6 Maggio 2026

I riti della Settimana Santa nella diocesi di Roma

Sarà il cardinale vicario Angelo De Donatis a presiedere i riti di Pasqua nella basilica di San Giovanni in Laterano: il 18 aprile, Giovedì Santo, celebrerà la Messa in Coena Domini alle ore 17.30, e, il giorno successivo, Venerdì Santo, la Passione del Signore alle ore 17; alle ore 21.15 partecipa alla Via Crucis al Colosseo guidata da Papa Francesco. Ancora, sabato 20 aprile, alle ore 21, presiederà la Veglia di Pasqua, durante la quale sette comunità neocatecumenali di Roma, che hanno terminato la fase di iniziazione cristiana, rinnoveranno solennemente le promesse battesimali. Saranno inoltre amministrati i sacramenti dell’iniziazione cristiana a 7 adulti e il Battesimo a 2 bambini. I sacerdoti che intendo concelebrare, portino il celebret, il camice e la stola del colore liturgico.

I vescovi ausiliari saranno impegnati in diverse parrocchie del territorio diocesano. Monsignor Gianpiero Palmieri, ausiliare per il settore Est, presiederà la Messa della Cena del Signore presso la diaconia di San Stanislao, il 18 alle ore 19; il venerdì celebrerà la Passione del Signore nella parrocchia di Santa Maria Mediatrice; il Sabato Santo, per la veglia delle ore 21, sarà invece a Sant’Eligio. Nella Domenica di Pasqua celebrerà l’Eucaristia alle 10 al Santissimo Sacramento a Tor de’ Schiavi; a mezzogiorno a Santa Maria Addolorata; alle 18 a San Cirillo Alessandrino. Monsignor Guerino Di Tora, ausiliare per il settore Nord, il Giovedì Santo sarà a Sant’Eugenio; il giorno seguente al Santissimo Redentore a Val Melaina e il sabato a San Romano Martire. Nel giorno di Pasqua celebrerà la Messa nel carcere di Rebibbia alle ore 9.30.

Monsignor Paolo Lojudice, ausiliare per il settore Sud, il 18 alle 16 celebrerà la Cena del Signore all’Isola Solidale, centro per detenuti sulla via Ardeatina. Alle 18.30 si sposterà a San Carlo Borromeo dove verranno presentati 5 ragazzi universitari camerunensi che riceveranno il Battesimo durante la Veglia di Pasqua. Il 19 alle ore 16 il vescovo sarà a San Vincenzo de Paoli a Nuova Ostia; quindi, il sabato, presiederà la Veglia alle 22 al Santuario della Madonna del Divino Amore. Per la Domenica di Pasqua, invece, celebrerà la Messa delle 11.30 ai Santi Martiri dell’Uganda; durante la liturgia amministrerà il sacramento del Battesimo. Monsignor Paolo Selvadagi, vescovo ausiliare per il settore Ovest, per il Venerdì Santo sarà alle 19 a Santa Paola Romana; il giorno dopo, alle 22, a Santa Maria Ianua Coeli; mentre a Pasqua alle 10.30 a Santa Maria Regina Pacis a Monte Verde.

«Nel percorso dell’anno liturgico il Triduo Pasquale costituisce l’aspetto culminante, il momento nel quale la chiesa celebra la Passione, la morte e la Risurrezione di Gesù Cristo – sottolinea il direttore dell’Ufficio liturgico della diocesi di Roma padre Giuseppe Midili –. Il Triduo comincia il Giovedì Santo, nel pomeriggio, con la Messa “nella Cena del Signore”, durante la quale celebriamo la vita di Cristo donata per gli altri: la lavanda dei piedi, come gesto di servizio; e poi il dono della propria vita, attraverso l’Eucaristia. Il Venerdì Santo la Chiesa contempla il Signore crocifisso, morente. Il Sabato Santo, nel silenzio del sepolcro, la Chiesa sosta in preghiera, in attesa della grande veglia della notte. Durante la celebrazione della Veglia Pasquale, attraverso l’ascolto della storia della salvezza, noi giungiamo a contemplare la realizzazione del progetto di Dio nella nostra vita. Cantando l’Alleluja pasquale risuona nella nostra esistenza l’esperienza del Risorto».

