29 Giugno 2026

La dimensione pubblica della fede, lectio con Lorizio

Foto Diocesi di Roma / Gennari

In programma giovedì 18 aprile alle ore 16.45, nell’aula al terzo piano del Vicariato, la lectio magristralis di monsignor Giuseppe Lorizio in occasione della sua nomina a membro ordinario della Pontificia Accademia Teologica. “La dimensione culturale, pubblica e politica della fede cristiana” sarà il tema che affronterà il teologo. Introdurrà Rosario Chiarazzo, direttore dell’Ufficio per la pastorale scolastica della diocesi; concluderà monsignor Antonio Staglianò, presidente della Path.

15 aprile 2024

La descrizione del logo dell’Incontro mondiale

Il logo pensato per il X Incontro Mondiale delle Famiglie riprende la forma ellittica del colonnato berniniano di piazza San Pietro, luogo identificativo per eccellenza della Chiesa cattolica, e rimanda al suo significato originario, che è l’abbraccio accogliente e inclusivo della Chiesa Madre di Roma e del suo Vescovo rivolto a tutti gli uomini e le donne di ogni tempo.

Le figure umane che si trovano sotto la cupola, appena accennata, e la croce sovrastante, rappresentano marito, moglie, figli, nonni e nipoti. Vogliono riportare alla mente l’immagine della Chiesa come “famiglia di famiglie” proposta dalla Amoris Laetitia (Al 87) in cui “L’amore vissuto nelle famiglie è una forza permanente per la vita della Chiesa” (Al 88). La croce di Cristo che si staglia verso il cielo e le mura che proteggono sembrano quasi sorrette dalle famiglie, autentiche pietre vive della costruzione ecclesiale. Nella parte sinistra, sulla linea sottile del colonnato, si nota la presenza di una famiglia che si trova nella stessa posizione delle statue dei santi poste sulle colonne della piazza. Queste ricordano che la vocazione alla santità è un traguardo possibile per tutti. Esse vogliono sottolineare come sia possibile vivere la santità nella essenzialità della vita ordinaria.

La famiglia posta sulla sinistra, che appare dietro la linea del colonnato, indica anche tutte le famiglie non cattoliche, lontane dalla fede e fuori dalla Chiesa, che guardano dall’esterno l’evento ecclesiale che si sta realizzando. A queste la comunità ecclesiale ha sempre guardato con attenzione. Si nota inoltre un dinamismo delle figure che sono in movimento verso la destra. Si muovono verso l’esterno. Sono famiglie in uscita, testimoni di una Chiesa non autoreferenziale. Queste vanno alla ricerca di altre famiglie nel tentativo di avvicinarle e condividere con loro l’esperienza della misericordia di Dio.

I colori predominanti, giallo e rosso, sono un evidente richiamo alla blasonatura della città di Roma, in un tratto grafico che vuole esprimere un intenso legame con la comunità.

 

2 luglio 2021

La dedicazione di San Marco al Campidoglio

In occasione della solennità della dedicazione della basilica di San Marco al Campidoglio, che ricorre domenica 13 novembre, la solenne celebrazione delle ore 12 sarà presieduta dal gesuita padre Gaetano Piccolo, docente alla Pontificia Università Gregoriana.

10 novembre 2022

La dedicazione della basilica di San Giovanni in Laterano con Papa Leone XIV

In occasione della festa della dedicazione della basilica lateranense, domenica 9 novembre, alle ore 9.30, Papa Leone XIV presiederà la solenne celebrazione eucaristica a San Giovanni in Laterano. La liturgia sarà animata dal Coro della Diocesi di Roma e dal Coro della Cappella Sistina.

Per l’occasione, l’ingresso in basilica sarà consentito dalle ore 7 alle ore 8.45. Potranno accedere e partecipare alla celebrazione i fedeli muniti di biglietto, gratuito, ancora in distribuzione – senza necessità di prenotazione – all’Ufficio Liturgico del Vicariato, fino a giovedì 6 novembre (secondo piano, stanza 18). Anche i presbiteri della diocesi che desiderano concelebrare dovranno ritirare il biglietto, fino a esaurimento dei posti disponibili. In particolare, sono invitati a concelebrare i sacerdoti che festeggiano i giubilei, cioè il decimo, il cinquantesimo e il sessantesimo anniversario di ordinazione.

