20 Giugno 2026

“RomaxRoma”, la nuova proposta dell’Opera Romana Pellegrinaggi

Itinerario in open bus per i ragazzi, dal Laterano al centro di Roma. È “RomaxRoma”, la nuova proposta di Opera Romana Pellegrinaggi, che sarà attiva dal 5 aprile ed è pensata, in occasione del Giubileo, per i giovani che frequentano le parrocchie della diocesi.

Il primo appuntamento sarà sabato 5 aprile e il programma prevede la visita guidata del Palazzo Lateranense, il passaggio della Porta Santa di San Giovanni in Laterano e la visita guidata della basilica; quindi un giro per il centro di Roma a bordo degli open bus di Orp, con guide a bordo.

L’iniziativa è stata voluta da suor Rebecca Nazzaro, direttrice dell’Orp, per «far conoscere alle nuove generazioni la bellezza, la storia, la cultura della cattedrale fin dalle origini». Il valore spirituale di questa nuova offerta, spiega la religiosa, risiede «nel senso di appartenenza alla Chiesa. San Giovanni in Laterano, antica sede papale, rappresenta una Chiesa madre che accoglie fisicamente e che, attraverso le parrocchie, esprime vicinanza e fede».

Per ulteriori informazioni e prenotazioni, consultare il sito internet dell’Orp

27 marzo 2025

“Roma by night” nella memoria liturgica del Beato Angelico

Sotto l’altare maggiore riposano le spoglie di santa Caterina da Siena. A lato, qualche passo più in là, ecco invece il sepolcro del Beato Angelico, il celebre pittore domenicano fra Giovanni da Fiesole, proclamato patrono degli artisti nel 1984 da san Giovanni Paolo II. Siamo nella basilica di Santa Maria sopra Minerva, che lunedì 18 febbraio ospiterà l’incontro del ciclo “Roma by night” e la Messa presieduta dal cardinale vicario Angelo De Donatis, alle 18.30, proprio nella memoria liturgica del Beato Angelico. La celebrazione sarà animata dalla Cappella musicale Augustea del Conservatorio di Santa Cecilia e dal Pontificio Istituto di Musica Sacra di Roma.

Al termine della liturgia, alle ore 20.15, inizierà l’incontro di “Roma by night”: sul tema “La luce dell’arte sulla vita degli uomini” si confronteranno monsignor Andrea Lonardo, direttore del Servizio per la cultura e l’università della diocesi di Roma, che organizza l’iniziativa, e padre Riccardo Lufrani, domenicano, priore del convento di Santa Maria sopra Minerva e cappellano alla John Cabot University.

14 febbraio 2019

“Ritratti di Santi” a Santa Teresa d’Avila

Torna “Ritratti di Santi”, il ciclo di cinque incontri che si svolgeranno nella basilica parrocchiale di Santa Teresa d’Avila (corso d’Italia 37) tutti i venerdì alle 20.30, dal 27 febbraio al 27 marzo, proposti anche quest’anno dal Movimento Ecclesiale Carmelitano come spunti di meditazione in attesa della Pasqua.

Gli appuntamenti dell’itinerario quaresimale, le cui precedenti edizioni hanno suscitato interesse ed entusiasmo, si baseranno come di consueto sugli scritti di padre Antonio Maria Sicari, teologo carmelitano, fondatore del Mec e autore di più di cento biografie dedicate alle figure di santi.

La rassegna prenderà il via venerdì 27 febbraio, con san Francesco d’Assisi; protagonista della lettura di padre Paolo de Carli. La memoria del poverello d’Assisi, patrono d’Italia e fondatore dell’Ordine dei Frati Minori, che rivoluzionò la Chiesa del suo tempo con un messaggio di umiltà, pace e fratellanza universale, vedrà come eccezionale contorno un concerto del Coro della Diocesi di Roma, sotto la direzione di monsignor Marco Frisina.

Sarà la voce dell’attrice Carolina Zaccarini, il 6 marzo, a dare vita alle pagine dedicate a santa Chiara d’Assisi che, spinta dalle parole di Francesco, abbandonò il lusso della famiglia nobile per consacrarsi a Dio e vivere nel “privilegio dell’altissima povertà”, fondando l’ordine delle Clarisse e diventando la prima donna nella storia della Chiesa a scrivere un ordinamento di vita religiosa per le proprie sorelle.

Nel terzo incontro, il 13 marzo, padre Roberto Marini leggerà la vita di fra Lorenzo della Resurrezione, ex soldato del diciassettesimo secolo che trascorse larga parte della sua vita religiosa svolgendo le mansioni più umili tra la cucina e la calzoleria del convento dei Carmelitani Scalzi di rue de Vaugirard a Parigi, in comunione costante con Dio.

