8 Maggio 2026

Meditazione e musica in vista della Pasqua

Per prepararsi al triduo pasquale, lunedì 25 marzo ore 19.30, nella basilica di San Giovanni in Laterano, si terrà “Le sette parole di Cristo in croce”: una serata in cui le meditazioni di don Fabio Rosini, direttore dell’Ufficio per le vocazioni della diocesi di Roma, saranno accompagnate dalle musiche di Franz Joseph Haydn eseguite da un ensemble di archi diretto dal maestro Renata Russo.

L’evento è organizzato da Ruggiero Sfregola, concertino dei primi violini dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, e vedrà la partecipazione di un ensemble di archi di 44 elementi diretto da Renata Russo, maestro collaboratore del Teatro dell’Opera di Roma. La musica di Haydn, nella versione per quartetto d’archi rivisitata da Sfregola, sarà eseguita da professori dell’Accademia nazionale di Santa Cecilia, del Teatro San Carlo di Napoli, del Teatro dell’Opera di Roma, e docenti del Conservatorio Santa Cecilia di Roma, allievi del Conservatorio e membri dell’Orchestra Giovanile Fontane di Roma e della Roma Vocal Ensemble.

«Da sempre la pietà cristiana ha cercato di vivere la Settimana Santa in maniera più intensa» afferma don Rosini, ricordando che la meditazione fu commissionata ad Haydn nel 1786 dal vescovo di Cadice (Spagna) che il Venerdì Santo, nella cattedrale immersa nell’oscurità, recitava in latino le ultime parole di Gesù. Don Rosini riflette sul fatto che le ultime parole di una persona in fin di vita «sono sempre importanti perché rappresentano il suo testamento».

Sarà possibile assistere alla diretta sul canale YouTube della Diocesi di Roma.

Clicca qui il programma

 

 

21 marzo 2024

Meditazione di Avvento nella parrocchia Santi Aquila e Priscilla

Meditazione di Avvento nella parrocchia Santi Aquila e Priscilla

Meditazione di Avvento nella parrocchia Santa Maria della Perseveranza

Meditazione di Avvento nella parrocchia Santa Maria della Perseveranza

Meditazione di Avvento nella parrocchia Santa Maria Assunta e San Giuseppe

Meditazione di Avvento nella parrocchia Santa Maria Assunta e San Giuseppe a Primavalle

Mattina culturale – (Uff. form. perm. clero)

Mattina culturale – (Uff. form. perm. clero)

Matteo Diotallevi, vocazione missionaria per la Costa d’Avorio

Don Matteo Diotallevi con un bambino ivoriano nel giorno del suo battesimo

Un sacerdote romano in Costa d’Avorio. Sarà incardinato nella diocesi di Yopougon don Matteo Diotallevi, che verrà ordinato sacerdote il prossimo sabato 19 settembre, alle ore 17, dal vescovo ausiliare don Paolo Ricciardi nella parrocchia di San Timoteo, a Casal Palocco. La stessa dove, all’età di 13 anni, Matteo, classe 1987, quarto di sette fratelli, inizia il Cammino neocatecumenale. Il diploma al liceo scientifico, la laurea magistrale in ingegneria informatica e poi, a 25 anni la scelta di entrare in seminario.

Decisivo in questo senso, racconta, «un pellegrinaggio speciale a Medjugorje» nel 2011. «All’inizio non volevo assolutamente fare il sacerdote – riflette –. In fondo al cuore avevo un solo desiderio: trovare la donna della mia vita, sposarmi, fare figli e vivere un matrimonio cristiano felice. Ed invece oggi sono diventato diacono e sono a pochi giorni dalla mia ordinazione presbiterale. Sentivo che il Signore mi chiamava ma io rispondevo di no. Però Medjugorje è stata l’occasione per aprire il mio cuore, grazie alla Vergine Maria. Lì ho capito che Dio ti ama, ti vuole bene… ho deciso di fidarmi davvero del Signore. Mi sono sentito finalmente in pace con me stesso e felice. Il Signore mi stava aiutando e ho capito che volevo stare sempre con lui, tutta la vita».

La formazione presbiterale porta Matteo in seminario in Costa d’Avorio, nella diocesi di Yopougon, un quartiere di Abidjan, la città più estesa e popolata del Paese. «Una cosa che mi ha colpito tantissimo è l’accoglienza che mi hanno riservato gli ivoriani – sottolinea il seminarista –; mi hanno trattato sempre come se fossi un figlio loro. Mi colpiscono sempre i loro sorrisi, la loro gioia, nonostante le condizioni di vita molto povere. Capisci che vale la pena rimanere per loro, per annunciare Gesù Cristo proprio lì».