Dedicata il 9 novembre del 324 dal Papa Silvestro I in seguito alla costruzione e al finanziamento ad opera dell’imperatore Costantino, quella del Laterano fu la prima chiesa in cui i cristiani liberamente e pubblicamente hanno potuto svolgere le loro liturgie. Inizialmente fu dedicata al Santissimo Salvatore; poi Papa Sergio III, nel IX secolo, aggiunse la dedica a san Giovanni Battista; infine Papa Lucio II, nel XII secolo, incluse anche san Giovanni Evangelista. La denominazione completa è infatti Arcibasilica Papale del Santissimo Salvatore e dei Santi Giovanni Battista ed Evangelista in Laterano. Ha anche il titolo di Omnium Urbis et Orbis Ecclesiarum Mater et Caput, ovvero “Madre e Capo di tutte le Chiese della Città e del Mondo”.

4 novembre 2025

La Croce di Cutro a Ostia

La spiaggia di Cutro (Wikipedia)

Una preghiera per coloro che hanno perso la vita in mare, nella speranza di raggiungere le coste d’Europa. A Cutro come in Grecia. L’appuntamento è per il prossimo mercoledì 21 giugno, a partire dalle ore 18.30. La “Croce della passione dei naufraghi” – realizzata con il legno del barcone che ha fatto naufragio a Cutro nella notte tra il 25 e il 26 febbraio scorso – verrà imbarcata a bordo della nave Imperatrice presso il molo del Canale dei Pescatori; a bordo il vescovo Riccardo Lamba, delegato diocesano per la Chiesa ospitale e “in uscita”, guiderà la “Preghiera ai caduti in mare”. Poi la croce sbarcherà al molo e verrà portata in processione fino alla chiesetta di San Nicola al Borghetto dei pescatori, dove il vescovo Lamba presiederà la Messa solenne.

Nei giorni seguenti il crocifisso resterà a Ostia, pellegrino tra diversi luoghi di culto della zona. Giovedì 22, dopo una giornata in cui sarà esposta nella chiesetta di San Nicola, alle ore 17 avverrà la traslazione presso la parrocchia di Santa Maria Regina Pacis, dove ci saranno la Messa e una veglia di preghiera. Quindi la tappa alla parrocchia di Sant’Aurea ad Ostia Antica e il rientro alle 22 al Borghetto per la Via crucis. Domenica 25 alle 20, in spiaggia al Cancello 5, la Via crucis animata dal Borghetto giovani. Martedì 27, infine, la croce arriverà nella parrocchia San Leonardo da Porto Maurizio ad Acilia.

«Come Chiesa solidale e in uscita abbiamo avuto l’occasione, attraverso l’arcivescovo di Crotone-Santa Severina, monsignor Angelo Panzetta, di ricevere per una settimana ad Ostia la croce di Cutro», spiega al settimanale diocesano Roma Sette don Cosmo Scardigno, referente del Borghetto giovani. «Un segnale importante di riflessione e accoglienza nei confronti di tanti giovani, ragazzi che purtroppo lasciano le loro terre e si imbarcano per raggiungere le nostre sponde, un posto migliore dove poter lavorare, abitare. Tante volte, come successo a Cutro, trovano il fondo del mare come loro tomba. Su invito del Santo Padre, anche noi, come Chiesa in uscita, in sintonia con il vescovo Lamba – afferma il sacerdote –, abbiamo pensato di stringerci intorno a questo segno, affinché possa aiutare non solo i giovani a riflettere ma anche gli adulti e tutte le persone di buona volontà, perché questa dimensione di Chiesa aperta, l’accoglienza che permette di vedere l’altro non come diverso ma come fratello possa attuarsi. Piccoli segni per proporre un cambiamento di mentalità, da una Chiesa chiusa fatta di incensi, del “si è fatto sempre così”, a una Chiesa che va incontro all’altro, ai ragazzi, ai giovani, a chi viene da luoghi lontani».

19 giugno 2023

La Croce ci insegna la comunione: la Messa del cardinale per i dipendenti del Vicariato

«La comunione vera nasce ai piedi della Croce, quando ciascuno di noi è donato all’altro. Maria ci aiuti a rimanere in piedi sotto la Croce guardando il Crocifisso perché solo così impareremo il dono della comunione». Lo ha detto questa mattina (martedì 15 settembre) il cardinale vicario Angelo De Donatis, celebrando la Messa per il personale del Vicariato di Roma, nell’abside della basilica di San Giovanni in Laterano.

