’Associazione sportiva dilettantistica Kekambas, che da quattro anni opera all’interno della parrocchia, in sintonia con il cammino avviato da don Alessandro. Due le discipline proposte: mini rugby e mini calcio, ma chissà che in futuro non si riesca ad ampliare l’offerta. Ai piccoli atleti, dai tre anni in su, non vengono trasmessi soltanto i fondamentali del rugby e del calcio, ma soprattutto l’attenzione all’altro, il gusto dell’incontro e la capacità di includere chi è più fragile.

“Siamo nella parrocchia dei Protomartiri da quattro anni, cioè da quando è arrivato don Alessandro – racconta il responsabile Davide Frezza –; siamo partiti subito con gli allenamenti di rugby per i bambini e poi abbiamo introdotto anche il calcio. Con i più piccoli lavoriamo soprattutto sulla psicomotricità, cioè proponiamo attività finalizzate innanzitutto alla crescita motoria, con esercizi pensati per aiutare i bambini a crescere nell’equilibrio e nella coordinazione, contrastando la vita troppo sedentaria che spesso li accompagna”.

Poi, a mano a mano che i piccoli sportivi crescono, si inizia a proporre “un’attività più strutturata, partecipiamo anche a partite o competizioni con altre squadre, ma sempre nell’ottica della crescita personale e sociale, inclusiva. Si crea un ambiente familiare, c’è un contatto diretto con i genitori, anche grazie al fatto che si fidano molto del parroco don Alessandro Pagliari”.

Tra l’Associazione sportiva e la parrocchia c’è una vera comunione di intenti: attraverso il gioco, si costruiscono relazioni, si imparano regole condivise, si scopre che nessuno deve sentirsi escluso.
“L’idea di fondo è valorizzare gli spazi che abbiamo – aggiunge don Alessandro –, sia tramite attività organizzate e strutturate, come quelle proposte da Kekambas, sia lasciando momenti liberi, durante i quali può partecipare chiunque, per favorire la socialità. Purtroppo nel quartiere mancano i punti di aggregazione, come un parco o una piazza e quello che trovano qui è uno spazio dove crescere con certi valori”.

La parrocchia ha scelto di utilizzare ogni spazio: accanto al campo da calcio, il grande terreno dell’oratorio si riempie ogni pomeriggio di bambini e ragazzi, anche provenienti da zone vicine. “La sfida è integrare tutti, anche chi ha difficoltà – conclude il parroco – Bisogna stare accanto ai giovani, dedicare loro tempo”.

Questa è solo una delle tantissime storie di salvezza e aiuto portate avanti sul territorio da sacerdoti, impegnati in prima linea, e dalle loro comunità.

Lo spiega chiaramente la nuova campagna istituzionale della Conferenza Episcopale Italiana dal claim incisivo “Chiesa cattolica italiana. Nelle nostre vite, ogni giorno”, che si articola attorno ad alcune domande – Che importanza dai a chi fa sentire gli anziani meno soli? A chi aiuta i ragazzi a prepararsi al futuro? A chi ti aiuta a pregare? – un racconto corale che mostra come la Chiesa abiti le storie di ogni giorno, con gesti di vicinanza, mani che si tendono, parole che consolano, segni che trasformano la fatica in speranza.

La campagna intende mostrare i mille volti della “Chiesa in uscita”, una comunità che si fa prossima ai più fragili e accompagna famiglie, giovani e anziani con azioni concrete. Dai percorsi formativi rivolti ai ragazzi, per imparare a usare intelligenza artificiale e nuove tecnologie, alle attività ricreative per gli anziani che spesso devono affrontare una vita in solitudine, dal sostegno alle persone lasciate sole, restituendo loro dignità e speranza, ai cammini di fede per aiutare ogni individuo a incontrare Dio nella vita quotidiana.

“Nell’Italia di oggi, senza la presenza viva della Chiesa, con la sua rete di solidarietà, – spiega il responsabile del Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica, Massimo Monzio Compagnoni – grazie all’impegno instancabile di migliaia di sacerdoti e volontari, mancherebbe un punto di riferimento essenziale. Attraverso questa campagna desideriamo rendere visibile quanto questa presenza sia concreta e incisiva nella quotidianità di tante persone”.