Venerdì 20 marzo sarà di nuovo Carolina Zaccarini a leggere la vita della Serva di Dio Dorothy Day, che, dopo una giovinezza inquieta da giornalista radicale seguita dalla conversione al cattolicesimo, nel 1933 fondò il movimento “Catholic Worker” grazie al quale si aprirono le “case di ospitalità” per i poveri durante la Grande Depressione.

L’ultimo appuntamento, venerdì 27 marzo, è con padre Angelo Lanfranchi e la sua lettura della vita di san Giovanni della Croce, considerato uno dei più grandi poeti della storia grazie anche ad alcuni dei suoi più noti poemi mistici, che descrivono il viaggio dell’anima verso l’unione con Dio, composti durante la sua prigionia in cella a Toledo tra il 1577 e il 1578.

Per tutte le informazioni sugli incontri, contattare teresagentiloni@gmail.com oppure roma@mec-carmel.org

19 febbraio 2026

“Rispettare, custodire, generare”: il convegno in occasione della Giornata di preghiera per le vittime e i sopravvissuti agli abusi

In occasione della V Giornata nazionale di preghiera per le vittime e i sopravvissuti agli abusi nella Chiesa (celebrata il 18 novembre), la diocesi di Roma organizza un momento di riflessione dal titolo “Rispettare, custodire, generare”, in programma martedì 25 novembre dalle ore 14.30 nell’Aula della Conciliazione del Palazzo Lateranense. Al termine, alle ore 17.30, si terrà la celebrazione eucaristica nella basilica di San Giovanni in Laterano, presieduta dal cardinale vicario Baldo Reina.

L’incontro approfondirà il tema della protezione dei più piccoli e vulnerabili sull’eco delle parole di Gesù: “Lasciate che i piccoli vengano a me” (Mc 10,14) attraverso tre sguardi differenti: quello giuridico, quello medico e quello della vita consacrata. In conclusione verrà presentata l’attività del Servizio per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili della diocesi di Roma. Dopo l’introduzione del cardinale Reina, prenderanno la parola Lidia Salerno, presidente del Tribunale per i minorenni di Roma; Pietro Ferrara, ordinario di pediatria all’Università Campus Bio-Medico e giudice onorario del Tribunale per i minorenni di Roma; suor Tiziana Merletti, segretario del Dicastero per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica. Infine Paola Pellicanò, referente del Servizio diocesano per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili, e Cinzia Giordano, responsabile del Centro di ascolto. Modera padre Giulio Albanese, direttore dell’Ufficio per le comunicazioni sociali della diocesi di Roma.

L’iniziativa, spiega Paola Pellicanò, referente del Servizio diocesano, «è stata concepita come un momento di preghiera e di riflessione comunitaria. Come Servizio diocesano per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili siamo chiamati a essere uno spazio di ascolto aperto, riservato, vigile e accogliente, per le vittime ma anche per chi venga a conoscenza di presunti abusi. Un luogo al quale chiunque può rivolgersi, ma anche un luogo di formazione e di prevenzione. In questo senso, l’obiettivo è promuovere una cultura del rispetto che divenga progressivamente mentalità condivisa: anche un solo caso di abuso è troppo! Spesso l’attenzione si concentra sui casi più eclatanti. Tuttavia esistono anche tanti comportamenti e atteggiamenti immaturi o sconvenienti, che andrebbero modificati e aiutati da una opportuna educazione al rispetto e alla cura, perché sia sempre salvaguardata la dignità infinita di ogni persona, specie se fragile e indifesa».

 

19 novembre 2025

“Ricucire lo strappo: oltre le disuguaglianze”. Assemblea diocesana con Papa Francesco

Foto Diocesi di Roma / Gennari

Si terrà venerdì 25 ottobre, alle ore 17.30, nella basilica di San Giovanni in Laterano, l’assemblea della diocesi di Roma alla quale interverrà Papa Francesco. L’incontro è promosso a conclusione del percorso “(Dis)uguaglianze”, portato avanti a partire da febbraio in occasione del cinquantesimo anniversario del convegno “La responsabilità dei cristiani di fronte alle attese di carità e giustizia nella città di Roma”, che si tenne dal 12 al 15 febbraio 1974 ed è noto come convegno sui “mali di Roma”.

Il vicegerente monsignor Baldo Reina introdurrà il pomeriggio di preghiera e riflessione. Seguirà un intervento del giornalista Marco Damilano, che offrirà ai partecipanti una sintesi del cammino compiuto in questi mesi con “(Dis)uguaglianze”, con l’aiuto di due testimoni. In conclusione parlerà il Santo Padre. Sono invitati i rappresentanti delle istituzioni e della società civile.