Durante la celebrazione il porporato ha ricordato tutti gli appuntamenti che interesseranno la diocesi nelle prossime settimane, a cominciare dai due incontri di inizio anno per gli operatori pastorali e per i sacerdoti, in programma rispettivamente il 26 e il 28 settembre nella basilica di San Giovanni in Laterano. Ancora, le ordinazioni presbiterali, diaconali, l’ordinazione episcopale di don Dario Gervasi e la consacrazione di sei sorelle all’Ordo Virginum, tutte celebrazioni che si terranno nel mese di ottobre.

«Maria imparò l’obbedienza da ciò che patì – ha detto ancora il cardinale De Donatis nell’omelia –. Tutto il cammino terreno di Gesù è custodito nel suo cuore. Un cuore messo alla prova. Ma solo passando attraverso questa prova che purifica si può comprendere come Dio salva. La risposta è ai piedi della croce. Nonostante la dolorosa ferita nel cuore, Maria ha avuto il coraggio di credere contro ogni evidenza e contro ogni speranza»

15 settembre 2020

La Cresima, come un tatuaggio interiore

Quarantatre studenti universitari, lo scorso 26 maggio, hanno ricevuto il sacramento della Confermazione nella basilica di San Giovanni in Laterano. La celebrazione è stata presieduta dal vescovo ausiliare della diocesi monsignor Daniele Libanori e concelebrata da monsignor Andrea Lonardo, direttore del Servizio per la cultura e l’università, e dai cappellani delle università coinvolte. La liturgia è stata animata dal coro “San Tommaso d’Aquino” della Cappella universitaria di Tor Vergata, diretto da Rita Tomasi.

In particolare, erano presenti il giorno della celebrazione don Pino Fanelli e Padre Facundo Bernabei di Roma Tre, padre Giulio Parnofiello e padre Leonardo Vezzani della Sapienza, padre Nicola Tovagliari e padre Jesus Parreño dell’Europea, don Victor Tambone del Campus Bio Medico, don Saverio Monitillo di Tor Vergata, don Francesco Dell’Orco della Cattolica, padre Simone Bellomo della Lumsa, padre Giuseppe Daminelli della Luiss, don Michele Lugli, assistente spirituale di Clu.

Di seguito l’intervista al gruppo proveniente dall’Università di Roma Tre, pubblicata sul sito del Servizio diocesano per la cultura e l’università.

Da quali università provengono gli studenti cresimati insieme a voi?

Siamo stati cresimati in 43, 10 da Roma Tre, 8 dalla Sapienza, 6 dall’Europea, 4 dal Campus Bio Medico, 3 da Tor Vergata, 3 dalla Cattolica, 3 dalla LUMSA, 1 dalla LUISS, ma c’erano fra noi anche una bibliotecaria dell’università e altri appartenenti al personale che rendono a noi possibile il cammino universitario.

Cosa ha significato per voi ricevere la Cresima da giovani?

Possiamo rispondere che abbiamo colto l’opportunità di riprendere il cammino iniziato tanti anni fa. È stata una grande possibilità di riavvicinarci a Dio e alla Chiesa con consapevolezza, aprendo il nostro cuore al suo Amore infinito, che offre a ciascuno di noi vita in abbondanza e la vera felicità.

Perché riscegliere di essere cristiani oggi?

Perché abbiamo compreso che solo lo Spirito di Gesù realizza in noi la “miglior versione di noi stessi”. Per questo possiamo essere testimoni della Buona Novella, perché essa è la chiave per vivere da uomini in pienezza.

Cosa ricorderete delle parole con le quali il vescovo che vi ha donato la Cresima, Sua Eccellenza monsignor Daniele Libanori, già cappellano della Sapienza, vi ha aiutato a comprendere la celebrazione?

Padre Libanori ha utilizzato un’immagine inconsueta per spiegarci il Sigillo dello Spirito. Lo ha paragonato ai tatuaggi con i quali si è sempre espressa nei secoli l’appartenenza ad un popolo: un segno indelebile con il quale si afferma con fierezza l’appartenenza e che dice la vittoria sulla solitudine e la certezza di appartenere ad un mondo sensato e non inutile e irrilevante. Un segno indelebile, incancellabile di vita.

Come siete giunti ad intraprendere questo cammino?