Ideata e prodotta da Casta Diva Group la campagna della Conferenza Episcopale Italiana è on air dal 30 novembre fino al 31 dicembre 2025. Gli spot, da 15” e da 30”, raccontano una Chiesa vicina, ogni giorno, attraverso cinque esempi concreti: l’attenzione agli anziani, che diventa cura per chi affronta la solitudine; l’impegno verso le nuove generazioni, che si traduce in percorsi formativi per l’utilizzo delle nuove tecnologie; il dono delle seconde possibilità, che si concretizza in una mano tesa a chi si sente escluso o emarginato; la forza della preghiera, che illumina il cammino di chi è in ricerca; la salvaguardia del creato, che passa anche dall’esplorazione scientifica per scoprire la bellezza nascosta nel mondo. Un invito a riconoscere nella vita di tutti i giorni il volto di una Chiesa che c’è, serve e ascolta, testimoniando la concretezza del Vangelo vissuto. Non solo tv, ma anche radio, digital e carta stampata, con uscite pianificate su testate cattoliche e generaliste, pensate per invitare a riflettere sui valori dell’ascolto, della vicinanza e della fraternità. Perché “la Chiesa cattolica è casa, è famiglia, è comunità di fede. Per te, con te”.

23 dicembre 2025

L’oratorio “Aquerò” per la Pastorale sanitaria

«Tra i tanti segni lasciati da monsignor Armando Brambilla nella Pastorale della salute di Roma c’è il premio Buon Samaritano, un’occasione annuale per raccontare e far conoscere storie belle nella nostra diocesi a servizio dei malati». Così monsignor Paolo Ricciardi, vescovo delegato del Centro per la pastorale sanitaria nella diocesi di Roma, annuncia l’iniziativa in programma domenica prossima presso la chiesa Gesù Maestro in via Portuense, 739, alle ore 15.30.

Un momento di preghiera e di ascolto, che vedrà l’esecuzione dell’oratorio sacro “Aquerò”, dedicato a santa Bernardette Soubirous, da parte del coro Fideles et Amati.

16 maggio 2019

L’Opera Romana in Turchia sui passi di san Paolo

Antiochia, l’antica “regina dell’Oriente”. Tarso, città natale di san Paolo. Istanbul, con il Topkapi, la Moschea Blu, Santa Sofia. E un incontro inaspettato con il presidente della Cei, il cardinale Matteo Maria Zuppi. Un gruppo di sacerdoti, operatori dell’Opera Romana Pellegrinaggi e di giornalisti si trova in questi giorni in Turchia, per un itinerario alla scoperta del territorio e dei suoi legami con la fede cristiana, sui passi di San Paolo. Il capodelegazione è monsignor Remo Chiavarini, amministratore delegato dell’Orp; il gruppo è ospitato dal 𝐓𝐮̈𝐫𝐤𝐢𝐲𝐞 𝐓𝐨𝐮𝐫𝐢𝐬𝐦 𝐏𝐫𝐨𝐦𝐨𝐭𝐢𝐨𝐧 𝐚𝐧𝐝 𝐃𝐞𝐯𝐞𝐥𝐨𝐩𝐦𝐞𝐧𝐭 𝐀𝐠𝐞𝐧𝐜𝐲, dall’𝐄𝐧𝐭𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐭𝐮𝐫𝐢𝐬𝐦𝐨 𝐭𝐮𝐫𝐜𝐨 Go Türkiye con la collaborazione della Turkish Airlines.