Ai responsabili delle amministrazioni locali verrà consegnato un sussidio che raccoglie il lavoro fatto dalla diocesi attraverso “(Dis)uguglianze”. Iniziato il 19 febbraio con un congresso nell’Aula della Conciliazione, che ha voluto in particolar modo fare memoria di quanto avvenuto cinquant’anni prima, con il convegno del febbraio 1974, il percorso è proseguito con una serie di incontri dedicati a diversi ambiti dove più forti sono le dinamiche di esclusione e disparità nella nostra città: la scuola, la sanità, l’abitare, il lavoro. Incontri che si sono svolti in luoghi periferici e altamente simbolici: la sede succursale dell’IIS Edoardo Amaldi a Castelverde; il policlinico di Tor Vergata; il residence Bastogi; la cooperativa “La Nuova Arca” a Castel di Leva. Durante ogni appuntamento hanno parlato i protagonisti di quel particolare ambito, dagli studenti agli operatori sanitari, da associazioni del territorio a economisti ed esperti. Non sono mai mancati i cosiddetti “germogli di speranza”, cioè quegli esempi virtuosi da cui ripartire per cercare di risolvere, almeno in minima parte, alcuni di quei “mali” che, oggi come cinquant’anni fa, affliggono la città di Roma.

«A distanza di cinquant’anni – commenta monsignor Reina – abbiamo avvertito il bisogno di riflettere sui mali della Roma di oggi e sulle responsabilità dei cristiani di fronte a queste disuguaglianze. Gli incontri vissuti nei quattro ambiti ci hanno rafforzato nella convinzione che è quanto mai necessaria la presenza della Chiesa nel dibattito pubblico. Lo dice anche san Paolo nella lettera ai Filippesi: i cristiani si comportino da “cittadini degni del Vangelo”. Non abbiamo la pretesa di risolvere tutto, ma possiamo offrire il nostro contributo, il nostro sguardo profetico e le nostre proposte di speranza, in un’ottica di collaborazione con le istituzioni civili e in particolare con il mondo del volontariato».

3 ottobre 2024

“Resurrexit”, la lettura a Santa Maria in Portico

La Sala Baldini della parrocchia di Santa Maria in Portico in Campitelli (piazza di Campitelli) ospita, domenica 7 maggio alle 19, “Resurrexit”, una lettura drammaturgica della Resurrezione di Cristo vista dalla Madre. La lettura sarà a cura di Antonio Tarallo con la partecipazione di Chiara Graziano e Maria Pia Iannuzzi, al pianoforte Simone Vallini. L’evento è patrocinato dal Centro Studi OMD e dalla Pontificia Academia Mariana Internationalis.

Nel testo rivivono i momenti della Passione di Gesù visti attraverso lo sguardo della Vergine Maria: uno sguardo che sarà dapprima di sofferenza, di viscerale dolore per la condizione del Figlio; poi, questo stesso sguardo si tramuta in attesa, in fiducia in Dio, in speranza. Dopo i giorni silenziosi della morte e del lutto si presenta alla Madre il Gesù Risorto: diviene allora importante recare al mondo la Buona Novella, quella della Resurrezione del Figlio. Il buio delle tenebre è stato sconfitto e la Luce dell’Amore trionfa sulla morte. È l’incontro a essere al centro di “Resurrexit”: l’incontro tra il Risorto e la Madre, ma non solo. Il testo vuole anche raccontare l’incontro dell’intera umanità con la Luce della Resurrezione attraverso i cuori delle madri di oggi.

Maria reca al mondo contemporaneo la speranza che oltre la morte, oltre ai drammi che ci circondano (guerre, conflitti sociali, alienazione dei sentimenti), è possibile trovare una porta di speranza. La lettura drammaturgica – accompagnata da musiche eseguite dal vivo – diviene racconto non solo dell’incontro tra Madre e Figlio ma anche momento di riflessione sulle strade che l’umanità sta percorrendo nel nostro oggi. “Hai tramutato il mio pianto in danza”: le parole del salmista sembrano riecheggiare all’interno del testo per dare vita a uno Stabat Mater che vedrà tramutarsi poi in canto di gioia per il Figlio Risorto.

5 maggio 2023

“Questo mistero è grande”: la scheda esplicativa

Per lo sfondo dell’immagine si è scelto l’episodio delle nozze di Cana di Galilea.