Ognuno di noi ha iniziato a prepararsi alla Cresima per un motivo diverso, ma tutti sentivamo le stesse sensazioni e l’anima che “lavorava” durante gli incontri in cappellania. Abbiamo ricevuto la Cresima due giorni fa, ma sono sicura che anche se non ci saranno più gli incontri settimanali ci sarà modo di incontrarci e di condividere i nostri pensieri con i sacerdoti ed i catechisti che ci hanno coinvolti incoraggiandoci ad aprirci al Signore ed essere sicuri di noi e della nostra Fede, senza temere il giudizio degli altri e dandoci coraggio in quello che facciamo ogni giorno.

Volete aggiungere ancora qualcosa?

Ci ha colpito la testimonianza di una delle cresimate che diceva: «Ogni fessura sanguinante, ogni cicatrice, ogni domanda senza risposta, ha lentamente smesso di fare male. Questo percorso mi ha reso cosciente della luce che il Signore ci dona, mi ha reso più capace di vedere il Signore in tutte le cose, mi ha reso più salda nell’amore per gli altri e per me stessa. È solo l’inizio ma con il Signore, lo so, non mi sentirò mai più sola».

1 giugno 2018

La Consulta delle aggregazioni laicali nel cammino sinodale

«Prima dei propri carismi è necessario mettere al centro la relazione con il Risorto per essere una Chiesa completamente nelle mani dello Spirito Santo». È questo l’invito che il vescovo Daniele Salera, ausiliare per il settore Nord e neo delegato alle Aggregazioni laicali, ha rivolto lunedì sera agli oltre 40 delegati e rappresentanti della Consulta diocesana. L’organismo, coordinato dall’incaricato monsignor Francesco Pesce, coadiuvato dalla segretaria Lidia Borzì, si è riunito lunedì sera presso la “Sala Baldini” della chiesa di Santa Maria in Portico in Campitelli per un incontro conoscitivo con il vescovo neo delegato e di approfondimento sul secondo anno di cammino sinodale, con particolare riferimento ai 3 spazi di sinodalità chiamati su proposta della Cei “Cantiere della Strada e del Villaggio”, “Cantiere dell’Ospitalità e della Casa” e “Cantiere delle Diaconie e della Formazione Spirituale”.

L’incontro è stato aperto da Borzì, che, nel dare il benvenuto al vescovo Salera, ha sottolineato la forte valenza simbolica dell’immagine del Cantiere, il quale manifesta «un futuro che inizia, un tempo di grazia e di primavera della Chiesa che attraverso una serie di percorsi intrecciati come il prossimo Giubileo, il Cammino Sinodale e questi tre Cantieri si sta facendo dono, offrendo alle realtà laicali tante suggestioni e metodi per rinnovarsi». Una sottolineatura fatta anche da monsignor Pesce che ha notato come «ogni figura che lavora nel Cantiere, dal capomastro all’operaio, ha la stessa importanza» e come i lavori devono partire «riconoscendo che siamo tutti nelle mani dello Spirito Santo, accettando le nostre debolezze senza subirle». Inoltre, ha osservato come «l’ascolto delle realtà laicali sia di fondamentale importanza perché nelle loro esperienze di prossimità sono profondamente impegnate nel territorio di Roma».

Leggendo e commentando una serie di passi del Capitolo 13 del libro degli Atti degli Apostoli in cui si racconta il viaggio missionario di Paolo e Barnaba ad Antiochia, il vescovo Salera ha richiamato l’attenzione sull’atteggiamento che deve guidare le aggregazioni laicali in questo secondo anno di cammino sinodale. Queste sono chiamate a «non cedere al pessimismo e a farsi abbattere dalle difficoltà e dalla stanchezza incontrata durante la propria azione pastorale» ma a «riconoscere sempre l’azione dello Spirito Santo in ogni momento del cammino». Da qui la necessità di «protendersi a fare discernimento anche sugli episodi negativi» imparando a «distinguere la stanchezza di chi ha disperso il proprio obiettivo e quella di chi ha respirato la vita piena e viva della chiesa». Mantenersi, quindi, in perenne ascolto dei cenni dello Spirito Santo e cogliere i momenti più difficili come un’occasione per «ricentrarsi nella vocazione missionaria e darsi un nuovo indirizzo per annunciare con gioia la parola di Dio».