Per tutta la Settimana Santa, sulla pagina Facebook della diocesi di Roma saranno pubblicati dei video in cui alcuni vescovi ausiliari spiegano il senso più profondo delle giornate del Triduo Pasquale.

16 aprile 2019

I riti della Settimana Santa con Papa Francesco

Foto di Cristian Gennari

«Le lacrime sono finite. La rabbia ha lasciato il passo alla rassegnazione. Sappiamo che Tu ci ami, Signore, ma non lo sentiamo questo amore e questa cosa ci fa impazzire. Ci svegliamo al mattino e per qualche secondo siamo felici, ma poi ci ricordiamo subito quanto sarà difficile riconciliarci. Signore dove sei? Parla nel silenzio della morte e della divisione ed insegnaci a fare pace, ad essere fratelli e sorelle, a ricostruire ciò che le bombe avrebbero voluto annientare». Una famiglia ucraina e una russa porteranno la croce durante la tredicesima stazione della Via Crucis del Venerdì Santo al Colosseo. Un rito che, quest’anno, sarà dedicato a tutte le famiglie del mondo.

In occasione dell’anno dedicato alla famiglia, con cui la Chiesa celebra i 5 anni dall’esortazione apostolica “Amoris laetitia”, e in vista del X Incontro mondiale delle famiglie, in programma a Roma a giugno, Papa Francesco ha deciso di affidare la preparazione dei testi delle meditazioni e delle preghiere per le stazioni della Via Crucis al Colosseo ad alcune famiglie, coordinate da Gigi De Palo, presidente del Forum delle associazioni familiari, e sua moglie Anna Chiara Gambini. Con loro una coppia di sposi anziani, una famiglia numerosa, una di migranti, una che sta affrontando la malattia e tante altre.

La Via Crucis presieduta dal Papa torna così al Colosseo dopo due anni a piazza San Pietro a causa dell’emergenza pandemia; avrà inizio alle 21.15 e sarà trasmesso in diretta su Rai1 e su Tv2000. Giovedì 14, alle 9.30, nella basilica vaticana, il Santo Padre presiederà invece la concelebrazione della Messa Crismale con i patriarchi, i cardinali, gli arcivescovi, i vescovi e i presbiteri (diocesani e religiosi) presenti a Roma. Venerdì, alle 17, sempre in basilica, la celebrazione della Passione del Signore: il Papa presiederà la liturgia della Parola, l’adorazione della Croce e la Comunione. In serata, come già detto, la Via Crucis con la croce che sarà portata dalle famiglie dall’interno del Colosseo alla sommità del colle Palatino. Sabato 16, dalle 19.30, ancora in San Pietro, la veglia pasquale nella notte santa. Domenica 17, alle 10, la Messa di Pasqua in piazza San Pietro e alle 12, dalla loggia centrale della basilica, la benedizione «Urbi et Orbi».

12 aprile 2022

I riti della Settimana Santa con il cardinale Angelo De Donatis

Il battesimo dei catecumeni di due anni fa (foto Cristian Gennari)

Sarà il cardinale vicario Angelo De Donatis a presiedere i riti di Pasqua nella basilica di San Giovanni in Laterano. Il primo aprile, Giovedì Santo, celebrerà la Messa in Coena Domini alle ore 18, e, il giorno successivo, Venerdì Santo, alla stessa ora, presiederà invece la celebrazione della Passione del Signore. Ancora, sabato 3 aprile, alle ore 19, presiederà la Veglia di Pasqua. Inoltre la mattina del Giovedì Santo, alle ore 10, nella basilica di San Pietro, concelebra la Messa Crismale presieduta dal Santo Padre.

Come è noto, in accordo con le misure di contenimento della pandemia, i fedeli sono invitati a partecipare ai riti della Settimana Santa nella parrocchia di appartenenza o comunque in una chiesa vicina alla propria abitazione; per quanti saranno impossibilitati a recarsi fisicamente alle celebrazioni, è consigliabile seguire le diverse liturgie di Papa Francesco, che verranno trasmesse in diretta televisiva – Vatican Media, Vatican News, Tv2000 (canale 28) e su Telepace (canale 73 e 214; 515 di Sky) – nonché sulla pagina Facebook della diocesi di Roma.