L’interpretazione che emerge dall’immagine si rifà al grande padre della Chiesa Giacomo di Sarug. Quando la Genesi ci dice: “Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e i due saranno un’unica carne” (Gen 2,24), si tratta di una immagine velata. Si parla dell’unità nell’amore dell’uomo e della donna, ma in realtà Mosè vide Cristo Figlio di Dio e la Chiesa, l’unità del Figlio di Dio e dell’umanità nell’amore assoluto del Padre e del Figlio. Ma, spiega Giacomo, ritenendo che il popolo non fosse ancora in grado di vedere, Dio ha velato questo mistero con l’immagine uomo-donna. Ma, quando le nozze del Figlio si sono consumate nella sua Pasqua, viene Paolo e tira via il velo e parla del matrimonio esclamando: “Questo mistero è grande; lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa!” (Ef 5,21).

Infatti, nel dipinto, il servo che versa il vino agli sposi ha il volto con i tratti di san Paolo secondo l’antica l’iconografia cristiana. Così si può contemplare l’unità indissolubile di Cristo e della Chiesa come fondamento del matrimonio. Il sacramento dell’amore tra l’uomo la donna fonda gli sposi nell’amore tra Cristo e la Chiesa e a sua volta il matrimonio come sacramento è l’espressione di questo amore realizzato nell’unità di Cristo e dell’umanità. Come ogni sacramento, così anche il matrimonio realizza la trasformazione. Anche la famiglia, che di per sé fa parte di un’esistenza secondo la natura come caratteristica degli esseri viventi, degli uccelli, dei pesci, degli animali…, in Cristo viene trasfigurata perché per lo Spirito Santo ci viene data la partecipazione all’amore di Cristo per la sua Chiesa. A Cana, nella trasformazione dell’acqua in vino, si aprono gli orizzonti del sacramento, cioè del passaggio dal vino al sangue di Cristo. Si tratta dell’eucaristia, il sacramento che ci realizza e ci manifesta come il Corpo di Cristo, partecipi della sua stessa vita. Paolo sta infatti versando lo stesso sangue che la sposa raccoglie nel calice: è la sua bevanda di vita secondo l’amore, cioè la comunione delle Persone divine. Paolo versa questo sangue a noi. Così diventa manifesto che la famiglia si svincola dal sangue come solo fatto naturale per essere trasfigurata secondo l’unione nel sangue di Cristo, attraverso il sacramento del matrimonio, che manifesta il nucleo costitutivo della stessa Chiesa come metteva in evidenza già san Giovanni Crisostomo.

La famiglia è una realtà ecclesiale in quanto partecipazione alla vita di Cristo, di cui, come direbbe Nicola Cabasilas, siamo veramente consanguinei.

Per l’uso dell’immagine si prega di citare l’autore con la seguente dicitura: Opera di p. Marko Ivan Rupnik, 2021

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28 luglio 2021

“Questo mistero è grande”: la meditazione di padre Rupnik

La famiglia di per sé appartiene all’esistenza secondo la natura. Noi sappiamo che anche nel mondo degli animali ci sono delle famiglie. Persino gli uccelli, i pesci hanno una famiglia.

Allora la famiglia esprime il modo di esistere degli esseri viventi, è qualcosa che appartiene alla natura del creato.
Ma, per la nostra fede, secondo la nostra tradizione cristiana, non è così perché con il Battesimo noi cristiani riceviamo una vita nuova, una vita non secondo l’esistenza della natura, ma secondo una vita che appartiene a Dio. Dio dà a noi in partecipazione il suo modo di essere.
Per noi cristiani la famiglia è l’espressione di un sacramento, che è il Matrimonio. E questo cambia totalmente il suo significato, perché un sacramento implica sempre la trasformazione. È dentro alla vita naturale che lo Spirito Santo realizza la trasformazione del modo di esistenza. E lo fa trasfigurando la vita naturale, non negandola, ma assumendola e trasformandola, perché il primato non è più della natura, ma della relazione.

Allora per impostare questa immagine, in occasione di questo grande raduno delle famiglie, ho pensato da cosa partire.
Quello che sentivo importante è far vedere la novità della famiglia secondo la Chiesa, secondo il Battesimo, secondo la vita in Cristo, secondo l’uomo nuovo.

Perciò mi sono ricordato del grande padre della Chiesa siriaca San Giacomo di Sarug, che parla del “velo di Mosé”.
San Giacomo imposta una bellissima omelia in versi sul passo del libro della Genesi quando viene detto che “Dio ha creato uomo e donna” e poi dice che “L’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà alla sua moglie in modo che di due divengano completamente uno” cioè una sola realtà, una sola carne.