A seguire il vescovo ha presentato i tre Cantieri di Betania invitando le aggregazioni a dedicarsi prevalentemente al “Cantiere della Strada e del Villaggio”, continuando così a costruire sempre più relazioni ad extra visto che «la vita di ogni percorso associativo risiede sempre al di fuori dei rispettivi confini».

La Consulta diocesana parteciperà giovedì 27 ottobre alle 19 a una veglia di preghiera promossa dal Movimento Pro Sanctitate in vista della Giornata della santificazione universale nella chiesa di San Bonaventura da Bagnoregio a Torre Spaccata, cui farà seguito l’adorazione eucaristica. A presiederla il vescovo ausiliare per il settore Est, monsignor Riccardo Lamba.

19 ottobre 2022

La Consulta delle aggregazioni laicali in cammino verso il Giubileo

Nello zaino l’amore per il prossimo e la preghiera per essere una comunità in cui si riflette sempre di più la presenza del Signore e la gioia di condividere e annunciare il Vangelo. È questa l’immagine che, mercoledì 29 marzo, ha preso forma, durante l’incontro della Consulta delle Aggregazioni Laicali della diocesi di Roma, che ha segnato l’ingresso come delegato di monsignor Riccardo Lamba, vescovo ausiliare del settore Est con delega nell’ambito della Chiesa ospitale e in «uscita», accolto calorosamente dai membri della Consulta.

L’organismo, coordinato dall’incaricato monsignor Francesco Pesce e dalla segretaria Lidia Borzì, ha iniziato il suo cammino verso il Giubileo 2025, incontrandosi presso il Pontificio Seminario Maggiore Romano.

L’incontro è stato aperto da Lidia Borzì, che, dando il benvenuto al vescovo Lamba, ha sottolineato come il prossimo Giubileo sia «un evento da vivere in pienezza affinché restino nella nostra città dei segni fecondi di speranza». Segni «che le realtà laicali devono custodire e portare con sé nelle loro esperienze di prossimità, fede e preghiera, con la consapevolezza che ci aspettano grandi sfide a cui dobbiamo rispondere sostenendoci a vicenda».

Il vescovo Lamba ha approfondito, con gli oltre 50 delegati e rappresentati delle realtà laicali, l’atto del pellegrinaggio. «Un’esperienza costante presente fin dalle origini nella tradizione cristiana che ci chiama a mettere da parte le nostre certezze e comodità per attraversare sentieri spesso sconosciuti e scoscesi». L’andare fuori, ha spiegato, implica un punto di partenza e uno di arrivo «non solo fisico ma anche spirituale», una distanza che «bisogna colmare con attenzione e con la consapevolezza che la fatica non è un elemento accidentale bensì strutturale di questa esperienza», che dona «l’opportunità di parlare e confrontarci con persone di culture diverse, facendoci scoprire durante il cammino quanto la diversità sia un’immensa ricchezza».

Da questa prospettiva l’invito alle realtà laicali a «camminare insieme agli altri, avendo sempre cura del passo delle persone che avete al vostro fianco» per raggiungere una meta concreta «che è quella di essere sempre di più un corpo unico, il Corpo di Cristo nel mondo, il sale della terra e la luce nel mondo».

A seguire i lavori di gruppo in cui i presenti si sono confrontati su cosa portare nel loro zaino, in termini di competenze ed esperienze, per essere pellegrini di speranza e lasciare segni tangibili nella società civile. In plenaria la condivisone delle riflessioni emerse che hanno tratteggiato la volontà di percorre la strada che porta al prossimo Giubileo con amore, pazienza e fraternità. Per essere una comunità capace di ascoltare e curare le relazioni con chi ha al suo fianco, e attenta a donare speranza, gioia e sostegno alle persone più fragili, facendosi così segno concreto di una “Chiesa in uscita”.

4 aprile 2023

La consolazione al centro della Giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebrei

Rav Riccardo Di Segni (foto diocesidiroma/Gennari)

La Giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebrei, in programma il prossimo 17 gennaio, alle 17.30, nella Sala Tiberiade del Seminario Romano sarà incentrata sul messaggio profetico di Isaia, al capitolo 40, “Consolate, consolate il mio popolo”. Il tema sarà approfondito dal rabbino capo della Comunità ebraica di Roma Riccardo Di Segni e dalla biblista Rosanna Virgili, docente di esegesi all’Istituto teologico marchigiano. Sarà possibile partecipare all’evento “in presenza”, ma verrà anche trasmesso in diretta streaming sul canale YouTube della diocesi di Roma.