Nella Veglia Pasquale, nella cattedrale di Roma, il cardinale De Donatis battezzerà sei catecumeni (tre donne e tre uomini): un momento significativo, anche perché dopo due anni si celebreranno di nuovo i Sacramenti dell’iniziazione cristiana degli adulti nella notte di Pasqua, mentre lo scorso anno furono celebrati nella solennità dei Santi Pietro e Paolo, il 29 giugno. I nomi dei catecumeni che riceveranno il battesimo sono: Wenddy Pamela e Jean Carlos, appartenenti alla Missione Cattolica Latino Americana a Roma; Panajot Giuseppe, un ragazzo di origini albanese, formatosi nel Centro Vocazioni della diocesi con don Fabio Rosini; Marie Rose e Aminata Agnes, due sorelle provenienti dalla Guinea e formatesi presso i padri salesiani nella parrocchia del Sacro Cuore a Castro Pretorio; Marco Marcello, un ragazzo romano della parrocchia di San Nicola di Bari.

«Questi catecumeni, come anche gli altri che saranno battezzati nelle parrocchie di provenienza – sottolineano don Andrea Cavallini, direttore dell’Ufficio catechistico della diocesi di Roma, e suor Pina Ester De Prisco, responsabile diocesana per il Servizio del catecumenato –, hanno avuto un percorso articolato: sono all’inizio della vita cristiana e non è stato semplice vivere il periodo della pandemia con tutte le restrizioni, eppure nonostante tutto hanno cercato di andare avanti e rimodularsi in base a ciò che gli veniva chiesto. Per tanti il tempo della preparazione ai Sacramenti è stato molto difficile perché alcuni hanno perso il lavoro; altri hanno vissuto profondamente la solitudine, non avendo una famiglia qui in Italia; altri hanno avuto momenti di scoraggiamento rispetto alla scelta intrapresa, ma nonostante la criticità della situazione sono andati avanti e ci hanno spesso comunicato di aver sentito fortemente la vicinanza del Signore Gesù, che li guidava attraverso le vicende della vita e che li ha condotti fin qui. È da sottolineare come in questo tempo il lavoro e la creatività dei parroci e dei catechisti sono stati ammirevoli: sono riusciti a trovare modi e tempi per continuare le catechesi».

In occasione del Triduo Pasquale, inoltre, l’Ufficio liturgico ha preparato preparato delle schede per vivere al meglio questi momenti forti dell’anno liturgico anche tra le mura domestiche. Si tratta di sette schede, dedicate al Giovedì Santo, al Venerdì Santo, al Sabato Santo, ai defunti della settimana, alla preparazione alla veglia, alla colazione pasquale, alla benedizione della mensa di Pasqua. Sono pensate per le famiglie della diocesi, e prevedono il coinvolgimento dei bambini. Previsti, come di consueto, gesti concreti da accompagnare alla preghiera: la Bibbia aperta, una candela accesa. «L’itinerario celebrativo che viviamo in parrocchia è favorito e raggiunge maggiori frutti spirituali se viene preparato da una preghiera domestica e continua dopo a risuonare anche tra le mura domestiche in un tempo di contemplazione orante, secondo l’antica tradizione mistagogica, di iniziazione al mistero», spiega il direttore dell’Ufficio liturgico padre Giuseppe Midili.

29 marzo 2021

I Re Magi a Piazza San Pietro

Un richiamo a imitare l’atteggiamento dei Magi, riassunto in tre azioni – guardare in alto, camminare e donare – è venuto da Papa Francesco alla Messa dell’Epifania in Vaticano. Nella Messa dell’Epifania come tradizione si annuncia la data della prossima Pasqua: il 14 febbraio sarà il giorno delle Ceneri e il primo aprile si celebra la Pasqua di Resurrezione.

In piazza il corteo storico folcloristico «Viva la Befana», che si ripete ormai da 33 anni: circa 1400 figuranti sono venuti dai comuni laziali di Cave, Genazzano e San Vito Romano. Il corteo nato nel 1985 per fare reinserire il 6 gennaio come giorno festivo nel calendario civile, si propone di celebrare l’ Epifania all’insegna della pace, della solidarietà e della fratellanza tra i popoli, anche attraverso la partecipazione di gruppi storici solidali provenienti da altre regioni d’Italia e non.