San Giacomo di Sarug dice che Mosè ha parlato, sì, di uomo e donna, ma di per sé lui ha visto dentro questa realtà: una realtà più profonda di cui non osava parlare. Per questo motivo ha messo sopra un velo, di modo che nessuno potesse vedere veramente ciò che i suoi occhi avevano contemplato. Perché? Perché l’umanità non era ancora pronta ad accogliere questo grande Mistero.
Poiché si tratta dell’uomo e della donna che si uniscono, ho scelto l’immagine delle nozze di Cana. Noi sappiamo dai testi sapienziali – come ad esempio il Siracide – che il vino è ciò che dà gusto alla vita perché il vino è l’amore che racchiude il senso dell’esistenza umana. Allora nell’episodio di Cana, quando Maria dice “Non hanno più vino”, in quel momento, Maria in realtà sta dicendo a Cristo: “Questi sono sposi, ma non hanno più l’Amore”.

E siccome si vedeva nell’immagine uomo-donna il rapporto tra Dio e l’uomo (basti pensare al Cantico dei Cantici), da questo passo si evince che il rapporto tra uomo e Dio si è esaurito, cioè non è più vissuto, non è più fondato sull’Amore.

Infatti, la tradizione patristica vede nelle sei giare la legge di Mosè che doveva servire per la purificazione. Le sei giare però sono vuote. Per di più sono di pietra. Allora praticamente, nell’episodio delle nozze di Cana avviene un enorme passo nel rapporto tra uomo e Dio: si esaurisce una relazione basata sulla legge che viene dall’esterno e che progressivamente è sempre più stata letta e capita in modo moralistico e si manifesta una nuova relazione tra Dio e uomo, che è una relazione tra Padre e Figlio, a cui partecipano tutti coloro che fanno propria la vita del Figlio.

È una relazione fondata veramente nell’Amore e che diventa espressione dell’Amore.
Allora ho preso l’immagine di Cana e sono andato da Giacomo di Sarug.
Chiunque si intende un po’ di iconografia cristiana antica, riconosce subito in questo servo delle nozze il volto di san Paolo.
Qualcuno potrebbe dire: “Ma che c’entra san Paolo con le nozze di Cana, se Paolo non era presente a Cana di Galilea durante le nozze?” C’entra, c’entra! Vediamo!

Vorrei leggere alcuni passi di Giacomo di Sarug.
Ho detto che Giacomo ha velato questa immagine. Giacomo dice infatti: “Il profeta Mosè introdusse il racconto dell’uomo e di sua moglie / poiché attraverso di loro si parla di Cristo e della sua Chiesa. / Con l’occhio rapito della profezia, Mosè vide Cristo, / e come Lui e la sua Chiesa sarebbero stati uno nelle acque del battesimo; / egli vide Lui indossarla nel grembo verginale / e lei indossarlo nell’acqua battesimale”.

È formidabile questo scambio! Lui si incarna e, come figlio di Dio, diventa uomo per poi manifestare nelle acque battesimali l’uomo rivestito di Cristo.

“…lo Sposo e la Sposa sono spiritualmente diventati uno, / ed era di loro che Mosè scrisse ‘I due saranno uno’… Allora Mosè, evidentemente velato, “vide Cristo e lo chiamò uomo, / vide anche la Chiesa e la chiamò donna”. È formidabile: lui ha chiamato uomo ciò che era Cristo e l’umanità assunta da Cristo l’ha chiamata Chiesa. “E poiché c’era il velo disteso sopra, / nessuno sapeva ciò che era quella grande pittura, o chi rappresentava.”