In questo anno pastorale, la Giornata del 17 gennaio non si esaurisce in un singolo evento, ma è accompagnata da un cammino di fraternità, partito lo scorso novembre e organizzato da Comunità Ebraica di Roma e diocesi di Roma. “Comprendere il tempo alla luce della bibbia ebraica” è il tema che fa da filo conduttore ai diversi incontri in programma.

«Siamo in una fase felice dei rapporti con la comunità ebraica romana – sottolinea il vescovo delegato diocesano per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso, monsignor Riccardo Lamba – che, come sapete, è presente non solo nel quartiere ebraico ove sorge il Tempio Maggiore, ma anche nel territorio, a volte con piccole sinagoghe locali».

«Il brano di Isaia scelto per questa Giornata – spiega monsignor Marco Gnavi, responsabile dell’Ufficio per l’ecumenismo, il dialogo interreligioso e i nuovi culti della diocesi di Roma – affronta un tema preciso e apre lo sguardo ai momenti drammatici vissuti dal popolo eletto di Israele. La consolazione donata da Dio e, una volta ricevuta dagli uomini, da questi offerta ai propri simili, nell’obbedienza all’Alleanza».

La Giornata ha radici nelle indicazioni del Concilio Ecumenico Vaticano II e nel Decreto Nostra Aetate. In questo spirito, la Conferenza episcopale italiana nel settembre 1989, volle istituirla dandole cadenza annuale il 17 gennaio, alla vigilia della “Settimana di preghiere per l’unità dei cristiani”; intendeva così rimarcare la radice primigenia della loro stessa identità. Scopo della Giornata è quello di sensibilizzare i cristiani verso il rispetto, il dialogo e la conoscenza della tradizione ebraica, aprendoli ai doni e alle suggestioni del popolo dell’“Alleanza mai revocata”, in un incontro fraterno che arricchisca anche i fratelli e sorelle ebrei di una conoscenza nuova dei cattolici e della loro vita. Nelle differenze di ciascuno è cresciuta una lettura più profonda delle Sacre Scritture e, allo stesso tempo, ci si è trovati più vicini nell’affrontare le sfide del tempo, in vista del bene comune dell’umanità.

La consegna del Premio don Andrea Santoro

Aldo Morrone in Etiopia

Sono passati sedici anni dalla morte di don Andrea Santoro, il sacerdote fidei donum ucciso in Turchia mentre pregava, con la Bibbia tra le mani. Ma la sua memoria è più viva che mai. Tanti sono coloro che, spinti dal suo esempio, decidono di dedicare la propria vita alla missione. Quattro di loro riceveranno sabato prossimo il Premio Don Santoro, riconoscimento istituito dal Centro missionario diocesano, che sarà consegnato nel corso di una cerimonia dalle 10.30 nella Sala Tiberiade del Pontificio Seminario Romano Maggiore.

«Trovo molto bello che venga premiato qualcuno nel nome di don Andrea Santoro – osserva suor Elisa Kidane, direttrice del Centro diocesano –; è una iniziativa eccellente che dà modo alla nostra diocesi di ricordare, in questo modo, tutti i missionari che ci sono in giro per il mondo. Questa è una memoria che deve mantenere aperto il nostro cuore: c’è sempre la possibilità di lasciare tutto e partire per portare il Vangelo nel mondo». Ricordare il sacerdote assassinato a Trabzon «non deve essere un momento soltanto celebrativo – sottolinea ancora la religiosa –, ma ci deve interrogare: la sua vita è come lievito che è caduto in quella terra. Noi non sappiamo ancora tutto il bene che la sua testimonianza sta portando, ma siamo certi che è un seme che sta producendo molti frutti».

Come hanno piantato semi di bene in diverse parti del mondo le cinque persone che saranno premiate sabato prossimo. Il primo è Aldo Morrone, infettivologo di fama mondiale e direttore scientifico dell’Istituto San Gallicano. Esperto nelle patologie tropicali e malattie della povertà, negli ultimi 30 anni si è occupato di medicina transculturale, contribuendo a focalizzare l’attenzione del pubblico e delle istituzioni sulla salute dei migranti e delle fasce a rischio di emarginazione sociale. Durante il periodo più duro della pandemia ha detto: «Le persone dimostrano di essere più solidali di quello immaginavamo. Da questa emergenza usciremo solo se metteremo insieme scienza e solidarietà. Nessuno guarisce da solo».