I quaresimali a San Giovanni in Laterano dedicati a San Francesco d’Assisi

Franco Nembrini (foto Diocesi di Roma / Gennari)

Saranno dedicati a san Francesco d’Assisi i quaresimali promossi dalla diocesi di Roma e realizzati da Francesco Nembrini e don Fabio Rosini. Una tradizione ormai consolidata vede, infatti, il saggista e il biblista protagonisti di una serie di incontri, nei mercoledì di Quaresima, dalle ore 19 fino alle 20.30, nella basilica di San Giovanni in Laterano. Ogni appuntamento verrà concluso dalle riflessioni del cardinale vicario Baldo Reina.

“Francesco. Il dito e la luna” è il titolo pensato per questo itinerario, che prenderà il via il 25 febbraio, è promosso in coincidenza con gli ottocento anni del transito del poverello di Assisi e pensato per riscoprirne la figura e il pensiero, a partire dai suoi scritti. «Vorremmo riuscire a dare un taglio per cui sia facile, per la gente, riprendere in mano quei testi e trovare un san Francesco che non è per niente quella che abbiamo in mente», annuncia Nembrini. Ad aprire le serate sarà don Fabio Rosini, che offrirà «delle osservazioni sulla situazione della Chiesa dell’epoca, il contesto storico, la storia della famiglia francescana – prosegue il professore –; io documenterò a partire dai testi quel che don Fabio dirà».

Tra i brani proposti, ci saranno il testamento del santo, la “Lettera a un ministro”, il brano sulla perfetta letizia e naturalmente il “Cantico delle creature”, a cui sarà dedicato l’incontro dell’11 marzo. «Si tratta di letteratura – sottolinea Nembrini – perché, piaccia o non piaccia, per credenti e per atei, il “Cantico delle creature” è il primo testo ufficiale della letteratura italiana. Francesco è il primo che scrive qualcosa utilizzando il volgare, quindi il suo testo ha un’importanza fondamentale anche dal punto di vista letterario». Per concludere, il 25 marzo, Nembrini si soffermerà sul Canto XI del Paradiso della Divina Commedia, dedicato proprio al santo, definito da Dante come un sole spirituale.

«Ho un legame particolarissimo con san Francesco per diversi motivi – spiega Nembrini –. Innanzitutto mi chiamo Francesco all’anagrafe, anche se tutti mi chiamano Franco. Mia mamma era ben consapevole di quale santo fosse san Francesco d’Assisi e mi parlava spesso di lui. Sono legato alla sua figura fin da bambino». Quando aveva tra i 15 e i 17 anni, in piena ribellione adolescenziale, lo studioso si era distaccato dalla Chiesa ed è stato grazie al patrono d’Italia che si è riavvicinato alla fede. «Durante l’adolescenza, per un certo periodo, ho vissuto una crisi di fede importante e per un po’ di tempo non sono più andato in chiesa – racconta –. Avevo comunque fisso in testa un concetto che mi aveva sempre colpito, cioè la parte finale del “Cantico delle creature”, dove il santo parla di “sorella morte”. Mi dicevo che se esisteva davvero una persona così, che sapeva considerare la morte in questo modo, avrei voluto incontrarla. Avrei voluto chiedergli il suo segreto, come si fa a chiamare la morte “sorella”». In apertura e in chiusura di ogni appuntamento sono previsti degli interventi musicali all’organo a cura di Andrea Coen.

La partecipazione agli incontri a San Giovanni è libera e gratuita; verranno trasmessi in diretta streaming sul canale YouTube della diocesi di Roma e sulla pagina Facebook di Franco Nembrini.

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20 febbraio 2026

I quarant’anni del diaconato permanente

Sono passati poco più di quarant’anni da quando, il primo novembre 1982, l’allora cardinale vicario Ugo Poletti ripristinava nella diocesi di Roma il diaconato permanente. «Il diacono è segno sacramentale – sosteneva Poletti – e quindi rappresentante e animatore della vocazione al servizio proprio di Cristo e della Chiesa, sua sposa, chiamata anch’essa a servire e a dare la sua vita in redenzione di molti. La sua presenza nella Chiesa è destinata a promuovere una più intima comunione dei cristiani tra loro e un loro maggior impegno missionario a sacrificarsi per la salvezza di ogni essere umano». In questi quattro decenni, i diaconi romani sono diventati sempre più numerosi, e sempre più presenti nelle parrocchie, impegnati in particolare nella carità e nella catechesi. A ricordare l’importante anniversario è il cardinale vicario Angelo De Donatis, che per l’occasione invita a partecipare a «un momento di ringraziamento venerdì 9 giugno prossimo nella basilica di San Giovanni in Laterano. L’appuntamento è alle ore 17 per vivere un incontro di memoria, di testimonianze e di prospettive del diaconato a Roma, moderato dal dottor Roberto Cetera, giornalista de “L’Osservatore Romano”. A seguire, alle 19, celebreremo la Santa Messa». (diretta streaming sul canale YouTube della Diocesi di Roma).