Ma adesso arriva il più bello.
“Dopo la festa di nozze [dunque dopo la Pasqua di Cristo], Paolo entrò e vide / il velo steso là, lo prese e lo tirò via dalla bella coppia. / Così scoprì e rivelò al mondo intero Cristo e la sua Chiesa / che il profeta Mosè aveva raffigurato nella sua profezia. / L’Apostolo tremò e gridò: ‘Questo mistero è grande’ / e cominciò a mostrare ciò che la pittura coperta era: / “In coloro chiamati «uomo e donna» nelle scritture profetiche / io riconosco Cristo e la sua Chiesa, i due che sono uno”. / Il velo sul volto di Mosè ora è stato rimosso; / venite tutti e vedete uno splendore che non stanca mai; / il grande mistero che fu velato ora è venuto alla luce. / Che gli invitati alle nozze gioiscano dello Sposo e della Sposa, così belli. / Egli si donò a lei, ed era nato da una ragazza povera; / la fece sua, ed essa è legata a lui e gioisce con lui. / Egli scese nelle profondità e sollevò l’umile fanciulla alle altezze, / perché sono uno, e dove è lui, là lei è con lui. / Il grande Paolo, quella grande profondità tra gli apostoli, / espose il mistero, che ora è detto chiaramente. / La grande bellezza che era stata velata ora era venuta all’aperto, / e tutti i popoli del mondo videro il suo splendore. / Il promesso Sposo fece entrare la figlia del giorno in un nuovo grembo, / e le acque di prova del battesimo furono nelle doglie e la partorirono: / Egli rimase nell’acqua e la invitò: essa scese, si ammantò di Lui e risalì; / nell’eucarestia lo ricevette, e così le parole di Mosè che i due saranno uno furono provate. / Dall’acqua deriva la casta e santa unione / della Sposa e dello Sposo, uniti in spirito nel battesimo. / Le donne non sono unite ai loro mariti allo stesso modo / di come la Chiesa è unita al Figlio di Dio. / Quale sposo muore per la sua sposa, tranne nostro Signore? / Quale sposa ha scelto un trucidato per marito? / Chi, dall’inizio del mondo, ha mai dato il suo sangue come dono nuziale, / tranne il Crocifisso, che suggellò il matrimonio con le sue stesse ferite? / Chi ha mai visto un cadavere posto in mezzo a una festa nuziale, / con la sposa che lo abbraccia, aspettando di essere consolata da lui? / A quale festa nuziale, tranne questa, spezzarono / il corpo dello sposo per gli ospiti invece di altro cibo? / La morte separa le mogli dai loro mariti, / ma qui è la morte ad unire questa Sposa al suo Amato! / Egli morì sulla croce e dette il suo corpo alla Sposa resa gloriosa, / che lo coglie e lo mangia ogni giorno alla sua mensa. / Egli aprì il suo fianco e unì il suo calice al santo sangue / per darlo a lei da bere così da farle dimenticare i suoi molti idoli. / Lei lo unse con olio, lo indossò nell’acqua, lo consumò nel Pane, / lo bevve nel Vino, affinché il mondo potesse conoscere che i due sono uno. / Egli morì sulla croce, ma lei non lo cambiò con un altro; / lei è piena d’amore per la sua morte, sapendo che da essa ha la vita”. (Giacomo di Sarug)

È molto forte il fatto che l’uomo e la donna nel sacramento del Matrimonio sono innestati nell’unità nel figlio di Dio con l’umanità, con la Chiesa. Mai più Cristo è senza il corpo, ma si tratta del corpo di gloria, del corpo risorto. Il Matrimonio è dunque partecipe di questa indissolubile e incrollabile unità tra Dio e l’uomo.

Parafraso, ma molto poco, san Giovanni Crisostomo, che afferma una cosa che forse oggi potrebbe essere contestata da tantissimi. Egli afferma che il sacramento del Matrimonio è una testimonianza anche per i consacrati che seguono il cammino della verginità. Esso infatti attesta loro ciò che potrebbero anche non cogliere così immediatamente, e cioè che il Matrimonio realizza ed è l’espressione nella vita e nella storia di quell’unità di Cristo con la sua sposa, di Cristo con la Chiesa. Anche i consacrati, pertanto, attraverso gli sposati, comprendono che anche loro, grazie alla loro vocazione battesimale, partecipano di questa unità di Cristo, figlio di Dio, e l’umanità.

Penso che Nikolaj Berdjaev, in questo nostro contesto storico, abbia davvero da dire una grande cosa. Una volta lui ha scritto che nelle tradizioni cristiane, il Matrimonio non è stato ancora esplorato, perché lo abbiamo troppo velocemente coperto con la famiglia, ma secondo la natura. Spero che, attraverso questo testo e anche attraverso questa piccola immagine, possiamo comprendere che per noi cristiani la famiglia è l’espressione del Sacramento e che essa ha una dimensione ecclesiale, pertanto è inseparabile dalla Chiesa. In essa, il legame di sangue non può essere in competizione con la nostra partecipazione al sangue di Cristo, anche se è facile che vinca il sangue secondo la natura e non il sangue dell’Eucarestia. Ma, come dice un altro grande padre, Nicola Cabasilas: “Noi siamo veramente consanguinei di Cristo”. I genitori ci hanno dato il sangue ma il nostro sangue non è quello dei genitori. Appena ce lo hanno dato, il nostro sangue non è più il loro. Mentre noi ci nutriamo della vita, cioè del sangue di Cristo che diventa il nostro.

La famiglia per i cristiani è pertanto un’espressione del sacramento e della ecclesialità e fa vedere in questo mondo come vive l’uomo quando è unito a Dio. Diventa un’espressione della divinoumanità di Cristo.