Dopo l’esperienza ad Abidjan, nel 2018 Matteo viene assegnato alla missione di Korhogo, ma a seguito dell’ordinazione cambierà di nuovo zona. «Diventerò il prete della nuova équipe responsabile dell’Est del Paese: Abengourou, Bongouanou e Tanda – anticipa il futuro sacerdote –. Abbiamo già il programma per la catechesi, che inizierà già ad ottobre. Per questo motivo dovrò tornare per quella data, rimandando qualche prima Messa che avrei voluto fare a Roma. Farò solo le prime Messe nelle due parrocchie dove sono cresciuto: San Timoteo e Santa Melania Juniore. Spero durante l’anno di tornare a Korhogo per celebrare anche lì e salutare tutte le persone che ho conosciuto in questi due anni e che porterò sempre nel cuore». Del suo futuro in Africa, una certezza: «Cercheremo di vivere il Vangelo come descritto al capitolo 10 di Matteo – dice il diacono –: porteremo l’amore di Gesù Cristo risorto a tutti coloro che hanno perso la speranza, a tutti coloro che cercano un senso alla vita, a tutti coloro che stanno soffrendo e a tutti coloro che vorranno accoglierci come si accoglie Gesù Cristo in persona».

Ma adesso Matteo è a Roma, in attesa dell’ordinazione. Ci teneva particolarmente che fosse fatta nella sua città, con la sua famiglia: «Vivrò in casa questa festa così speciale, nella parrocchia dove sono stato battezzato e cresciuto nella fede». Emozionato anche monsignor Ricciardi: «Tra noi si è creata subito una sintonia – commenta –. È bellissimo che un prete romano, giovane, stia vivendo un’esperienza missionaria di questo tipo, portando la sua romanità in Costa d’Avorio. Inizialmente si pensava di ordinarlo il 3 ottobre a San Giovanni con gli altri seminaristi dei diversi seminari romani, ma poi si è preferito separare la sua ordinazione».

Della sua esperienza in Africa, il diacono racconta anche in un blog: https://matteodiotallevi.wordpress.com/.

di Giulia Rocchi da Roma Sette

15 settembre 2020

Mascherina Ffp2 per tutte le attività organizzate da enti ecclesiastici: la nota della Cei

Foto di Cristian Gennari

Consiglia la mascherina Ffp2 anche per partecipare a incontri di catechismo e celebrazioni liturgiche. Per le quali non serve il Green pass. La Conferenza episcopale italiana, con una nota, offre alcuni suggerimenti per contenere il diffondersi della pandemia alla luce delle nuove disposizioni governative (dl 24 dicembre 2021, n. 221; dl 30 dicembre 2021, n. 229; dl 7 gennaio 2022, n.1), raccomandando «a tutti prudenza, senso di responsabilità e rispetto delle indicazioni».

Innanzitutto, sulle mascherine da utilizzare. «L’uso di mascherine Ffp2 è obbligatorio per legge per alcune situazioni – ribadisce la Cei –. Si consiglia l’utilizzo anche per tutte le attività organizzate da enti ecclesiastici». Compreso il catechismo. In questo caso, la Cei ricorda anche le nuove norme circa il tracciamento scolastico. «Le indicazioni del Ministero della Salute – sottolineano – sconsigliano la partecipazione ad attività extrascolastiche durante tale periodo, tra il primo e il secondo tampone. Pertanto, chi è sottoposto a “sorveglianza con testing” non potrà partecipare al catechismo, pur risultando negativo al primo test, fino all’esito negativo del secondo test da effettuarsi cinque giorni dopo il primo. Per gli operatori (catechisti, animatori ed educatori…) è vivamente raccomandato l’utilizzo della mascherina Ffp2. Anche ai partecipanti alla catechesi tale tipologia di mascherina sia raccomandata». Sarà buona norma, pertanto, che le parrocchie tengano alcune di queste mascherine di scorta, in modo da poterle fornire a chi ne fosse sprovvisto.

Quanto alle celebrazioni liturgiche, si ricorda che non è richiesto il Green pass, ma si continua a osservare quanto previsto dal Protocollo Cei-Governo del 7 maggio 2020, integrato con le successive indicazioni del Comitato Tecnico-Scientifico: obbligo di indossare le mascherine, distanziamento tra i banchi, niente scambio della pace con la stretta di mano, acquasantiere vuote. «Occorre rispettare accuratamente quanto previsto – specifica la Conferenza episcopale –, in particolar modo: siano tenute scrupolosamente le distanze prescritte; sia messo a disposizione il gel igienizzante; siano igienizzate tutte le superfici (panche, sedie, maniglie…) dopo ogni celebrazione. Circa le mascherine, il Protocollo non specifica la tipologia, se chirurgica o Ffp2; certamente quest’ultima ha un elevato potere filtrante e viene raccomandata».