“Diaconi, custodi del Servizio della Chiesa” è il tema del pomeriggio di riflessione e preghiera. «Papa Francesco, ricevendo i diaconi permanenti e le loro famiglie, nel giugno del 2019 – ricorda il cardinale De Donatis –, ci disse che i diaconi sono chiamati ad essere “custodi del servizio nella Chiesa”; guardando a loro, tutti siamo invitati a riscoprire una delle dimensioni costitutive della Chiesa stessa che è il servizio, la diaconia. Infine disse che i diaconi devono essere “umili, bravi sposi e padri, e sentinelle”. Quest’ultima immagine è molto bella. La sentinella vede i lontani, i poveri, i piccoli e aiuta la comunità cristiana a farsi carico dei fratelli che sono nella necessità e nella sofferenza».

In questi quarant’anni, più di 160 uomini sono stati ordinati diaconi nella nostra diocesi. Una trentina di questi sono defunti, mentre altrettanti sono i candidati che, insieme alle mogli, percorrono il cammino di formazione di almeno cinque anni. «Oltre alla liturgia – spiega il cardinale vicario –, il servizio dei diaconi si esprime in diverse forme, ma in particolare nelle opere caritative; nell’ambito della catechesi in vista del battesimo e del matrimonio; nel catecumenato degli adulti che si preparano a ricevere i sacramenti della iniziazione cristiana; nella pastorale familiare, etc…. Il diacono, in parrocchia, è punto di riferimento della comunità, segno di comunione tra i laici e sostegno dei sacerdoti. In ambito diocesano, ritroviamo i diaconi nell’ambito della carità, nelle carceri, negli ospedali e in altri servizi a livello di prefettura e di settore. La diaconia si articola quindi in particolare come diaconia della Parola, della Liturgia e della Carità».

Per diventare diaconi, nella nostra diocesi è previsto un cammino di formazione della durata di cinque anni, come illustra il vescovo Paolo Ricciardi, responsabile dell’ambito per la cura del diaconato. «Il primo è un anno propedeutico – spiega – durante il quale i candidati si orientano. Quindi ci sono quattro anni di formazione vera e propria, che viene portata avanti insieme alle mogli. Ogni candidato al diaconato è seguito da un sacerdote e da almeno tre diacono permanenti. Parallelamente, è prevista una formazione filosofica e teologica alla Pontificia Università Lateranense».

Il testo integrale della lettera del cardinale

I Primi Vespri per la natività di San Giovanni Battista: l’invito del cardinale De Donatis

Venerdì 23 giugno prossimo alle ore 19 nella Basilica di San Giovanni in Laterano tutti i fedeli, i sacerdoti, i diaconi, le religiose e i religiosi della diocesi di Roma sono invitati a partecipare alla preghiera dei Primi Vespri della Solennità della Natività di San Giovanni il Battista. L’invito arriva dal cardinale vicario Angelo De Donatis, che guiderà il momento di preghiera.

«In quest’occasione, come negli anni passati – scrive il vicario – , condivideremo le linee del cammino pastorale, sulla fase sapienziale che ci attende da settembre prossimo. Vi invito a partecipare come segno di comunione ecclesiale. Sono specialmente invitati i membri dei Consigli e dell’Équipe pastorali. L’ingresso in Basilica è libero e per l’occasione sarà possibile parcheggiare nella Piazza antistante il Palazzo del Vicariato e presso il parcheggio della Pontificia Università Lateranense».

La preghiera sarà trasmessa in diretta su Telepace (Roma e Provincia canale 75) e in streaming sul Canale Youtube della Diocesi di Roma.