Sarà premiata anche Mariolina Marchetti, volontaria romana della parrocchia dei Santi Martiri Canadesi e appartenente all’Associazione Fraternità Internazionale (Afi), classe 1941; a 24 anni, nel 1965, prende il volo per la Palestina dove lavora nelle scuole materne locali. Lì trascorre tutta la sua vita e arrivata agli 80 anni Mariolina è ancora là, perché non riesce ad immaginare come potrebbe essere la sua vita lontana dalla Palestina e dai suoi amici palestinesi. Adesso che le energie cominciano a mancare sono loro che la sostengono, l’aiutano, le sono vicini.

Il riconoscimento va anche a padre Germain Plakoo-Mlapa, sacerdote salesiano originario del Togo, impegnato nel suo Paese e in Burkina Faso. Il 17 maggio del 2019 il missionario salesiano padre Fernando Hernández viene sgozzato nell’opera salesiana di Bobo Dioulasso (Burkina Faso) da un ex cuoco del centro e nell’aggressione viene ferito anche padre Germain, che tentava di difendere il suo confratello, riportando gravi ferite per le pugnalate ricevute. Nella strada verso l’ospedale, ripeteva: «Ditegli che io l’ho già perdonato». Per completare le cure, padre Germain arriva anche a Roma. Ma una volta guarito torna in Africa, e subito va a visitare in carcere l’assassino di padre Hernández, colui che ha tentato di ucciderlo, offrendo il suo perdono e cercando di capire cosa lo abbia spinto a un tale gesto. Ora è stato destinato come missionario in Angola.

L’ultimo premio va alla memoria di Maria Teresa Marassi, scomparsa il 6 dicembre del 2020. «Per circa vent’anni – ricordano dal Centro missionario diocesano – Maria Teresa ha svolto il suo servizio presso il Centro missionario diocesano, con grande amore, attenzione, puntualità e dedizione, senza dimenticare mai la propria vocazione missionaria ad gentes e rimanendo con tutte le energie spirituali e intellettuali sempre rivolte all’Africa, pur nel compimento dei doveri lavorativi e di servizio comunitario. Aperta al mutare dei tempi e delle situazioni, era dedita al suo lavoro e lo svolgeva con vero spirito missionario, che trasmetteva nei contatti con gli operatori parrocchiali, nella cura del gruppo delle Zelatrici Romane, nelle mostre organizzate per raccogliere oggetti necessari per il culto liturgico da destinare ai missionari».

25 marzo 2022

La consegna del Padre Nostro ai catecumeni

Si tratta di «pazientare ancora un po’», ma poi i catecumeni potranno ricevere i sacramenti: nell’attesa, scrivono loro suor Pina Ester De Prisco, responsabile diocesana del catecumenato, e don Andrea Cavallini, direttore dell’Ufficio catechistico diocesano, che li hanno accompagnati anche in questi mesi della “fase 1” con lettere e video.

«Come sapete – si legge nella lettera –, dal 18 maggio sarà di nuovo possibile celebrare pubblicamente la messa, sebbene con attenzioni igieniche particolari. Sarà bello tornare a vivere la celebrazione, anche perché domenica 24 e domenica 31 maggio sono le ultime due feste del Tempo di Pasqua: l’Ascensione e la Pentecoste. Vi invitiamo a tornare a messa insieme alla comunità e a riprendere contatto diretto con il vostro parroco, nel caso in cui in questo periodo abbiate sentito solo i catechisti».

Oltre all’invito a riprendere a frequentare la parrocchia, i due responsabili diocesani ricordano l’appuntamento con la consegna del Padre Nostro. Come fatto nelle ultime settimane, sul canale YouTube dell’Ufficio catechistico diocesano domenica 17, sarà caricato il video per la consegna del Padre nostro, che va guardato sia dal catecumeno eletto che dal catechista; i due dovranno poi sentirsi telefonicamente per un momento di condivisione. «La celebrazione vera e propria della consegna – ricordano suor Pina Ester De Prisco e don Andrea Cavallini – verrà fatta in parrocchia, prima di ricevere il Battesimo».

15 maggio 2020

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