Dal 1° febbraio 2022, inoltre, è stato introdotto l’obbligo vaccinale per tutto il personale universitario, senza limiti di età. «Ne consegue – si legge ancora nel documento della Cei – che il personale delle Facoltà Teologiche e degli Istituti di Scienze Religiose nonché i docenti dei corsi curriculari nei Seminari sono tenuti a possedere il Green pass rafforzato a partire dal 1° febbraio 2022. Le modalità di controllo sono le stesse fino ad ora attuate per il Green Pass base».

Leggi la nota della Cei

11 gennaio 2022

Maria, via della bellezza verso Dio

Convegno Mariano per la chiusura del 175mo anniversario dell’apparizione della Madonna del Miracolo ad Alfonso Ratisbonne.

MARIA SANTISSIMA MADRE DI DIO

MARIA SANTISSIMA MADRE DI DIO

Marco Massoni protagonista del corso di formazione missionaria

Il professor Massoni

Sarà il professor Marco Massoni, docente alla Luiss Guido Carli nonché membro e Consigliere d’Amministrazione dell’International Centre for Relations & Diplomacy del Regno Unito, il relatore del prossimo incontro di formazione missionaria, dal titolo “Effetti del neocolonialismo sulla pace nelle periferie del mondo”. L’appuntamento è per sabato 15 marzo dalle ore 9.30 nell’Aula della Conciliazione del Palazzo Lateranense e rientra nel percorso “Facciamo pace”, organizzato dal Centro missionario della diocesi di Roma.

Osserva il direttore padre Giulio Albanese: «Le cosiddette guerre dimenticate che insanguinano le periferie del mondo, come nel caso dell’Africa subsahariana, sono in gran parte legate allo sfruttamento delle commodity (materie prime) presenti nel sottosuolo di questi Paesi. Le responsabilità ricadono non solo sulle autorità locali, ma soprattutto su potentati stranieri più o meno occulti. Questo significa in sostanza che vi sono popoli vittime sacrificali di un sistema economico iniquo».

11 marzo 2025

Marco Di Tommasi nominato presidente dell’Azione cattolica diocesana di Roma

Marco Di Tommasi

Marco Di Tommasi è il nuovo presidente dell’Azione cattolica di Roma. A nominarlo, tra una terna di candidati presentati dall’assistente diocesano don Sergio Paolo Bonanni, il cardinale vicario Angelo De Donatis. Il porporato rivolge al nuovo responsabile «congratulazioni e auguri per il lavoro importante che si troverà a svolgere per la direzione dell’Associazione diocesana in chiave di collegialità e di unitarietà, coadiuvato dalla Presidenza e dal Consiglio diocesani».

«Come si sa la diocesi ha indicato alle parrocchie la costituzione di équipe pastorali – ricorda il cardinale De Donatis –, come strumenti operativi e propositivi, allo scopo di attuare la prospettiva pastorale della presenza significativa e testimoniante ed evangelizzante delle comunità ecclesiali all’interno del tessuto cittadino, così come si esprime e vive nei quartieri differenti. L’11 maggio scorso ho inviato una scheda ai parroci per invitarli a riflettere insieme agli altri sacerdoti della parrocchia, ai collaboratori pastorali per avviare in modo solidale la piena ripresa della vita parrocchiale». Poi prosegue: «Sono convinto del ruolo che l’Azione cattolica può avere sia nell’offrire la disponibilità ai singoli soci alla eventuale richiesta personale di collaborazione da parte dei parroci sia il convinto sostegno al lavoro che l’équipe svolgerà per promuovere la consapevolezza attiva dell’intera comunità parrocchiale in chiave di evangelizzazione e di testimonianza del Signore».

Marco Di Tommasi, della parrocchia San Mattia Apostolo, 62 anni, sposato con Anna Luisa e papà di due figli, è presidente parrocchiale. È stato vicepresidente diocesano per il settore adulti. È ministro straordinario della comunione. In ambito lavorativo è dirigente di un ente pubblico. «Assumo la presidenza dell’Azione cattolica diocesana di Roma con timore e tremore – dichiara –, con un sottile senso di indegnità e di inadeguatezza, ma con la ferma convinzione che non sarò solo nel servizio e che la gioia sarà superiore alla fatica. Vi porto tutti nel cuore e nella mia preghiera davanti al Signore, e vi chiedo di sostenermi con la vostra preghiera».

Leggi la lettera del cardinale vicario a don Sergio Paolo Bonanni

10 luglio 2020

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