13 giugno 2023

I primi 150 anni del Circolo San Pietro

Roma, 1869. Un gruppo di giovani, provenienti da famiglie nobili o dell’alta borghesia, vuole dimostrare la propria vicinanza al Santo Padre, in un momento tanto difficile della storia del papato. A guidarli è il cardinale Ludovico Iacobini. Pio IX apprezza, e decide di affidare a questi ragazzi il loro primo impegno di carità verso i poveri. Nasce così il Circolo San Pietro, che si prepara a festeggiare il centocinquantesimo anniversario di attività. Per l’occasione, venerdì 22 febbraio alle ore 18, nell’Aula della Conciliazione del Palazzo Apostolico Lateranense, si terrà l’assemblea solenne a cui parteciperà il cardinale vicario Angelo De Donatis.

Fedeltà incondizionata alla Chiesa e al Romano Pontefice sono il segno distintivo del sodalizio, che riassume il suo carisma nel motto: “Preghiera, Azione, Sacrificio”. Numerose le attività portate avanti dai soci del Circolo San Pietro: dalle “cucine economiche” – volute proprio da Pio IX nel 1877, oggi sono tre mense che offrono gratuitamente pasti caldi ai bisognosi – agli “asili notturni” per i senza dimora; dalla casa famiglia che ospita gratuitamente i genitori dei bambini ricoverati all’ospedale Bambino Gesù agli aiuti internazionali in Kenya, Etiopia, Laos; dalla distribuzione di indumenti e biancheria nuovi all’attenzione alle cure palliative.

Il Circolo, per antica tradizione, raccoglie presso le parrocchie, le scuole, gli istituti religiosi e i privati della diocesi, l’Obolo di San Pietro, che viene consegnato al Santo Padre durante la tradizionale udienza concessa al sodalizio.

20 febbraio 2019

I Premi Don Andrea Santoro in occasione del mese missionario straordinario

Suor Marzia Feurra

Sabato 12 ottobre l’evento di pixel art promosso da Cefa a piazza del Popolo, per sensibilizzare sulla fame nel mondo, in particolare in Africa. Sabato 19 la giornata dedicata ai diritti dei bambini, con un percorso ludico-didattico per i più piccoli e la tavola rotonda per i loro genitori. E poi, il 26 ottobre, la consegna dei premi intitolati a don Andrea Santoro, il sacerdote fidei donum ucciso a Trabzon, inTurchia, mentre pregava, con la Bibba tra le mani. Aspettando la conclusione il 31, con la veglia a San Giovanni in Laterano.

Tra le iniziative previste nella diocesi di Roma per questo mese missionario straordinario, quella del premio è forse la novità più significativa: un riconoscimento a chi si è speso per il dialogo interreligioso e la missione, come il prete originario di Priverno alla cui memoria è dedicato. A riceverlo, nell’Aula della Conciliazione del Palazzo Lateranense, saranno suor Anna Bacchion e suor Marzia Feurra, missionarie della Consolata a Djibuti; padre Sebastiano D’Ambra, missionario del Pime nelle Filippine; la Comunità Missionaria Intercongregazionale di Haiti; e i coniugi Luigi e Isabella Bencetti.

Le prime sono due religiose che da anni risiedono ad Ali Sabieh, impegnate nel campo sanitario, nella scuola, nel servizio ai disabili e nella promozione della donna. Suor Marzia, classe 1938, per quarant’anni ha vissuto in Somalia, fino al 2007. «Nel 1998 venne rapita – ricordano dal Centro missionario diocesano – e, a testimonianza dell’amore del popolo verso di lei e le altre sorelle, furono le donne di Mogadiscio, circondando la casa in cui era trattenuta, a costringere i rapitori a rilasciarla con un sit-in pacifico». Suor Anna invece prestava servizio in Libia, e fu destinata a Djibouti nel 2004.

Padre Sebastiano D’Ambra si trova nelle Filippine dal 1977, nell’isola di Mindanao, «caratterizzata da una forte presenza musulmana – rimarcano dal Centro missionario –. La zona da lungo tempo è lacerata da tensioni con il governo centrale, da attentati terroristici, rappresaglie e forme di guerriglia». Padre D’Ambra, fin dal suo arrivo, si è occupato non solo della comunità cristiana locale, ma ha anche cercato di inserirsi nell’ambiente musulmano, «nel segno del dialogo, facendo pure da mediatore con gruppi di miliziani islamici». Nel maggio 1984 ha dato vita la movimento di dialogo islamico-cristiano Silsilah (catena), da cui sono scaturiti poi la Comunità Emmaus – un gruppo di laiche consacrate riconosciuto dalla diocesi nel 1997 – e l’Harmony Village.