La prima tappa è stata ad 𝐀𝐧𝐭𝐢𝐨𝐜𝐡𝐢𝐚 𝐝𝐢 𝐎𝐫𝐨𝐧𝐭𝐞, dove padre 𝐃𝐨𝐦𝐞𝐧𝐢𝐜𝐨 𝐁𝐞𝐫𝐭𝐨𝐠𝐥𝐢, frate cappuccino e in passato responsabile della comunità cristiana di Antiochia, ha parlato della piccola realtà in cui è stato parroco e vive da 35 anni. Quindi il gruppo ha partecipato alla 𝐒anta 𝐌𝐞𝐬𝐬𝐚 nella 𝐋𝐚𝐭𝐢𝐧 𝐊𝐚𝐭𝐨𝐥𝐢𝐤 𝐊𝐢𝐥𝐢𝐬𝐞𝐬𝐢, la parrocchia latina, presieduta dal v𝐢𝐜𝐚𝐫𝐢𝐨 a𝐩𝐨𝐬𝐭𝐨𝐥𝐢𝐜𝐨 𝐝’𝐀𝐧𝐚𝐭𝐨𝐥𝐢𝐚, 𝐢𝐥 𝐯𝐞𝐬𝐜𝐨𝐯𝐨 𝐠𝐞𝐬𝐮𝐢𝐭𝐚 𝐏𝐚𝐨𝐥𝐨 𝐁𝐢𝐳𝐳𝐞𝐭𝐢, e concelebrata dal cardinale Zuppi.

«Un viaggio simile scava 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚 𝐞 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐚𝐧𝐭𝐢𝐜𝐡𝐞 𝐭𝐫𝐚𝐝𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐂𝐡𝐢𝐞𝐬𝐚», commenta monsignor Chiavarini.

10 novembre 2022

L’Opera Pia di Ponte Rotto nella casa di Santa Francesca Romana

di Domenico Rocciolo

Con il titolo «S. Francesca Romana a Ponte Rotto», Mariano Armellini, autore nel 1891 dell’opera Le Chiese di Roma dal secolo IV al XIX (la prima edizione uscì nel 1887), scrisse: «è la cappelletta situata nella pia casa d’esercizi detta di Ponte Rotto in via dei Vascellari. Quivi sorgeva il palazzo dei Ponziani, alla cui famiglia apparteneva il marito di s. Francesca Romana». Ancora oggi, in via dei Vascellari 61 c’è la bella cappella che ricorda la santa romana e il luogo dove dalla fine del Settecento tanti fanciulli poveri si prepararono a ricevere la Prima Comunione.

La scelta di quel luogo altamente simbolico fu fatta da don Gioacchino Michelini, prete romano, che divenuto parroco di S. Salvatore a Ponte Rotto nel 1793, cominciò ad aiutare le famiglie povere e a togliere dalla strada i loro figli. Per la sua opera decise di avvalersi dell’aiuto dei suoi confratelli del clero diocesano. Già membro della Pia Unione di S. Galla, entrò a far parte della Pia Unione di S. Paolo Apostolo, che si occupò di edificare opere di apostolato nelle chiese della città.

L’arrivo dei francesi nel 1798 lo costrinse a interrompere la sua missione, ma una volta caduta la Repubblica romana (1799), riprese le sue attività e stabilì le adunanze dei giovanetti della sua parrocchia nei cameroni adibiti a granai di proprietà del principe Altieri, detti granai di s. Francesca Romana (un tempo palazzo Ponziani). Qui sorse l’Opera Pia di Ponte Rotto sotto l’invocazione di Gesù Redentore, riconosciuta ufficialmente dal Cardinale Vicario Giulio Maria Della Somaglia il 25 agosto 1807.

Dopo l’occupazione napoleonica conclusasi nel 1814, egli tornò ai suoi impegni di educatore e nella casa di Ponte Rotto accolse gli adulti. Organizzò anche gli esercizi spirituali per le donne ricorrendo alla collaborazione delle Maestre Pie, successivamente sostituite dalle religiose della Divina Provvidenza. In modo particolare curò la cappella dedicata a s. Francesca. Nel 1816 istituì il ramo femminile della sua opera. Morì il 22 gennaio 1825. Si può dire, che la sua vita e il suo apostolato si legarono inscindibilmente alla memoria di s. Francesca Romana. La straordinaria attività formativa, che si svolse nella casa di via dei Vascellari 61, fece dire all’Armellini: «è incredibile il bene spirituale» che vi ricevettero tanti giovanetti poveri.

 

Il luogo della morte di Santa Francesca Romana nella casa di Via dei Vascellari 61, a Trastevere

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