 

Per l’uso dell’immagine si prega di citare l’autore con la seguente dicitura: Opera di p. Marko Ivan Rupnik, 2021

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28 luglio 2021

“Programma nuove chiese”, la Manifestazione di interesse

Entra nel vivo il “Programma nuove chiese” per la costruzione di cinque edifici parrocchiali, promosso dalla diocesi di Roma con la Conferenza episcopale italiana, presentato nei giorni scorsi. Da oggi, 20 gennaio, fino alle 23.59 del 20 febbraio 2026, si potranno inviare le proprie candidature alla Manifestazione di interesse. Si procederà poi una fase concorsuale finalizzata alla restituzione della progettazione preliminare, alla quale seguirà l’incarico professionale per la progettazione definitiva e la fase autorizzativa. Quindi, la progettazione esecutiva, che si innesterà nella fase di esecuzione mediante indizione di una gara di tipo “appalto integrato”, rivolto ad aziende specializzate del settore delle costruzioni in legno.

Si ricorda infatti che è stato dato particolare rilievo alla scelta della tecnologia costruttiva dei futuri complessi parrocchiali, sostenendo l’idea di costruzioni in legno, intrinsecamente sostenibili e vantaggiose, oltre a una serie di indicazioni e accorgimenti dal punto di vista compositivo per favorire il contenimento dei costi di realizzazione.

Le nuove chiese da realizzare sono quelle di Santa Brigida di Svezia, San Giovanni Nepomuceno Neumann, Sant’Anselmo alla Cecchignola, San Vincenzo de’ Paoli, Sant’Anna a Morena (che sarà ampliata).

L’Ufficio per l’edilizia di culto del Vicariato di Roma mette a disposizione alcuni materiali utili e scaricabili:

Manifestazione di interesse

Schede sintetiche degli interventi

Faq Manifestazione di interesse

20 gennaio 2026

“Profeti di speranza in tempi difficili”

Rav Benedetto Carucci Viterbi (foto Diocesi di Roma / Gennari)

Si terrà giovedì 27 marzo, dalle ore 18 alle ore 19.15, il prossimo appuntamento del ciclo di incontri ebraico – cristiani sul Tema “Comprendere il tempo alla luce della Bibbia ebraica”, promossi dalla Comunità Ebraica di Roma e dall’Ufficio per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso della diocesi di Roma. Nella Sala Conferenze di Santa Maria in Trastevere (via della Paglia, 14/B) interverranno rav Benedetto Carucci Viterbi e Salvatore Maurizio Sessa, che dialogheranno sul tema “Profeti di speranza in tempi difficili”.

La partecipazione all’incontro è libera e gratuita; prevista la diretta streaming sul canale YouTube della diocesi di Roma.

25 marzo 2025

“Povertà alimentare e carità politica”: a Don Bosco il sesto Emporio della Solidarietà

Foto Diocesi di Roma / Gennari

Prevenire e contrastare la povertà alimentare in una rinnovata prospettiva culturale e di animazione pastorale: è questo l’obiettivo dell’iniziativa “Povertà alimentare e carità politica”, che la Caritas diocesana di Roma promuove per giovedì 17 ottobre nella parrocchia di San Giovanni Bosco (via Publio Valerio, 63). Durante la mattinata sarà presentato e sarà possibile visitare il nuovo Emporio della Solidarietà “Don Bosco”, che sarà aperto ufficialmente da dicembre come segno giubilare.

Si tratta del sesto Emporio della Solidarietà nella diocesi di Roma, una forma di sostegno che è nata – prima in Italia – proprio nella Capitale nel 2008 con il primo Emporio nella Cittadella della carità a Ponte Casilino. Sono seguiti gli Empori realizzati negli altri settori e prefetture della diocesi: Spinaceto, Trionfale, Montesacro e Marconi. Nel corso di 15 anni (13 febbraio 2008 – 31 dicembre 2023), hanno avuto sostegno alimentare 11.469 nuclei familiari, complessivamente 39.229 persone, 18.285 delle quali minori; gli alimenti distribuiti sono stati 5.466 tonnellate.

In occasione della Giornata mondiale di lotta contro la povertà e alle soglie del Giubileo della Speranza, dunque, la Caritas invita a una riflessione basata sulla concretezza dell’esperienza fin qui condotta attraverso gli Empori della Solidarietà, allo scopo di approfondire il significato e l’attualità dell’impegno per prevenire e contrastare le cause di una condizione ancora molto diffusa. La prossima apertura del sesto presso la parrocchia di San Giovanni Bosco consentirà – attraverso un convegno e delle iniziative di animazione territoriali – di presentare queste esperienze come strumenti di animazione pastorale e culturale sul tema della povertà alimentare. L’evento del 17 ottobre si svolgerà in tre momenti: una tavola rotonda, la presentazione e la visita dell’Emporio e, nel pomeriggio, l’animazione territoriale con stand e laboratori per dare voce quanti si occupano di povertà alimentare.