Dalle Filippine ad Haiti: è qui che dal 2010 opera la Comunità Missionaria Intercongregazionale (Cim), nata per rispondere alle sofferenze della popolazione dopo il terremoto del 12 gennaio di quell’anno. Attualmente la comunità è formata da una sorella missionaria comboniana, una mercedaria e una sorella della congregazione messicana Maestre cattoliche. «A partire dalla ricchezza del carisma di ciascun istituto – spiegano dal Centro missionario diocesano – la Cim desidera essere espressione della vicinanza e dell’amore misericordioso di Dio che cammina in mezzo al suo popolo».

Gli ultimi premiati saranno Luigi e Isabella Bencetti, coniugi romani; ordinato diacono permanente della diocesi di Roma nella parrocchia dei Santi Protomartiri, ha chiesto di poter prestare servizio a Carabayllo, in Perú, dove dal 2001 al 2007 ha vissuto con la moglie. «A Luigi e Isabella è assegnata una piccola casa con annessa cappellina dedicata alla Vergine di Loreto – raccontano dal Centro missionario – per servire circa 40mila persona residenti in modo stabile nella più assoluta precarietà, non solo economica ma anche di ogni genere di servizi essenziali». Gli anni nel Paese latinoamericano vedono la costante presenza di altri membri della comunità diaconale della diocesi di Roma con le loro mogli, che aiutano la missione insieme a tanti giovani provenienti soprattutto dalla parrocchia di origine di Luigi. Il servizio dei coniugi Bencetti si interrompe però nel 2007, quando sono costretti a rientrare in Italia a causa di problemi di salute di Luigi, che morirà l’anno successivo.

10 ottobre 2019

I podcast per raccontare l’integrazione

Racconti, testimonianze, analisi e proposte per far conoscere le gioie e le fatiche del percorso di integrazione dei cittadini stranieri in Italia. Sono i podcast realizzati dalla Caritas di Roma, dal Centro Astalli e dall’Agenzia Scalabriniana per la Cooperazione allo Sviluppo nell’ambito del Progetto «Rafforzare #Integrazione, Costruire #Ospitalità. 2».

L’iniziativa mira a fornire un sostegno concreto all’inclusione socio-lavorativa e abitativa dei titolari di protezione internazionale usciti da non più di 18 mesi dal circuito dell’accoglienza pubblica, attraverso un sistema di accoglienza diffusa gratuita presso parrocchie e istituti religiosi del territorio di Roma. Per ognuno dei destinatari viene attivato un Piano di intervento, insieme composito di strumenti e misure, anche di carattere finanziario, di integrazione ai quali attingere in base ai propri bisogni.

Il progetto si pone anche l’obiettivo di promuovere e rafforzare la cultura dell’accoglienza intesa come capacità della società civile di attivarsi e mettersi in gioco per superare le disuguaglianze sociali, le diffidenze e i pregiudizi reciproci favorendo in un contesto di prossimità la conoscenza l’uno dell’altro.
Una campagna di comunicazione promuoverà le buone pratiche messe in atto attraverso l’utilizzo dei social network.

Sono previsti 20 podcast, con diffusione quindicinale, ai quali faranno seguito anche pubblicazioni, webinar e altre iniziative di sensibilizzazione.

1 marzo 2021

I pellegrini in cammino sulle orme dell’Apostolo Giacomo

Sono partiti dal Monte della Gioia e hanno percorso gli ultimi sei chilometri del cammino di Santiago de Compostela, fino ad attraversare la porta santa, nella cattedrale. Protagonista di questa esperienza, ieri, è il primo gruppo che partecipa al pellegrinaggio diocesano, partito il 26 agosto scorso. I pellegrini stasera continueranno il loro cammino spirituale a Fatima.

La giornata di ieri è stata per loro un’occasione di profonda riscoperta della propria spiritualità. Un’occasione maturata sulle orme di milioni di pellegrini che ogni anno compiono questo percorso. Emozione per loro e anche per le persone che hanno chiesto loro di portare ai piedi della tomba di san Giacomo pensiero e preghiere, come conferma una giovane pellegrina. Per un’altra, il desiderio di camminare verso Gesù e di sperimentare la vita del pellegrino è il motore che l’ha mossa sui sentieri di Santiago. E poi c’è chi già compie un percorso di altruismo che qui può trovare “un perfezionamento”. A guidare il gruppo il vescovo ausiliare, monsignor Dario Gervasi: “La gioia è di riscoprirsi pellegrini nella vita. Questo piccolo percorso ci ha ricordato che siamo sempre in cammino verso una meta che non perderemo mai se riusciamo a seguire il Signore. E questo ci fa lasciare alle spalle quelle che sono le fatiche della vita”.