L’incontro di approfondimento si aprirà alle ore 9 nel Cinema-Teatro “Don Bosco”: un confronto tra mondo ecclesiale, esperti e istituzioni, che vedrà la partecipazione del vescovo Baldassare Reina, vicario generale di Sua Santità per la diocesi di Roma; don Marco Pagniello, direttore di Caritas Italiana; Giustino Trincia, direttore della Caritas diocesana di Roma; Massimiliano Maselli, assessore alle Politiche sociali della Regione Lazio; Francesco Laddaga, presidente del Municipio VII; Fabio Massimo Pallottini, presidente della Centrale del Latte di Roma; Davide Marino, esperto di povertà alimentare per il Consorzio Universitario per la Ricerca Socioeconomica e per l’Ambiente; Maria Bianco, teologa del Centro Hurtado della Pontificia Università Gregoriana; Francesca Romana Busnelli, dell’Università Pontificia Salesiana. Modera il giornalista Stefano Caredda, direttore di Redattore Sociale.

Alle ore 12 è prevista la presentazione e la visita al nuovo Emporio della solidarietà “Don Bosco”, il sesto nella diocesi di Roma, che vede coinvolte le parrocchie delle Prefetture 16, 19, 20, 21 del Settore Est. Sarà il vescovo Paolo Ricciardi, ausiliare per il Settore Est, a presentare l’iniziativa. Della grandezza di circa 80 metri quadri, sarà aperto due giorni a settimana a partire da dicembre, grazie ai volontari delle prefetture interessate.

Dalle ore 13 e per tutto il pomeriggio, nel piazzale antistante la parrocchia, ci saranno stand e laboratori per coinvolgere i ragazzi delle scuole e delle associazioni in approfondimenti sulla povertà alimentare e l’ecologia integrale.

10 ottobre 2024

“Open week fibromialgia” con il Tavolo Diocesano Sanità

Una settimana di consulenze reumatologiche gratuite ed incontri di sensibilizzazione sulla sindrome fibromialgica, da oggi fino al 12 maggio. Si tratta della “Open week fibromialgia”, promossa dall’Area Medica della Pastorale Sanitaria della diocesi di Roma, in occasione della Giornata Mondiale della Fibromialgia, e organizza grazie al sostegno del Tavolo Diocesano Sanità costituito da Asl Roma 1, Presidio Nuovo Regina Margherita; Fondazione Policlinico Universitario Campus Bio- Medico; Ospedale Pediatrico Bambino Gesù; Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli; Policlinico Universitario Umberto I; Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini; Policlinico Tor Vergata; Azienda Ospedaliera San Giovanni Addolorata; Azienda ospedaliera – Universitaria Sant’Andrea e la Fondazione Santa Lucia IRCCS.

La settimana apre una luce di speranza ai tanti malati che ne sono affetti: nel Lazio 140mila persone e 2 milioni e mezzo in Italia. Papa Francesco durante il Regina Coeli di domenica 7 maggio ha voluto salutare i malati affetti da fibromialgia presenti in piazza San Pietro. Il suo saluto ha dato il via ideale alla “Open week” di aiuti gratuiti e sensibilizzazione su questa patologia.

«Come diocesi, in pieno cammino sinodale, ci si è attivati per ascoltare e sostenere chi soffre; attraverso il coinvolgendo delle strutture ospedaliere promoviamo la sensibilizzazione di questa malattia invalidante», dichiara monsignor Benoni Ambarus, vescovo delegato per la Pastorale sanitaria della diocesi di Roma. «Il nostro è un piccolo contributo, realizzabile grazie alle strutture ospedaliere coinvolte nel Tavolo Diocesano Sanità. La fibromialgia però deve essere riconosciuta come malattia cronica invalidante ed inserita nei Lea per ridare dignità al malato che ne è affetto», aggiunge Edith Aldama, responsabile dell’Area Medica della Pastorale sanitaria.

Alcune strutture ospedaliere coinvolte si illumineranno di viola nella giornata del 12 maggio, Giornata mondiale della fibromialgia, come simbolo di vicinanza e sensibilizzazione. Per ulteriori informazioni: 351.6220086 o 351.7440249.

8 maggio 2023

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