Nel pomeriggio, la visita guidata della città, dalla Plaza del Obradoiro, centro monumentale, all’Hospital Real, “Ospedale dei Re Cattolici” che ora si chiama Hotel Ostello dei Re Cattolici, e anche storicamente conosciuto come Real Hospital di Santiago de Compostela, un edificio in stile tardo gotico, costruito per ordine dei monarchi cattolici dopo la loro visita a Santiago de Compostela per far riposare coloro che avevano bisogno di assistenza medica alla fine del Camino. Infine, tappa a Plaza de la Quintana, grande piazza ad est della cattedrale.

 

28 agosto 2021

I pellegrinaggi a San Giovanni in Laterano – L’invito del Capitolo Lateranense

Carissimi fratelli e sorelle,
come già certamente saprete, ricorre in questo anno 2024 il XVII Centenario della dedicazione della nostra Cattedrale di Roma, la Papale Arcibasilica di S. Giovanni in Laterano, dedicata il 9 Novembre del 324 dal Papa Silvestro I in seguito alla costruzione e al finanziamento ad opera dell’imperatore Costantino.

Essendo alle soglie del Giubileo Universale del 2025, non abbiamo voluto creare doppioni e confusioni nei fedeli parlando di un giubileo della Cattedrale, ma pensandolo come preparazione a quello del 2025. Perciò, durante questo anno abbiamo organizzato alcune iniziative tese ad una sempre maggiore comprensione da parte dei fedeli al ruolo importante della nostra Cattedrale, chiamata fin dall’antichità “ Madre e Capo di tutte le Chiese dell’Urbe e dell’orbe”, come cuore pulsante della diocesi, dove si svolgono i momenti più significativi della vita diocesana.

Tra queste, abbiamo voluto privilegiare i pellegrinaggi, come occasioni propizie per la conoscenza, la visita, l’amore da parte di tutte le comunità diocesane, delle ricchezze non solo di arte e di storia, ma soprattutto di fede vissuta, che si respirano immergendosi nei 1700 anni di questa Basilica, la prima chiesa in cui i cristiani liberamente e pubblicamente hanno potuto svolgere le loro liturgie e lungo i secoli è sempre stata meta di tanti santi e personaggi illustri, che hanno lasciato la loro impronta.

A questo scopo abbiamo pensato a un interessante itinerario di visita, di riflessione e di preghiera che, partendo dal Battistero Lateranense, ripercorra le tappe dell’iniziazione cristiana e faccia comprendere e vivere il legame che unisce il popolo di Dio che è in Roma alla propria Chiesa madre.

Il periodo più indicato per il pellegrinaggio è il tempo forte della Quaresima e l’opportunità unica che viene offerta alle varie comunità, di una accoglienza dedicata e di un accompagnamento esperto e competente arricchisce l’offerta pastorale delle parrocchie per trarre profitto di vera conversione e rinnovamento spirituale per tutti i fedeli, usufruendo di guide eccezionali, di ampia possibilità di confessori e di liturgie e preghiere, con annessa indulgenza plenaria che la Penitenzieria Apostolica ha concesso per questa ricorrenza.

Vi esortiamo, perciò, per non trovare poi già occupato il giorno e l’orario che desiderate, a prendere quanto prima un appuntamento con la Segreteria della Basilica per prenotare il pellegrinaggio o attraverso email (basilica@laterano.va) o telefono ( 06.6988.6493). Verrete poi contattati personalmente dal Rev.do Don Carlo Stanzial, del clero Lateranense, per concordare, secondo i vostri desideri, i dettagli del pellegrinaggio e sarete accolti dal Camerlengo, Mons. Giovanni Falbo.

Vi salutiamo con fraterno affetto,
il Capitolo Lateranense, con l’Arciprete, Cardinal Angelo De Donatis e il Vicario Arcipretale, il Vescovo Guerino Di Tora

31 gennaio 2024

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